Continuo Midnight Sun

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Capitolo 18 - La partita ...continuo

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Sab Lug 11, 2009 10:32 pm

“Ti amo” le dissi “È una giustificazione banale per quanto faccio, ma sincera”. Cercai di farle capire in quelle poche e semplici frasi quanto l’amassi e quanto per me fosse difficile volerla, averla ma sapere che quanto fosse sbagliato, essere consapevole del fatto che non avrei dovuto starle affianco, che… - rabbrividii al solo pensiero - la cosa più giusta da fare sarebbe stata lasciarla. Scacciai velocemente quei pensieri dalla mia mente, ormai non potevo più tornare indietro e, in realtà, nemmeno se avessi potuto l’avrei fatto. Mi concentrai sul presente, che sapevo essere anche tutta la mia vita, Bella.
“Adesso cerca si comportarti bene” le dissi, sperando che almeno questa volta mi desse ascolto. Mi avvicinai cauto al suo volto e poi, con delicatezza, sfiorai le sue labbra calde, sentii un brivido percorrere il mio corpo e poi la baciai. Per un lungo secondo che sembrò eterno le sue labbra si modellarono perfettamente alle mie. Con calma mi allontanai dal suo viso e, sorridendo, la guardai. Questa volta mi aveva dato ascolto e ciò mi rese più difficile staccarmi da lei: avrei potuto resistere più a lungo se lei avesse continuato a comportarsi bene, ma decisi che fosse meglio non rischiare, almeno per oggi.
“Hai promesso all'ispettore Swan che mi avresti portata a casa presto, ricordi? È meglio che ci muoviamo”.
“Sissignora” le dissi sorridendo in modo malizioso. La liberai dalla stretta del mio abbraccio e la presi per mano.
Camminammo così, mano nella mano, per qualche metro, poi arrivammo al campo – un’enorme distesa verde, più o meno due volte un normale campo da baseball. Mi voltai per guardare il suo volto, e vidi la sua espressione assorta. Erano già tutti li, Esme, Emmett e Rosalie erano sedute su una roccia poco distanti da noi, mentre Jasper e Alice facevano un paio di passaggi.
Bella li guardava perplessa, probabilmente non riusciva a vedere la palla, i passaggi erano evidentemente troppo veloci per essere colti dai suoi meravigliosi occhi umani color nocciola. Sembrò averlo capito anche lei quando, rassegnata, volse il suo sguardo verso Carlise che, a qualche chilometro da noi, era intento a segnare le basi. Appena Esme ci vide si diresse verso di noi con Emmett, mentre Rosalie raggiungeva Jasper e Alice. Idiota, non capisco perche debba portarsela sempre dietro, pensò acida Rosalie.
La guardai torvo, non sopportavo il modo in cui considerava Bella, e tollerarla diventava sempre più difficile. Lasciai che i suoi pensieri tornassero privati così da smettere di irritarmi.
Emmett invece sembrava quasi contento, non aveva mai potuto ammetterlo per via di Rosalie, ma in fin dei conti Bella gli piaceva, la sua ironia, il coraggio con cui meravigliava tutti ogni secondo, se non avessi saputo che era già follemente innamorato, beh, ne sarei sicuramente stato geloso. Esme mi guardò e accennò un sorriso.
“Veniva da te il rumore che abbiamo sentito, Edward?” doveva riferirsi alla mia sonora risata di poco prima.
“Sembrava un orso che tossiva” aggiunse Emmett.
Bella mi guardo con la coda dell’occhio, ancora un po’ irritata.
“Era lui” rispose sorridendo ad Esme.
“Senza volerlo, Bella mi ha fatto ridere” dissi cercando di chiudere il discorso il più in fretta possibile, non volendo che Bella tornasse ad arrabbiarsi.
Alice ci raggiunse fulminea, distogliendomi dai miei pensieri.
“È il momento” disse. La sua affermazione fu seguita da un sonoro tuono.
“Inquietante,eh!” disse Emmett rivolgendosi a Bella.
Stava giocando, era evidente, ma quella sua affermazione mi infastidì lo stesso: era già consapevole di quanto fossimo inquietanti e pericoloso, non c’era alcun bisogno che Emmett lo ricordasse.
Dopo un secondo ci risi su, in fondo ero io a tenerci che Bella si ricordasse sempre di questi nostri aspetti e poi Bella non sembrò curarsene più di tanto, quindi non c’era alcun motivo di preoccuparsi.
“Andiamo” disse Alice, afferrando Emmett e portandolo con se verso il centro del campo.
Io non potevo essere che felice di condividere quella che era la mia normalità con la persona che più amavo al mondo, stava diventando sempre più parte della mia vita, indissolubilmente intrecciata alla mia esistenza.
“Sei pronta per una bella partita?” le chiesi contento.
“Forza ragazzi !” rispose con entusiasmo un po’ forzato. Risi piano cercando di non farmi sentire, poi le arruffai i capelli, come quando per la prima volta la vidi al suo risveglio nella sua camera.
Raggiunsi il campo, mentre Bella si avvicinava al bordo in compagnia di Esme, con cui conversava.
Nel frattempo io ed Emmett cominciammo a litigare come nostro solito, lui credeva che io imbrogliassi ascoltando i suoi pensieri e prevedendo così le sue mosse, ma non era vero, in fondo non potevo farci niente se riuscivo a sentirllo. Cominciammo a strattonarci e poi cademmo a terra con una sonora risata, sentii le voci di Esme e Bella che, poco lontano, parlavano della nostra storia, di come avremmo potuto stare insieme. Diventai improvvisamente serio, ma durò solo un secondo, in quanto sentii subito dopo Esme che la rassicurava su come tutto sarebbe andato a buon fine.
Arrivarono a bordo campo e io lanciai sorridente uno sguardo verso Bella, quando Esme decretò l’inizio della partita:“D’accordo, prima battuta”.
Cominciammo a giocare, alternando il vantaggio delle due squadre ad ogni battuta. Non perdevo occasione di buttare un occhio verso Bella, per controllare che tutto filasse liscio e per catturarne le impressioni. Vidi i suoi occhi increduli intenti a seguire i movimenti della palla – inutilmente - poi quando Jasper e Carlise si scontrarono vidi nei suoi occhi che aveva intuito perché dovevamo aspettare il temporale.
Emmett mi chiamò a gran voce nel tentativo di spostare la mia concentrazione da Bella alla partita e mio malgrado gli diedi ascolto. Era arrivato il mio turno alla battuta, arrivai in meno di un secondo al fianco di Bella. I miei occhi si illuminarono incrociando i suoi, il mio corpo, che troppo a lungo le era stato lontano, desiderava stringerla, mentre le mie labbra cercavano il calore delle sue. Lasciai che l’entusiasmo e l’eccitazione di quella nuova esperienza prendessero il sopravvento così da riportarmi alla realtà.
“Che te ne pare?” le chiesi visibilmente felice.
“Di sicuro non riuscirò più a sopportare la vecchia e noiosa Major League”.
“Sembra quasi che tu ne fossi fanatica, prima” risposi ridendo.
“Sono un po’ delusa” continuò.
“Perché?” chiesi curioso.
“Bèh, sarebbe carino se mi mostrassi almeno una cosa che non sei capace di fare meglio di chiunque altro al mondo”.
Le sorrisi, chiedendomi come facesse a vivere così serenamente tutto questo, e mi avviai vero il campo.
“Eccomi” dissi preparandomi a battere. Continuammo la partita cercando di ridurre al minimo le liti e i commenti poco educati. La quadra di Emmett era in vantaggio di un punto e Carlise si preparava a battere. Io mi posizionai al posto del ricevitore pronto a scattare, ma poi vidi i pensieri di Alice, che ebbe un sussulto. Aveva visto tre vampiri, dei nomadi, ci avevano sentiti giocare e ci stavano raggiungendo. Guardai Alice fisso negli occhi per un istante, il senso di colpa, la paura e la rabbia si fecero presto largo dentro di me. Mi precipitai al fianco di Bella e le cinsi la vita con un braccio.
“Alice?”chiese Esme preoccupata.
“Non ho visto…non sono riuscita a distinguere” balbettò lei in risposta
“Cosa c’è?” chiese allora Carlise.
“Si spostano molto più velocemente di quanto pensassi. Ho capito soltanto ora di avere sbagliato prospettiva” disse Alice con un filo di voce.
“Cosa è cambiato?” disse Jasper che nel frattempo si era spostato al suo fianco.
“Ci hanno sentiti giocare e hanno fatto una deviazione” rispose Alice con tono quasi colpevole.
Ma non doveva sentirsi responsabile, era mia la colpa, solo mia, non avrei mai dovuto portare Bella con me, non avrei mai dovuta esporla ad un tale rischio, che stupido che ero stato.
“Tra quanto?” mi chiese Carlise. Il mio umore si scurì, e la rabbia e il risentimento si fecero largo sul mio volto.
“Meno di cinque minuti. Stanno correndo…vogliono giocare.” Pensai a quale piega avrebbe potuto prendere la situazione, era troppo rischioso per Bella restare li, dovevo portarla via al più presto.
“Puoi farcela?” mi chiese Carlisle .
“No, non portandola...” dissi rapido. “Inoltre, la cosa peggiore che ci possa capitare è che sentano la scia e inizino a cacciare” continuai.
«Quanti?», chiese Emmett ad Alice.
«Tre».
«Tre! Allora lascia che arrivino». I fasci di muscoli d'acciaio di Emmett si flettevano sulle sue braccia massicce, era pronto allo scontro, noi eravamo superiori di numero, non sarebbe stato difficile contrastarli, ma non potevamo, c’era Bella non potevo lasciare che assistesse allo scontro ne’ tantomeno lasciarla da sola con il rischio di essere trovata. NO, non se ne parlava, avremmo trovato un'altra soluzione.
Guardavamo tutti Carlise, aspettando una sua decisione.
“Continuiamo a giocare” disse infine. “Alice ha detto che sono solo curiosi”
Edward, Alice ha visto qualcos’altro? Sono assetati? Mi chiese Esme con un filo di voce, impercettibile per l’udito di Bella.
Io scossi il capo e la sue espressione si fece più serena.
“Ricevi tu Esme” le dissi “Io mi fermo qui”. Mi piazzai di fronte a Bella, come per farle scudo con il mio corpo, nella speranza che potesse essere sufficiente, o almeno d’aiuto.
“Sciogliti i capelli” dissi con un filo di voce, intento a scrutare la foresta e pronto a qualsiasi cosa.
Mi obbedì e si sciolse lentamente i capelli, ma senza grandi risultati: il suo odore ormai era nell’aria, era facilmente individuabile e dannatamente buono.
“Gli altri stanno per arrivare” disse come per confermare le sue intuizioni.
“Si, rimani immobile, stai zitta, e non allontanarti da me, per favore” il mio tono di voce era freddo ed ansioso, i miei muscoli erano evidentemente tesi, la mascella serrata, gli occhi scrutavano attentamente ogni movimento, ogni spostamento, ascoltavo ogni rumore, in attesa di sentirli arrivare.
“Non servirà” disse Alice “Il suo odore si sente fin dall’ altro lato del campo”.
“Lo so” dissi frustrato, cercavo di nascondere al meglio la tensione, ma sapevo che era percepibile. Non riuscivo a smettere di pensare che era solo colpa mia, in una sola giornata, avevo messo a rischio la vita della persona che più amavo al mondo ben due volte. Se le fosse accaduto qualcosa, se le cose avessero preso una brutta piega…non sarei mai riuscito a perdonarmelo.
“Cosa ti ha chiesto prima Esme?” mi chiese. Restai in silenzio per qualche secondo, scrutando attentamente il bosco.
“Se sono assetati” dissi a denti stretti.
Gli altri continuarono la partita mentre io scrutavo la foresta in attesa, aspettavo un rumore, uno spostamento, un pensiero. Eccoli stavano per arrivare, percepivo i loro pensieri.
“Mi dispiace Bella” dissi in un sussurro, colmo di rabbia e frustrazione “È stato stupido, irresponsabile esporti a questo rischio. Mi dispiace tanto”.
Erano arrivati. Voltai rapido il mio sguardo verso destra, quasi in automatico, erano a una trentina di metri da noi, trattenni il respiro senza quasi accorgermene, mi mossi di qualche passo e mi spostai davanti a Bella. Anche gli altri li avevano sentiti arrivare, ormai erano vicinissimi, potevo sentire chiaramente i loro pensieri. Ormai, non potevo più tornate indietro.
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Capitolo 19 - La caccia continuo...

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 17, 2009 9:36 am

Capitolo 19 - La caccia

“Eccoli qua finalmente! Sono molti di più di quanti pensassi” udii il pensiero di colui che doveva essere il loro capo. Un vampiro alto, dalla carnagione e i capelli scuri, abbastanza muscoloso.
“Un po’ di divertimento, era l’ora! Eppure… che aria snob questi vampiri, così precisi e curati da confondersi quasi per umani.. e in effetti anche l’odore che si respira a un che di strano” pensò invece la giovane al suo fianco. Aveva un’aspetto selvatico, felino, i capelli scompigliati erano di un arancio acceso, la postura elegante e in costante tensione, pronta alla caccia.
Fortunatamente non si erano ancora accorti della presenza di Bella. I miei muscoli erano completamente tesi, mi sentivo perso nella paura.
Prima di avvicinarsi a noi si soffermarono ad analizzarci; guardarono con attenzione prima Carlisle e poi Emmett e Jasper. Non ci temevano, il nostro aspetto già gli dava molti indizi su di noi, ma tra vampiri era importante usare la giusta cautela e rispetto.
La tensione era tagliente, la loro postura indicava che non si sentivano tranquilli e probabilmente ne avevano passate già tante prima d’ora. Non appariva come un gruppo molto unito, ma piuttosto unito dalla convenienza. Si poteva notare dalla loro disposizione gerarchica.
“Pensano che passi inosservata?” udii per la prima volta il terzo vampiro. Il suo aspetto lo faceva sembrare banale ed innocuo, ma i suoi occhi purpurei ne tradivano la crudeltà, la sete e il desiderio di cacciare.
Trasalii.. non riuscii a capire con certezza a cosa si riferissime, sembrava riuscire a filtrare i suoi pensieri. Questa sua abilità mi rese ancora più furioso per la situazione pericolosa alla quale avevo scioccamete sottoposto Bella. Inoltre, di cert,o un’azione di quel tipo non prometteva nulla di buono. Non avevano motivo di temerci e non poteva sapere delle mie capacità. Dunque doveva essere per lui sistematico controllare ogni situazione. Era uno stratega. Era un segugio.
I miei muscoli sembravano scoppiare per la tensione, il mio cuore già fermo, si sarebbe immobilizzato e adesso notavo più che mai la mancanza di quei battiti che si sarebbero arrestati con un sonoro tonfo, avevo smesso di respirare, troppo codardo per continuare a percepire l’odore di Bella e i cambiamenti di intensità che potevano portare ad una strage.
“Calma ragazzi, così mi farete impazzire” pensò Jasper e un attimo dopo riuscii a respirare nuovamente.
Carlisle allora incominciò ad avvicinarsi ai tre, che nel frattempo avevano raddrizzato i loro corpi in una posizione più rilassata.
Guardai Bella per un istante, per rassicurarmi che fosse ancora viva, che il suo cuore, ora rombante, non smettesse di battere. Anche lei sembrava aver percepito il tempestivo intervento di Jazz, il suo volto, seppur pietrificato, aveva ora un’espressione lievemente meno terrorizzata.
Il vampiro più alto, il capobranco, sorrise spontaneamente e si avvicinò a sua volta a Carlisle
«Ci sembrava di aver sentito giocare», disse calmo, con un leggero accento francese. «Mi chiamo Laurent, questi sono Victoria e James». Indicò i vampiri che lo accompagnavano.
La sua voce sembrava tranquilla, più per caratteristica personale che per l’influenza di Jasper. I suoi occhi tendevano al rosso, ma non erano accesi.
«Io mi chiamo Carlisle. Questa è la mia famiglia: Emmett e Jasper, Rosalie, Esme e Alice, Edward e Bella» disse mio padre allungando velocemente la mano per accennare appena a chi si riferissero i nomi. Non si era soffermato su ognuno di noi, voleva senza dubbio evitare di evidenziare la presenza di Bella.
Per ora sembrava che ancora tutto andasse liscio, come riconfermò quel vampiro che si era appena identificato Laurent: «C'è posto per qualche altro giocatore?».
Se quella voce sicura suonava amichevole, tutt’altro messaggio giungeva dagli occhi assetati del vampiro che era al suo fianco. Continuava a guardarsi attorno, ma vedevo come i suoi occhi si soffermassero a lungo su Bella. Carlisle stava facendo un ottimo lavoro, e con un po’ di buon senso, e molta fortuna, saremmo riusciti a liberarcene in modo civile. Eppure per la prima volta stavo perdendo completamente, totalmente, ogni remora nel dimostrare a Bella chi fossi realmente. Non m’importava più di spaventarla a morte, desideravo unicamente staccare a morsi ogni pezzetto di quell’insulso corpo, per finirlo nel dolore, per il solo fatto che il suo pensiero avesse sfiorato l’esistenza di Bella. Non avrebbe avuto il tempo di muoversi di un millimetro, perché ben prima avrebbe smesso di vivere. Lo volevo morto. Solitamente avevo compassione per i vampiri, un po’ come gli uomini tra di loro, per il solo fatto di condividere lo stesso patrimonio genetico, se così si potesse definire, mi sentivo di doverli difendere. Ma quello sguardo… non avevo mai visto tanta sete e crudeltà, tanto distacco e desiderio insieme. Quello sguardo mi faceva impazzire e nulla mi avrebbe fermato dal dargli la caccia per sempre, dall’urlare ed ottenere vendetta, se solo per sbaglio fosse accaduto qualcosa a lei.
I miei pensieri furono smorzati dall’ennesimo ingegnoso tentativo di Carlisle di tenerli a bada:
«A dir la verità, stavamo proprio finendo. Ma la prossima volta potremmo averne biso¬gno. Avete in programma di trattenervi molto da queste parti?».
«Siamo diretti a nord, ma eravamo curiosi di visitare il vici¬nato. È da molto che non incontriamo nessuno» rispose Laurent mantenendo sempre un tono pacato e guardandoci negli occhi.
Anche lui si soffermò più a lungo su Bella, ma distolse lo sguardo abbastanza in fretta, non voleva guai, questo era certo.
«Questa regione di solito è disabitata, a parte noi e qualche visitatore occasionale, come voi».
«Qual è il vostro territorio di caccia?», chiese Laurent scivolando sul discorso più difficile da affrontare.
Carlisle riuscì a girare magistralmente attorno alla domanda. «La catena dei Monti Olimpici, qui vicino, o la costa, di tanto in tanto. Abbiamo una residenza fissa nei dintorni. E c'è un altro inse¬diamento permanente come il nostro, nei pressi di Denali».
Laurent sgranò gli occhi, incredulo. Il peso del suo corpo irrigidito si spostò all’indietro, facendolo sbandare lievemente.
«Permanente? E come fate?» Il suo sguardo tornò su Bella, la sua curiosità adesso era ancora meno gestibile..
«Perché non venite a casa nostra e ne parliamo con calma? È una storia piuttosto lunga» li invitò Carlisle, il quale ormai non poteva che dare risposte chiare e reali, non prima di aver permesso a Bella di allontanarsi, ovviamente.
I due vampiri al suo fianco si scambiarono un’occhiata sconcertata, con un lieve ghigno dipinto sulle loro labbra lievemente socchiuse. Laurent invece, troppo curioso per farsi vedere scettico, accettò di buon grado.
Sembrava ammirare Carlisle, la sua raffinatezza, e forse non gli sarebbe dispiaciuto rinunciare al vagabondaggio per un pulito rifugio nel quale vivere.
«Vi prego di non offendervi, ma siamo costretti a chiedervi di astenervi dalla caccia, negli immediati dintorni. Capirete bene che è meglio che nessuno si accorga di noi», spiegò Carlisle.
«Certo», fu comprensivo «Non invaderemo il vostro territo¬rio, siatene certi. E comunque, abbiamo mangiato poco dopo aver lasciato Seattle».
Guardai Bella con la coda dell’occhio e vidi la sua espressione congelata irrigidirsi ulteriormente. Quanto avrei voluto che sapesse recitare. Che la sua sventurata incapacità di riconoscere il pericolo la aiutasse anche in questa occasione. E invece il suo sguardo adesso mostrava tutto il terrore che fin’ora aveva represso. Adesso vedeva davanti a se’ l’essenza pura dei vampiri. Ne comprendeva il significato. Avrebbe forse questo impattato anche sul nostro rapporto? Non era il momento di pensarci. Distolsi lo sguardo da lei per non attirare ulteriormente l’attenzione.
«Se volete seguirci, vi facciamo strada. Emmett e Alice, ac¬compagnate Edward e Bella fino alla jeep» riuscì appena a dire Carlisle, prima che accadesse ciò che più avevo temuto in quegli ultimi interminabili minuti.
Il vento mosse i capelli di Bella, che sprigionarono l’odore più buono del mondo, i miei muscoli reagirono alle promesse che mi ero fatto pochi minuti prima, solo immaginando ciò che ora stava davvero per accadere e James inspirò profondamente, facendo scattare il suo volto nella direzione di Bella.
“Correte, correte velocemente”
“Non muoverti, le intenzioni degli altri sembrano buone, lo terranno a bada”
“O mio Dio, Edward, fai qualcosa”
“Se solo si muove di un millimetro giuro che quel viscido è finito”
“Fratello, scusa, il desiderio è troppo forte per riuscire a influenzarlo. Sta distruggendo ogni mio tentativo”.
Ero talmente concentrato che non badai a chi mi stesse suggerendo cosa. Non mi interessava. Adesso ogni singola molecola del mio corpo aveva solo una missione: proteggere Bella. L’impulso primario era quello di attaccare,e lasciare che i miei muscoli sfogavassero la loro forza per stac… Ma non potevo. Dovevo resistere. Proteggere Bella! Se lo avesi attaccato probabilmente lo avrei anche ucciso in breve tempo, ma non potevo lasciare Bella scoperta, non potevo permettere che l’eventuale vendetta dei suoi amici, per quanto poco legati sembrassero, si abbattesse su di lei, mentre ero distratto in altro.
Mi accovacciai in posizione di attacco e gli dimostrai le mie intenzioni lasciando che le mie lame bianche luccicassero dalle labbra schiuse. Un irnghio, più simile ad un ruggito, mi risalì dalla gola e lasciai sfogo alla mia rabbia.
«E questa cos'è?», chiese Laurent, con falsa sorpresa. James approfittò immediatamente della distrazione per fare un veloce quanto breve scattò in avanti, che fece muovere contemporaneamente anche me, diminuendo la distanza che c’era tra di noi, ma anche facendomi scoprire ingenuamente Bella. La rabbia per quella mia sciocca reazione, rese i miei muscoli ancora più rigidi, la testa mi espoledeva dal desiderio di finirlo immediatemente. Smisi di respirare per allontanare ogni dolce distrazione.
Carlisle parlò con tono fermo, ma non ascoltai nemmeno le sue parole, pronto a scagliarmi contro quel verme al suo secondo e ultimo tentativo.
«Vi siete portati uno spuntino?» si mosse in avanti quanto bastò a farmi emettere un’altra chiara minaccia con un altro ringhio violento.
«Ho detto che è con noi», ribadì Carlisle, alzando il tono di voce.
«Ma è umana», chiarì nuovamente Laurent.
Avvertii i passi veloci di Emmett avvicinarsi a Carlisle, mentre i miei occhi non abbandonavano un istante la ancor breve ed insulsa vita di Jasmes.
«A quanto pare, dobbiamo imparare a conoscerci me¬glio» rinunciò.
«Esattamente». Lo freddò Carlisle..
«Eppure, gradiremmo accettare il vostro invito» cercò di recuperare la situazione, ma senza evitare di lanciare un fugace sguardo verso Bella. «Naturalmente, non faremo del male all'umana. Come ho detto, non intendia¬mo cacciare nel vostro territorio».
Lo sguardo di James si staccò per un attimo da Bella, per rivolgere un’occhiata inquisitoria a Laurent. Voltò di nuovo il volto verso Victoria, dimostrando la sua irritazione.
«Vi facciamo strada. Jasper, Rosalie, Esme?». La mia famiglia ubbidì immediatamente al richiamo di mio padre e subito si avvicinò a me ed a Bella, circondandola per proteggerla. Era il momento di portarla quanto più lontana da lì. Per sempre. Dovevano perderne le tracce. Non l’avrebbero mai trovata, ne’ sfiorata. Non finchè io fossi esistito.
«Andiamo, Bella» le ordinai con voce ferma.
Non ci fu reazione. Era immobile, pietrificata, guardava James come se ne fosse ipnotizzata. Mi avvicinai e con tutta la delcatezza che ero in grado di gestire in quel momento la afferrai per il braccio. Solo allora si mosse, ma sembrava il fantasma di se’ stessa. Non sembrava più avere corpo, la sua scarsa coordinazione adesso litigava furiosamente con il soffice pavimento di erba, che la faceva dondolare e sobbalzare ad ogni passo. La tenni da un fianco per tutta la radura, finchè non raggiungemmo gli alberi. A quel punto la presi sulle spalle e inizia a correre, correre via. Dovevo portarla in salvo. Il mio orgoglio mi gridava di restare, di affrontarlo. Solo se fosse morto avrei potuto ritrovare la pace. Ma non potevo mettere a rischio la vita di Bella nemmeno un altro istante. Nemmeno una porzione di secondo. Non ero più me stesso. Non avevo più la percezione del mio corpo, delle mie capacità, la lucidità e saggezza degli anni erano appena volate via, abbandonandomi agli istinti più crudeli. Correvo al massimo delle forze, ma mi sembrava di essere parte di una pellicola fatta girare a rallentatore. I secondi si trasformarono in ore, i minuti in giorni. Sentivo il respiro di James che ci cercava, che ci catturava.
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Capitolo 19 - La caccia ....continuo...

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 17, 2009 9:37 am

Vidi finalmente la Jeep e mi fermai a pochi millimetri da essa per permettere a Bella di corrervi dentro, senza lasciarle dire nemmeno una parola. Mi avrebbe odiato per il resto della sua vita per la scelta che avevo appena preso. Non mi avrebbe mai perdonato per averla allontanata così dai suoi genitori, per averla obbligata alla solitudine e ancor peggio alla compagnia dell’essere che le aveva tolto tutto. Ma ne valeva la pena. Se questo era il prezzo da pagare per tenerla in vita, se questa era l’unica via, se non c’erano alternative, avrei accettato il suo odio, più doloroso e ustionante della dannazione eterna.
Emmett, come gli avevo ordinato, le allacciò le cinture, Alice si sedette affianco a me e io accelerai per dare via alla mia corsa ancora senza meta.
“Emmett, adesso devi tenerla buona. È in stato di shock, non è in grado di ragionare, e anche se lo fosse non si renderebbe conto di ciò che sta accadendo. Quel verme non deve assolutamente avvicinarsi. Dobbiamo fargli perdere le tracce. Dobbiamo guidare lontano, così lontano che il suo fiuto non possa raggiungerci. Dobbiamo approfittare della distrazione che sta intavolando Carlisle. Se solo mai dovesse avvicinarsi a lei, io… io.. non so cosa..” blaterai volontariamente veloce e a bassa voce, così che Bella non potesse capirmi.
“Edward ragiona. Non puoi strapparla così alla sua famiglia. E poi siamo in vantaggio numerico. Nascondila e poi basteranno pochi minuti per liberarcene”
«Dove andiamo?» chiese Bella dubbiosa.
Non avevo alcuna intenzione di discutere e preferii tacere. Altrettanto fecero Alice ed Emmett, che mi conoscevano abbastanza bene da non volere scatenare ulteriormente la mia furia già a mala pena repressa
«Accidenti, Edward! Dove diavolo mi stai portando?» urlò.
«Dobbiamo portarti lontano da qui - molto lontano - e su¬bito!» le risposi con un tono che non ammetteva repliche.
«Torna indietro! Devi riportarmi a casa!», urlò allora lei, iniziando a contorcersi per liberarsi dalla fedele imbracatura, che mi faceva da complice.
«Emmett», ordinai quindi, e subito obbedì seguendo le istruzioni date poco prima, e velocemente, ma con delicatezza, le cinse le mani bloccandole con la sua.
«No! Edward! No, non puoi farlo».
«Sono costretto, Bella. E adesso, per favore, stai calma» Utilizzai la voce più tranquilla che riuscissi ad emettere, sebbene il risultato non fosse quello desiderato.
«No! Devi riportarmi a casa. Charlie chiamerà l'FBI! Scove¬ranno la tua famiglia. Carlisle ed Esme dovranno fuggire, na¬scondersi per sempre!» mi avvisò lei.
Effettivamente aveva ragione, ma non era la prima volta che i sospetti ricadevano su di noi e che ci costringevano ad abbandonare un luogo prima del tempo. Come era successo quando Emmett aveva attaccato quella donna senza pensarci, per via del suo odore per lui irresistibile, oppure quando eravamo nell’Ontario e dei vicini, che da poco avevano acquistato l’unica casa vicino a noi, avevano scorto Carlisle, mentre, distratto, si lasciava andare ad un salto dall’alto balcone, atterrando poi a terra in piedi senza farsi un graffio. Fortunatamente furono così coraggiosi, o sciocchi, da venire a chiederci spiegazioni e, ovviamente, dopo aver trovato una scusa, scappammo via.
«Calma, Bella, ci siamo già passati» la rassicurai.
«Non per me, no! Non puoi rovinare tutto per salvare me!». Si dibatteva con violenza, ma la presa di Emmett non cedette. Capivo benissimo che non volesse essere la causa dello spostamento, ma non capiva che per noi era qualcosa di naturale e che prima o poi avremmo comunque dovuto farlo. E soprattutto, era un prezzo da pagare irrilevante se comparato alla possibilità di salvarle la vita.
«Edward, accosta» mi ordinò Alice. Per un istante pensai che fosse impazzita, che potesse davvero anteporre la sua tranuillità alla vita di Bella. Ma me ne vergognai immediatamente. Lo shock stava manipolando i miei pensieri, era ovvio, in qualunque altro momento non avrei mai dubitato della sua generosità.
“Edward ha ragione lei, non puoi portarla via d Charlie così”.
Mi voltai verso di lei e la incenerii con uno sguardo. Shock o no, come poteva anche solo sfiorarla l’idea che avvisare Charlie fosse ora una priorità? Premetti dunque il piede sull’accelleratore. Dovevamo correre via. Tornare indietro non era un’opzione.
«Edward, ti prego, parliamone» riprovò Alice.
«Tu non capisci», ringhiai per la frustrazione «È un se¬gugio, Alice, non te ne sei accorta? È un segugio!» non la lascerà mai andare. Non finchè sarà viva e umana. Non posso lasciarla andare. Non posso perdere tempo.
«Accosta, Edward» sembrava proprio non volere capire. Accostare per cosa. Per regalargli qualche minuto? Per concedergli un po’ di vantaggio? Risposi nuovamente accellerando, ma la frustrazione aumentò quando notai che l’auto non voleva saperne di andare a più di centonovanta.
«Avanti, accosta» non si dava per vinta.
«Ascolta, Alice. Ho letto nella sua mente. Seguire una scia è la sua passione, la sua ossessione. E vuole lei, Alice... lei, e nes¬sun altro. Intende iniziare la caccia stanotte» provai a spiegare ciò che non sembrava capire e che desideravo non pronunciare davanti a Bella.
«Ma lui non sa dove...» non la lasciai terminare. Non importava dove. Importava chi e avrebbe trovato Bella in qualunque città del mondo, in qualunque posto, non importava il tempo che ci avrebbe messo a setacciare ogni angolo.
«Quanto pensi che ci vorrà prima che incroci la sua scia in città? Aveva un piano pronto già prima che Laurent aprisse bocca» aveva già capito la relazione che c’era tra me Bella, si immaginava già che non sarebbe passata inosservata anche ai suoi amici, e aveva previsto la mia reazione, l’unica concepibile. E sapeva anche come trovarci.
«Oh, no! Charlie! Non puoi lasciarlo solo! Non puoi!».Si agitò nuovamente nell’imbracatura..
«Ha ragione», disse Alice. «Consideriamo le alternative per un attimo», sintetizzò lei.
Alternative. Non c’erano alternative. L’unica era lasciargli uccidere Bella, e per colpa mia, per la mia reazione. Bella non sarebbe mai morta a causa mia. Non lo avrei accettato. Non sopportavo più l’insistnza di Alice, quindi permisi al mio piede di scivolre sul freno e frenai bruscamente.
«Non ci sono alternative» le ribadii.
«Non lascerò Charlie da solo!»urlò Bella..
Charlie era un bravo uomo, sapevo quanto Bella gli fosse legata. Sapevo che mi avrebbe odiato. Ma Charlie era l’ultima delle mie preoccupazioni per ora, e poi ci avrebbero pensato gli altri a lui. Non era in pericolo.
«Dobbiamo riportarla a casa», si intromise pure Emmett.
«No» fui secco.
«Tra noi e lui non c'è confronto, Edward. Non riuscirà a torcerle un capello».
«Aspetterà».
«Anch'io so aspettare» trovò persino il coraggio di sorridere.
«Non ti rendi conto... non capisci. Se uno come lui decide di impegnarsi in una caccia, niente può fargli cambiare idea. Saremo costretti a ucciderlo».
«È una possibilità» rimase impassibile.
«La femmina sta con lui. E se scoppia una guerra, anche il capo sarà dalla loro parte» cercai di fargli capire la gravità della situazione. Non riguardava solo il segugio, ma anche gli altri. Non sarebbe finita facilmente.
«Siamo comunque in vantaggio» insistette Emmett. Stava iniziando ad innervosirmi anche lui, fremeva dalla voglia di combattere. Ma combattere significava disperdere le energie, lasciarla scoperta, vulnerabile.
«C'è un'alternativa» riprovò Alice.
I miei muscoli si irrigidirono in pietra, scoppiavano sotto al filo di pelle, che sarebbe stata stracciata se solo non fosse stata dura come il marmo. Sentii ogni mia emozione trasformarsi in violenza e riscendere velocemente tutto il mio corpo, ogni terminazione nervosa. Mi voltai verso Alice e cercai di chiarire una volta per tutte: «Non-Ci-Sono-Alternative!» ringhiai con tutta la voce che mi era rimasta in gola.
Alice non si scompose e in parte ne fui felice. Era la prima volta che mi ritrovavo a doverla aggredire in questo modo. Ma lei sapeva che non le avrei fatto del male. O meglio, forse lo prevedeva, per quanto io stesso non riuscissi a prevedere le mie stesse azioni. Stavamo perdendo tempo, ma avevo arrestato l’auto. Che idiota. Per ascoltare cosa? Qualcosa di non ammissibile!
Mi volati un istante verso Bella che mi stava fissando incredula, un po’ frastornata, molto impaurita. Anche Emmett sembrava scioccato dalla mia reazione.
«A nessuno interessa il mio pia¬no?» chiese improvvisamente Bella.
«No», ruggiì.
«Ascolta, tu mi riporti a casa» la sua voce aveva un tono implorante, ma quanto a contenuto, non era minimamente considerabile.
«No».
Mi fissò dritto, con uno sguardo di sfida «Tu mi riporti a casa. Io dico a papà che voglio tornare a Phoenix. Faccio le valigie. Aspettia¬mo che questo segugio si sia appostato in ascolto, poi scappia¬mo. Così seguirà noi e lascerà stare Charlie, che non chiamerà l'FBI né i tuoi genitori. E poi potrete portarmi dove diavolo vi pare».
Rimasi in silenzio un istante per valutare quella proposta. Non aveva tutti i torti. Era fattibile. Ma avremmo regalato a James troppo tempo. E avrebbe potuto avvicinarsi a lei.
«In effetti non è una cattiva idea». Constatò Emmett.
«Potrebbe funzionare... Non possiamo lasciare suo padre senza protezione, lo sapete», disse Alice.
Mi sentii osservato. Tutti e tre avevano gli occhi puntati su di me, attedendo una mia risposta..
«È troppo pericoloso: non lo voglio nemmeno a cento chi¬lometri da lei» ribadii il concetto, come se fosse poi così complesso da afferrare. Non perdere tempo – tenere James lontano – scappare via con Bella.
«Edward, con noi non ha scampo» ci riprovò Emmett.
«Non lo vedo attaccare. Aspetterà che la lasciamo sola» provò a convincermi Alice. Ma il futuro era incerto. Le sue visioni non avevano valore. Io stesso avrei potuto cambiare idea cento volte. Inutile dirlo di un segugio, che si muove per puro istinto e passione per la caccia.
«Capirà al volo che non lo faremo» mai e poi mai avrei abbandonato Bella.
«Pretendo che tu mi porti a casa» Bella utilizzò un tono che mai avevo udito. La mia paura si stava avverando. M avrebbe odiato. E già stava iniziando..
Stavo impazzendo. Come se non bastasse Emmett e Alice cercavano di fare presa insistendo anche con le loro menti. Non stavano zitti un istante e io non riuscivo ad isolarli. Non potevo Dovevo tenerli sotto controllo. Perché dovevo decidere io? Adesso avevo davvero paura. Era giusto dare a Bella la possibilità di rivedere Charlie. Ero crudele a negargliela. Ma se ci fosse stato già James?
«Per favore» mi implorò d nuovo Bella..
Mi arresi..
«Te ne andrai stasera, che il segugio ti veda o no. Vai a casa e dici a Charlie che non intendi restare a Forks un minuto di più. Raccontagli la scusa che preferisci. Poi prepari una valigia con le prime cose che ti capitano e sali sul pick-up. Non m'in¬teressa come reagisce tuo padre. Hai quindici minuti. Capito? Quindici minuti da quando varchi la soglia di casa».
Accesi la Jeep e in un lampo feci inversione, per riportarla da Charlie. Guidavo veloce, stavo cercando di costringere quella Jeep a dare il meglio. Avrei voluto scendere e portare Bella in spalla, ma sarebbe stato inutilmente pericoloso. Mio Dio, gliel’avevo data vinta e se ci fosse stato già James? Dovevo accompagnarla alla porta, assicurarmene. Avrei solo dovuto annusare, per capire se c’era, oppure se Bella aveva abbastanza tempo.
«Le cose andranno così. Arrivati a casa, se il segugio non c'è, l'accompagno alla porta. Da quel momento ha quindici minuti». La guardai dallo specchietto. Bella sembrava soddisfatta del suo risultato.
«Emmett, tu tieni d'occhio la casa dall'esterno. Alice, tu ti occupi del pick-up. Io resto in casa con lei. Dopo che è uscita, portate la jeep a casa e riferite tutto a Carlisle».
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Capitolo 19 - La caccia ....continuo

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 17, 2009 9:38 am

«Neanche per idea, io resto con te» rispose Emmett. Non capiva che così facendo non avrebbe visto Rose per chissà quanto tempo. Che non sarebbe riuscito a tornare a casa anche per anni. Che Carlisle ed Esme avrebbero sofferto ancora di più?
«Pensaci bene, Emmett. Non so neanch'io quando potrei tornare» lo avvisai.
«Finché non sappiamo come finirà questa faccenda, io resto con te» sembrava deciso..
Sospirai, a Bella non sarebbe piaciuta questa decisione. «Se il segugio è a casa di Charlie, invece, non ci fermiamo».
«Ci arriveremo prima di lui», disse Alice, fiduciosa.
Ci credetti. Dovevo crederci. Non potevo dubitarne. Avevo anche io bisogno di un po’ di speranza ora.
«Cosa facciamo con la jeep?», chiese lei.
«La riporti a casa».
«Invece no», ribatté Alice, imperturbabile.
“Perché devi rendere tutto così difficile oggi? Cosa ti sta passando per la testa Alice. Ah, ops, lo so, pensi di avere tutto sotto controllo. Ma ti ricordo che non sei infallibile e stiamo parlando della vita di Bella. Fai quello che ti dico oggi e non discutere. Mai credo di essermi rivolto così, ma se oggi lo faccio c’è un motivo. Alice asoltami!” guardai Bella e mi resi conto che non aveva capito una parola: questa volta non lo avevo fatto di proposito, non avevo nulla da nasconderle.
«Non ci staremo tutti e quattro sul pick-up» ricordò Bella.
«Secondo me è meglio che mi lasciate andare da sola» mormorò con un filo di voce e quella rabbia che avevo appena quietato, si ravvivò di colpo.
Provai a raccogiere ognu briciolo di pazienza e di gentilezza che mi era rimasto: «Bella, per favore, fai come dico io, almeno questa volta».
«Stammi a sentire, Charlie non è uno stupido. Se domani neanche tu sarai in città, si insospettirà» continuò lei.
«Non m'interessa. Faremo in modo di proteggerlo, e questo è ciò che importa».
«E il segugio? Si è accorto di come hai reagito, stasera. Pen¬serà che sei con me, ovunque ti trovi». Questo era vero, era un possibile diversivo. Ma troppo pericoloso.
«Edward, ascoltala. Secondo me ha ragione». Disse Emmett.
«Certo che sì», ribadì Alice.
«Non posso farlo». Come potevano pensare che avrei abbandonato Bella. Come poteva lei vivere senza di me. Non sapevo per quanto tempo avrei dovuto rinunciare a lei. E purtroppo lei non aveva l’eternità davanti a se’. La rabbia riprese il sopravvento, contro me stesso questa volta, come avevo solo potuto pensare “purtroppo” mentre pensavo alla vita mortale di Bella. Non era questo il punto. Non era questo ciò che più al mondo volevo preservare? Stavo crollando. Mi sentivo a pezzi. Avevo perso ogni controllo.
«È meglio che nemmeno Emmett mi segua», aggiunse. «Ha osservato bene anche lui».
«Cosa?», esclamò Emmett, voltandosi verso di lei.
«Se resti a casa avrai qualche possibilità di rifarti con lui», confermò Alice, toccando il suo punto debole. Ma era folle pensare di lasciare Bella sola con Alice, senza di me e senza di Emmett.
«Pensi che dovrei lasciarla scappare da sola?» le chiesi incredulo.
«Certo che no», rispose lei, «la accompagneremo io e Jasper».
«Non posso», ribadì Edward io d’istinto. Non potevo abbandonarla, non potevo rischiare. Per quanto Jasper fosse l’elemento più forte della famiglia e la persona più adatta a proteggerla in caso di pericolo. Iniziai a cedere, a rassegnarmi.
«Resta da queste parti per una settimana» mi implorò Bella. Che assurdità. Mai mi sarei perso tanto tempo della sua vita, nemmeno se fosse stata sana e salva.
«Anzi, solo qualche giorno» si corresse «Così Charlie avrà la certezza che non mi hai rapita e questo James girerà a vuoto per un po'. As¬sicurati che perda completamente le mie tracce. Poi raggiungi¬mi. Ovviamente, sarà meglio prenderla un po' alla larga. A quel punto, Jasper e Alice potranno tornare a casa».
L’idea era buona, ma non ero sicuro di farcela.
«Dove ti raggiungerei?» chiesi. Sembrava aver pensato a tutto.
«A Phoenix» rispose, come se fosse una risposta ovvia.
«No. Se dici a Charlie che torni a Phoenix, lo sentirà anche il segugio» come poteva essere così ingenua davanti a certi particolari fondamentali?
«E tu gli farai credere che è un imbroglio, ovviamente. Lui sa che noi sappiamo di essere spiati. Non crederà mai che io stia andando davvero dove dico di andare».
Come potevo io non capire quanto fosse geniale!
«È diabolica», commentò Emmett con una risatina.
«E se non funziona?» dovevo valutare ogni opzione, per quanto fossi rimasto sorpreso dalle capacità da stratega che Bella mi aveva fin’ora celato.
«Phoenix ha milioni di abitanti» rispose lei, dimenticandosi qualcosa di basilare:
«Non è difficile trovare una guida del telefono» le ricordai.
«Non tornerò a casa di mia madre».
«Eh?». E dove mai vorrebbe andare, lei che non sa stare nemmeno in piedi da sola. .
«Sono abbastanza grande per vivere da sola»
«Edward, ci saremo noi con lei» insistette Alice.
«E voi cosa farete in giro per Phoenix?» come se potessero veramente proteggerla ogni istante. Pensavano davvero di gironzolare in una delle città più assolate degli Stati Uniti, brillando e spaventando a morte le persone, attirando l’attenzione su Bella?
«Resteremo chiusi in casa» rispose Alice, come se potesse essere un’opzione fare passare la già limitata di vita di Bella come una prigioniera.
«Il piano mi piace». Rispose Emmett, mentre s uoi pensieri erano già rivolti allo scontro. .
«Chiudi il becco» gli intimai. Non ne potevo più della loro insistenza. .
«Ascolta, se cerchiamo di incastrarlo mentre lei è qui attor¬no, c'è un rischio molto più alto che qualcuno si faccia del male, lei o te che cerchi di proteggerla. Invece, se riuscissimo a isolarlo...». lo appoggiò Bella e alla fine cedetti alla ragione. Quella ragione che io avevo perso e che lei invece sembrava riuscire a dominare.
«Bella». La chiamai con dolcezza. «Se lasci che ti ac¬cada qualcosa - qualsiasi cosa - ti riterrò direttamente respon¬sabile. Lo capisci?».
«Sì», rispose senza fiato.
«Jasper è in grado di gestire la situazione?» chiesi ad Alice, pensando alla sua debolezza nei confronti del sangue di Bella.
«Fidati, Edward. Tutto sommato, finora si è comportato molto, molto bene» sembrava sicura.
«E tu, pensi di poterla gestire?» le chiesi.
Mostrò i denti e si lasciò andare ad un ringhio che avrebe spavenato persino me, se me la fossi trovata davanti come nemica.
I suoi pensieri balzarono alle prove di lotta che aveva sostenutoo con Jasper, e alla direzione che prendevano quando, alla fine, si ritrovavano l’uno addosso all’altra.
«Ma le tue idee, tientele per te» tratteni una risata di imbarazzo.
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Capitolo 20 – Addii continuo...

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 24, 2009 11:37 am

Capitolo 20 – Addii

Nella jeep regnava un silenzio tombale.
Da parte mia, ero troppo concentrato a pensare ad un piano decente per la fuga di Bella, tanto che non percepivo nemmeno i pensieri dei miei fratelli che dividevano la macchina con me.
Anche se quella di Bella era stata un’ottima idea, ero sempre più convinto che fosse una perdita di tempo per noi prezioso. Ma non potevo “sradicarla” dalla sua vita e portarla via senza che desse spiegazioni a nessuno, senza che salutasse nessuno. In fondo, chi ero io per chiederle tutto questo? Solo un essere egoista che non aveva fatto nulla per evitare questa tragica situazione.
Se un giorno lei non avesse voluto più saperne di me, io l’avrei lasciarla andare, sebbene permetterle di allontanarsi da me significasse distruggere quello stato di felicità che avevo tanto faticosamente conquistato. Ma avrei rinunciato solo se me lo avesse chiesto. Non riuscivo ad essere abbastanza altruista da pensare che sarebbe mai stata la conseguenza di una mia decisione!
Non riuscivo a pensare ad altro. Bella stava per attraversare un periodo straziante per la sua vit, e la colpa era solo ed esclusivamente mia.
L’unica cosa che potevo fare per rimediare a questo increscioso incidente era: UCCIDERE JAMES. Queste due parole picchiettavano con un ritmo intermittente nella mia mente. Ormai esistevo solo per questo, era diventato il mio unico scopo.
Guidavo in modo distratto, o forse era la jeep a guidare me. Fatto sta che mi ritrovai, senza accorgermene, fuori al vialetto di casa Swan.
Le luci erano accese. Charlie era sveglio, e la sua mente confusa era curiosa di sapere come Bella avesse trascorso questa serata in compagnia della famiglia Cullen. Improvvisamente ebbi pietà di quell’uomo. Senza volerlo anche la sua vita, da questa sera, sarebbe cambiata!
Accostai lentamente e spensi il motore. Tutti i miei sensi erano all’erta. Dovevo assicurarmi che James non fosse nelle vicinanze e che non ci stesse tendendo una trappola.
Non c’era traccia di lui. Non percepivo movimenti anomali nella foresta, ne’ riuscivo a sentire la sua scia. Anche i miei fratelli erano d’accordo con me, il vampiro non era ancora arrivato a casa di Bella.
“Non è qui” le comunicai.” Andiamo”.
Immediatamente Emmett aiutò Bella a liberarsi dall’imbracatura e la rassicurò dicendole che presto avremmo trovato James e che ce ne saremmo sbarazzati. In quel momento percepii un velo di tristezza nelle parole di mio fratello che, per quanto potesse essere un orso, si era affezionato molto velocemente a Bella , e nutriva per lei affetto sincero.
Ovviamente Bella si commosse a quelle parole.
Non c’era tempo da perdere però, quindi richiamai l’attenzione dei miei fratelli.
“Alice, Emmett”. Quasi non riuscii a finire di pronunciare i loro nomi: sparirono in men che non si dica nella foresta. Sapevano che il loro compito sarebbe stato quello di controllare tutta la zona circostante all’abitazione. Non potevamo permettere che James si avvicinasse così tanto a Bella.
Scesi dall’auto e corsi ad aprire la portiera di Bella. La racchiusi in un forte abbraccio e la accompagnai fino all’ingresso.
“Quindici minuti” le ricordai
“Ce la posso fare” rispose lei sicura.
Non avevo la più pallida idea di cosa Bella avesse in mente, ma sarei stato disposto a reggere il gioco, purchè fosse servito a qualcosa.
Improvvisamente Bella prese il mio viso tra le mani e , fissandomi negli occhi, mi disse “ti amo. Ti amerò per sempre qualsiasi cosa succeda”.
Quella frase suonava quasi come un addio. Ma sapevo che non sarebbe stato così. Non potevo permettere che accadesse qualcosa alla creatura per me più importante al mondo.
“Non ti succederà niente” precisai; forse lei non se ne era ancora resa conto, ma quella era la mia unica missione.
“L ‘importante è che tu segua il piano. Proteggi Charlie per favore. Dopo stasera ce l’avrà sicuramente con me e voglio avere la possibilità di scusarmi, quando tutto sarà finito.”
Non capivo il perché di quel discorso. Il perché proprio in quel momento. Ma questo non contava. Bella doveva fare in fretta se voleva che i nostri piani andassero a buon fine.
“Entra Bella. Dobbiamo sbrigarci” la sollecitai.
“Una cosa ancora” disse, “ non ascoltare una sola parola di ciò che sto per dire”.
E poi in modo naturale e spontaneo si alzò in punta di piedi e baciò le mie labbra fredde.
Si voltò verso casa e aprendo la porta con un calcio iniziò ad urlare “ Vattene Edward”.
Entrò in casa chiudendo la porta alle sue spalle.
Per accellerare i tempi corsi nella sua stanza, ed iniziai a svuotare l’armadio. Dovevo raccogliere tutto ciò che era indispensabile per il viaggio, visto che sicuramente non potevano andare in giro per la città a fare shopping. Anche se in cuor mio speravo che tutto finisse il più presto possibile, non mi limitai nella raccolta, e prima che Bella potesse salire avevo già preso tutto ciò che occorreva.
Lei era ancora al piano di sotto che spiegava a Charlie il perché della sua improvvisa partenza.
Improvvisamente entrò nella stanza mentre urlava a squarciagola un” NO” che tutto il vicinato potette sentire. Si accovacciò e tirò fuori, da sotto al letto, una sacca che utilizzammo per raccogliere tutti i vestiti.
Charlie era distrutto, adorava la sua bambina e questa improvvisa decisione lo lasciò sconvolto. Cercava in tutti i modi di far ragionare sua figlia che, d’altro canto, stava facendo forse la cosa più razionale che avesse mai fatto, stava cercando di salvare la sua vita. Ma lui questo non poteva saperlo, e forse non lo avrebbe mai saputo.
Bella stava cercando di chiudere la zip della sacca, senza ottenere alcun risultato. Quindi decisi di provvedere io. Le sfilai la borsa dalle mani, la chiusi e gliela misi in spalla.
“Ti aspetto sul pick up… vai!” le sussurrai mentre uscivo dalla finestra.
Corsi in cerca di Alic,e che nel frattempo aveva percorso diverse volte il perimetro della casa.
“Alice, novità?” le domandai.
“No, tutto tranquillo. Ne’ James, ne’ la femmina sono passati per di qua. Non preoccuparti Edward, andrà tutto bene. Ho già pensato a tutto. Faremo credere a James che tu e Bella vi siete divisi per poi rincontrarvi. Rosalie ed Esme indosseranno i vestiti di Bella e con il suo pick up si allontaneranno facendo credere al vampiro che in quella macchina c’è proprio lei. Nelle mie visioni James farà seguire l’auto dalla femmina, perché lui vuole dedicarsi principalmente a te. Tu, Carlisle ed Emmett prenderete la jeep , lui vi seguirà e nel momento più opportuno gli tenderete un‘imboscata. Nel frattempo io e Jasper porteremo Bella a Phoenix per tenerla lontana da qui”.
“Ok Alice. Ma tu sei sicura che tu e Jasper …” anche se mi fidavo ciecamente dei miei fratelli, sapere che Bella sarebbe stata lontana da me era straziante.
“Edward fidati, non le succederà nulla” mi promise.
Improvvisamente Alice si bloccò, i suoi occhi persi nel vuoto.
“ Alice cosa c’è?” le chiesi.
Emmett ci raggiunse ed anche lui, come me, era ansioso di sapere cosa nostra sorella aveva appena visto.
La sua mente era confusa, c’erano tante immagini che la percorrevano. Ma improvvisamente vidi ciò che mi aspettavo. James aveva trovato la scia di Bella e stava venendo a prendersela. Eravamo tutti pronti per batterci. Mentre io attendevo Bella per portarla subito lontano, Alice ed Emmett si diressero nella foresta dove lo avrebbero aspettato.
“Edward non vuole attaccare, o almeno non adesso..” pensò Alice. “Sa che anche noi siamo qui. secondo me dovremmo permettergli di avvicinarsi, così potrà sentire i piani di Bella”.
Purtroppo, anche in questo caso Alice aveva ragione. Poco alla volta il nostro piano iniziava a prendere forma. James avrebbe ascoltato il programma di Bella e avrebbe intuito che si trattava di una farsa.
Raggiunsi i miei fratelli e gli comunicai che avremmo permesso al vampiro di ascoltare ciò che Bella aveva in mente. Ovviamente restammo in agguato, pronti ad intervenire se necessario. Io mi avviai nel pick up, mentre Alice si era messa alla guida della jeep. Emmett, invece ci avrebbe seguiti a piedi.
James, che nel frattempo si era avvicinato, aveva assistito all’ ultima parte della spettacolare rappresentazione di Bella ed era curioso di capire quali fossero i nostri piani.
“Ti chiamo domani!” urlò Bella mentre usciva di casa quasi correndo.
Era distrutta, i suoi occhi erano pieni di lacrime, aveva ferito Charlie ed era l’ultima cosa che voleva. Entrò nel pick up e quasi non si accorse della mia presenza. D’istinto le presi la mano come per dimostrarle che non l’avrei mai lasciata sola.
“Accosta” le dissi con un filo di voce
“So guidare” rispose e la sua voce si spezzò tra un misto di rabbia, di dolore, di paura… non volevo inferire ancora di più sul suo stato d’animo e non desideravo litigare proprio ora, quindi le strinsi i fianchi e presi il controllo dell’acceleratore e, prima che lei se ne accorgesse, fui al posto di guida e lei a quello del passeggero.
“Non saresti capace di ritrovare la strada” mi giustificai, ma in realtà in quelle condizioni lasciarla guidare sarebbe stato impensabile …
Alice era dietro di noi, le avevo ordinato di seguirci e di tenere d’occhio tutti i movimenti di James perché assolutamente non doveva scapparci … Improvvisamente Bella vide i fari della sua auto e sul suo viso comparve un’espressione di terrore.
“Non preoccuparti, è Alice” le dissi per tranquillizzarla, e le presi la mano per sentire ancora una volta il calore della sua pelle …
“ E il segugio?” mi chiese improvvisamente
“ Ha assistito all’ultima parte della tua esibizione” risposi, e senza volerlo nelle mie parole misi tutta la rabbia che quell’essere suscitava in me.
“ E Charlie?”
“ Il segugio ha seguito noi. È alle nostre spalle in questo momento.” Come al solito Bella si preoccupava sempre degli altri, senza capire che l’unica persona che in questa situazione era in pericolo era lei.
Questa mia affermazione la lasciò un attimo perplessa.
”Possiamo seminarlo?” mi chiese
“No” risposi. Anche lei già conosceva la risposta, quindi non dovetti nemmeno spiegale il perché.
Mi stavo dirigendo verso casa ed ero concentratissimo sulla guida … quando improvvisamente Bella emise un grido di paura, che quasi terrorizzò anche me!
Io le tappai la bocca con la mano e mi resi conto che in realtà era stata solo spaventata da Emmett, che si era appena avvinghiato al pick up in movimento.
“È Emmett!” le dissi per calmarla.
All’istante mi resi conto dello stato di tensione che Bella doveva sopportare. Per la prima volta anche lei aveva paura, sapeva che era proprio la sua vita in questo caso ad essere in pericolo. Come potevo spiegarle che non avrei mai permesso a nessuno di farle del male? Proprio io che l’avevo cacciata in un guaio simile? Come potevo tranquillizzarla?
“Va tutto bene, Bella. Ti portiamo al sicuro” fu l’unica cosa che le riuscii a dire.
Mentre guidavo pensavo e ripensavo alle parole che aveva usato per ”liberarsi”di Charlie e mi venne spontaneo chiederle
”Non immaginavo che fossi così annoiata dalla vita di provincia. Mi sembrava che ti stessi abituando molto bene … soprattutto negli ultimi tempi. Ma forse mi sono solo illuso di averti reso la vita un po’ più interessante”.
Infatti ultimamente vedevo Bella molto serena, quasi felice … e speravo che quelle parole le avesse usate solo per mortificare ancora di più suo padre e non perché in realtà le pensava veramente …
Prima di rispondere tentennò un attimo ed il suo viso si riempì di dolore.
Capii immediatamente che forse avrei dovuto evitare quella domanda, ma ormai era troppo tardi.
“Non sono stata carina. Ho ripetuto le stesse parole che disse mia madre quando se ne andò. È stato un colpo davvero basso”.
A quelle parole non sapevo cosa rispondere, ma volevo a tutti i costi alleviare il suo senso di colpa.
”Non preoccuparti. Saprà perdonare”. E accennai un piccolo sorriso che speravo ricambiasse.
I suoi occhi mi fissavano e l’unica cosa che potevo vedere era uno stato d’ansia che la stava logorando.
“Bella andrà tutto bene” le ripetei.
“Non quando sarai lontano” la sua risposta mi lusingò, ma nello stesso momento mi innervosì.
“Ci rivedremo tra qualche giorno Non dimenticare che l’idea è stata tua” le risposi, mentre la stringevo forte a me …
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Capitolo 20 – Addii ....continuo

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 24, 2009 11:39 am

che ricambiai per qualche secondo.
“Perché è successo tutto questo? Perché proprio io?” mi chiese improvvisamente.
Questa era sicuramente l’ultima domanda che avrei voluto sentire. Il senso di colpa iniziò ad impossessarsi di me, e l’unica cosa che le dissi fu
“È colpa mia. È stato stupido esporti in quella maniera” confessai.
“Non è ciò che intendevo. Ero lì, certo. Ma non ho infastidito gli altri due. Perché questo James avrebbe deciso di uccidere me? Con tutta la gente che c’è perché proprio io?”
Come potevo spiegarle che in noi c’era un istinto del tutto irrazionale che ci domina completamente?
“Stasera ho analizzato bene la sua mente. Temo che in ogni caso non sarei mai riuscito ad impedire tutto questo. In un certo senso è anche colpa tua “ le feci notare.” Se il tuo odore non fosse così straordinariamente delizioso, forse non ne sarebbe stato toccato. Ma quando ti ho difesa … bè, ho peggiorato le cose e di molto. Non è abituato ad essere ostacolato, e non importa quanto insignificante sia la preda. Non si ritiene altro che un cacciatore. La sua esistenza è fatta soltanto di pedinamenti, è sempre alla ricerca di nuove sfide. All’improvviso glie ne abbiamo fornita una su un piatto d’argento: un folto clan di forti guerrieri che protegge l’unico elemento vulnerabile del gruppo. Non puoi immaginare quanto lui sia euforico in questo momento. È il suo gioco preferito, e lo abbiamo appena invitato ad una partita più eccitante del solito”.
Le dovetti spiegare tutto quel poco che ero riuscito a leggere nell’attenta mente di James. Bella doveva capire che non era un semplice vampiro, lui aveva come suo unico obbiettivo quello di ucciderla. Non era solo voglia del suo sangue, ma una voglia di sfida con la mia famiglia.
“D’altro canto, se fossi rimasto impassibile, ti avrebbe uccisa seduta stante”, volevo giustificarmi e farle capire che non avrei mai voluto che si creasse una situazione del genere. Ero disperato, non sapevo ancora se sarei mai stato in grado di risolvere tutto.
“Pensavo che sugli altri il mio profumo non avesse lo stesso.. effetto che ha su di te” mi chiese, quasi delusa …
“Infatti, non ce l’ha” tenni a precisare ”ma ciò non significa che tu non sia comunque una tentazione. Se il segugio - o uno degli altri due - si fosse sentito attratto da te come lo sono io, sarebbe stato inevitabile battersi immediatamente”.
Improvvisamente pensai allo scontro che ora come ora era inevitabile, nulla avrebbe fermato James, solo con la sua morte sarei stato sicuro che la vita di Bella non fosse più in pericolo.
“A questo punto credo di non avere altra scelta. Sarò costretto ad ucciderlo” le comunicai.
“E a Carlisle non piacerà”. Di questo ero certo . Carlisle odiava gli scontri, prima di tutto perché temeva di perdere chiunque di noi e poi perché non aveva mai prediletto la violenza come arma di difesa. Ma come potevo in questo caso non attaccare James? Voleva distruggere un pezzo di me, ed io non potevo permetterglielo.
“Come si uccide un vampiro?” mi chiese improvvisamente Bella, distogliendomi dai miei pensieri .
Come sempre formulava domande alle quali dovevo rispondere pesando le parole, perché assolutamente non volevo impressionarla. Sicuramente un vampiro non poteva essere ucciso, perché era un essere immortale, un vampiro doveva essere distrutto!
“L’unica maniera possibile è farlo a pezzi e bruciarne i resti” risposi.
“Gli altri due combatteranno con lui?”
“ La donna si. Non sono sicuro di Laurent. Il loro legame non è così forte … si è unito a loro solo per convenienza. L’atteggiamento di James, nel prato, lo metteva in imbarazzo.”
“Ma James e la donna … cercheranno di ucciderti?” e questa volta la domanda lasciava trapelare tutta l’angoscia che sentiva.
Non potevo permettere che si preoccupasse per me, non ora che era l’unica ad essere in serio pericolo.
“Bella, non osare perdere tempo a preoccuparti per me. Ora devi soltanto badare a proteggerti e - per favore, per favore - tenta di non essere troppo temeraria”.
“Ci segue ancora?”
“Si però non attaccherà in casa. Non stanotte”.
Almeno queste erano le previsioni di Alice. Secondo lei James era troppo furbo e non avrebbe mai attaccato proprio quella sera, perché sapeva di non poter vincere contro la nostra famiglia, soprattutto perché numericamente avevamo un grosso vantaggio rispetto al suo clan. Avrebbe sicuramente aspettato che ci dividessimo per raggiungere il suo obiettivo.
Arrivammo a casa, ed il clima che si respirava era di tensione e preoccupazione. Tutti erano in casa e ci attendevano con ansia, curiosi di conoscere novità su come avremmo dovuto comportarci.
“Non so cosa gli è preso,Carlisle. James sembra letteralmente impazzito” frono le parole che stava pronunciando Laurent.
Anche lui si trovava nel grande salone e spiegava alla mia famiglia che James aveva delle doti particolari che gli permettevano di vincere sempre le sue cacce. Confermò la mia intuizione, Non era una sua caratteristica quella di non farsi leggere nella mente. Non era un potere particolare. Era solamente tanto attento da riuscire a tenere a freno i suoi pensieri, nell’eventualità che qualcuno di noi fosse stato in grado di vederlo. Pensava velocemente, troppo velocemente ed istintivamente da permettere ad Alice di beneficiare del vantaggio che avrebbe altrimenti avuto.
Ma ad ogni modo, ero convinto che rimanevamo in vantaggio rispetto a se non altro perché loro erano in due e noi in sette. Come avevo immaginato Laurent non era intenzionato a partecipare a questa caccia.
Emmett prese Bella tra le braccia e la accompagnò in casa. Io ed Alice restammo al suo fianco e, nell’entrare, controllammo che tutto in giardino fosse tranquillo . James ovviamente ci aveva seguito, ed attendeva il momento propizio per agire.
Quando entrammo erano tutti nell’immenso salone ad attenderci. Potevo chiaramente leggere nella sua mente che Laurent non era sicuramente venuto per giustificare il suo compagno di avventure, ma per metterci in guardia.
Emmett appena vide Laurent venne al mio fianco pronto ad attaccare, e questo gli fece subito capire che nessuno di noi intendeva arrendersi e darla vinta a James.
“È sulle nostre tracce” comunicai a Laurent, che non si mostrò affatto sorpreso.
”Era ciò che temevo” disse quasi dispiaciuto.
Nel frattempo sentii Alice parlare con Jasper; gli stava comunicando il nostro piano. Dopo poco salirono al piano di sopra per organizzare tutto ciò che era indispensabile per la partenza.
“Cosa farà?” chiese allora Carlisle a Laurent. Voleva trovare il modo migliore per poter catturare James il prima possibile, evitando così ulteriori complicazioni.
Laurent ci osservò tutti, quasi con aria rassegnata .
“Temevo proprio che tuo figlio, difendendo la ragazza, l’avrebbe scatenato”.
“Lo puoi fermare?”
Laurent a questo punto scosse il capo ”Quando James si mette all’opera niente può fermarlo”.
“ Lo fermeremo noi” affermò Emmett, ed i suoi occhi dorati sembrarono prender fuoco, tanto lasciavano trapelare tutta l’adrenalina e la voglia di vendetta che possedeva.
“Non ci riuscirete” lo stroncò Laurent, che sembrava veramente convinto delle sue parole.
Vidi Esme rabbrividire: per lei eravamo dei figli, e l’idea di perdere un membro della famiglia la terrorizzava.
“In trecento anni non ho mai visto nessuno come lui. È assolutamente letale. Per questo mi sono unito alla sua caccia” concluse Laurent.
Queste parole mi fecero capire che in realtà valutato in modo errato la gerarchia presente in quel gruppo. James aveva fatto credere a tutti che Laurent fosse il capo, mentre era sempre stato lui a guidare quel branco.
“Tutto questo per una misera umana” pensò Laurent, e prima che potessi reagire a quella affermazione lui si rivolse a Carlisle.
”Sei sicuro che ne valga la pena?” gli chiese.
Dalla mia gola uscì un ringhio che subito gli fece cambiare idea. Avrei ucciso chiunque per salvare la vita di Bella, anche me stesso se necessario. L’avevo cercata per così tanto tempo, ed ora che era mia non avrei permesso ad un barbaro di portarmela via .
Carlisle guardò Laurent questa volta in modo severo.
”Temo sia il momento di fare una scelta” gli ordinò.
Laurent capì subito che Carlisle voleva conoscere la sua posizione, voleva sapere se si sarebbe battuto con noi o contro di noi.
Ma Laurent, a nostra sorpresa, era stato incuriosito dal nostro comportamento.
“Sono affascinato dallo stile di vita che conducete qui. Ma non mi ci voglio immischiare. Non vi sono ostile, ma non voglio mettermi contro James. Penso che mi dirigerò verso Nord, verso il clan di Denali”.
“Non sottovalutare James. È dotato di un cervello brillante e sensi impareggiabili. Sa muoversi bene quanto voi nel mondo degli umani, e non vi attaccherà mai a testa bassa. Mi dispiace per ciò che abbiamo scatenato. Mi dispiace davvero” disse guardandomi dritto negli occhi.
Abbassò il capo e guardò di nuovo Bella. Questa volta nella sua mente emise una sentenza ”non riuscirete a salvarla”. Nello stesso momento i suoi pensieri mi permisero di vedere diverse scene, diversi momenti che ritraevano James durante alcune battute di caccia, e si poteva chiaramente vedere la crudeltà di quel vampiro.
“Vai in pace” fu la benedizione che gli diede Carlisle. In fondo non potevamo reputare Laurent un personaggio pericoloso per noi in questo momento, e per Carlisle il fatto che il nostro stile di vita lo incuriosisse era una soddisfazione.
Laurent lasciò presto la nostra casa e tutti iniziarono i loro preparativi per la partenza.
Sarebbe stata una battuta di caccia difficile per tutti, ma non potevamo permetterci di perderla.
“Quant’è vicino?” mi chiese Carlisle.
Potevo individuarlo facilmente ascoltando i frammenti dei suoi pensieri.
“Circa cinque chilometri al di là del fiume. Ci sta girando attorno per incontrare la femmina” risposi.
Mi concentrai per un attimo sulla sua mente. Era disordinata, quasi disorganizzata, perché guidata completamente dall’istinto. Dal desiderio incondizionato del sangue di Bella. Nella sua mente stava già immaginando il piacere che avrebbe provato quando finalmente l’avrebbe uccisa. Potevo vedere l’immagine di Bella che giaceva per terra senza sensi, e di lui che le toglieva gli ultimi attimi di vita.
Rischiavo di impazzire!
Non avevo mai provato una sensazione del genere. Il mio istinto di vendetta e di protezione innaturale nei confronti di Bella guidavano completamente la mia mente.
Sarei stato pronto ad uscire in quel preciso istante per ucciderlo con le mie stesse mani. Avrei strappato a morsi la sua pelle dura, l’avrei fatta a brandelli. Per poi bruciarla fino a quando non sarebbe rimasto solo un cumulo di cenere.
Solo in quel momento mi sarei potuto arrendere, solo allora sarei stato soddisfatto del mio operato.
Ma non potevo. Perché era proprio questo che James voleva.
Non potevo essere così immaturo, così irrazionale.
Se mi avesse battuto, chi avrebbe poi protetto Bella? Certo la mia famiglia avrebbe fatto di tutto perché non le accadesse nulla. Ma James era furbo! Ed io ero l’unico che poteva e che soprattutto doveva distruggerlo.
Quindi avremmo seguito il piano. E fino a quando Bella fosse rimasta a Forks non dovevo fare altro che proteggerla.
Ma ero certo che, se io e James ci fossimo mai trovati faccia a faccia, il mio istinto non sarebbe stato più oppresso. E allora tutta la mia sete di vendetta si sarebbe tramutata in forza.
“Qual è il piano?” continuò Carlisle, che riportò la mia mente nel salone.
“Noi lo porteremo fuori strada, Jasper ed Alice accompagneranno Bella a sud”.
“E poi?”
Sapevo che Carlisle non sarebbe stato d’accordo, ma non potevamo fare altro, non avevamo altra scelta.
“Non appena Bella sarà al sicuro, gli daremo la caccia” risposi.
“Immagino che non ci sia altra scelta” rispose mio padre guardandomi negli occhi. Anche lui capì che non avremmo potuto agire diversamente. Che ormai era troppo tardi per cercare di far ragionare James.
“Sarò con voi figliolo” .
Ed io apprezzai quelle parole. Avere l’appoggio della mia famiglia era per me molto importante.
Ma guardandomi attorno capìì che non tutti erano dalla mia parte. Rosalie era letteralmente una furia. Ma non provai nemmeno a parlarle, tanto lei non avrebbe mai capito.
“Portala di sopra e scambiatevi i vestiti” le chiesi, anzi le ordinai.
L’incredulità e l’irritazione si impossessarono di lei. Sapevo che non mi avrebbe appoggiato, ma non pensavo che in un momento del genere avrebbe reagito con tanta insensibilità.
“Perché dovrei? Cos’è lei per me? Nient’altro che una minaccia … un pericolo a cui tu hai deciso di esporre tutti noi”.
Non so cosa, o chi mi trattenne dall’ucciderla! Ok, Bella non era niente per lei, ma era tutto per me. Questo non era abbastanza?
“ Rose…” la richiamò Emmett, che come tutti rimase deluso dal comportamento di mia sorella.
Questa volta stava esagerando.
Ma non avevo ne’ la voglia, ne’ il tempo per litigare con lei, quindi lo chiesi ad Esme che acconsentì immediatamente alla mia richiesta.
Portò Bella al piano di sopra e, mentre loro si scambiarono velocemente i vestiti, noi preparavamo tutto ciò che era indispensabile per la nostra missione.
Quando scesero noi eravamo già pronti per partire.
Pronti! Forse fisicamente, ma psicologicamente sapevo che non sarei mai stato pronto a lasciare Bella.
“Esme e Rosalie prenderanno il tuo pick up Bella”, affermò Carlisle.
“Alice, Jasper : prendete la Mercedes. A sud i finestrini scuri saranno necessari. Noi prendiamo la Jeep”.
Ed infine chiese ”Alice, abboccheranno?”
Tutti ci girammo verso di lei, che chiuse gli occhi per concentrarsi, per vedere quali sarebbero state le decisioni del vampiro.
“ Il segugio pedinerà voi tre. La donna seguirà il pick up. A quel punto noi dovremmo avere via libera” disse, convinta di ciò che aveva visto.
Era arrivato il momento più difficile. Io e Bella dovevamo dividerci.
“Andiamo” disse Carlisle dirigendosi verso la cucina.
Mi avvicinai a Bella, perché volevo che questo saluto rimanesse impresso nella mente per tutto il tempo durnte il quale non ci saremmo rivisti. Proprio come sarebbe rimasto impresso a me.
Mi avvicinai a lei e la abbracciai. La strinsi fino al limite consentito, quasi non le permettevo di respirare. Sentivo il suo cuore battere forte, il suo sangue fluire più velocemente. I suoi occhi si riempirono di lacrime.
La alzai da terra e la baciai. Posai le mie labbra sulle sue per un dolce e delicato istante. Poi la lasciai scendere e me ne andai.
Salimmo in macchina e partimmo.
Fuori era ancora buio, ma potevamo vedere le sagome di James e della femmina. James iniziò a seguire noi, proprio come stabilito.
Avvertii immediatamente Esme, che poco dopo uscì con Rosalie a bordo del pick up di Bella.
Appena Victoria iniziò a seguire il pick up, chiamai Alice per darle l’ok.
“Vai Alice, ora tocca a voi” le dissi, e le ricordai che la mia vita era nelle sue mani!
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capitolo 21 - INQUIETUDINE continuo...

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Lun Lug 27, 2009 10:18 am

Capitolo 21 Inquietudine

Eravamo diretti verso nord …
L’aria che si respirava nella jeep era insopportabile.
Emmett era impaziente ma allo stesso tempo concentratissimo per lo scontro. I suoi pensieri mi mettevano ansia. Nella sua mente vi erano diverse scene che ritraevano scontri, combattimenti senza sosta tra lui e James. Ed anche se stava facendo di tutto per evitare queste immagini, il suo istinto di predatore era decisamente dominante.
Carlisle era alla guida. La sua mente era confusa, c’era agitazione, eccitazione, paura. Il suo istinto e la sua voglia di vendetta combattevano contro la sua razionalità.
Mai come in quel momento ho desiderato che il mio dono svanisse.
Nella mia mente solo il caos. Pensieri irrazionai, desiderio di vendetta, timore per Bella, apprensione, dolcezza… ero persino – con orrore – a pentirmi di non averla trasformata.
Non riuscivo a smettere di pensare a Bella. Mi mancava in modo incondizionato, come nessuno mai prima d’ora. Pensavo e ripensavo a quella creatura tanto fragile quanto meravigliosa e al pericolo che stava correndo.
Nonostante la mia concentrazione fosse focalizzata unicamente su James, non riuscivo a comprenderne i pensieri. Erano distanti, disordinati, volutamente confusi. E il mio dono, quel terribile tormento, si mostrava nella sua totale inutilità. Arrivavano pensieri da ogni dove, mi incitavano, mi maledivano, mi scoraggiavano, mi infondevano forza e mi sfidavano. Non riuscivo però a distinguerli.
I pochi pensieri di James che riuscivo a percepire non avevano un senso logico. Erano tante frasi dissociate tra loro, ma tutte ruotavano attorno a Bella.
“Dovevi trasformarla Edward!”
Qualcuno pensò. Avevo già provato orrore al mio pensiero. Adesso però mi sentii rabbrividere. La confusione che regnava nella mia mente mi faceva delirare ad un punto tale che non riuscivo a percepire di chi fosse quella voce. Non riuscivo ad isolarla dalle altre. Forse James o Emmett , addirittura arrivai a credere che fosse tutto frutto della mia immaginazione. Ma quando mi girai verso Carlisle mi bastò per guardarlo nei suoi occhi comprensivi, per capire che il suggerimenti era arrivato da lui.
Carlisle mi stava fissando. Aveva nei suoi occhi un misto di sentimenti , ma a prevalere su tutti era la pietà. Non voleva farle del male. Voleva salvarla. Ma non era sensato, come potevo salvarla se allo stesso tempo la conducevo verso la dannazione?
“Questo dolore ti sta consumando Edward, se lei fosse un vampiro non avresti nulla da temere” ribadì ad alta voce.
“Non è solo il dolore Carlisle, è il senso di colpa, è il senso di impotenza che mi sta distruggendo. Trasformarla in un mostro potrebbe farmi sentire meglio? Strapparla al suo mondo mi farebbe sentire solo più egoista!” mi sarei aspettato da tutti quel discorso ma non da Carlisle. Era proprio lui che mi aveva insegnato cosa fosse il rispetto per le persone. Lui che per non essere un mostro ha combattuto per primo contro il suo istinto. Lui, che ha vissuto secoli da solo, pur di non strappare un umano al suo ciclo di vita naturale, per non interferire con la sua possibilità di salvezza eterna.
“Edward io non voglio che Bella diventi un vampiro. Trasformarla in questo momento va contro tutti i miei principi. Ma è ciò che può salvarla. . Tu non lo stai facendo per te, per il tuo egoismo, ma solo ed unicamente per lei”.
Per qualche secondo pensai a quelle parole, a quanta verità nascondevano.
“ Carlisle io non ho mai detto che non trasformerò Bella, ma lei ancora non conosce veramente la nostra vita, il nostro mondo. Sai meglio di me che, una volta divenuta un vampiro, non potrà mai tornare indietro. Quindi se vorrà, la trasformerò solo quando conoscerà concretamente la nostra realtà e sarà sicura di volerne far parte. Trasformarla adesso sarebbe la cosa più dissennata che potessi mai fare. È ciò che vuole James e proprio per questo non arriveràora il suo momento. Lui non condizionerà tanto le nostre vite! Se mai dovrà accadere, sarà volontà di Bella, solo e unicamente sua”.
“ Edward ha ragione” mi appoggiò Emmett, dandomi una pacca sulla spalla. “E poi la vita di Bella non sarà mai in pericolo”.
Sentii i muscoli pulsare della rabbia e dal rimorso. “Emmett, siamo stati proprio noi a mettere la vita di Bella a repentaglio. Se non mi avesse mai conosciuto, se fossi stato abbastanza forte da starle lontano, adesso non sarebbe in pericolo” gli ricordai a denti stretti.
“È questo il punto Edward. Tu ti senti in colpa per un errore non tuo. Hai pensato per un attimo cosa sarebbe successo a Bella se non ci fossimo stati noi a proteggerla? Se James l’avesse incontrata per le strade di Forks? L’avrebbe uccisa. Senza che lei avesse avuto la minima possibilità di reagire, di mettersi in salvo. Se è ancora viva lo deve a te. Quindi non aggravarti di questo peso. Cerca di concentrarti. In queste condizioni non sei in grado di continuare questa caccia” affermò Carlisle.
Le sue parole avevano un fondo di ragione, erano razionali. Forse l’avevo salvata, ma forse non l’avrebbe mai incontrata. Il suo odore era unico solo per me. James non era attratto da Bella più che da chiunque altro. Bella era la posta in gioco, ma l’aveva sceta solo per rendere più interessante la sfida. Per assicurarsi che non mi tirassi indietro. Tuttavia, le parole di Carlisle erano sagge, non potevo combattere in queto stato. Non potevo dargli la caccia, se non ero in grado nemmeno di distinguere i miei pensieri dagli altri. L’unica cosa che contava era fermare James. Era l’unica possibilità che avevamo di salvare Bella.
Con questi pensieri aveva ritrovato un minimo di lucidità e grinta. Volevo trovare James e distruggerlo prima che arrivasse a lei.
“ Hai ragione Carlisle. Dobbiamo metterci in azione” risposi.
“ Emmett, puoi vederlo?” chiese Carlisle , che mi guardò sorridendo, felice della mia reazione.
“ Si Carlisle, ci sta seguendo. Percepisco il movimento degli alberi, e sento il rumore dei suoi passi“
“ Edward prova a concentrarti, riesci a sentire i suoi pensieri? Riesci capire dove si sta dirigendo?”
Provai per un attimo ad uscire con la mente da quella macchina, a seguire i pensieri di James come se fossero stati la scia della mia preda. Nella sua mente dominava la follia. Riuscivo a scorgere immagini di Bella. Era stato letteralmente rapito dal suo odore, dal suo sapore, più ci allontanavamo da Forks e più era impaziente di averla.
“Ci sta seguendo Carlisle. Laurent aveva ragione, quando James caccia è molto difficile fermarlo. Il suo istinto domina su tutto e tutti, i suoi sensi sembrano programmati per la caccia. sono anche più sviluppati dei nostri! la sua natura selvaggia durante la caccia lo governa completamente”.
“ Non preoccuparti figliolo. Riusciremo a fermarlo” cercò di consolarmi.
“Non dubitare Edward” - incalzò Emmett - “Bella tornerà a Forks quanto prima”.
Continuai ad ascoltare la mente di quell’essere disgustoso. Ma era molto furbo, e sicuramente aveva scoperto il mio segreto, visto che si teneva sempre a larga distanza per evitare che invadessi i suoi pensieri.
Il cellulare di Carlisle iniziò a squillare…
“È Esme” affermò prima di rispondere
“ Esme, cara” furono le parole di Carlisle. “Certo, è qui accanto a me”
“Vuole parlare con te, Edward”pensò mentre mi passava il telefono.
“Esme ”
“O Edward mi dispiace, ma Victoria ha intuito che Bella non era in macchina. Ha smesso di seguirci, adesso vaga per la città”.
“Esme vai da Charlie ed assicurati che non gli faccia del male. Seguilo ovunque, e fai in modo che Victoria non si avvicini a lui. Mi raccomando, non parlate mai di Phoenix, non devono assolutamente capire dove si trova Bella!”.
“ Non preoccuparti Edward. Farò seguire Victoria da Rosalie, così capiremo cosa vuole fare. Appena scopriamo qualcosa ti facciamo sapere. Scusa ancora Edward”.
“Non è colpa tua ”.
Restituii il cellulare a Carlisle, che aveva sentito tutta la conversazione. Continuammo ad allontanarci dalla città, dirigendoci verso Vancouver.
James continuava a seguirci, ma era sempre più impaziente. Si stava innervosendo, perché non riusciva a capire i nostri piani.
Il cellulare di Carlisle suonò di nuovo. Era Rosalie, ed io evitai di parlarle. Ascoltai le spiegazioni che forniva ad Emmett: Victoria era tornata in città. Era passata a casa di Bella ma per fortuna Charlie era a lavoro. Durante la notte aveva battuto tutta la città, era passata in aeroporto, a scuola, ed aveva tappezzato tutte le strade più periferiche.
Era ormai l’alba, il sole stava sorgendo, e la foresta che costeggiava l’autostrada si stava svegliando.
Cercavo di ascoltare nuovamente i pensieri di James. Era arrivato il momento di tendergli un’imboscata, di fargli credere che Bella fosse vicina. Dovevamo fare il possibile per farlo avvicinare, per poi bloccarlo.
Ma non riuscivo a sentirlo, non riuscivo ad isolare la sua mente. Pensai che fossi io. Che fossi il problema, di nuovo troppo distratto per riuscire a raggiungerlo.
“Dannazione Carlisle, non riesco a sentirlo!“ lo avvertii.
“Calmati Edward. Emmett lo vedi?”
Emmett si girò per vedere quanto James fosse vicino.
Anche lui come me non riusciva più a vederlo, non sentiva più i suoi passi.
“Si sarà fermato, Carlisle” rispose.
“Maledizione, lo abbiamo perso” sbottai
Non poteva essere vero. Non potevamo averlo perso! Era assurdo che ci fosse sfuggito in modo così banale, senza che nessuno di noi se ne accorgesse.
“Scendiamo Emmett, dobbiamo perlustrare tutta la foresta, dobbiamo trovarlo”.
“Sì” non osò contraddirmi. Non con le parole almeno. Ma la sua mente era chiara e nitida “è troppo tardi. Cercarlo non servirà a niente. Dobbiamo andareda Bella e trasformarla prima che la trovi lui”.
Cercai di ignorare i suoi pensieri, ma quelle parole rimbombavanocome un eco dentro alla mia mente. I miei muscoli nella corsa dolevano per la tensione. Volevo fargli male, solo per aver provato a pensare di nuovo a quella impossibile soluzione. No, non era soluzione. Era una folle ingiustizia. Non potevamo arrogarci il diritto di mettere fine alla sua vita, anche se questo voleva dire prolungarne l’esistenza.
Battervamo la foresta millimetro per millimetro. La scia di James era ovunque. Cercavo di sfogare la rabbia correndo al massimo delle mie possibilità. Le mie mani nervose sradicarono alcuni alberi che lanciai con tutta la forza che avevo. Sentivo la paura attorno a me. Nemmeno un animale fiatava, erano scappati tutti Nemmeno il canto di un uccello. La foresta era paralizzata. Io ero devastato. Stavo dando libero sfogo alle mie emozioni, quando percepii una scia, un odore conosciuto. Quella della femmina. Si erano incontrati? Perché? Aveva smesso proprio allora di seguirci? Sembrava una possibilità concreta. Quale informazione gli aveva dato?”.
Fui assalito dallo sconforto. E se lei avesse trovato Bella. Se lui si fosse diretto da lei? Ora avrebbe avuto un largo vantaggio.
Le tracce che ci riportavano al vampiro si allontanavano sempre più dal nostro percorso. Le seguimmo fino a quando, al di là della foresta, arrivammo all’aeroporto.
“Carlisle, ha preso un aereo!” tremai all’idea.
“Edward non dobbiamo allarmarci. James non aveva indizi per arrivare a Bella. Sarà semplicemente tornato a Forks per ricominciare la sua caccia” disse Carlisle con un tono calmo. Ma nemmeno lui ci credeva. Cercava di ominare i suoi pensieri, ma non riusciva. Sapevo che era spaventato. Che temeva per Bella. Temeva per me. Sapeva che non sarei mai sopravvissuto alla sua morte.
“Posso avere il tuo cellulare? Voglio chiamare Alice, voglio sapere come sta Bella!”
Ovviamente Carlisle era sempre più che disponibile. Prese il cellulare e chiamò lui stesso Alice.
“Alice, cara. Abbiamo un problema. Pensiamo che James abbia cambiato il suo piano. Lo abbiamo perso, non ci sta più seguendo. Ha preso un aereo ma non sappiamo dove è diretto” .
Feci segno a Carlisle di passarmi il cellulare, ero impaziente di sentire la sua voce.
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capitolo 21 - INQUIETUDINE ...continuo

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Lun Lug 27, 2009 10:18 am

“Alice, Bella è lì vicino a te? Edward vorrebbe parlarle!”
Carlisle mi passò il cellulare.
“Pronto?”
Quella voce mi riempì di gioia. Bella stava bene, nessuno le aveva fatto del male, ancora. L’inquietudine che in questi ultimi minuti si era impossessata di me svanì immediatamente. Adesso il mio unico pensiero era rivolto a lei.
“Bella” la chiamai.
“ Oh, Edward! Ero preoccupatissima!“
“ Bella, ti ho detto di preoccuparti solo di te stessa”
“ Dove sei?”
“Appena fuori Vancouver. Bella, mi dispiace: l’abbiamo perso. Si muove con prudenza, riesce sempre a starci lontano quel tanto che basta perché mi sia impossibile sentire ciò che pensa. Ma adesso è sparito … sembra che abbia preso un aereo. Probabilmente tornerà a Forks per ricominciare la caccia da capo”. Almeno era quello che speravo. Ma non potevo parlarle dei miei timori, già lo stato di ansia alla quale era sottoposta era troppo per lei.
“Lo so. Alice l’ha visto altrove”.
“Tu però non devi preoccuparti. Non troverà niente che lo porti a te. Devi soltanto restare lì ed aspettare che lo ritroviamo”.
“D’accordo. Esme è da Charlie?”
“Si. La femmina è tornata in città. È passata da casa tua, ma Charlie era al lavoro. Non gli si è avvicinata, perciò non preoccuparti. È al sicuro, guardato a vista da Esme e Rosalie”.
“E lei cosa fa?”
“Probabilmente sta cercando la scia giusta. Stanotte ha battuto la città intera. Rosalie l’ha seguita in aeroporto, lungo le strade della periferia, a scuola … sta scavando, Bella, ma non troverà niente“.
“E tu sei certo che Charlie sia al sicuro?”
“Si. Esme non lo perde di vista. E presto la raggiungeremo anche noi. Se il segugio si avvicina a Forks, lo prenderemo”.
“Mi manchi” sussurrò
Bella era di una dolcezza sconcertante. Anche se la sua vita era in pericolo, forse come mai prima, riusciva sempre a dimostrarmi quanto mi amava. Il mio freddo corpo fu attraversato da un lampo di calore – il dolce tempore che solo lei sapeva trasmettermi con il suo amore.
“Lo so, Bella. Credimi, lo so”. Era proprio quello che provavo io. Anzi era forse meno di quello che provavo io, come potevo non saperlo? “È come se ti fossi portata via metà di me stesso”.
“E allora vieni a riprendertela”.
“Presto, il più presto possibile. Prima ti salverò”.
“Ti amo”. anche questo lo sapevo. Era stata proprio lei a confessarmelo, prima che tutto iniziasse.
“Ci credi se ti dico che, malgrado tutto quello che ti sto facendo subire, ti amo anch’io?”
“Si, certo che si”
“Verrò a prenderti presto” le promisi
“Ti aspetto”.
Sentire la voce di Bella mi aveva tranquillizzato. Ma allo stesso tempo, non sapere quali fossero i piani di James e dove fosse in quel momento, mi metteva in agitazione.
Decidemmo di tornare a Forks, e di ricominciare le nostre ricerche. Sicuramente ci saremmo trovati vantaggio se fosse tornato lì: conoscevamo perfettamente la città e perlustrarla completamente non sarebbe stato affatto difficile.
Durante tutto il tragitto di ritorno mi domandai cosa avesse fatto cambiare idea a James. Aveva scoperto il nostro piano? Aveva capito dove si nascondeva Bella? Tutte queste domande non facevano che aumentare la confusione nella mia testa. L’unica cosa che in quel momento mi avrebbe confortato sarebbe stato rivedere Bella. Stringerla tra le mie braccia, e constatare con i miei occhi che fosse al sicuro.
Battemmo tutta la città, ma non trovammo tracce ne di James, ne’ della femmina. Era come se non fossero mai passati. E questo non faceva che avvallare i miei timori.
E se nel frattempo lui fosse già arrivato a Phoenix? Se avesse fatto del male a Bella?
Non me lo sarei mai perdonato.
Quindi decisi che sarei andato a riprendermi ciò che era mio, prima che qualcuno avesse avuto anche solo la remota possibilità di portarmela via per sempre.
“Carlisle, io vado a Phoenix” gli comunicai appena ritornammo da uno dei tanti giri di perlustrazione.
“Aspetta Edward, non puoi andare da solo. Io ed Emmett verremo con te”.
“No. Non so quanto tempo dovrò restare fuori, forse un mese, o un anno. Non potete lasciare casa per tutto questo tempo”.
“Edward forse dimentichi che anche Rosalie ed Esme hanno la nostra stessa forza e immortalità, non hanno bisogno della nostra protezione. E poi non resteremo con voi per tutto il tempo, ma solo quello necessario per trovarvi una adeguata sistemazione. Hai bisogno di noi. Hai bisogno di qualcuno che protegga Bella e di quante più mani possibile per finire lui”.
“Ok Carlisle. Voglio avvertire Bella che domani saremo da lei”.
Non attesi nemmeno un attimo, prima di impugnare il cellulare e di chiamare Alice. Fortunatamente non lasciò squillare il telefono a lungo prima di rispondere. Il mio cuore spento non avrebbe retto l’attesa.
“ Carlisle, novità?”chiese con un velo di preoccupazione.
“ Alice, sono Edward”.
“ Ciao Edward. Allora?”
“ Innanzitutto spiegami meglio cosa hai visto”.
“ Edward ho visto una stanza. Una scuola di danza secondo Bella. Ha detto che le ricordava la scuola di danza che frequentava da piccola. Si trova qui a Phoenix. Non volevo allarmarti perché, come giustamente ha detto anche lei, tutte le scuole di danza hanno più o meno le stesse caratteristiche. E poi ha detto che nulla in quella scuola potrebbe portare James a lei. Anche qualora fosse proprio quella che lei ha frequentato da bambina”.
“ Ok Alice. Puoi passarmi Bella? Voglio parlarle” snetivo come mai prima d’ora l’esigenza del conforto che potevo trovare solo nelle sue sue parole. Nella sua voce delicata. Avrei tanto oluto sentire le piccole vibrazioni dell’aria urtata dal suono delle sue parole. Ma mi sarei accontentaa di sentirla per telefono. Per ora.
“Bella dorme. È meglio se la lasci riposare. Era molto tesa oggi”.
“Volevo dirle che domani io, Emmett e Carlisle verremo a Phoenix per prenderla e portarla al sicuro. Partiremo con il primo volo da Seattle, quello delle sei. Atterreremo all’aeroporto di Phoenix alle nove e quarantacinque. Fatevi trovare all’aeroporto, così potremo prendere il primo volo disponibile, che ci porti il più lontano possibile”.
“Appena Bella si sveglierà la informerò io. Non preoccuparti, domani saremo all’aeroporto”.
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Capitolo 22 Phoenix continuo...

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 6:44 pm

Capitolo 22 Phoenix

La notte sembrava non finire mai. Impiegammo gran parte del tempo a pensare ad un piano, una strategia che ci potesse permettere di scappare senza lasciare tracce e senza destare sospetti.
Sicuramente avremmo lasciato l’America, forse ci saremmo diretti in Europa o meglio ancora in Australia, la cosa importante era tenere Bella lontano da tutto questo.
Non sapevo quanto tempo saremmo rimasti lontani, quanto Bella avrebbe potuto resistere senza rivedere la sua tenera mamma, senza chiedere scusa a Charlie per quello che gli aveva detto. Probabilmente avrebbe dovuto rassegnarsi, ci saremmo rifatti un’altra vita e avrebbe dovuto cancellare il suo passato. La mia famiglia era abituata agli spostamenti, procurarci dei falsi documenti non sarebbe stato difficile.
Ma convincere Bella, quello si che sarebbe stato complicato! Farle capire quanto la sua vita era in pericolo sicuramente sarebbe stata l’impresa più ardua. Ma come potevo darle torto? Avrebbe vissuto con me, ma lontano dal suo mondo, dai suoi familiari, dai suoi amici. Non le stavo chiedendo di vivere , ma di sopravvivere. Ne sarebbe valsa la pena? Lei forse mi avrebbe risposto di si, ma in cuor mio sapevo che non era la verità.
Provai una sensazione di forte nostalgia quando ripensai che erano passati mesi dall’ultima volta che avevo trascorso una notte a casa mia.
Da quando Bella faceva parte della mia esistenza, passavo le mie notti al suo fianco. Guardarla dormire mi rendeva felice, riuscivo a scrutare tutti i particolari del suo viso, la potevo osservare senza metterla in imbarazzo. E poi solo in quel modo potevo appagare il mio senso di protezione nei suoi confronti; lo stesso senso che in questo momento stava strillando, perché Bella non era al sicuro tra le mie braccia.
Rosalie ci accompagnò all’aeroporto. Le strade erano deserte, la città dormiva ancora.
Il decollo era previsto per le 6:00, ma alle 5:40 io, Carlisle ed Emmett avevamo già occupato i nostri posti ed aspettavamo con ansia la partenza.
Alice, Jasper e Bella ci avrebbero aspettato all’aeroporto.
Solo 4 ore e l’avrei rivista. Avrei rivisto i suoi occhi, accarezzato la sua pelle, sentito il suo cuore battere, l’avrei riabbracciata tanto forte da toglierle il respiro.
Pensare alla mia esistenza senza Bella sarebbe stato impossibile. Chi avrebbe riempito le mie giornate? Chi avrei amato più di ogni altra cosa al mondo?
Bella ormai popolava il mio mondo, senza di lei sarei ritornato nel buio più profondo. Mi sarei sentito di nuovo solo, anzi, ancora più solo perché in passato non avevo mai conosciuto l’amore, la felicità, la gioia di trascorrere ogni singolo momento solo con lei.
Per un istante pensai a cosa avrei fatto se l’avessi persa, se non fossi riuscito a salvarla …
La mia mente non riusciva a rassegnarsi a tutto questo. Sicuramente se fossi stato ancora un essere umano non sarei riuscito a sopportare il dolore immenso che avrei provato.
Ma un essere immortale non poteva essere distrutto dal dolore. Allo stesso tempo sopravvivere senza di lei sarebbe stato inammissibile. Come potevo annientare me stesso? Chiederlo ai miei fratelli sarebbe stato inutile. Nessuno di loro l’avrebbe fatto, nemmeno se glielo avessi chiesto in cambio dell’affetto che provavo nei loro confronti.
Sicuramente avrei potuto battermi con James e perdere. Ma se avesse solo sfiorato Bella, non gli avrei permesso di sopravvivere. Lo avrei seguito, allestendo una caccia in piena regola, fino in capo al mondo per poterlo annientare, distruggere con le mie stesse mani.
Ma chi avrebbe fatto poi, tacere per sempre il mio malumore? Chi mi avrebbe liberato dallo stato di eclissi in cui mi sarei ritrovato? Non c’era altra soluzione, avrei dovuto scatenare l’ira dei Volturi. Nessuno meglio di loro poteva farlo. Avrei potuto spiegargli semplicemente quanto era accaduto, e forse senza farsi alcun problema avrebbero assecondato il mio desiderio. Altrimenti, se non avessero voluto darmi retta, li avrei messi alle strette, disobbedire alla legge vuol dire morte, senza alcun tipo di inflessioni.
Durante il viaggio la mia mente non riusciva a tacere. Più volevo convincermi che io e Bella saremmo riusciti ad andare via senza che le accadesse nulla, più la mia parte razionale mi diceva che James ci avrebbe comunque dato la caccia ovunque.
E se avesse agito non appena io e Bella fossimo rimasti soli? Per noi vampiri non era un problema aspettare, avevamo l’eternità davanti. Io, in quel caso, cosa avrei potuto fare? Proteggere Bella o attaccare lui? Rischiavo di impazzire per tutte le domande che mi stavo facendo.
“Edward, cosa c’è figliolo?”
Carlisle come sempre riusciva a captare tutti i miei stati d’animo. Era un ottimo osservatore e conosceva tutti noi meglio di un padre che ha allevato i suoi figli naturali.
“Non so Carlisle, ma ho troppi dubbi. Non so quante possibilità abbiamo che tutto vada a buon fine”
“Edward non preoccuparti, noi siamo in 7 e lui è solo, o al massimo accompagnato dalla femmina. Noi siamo un gruppo forte, non riuscirà a separarci. Non gli permetteremo nemmeno di arrivare a Bella”.
“Carlisle io mi fido di voi. Ma non sottovalutare James, è nato per questo. Ed io gli ho offerto la sfida più eccitante della sua esistenza. Non sarà facile”.
“Edward tutti sappiamo che non sarà facile, ma sappiamo anche che non è impossibile. Adesso pensiamo a come portare Bella in un posto sicuro, e poi cercheremo di scovare James. Così non avrà nemmeno la possibilità di avvicinarsi a lei”.
“Hai ragione, solo che la preoccupazione che le possa succedere qualcosa rischia di farmi perdere la ragione”.
Il viaggio fu eterno, l’aereo non sembrava volersi avvicinare. Ero impaziente, nervoso, arrabbiato. Per scacciare questi pensieri sconvolgenti cercai un minimo di distrazione nelle menti che mi circondavano.
“Guarda che unghie rovinate, devo assolutamente comprare uno smalto rinforzante” pensò la ragazza con la giacca rossa. Cambiai soggetto ma non andò meglio “Sono quasi due settimane che non vado in palestra, devo andare ad allenarmi oggi stesso, altrmenti questa estate farò una figuraccia” si crucciava il suo compagno di posto.
Mi soffermai a pensare. Non riuscivo a capire i pensieri inutili di certi umani, così conformati gli uni agli altri. Così presi a vivere la vita che gli altri si aspettano da loro, per riuscire a rendersi conto di essere vivi. Io avevo l’eternità davanti a me e non sopportavo più di buttarla via, alcune volte, non per mia scelta, ero costretto a vivere le vite degli altri. Non avevo bisogno di libri, film, gossip o sogni… ovunque mi muovessi leggevo quelli degli altri. Ma loro… per loro era diverso - avevano poco tempo davanti a sé e lo buttavano via imbambolandosi davanti a quel terribile macchinario di false illusioni chiamato televisione. Erano pecore, che in gregge si muovevano verso ciò che dall’alto veniva loro sub liminalmente ordinato. Emozioni, sentimenti, esigenze, pensieri… tutto finto, falso, così banale e precostruito! Nessuno, tranne Bella, sembrava vivere la sua vita realmente, intensamente. Come fantasmi vagavano privi di alcuno spessore. Ma Bella… lei era diversa, per questo riusciva a stupirmi ogni giorno. Non si preoccupava di essere accettata, avevo quasi l’impressione che, in qualche modo, ci avesse rinunciato. Troppo matura, trovava futili gli interessi dei suoi coetanei, troppo brillante, trovava noiose le preoccupazioni degli adulti. Bella era Bella, speciale nella sua unicità. E ora.. ora io e Bella, ci eravamo finalmente uniti, eravamo diventati un tutt’uno, facevamo parte l’uno dell’altra, speciali… senza dubbio, per la prima volta felici! Avevamo trovato la nostra isola felice, che viaggiava, fluttuando nell’etere, prescindendo dallo spazio e dal tempo. Portavamo con noi solo l’Amore, un prezioso tesoro che credevo non fosse mai realmente esistito. E nulla sarebbe più contato se solo… se solo l’isola non fosse stata raggiunta, assediata! Avevi quasi lasciato che il tesoro venisse sfilato dalle mie stesse mani. Volavo da Bella, a breve il nostro destino sarebbe stato segnato. E stavo per perdere l’unica cosa al mondo che rendesse la mia esistenza degna di essere vissuta.
Ero ancora immerso nei miei pensieri quando il capitano annunciò che ci stavamo apprestando all’atterraggio.
Scendendo dall’aereo - forse era solo una mia impressione - riuscivo a sentire già l’odore di Bella. Non so se dipendeva dalla troppa voglia che avevo di vederla, ma a me sembrava che il vento portasse con se quella fragranza dolce e delicata che la distingueva da tutte le altre.
Quando arrivai in aeroporto, istintivamente, cercai la mente di Alice, per capire dove fossero.
I pensieri di Alice era disordinati, non riuscivo a distinguere il futuro che lei poteva vedere, ed il presente che stava vivendo. Evidentemente era in uno stato di agitazione tale che nemmeno lei riusciva ad ordinare quello che le passava per la testa. Comunque ci dirigemmo verso l’uscita e da lontano potevamo già vederli. Non riuscivo a vedere Bella. Quindi mi precipitai, questa volta, nella mente di Jasper, per cercare di rubare qualche pensiero.
Restai sorpreso quando vidi che anche Jasper era agitato, turbato. Per lui era così facile controllare le emozioni che quasi niente riusciva a scalfirlo.
Riuscii ad individuare solo poche immagini, che però bastarono a darmi l’idea di cosa stesse accadendo. Il mondo mi crollò addosso. Pensai ad Aro, lo supplicai, lo invocai. Vedevo già la fine: Bella era scomparsa, o meglio, Alice l’aveva vista scappare. Le immagini, però, erano talmente offuscate che non mi permettevano di capire cosa fosse realmente accaduto. Dovevo restare lucido, ragionare, ma il panico prese il sopravvento, imprigionando la mia mente in quelle poche immagini sfuocate e confuse, che restavano come un puzzle irrisolto. Accelerai istintivamente il passo già veloce, impaziente di raggiungere i miei fratelli, per avere delle spiegazioni.
“Edward, non so come spiegartelo. Ho accompagnato Bella in bagno e mentre aspettavo che uscisse Alice mi ha raggiunto. Ha avuto una visione in cui vedeva Bella scappare”.
“Si Edward, ero seduta ad aspettare che il vostro volo atterrasse, quando ho avuto questa premonizione. Bella stava uscendo dalla porta del retro del bagno. Non so cosa l’ha spinta a scappare. Mi dispiace tanto Edward, è tutta colpa mia, dovevo accompagnare io Bella, e invece lei ha insistito tanto che la accompagnasse Jasper, che non le ho saputo dire di no”.
Alice era sinceramente dispiaciuta dell’accaduto, raccolsi quindi le poche forze e il poco buon senso superstiti della mia disperazione per non reagire violentemente contro di lei.
“Va bene Alice, non preoccuparti, non è colpa tua. Però adesso dobbiamo trovarla. Da sola si metterà solo nei guai”.
“Edward, devo dirti una cosa” sibilò appena.
Alice aveva gli occhi pieni di terrore. Non era da mia sorella preoccuparsi inutilmente, quindi sprofondai nella consapevolezza di chi sa di essere ancora ignaro della parte peggiore..
“James è qui a Phoenix. Ho avuto una visione, era a casa di Bella” .
Sentii la terra cedere sotto i miei piedi. Anzi, sperai che in quel momento si aprisse una voragine e che del magma fuso mi riducesse in cenere. Sicuramente il dolore che mi avrebbe provocato sarebbe stato niente in confronto alla sofferenza che stavo provando. Non riuscivo più a muovere i muscoli in modo volontario, il panico mi aveva pietrificato. Perché? Perché era scappata in quel modo? Cosa l’aveva spinta a fuggire da chi la proteggeva? E soprattutto, dove si trovava adesso? Avevo bisogno di informazioni per trovarla, prima che fosse troppo tardi. Questa era la mia paura più grande, arrivare troppo tardi. Se quel vampiro l’avesse trovata adesso che era sola ed indifesa? E se le avesse fatto qualcosa?
Senza dare alcuna spiegazione ai miei familiari, e senza aspettare che si decidesse il da farsi, iniziai a seguire le tracce di Bella.
Arrivai davanti alla porta del bagno, dove Jasper aveva visto Bella per l’ultima volta. Entrai, provocando anche un po’ di scalpore tra le donne che occupavano il bagno, tutte prese nel rifarsi il trucco davanti agli specchi. Uscii per la porta secondaria seguendo ovviamente la scia di Bella che era ancora molto forte. Aveva utilizzato l’ascensore. Salii anch’io e, senza preoccuparmi degli altri passeggeri, mi concentrai per capire dove la scia di Bella fosse diretta, e mi accorsi che era scesa al primo piano. Continuai a seguirla, raggiungendo e superando l’uscita dell’aeroporto, fino a quando non arrivai al marciapiede dove mi bloccai perché il suo profumo inebriante era letteralmente scomparso. Sicuramente si era allontanata con un qualsiasi mezzo di trasporto.
Avrei dovuto trovare una soluzione per poter arrivare da Bella nel modo più veloce, senza però impressionare gli abitanti di Phoenix.
Improvvisamente, voltandomi, vidi una BMW nera con i vetri scuri parcheggiata in bella vista, senza che nessuno la sorvegliasse o costeggiasse. Una macchina veloce che mi avrebbe permesso di girare indisturbato per la città, senza destare alcun sospetto. che avrei potuto prendere in prestito per qualche ora .
Senza pensarci neanche un minuto di più, mi avvicinai all’auto e forzando leggermente la portiera la aprii. Nessun antifurto iniziò a suonare - sicuramente un segno a mio favore. Entrai nella vettura e come un razzo mi misi in strada.
La mia prima fermata sarebbe sicuramente stata a casa di Bella. l’ultimo posto dove Alice aveva visto James, e sicuramente avrei trovato qualche indizio per continuare la mia caccia.
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Capitolo 22 Phoenix ...continuo

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 6:45 pm

Durante il viaggio iniziai a studiare le menti di tutte le persone che incontravo, sperando di rivedere il volto di Bella, ma nessuno l’aveva vista, o almeno nessuno l’aveva notata.
Molto spesso controllavo le menti dei miei fratelli per capire dove fossero. Anche loro erano alla ricerca di Bella e stavano perlustrando le zone più periferiche della città.
Giunto quasi fuori casa di Bella, la mia mente venne catturata da ciò che mia sorella stava vedendo, anzi da ciò che aveva trovato. Nella Mercedes di Carlisle, nascosta sotto un sedile, vi era una lettera scritta da Bella ed indirizzata a me. Riuscivo a leggere le parole dalla mente di mia sorella.
Edward,
ti amo. Mi dispiace tanto. Ha preso mia madre, devo provarci. So che potrebbe non funzionare. Mi dispiace, mi dispiace tanto.
Non prendertela con Alice e Jasper. Se riuscirò a scappare da loro sarà un miracolo. Per favore , ringraziali da parte mi . Soprattutto Alice.
E per favore, per favore, non venire a cercarlo. Credo sia proprio ciò che vuole. Non posso sopportare che qualcun altro si faccia del male per colpa mia, soprattutto se quel qualcuno sei tu. Ti prego, questa è l’unica cosa che ti chiedo. Falla per me.
Ti amo. Perdonami
Bella
Sapevo che non era scappata da me, o dalla mia protezione. Amavo Bella anche per questo, coraggiosa e intraprendente quando voleva. Altruista e capace di amare non solo se stessa. Ma la richiesta che mi stava facendo era assurda. Come avrei potuto lasciarla a quel destino?
Corsi più che potevo verso il vialetto dell’abitazione. Scesi dall’auto e mi accorsi che la scia di Bella era fortissima, ciò voleva dire che era passata da poco, anzi pochissimo tempo. Iniziai a seguirla. L’aria era impregnata dell’odore di Bella. Il sole ed il caldo di questa zona risaltavano ancora di più la sua fragranza. In alcuni tratti del percorso era caduta, forse aveva perso del sangue. Pensai al mio piccolo angelo che con queste temperature infernali, con la paura che sicuramente sentiva, e che, con un coraggio smisurato, si trascinava verso quell’assassino solo per salvare sua madre.
Seguendo la scia giunsi fuori la scuola di danza che Alice individuato nelle sue visioni. Solo allora mi resi conto che anche i miei familiari stavano correndo verso la scuola di danza, e che erano molto vicini. Ma non potevo aspettare loro per entrare, ogni minuto era vitale per lei.
Bella era all’interno. Dall’estero si sentivano solo le sue urla e dei rumori assordanti.
Cosa le stava facendo quel viscido mostro? Mi precipitai dentro.
Appena entrai nella scuola, l’odore del sangue di Bella mi avvolse.
Pensai di essere arrivato troppo tardi, ma vidi immediatamente che quel mostro era su di lei, e la stava uccidendo. Ma non bevendo il suo sangue, la stava torturando, provocandole una sofferenza atroce, che tutti potevamo sentire attraverso i suoi gemiti.
Nulla riuscì a trattenermi. La mia parte razionale era interamente offuscata dal mio istinto .
Incredibilmente tutti i miei sensi erano concentrati su James. La vista, l’olfatto, l’udito, erano stati tutti completamente catturati da quel vampiro. Sentivo un impulso del tutto naturale che voleva annientarlo, distruggerlo. Mi sentivo quasi rapito. Anche se la donna della mia vita era a terra, priva di sensi, che si dimenava per il dolore, io in quel momento non riuscivo a reagire, ero completamente vittima della mia natura. Immediatamente mi scaraventai su di lui e lo scagliai il più lontano possibile. Avrei voluto fare a brandelli le sue carni con i miei stessi denti, ma i miei fratelli, che avevano appena varcato la soglia della porta, lo portarono via; avrebbero pensato loro a quell’assassino.
Immediatamente, ritornato in me, corsi da Bella.
Era completamente svigorita. Perdeva moltissimo sangue, aveva una frattura alla gamba, e diverse lesioni un po’ su tutto il corpo. Se non avessimo agito in fretta sicuramente non sarebbe sopravvissuta.
“Oh no,Bella, no!” non poteva lasciarmi così “Bella, ti prego! Bella ,ascoltami,ti prego. Ti prego, Bella ti prego”. Era tutto ciò che riuscivo a dirle, la stavo implorando di non lasciarmi, di non mollare, lei era forte! Sapevo che avrebbe potuto farcela!
“Carlisle” chiamai mio padre e lo sollecitai a correre da lei, non potevamo perdere altro tempo, o sarebbe stato troppo tardi. Ed io non me lo sarei mai perdonato.” Bella, Bella, no! Oh ti prego, no, no!“.
“Edward” la sentii pronunciare il mio nome. Anzi in realtà sentii un piccolo soffio d’aria che proveniva dalle sue labbra.
“Bella” la chiamai, con la speranza che ciò che avevo sentito non fosse un’allucinazione ma la sua vera voce.
Ma Bella non mi rispose… iniziai a pensare al peggio, vederla in quello stato mi faceva dannare. Era solo colpa mia, solo ed esclusivamente colpa mia.
Carlisle iniziò a visitarla. Le sue condizioni erano pessime, non so quante speranze avesse di sopravvivere.
“Ha perso sangue, ma la ferita alla testa non è profonda. Attento alla gamba, è rotta. Anche qualche costola credo”
Continuò a visitarla, controllò ogni centimetro del suo corpo, gli arti superiori ed inferiori, la colonna vertebrale, l’addome, il petto e qualsiasi altro distretto dell’organismo. Carlisle come sempre era fiducioso, ma Bella continuava a soffrire ed a gemere.
“Edward” mi chiamò di nuovo. Questa volta la sua voce era reale. Mi riempì il cuore di gioia. Ero convinto che prima l’avessi immaginata, e invece era proprio lei che mi chiamava, che mi cercava!
“Bella, andrà tutto bene. Mi senti, Bella? ti amo” cercai di tranquillizzarla. Doveva sapere che non l’avrei mai abbandonata, che sarei rimasto al suo fianco per sempre, qualsiasi cosa fosse accaduta.
“Edward” ripetè
“Si, sono qui” la rassicurai e le presi la mano ”Lo so, Bella, lo so”. Guardai Carlisle, perché solo lui in quel momento poteva aiutarmi. “Non puoi farci niente?”
“La valigetta, per favore” mi rispose serio più che mai. “Trattieni il respiro Alice, sarà meglio”.
“Alice?” la chiamò Bella con un soffio di voce.
“È qui, sapeva dove ti avremmo trovata”.
“Mi fa male la mano” gemette. Era dolorante, qualsiasi punto del corpo era lesionato.
“Lo so, Bella. Carlisle ti darà qualcosa per calmare il dolore”
Improvvisamente urlò “la mano sta andando a fuoco”.
Non capivo cosa volesse dire. Forse stava semplicemente delirando perché sopraffatta dal dolore. “Bella?“
“Il fuoco! Qualcuno spenga il fuoco!“ urlò per l’ennesima volta. Mi girai e le guardai attentamente la mano, per capire a cosa si riferisse. E poi vidi una piccola mezza luna dalla quale fluivano tante goccioline di sangue.
“Carlisle! La mano!”.
Avrei rinunciato alla mia esistenza pur di non permettere ciò che stava accadendo. Anche Carlisle come me era sconvolto, non sapeva cosa fare. Ma entrambi non potevamo fare più niente ormai. Il veleno si stava impossessando di Bella, e non l’avrebbe mai più lasciata. Il mio tenero angelo si stava trasformando in un mostro! Ma non potevo permetterlo! Non potevo laciare a James questa vittoria. Non era ammissibile che l’anima dell’essere più importante della mia vita venisse rubato dal peggiore mostro che avesse incrociato il mio cammino!
“L’ha morsa” confermò Carlisle.
“Edward devi farlo” urlò Alice. “Devi trasformarla. Il veleno che le scorre nelle vene è pochissimo. Così impiegherà solo più tempo per la trasformazione, e soffrirà molto di più!”
“No” sentenziai, non l’avrei mai trasformata così. Non poteva essere trasformata con il veleno di quel mostro, non sarebbe avvenuto ora, non in questo modo!
“Alice” urlò Bella, quasi come se le stesse chiedendo aiuto. Come se stesse chiedendo ad Alice di esaudire il suo desiderio. Ma come poteva volere ancora essere trasformata, nonostante il dolore che stava sentendo? E soprattutto, dopo ciò che le avevo fatto patire, come poteva ancora voler condividere la sua esistenza con me? Doveva odiarmi, ed invece continuava ad amarmi, mi cercava, voleva assomigliare a me. Era disposta a cedere la sua vita per me.
“Potrebbe esserci ancora una possibilità” affermò Carlisle. Quelle parole aprirono uno spiraglio di luce nel buio che mi circondava! Mi diedero una piccola possibilità di continuare a sperare che Bella non venisse trasformata in questo modo, ma che fosse lei a scegliere dove, quando e soprattutto da chi essere trasformata.
“Quale?” chiesi immediatamente a mio padre.
“Prova a succhiarle il veleno. Il taglio è piuttosto pulito”.
No! Carlisle mi stava chiedendo qualcosa di impossibile. Ma non sarei mai riuscito a trattenermi. Non potevo mettermi alla prova così. Il sangue di Bella, il dolce sangue di bella che scendeva nella mia gola assetata. Non sarei mai riuscito a fermarmi. La mia natura avrebbe vinto e l’avrei uccisa. Desideravo il sangue di Bella dal primo momento che l’avevo vista e più di chiunque altro. Mettermi alla prova in questo modo sarebbe stato troppo rischioso. Non sarei mai riuscito a fermarmi. L’avrei uccisa con le mie stesse mani, più di quanto non stessi già facendo. Era come proporre ad un tossicodipendente una dose di eroina pura in cambio della sua stessa vita. Il mostro di sarebbe risvegliato e non sarei riuscito a sconfiggerlo. Sarei arrivato ad un punto di non ritorno. Ma come potevo non provarci? La vita di Bella dipendeva da me e dalla mia forza di volontà! Non le avevo già rovinato la sua breve esistenza? Adesso, per farmi perdonare di tutto ciò che le avevo fatto vivere, avrei dovuto salvarla. Avrei dovuto toglierle, goccia dopo goccia, tutto il veleno che quell’essere abominevole le aveva iniettato nelle vene.
“Funzionerà?” chiese Alice
“Non lo so” rispose cupo Carlisle. ”Ma dobbiamo sbrigarci”. Era preoccupato perché sapeva quanto ciò che mi stava chiedendo fosse complicato.
Tutti mi guardavano, volevano sapere quale fosse la mia decisione. Ma non sapevo cosa dire, perché nemmeno io credevo tanto in me stesso da assicurare che tutto sarebbe andato a buon fine.
“Carlisle, io … non so se posso farcela”
“La decisione spetta a te. Non posso aiutarti. Se tu non succhierai il sangue dalla mano, io non potrò fermare il sangue dalla testa”
“Edward” gridò improvvisamente Bella. Chiedeva il mio aiuto, come potevo abbandonarla proprio ora che aveva bisogno di me?
“Alice portami qualcosa per tenerle la gamba ferma!” ordinò Carlisle. La tensione iniziava a salire, l’indecisione era palpabile nell’aria.
“Edward devi farlo subito altrimenti sarà troppo tardi” mi esortò.
Decisi di sfidare me stesso. Per tanto tempo avevo combattuto contro il mostro che era in me, e lo avrei fatto anche in quel momento, non potevo arrendermi.
Diedi una boccata d’aria, già completamente pervasa dall’assurdo profumo del sangue di Bella. Come potevo pensare proprio ora a quanto fosse piacevole quell’odore? Mi disgustavo più che mai. Trattenni quindi il respiro e con il mio fermo cuore in gola, appoggiai lentamente le mie labbra sulla sua mano.
Appena le mie labbra furono a contatto con il calore del dolce sangue di Bella, sentii un ruggito dentro di me. Era il mostro, era sveglio. Nuovamente. Iniziai a portare via dalla ferita di Bella tutto il veleno per evitare che arrivasse a fermare il suo cuore. La quantità di veleno presente nel suo sangue era minima, eravamo arrivati poco dopo il tentativo di James di rubarle la vita..
Sentivo il sangue di Bella fluire delicatamente nella mia bocca. Mai in passato avevo provato un piacere tale. Aveva un gusto particolare, un profumo unico che nessuna mia preda fino ad ora era stata in grado di eguagliare. Forse era anche meglio di come me lo immaginavo.
Ad ogni sorso mi rendevo conto di essere sempre meno padrone di me stesso, la mia mente era offuscata, ero stato praticamente catturato da quella fragranza. Provai un attimo ad immaginare che gusto avrebbe avuto se non fosse stato sporcato dal veleno di quel vampiro. Sentivo il mio velenostagnare nella bocca, pronto per attaccare appena necessario. Il mostro che era in me poco alla volta, senza che io volessi, si stava impadronendo dei miei pensieri.
Il sangue era ormai pulito, quindi avrei dovuto fermarmi, ma non ci riuscivo. Man mano sentivo il cuore di Bella battere sempre più velocemente per consentire al poco sangue rimasto di irrorare tutti i distretti dell’organismo. La vedevo impallidire poco alla volta, ma era più forte di me.
Bella iniziava ad indebolirsi, stava quasi perdendo i sensi.
“Edward” mi chiamò, e quella dolce e vellutata voce mi riportò con i piedi per terra.
Come potevo pensare di ucciderla? Come potevo pensare di nutrirmi del suo sangue? Ucciderla sarebbe stato come uccidere me stesso.
“È qui, Bella” rispose Alice per tranquillizzarla.
“Resta Edward, resta con me…”
“Si resto” le risposi, non appena le lasciai la mano. E quelle parole furono per me più di una promessa.
“È uscito tutto?”
“Il sangue mi sembra pulito”.
“Bella?”
Bella cercò di rispondere, ma ormai era esausta “ Mmm”
“Il fuoco è spento?”
“Si” sussurrò. “Grazie Edward”
“Ti amo“ le confessai, anche se ormai le era sicuramente chiaro.
Ed infatti mi rispose ”Lo so”. E questo mi fece sorridere.
“Bella?” la richiamò Carlisle
“Cosa c’è?”
“Dov’è tua madre?”
“In Florida” rispose con un filo di voce “Mi ha imbrogliata, Edward. Ha guardato le nostre cassette”.
Improvvisamente Bella si ricordò di qualcosa.
“Alice, Alice, il video … ti conosceva. Alice, sapeva da dove venivi” non capimmo bene a cosa si riferiva, se stesse delirando oppure se fosse cosciente di ciò che diceva. Ma questo non era importante, perché appena si fosse ripresa, avrebbe avuto la possibilità di raccontare a tutti ciò che aveva visto.
“C’è puzza di benzina” aggiunse. Ignara che quella benzina serviva per uccidere quel mostro che d’ora in poi non le avrebbe fatto più del male.
“Possiamo portarla via” mi consigliò Carlisle.
“No, voglio dormire” rispose quasi arrabbiata.
“Puoi dormire, cara, ti porto io”
Ormai poteva fare sonni tranquilli, perché tutto era passato.
“Adesso dormi Bella” dormi amore mio.
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Capitolo 23 - Impasse continuo...

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 6:47 pm

Capitolo 23 - Impasse

Mentre Emmett e Jasper si occupavano dei resti di James, Alice, Carlisle, io e Bella,che ormai era priva di sensi, raggiungemmo la macchina che Carlisle aveva parcheggiato fuori casa della madre di Bella.
“E adesso cosa facciamo?” chiese Alice.
Bella non era vigile, sicuramente Carlisle aveva fatto il possibile per salvarla, ma avevamo bisogno di un ospedale per poterla curare. Carlisle ad occhio non era in grado di poter fare la corretta diagnosi, quindi non eravamo certi delle sue condizioni. Avevamo bisogno di una ecografia o di una T.A.C.
“Dobbiamo portarla in ospedale, Carlisle! “ eruppi.
“Si Edward, ma prima dobbiamo avere una corretta ricostruzione dei fatti. Non possiamo portare Bella in ospedale e dire che un vampiro voleva ucciderla. Dobbiamo inventarci qualcosa.”
Come potevamo spiegare l’accaduto? Le condizioni di Bella erano pessime, ed in qualche modo dovevamo spiegare come si era procurata quelle ferite.
“ Ok Carlisle. Ho un piano” rispose Alice. “diremo che Bella ha avuto un incidente, che è caduta dalle scale dell’albergo, che c’era del vetro a terra che le ha reciso la gamba”.
“In quale albergo? E soprattutto cosa ci faceva lì?” sbottai, accusando mia sorella per quella spiegazione assurda.
“Allora: Bella è venuta nell’albergo in cui alloggiavate tu e Carlisle. Nel salire le scale è inciampata e nel cadere ha rotto una finestra. La caduta ed il vetro le hanno procurato le ferite“.
“Alice, io e Carlisle non alloggiamo in nessun albergo!” cerai di spiegare a mia sorella, che aveva perso il senno della ragione. L’agitazione stava mandando in tilt la sua mente.
“Edward , Alice ha ragione” si intromise Carlisle. “Bella per adesso è fuori pericolo , non perde più sangue e possiamo aspettare qualche ora prima di ingessare le parti lese. Nel frattempo possiamo ricostruire i fatti. Andremo in albergo e prenderemo una camera. Alice farà finta di essere Bella, potrebbe indossare una parrucca, verrà in albergo e preparerà la scena dell’incidente.”
“Carlisle, non ci crederà nessuno, e poi Alice non perde sangue”.
Nonostante fossi scettico, in un certo senso sentivo che avrebbe potuto funzionare. Però avremmo dovuto organizzare tutto fin nei minimi particolari.
“Infatti abbiamo bisogno di sangue, anzi del sangue di Bella.”
Carlisle guardò Bella ed io capii cosa voleva fare.
L’idea era geniale, ma non riuscivo ad accettare l’idea che attribuissero a Bella, alle sue innocue difficoltà motorie la tragedia che per colpa mia l’aveva investita. Er vero, chiunque avrebbe creduto a questa versione, specialmente conoscendo Bella. Ma come potevo accettare che incolpassero lei per questo disastro, quando io, solo e unicamente io, ne ero responsabile?
“No, non sono d’accordo. Non possiamo dare a lei la colpa!” urlai.
“Edward, calmati, andrà tutto bene. L’ho visto” cercò di calmarmi Alice.
“Ti prego, non voglio, non è giusto che Bella venga incolpata per l’accaduto”.
“Edward, lei sarà d’accordo con questa versione” insistette Alice.
“Alice! Come puoi non capire! Bella sarebbe stata accondiscendente anche se la avessimo condannata a morte. Bella per difendere sua madre era pronta a morire. Bella per amare me era disposta a perdere la sua anima. Ma non per questo è giusto!”.
La rabbia e la tristezza erano ora incontenibili. Il mio corpo di ghiaccio non era abbastanza forte per trattenerle. Mi resi conto di avere appoggiato le mie mani sulle spalle di Alice, e di stringere quanto più potevo.
“Scusa” le chiesi abbassando lo sguardo per la vergogna.
“Tranquillo, Edward, sapevo che dovevi sfogarti, ma non mi hai fatto male. Sono dura quanto te” mi fece l’occhiolino. “Ti prego però. Adesso ragiona: dobbiamo portare Bella in ospedale e, anche se la versione non ti piace, è importante che la accetti e che ci sbrighiamo. Non sappiamo quali siano le sue reali condizioni. Fallo per lei, fallo per te, fallo per tutta la concentrazione e lo sforzo che ti sono costati per fermarti mentre bevevi il suo sangue” il suo tono era dolce e premuroso.
Ripensai nuovamente allo sforzo, al dolce sapore del sangue caldo che finalmente dava sollievo alla mia gola. Al mostro, che mi incitava a continuare. Alla sete insaziabile, che mai era stata tanto forte. Ripensai a quell’istante, durante il quale ero stato disposto a sacrificare la sua vita. Infine alla lucidità, che solo grazie all’amore, a tutto l’amore che provavo per lei, ero riuscito a riconquistare. Tra il disgusto per me stesso, per la creatura che, per quanto lo negassi, si celava in me, e la soddisfazione di essere riuscito a combattere la mia stessa natura in nome di qualcosa di più vero, di più nobile, di più sensato, decisi che avrei accettato qualunque cosa, perché Bella potesse stare nuovamente bene.
Bastò uno sguardo, rassegnato e speranzoso, perché Alice potesse vedere nuovamente con nitidezza il futuro. Un futuro in cui Bell riapriva gli occhi e stava bene.
Con delicatezza le sfilammo i vestiti, e mentre Alice la rivestiva con i suoi abiti, io e Carlisle ritornammo nella scuola ed inzuppammo tutto ciò che avevamo a tiro di sangue , per poterlo poi utilizzare per imbrattare l’albergo.
Bella era sdraiata in macchina. Carlisle mi aveva assicurato che era del tutto fuori pericolo e che, per tutta la morfina che le aveva iniettato, non si sarebbe svegliata prima di qualche ora. Avevamo il tempo necessario per agire.
Arrivati in albergo, io e Carlisle occupammo la nostra camera. Dopo qualche minuto arrivò Alice, le permisero di arrivare nella nostra stanza e sulle scale….
Il sangue era ovunque, Alice indossava gli abiti di Bella completamente imbrattati. Quando arrivammo alla Reception con Alice tra le braccia letteralmente piena di sangue, il direttore dell’albergo ci disse che avrebbe chiamato lui stesso l’ospedale più vicino.
Arrivati in ospedale, i medici videro Bella e capirono che le sue condizioni erano pessime.
“Sono Carlisle Cullen. Sono un medico dell’ospedale di Forks e vi chiedo di utilizzare la vostra struttura e, ovviamente la vostra collaborazione, per poter curare la ragazza di mio figlio. Ha avuto un incidente nell’albergo che ci ospitava”.
I medici gli diedero la loro completa disponibilità e, dopo aver controllato le generalità di Bella, permisero il suo ricovero.
A me toccava il compito più difficile. Avrei dovuto avvertire dell’incidente Charlie e Reneé. Ma cosa gli potevo raccontare? Sicuramente mi avrebbero ritenuto responsabile dell’accaduto, ed io non potevo provare il contrario, ne’ lo volevo. Ero responsabile!
“Edward, avverto io i genitori di Bella. Tu sei troppo agitato ed in questo modo finiresti per farli preoccupare più del necessario“.
“Grazie Alice, era proprio a questo che stavo pensando. Non saprei proprio cosa dirgli”.
Alice avvertì prima Charlie,che rimase letteralmente sconvolto per l’accaduto. Al telefono gli tremava la voce, e si assunse anche le colpe per quanto era successo a sua figlia. Alice gli aveva chiesto di raggiungere l’ospedale, ma lui le aveva risposto che per adesso avrebbe preferito restare a Forks. Aveva però chiesto di parlare con Bella appena si fosse svegliata.
La telefonata di Reneé , invece, era stata straziante. Le urla della madre di Bella si sentirono per il raggio di qualche chilometro. Mentre Alice era al telefono tutti ci guardavano, per capire quale sconvolgente notizia stavamo dando a quella donna. Appena si calmò ci disse che avrebbe preso il primo aereo dalla Florida per arrivare a Phoenix il prima possibile.
L’attesa era nervante. Eravamo tutti impazienti ed il continuo bippettio del monitor che indicava le pulsazioni di Bella era l’unico suono che si diffondeva nell’enorme stanza bianca. Ormai erano giorni che aspettavamo il suo risveglio, e la tensione e l’ansia erano palpabili nell’aria.
Io e Renée condividevamo la stanza, anche se nessuno faceva caso all’altro. Oltre alle presentazioni iniziali, tra di noi non vi era stato alcun dialogo, ma era evidente che la preoccupazione rischiava di farla impazzire. Era sinceramente preoccupata per lo stato di salute di Bella, anche se i medici ci avevano assicurato che era assolutamente fuori pericolo. Ma, allo stesso tempo, era anche curiosa di capire il mio ruolo nella vita di sua figlia. Era molto giovane quando ha deciso di sposare Charlie e sperava che Bella non ripetesse il suo stesso errore; anche se rivedeva in me ed in Bella quello che lei e Charlie erano stati un tempo.
A differenza mia, Renée non riusciva a controllare il suo stato d’animo; passeggiava nella stanza seguendo un ritmo costante e lanciava continuamente lo sguardo a Bella ansiosa di individuare qualche miglioramento. Inoltre non si sforzava di mascherare l’astio che sentiva nei miei confronti: nonostante facessi di tutto per rendermi amorevole, gentile e garbato, ero comunque la causa per la quale sua figlia si trovava in fin di vita in un letto d’ospedale.
Ed anche se io apparentemente potevo sembrare calmo e rilassato, non riuscivo a fermare la mia mente che, appena provavo a chiudere gli occhi ed a distendermi un attimo per alleviare lo stato di agitazione, mi bombardava con milioni di flashback. Le scene di Bella stesa a terra quasi senza vita, la paura di non riuscire a fermarmi mentre le succhiavo via il veleno, le facce dei medici quando siamo arrivati al pronto soccorso dell’ospedale di Phoenix, le urla di Renée al telefono quando Alice la avvertì dell’incidente mi perseguitavano. Ed anche se il peggio era passato, sebbene le visioni di Alice fossero chiare e nitide, non riuscivo a tranquillizzarmi. Bella era ancora sotto l’effetto dei sedativi e, fino a quando non avesse aperto gli occhi, non sarei riuscito a calmarmi.
Io e Renée a turni ci allontanavamo dalla stanza o per mangiare o per prendere una boccata d’aria. Anche se non avevo bisogno ne’ dell’una ne’ dell’altra, non potevo dare nell’occhio. Quindi, in un certo senso, ero obbligato ad allontanarmi almeno per qualche istante. Ma quando era Renée ad allontanarsi mi precipitavo al fianco di Bella per poterla guardare, per poterla osservare, con la speranza di percepire un qualsiasi cambiamento. E quando vidi che la sua pelle iniziava ad apparire leggermente più rosea, dopo che le avevano fatto una trasfusione di sangue, ebbi l’impressione che il mio cuore avesse ricominciato ad accennare dei leggeri battiti. Mi sentivo quasi come se fossi ritornato in vita.
Era passata meno di un’ora da quando il medico ci aveva riferito che la somministrazione dei sedativi sarebbe stata sospesa per qualche ora, perché voleva testare lo stato di coscienza di Bella. Inoltre, voleva capire quanto tempo ancora avrebbero dovuto continuare con gli antidolorifici.
Renée si era allontanata un attimo per mangiare qualcosa. Anche Charlie, come lei, era molto preoccupato, ma aveva preferito rimanere a Forks. Si sentiva in colpa per quanto era accaduto a Bella, e chiamava continuamente per avere notizie. Era completamente all’oscuro di tutto, pensava di essere colpevole per quanto era accaduto a Bella, senza sapere che ero solo io la causa di tutto questo.
Ero completamente in bilico. Amavo Bella più della mia stessa vita, ma sapevo di essere solo un pericolo per lei. Adesso che sarebbe andata in Florida con sua madre cosa avrei fatto? Come avrei vissuto senza di lei? Come avrei potuto dimenticarla? Certo, sapere che era viva, che stava bene, e che aveva tutte le possibilità per ricominciare senza di me, mi confortava.
Dovevo approfittare di questi ultimi momenti con lei. Nel momento in cui le nostre strade si fossero separate, non l’avrei più vista. Non avrei più rivisto la sua pelle chiara che contrastava con i capelli color cioccolato, le sue labbra carnose dal colorito roseo che adoravo baciare, la pelle morbida ed incredibilmente calda che emanava un profumo magnificamente piacevole. Tutto mi sarebbe mancato! E nonostante sapessi che questa mia vicinanza nel momento dell’addio avrebbe reso la mia sofferenza ancora più insopportabile - se possibile - non riuscivo comunque a starle lontano nemmeno per un attimo.
Ma un dubbio mi assaliva. Sicuramente adesso per lei io ero il pericolo maggiore, ma anche la sua unica protezione. Chi l’avrebbe protetta in futuro, se io fossi stato lontano da lei? Chi si sarebbe preso cura di lei? Era così fragile, delicata ed inesperta. Da sola non poteva affrontare tutte le minacce della vita.
E proprio mentre mi poggiavo sul suo cuscino per poter fissare quel viso puro ed innocente, vidi che stava iniziando a riprender vita. Ed improvvisamente non riuscii a fare a meno che dimenticare tutto ciò che mi passava per la testa.
“Ferma lì”, la bloccai prima che combinasse qualche pasticcio. Le sue mani erano già pronte a togliere tutti i tubicini che la ricoprivano.
“Edward?”
Si voltò e mi guardò sorpresa, quasi come se non si aspettasse di trovarmi al suo fianco. Ma dove pensava che potessi essere?
“ Oh, Edward, mi dispiace tanto!”
“Sssh… adesso è tutto a posto”.
“Cos’è successo?” mi domandò. Ricordava poco o niente dell’incidente, e questo era sicuramente un bene.
“Era quasi troppo tardi. Stavo per arrivare troppo tardi”.
Mi detestavo. Quell’ammissione ad alta voce mi aveva fatto ripiombare nel pieno della disgrazia che stava per compiersi. Come avevo potuto permettere a James di ottenere tutto quel vantaggio? E.. come avevo potuto rischiare anche solo un istante che il mostro mi tenesse imprigionato con i denti nella sua soffice carne.
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Capitolo 23 - Impasse ...continuo...

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 6:47 pm

“Sono stata una stupida, Edward. Pensavo avesse preso mia madre”.
“Ci ha imbrogliati tutti” la rincuorai. Anche noi come lei avevamo creduto che avesse preso sua madre. Ma lei poteva cadere nella trappola, a noi non era concesso, dovevamo aspettarcelo.
“Devo chiamare Charlie e la mamma”.
“Li ha chiamati Alice. Renée è qui… bè , è in ospedale. È andata proprio ora a mangiare qualcosa”.
“ Qui?”
Bella era sconvolta. Iniziò ad agitarsi, voleva alzarsi, non capivo bene cosa cercasse. “Tornerà presto, stai tranquilla. Non muoverti” .
“Ma cosa le avete detto? Cosa le avete raccontato?”
“Che sei caduta da due rampe di scale ed hai sfondato una finestra. Devi ammettere che ne saresti capace”. Sorrisi, pensando alla sua adorabile goffagine.
“Quanto male mi sono fatta?” mi chiese mentre osservava la sua gamba.
“ Hai una gamba rotta, quattro costole incrinate, un trauma cranico, ferite superficiali e contusioni dappertutto, e hai perso molto sangue. Ti hanno fatto qualche trasfusione. Non ho gradito, per un po’ hanno alterato il tuo odore”.
“Deve essere stato un bel fuori programma, per te”.
Ma come poteva pensare che avrei preferito l’odore del sangue di qualcun altro al suo? Doveva essere matta… “No, il tuo odore mi piace”. Precisai.
“Come hai fatto?” mi guardava negli occhi, con la voglia di sapere e quasi delusa del fatto che mi fossi fermato. Non si rendeva conto dello sforzo sovraumano che avevo fatto, pensava che il suo sangue non mi piacesse più come prima.
“Non lo so nemmeno io”. Risposi, perché immediatamente avevo capito a cosa si riferisse. “Era impossibile … trattenersi” sussurrai, molto dolcemente per non permettere ai miei ricordi di rievocare. “Impossibile. Ma ce l’ho fatta. È evidente che ti amo”.
“Il sapore non è buono come il profumo?” mi chiese, ignara del mio sacrificio. C’era mancato veramente poco, stavo quasi buttando al vento tutti gli sforzi che fino a quel momento avevo fatto solo per il piacere di poter bere del suo sangue. Solo l’amore che nutrivo per lei mi aveva riportato a ragionare.
“É anche meglio, meglio di quanto immaginassi”. Il mostro che era in me ricordava ancora quel sapore divino!
“Scusa” si rattristì , come se la colpa fosse stata sua.
Se io non fossi stato un mostro, lei non avrebbe dovuto temere la mia vicinanza, ne’, tanto meno, si sarebbe dovuta preoccupare del sapore del suo sangue. Come poteva sentirsi in colpa per tutto, anche per colpe non sue? “Come se dovessi scusarti”.
“E per cosa dovrei scusarmi?”
“Per aver rischiato di sparire dalla mia vita per sempre” , per esempio. Non avrei voluto ricordarglielo, ma doveva sapere quanto ero stato male. L’idea di perderla mi faceva vaneggiare.
“Scusa” ripetè, ma questa volta non la contraddissi.
Dovevo farle capire, però, che non ero arrabbiato con lei. In fondo lo aveva fatto per sua madre, come avrei potuto non capirla! “ So perché l’hai fatto. È stata comunque una decisione irrazionale, va da sé.”. Anche se sapevo benissimo che in questi casi la ragione viene considerata poco. “Avresti dovuto aspettarmi, avresti dovuto dirmelo”.
“Non mi avresti lasciata andare” rispose lei, alzando anche un tantino la voce. Voleva giustificare il suo comportamento imprudente. Ma in un certo senso, anche questa volta aveva ragione, non le avrei mai permesso nemmeno di avvicinarsi a quell’assassino.
“In effetti no” risposi sincero. Non volevo mentirle, tanto mi conosceva abbastanza bene da sapere che non glielo avrei permesso. “Non ti avrei lasciata “.
Improvvisamente ebbe un sussulto, quasi come un brivido lungo la schiena. Scattai in piedi, e mi avvicinai ancor di più a lei. “C’è qualcosa che non va?”
“Che fine ha fatto James?”
“Dopo che te l’ho tolto di dosso, se ne sono occupati Emmett e Jasper”. Anche se avrei preferito occuparmene personalmente. Ma non potevo lasciarti amore … avrei voluto dirle che l’avevo fatto solo per lei, ma poi mi rabbuiai. Non potevo dirle che avrei ucciso James, che lo avrei torturato se fosse stato possibile, che lo avrei fatto soffrire più di chiunque altro, solo per la sete di vendetta che avevo. Cosa avrebbe pensato di me?
“Ma non ho visto ne’ Emmett ne’ Jasper lì”.
“Sono stati costretti ad uscire dalla stanza … troppo sangue “ le confessai.
“Ma tu sei rimasto”. Se non fossi rimasto, chi l’avrebbe salvata? Forse non capiva che la sua vita era più importante di qualsiasi altra cosa.
“Si “ le confermai.
“ E Alice e Carlisle…” aggiunse, quasi meravigliata dai nostri comportamenti.
“Ricorda che anche loro ti vogliono bene”.
“Alice ha visto il nastro?” si ricordò improvvisamente.
“Si” avevamo visto tutti il nastro. Povera Alice, costretta ad essere quello che era solo perché aveva incontrato quell’ essere spregevole sul suo cammino. Pensare che stava succedendo anche a Bella!
“Era rimasta confinata sempre al buio, perciò non ricorda nulla”.
“Lo so. Ora ha capito”.
Bella si avvicinò a me con la mano per accarezzarmi, come per consolarmi. Ma abbassò lo sguardo appena sentì qualcosa pungere, e vide l’ago della flebo infilato sul dorso della sua mano.
“Ugh”.
“Cosa c’è?” le chiesi,.
“Aghi” mi rispose lei, mentre respirava a pieni polmoni.
“Ha paura di un ago! Finchè si tratta di un vampiro sadico intenzionato a torturarla, nessun problema, scappa a conoscerlo. Una flebo, invece …” sembrava quasi una scenata di gelosia la mia, però non riuscivo a non pensare a quanto era stata incosciente.
“E tu cosa ci faresti,qui?”
Ecco, proprio quello che temevo. Aveva capito che doveva stare lontana da me! Anche se sapevo che tra qualche istante non l’avrei più rivista, sentirle pronunciare quella frase mi fece salire un nodo in gola. ”Vuoi che me ne vada?” le chiesi, imbarazzato dalla sua domanda.
“No!” sbottò lei. E il suo viso cambiò improvvisamente espressione, come per chiedermi scusa del modo in cui aveva formulato la domanda.” No … volevo dire, come hai giustificato a mia madre la tua presenza ? Devo preparare un alibi prima che torni”.
“Ah” mi rilassai, avevo frainteso completamente la sua domanda. “ sono venuto a Phoenix per farti ragionare e convincerti a tornare a Forks. Tu hai accettato di incontrarmi, sei uscita per raggiungere l’albergo in cui alloggiavo insieme a Carlisle e Alice, ovviamente sono venuto qui con il permesso e la guida dei miei genitori. Ma salendo le scale per raggiungere la mia camera hai messo un piede in fallo, e… bè, il resto lo sai. Non c’è bisogno che ricordi altri dettagli: hai un ‘ottima scusa per essere un po’ confusa sui particolari.
“Ma c’è qualcosa che non torna. Per esempio, nessuna finestra rotta”. Domandò confusa e preoccupata.
“Non proprio. Alice si è lasciata un po’ prendere la mano , mentre fabbricava le prove. Ci siamo occupati di tutto con molto scrupolo; se volessi potresti addirittura denunciare l’albergo. Non devi preoccuparti di nulla”. o almeno non doveva preoccuparsi di questo. “Devi badare soltanto a guarire, ora”.
Mi avvicinai e le accarezzai la guancia con dolcezza, volevo sentire il calore della sua pelle. Ma appena mi avvicinai, il bip del monitor iniziò ad accelerare, quasi correva all’impazzata. Mi faceva sorridere il fatto che fosse così sensibile alla mia vicinanza …
“Sarà davvero imbarazzante” sospirò lei, seccata dal fatto che le reazioni del suo cuore non sarebbero state più tanto intime e silenziose come prima.
“ Mmm, chissà se…” e mi avvicinai lentamente alle sue labbra, per capire quale tipo di reazione dovevo aspettarmi. Ma appena le sfiorai, il cuore di Bella si fermò! Ebbi un fremito ed immediatamente mi allontanai, e solo quando le pulsazioni ricominciarono a liberarsi nell’aria, capii che era ancora tutto sotto controllo. “A quanto pare dovrò prestare molta più attenzione del solito”. Le feci notare.
Ma lei mi rispose lamentandosi, “ Io non avevo finito di baciarti. Non costringermi ad alzarmi” mi ricattò, ed io fui alquanto felice di cedere a quel semplice ricatto.
Si Charlie, ti richiamo io appena so qualcosa .
Sentii la voce di Renée che si avvicinava. “Credo di aver sentito tua madre”. Le dissi. Ed il suo visino triste mi fece sorridere, non voleva che mi allontanassi da lei.
“Non andartene” urlò, chiedendomi quasi implorando di restare.
“Non me ne andrò” le assicurai. Almeno per adesso non me ne sarei andato, era lei che mi avrebbe lasciato per andarsene in Florida. “ Farò un sonnellino”
Mi alzai dalla sedia posizionata al fianco del suo letto, e mi sdraiai sulla poltroncina che stava ai suoi piedi. Chiusi gli occhi e quasi mi pietrificai, per entrare meglio nella parte.
“Non dimenticarti di respirare”, mi suggerì lei, sorridendo per quella farsa.
Renée aprì molto lentamente la porta e, quando vide che sua figlia era sveglia, il suo cuore iniziò a correre all’impazzata ed i suoi occhi si riempirono di lacrime.
Non potette, però, correre da sua figlia, perché c’era”qualcuno”nella stanza che riposava, quindi in punta di piedi si avvicinò al letto, ma nella sua mente era chiaro che avrebbe fatto di tutto per svegliarmi e per farmi uscire dalla stanza, aveva voglia di restare un po’ sola con sua figlia. Ma io non potevo permetterglielo. Tra qualche giorno Bella sarebbe stata tutta sua, ed io avevo tutto il diritto di godermi questi pochi attimi che mi rimanevano.
“Non se ne va mai, eh?” domandò fra sé. Anche se tutti nella stanza sentimmo quel semplice invito che mi aveva rivolto.
Bella cambiò immediatamente discorso, anche lei aveva voglia di stringere sua madre. Erano legate da un rapporto molto forte che si percepiva quasi nell’aria. In fondo anche se non l’avessi più rivista, sapevo che sarebbe stata in ottime mani. Renée aveva cresciuto Bella in modo impeccabile. Se era la ragazza che era, il merito era anche di sua madre che l’aveva sempre riempita di attenzioni. È vero, da quanto Bella mi aveva raccontato e dal poco che avevo percepito fin’ora da Charlie, spesso Bella si era trovata ad occuparsi della madre immatura. Ma a loro modo avevano trovato un equilibrio perfetto, che aveva però portato Bella ad una vita, una responsabilità diversa da quelle dei coetanei. Ma era proprio quella diversità, ogni singolo cambiamento, incongruenza e difetto di Bella, ad averle permesso, suo malgrado, di fare breccia nel mio cuore congelato.
“ Mamma, che bello vederti!”
“ Bella, ero così agitata!”
“ Mi dispiace, mamma. Adesso è tutto a posto, tutto okay”.
“ Sono contenta di vedere che apri gli occhi, finalmente”.
Improvvisamente il viso di Bella cambiò espressione, era confusa, quasi imbarazzata. “ Quanto a lungo sono rimasti chiusi?”
“È venerdì cara, non sei stata in te per un bel po’”.
“ Venerdì? “ chiese lei quasi sconvolta per la notizia. Aveva completamente perso la cognizione del tempo. Questo mi fece quasi sorridere, perché Bella era talmente svampita e distratta che forse non aveva mai avuto la cognizione del tempo.
“ Hanno dovuto riempirti di sedativi, piccola… eri piena di ferite”.
“Lo so” rispose lei, mentre ancora si guardava intorno per capire quanto le sue condizioni fossero gravi, o meglio quanto fosse visibile la gravità delle ferite. Come al solito non voleva che gli altri si preoccupassero per lei.
“Per fortuna il dottor Cullen era lì. È davvero un brav’uomo … anche se è molto giovane, certo. E somiglia più ad un modello che ad un medico …” anche Renée era stata colpita dal fascino di Carlisle, dopo tutto era anche lei un essere umano.
“Hai conosciuto Carlisle?”chiese Bella
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Capitolo 23 - Impasse ...continuo...

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 6:48 pm

“E Alice, la sorella di Edward. Che cara ragazza “. Gli occhi di Bella si illuminarono. Era felice perché Renée, come lei, adorava la famiglia Cullen. Non sapeva ancora che io non ero esattamente ciò che poteva definirsi ben accetto.
“Lo è davvero” rispose Bella per assicurare a Renée del fatto che Alice fosse esattamente l’angelo che aveva conosciuto. Solo io conoscevo veramente la mia sorellina, e la sua testardaggine che molto spesso mi innervosiva!
“Non mi avevi detto di avere amici così cari a Forks” chiese Renée con un tono abbastanza inquisitorio, mentre si voltava per guardarmi.
Bella emise un gemito, ed io aprii gli occhi di scatto per capire cosa fosse.
“Cosa ti fa male?” chiese Renée, anche lei molto preoccupata.
“Tutto bene” rispose Bella ”devo solo preoccuparmi di restare immobile”. Senza dare a Renée il tempo di continuare il suo discorso, chiese “ Dov’è Phil?” .Bella voleva evitare il discorso, ma Renée era molto intelligente e scaltra.
“ In Florida. Ah Bella, non indovinerai mai! Proprio quando stavamo per andarcene è arrivata la buona notizia!”.
“ Ha firmato un contratto?” chiese Bella
“ Si, come hai fatto ad indovinare? “ chiese Renée con aria sarcastica. “ Con i Suns, ci credi?”
“ Grande” rispose Bella, entusiasta per la notizia.
“ E vedrai che Jacksonville ti piacerà”. Rispose Renée, senza nemmeno dare peso alle parole che aveva detto. “ Mi ero preoccupata un po’, quando Phil aveva iniziato a parlare di Akron, con la neve e tutto il resto, perché sai quanto odio il freddo … ma Jacksonville! C’è sempre il sole, e l’umidità, in fondo, non è così tremenda. Abbiamo trovato una casetta bellissima, gialla con le finiture bianche, una veranda come quelle dei vecchi film, una quercia enorme, e poi è a pochissimi minuti dal mare, e in più avrai un bagno tutto per te…”.
Sapevo che prima o poi questo momento sarebbe arrivato. Ma comunque non riuscivo ad essere razionale. Ma cosa avrei potuto fare? Privare Bella di una vita normale? Della sua felicità? Io e lei, insieme, non saremmo mai stati felici. Le nostre nature , troppo diverse tra loro, non avrebbero mai potuto interagire, e solo andando via da Forks, Bella avrebbe potuto superare questo momento. Io, invece, non avrei mai potuto dimenticare. L’unico amore della mia esistenza, l’unica che è riuscita a farmi tornare in vita, che ha fatto battere di nuovo il mio cuore, che mi ha fatto provare emozioni che non sapevo nemmeno di poter ancora provare, l’unica che ha risvegliato il mio lato umano, che non sapevo di possedere ancora. Il suo dolore, paragonato al mio, sarebbe come paragonare un granello si sabbia ad una intera spiaggia, o una stella all’immenso cosmo. Ma non potevo continuare ad essere ancora così egoista, già in questi mesi la sua vita era stata messa troppe volte in pericolo, e la maggior parte delle volte la colpa era stata solo ed esclusivamente la mia. La mia vicinanza la metteva costantemente a rischio. Era la cosa migliore. Bella sarebbe dovuta andare.
“ Aspetta,mamma ! Cosa stai dicendo? Non verrò in florida. Io vivo a Forks”. Rispose Bella, stralunata per ciò che la madre le aveva detto.
“ Ma non c’è più motivo, sciocca. Phil sarà molto più presente d’ora in poi. Ne abbiamo parlato molto e abbiamo deciso che nelle trasferte faremo un compromesso: passerò metà del tempo con te e metà con lui”. Rispose tranquilla la madre di Bella, convinta del fatto che sua figlia non voleva restare a Forks.
“ Mamma io voglio vivere a Forks. A scuola mi sono ambientata, ho un paio di amiche , e Charlie ha bisogno di me. È tutto solo lassù, e non sa neanche cucinare. “ rispose Bella.
Non era necessario essere in grado di leggere i suoi pensieri, per capire che tutto ciò che aveva detto non influenzava minimamente la sua scelta. Piuttosto, era il fatto che a Forks viveva il suo ragazzo vampiro che la obbligava a restare. Ma questo era meglio che sua madre non lo sapesse.
Bella continuava a rendere le cose più difficili. Non riusciva a capire che tutta questa vicinanza ci avrebbe fatto solo del male? Era ostinata e caparbia. Ma anche lei, prima o poi, si sarebbe resa conto del grave errore che stava commettendo.
“ vuoi restare a Forks?” le chiese Renée, sbalordita dalla scelta di sua figlia. Per lei era irrazionale scegliere di vivere in una cittadina di 3000 abitanti, quando dall’altra parte c’era la Florida ad aspettarti. “Perché?”
“ Te l’ho detto … la scuola, Charlie, Ahi!”urlò, ma non capii se si era realmente fatta male o era solo una tecnica per distrarre sua madre. Fatto sta che Renée non aveva alcuna intenzione di lasciare il discorso in sospeso.
“ Bella, piccola mia, tu odi Forks”.
“ Non è così male” rispose Bella, ma nemmeno lei credeva in quelle parole.
“È per lui?” le chiese Renée, voltandosi a guardarmi.
“ C’entra anche lui. Sei riuscita a parlarci un po’?”
“ Si” rispose Renée, questa volta molto seria. “ E vorrei discuterne con te”.
“ Di cosa?”
“ Penso che quel ragazzo sia innamorato di te”
“ lo penso anche io” rispose Bella, ed i suoi occhi si riempirono di gioia.
“ E tu, cosa provi per lui?”
“ Direi che sono pazza di lui” rispose il mio piccolo angelo, senza alcuna esitazione.
“ Bè, sembra un bravo ragazzo, e santo cielo, è incredibilmente bello. Ma sei così giovane, Bella…”
“ Lo so,mamma. Non preoccuparti. È solo una cotta” rispose fredda Bella, ma nessuno, compresa Renée, credette a quella affermazione.
“ Va bene”
“ Devi andare?” chiese Bella, quando vide sua madre guardare l’orologio.
“ Phil dovrebbe chiamare tra poco… non sapevo che ti saresti svegliata…”.
“ Non c’è problema,mamma” rispose Bella . “ non sarò sola” aggiunse, guardandomi.
“ Torno presto. Ho dormito qui, sai.”rispose Renée tutta soddisfatta di se.
“Oh mamma, lascia perdere! Puoi dormire a casa, non me ne accorgerei neppure”.
“ ero troppo nervosa. Sono successe brutte cose nel quartiere e non sto tranquilla a casa da sola”.
“ Brutte cose?” chiese Bella, quasi ignara di tutto quello che era accaduto. Come se non ricordasse niente della faccenda.
“ Qualcuno ha fatto irruzione nella scuola di danza dietro casa nostra e l’ha incendiata: non è rimasto niente! E di fronte hanno lasciato un auto rubata. Ti ricordi quando andavi a lezione lì, tesoro?” nelle parole di Renée e nella sua mente lessi un minimo di nostalgia. Rivedere le scene in cui lei e Bella erano felici,da sole, vivevano quasi in simbiosi.
“ Ricordo”
“ Se c’è bisogno di me, posso restare”.
“ No mamma. Andrà tutto bene Edward sarà qui con me”.
“ Torno stasera” affermò Renée, quasi con un tono minaccioso nei miei confronti.
“ ti voglio bene, mamma” le disse Bella, con un nodo alla gola.
“ anch’io Bella. cerca però di stare più attenta a dove metti i piedi, non voglio perderti”. Questa frase mi fece sorridere. Ed allo stesso tempo, quella donna, mi fece tanta tenerezza.
E proprio mentre Renée usciva dalla stanza entrò un’ infermiera. “ sei un po’ agitata piccola? Qui vedo un bell’aumento di intensità”.
Aveva notato che il battito cardiaco di Bella era stato un tantino irregolare in precedenza. Tutto questo mi lusingava, il suo cuore si fermava anche con un mio semplice tocco.
“ No tutto bene” rispose Bella, anche se non poteva sicuramente negare l’evidenza.
“ Dirò alla caporeparto che ti sei svegliata. Tra un minuto verrà a controllarti”. Rispose l’infermiera, alquanto scettica, mentre usciva dalla stanza.
Mi precipitai al suo fianco non appena fummo soli.
“ Hai rubato una macchina?” mi chiese lei immediatamente; piuttosto divertita dalla faccenda.
Non potetti fare a meno che rispondere con un sorriso, “ Era una bella macchina, molto veloce”.
“Dormicchiato bene?”
“ Si. È stato interessante”
“ Che cosa?” chiese allora curiosa.
Non sapevo come dirglielo. Mi aveva sinceramente sorpreso il fatto che avesse deciso di rimanere a Forks. Non potevo dire di non esserne felice, anche se sapevo che alla fine questa decisione avrebbe solo peggiorato la situazione. Più tempo avremmo trascorso insieme, maggiore sarebbe stato il dolore al momento dell’abbandono.
“ sono sorpreso. Pensavo che la Florida… e tua madre… bè pensavo fosse ciò che volevi”.
“ Ma a te toccherebbe restare chiuso in casa tutto il giorno. Potresti uscire soltanto di notte, come un vero vampiro”.
Aveva frainteso la mia affermazione. Io non ero mai stato intenzionato a trasferirmi, anzi era un’idea che in questo caso non avevo nemmeno preso in considerazione. Ma come potevo dirle che la mia idea era quella di stare da solo? Di vivere a Forks senza di lei? Sicuramente l’avrei delusa. Ma allo stesso tempo dovevo convincerla a cambiare idea, o almeno dovevo provarci. Non potevo permettere che non prendesse nemmeno in considerazione l’eventualità che io non facessi più parte della sua vita. Anche perché prima o poi sarebbe successo.
“Sarei rimasto a Forks, Bella. o in un posto del genere. Ovunque pur di non farti più soffrire”.
Ecco, aveva capito. I suoi occhi, fissi dentro ai miei, iniziarono a riempirsi di lacrime. Il suo sguardo mi colpevolizzava, il suo cuore non pulsava, sobbalzava tanto batteva forte. Non sapevo cosa fare, o cosa dire, vederla soffrire mi straziava. Avrei voluto abbracciarla e baciarla come mai prima d’ora, dirle che era uno stupido scherzo e che avremmo vissuto insieme per sempre. Ma non potevo mentirle, prima o poi quel momento sarebbe arrivato, ed anche lei, come me , doveva essere pronta a reagire.
Mentre la fissavo, un ‘infermiera entrò per controllare la situazione. Vide che Bella era agitata.
“ prendiamo un po’ di tranquillanti piccola?” le chiese.
“No , no “ cercò di rispondere Bella, aveva un nodo alla gola che non le permetteva nemmeno di parlare. “ sto bene così”.
“ non è il caso di essere coraggiosi, cara. È meglio che non ti stressi troppo: hai bisogno di riposo”.
Senza volerlo, l’infermiera , le aveva suggerito quello che io le chiedevo da mesi. Non essere troppo coraggiosi. Non potevamo pensare di andare contro le nostre nature. Io ero quel che ero, e non potevo cambiare la mia natura, per quanto ci provassi, per quanti mi sforzassi, per quanto ci fossi riuscito. Il pericolo incombeva costantemente, fintanto che le ero affianco. La sua vita vicino a me era ogni giorno sempre più in pericolo.
“ D’accordo” sospirò l’infermiera quando capì che era inutile continuare a discutere con Bella, “ suona il campanello quando ti senti pronta”.
Anche lei aveva capito che ero io a mettere Bella in agitazione. Ma non poteva costringermi ad abbandonare la stanza, quindi se ne andò lei.
Mi avvicinai a Bella e strinsi il suo viso tra le mie mani. Dovevo calmarla, agitarsi le faceva solo male.
“ Sssh, Bella… calmati”.
“ non lasciarmi”
“ No, te lo prometto. Adesso rilassati, così chiamo l’infermiera con i tranquillanti”.
Ma Bella non riusciva a calmarsi, non credeva alle mie parole. Come poteva pensare che l’avrei abbandonata senza dirle nulla, approfittando della sua debolezza?
“ Bella non andrò da nessuna parte. Sarò al tuo fianco ogni volta che avrai bisogno di me”.
“ Giura che non mi lascerai”.
“ lo giuro” le risposi. Anche se non sapevo ancora per quanto tempo avrei potuto mantenere quella promessa.
Iniziò a tranquillizzarsi. Il battito cardiaco decelerò, iniziò a respirare ad intervalli regolari, continuai ad accarezzare il suo delicato viso, per permetterle di rilassarsi e di non pensare a nulla .
“ Va meglio?”
“ Credo di si” rispose, ancora un po’ preoccupata.
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Capitolo 23 - Impasse ...continuo

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 6:49 pm

“ Perché mi hai detto una cosa del genere, prima? Sei stanco di dovermi salvare in continuazione? Vuoi davvero che me ne vada?”
Non sapeva di cosa stava parlando. Vivere senza Bella sarebbe stata per me la peggiore delle pene da espiare. Un continuo dolore che mi avrebbe seguito per il resto della mia esistenza. La cosa più assurda è che avrei rinunciato a lei, solo per lei. Nemmeno per me stesso sarei stato disposto ad un tale sacrificio. Stanco di salvarla? L’avrei salvata anche mille volte al giorno, l’avrei protetta più di quanto un’aquila protegge le sue stesse uova, avrei vegliato su di lei notte e giorno. Ma proteggerla da me stesso, quello si che sarebbe stato difficile. Distruggere il mostro che era in me non sarebbe mai stato possibile.
“ No, non voglio stare senza di te, Bella, certo che no. Sii razionale. Neanche doverti salvare è un problema. Ma il fatto che sono io stesso a metterti in pericolo … in fondo è colpa mia se sei qui”.
“ si, se non fosse stato per te non sarei qui … viva”.
“ A malapena” precisai “ coperta di bende e cerotti, nemmeno in grado di muoverti”.
“ non parlo dell’ultima volta in cui ho rischiato di morire. Ce ne sono state altre, scegline una. Se non ci fossi stato tu, sarei finita a marcire nel cimitero di Forks “.
“ Non è stata la parte peggiore, comunque. Non è stata averti vista là, sul pavimento … sottomessa e picchiata. Non è stato temere che fossi arrivato davvero troppo tardi. Nemmeno sentirti urlare di dolore … o tutti quei ricordi insopportabili che porterò con me per l’eternità. No, la parte peggior è stata sentire … sapere che non sarei riuscito a fermarmi. Essere convinto che sarei stato io ad ucciderti”.
Sentivo ancora la pressione, la paura, l’angoscia, che avevo sentito in quel momento. Poco alla volta il mostro che era in me aveva offuscato la mia vista, i miei sensi. Non ero più padrone delle mie azioni, riuscivo solo a sentire un immenso piacere nel poter assaporare quel sangue delizioso, ma allo stesso tempo provavo un forte disgusto per l’essere che ero. E solo l’amore incommensurabile che provavo riuscì a fermarmi dal commettere un errore che mai mi sarei perdonato.
“ Ma non lo hai fatto”
“ Avrei potuto. Senza sforzo”.
“ Prometti” mi chiese Bella. Promettere? E cosa ? che l’avrei amata per tutta la vita? Quella era l’unica promessa che avrei potuto farle, e che sarei stato in grado di mantenere per il resto della mia esistenza.
“ Cosa?”
“ Lo sai ,cosa”
“ A quanto pare non sono abbastanza forte da poterti stare lontano, perciò immagino che alla fine farai a modo tuo … anche a costo di farti uccidere”.
“ Bene” rispose, anche se non pienamente soddisfatta e convinta della mia dichiarazione. “ Hai detto che ti sei fermato … adesso voglio sapere perché”.
“ Perché?” non capivo il senso di quella domanda.
“ Perché lo hai fatto. Perché non hai lasciato che il veleno entrasse in circolo? A quest’ora sarei uguale a te”.
Questa affermazione mi lasciò un attimo perplesso. Non avevo mai spiegato a Bella come una persona poteva trasformarsi, e non poteva aver appreso questa notizia dalle varie ricerche che aveva fatto per conoscere meglio la mia natura. Come faceva a saperlo? L’unica con la quale aveva avuto contatto era Alice, e questa mia sorella me l’avrebbe pagata. Comunque questo non spiegava l’affermazione di Bella,cioè, perché voleva essere trasformata? Dopo che conosceva tutto sulla mia famiglia, tutte le difficoltà che avevamo a vivere nell’ombra, il ripudio che io sentivo per questa vita. Perché voleva diventare un mostro? E poi in quel modo, nelle sue vene sarebbe per sempre scorso il veleno di un assassino. Non avrei mai permesso che Bella diventasse come me, ne’ tanto meno che venisse trasformata in modo così atroce.
“ sono la prima ad ammettere di non essere esperta in relazioni, ma mi sembra quantomeno logico … tra un uomo ed una donna deve esserci una certa parità … per esempio, non può toccare sempre ad uno solo dei due salvare l’altro. Devono potersi salvare a vicenda”.
Non riusciva a capire. Anche se io l’avessi salvata per il resto dei suoi giorni, non sarebbe stato niente in confronto a quello che lei aveva fatto per me. Lei era il mio sole, da quando era nella mia vita, illuminava le mie giornate che prima erano spente ed insensate. Aveva colorato il mio mondo. Se adesso riuscivo a sorridere, ad essere felice, era solo grazie a lei che regnava sui miei giorni e sulle mie notti.
“ ma tu mi hai salvato”
“ non posso essere sempre Lois Lane. Voglio essere anche Superman”.
“ Non sai cosa mi stai chiedendo”.
“ invece credo di si”.
“ Bella, non te ne rendi conto. Ci penso da quasi novant’anni e non mi sono ancora fatto un’idea”.
“ Vorresti che Carlisle non ti avesse salvato?”
“ No non è così“. O forse si. “ ma la mia vita era giunta al termine. Non stavo rinunciando a niente”
“ La mia vita sei tu. Soffrirei davvero soltanto se perdessi te “.
“Non posso farlo , Bella, e non lo farò” risposi.
Non poteva chiedermi questo, la mia era una scelta ponderata, e sicuramente più razionale della sua. Rovinarsi la vita, ma per cosa? Per chi? Per me? Ne sarebbe valsa la pena?
Questa sua decisione mi riempiva di gioia da un lato. Lei amava, mi amava ad un punto tale che avrebbe rinunciato alla sua vita per me. Ma se un giorno si fosse accorta che non era ciò che voleva? Se si fosse resa conto che stare con me non valeva la sua vita? Cosa avrebbe fatto? Sarebbe stata infelice per il resto della sua esistenza? Questo non avrei mai potuto permetterlo. Bella meritava di essere felice, e se non lo fosse stata con me al suo fianco, se la mia natura fosse stata un limite per noi, io mi sarei fatto da parte. Le avrei permesso di vivere la sua vita, anche se questo avesse significato la mia morte.
“ Perché no? E non dirmi che è troppo difficile! Dopo oggi, o qualche giorno fa , quando è stato… bè, dopo tutto questo, dovrebbe essere una passeggiata”.
Mi guardava con quegli occhi dolci, tenera e delicata, ed io per qualche istante immaginai come sarebbe potuto essere se…
Ma non potevo! Anche se questo avrebbe semplificato tutto per me. Non sarei più stato un pericolo per lei, non avrei mai più avuto la tentazione di bere del suo sangue, avrei potuto essere ciò che ero!
Bella sembrava decisa, testarda e cocciuta come sempre. Dovevo trovare il suo punto debole, e con un tantino di persuasione, farle capire che non era poi tutto rose e fiori come lei immaginava.
“E il dolore?” le chiesi. Aveva provato solo per un attimo quella sensazione, ma era già incisa nella sua mente. tutti noi la ricordavamo perfettamente. Avevamo sentito ogni singola cellula del nostro corpo trasformarsi, quello che lei aveva provato non era niente a confronto.
“ è un problema mio. Posso cavarmela”.
“ A volte capita di trascinare il coraggio fino al punto in cui diventa pazzia”.
“ Poco importa. Tre giorni . cosa vuoi che siano”.
Non potevo crederci. Alice le aveva raccontato praticamente tutto, e questa volta l’avrebbe pagata.
“ e Charlie? Renée?” forse questo le avrebbe fatto cambiare idea.
Ci pensò un attimo, e poi, dopo un respiro profondo mi rispose ” Senti nemmeno quello è un problema. Renée ha sempre scelto ciò che le sembrava giusto; non si opporrebbe se mi comportassi nello stesso modo. E Charlie si riprenderebbe, è flessibile, e si era abituato a stare da solo. Non posso badare a loro per sempre. Io voglio vivere la mia vita”.
“ Appunto. E non sarò io a farla terminare”. Sbottai.
“ Se aspettavi che fossi sul letto di morte, sappi che ci sono stata eccome!”.
“ Si però ti rimetterai” le ricordai.
“ Invece no”. Rispose con un filo di voce.
Forse non si rendeva conto delle sue condizioni. Qualche altro giorno di convalescenza, e poi si sarebbe completamente rimessa. “ Certo che si. Al massimo ti resteranno un paio di cicatrici”.
“ ti sbagli. Morirò”
Mi sentivo tremendamente in colpa per quanto accaduto. E adesso lei me lo stava quasi rinfacciando, solo per convincermi a trasformarla. “ Sul serio, Bella. tra qualche giorno ti dimetteranno. Due settimane al massimo”
“ Forse non morirò subito… ma prima o poi succederà. Ogni giorno, ogni minuto, quel momento si avvicina. E diventerò vecchia”.
Ecco a cosa si riferiva. Bè come tutti gli altri esseri umani, anche lei un giorno sarebbe morta, questo è vero. Ma era proprio così che doveva andare. Così sarebbe dovuta andare per tutti quanti noi. Era il ciclo naturale della vita, ed io non avrei fatto niente per cambiarlo.
“ è così che succederà. Come dovrebbe succedere. Come sarebbe successo se io non fossi esistito … e io non sarei dovuto esistere”.
“ che stupidaggine. Mi sembra di sentire il vincitore di una lotteria che, dopo aver riscosso il premio dice : “ Ehi, torniamo indietro alla normalità, è meglio così” . non me la dai a bere, sai”.
Il suo comportamento iniziava ad irritarmi, aveva un modo di percepire le cose completamente distorto. Io il vincitore di una lotteria? Avrei pagato qualsiasi cosa per poter tornare indietro. Per poter essere umano esattamente quanto lei.
“ Sono tutt’altro che il premio di una lotteria”.
“ è vero, sei molto meglio”.
“ Bella, non voglio più parlarne. Mi rifiuto di condannarti ad una eternità di notti e buio, punto e basta”.
“ Se pensi che possa finire qui, vuol dire che non mi conosci bene. Non sei l’unico vampiro che conosco”.
Iniziava a sfidarmi. Questo era semplicemente assurdo. Nessuno della mia famiglia avrebbe mai fatto una cosa del genere. Noi, sapevamo bene cosa significava vivere da vampiri.
“ Alice non oserebbe”. Perché sapevo che le speranze di Bella erano riposte soprattutto nelle mani di mia sorella.
“ Alice ha già visto tutto, vero? Per questo ce l’hai con lei. Sa che un giorno… diventerò come te”.
Rividi quelle immagini che diverse volte avevano fatto capolinea nella mente di Alice. Ma questa volta il futuro si sbagliava. Questa volta il futuro di Bella lo avrei scelto io, e lo avrei protetto a costo della mia stessa vita.
“ Si sbaglia. Se è per questo ti ha anche vista morta, ma non è accaduto”.
“ Per quel che mi riguarda non scommetterò mai contro di lei”.
Sembrava finalmente finita. Si era arresa, almeno per il momento. Ma sapevo che questa era solo una battaglia, non la guerra.
“ Dunque la conclusione è …?” mi chiese. E mentre lo faceva quasi sorrideva.
“ Mi sembra che si chiami impasse”. È si, era decisamente una situazione complicata. Un vicolo cieco.
Fece una smorfia, accompagnata da un gemito di dolore.
“ Come ti senti?”
“ Bene”. Ma non sapeva affatto mentire.
“Non ti credo”.
“ Non ho intenzione di rimettermi a dormire”.
“ Hai bisogno di riposo. Tutto questo discutere non ti fa bene”.
“ Allora arrenditi”
Sorrisi della sua affermazione. Ma questo non sarebbe successo mai. “ bel colpo” le risposi, mentre chiamavo l’infermiera con il pulsante.
“ No!” iniziò a protestare.
“ Si? “ rispose improvvisamente l’infermiera, mentre Bella continuava ad implorarmi di non chiamarla.
“ credo che siamo pronti per un’altra dose di tranquillanti”.
“ Mando un’infermiera”. Mi rispose.
“ Non li prendo” rispose lei infuriata. Non sapeva che non se ne sarebbe neanche accorta.
“Non credo che ti chiederanno di ingoiare nulla”. La presi anche un po’ in giro mentre guardavo la sacca che penzolava sul suo letto. “ Bella tu stai male. Hai bisogno di rilassarti per guarire. Perché sei così ostinata? Non serviranno altri aghi ne cose del genere”. La tranquillizzai.
“ Non ho paura degli aghi. Ho paura di chiudere gli occhi”.
Ma come poteva pensare che l’avrei lasciata sola? Non mi conosceva affatto. “ ti ho detto che non andrò da nessuna parte. non avere paura. Fino a quando lo vorrai, io starò qui”.
“ stai parlano dell’eternità , lo sai?” mi rispose lei.
“ Oh , te la farai passare… è soltanto una cotta”. Le ricordai quello che aveva detto a sua madre qualche minuto prima.
“ Quando Renée se l’è bevuta ci sono rimasta quasi male. Sai bene che non è così”.
“ è il bello di essere umani. Le cose cambiano”. Invece per me non sarebbe mai cambiato l’amore che sentivo per lei.
“ non trattenere il respiro mentre aspetti che accada”.
Questo mi fece sorridere, e l’infermiera non lo vide di buon occhio. “ Mi scusi” mi disse acida , per chiedermi di spostarmi per permetterle di arrivare al letto di Bella.
Mi allontanai per permettere all’ infermiera preparava la soluzione da iniettare. Bella continuava a fissarmi, ed anche i miei occhi erano solo per lei.
“ Ecco fatto, cara” disse infine. “ adesso starai meglio”.
“ Grazie” rispose Bella, anche se non sembrava proprio grata a quella donna.
“ Così dovrebbe andare” .
Lasciò la stanza, ed io mi avvicinai a Bella. volevo salutarla, prima che chiudesse gli occhi.
Appena le sfiorai le guance mi disse “ resta”.
“Si, te lo prometto. Come ho detto, finchè lo desideri … finchè è la cosa migliore per te”. Forse questo già cambiava un pò le cose.
“ non è la stessa cosa” rispose. Anche lei aveva capito che le due cose non andavano di pari passo.
“ non preoccuparti di questo adesso, Bella. possiamo ricominciare a discutere quando ti svegli”.
“ va bene”. Mi rispose.
Mi avvicinai al suo orecchio, e le sussurrai “ ti amo “. Perché era tutto ciò che le potevo assicurare. L’avrei amata per sempre, e questo Bella doveva saperlo.
“ Anch’io” mi rispose.
“ lo so “
Si voltò verso di me, e la baciai delicatamente. Le sue labbra erano meglio di qualsiasi altra preda. Morbide e vellutate, si adattavano perfettamente alle mie fredde e dure come il marmo.
“ Grazie”
“ di niente” le risposi. Non era lei che doveva ringraziare me. Ero io che le sarei stato riconoscente per sempre, grazie a lei aveva imparato ad amare.
“ Edward?”
“ Si?”
“ Io scommetto su Alice”. Mi ricordò.
Nemmeno il più forte dei tranquillanti riusciva a farla tacere.
Sorrisi.
Da questo momento in poi la guerra era praticamente aperta. Sapevo che questa storia non sarebbe finita qui, ma avrei combattuto anche per il resto per tutto il resto della sua esistenza, se necessario, fino a farle cambiare idea.
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