Il sapore delle lacrime

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Il sapore delle lacrime

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Mer Lug 29, 2009 5:03 pm

New moon. edward ha lasciato bella, eppure non è andato via.. lei è nella sua stanza "La testa urtò violentemente contro il pavimento in uno spasmo mentre la crisi raggiungeva picchi considerevoli [...]cominciai a raschiare con le unghie il pavimento.. stranamente l'asse venne via con facilità......"

Capitolo 1-Dolore e scoperta

Edward
.......Come sempre le sue guance erano rigate di lacrime.

Ognuna di loro trafiggeva come un pugnale il mio gelido cuore immobile. Inveendo inutilmente su un cadavere martoriato quale ero diventato negli ultimi due mesi senza di lei.

Un raggio di luna baciava le sue labbra appena schiuse nel sonno...

Avrei voluto poggiare le mie gelide sulle sue calde, ero certo che avrebbero incendiato la mia pelle dura,il mio cuore spento, la mia mente, ma anche riacceso il mostro che avevo tentato di incatenare in quasi cento anni di esistenza.

Questo ero ciò che succedeva ogni volta che, assaporando la sua dolcezza, mi lasciavo trasportare totalmente dal mio amore per lei.

Perdevo ogni ragione e il mostro si risvegliava, inondandomi i denti di veleno, tramutando i miei occhi da oro liquido a dura, nera pietra, e rendendo il mio volto quello di un assassino.

Si...l'avrei voluta baciare...non desideravo altro che baciarla e vederla sorridere..L'avrei fatto...se non fossi stato sopraffatto dal terrore di dissanguare l'unico sorriso che mi rendeva vivo. Scossi la testa tornando a perdermi tra le sue palpebre che vibravano per gli incubi.

L'avrei baciata e svegliata eppoi? Cosa avrei potuto dirle?

< Eccomi amore mio... sono tornato... sei tutta la mia vita e non ti abbandonerò mai.. >.Ridicolo, l'avevo appena fatto. Lasciata in balia di se stessa...

Sorrisi... e parve una smorfia anche a me.

Parole egoiste..ECCO COS'ERANO. Non potevo, avevo promesso, Sarei scomparso per sempre. Glielo dovevo. La sua vita doveva essere perfetta, e di certo non lo sarebbe stata con un vampiro dannato che per metà desiderava ucciderla, che non avrebbe mai potuto donarle figli, che continuamente la esponeva alla morte, che era freddo, gelido e non avrebbe mai potuto regalarle la vera felicità: qella di una vita normale.

Mi strinsi la testa con le mani in un gemito silenzioso.

Disperazione meritata.

L'inferno era sprofondato nella sua vita sotto le vesti di un angelo. e quell'angelo ero io! Ero un angelo caduto, e non potevo sfruttarla per redimere il mio cuore. non l'avrei condotta all'inferno con me. meritava di meglio. lei meritava il paradiso.

Se fossi stato certo che quella con me era la miglior vita per lei, non avrei mai pronunciato le parole che distrussero tutto.

bella intanto stringeva le braccia al petto sempre più.. aveva i pugni serrati.

Erano passati due mesi da quando ero fuggito e esse rieccheggiavano ancora nella mia testa, insieme alle immagini del suo sguardo distrutto...

La stavo assassinando, ne ero certo,ma lo facevo per il suo bene. Stavo proteggendo la sua anima dalla dannazzione eterna. Tentavo di non essere egoista, di non essere un mostro.

eppure ogni sera che venivo a guardarla nel suo letto, giacere carponi, con le braccia strette al petto come se volesse proteggersi, le mie certezze vacillavano.

Due mesi...

e guardandola nel bosco avevo trovato la forza di voltarmi e fuggire via, ma la mia determinazione non riuscì a chiudere la mia mente ai suoi strazianti richiami.

< Edward... edward > urlava il mio nome con tutto il fiato che riusciva a prendere correndo nel bosco, inseguendo una scia che non c'erache ero tanto abile da celare.I suoi urli mi giungevano sempre più tenui, finchè scomparvero a non so quanta distanza perchè il mio nome, anche solo sussurrato da lei, l'avrei potuto ascoltare distintamente da chilometri, con chiarezza come se fossi stato accanto al suo letto mentre sognava me, come se fosse stato il battito prezioso del suo cuore...tanto ero in sintonia con la sua voce.

Ogni richiamo, ogni lacrima sgorgata da quei dolcissimi occhi di cioccolato mi distruggeva e mi trafiggeva la mente con lame incandescenti. Mai avrei immaginato di poter resister alla sua voce straziata.

Mi persi tra i ricordi...Aveva le sopracciglia corrugate, tanto a formarle una rughetta tra occhi e naso...Sembravano passati pochi giorni da quando aveva pronunciato quelle parole < edward sa fare tutto > :

Mi uscì un sorriso amaro al ricordo di quella frase timorosa detta quando le feci conoscere esme, carlisle, emmette, rose..eppoi alice e jasper... Altri ricordi

La prima volta che la baciai e lei quasi mi assalì... altro sorriso... scoprii di essere bravo anche nelle faccende umane...

Sapevo di poter fare di tutto..e lei ne era convinta più di me.

Quest'ultima prova che stavo vivendo m'aveva fatto comprendere che aveva ragione.

Edward, IO, ero capace di amare l'unica umana il cui sangue mi faceva impazzire. ero capace di tenere a bada il mostro qual'ero, eppoi ero anche capace di lasciarla... perchè non avevo il coraggio di distruggere la sua anima..

Ironico...

Ma i miei pensieri furono interrotti

< edward.. no edward ti prego... non mi lasciare > E Bella ruppe in singhiozzi mentre la guardavo dormire. La cosa peggiore? IO, EDWARD CULLEN ero la causa delle sue sofferenze, delle sue lacrime, delle sue crisi di panico, della distruzione della sua felicità.

La guardai. Era perfetta, era perfetta anche con gli aloni scuri attorno agli occhi, era perfetta. pallida, con le labbra rosse per le ferite inflittegli dai suoi stessi deboli denti, stupenda anche con gli zigomi pronunciati dalla mancanza di cibo e dallo stress.. perfetta, con i capelli disordinati e senza cura, in quei pantaloni che non cambiava da giorni, e che le stavano larghi. Era perfetta.

Lentamente.. persi il controllo e mi avvicinai a lei, a catturarle con una pallida mano una ciocca ribelle che le copriva il viso e lei risussurrò

< perchè... non c'è più, non c'è più> altri singhiozzi. Bloccai la mano. La tormentavo anche mentre dormiva. non le davo pace.

Il mio viso divenne una maschera di antico dolore. NO..non potevo stare lì, non potevo cedere. Chiusi gli occhi, corrugai le labbra in un ringhio cupo dentro di me.

Ancora una volta. non seppi con quale forza, con quale determinazione... ma uscii da quella finestra mentre la luna indisturbata continuava a bagnare le sue labbra che un tempo potevo rivendicare come mie...

altri sussurri.. ancora il mio nome dalle sue labbra:

< edward.. edward >



Bella
Avevo freddo, mi sentivo immersa in un lago ghiacciato, ma negli ultimi mesi avevo imparato a apprezzare queste sensazioni nonostante fino a un anno prima ogni cosa fredda e bagnata sviluppasse in me repulsione...Ora come ora mi sarei gettata io stessa di mia volontà in un lago ghiacciato solo per immaginare che fosse il suo corpo a strin.... no...

DEVO PENSARE A ALTRO. Dovevo impedire che il mio petto si lacerasse.

Iniziai a riflettere...come cambia facilmente la vita.

Un giorno vivi al caldo...poi ti trasferisci nella zona più piovosa d'america, e finisci per amare il ghiaccio. La motivazione la sapevo.. e insieme alla conoscenza della motivazione la familiare voragine prese a aprirsi nel mio petto. Mi strinsi forte abbracciandomi e ricacciando indietro i singhiozzi. Ma non potei niente contro gli occhi chiusi che mi si riempirono di lacrime. NO... preferivo gli incubi alla realtà, ma ormai il dolore del risveglio aveva cancellato ogni parvenza di sonno.

Avevo immaginato un vento gelido sulla guancia, forse me l'ero sognato... non volevo aprire gli occhi, eppure lo feci. Le pupille si abituarono velocemente all'oscurità perchè la stanza era rischiarata dalla luna. Il cielo non era coperto, a malapena ci feci caso... La finestra era spalancata. Ero sicura di averla chiusa. Stavo chiaramente impazzendo.... Avevo la gola secca ma non volli constatare se avessi o meno la voce. Non mi serviva... i lamenti potevano essere anche muti, tanto nessuno li avrebbe ascoltati. mi alzai. La testa girava vorticosamente.

Caddi a terra, le gambe non mi sostenevano e scoppiai a piangere in modo convulso, quasi fino alla nausea. Sentivo che charlie si era svegliato perchè non russava più. Di certo tentava di origliare, ma non aveva il coraggio di affrontare il mio dolore: non era mai stato bravo in queste cose e il mio non era un semplice dolore di perdita, era come se fosse morto qualcuno, no... meglio.. ero morta io. Solo che il mio corpo non me ne voleva dare atto.

La testa urtò violentemente contro il pavimento in uno spasmo mentre la crisi raggiungeva picchi considerevoli. Udì solo un tonfo sordo che mi riscosse per un attimo dal dolore.

Tamburellai sulle assi del pavimento, c'era un punto in cui il suono era diverso. Non c'era altra motivazione se non la follia per quello che feci ma cominciai a raschiare con le unghie il pavimento, avevo ancora le dita ferite dal tentativo di sdradicare l'autoradio dal pick up, ma non mi importava, avevo il cuore cosi lacerato che il dolore fisico era diventato irrilevante. Stranamente l'asse venne via con facilità. Sotto c'era una zona cava.

La luce della luna illuminò l'unico sguardo che popolava i miei sogni da due mesi a questa parte e nonostante la vedessi giorno dopo giorno, mi tolse come sempre il fiato. Cessai di respirare.

no... c'era una prova. non mi ero inventata tutto. non ero impazzita. Lui era li e mi guardava. un ondata anomala di lacrime mi colse di sorpresa. mi inginocchiai su me stessa disperata.

incapace di guardare l'unico viso che desideravo. Il dolore era insopportabile. si propagava in ogni parte del mio corpo. la testa pulsava.

< respira bella! respira ! > Pensai. e rialzai lo sguardo.

la foto di edward giaceva sotto le assi del pavimento insieme a un foglio bianco piegato in due.

le mani mi tremavano.. usciva sangue ma non me ne curai... Tesi la mia vita verso quell'unico appiglio...

lo aprii lentamente...
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capitolo 2

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Mer Lug 29, 2009 5:06 pm

Capitolo 2-La lettera di Edward
Edward
Dovevo allontanarmi dalla tentazione, avevo giurato a me stesso che mai e poi mai sarei stato la causa di una sua ulteriore tristezza.

Mi lasciai alle spalla la sua camera e Bella che dormiva.

Non mi restava che soffrire per tutto ciò che la mia natura non poteva darle.

Il vento mi fischiava forte nelle orecchie per la velocità. Andavo così veloce che i miei piedi toccavano terra di rado.

Sorrisi.. Bella avrebbe avuto paura se avesse corso cosi con me.. sarebbe stata una scusa per consolarla... per abbracciarla e sentire il magnifico odore dei suoi capelli soffici...per sussurrarle parole d'amore... mi fermai di scatto e mi guardai intorno: senza rendermene conto ero giunto alla nostra radura. Ero esausto, avrei voluto esserlo fisicamente; avrei voluto dormire e non pensare invece no! la mia mente era sovraccarica di dolore, era esausta eppure non la smetteva di pensare.. m'accasciai sull'erba inspirando odore di terra per riacquisire lucidità.

Come può un vampiro giungere a questa sofferenza! Dovrei essere un mostro senza anima. incapace di udire i propri istinti umani, incapace di tendere la mano verso carne umana se non per prenderne e cibarmene.

Inclinai il viso, impercettibili fili d'erba mi sfiorarono le guance che avrei voluto essere rigate di lacrime. Fui assalito dai ricordi. Bella... Bella che senza paura aveva teso una mano verso di me e mi accarezzava lasciando scie di fuoco sul mio braccio e si chinava a odorarmi...Ah ero ancora incapace di credere in me stesso quel giorno. Era lo stesso giorno in cui feci l'errore più grande della mia vita: desiderai la dolcezza delle sue labbra più di quanto desiderassi il suo ancor più dolce sangue. I miei pensieri divagarono al giorno prima che la lasciai...

Ero in camera mia, sul divano, con uno sguardo truce sul volto. Jasper era distrutto per quello che aveva fatto ed era dovuto andare a stare un po con Alice nel clan dei Denali. Mi dispiaceva. lo sapevo che non era colpevole della sua natura, ma non trovai la forza di andare da lui a parlargli; affogavo nei miei pensieri, cercando di essere lucido e di riflettere su cosa fosse giusto o meno. Ma ad ogni proposta pensavo: < come posso vivere senza di lei! > Digrigavo i denti contro questa eventualità. Eppoi capi che di me non mi sarei dovuto curare.. ma solo della piccola dolce indifesa Bella. Io.. in qualche modo sarei sopravvissuto senza la luce della mia..esistenza.

Fu in quel momemento che decisi.

Presi un foglio e una penna e le scrissi...



Bella
Tesi la mano verso quel foglio impolverato sotto l'asse del pavimento. Mi ferii con una scheggia.. ma non me ne curai. Jasper o nessun altro vampiro si sarebbe avventato su di me. Loro non c'erano più. Edward non c'era più. Non mi sarei più dovuta curare degli effetti del mio sangue. MI riscossi da quel dolore mentre la voragine minacciava ancora di aprirsi come ogni volta che lo ricordavo. Quel foglio era estremamente prezioso. Quando lo afferrai pensai che potesse scomparire in una nuvola di fumo e invece rimase intatto anche quando lo aprii. Era carta dura, spessa, tanto che aprendosi scricchiolò leggermente.

Altre lacrime mi scesero giù per le guance. Fui attenta a non lasciare che confondessero la sinuosa calligrafia del mio amato con nere macchie.

Tesi un dito.. ancora prima di iniziare a leggere, soffermandomi a accarezzare le parole scritte dalla fredda mano che un tempo stringeva la mia. Ebbi una stretta al cuore, scossi la testa. NO questo era un momento importante < ...cosa mi hai scritto edward...? > sussurrai al buio.. e presi a leggere:

''amore mio...



non so se riuscirai mai a trovare queste poche parole che ti scrivo. E non so perchè lo sto facendo .Lasciarti questa lettera accanto, mentre io dovrei essere lontano da te è un grosso errore ma non ti nascondo che una parte di me spera che tu non creda mai in tutte le menzogne che ti dirò per lasciarti. Esse sono solo dettate dal mio infinito amore per te. Non smetterò mai di amarti per tutta la mia esistenza. Con uno sguardo hai accecato la mia vita, e senza di te niente avrà più senso se non la tua felicità. Cerco di convinvere me stesso che starai bene, che ti riprenderai. Sto selezionando le parole giuste per allontanarti da me con il minor dolore. Anche se il semplice allontanarmi da te è una bestemmia impronunciabile. Peccherò. Perchè sono dannato e non dannerò anche te.



Ti amo. Ti amo d'un amore che non si può contenere in un corpo umano, Ti amo più di qualunque cosa al mondo. ti amo, e non so se davvero riuscirò a trovare la forza di abbandonarti totalmente. Forse sarò lì.. nascosto vicino a te.. a osservarti e a sperare che tu stia bene. ma sarà come se non fossi mai esistito. Perchè i nostri corpi, che combaciano cosi perfettamente non possono coesistere.

Ti prometto amore mio, che mai più ti farò del male, domani... domani nel bosco distruggerò me stesso per salvarti la vita. Spezzerò il mio cuore già morto spezzando il tuo. E nessuna dannazzione sarà pari a quella per me.

Me stesso per te. E' questo il prezzo. e non esiterò a pagarlo

ti amo. Bella ti amo.... Per sempre. ""

Non riuscivo a piangere. non riuscivo a respirare... non riuscivo a pensare. La lettera mi cadde dalle mani. avevo lo sguardo fisso davanti a me, ma non vedevo niente. Quelle parole continuavano a prendermi a schiaffi.Gelidi schiaffi. Era stata una secchiata d'acqua fredda tra lacrime bollenti.

Edward... lui.... ERA UN FOLLE! lo urlò prima la mia mente, e poi le mie labbra.

LA RABBIA SI IMPADRONI' DI ME. INIZIAI A URLARE DISPERATA, all'inizio furono bisbigli e poi si trasformarono in urli.

< EDWARD SEI PAZZO! SEI PAZZO! EDWARD! SEI UN FOLLE! DEVI TORNARE EDWARD! >

Se era vicino avrebbe dovuto sentirmi, necessariamente. Mi aveva sentita tutto il vicinato. Ma edward non venne. in compenso Charlie irruppe nella mia stanza. Dovevo essere sconvolta. scommetto che avevo il viso rosso, gli occhi fuori dalle orbite, come una folle. Povero Charlie.. glielo leggevo in viso, pensava fossi impazzita. Erano giorni che non parlavo e le mie prime parole erano state urlate in piena notte dal pavimento della mia stanza. Lui avrebbe sicuramente scelto qualcosa di diverso.. qualcosa tipo < EDWARD SEI UN BASTARDO, SE TI AVVICINI ANCORA A MIA FIGLIA TI SPARO > Si sarebbero state diverse. Sorrisi. Ero impazzita. Si lo ero. Charlie mi guardava sconvolto ridere. Eppure il mondo era diventato leggero negli ultimi minuti grazie alla consapevolezza che lui mi amava! si mi amava... mi stavo proteggendo...

folle.. dolcissimo amore mio.

In quel momento decisi che l'avrei riportato a me. Perchè due corpi che combaciano perfettamente devono coesistere, non possono vivere l'uno senza l'altro.

Le lacrime che mi rigavano ancora il viso scesero fino alle labbra. le assaporai.. sale...Il sapore del dolore.. ma anche il sapore della gioia.. e della nuova speranza.

sorrisi ancora, eppoi guardai mio padre. e gli dissi: < Sto bene.... davvero > eppoi di nuovo silenzio.
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capitolo 3

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 8:19 pm

Capitolo 3-Pianoforte
Edward
Assorto nei miei pensieri, con la testa tra la gambe apparivo molto più umano di sempre. Solitamente la mia apparenza altera allontanava chiunque fosse tanto curioso da tentare di avvicinarsi a me. Tranne Bella ovviamente. Lei non aveva mai avuto paura di me..Se non paura di vedermi scomparire.. sorrisi... quanto era dolce il ricordo dei suoi occhi. Non aveva timore di avvicinarsi ai miei denti affilati... amava anche la mia forza. amava il mostro perchè era parte di me. NO non potevo lasciare che ogni piccolo stupido pensiero fosse legato a lei. Artigliai il terreno con la mano creando una piccola voragine. Chiunque avesse attraversato la radura in quel momento avrebbe pensato a me come a un disperato, ed era cosi, ma non potevo piangere. Era un'altra condanna della mia dannazione.

Il sapore delle lacrime potevo assaporarlo solo catturando quelle di Bella tra le mie mani. e questo non mi sarebbe stato più possibile ora che avevo fatto in modo di allontanarla da me. Un'altra smorfia sul mio viso. Ero un folle.. masochista.. già.. lo ero stato dal momento in cui mi ero innamorato di lei. il lupo innamorato dell'agnello. Mi alzai di scatto, un nuvolo di uccelli si alzò dagli alberi circostanti.. probabilmente per lo spostamento d'aria.. e forse fui cosi fulmineo da far rumore.Non mi importava. Quasi senza pensarci tornai a casa Cullen. Impiegai pochissimo. Ero veloce.. molto più dei miei fratelli. Che dolore avevo inflitto anche a loro. Per la mia bramosia. per il mio egoismo, li avevo sdradicati dalla loro vita tranquilla. Sapevo che Forks gli piaceva. Ci eravamo integrati perfettamente. Carlisle era fiero del suo lavoro lì. Avevo distrutto loro.. Alice non m'avrebbe mai perdonato per non averle permesso di salutare la sua migliore amica. Le voleva tanto bene.

Quanti errori. Quanto dolore a causa mia. Mi balenarono in mente mille sguardi tristi. E mi odiai ancora di più.

La casa era vuota... si sentiva l'odore della polvere... potevo vederne infiniti granelli galleggiare nell'aria. I fiori di Alice nei vasi erano secchi, mancava il tocco di Esme e c'era silenzio. L'assenza di pensieri era così insolita....pensai tra me e me. Mi diressi verso il pianoforte che era coperto come ogni mobile da un telo bianco.Lo spostai fino a lasciare scoperta solo la tastiera. In un angolo era ancora poggiato il tappo simbolo del suo "si". Avevo suonato per la prima volta la sua canzone guardandolo.. aveva accettato di uscire con me per la prima volta.. dovevamo andare a seattle, invece gli feci vedere la mia mostruosità alla luce del sole nella raduna.Scossi la testa per liberarmi da quell'agonia ma non servì.Fui preso da un'altra fitta al petto: poteva un cuore morto dolere? poteva riprendere a battere e smettere continuamente per lacerarmi il petto? evidentemente si.. lo stava facendo. Ogni ricordo pareva far rivivere la mia vita e poi strapparla dolorosamente via. Meritavo quel dolore.. me lo ripetevo continuamente.

Mi sedetti e presi a suonare la sua ninna nanna... immaginando che fosse lì accanto a me. immaginando di poterle baciare i capelli, la punta del naso. Pareva quasi di sentire le ondate di calore emanate dal suo cuore al mio fianco. Il suo odore.. pungente e dolce mi raschiava la gola perfino nei ricordi. Mi girai di scatto. Speravo davvero che fosse lì? Era cosi reale quel profumo... eppure no.. lei non c'era. a attendermi c'era la mia stessa aria truce allo specchio. Avevo uno sguardo terribile. ero emaciato.. gli occhi infossati e scuri per le occhiaie.. le iridi nere come la pece. Avevo sete. eppure non me ne curavo. Era più di un mese che non mangiavo, forse più. avevo perso il conto. Decisi di andare. Stavo morendo lentamente come lei. Mi sforzai di credere che se io avessi mangiato l'avrebbe inconsciamente fatto anche lei. Che stupidi pensieri... Ma forse sottovalutavo il filo invisibile che ci univa.

Non toccavo il pianoforte da quando ci avevo poggiato i regali di compleanno di Bella il 13 settembre.

Mi alzai e uscii lasciandolo scoperto.

Fu anche questo un grosso errore...

Bella
Ero uscita dalla mia stanza la mattina dopo. Charlie ne parve sconvolto. Quanto dolore gli recavo..

< Bella... buongiorno > mi disse.Pareva timoroso...

< Vuoi qualcosa per colazione? Ho ancora un pò di tempo prima di andare a lavoro >

Che gentile. Non mi aveva mai chiesto della colazione. Evidentemente voleva fare qualcosa di carino per me. Corrugai la fronte stringendo le labbra e scossi il viso lentamente. Non avevo fame. Eppure mi venne una sensazione particolare. Dovevo mangiare. mi stavo lentamente lasciando morire. Non avrei potuto impegnarmi nella ricerca di Edward se le gambe non m'avessero retta. Eppoi dovevo farlo per Charlie.. Il suo sguardo era cosi triste. Non gli avrei provocato altro dolore.

Mi avvicinai lentamente al tavolo e lui sorrise .Mi schiarii la gola:

< va bene. mangio qualcosa > Era strano risentirmi parlare. La mia voce suonò... morta ma Charlie sorrise lo stesso e si mise a lavoro.

< sono contento che sei scesa oggi... è la prima volta che mi dici qualcosa >

< mmm.. > rispondevo a mugugno e monosillabi... Lui dopo poco si arrese. Mi misa davanti un piatto. presi a mangiare lentamente senza curarmi di cosa fosse. La mia gola faceva fatica a accettare di nuovo il cibo. Assumevo per lo più liquidi...Il brodo caldo mi metteva apposto lo stomaco dopo i conati di vomito causati delle crisi di pianto.

Lo sentii parlare

< io vado a lavoro. torno stasera.. mi dispiace lasciarti sola... >

mi persi nel discorso.. avevo altro in testa. La foto di Edward era stretta nella tasca dei jeans insieme alla sua lettera. Oggi avrei iniziato il mio progetto.

Non sentì nemmeno quando mio padre uscì. posai il piatto nel lavello. Vi feci correre l'acqua e uscì. Rientrai nel pick up, non stavo andando a scuola... non lo usavo da... quel giorno maledetto.. guardai i cavi dell'autoradio penzolanti.. Ricacciai indietro i ricordi. Una crisi mentre guidavo non era proprio il massimo.

Non avevo ben idea di dove andare ma guidando mi trovai ad imboccare il vialetto mezzo nascosto di casa Cullen.

< Respira Bella > mi sforzavo di farlo...

Mi fermai davanti all'ingresso. aspettando di dover, boh, rompere qualcosa per entrare invece la porta era socchiusa.

Lentamente entrai spingendola. Avevo paura. Sentivo il cuore battere.. era da tanto che non lo sentivo.. da quando ero con lui nel bosco e... chiusi questi pensieri dentro il cassetto della mia mente.

Il salone era ampio.. disabitato. Tetro. drappi bianchi coprivano ogni cosa. Non ce la feci e crollai a terra, sdraiata sul pavimento, respirando polvere e lacrime. Ci rimase per un tempo lunghissimo, mi parve infinito.

Il petto squarciato. Non riuscivo a respirare. I singhiozzi mi laceravano e facevano tremare il mio corpo.

Ma poi vidi riflesso nello specchio il suo pianoforte e volli alzarmi. La lettera nella tasca divenne pesantissima. Potevo sentirla premere sulle mie membra.

Il pianoforte.. era per metà scoperto.

rimasi interdetta. mi avvicinai piano... Perchè non era coperto? guardai il seggiolino... qualcuno ci si era seduto recentemente! in parte non era coperto di polvere.

Fui inondata di emozioni forti! speranza, rabbia, e amore.. incalcolabile amore. in un angolo era poggiato il tappo che si era rubato in mensa quando mangiammo insieme... lo presi.. e lo strinsi tra le mani per poi farlo unire al proprietario... nella mia tasca.. accanto alla foto del suo viso.

Uscii di corsa, inciampando sui gradini dell'ingresso, intrecciandomi con i miei stessi piedi,sbucciandomi le mani sulla breccia della strana ma non importava. Edward era lì. L'avrei trovato in qualche modo.. Lui voleva evitarmi per il mio bene. Sorrisi... Folle come non ero mai stata.. Avevo dalla mia parte che non poteva sentire i miei pensieri...

< Edward... TI AMO QUANTO MI AMI TU > Urlai, e le mie parole rieccheggiarono nel bosco.

Chissà se mi aveva sentita.. Chissà se era li a guardarmi. Non importava. Avrei architettato qualcosa perchè lui mi voleva ancora! Aveva paura. Ma avrei dato tutto: me stessa, la mia vita, la mia anima... per lui.

La dannazione eterna non mi faceva paura.. se eternità significava stare con lui per sempre.
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capitolo 4

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 8:24 pm

Capitolo 4-La visione di Alice
Edward
Avevo già iniziato a correre su per i boschi per cercare cibo, ma mi parve di sentire la sua voce rieccheggiare. e il vento sembrò trasportare il suo profumo. Digrignando i denti accellerai. Un ringhio cupo mi sorse nel petto.

Forse se mi fossi concentrato sulla caccia avrei smesso di illudermi che lei non fosse chiusa come sempre nella sua stanza al buio, in silenzio, distrutta. Per colpa mia.
Bella
Risalii sul pick up. Di edward nessun'altra traccia. Avevo bisogno di informazioni. Dovevo trovare la seconda persona che m'aveva fatta soffrire... avevo bisogno di Alice.

La mia migliore amica, che non m'aveva salutata, che si era dimenticata di me, che mi aveva lasciata come aveva fatto Edward. Ma lei?? Che motivazioni aveva?

Mi venne un'idea improvvisa e senza pensarci inchiodai. Il vecchio pick up rosso vibrò violentemente sotto la debole forza del mio piede. Urtai con la testa contro il parabrezza. ovviamente... Il veicolo sbandò e si fermò sul ciglio della strada. scesi, guardai in alto... inspirai tutta l'aria che potevo contenere e urlai al cielo. Avevo già le corde vocali tese dagli ultimi strilli...parlare con un tono normale non mi parve un vincolo corretto per il messaggio..

< ALICE DECIDO DI VENIRE DA TE > Sapevo che m'avrebbe vista...

e cosi fu: a molti di km di distanza alice sobbalzò staccandosi improvvisamente dalle labbra di Jasper.
Alice
< Alice!! che succede!!? > Jasper sopra di me mi guardò interdetto. Avevamo entrambi i respiri affannati, eravamo intrecciati da ore,e il mio respiro si bloccò.

Dovevo avere la faccia scioccata e più pallida del solito. Jasper mi scosse:

< Alice! tesoro che c'è? ho fatto qualcosa di male? > Il mio piccolo innamorato aveva frainteso...ma incapace di sorridere a quell'incomprensione scossi la testa..Ero ancora preda della mia visione.

Ma poi fu lui a scuotermi.

Mi prese per le spalle con le sue forti mani e mi distolse da quell'immagine.Dovevo dirglielo:

< Jasper, ho visto Bella! > ero sconvolta.

< Alice hai promesso a Edward che non l'avresti fatto!!! abbiamo promesso che ne saremmo rimasti fuori! > era irritato.. per la mia visione e soprattutto per ciò che aveva interrotto.

< ma non hai capito! non ho cercato niente! è stato involontario! l'ho vista in mezzo la strada urlare il mio nome, eppoi l'ho vista arrivare in città! questa città! >

Jasper rimase in silenzio. Prese un cipiglio interdetto e disse.

< alice... > mi diede un dolce bacio sulla fronte. < non è possibile che Bella riesca a trovarci qui. questa città è gigantesca, dove vuoi che inizi? non abbiamo un indirizzo che sia possibile reperire, nessuno sa dove viviamo e se fosse nelle vicinanze... pensi che non riusciremmo a sentire il suo odore? ci abbiamo convissuto per un anno.. e lo sai anche tu che è particolare.. >

Non mi piacque come le sue iridi si annerirono leggermente e lui dovette leggerlo nella mia espressione...

< Alice dai.. non mi guardare cosi.. lo sai che non mi è indifferenze. Scatena reazioni anche in me, e > si rabbuiò... < devo rammendarti cosa successe al suo compleanno? >

Il suo viso si addolorò... mannaggia a me! Dovevo evitare questo discorso con lui.. ma come potevo..

< jasper... >

< mmm... > e riprese a baciarmi dietro l'orecchio muovendosi piano su di me. Uffa cosi mi distraeva! Lo fermai con uno strattone.

< Jazz!!! smettila! Bella ha deciso di raggiungere Carlisle in ospedale!!!

oh

ecco aveva capito.. si alzò di scatto da me con una smorfia rimettendosi apposto i vestiti, quei pochi che gli erano rimasti. lo stesso feci io. In un secondo eravamo presentabili.Uscimmo di casa e entrammo in macchina per raggiungere gli altri.Io guidavo. Jasper prese il cellulare e chiamò l'ospedale di Forks. Due squilli e risposero dal vecchio ufficio di Carlisle.

< Ospedale di Forks. posso esserle utile? >

< Buongiorno Ted sono Jasper >

< ehi Jasper dimmi! tutto ok? come sta Carlisle? > ovviamente si ricordava del figlio del suo magnifico ex collega.

< Bene bene... > Jazz taglò corto concitato

< senti volevo chiederti se recentemente hai dato informazioni su dove lavorasse ora Carlisle, in particolare su quale ospedale... >

< sisi, è venuta proprio stamattina Bella Swan.. la figlia dell'ispettore a chiedermi... > Rimanemmo in silenzio. Il nostro sangue da gelido che era si trasformò in duro ghiaccio. < le ho detto del nuovo ospedale, mi ha detto che avrebbe portato i miei saluti al dottor Cullen e è andata via di corsa. Perchè? Ci sono problemi? >

Merda! jasper chiuse la chiamata senza preoccuparsi di salutare. Se Edward ne fosse venuto a conoscenza ci avrebbe staccato la testa a morsi! Fortunatamente non avevamo alcuna idea su dove fosse.Dovevamo fare in modo di non incontrare Bella.

In poco fummo da Esme, Aggiornammo la famiglia sulle novità. Rimasero scioccati, come noi, in silenzio tranne Emmett che dopo un lungo fischio soffocato disse:

< wow.. quella ragazza è proprio forte. non capisco perchè Edward non la voglia vampirizzare. sarebbe perfetta! >

pf.. sbuffai. Emmett e le sue idee.. aveva ragione. lo sapevo anche io. Ma conosceva i fatti! e sapeva le motivazioni. Lo guardammo in cagnesco... un po come se fossimo lupi e il suo ilare sorriso si raggelò in una smorfia.

Esme parlò:

< Carlisle è a lavoro. è sempre in ospedale in questo periodo. Rimane fino a tardi. Dobbiamo raggiungerlo e avvertirlo! >

Mi presi la testa.. un'altra visione. Dovevamo muoverci!

< l'aereo di Bella sta per atterrare!! >

Scattammo tutti insieme alla volta dell'ospedale. Dovevamo modificare quel futuro con le nostre scelte!

Cosa le avrei detto? Come avrei potuto guardarla negli occhi dopo essere fuggita senza salutarla?

Ogni tanto la vedevo nelle mie visioni, distrutta. Sembrava una di noi per quanto era pallida. Ma piangeva..ciò significava che nessuno l'aveva vampirizzata.

Durante il viaggio Esme continuava a chiamare Carlisle che non rispondeva. E non succedeva mai per così tanto tempo. Che fosse arrivata?

Emmett accellerò.

Arrivammo dopo poco tempo. Obbligavo me stessa a camminare piano. in modo umano.Ma era faticoso molto più che sfrecciare a 300 all'ora in un bosco. L'ascensore era lentissimo!

Mi guardai intorno. Perfino Rosalie aveva un'espressione tesa. Ma Esme sorrideva.

< Esme...> La scossi dai suoi pensieri. Mi guardò e capi perchè l'avessi chiamata..

< Alice.. è che Bella mi manca molto. è diventata una figlia per me. e da una parte vorrei tanto riabbracciarla... >

Con quelle poche parole colse i pensieri di tutti quanti. Abbassammo gli sguardi. Si. Bella ci mancava eccome. Ci sentivamo tutti in colpa.Ma poi un viso arrabbiato mi balenò in testa. Edward.

non potevamo permettere che Bella ci vedesse.

Arrivati nel reparto chiedemmo di Carlisle. Era in sala operatoria. Non restava che attendere. Aguzzando l'olfatto alla ricerca di un dolcissimo profumo di fiori.

Bella
Ero a Ithaca. Fino ad ora era stato tutto più semplice di quanto pensassi. Ero molto debole e ogni volta che i ricordi mi assalivano venivo scossa da tremore tanto che la hostes vedendomi in quello stato mi chiese se avevo bisogno di qualcosa. Avrei voluto risponderle < si! dimmi dov'è la mia vita! non la trovo più > invece avevo scosso la testa e rivolto lo sguardo fuori dal finestrino. vedendo città e boschi perdersi sotto di me.

Scesa dall'aereo feci tappa in profumeria, presi il primo profumo che mi capitò sotto mano e correndo verso la navetta per l'ospedale me lo spruzzai addosso:

< uhm > feci un'espressione schifata. era orribile! ma sicuramente sapevano che sarei arrivata. non avrei usato il mio odore per farli fuggire da me.

Giunta sotto l'ospedale chiesi informazioni. Iniziai a salire le scale. Presi l'ascensore affollatissimo. Ero appiattita tra un dottore e un uomo grassoccio che puzzava di sudore. Avrebbe contribuito a rendermi irriconoscebile ai loro olfatti perfetti. Sorrisi tra me e me portandomi addosso gli sguardi straniti delle persone. Sbucai silenziosamente in chirurgia generale. Era lì che lavorava Carlisle. Avevo scelto l'ospedale perchè a Forks ero certa che avessero informazioni sul trasferimento del loro dottore preferito, infatti così era stato.

Mancava poco all'incontro. dovevo essere cauta. Il cuore batteva fortissimo... Alice alice. cosa avrei fatto quando l'avrei visto. La rabbia mi pizzicava negli occhi.

La porta della sala ascensori era vetrata. Dall'altro lato lo sguardo di un folletto mi incrociò terrorizzato. Le labbra a formare una parole inconfondibile:

< merda >
Alice
< no! mi ha trovata! e ora!? che faccio?! la sala è piena di persone!! non posso scappare! No NO NO! >

Pensai questo nei pochi attimi in cui si aprì la porta a vetri. Mi guardava con uno sguardo strano. Caspita, era cadaverica più che nelle mie visioni! Aveva le occhiaie pronunciate, le tremavano le labbra... Dovevo fare una ramanzina a Edward. cosi non poteva funzionare. Peggiorava.. non si riprendeva.

Bella mi fu davanti. Rimase immobile e scoppiò in un pianto forte.. potente. impetuoso e mi abbracciò

La strinsi a me accarezzandola

< shh bella tranquilla > le sussurravo tra i capelli ma lei non la smetteva

< Alice, Alice, mi sei mancata da morire > sorrisi... non era arrabbiata con me

< anche tu, tantissimo > e rimanemmo abbracciate finchè qualcuno si schiarì la gola alle mie spalle.

Ci girammo. C'erano proprio tutti. E le sorridevano. Ci fu un grandissimo abbraccio di gruppo, perfino Jasper partecipò. Che dolce. Aveva smesso di respirare. ma anche lui teneva a lei.

Le volevamo bene.

E ora che fare??



Edward interruppe la caccia e decise di tornare a Forks. Cosa avrebbe trovato?
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capitolo 5

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 9:02 pm

Capitolo 5-La mia famiglia
Bella
Non riuscivo a smettere di piangere! avevo la sensazione che se avessero potuto l'avrebbero fatto anche loro! Era stupendo risentire ancora una volta quelle fraganze perfette, stringere il ghiaccio della loro pelle e sentire conforto, i campanelli che suonarono quando Alice rise mi risvegliarono dal terribile torpore. Era come tornare a casa dopo un lungo e terribile viaggio. Sentivo di essere almeno in parte ancora viva, non ero morta.

Dopo l'ennesimo abbraccio Esme mi allontanò da se:

< Tesoro.. ma che hai combinato!? hai un aspetto..... stanco > aveva titubato prima di descrivere la mia condizione. Alice la corresse.

< Bella è distrutta, non è stanca.. > mi guardò un po triste.. Pensava che fossi arrabbiata con lei. era dispiaciuta...

< Alice.. > le dissi < lo so che è stato Ed... lui a impedirvi di salutarmi > non ero capace di pronunciare il suo nome e loro se ne accorsero.Lessero in questo piccolo particolare il mio grande dolore. Mi rabbuiai e jasper si avvicinò. Lo sentii solo quando mi tocco la spalla. Non disse nulla. Rimase li. a toccarmi. con lo sguardo dolorante.

< Jasper che hai! > esclamò Alice e tutti si voltarono verso di lui, che non si degnava di parlare

< è che.... > ancora silenzio < i sentimenti di Bella sono... scusate devo spostarmi da qui > e se ne andò. Alice mi lanciò uno sguardo spaventato e lo seguì.

Io guardai gli altri..

< che ho fatto a jasper ? >

Intervenne Carlisle: < Bella.. jasper avverte in modo particolare le sensazioni delle persone. riesce a stare a contatto con chi è felice, perchè la sua felicità diventa parte di lui, ma il dolore, lo prende totalmente se è troppo forte, e non resiste, sta male... evidentemente tu, stai molto peggio di quanto abbiamo mai pensato.. avremmo dovuto agire prima.. ci dispiace... >

Non lo feci concludere: < no Carlisle... Voi non mi dovete delle scuse, lo so che ve l'ha chiesto lui. e... > un lampo mi scosse la mente. un pensiero su cui non avevo riflettuto. E se edward in questi mesi non fosse tornato perchè realmente non mi amava più? e se le cose erano cambiate? Era riuscito a sopportare guardarmi morire lentamente senza muovere un dito. Forse ci aveva ripensato... Fu un attimo.

Piombai nel baratro più nero. Non feci in tempo a stringermi le braccia al petto per ricacciare in dietro il dolore, la voragine si aprì, grande come la bocca dell'inferno e mi inghiottì. L'ultima cosa che potei sentire fu Emmett che pronunciava il mio nome e poi più niente.

Buio.

Piano piano come se qualcuno stesse lentamente girando la manopola dell'audio iniziai a risentire i suoni intorno a me. C'erano sussurri velocissimi e concitati. Erano i vampiri che parlavano tra loro.. solo loro potevano produrre un suono cosi melodioso.

Una mano gelida mi accarezzava i capelli, consolante. Riuscii a carpire qualche frase del loro discorso.

< Bella sta male. mi meraviglio che sia riuscita a arrivare fin qui da sola. E' denutrita, ho chiamato il suo dottore a Forks e mi ha parlato di catatonia, mia ha detto che si è offerto di visitarla ma che era cosi traumatizzata e sconvolta che il padre ha preferito di no > era Carlisle a parlare < una sorta di fortissimo esaurimento nervoso, è un genere di shock che cambia totalmente le persone. Solo con una grandissima forza di volontà tornerà a sorridere come un tempo. A quanto pare, si è risvegliata dopo due mesi questa notte, e ci ha raggiunti. >

Esme sussurrava < è una situazione incresciosa. Forse Edward ha sbagliato, le ha tolto se stesso e l'ha condotta a un'altro tipo di morte >

stranamente Roselie partecipò al discorso: < sapete come la penso a riguardo, io avrei voluto scegliere e sarei rimasta umana, ma non ero innamorata di un vampiro.. Se Emmett mi avesse lasciata cosi dal nulla...probabilmente sarei diventata come lei. Ma non riesco a immaginare cosa le abbia potuto dire per andare via... >

< Mi ha detto che non ero la persona per lui, e che non mi voleva con se > avevo aperto gli occhi e sussurrato questo parole.

Il gruppo attorno a me fu percorso da un brivido. Avevano ascoltato le mie parole e ne erano rimasti sconvolti..

< bella oh bella! ti sei svegliata, ma che hai avuto?! eri esausta... >

< no Alice.. io... mi succede quando penso che... lui non... non c'è più con me > una lacrima mi rigò il viso. quanto era amara. forse era vero. Edward non mi voleva più. Cercai di ricacciare indietro il dolore.

< mmm... Bella. non possiamo scegliere noi per Edward... ne informarti dei suoi pensieri se lui non te li vuole far presenti ma... oddio, mi staccherà la testa lo so! ma davvero Bella..> mi prese il viso tra le mani costringendomi a guardarla negli occhi < lui è impazzito quando ha compreso che eri eternamente in pericolo con lui e quando gli abbiamo posto davanti l'idea di trasformarti.> alice scosse la testa < non sopporta nemmeno l'idea che tu perda l'anima. Non dubitare del suo amore, tutto questo dolore è sbagliato, ma Ti ama.> si morse un labbro.. forse pensava di aver detto troppo.

Una lacrima dolce mi scese nella gola.. Mi amava ancora, ma non volevo cibarmi di finte speranza, La verità poteva dirmela solo lui. Dovevo vederlo, Dovevo parlagli. Se avesse voluto. non avrei esitato a stringerlo a me e...

strinsi il colletto della camicia di Alice più forte che potevo

< Alice, devi dirmi dove sta Edward! > lei mi scrutò con i dorati occhi sinceri di sempre, senza ironia. Ascoltava la mia voce ferma.

< lo vorremmo sapere tutti. > guardai gli altri.. erano sinceri quanto lei e mi annuirono. < E' scomparso dopo 2 giorni dalla nostra partenza e non l'abbiamo più rivisto. Il suo cellulare è continuamente spento. forse l'ha buttato, non lo sappiamo. e io non lo vedo.. Mi sento cieca con lui. ma è come se non prendesse mai una decisione. Vive in sospeso. E tu sai come funzionano le mie visioni. Vedo le conseguenze delle scelte. La mia idea è che non sa cosa fare. Non sa se lasciarti andare e renderti la vita migliore, come lui pensa oppure, tornare da te e vivere da egoista, che è sempre un suo pensiero. Bella.. credo che sia rimasto a Forks. ma non ne ho la certezza. >

Mi alzai. Carlisle mi fu subito vicino per sostenermi, pensava non mi reggessi in piedi, in effetti mi sentivo cosi debole...

< Devo andare dove è lui... Alice.. sforzati di vedere dove si trova, e chiamami se hai notizie > mi spinsi verso la porta. Jasper stava ancora lontano da me, con una mano sulla pancia. pareva angosciato. Lo guardai, ricambiò il mio sguardo e una pò di pace mi rinvigorì. Anche il suo viso si rilassò leggermente.

Andai verso l'uscita e mi seguirono.

< no... andrò da sola > dovevo farlo.. era una cosa mia e sua. li avevo già coinvolti troppo, non volevo che passassero guai con Edward per colpa mia. erano la sua famiglia. < grazie di tutto...Alice tranquilla... ti darò mie notizie > e mi incamminai.

mentre uscii sentì Jasper sussurrare: < Bella è come morta, le sue sensazioni mi hanno terrorizzato, scusate >

Alice lo abbracciò guardandomi andare via alla ricerca della mia vita. Con il mio destino ancora non scritto.
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capitolo 6

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 9:05 pm

Capitolo 6-Il simbolo del sì
Edward
Era calata la sera. Correvo veloce. Probabilmente verso casa di Bella. Avevo bisogno di poggiare il mio sguardo sul suo viso e le gambe mi conducevano lì.. verso la mia fonte di sostentamento. Verso la mia unica ragione di vita. Il vento mi fischiava nei capelli. Se fossi stato un semplice umano a quella velocità non sarei riuscito a ascoltare nulla, invece potevo sentire i rumori attorno a me. Udivo gli animali fuggire dall'assassino che viveva in me..

Ero nei pressi della sua casa, riuscivo a scorgere il limite del bosco che si apriva per dare spazio a Forks quando udii distintamente un urlo straziante.

era Charlie!

Accellerai follemente...

< no bella no! bella! >

Cosa diavolo era successo! no.. bella no.. che era successo! Fui assalito dal panico, d'un tratto la velocità a cui ero giunto mi pareva troppo poca. dovevo giungere. avevo in mente solo il suo nome.

BELLA,BELLA. maledizione! Non comprendevo più niente. pensavo solo a raggiungerla per sapere cosa fosse successo. i denti stretti, i pugni serrati. Giunsi in pochi attimi. fui sull'albero davanti alla sua stanza con un unico balzo e vidi Charlie, chino sul pavimento dove tante volte avevo visto piangere lei con un biglietto in mano. Non riuscivo a vedergli il volto. ma tremava.

Per me era facile leggere quell'unica parola anche a metri di distanza:

< RITORNERO' >

era la sua scrittura. cosparsa di lacrime cadute. lacrime e inchiostro a cancellare quella parole.

mi bloccai. divenni pietra arida.Mille pensieri mi si catapultavano nella mente e ognuno mi urlava addosso COLPEVOLE.

l'avevo lasciata sola per cibarmi. e ora?!

Dove era andata bella???

ma un particolare mi spezzò il cuore già morto, lo sentii tranciarsi fisicamente nel mio petto. il tappo. Il tappo del "si" era poggiato sul suo letto sfatto. Come poteva essere lì?!?

maledizioni!! mi torsi le mani in modo furioso. Entrai nella stanza in una folata di vento, presi il tappo, e uscii. Charlie non s'accorse nemmeno del suo ingresso. Il cellulare gli squillò: una voce dall'altro parlò

< Ispettore swan. C'è giunta ora una chiamata. sua figlia è stata vista stamattina sulla statale. Il pick up era fermo sul ciglio della strada, e lei era fuori. guardava fisso davanti a se. Mandiamo qualcuno a controllare in quel punto, forse le si è fermata la vettura... >

< no vado io! > urlò Charlie nel telefono e corse giù per le scale.

Con il tappo ancora stretto in mano corsi verso casa mia. Dov'era Bella?! la dovevo trovare. no... non potevo vivere senza di lei! Giurai a me stesso che avrei torturato lentamente fino alla morte chiunque l'avesse toccata, anche se lei m'avesse implorato di non farlo. Ero un mostro.. glielo avrei mostrato.. cosi si sarebbe convinta.. Avrebbe ripreso a vivere...mi avrebbe volontariamente allontanato...Ma la mia mente si incastrò, solo il suo viso era capace di lasciarmi inebetito...

Il suo sguardo di cioccolato balenò nella mia testa e fece vacillare questo mio proposito.. la mia Bella.. la mia Bella amava anche il mostro che ero...gli si sarebbe gettata fra le braccia senza un pizzico di paura. Ero un folle, l'avevo sempre avuta vicina a me, con la certezza che piano piano sarebbe stata meglio, ma era lì viva... anzi.. sopravviveva ma il suo cuore batteva, la sua anima era lì.

Questo era importante no? ma ora.. ora che non sapevo dove fosse compresi in minima parte come si sentisse lei quando l'avevo abbandonata.

Altra fitta al cuore.. quanto dolore sopportava un corpo morto. Lei non sapeva dove ero...per di più era certa che io non l'amassi più e che mi stessi distraendo...

chiusi gli occhi...

ero un vero mostro a averle fatto vivere due mesi nell'orrore...

io almeno sapevo che non aveva mai smesso di amarmi.

non l'avrei più permesso.

potevo scegliere per lei la sua felicità? Forse no... forse poteva essere felice con un mostro....

Questi dolci pensieri come sempre presero la mia mente mentre correvo alla volta del luogo dove era stata vista.

< Sei un illuso! > ruggii a me stesso. < la porterai alla morte con la tua ignobile esistenze, saresti dovuto morire 100 anni fa! > Come sempre la mia mente era spezzata in due. Niente decisioni. Rimanevo sospeso.

Ma nella mia testa una domanda continuava a cercare risposte: PUOI SCEGLIERE COSA SIA GIUSTO PER LEI?

Continuavo a correre. Ripercorsi la strada, sentento il suo odore peggio di un segugio ma di Bella e del pick up nessuna traccia.Il suo profumo conduceva a casa mia.

Si era diressa proprio lì. < Dolce.. dolcissima bella. Non merito il tuo amore. Perchè non capisci che sono un mostro!! > accompagnai questo pensiero scaraventando via la porta di casa mia. e venni inondato dal suo odore.

Quanto era rimasta lì?! il salone ne era impregnato. lo attraversai lentamente.. come se il mio passaggio potesse cancellare la sensazione della sua presenza.

MI illusi... e se fosse qui?! Aguzzai l'olfatto... no... il profumo si disperdeva fuori dal salone.. lei non era lì.

e lo vidi.

vidi ciò che la mia saggia mente aveva tralasciato.

il pianoforte era in parte scoperto... il sediolino URLAVA con la sua mancanza di polvere che qualcuno ci si era seduto recentemente.

Piccole impronte di dita nella polvere del pavimento, miste a qualcosa di liquido erano davanti ai miei piedi.

la verità mi colpì con un pugno.Lacrime... le doloranti lacrime di bella giacevano sul pavimento. il freddo non le aveva cancellate.

e io non ero riuscito a mantenere la promessa.

Bella sapeva che ero ancora lì.

dovevo prendere una decisione.

ma quale?!

MI PRESI LA TESTA TRA LE MANI, SE AVESSI POTUTO MI SAREI STRAPPATO I CAPELLI AD UNO A UNO PER INFLIGGERMI UNA PICCOLA PARTE DEL DOLORE CHE AVEVO PROVOCATO A LEI.

ma ora dovevo riuscire a trovarla... mi catapultai fuori dalla mia casa...
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capitolo 7

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 9:08 pm

Capitolo 7-Le ricerche
Edward
Bella si era volatilizzata nel nulla e io ero disperato. Ogni secondo che passava mi obbligavo a continuare a vivere solo con la speranza di poterla ritrovare.

Il bisogno di stringerla a me mi squarciava la mente tanto che le mani mi tremavano. Il dolore era estenuante. Continuavo a chiedermi come potessi soffrire cosi tanto.

Forse avevo un'anima. forse anche lei era innamorata di Bella e stava morendo di mancanza e sensi di colpa come me. Forse forse...erano tutte possibilità.. tutte le possibilità erano contro di me...SEMPRE. non potevo affidarmi a una semplice possibilità per scegliere di togliere o meno l'anima alla mia dolce e calda Bella

Scossi il volto. Questi pensieri era folli, perchè stavo impazzendo dal dolore. Dovevo concentrarmi, dovevo trovarla. avrei pensato dopo a cosa fare. Avevo solo bisogno di trovarla e sapere che il suo cuore batteva.

Mi guardai intorno, i colori erano cambiati...la sera era calata. Il crepuscolo. era un giorno intero che non sapevo dove fosse.

Con la fortuna che aveva era plausibile persino che gli alieni fossero scesi e l'avessero rapita.

Sorrisi della mia cruda ironia e desiderai di poter piangere. Mi sarei trafitto gli occhi in quel momento per poter veder scenderne qualcosa, mi bastava piangere sangue. Sarebbero state lacrime al sapore di ruggine e sale. Le avrebbero fatto venire la nausea come quel giorno a scuola........

< BELLA!BELLA! BELLA AMORE MIO DOVE SEI?! > se mi fossi accecato non avrei potuto rivedere il suo viso. NO...

Volevo piangere. Strinsi gli occhi, ma ovviamente nessuna lacrima scese. Dannazione eterna. Era questa la mia vita.

Ripresi a correre verso casa sua per avere nuove notizie. Almeno i boschi li avevo setacciati tutti.

Giunsi al limitare del bosco e vidi suo padre parlare concitato al telefono

< siete sicuri che è la sua? >

< si ispettore swan abbiamo preso la targa. è il suo pick up rosso... è parcheggiato poco lontano dall'aeroporto, forse ha preso un aereo >

< UN AEREO!? ARRIVO SUBITO! >

Bella aveva preso l'aereo da sola?! cosi? di punto in bianco!? e per dove?! l'ispettore aveva chiuso il telefono e era entrato nella sua auto. lo seguivo come un'ombra per le strade notturne di Forks.. magari lo avrebbero ritelefonato per informazioni. Dovevo sapere dov'era! maledizione!


Alice
< secondo te charlie sa qualcosa? forse dovremmo avvertirlo.. Bella ha con se un telefono ora ma è sconvolta.. se le accadesse qualcosa, almeno il padre saprebbe dov'è! >



< si Carlisle... penso che dovrei chiamarlo. in quelle condizioni è poco probabile che lo abbia avvertito >



Presi il cellulare. Trovai il numero di casa. Squillava ma non rispondeva nessuno. al decimo squillo riattaccai.

< non risponde a casa > caspita.. a quest'ora!!! < forse la stanno cercando!!!! > i volti di tutti erano tesi.

< prova sul cellulare > mi incitò jasper

Uno squillo..

< pronto!? > wow.. era stato velocissimo

< ehm.. Charlie... sono Alice >

< alice chi?! > aveva una voce arrabbiata....

< Cullen... >

< ah.. tu... Alice non è il momento >

< perchè cosa è successo!?!? > glielo chiesi anche se lo sapevo.

< Bella è scomparsa! la stiamo cercando.. pare abbia preso un volo.. >

< si charlie.. Bella è stata qui poche ore fa. >



Edward
< BELLA COSA?!!?!? > persi talmente la concentrazione che quasi mi precipitai nell'abitacolo di charlie, tanto che lui si girò verso di me: doveva aver sentito il mio urlo.



Cosa diavolo ci faceva Bella a ithaca! Pensava ci fossi io con la mia famiglia forse.. cercava me! una goccia calda mi rinquorò...



si ok... CONCENTRAZIONE. e ora dove era?! cosa le avevano detto!

Provai istinti omicidi per Alice. Se avesse distrutto tutti i miei sforzi se la sarebbe dovuta vedere con l'edward mostruoso e non con suo fratello.

Era sola.. la mia Bella sola.. ma almeno sapevo che era viva.

Il discorso con alice durò poco... Charlie la invitò a chiamarla in caso di novità e l'intimò di tenermi fuori dall'informazione che Bella era andata lì visto che almeno io non c'ero.

Me lo dovevo aspettare. Io stesso mi odiavo... il padre di Bella doveva per lo meno volermi uccidere per come l'avevo resa negli ultimi due mesi.

Alice.. non avevo tempo per reperire un cellulare... ma quanto prima lo avrei fatto..

Intanto sfrecciavamo verso l'aeroporto. eravamo quasi arrivati.

Avvistai il pick up di Bella in lontananza.Mi appostai in un luogo protetto per guardare e sentire cosa accadeva. Dentro di me c'era un tumulto di emozioni. Desideravo vederla uscire da quelle porte scorrevoli e abbracciarla...baciarla... farla mia per sempre.

Questi pensieri fecero gioire il mio cuore per un bel po.

Nel frattempo l'ispettore Swan aveva mandato via tutti quanti i suoi colleghi. Aspettava Bella arrivare.. Alice gli aveva detto che aveva ripreso l'aereo per Forks.

Dopo un tempo che parve illumitato... le porte scorrevoli si aprirono, e un gruppo di persone uscì.

Prima ancora di vedere il suo viso nelle menti di chi le stava intorno, ancora prima di vederla inciampare tra un gruppo di valigie, fui colpito alla gola dal suo odore.

Fu come un balsamo, come olio dolce, come il miele, come tanti fiori... dolce come la sua mano che accarezza le mie.

Poi apparve, con i lunghi capelli castani mossi dal vento notturno.

Non mi importava. l'avrei riabbracciata. ero un egoista

SI

UN MOSTRO EGOISTA

Bella era arrivata quasi a Charlie che crollò in un pianto dirotto gemendo < non c'è, non c'è > e mi bloccai.

Immobile.

come una statua, guardai Charlie abbracciarla, desiderando che fossero le mie le mani che le toglievano via le lacrime dal volto.

Lo sguardo di Charlie da tranquillo che era quando vide la figlia, si tramutò in uno di odio profondo a udire le sue parole.. sapeva che si trattava di me..

ma non fu quello a bloccarmi. Sarei passato sopra l'odio del mondo per lei ma...

Bella continuava a stare male per me. non potevo tornare cosi da lei... no... non potevo sbucare dal nulla nella sua vita come niente fosse. Dietro quell'amore doveva odiarmi. per forza!

Ero una bestia, un animale. Voltò il viso nella mia direzione. La statua che ero si sciolse e mi nascosi. NO... non mi aveva visto.

Bella.. quanto ti amo... non lo sai nemmeno tu.
Bella
Ti ho visto sai... come potrebbe sfuggirmi un movimento cosi fulmineo..



sono sconvolta.. ma è te che cerco, te che vedo...e ti vedrei anche alla velocità della luce.



Ma tu... come puoi rimanere cosi impassibile vedendomi soffrire,

sto morendo edward, lo vedi!?

Sei tu la mia vita, ogni attimo mi strazi, mi distruggi, e ogni attimo ti amo più di prima... Forse ho ragione io... forse non mi ami più. ti curi solo che io mi sia allontanata dalla tua famiglia...

Volevo scuotere la testa da questi pensieri malvagi, ma mi faceva male tutto. ero a pezzi.

Devo scoprirlo...

Altre lacrime mi scesero sulle guance però solo il pensiero che tu eri a pochi metri da me le rese dolcissime.

Non era quello il momento. Se solo mi fossi avvicinata a te.. lo sapevo.. saresti fuggito, come avevi appena fatto dal mio sguardo.



Il mio cuore continua a sanguinare per te...

Edward..

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capitolo 8

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 9:51 pm

Capitolo 8-La radura
Alice
< Edward giuro che non le ho detto niente!!!!! > Tenevo stretto il cellulare aspettando la sua sfuriata. Edward aveva trovato un telefono purtroppo!.. fortunatamente ero a molti chilometri da lui.

< Vorrei essere lì per leggerti nel pensieri e scegliere se crederti > mi ringhiò cupo...APPUNTO!!! mi veniva da ridere...

< non avresti niente di strano da leggere stai tranquillo! > gli dissi con il tono più sincero che potevo trovare. Esme accanto a me faceva smorfie di disapprovazione. Poi mi tese il braccio indicandomi di volere il telefono.

< Ehm.. edward.. ti passo Esme.. ti vuole parlare... >

< No Alice! non ho finito con te... !!! > non gli feci finire la frase e diedi il cellulare a Esme.. meno male! guardai Jasper, ovviamente aveva avvertito la mia tensione. Mi abbracciò e il mondo divenne sereno e tranquillo.

< Edward, avresti potuto farti sentire. non avevamo idea di dove fossi... NON SAI quanto fossi preoccupata!! >

Sentivo la conversazione da lontano mentre jasper mi accarezzava.. era difficile concentrarmi in quel modo!! Ad ogni modo... edward le stava facendo le sue scuse.. Esme era stata davvero in pensiero!! Combinava un guaio dopo l'altro quel ragazzo... Niente da fare.. non ci sapeva fare con i sentimenti lui... < nè con gli umani ne con i vampiri... > mi venne da pensare!e ringraziai ancora la mia buona sorte perchè non era lì vicino a ascoltare la mia mente e quindi infuriarsi!

< cosi non va proprio... > ora esme aveva attaccato con il discorso Bella < l'ho vista proprio distrutta... e Edward.. forse hai fatto la scelta sbagliata pensaci... A malapena si reggeva in piedi da sola.. ci è svenuta tra le braccia... > attese una sua risposta...

< uhm.. quindi sei rimasto lì con lei a attendere... mmmm e è migliorata? Ecco.. no... figliolo.. voglio bene a te e a lei, te lo dico con tutto il mio affetto, state morendo entrambi.. risolvi questa situazione caro ... ti voglio bene.. pensaci seriamente e dammi tue notizie >

Edward
Attaccai il telefono, e lo gettai nel primo cestino che mi trovai davanti..Avevo troppi pensieri per riportarlo al reale possessore. Prima di tutto: Alice ero certo che mi aveva mentito. Aveva sicuramente detto qualcosa a Bella. ma cosa?! quale informazione poteva esserle utile o rilevante: i fatti erano che io l'avevo abbandonata. punto...Bella era distrutta come sempre al suo ritorno, nessun cambiamento, tranne che camminava e era uscita di casa.

Diventava sempre più debole.. moriva in agonia per colpa mia. Avevo le nocche cosi strette che dovetti scaricare la tensione su un albero, che vibrò poderoso smuovendo quelli nelle vicinanze.

Maledizione... Maledizione. non sapevo cosa fare! Infilai la mano nei pantaloni. Il tappo era lì... Era un pò il simbolo del nostro amore... sorrisi.. ero capace di sminuire cosi tanto l'incommensurabile amore che avevo per lei.! paragonarlo a un tappo! ridicolo... Me lo rigirai tra le mani...guardavo lui e vedevo i suoi occhi.. la ciocca di capelli che le cadeva sul viso, il rossore sulle guance, le nostre labbra vicine. Fui percorso da un brivido lungo la schiena. Non ce la facevo più. Ne avevo abbastanza di nascondermi agli occhi di tutti. Bella sicuramente era rinchisa nella doccia, con la sua privacy.. che non avrei mai violato. Violavo la sua vita, la sua felicità, volevo violare la sua anima ma no...la sua privacy era tabù. Feci una smorfia. Ero ridicolo.. ridicolo.

Corsi verso casa. Nella notte avrei pensato a cosa fare, mi sarei crogiolato nelle mie colpe, nel mio dolore e l'avrei raggiunta alle prime luci dell'alba. Dovevo vedere come stava, sentire il suo respiro.
Bella
Ero rimasta nella doccia perdendo la cognizione del tempo, lasciando che le lacrime si confondessero con l'acqua scrosciante insieme ai singhiozzi e ai lamenti così che Charlie non mi potesse sentire.Forse ero riuscita nel mio intento. Povero papà...Quanti guai gli procuravo... Eppure cercavo di non farlo preoccupare. Se solo avesse potuto sentire, come Jasper, cosa avevo dentro, sarebbe fuggito terrorizzato anche lui.

Sospirai, questo inferno sarebbe mai finito? Fino ad ora non avevo mai pensato di uccidermi, ora l'idea pareva allettante. Stavo cosi male che finirla sarebbe stata cessazione del dolore... Il nulla era molto più felice, se avessi potuto mettere in scala le sensazioni. Senza rendermene conto mi ero vestita e guardavo dalla finestra. No... non potevo morire... avrei dovuto scoprire cosa pensava Edward. Dovevo parlargli. Dovevo trovarlo.

Presi velocemente un pezzo di carta e scrissi un messaggio a Charlie

< Faccio una passeggiata. stai tranquillo.... davvero... "bella" > mi parve abbastanza tranquillizzante. Avevo anche enfatizzato con il "davvero". Lo lasciai sul tavolo della cucina. l'avrebbe notato al suo risveglio.

Il cielo era ancora scuro quando misi piede fuori dalla porta e inspirai l'aria gelida.. Mi provocò una fitta alla gola e brividi sulla pelle. Infilai la giacca e mi guardai intorno.

Come avrei fatto a trovarlo?? Caspita... il cuore divente ancora più pesante. Era pressocchè impossibile.

Magari mi stava guardando in quel momento, voltai la testa di scatto in varie direzioni e il mio sguardo non notò nessun impercettibile movimento sospetto.. Forse non c'era, approfittai di questa piccola condizione per incamminarmi.

Avrei provato a cercare nei luoghi più probabili...Una forte folata di vento mi scompiglio i capelli trascinando via un gruppo di foglie. Le nuvole stavano correndo via nel cielo. sarebbe stata una bella giornata.

Edward
Il cielo era limpido. PROPRIO OGGI DOVEVA USCIRE IL SOLE!? maledizione! i primi raggi si scontravano con la vetrata di casa Cullen. Dovevo muovermi. Corsi verso casa sui, mi arrampicai sull'albero.Il suo letto era integro e soprattutto vuoto.
< NO! ANCORA! > dove era andata? entrai di soppiatto, guardai in tutte le stanza ma di lei nessuna traccia, alla fine un foglio scosse la mia attenzione, era poggiato sul tavolo della cucina: un messaggio.. sentivo charlie russare nella sua stanza:

< < Faccio una passeggiata. stai tranquillo.... davvero... "bella" >

era uscita... un moto d'ansia prese il mio corpo. La volevo. Dovevo trovarla. Ancora una volta.. e forse.. mi sarei arreso. Avevo tutta la forsa che mi attribuivano? Avevo seri dubbi a riguardo.

Il sole iniziava a alzarsi, dovevo fare in fretta. Percorsi le strade di Forks prima che gli abitanti si svegliassero. Ma con il consueto orrore la mia pelle prese le sembianze di quella di un assassino: iniziava a produrre i primi bagliori.

La mia vita maledetta mi impediva perfino di ritrovare lei. Ironia della sorte...I nostri corpi combaciavano sul serio in modo perfetto?

Mi dovetti nascondere nel fitto del bosco. Camminavo velocemente, la mia ricerca sarebbe continuata lì. Ero totalmente sovrappensiero, sfrecciavo accanto agli alberi senza quasi rendermene conto, davanti ai miei occhi avevo solo i suoi.la sua pelle.. il ricordo del suo odore tra le labbra...

Preso da sogni senza realtà non m'accorsi d'essere giunto alla radura, la nostra radura. Avevo già fatto qualche passo nella luce del sole quando un suono troppo familiare mi colpi l'udito. mi bloccai. non feci in tempo a riflettere. Fu immediato perfino per i miei sensi.

tum.. tum.. tum... il battito di un cuore.

Bella
Ero giunta fin lassù con la speranza che lui avesse ancora nella mente i nostri momenti passati lì.. il nostro primo abbraccio.. il nostro primo appuntamento...sognavo.. mi illudevo del suo amore...Ma c'era una buona possibilità che fosse lontano da lì.. con i suoi passatempi.

Sognavo e speravo.. finchè sull'erba accanto a me vidi dei bagliori, scintillanti come quelli emessi da un diamante. Sorrisi da sola e alzai il capo senza girarmi...

< Edward... lo sapevo che ti avrei ritrovato >
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capitolo 9

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 9:53 pm

Capitolo 9-La pelle
Edward
Il sole accarezzava la sua morbida schiena e baciava anche me. Il vento faceva muovere i capelli castani in lunghe ciocche, Non si girò, lo sapevo che mi aveva sentito, come poteva non aver visto il bagliore della mia pelle..

<<Edward... lo sapevo che ti avrei ritrovato >>
Sospirò.. avrei potuto avvertire il suono del suo sospiro anche a chilometri.

Ma...sentire il mio nome ancora una volta pronunciato dalle sue labbra sveglie fu come un balsamo nella mia gola arsa. Ero imponizzato dall'ondeggiare dei suoi capelli, non riuscivo a riflettere, non riuscivo a parlare, non riuscivo a agire. Continuavo a respirare il suo profumo come se fosse l'unica cosa che potesse tenermi ancorato a quella realtà.

O era illusione ? le mie promesse erano decadute. Eravamo nella nostra raduna. io e lei... e lei era cosciente.

Lentamente si girò.

I nostri occhi si incontrarono: dolce cioccolato in caldo miele. In un balzo di lucidità fui contento di essermi cibato e che lei nn potesse vedermi di nuovo con gli occhi neri.

Gli alberi attorno a noi si muovevano tempestosi dibattendo le loro chiome.

Non parlavamo. eravamo immobili. Ci scrutavamo a vicenda come si scruta un tesoro incommensurabile. Adoranti.

Lei si alzò e lentamente prese a camminare nella mia direzione. Ero come bloccato.

Edward!! EDWARD fai qualcosa! ma le mie capacità soprannaturali non mi vennero in aiuto. Ero lì bloccato, senza prendere una decisione. Immobile a scrutare la cosa più preziosa al mondo che si avvicinava a me.

Una nuvola oscurò il sole e la scena divenne tetra. Il vento si alzò potente. Io rimanevo immobile.

Bella camminava fissandomi negli occhi, ne ero completamente immerso, non c'era cosa più bella che stare li a guardare lei persa nel mio sguardo.

Era vicina, molto vicina, troppo vicina

EDWARD MALEDIZIONE REAGISCI

Alzò la mano a toccare il mio braccio... Mi voltai verso il punto del contatto, e la nuvola si spostò lasciando uno spiraglio di sole libero.

La mia pelle brillava, ultraterrena, la sua pallida e perfetta era....

calda e umana.

In un lampo mi scostai, non dosai la forza. ero a metri da lei. lontano.

I nostri corpi che combaciavano perfettamente non potevano coesistere. Non potevano! Lei aveva un'anima.

La guardai ancora una volta.

La mano sospesa in aria, tesa... E negli occhi....aveva la morte.

In quel momento..Io morii insieme a lei e fuggii.
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capitolo 10

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 9:55 pm

Capitolo 10-Urlare
Bella
...non avevo percepito il suo spostamento, sapevo solo che la mia mano destra toccava l'aria e che lui era molti metri lontano da me. le labbra contratte, gli occhi scioccati; potevo vedere distintamente anche a quella distanza la mandibola serrata sporgere sotto le guance dure... gelide...

Lo guardai per alcuni attimi, non ebbi la forza di farlo oltre...

effettivamente non avevo la forza nemmeno di tenere la mano alzata. La testa mi pesava. Sentì distintamente il petto lacerarsi, e caddi nella fredda oscurità, ma

la mia solita sfortuna non mi permise di perdere i sensi, sarebbe stato troppo semplice... No.. dovevo stare male.

Mi accasciai al suolo. poggiai le ginocchia, poi i palmi delle mani, finchè il mio viso fu intriso d'erba.

No... non piansi...ero disidratata, stavo seccando lentamente come un inutile filo d'erba.

Il sole era scomparso, faceva freddo.. il vento soffiava forte fischiando nella radura, alzai leggermente il capo sapendo che lui non sarebbe stato lì.Infatti solo vuoto, e l'ombra risposero al mio sguardo.

Avevo trattenuto il respiro fino a quel momento. Ma il vuoto mi fece esplodere, respirai in un rantolo e con un lamento straziante piansi, tossendo: era come se delle mani mi stringessero il collo, non riuscivo a prendere aria, odiavo il mio cuore che batteva, volevo strapparlo via e non sentirlo mai più, per smettere di soffrire.

Piansi, urlai, mi disperai, graffiando la terra con le dita già ferite, odiandomi per quel pizzico di speranza che mi ero concessa.

Dunque..

avevo ragione... lui non mi voleva più.

Non mi aveva nemmeno permesso di sentire la sua voce.

Allora mi bloccai... smisi di lamentarmi... Non avevo più un posto su quella terra. Spinsi il viso nell'erba, chiusi gli occhi, e aspettai di morire..Passarono ore, giorni, mesi, anni, avevo perso la concezione del tempo. Attendevo la morte.







ma quella non arrivò.





Un soffio mi sfiorò l'orecchio.

< non rimarrai ancora una volta sola nel bosco... >

Sognavo, era evidente... ero morta...

Mani gelide mi spostarono via i capelli. Avevo terribilmente freddo, decisi di vedere che succedeva. Si era fatto scuro, ma un chiaro angelo riluceva davanti ai miei occhi.

Aveva lo sguardo d'oro.. e le sue labbra erano dolci come il miele. I tratti perfetti giungevano fino ai capelli morbidi dai riflessi brillanti.

Era l'essere perfetto che mi guardava,L'ESSERE, l'unico essere perfetto... che poggiava le sue mani sui miei capelli indegni, orridi davanti a quella divina bellezza.

Rimasi ferma, se mi fossi mossa sarebbe scomparso. il mio cuore cominciò a battere furioso, terrorizzato.

< Bella... sono io... >

Maledizione.. lo vedo che sei tu!!! silenzio...

< Bella... parlami ancora una volta ti prego.. ne ho bisogno >




Edward
Parlami amore mio, per favore! ma come potevo esprimerle un mio bisogno dopo quello che avevo fatto. Avevo atteso ore! ore prima di tornare da lei. Ed era immobile come l'avevo lasciata, ferma.. a faccia in giù sull'erba Se non avessi sentito il suo debole battito avrei pensato che era morta.. e allora davvero avrei dovuto combinare qualcosa in italia.

< Bella... > la invitai ancora una volta. Mi guardava con uno sguardo strano, misto tra l'orrore, il sospetto, e la morte. Poi parlò:

< ho paura > no... aveva paura.. paura di me.. finalmente! avevo raggiunto il mio obiettivo. Era riuscita a vedere il mostro che era in me.. Ero giunto al mio proposito!

allora perchè mi bloccai? perchè desiderai di fuggire da quell'orrore e morire? Abbassai lo sguardo.

< Andrai via vero? sei venuto a controllare se fossi morta... puoi andare sai? ... non serve molto tempo, qualche altra ora e sarai libero da questo falso legame... >

Quell'affermazione mi colpì in modo così violento da sentirne il dolore alla testa, al cervello, sul viso, nel cuore già morto che continuava a risvegliarsi e morire a ogni suo sguardo solo per farmi del male.

Lei aveva paura non che la uccidessi io... ma che me ne andassi ancora una volta.

Mostro... mostro.. sei un mostro... ma le mie difese caddero.. come erano cadute quando non sapevo dove fosse, ancora più di quando avevo risentito il suo battito ore prima.

Non pensai più.. presi solo ad agire..

La rialzai dalla terra, era inerme come una bambola e la strinsi a me, ma non mi abbracciò anzi.

Prese a piangere e sussurrare < no ti prego.. non lo fare... ti prego >

COSA?! COSA NON DEVO FARE BELLA! SONO QUA. mi controllai e le dissi piano

< cosa non devo fare >

< non mi uccidere >

.... era terrorizzata dal mostro? da me? dal mostro e me insieme?! qual'era il problema!?

< non lo farò... > lo dissi scandendo le parole.. lentamente.. misurando i gesti mentre la allontanavo.

< lo stai facendo, mi stai uccidendo attimo dopo attimo, fingendo di.... > e prese a urlare.. mi pareva cosi debole. dove la trovava la forza?

< FINGENDO DI CURARTI DEL MIO STATO DI SALUTE, CURARTI DEI MIEI CONTATTI CON LA TUA FAMIGLIA,

QUANDO NON TE NE è MAI IMPORTATO NIENTE DI ME!

NON TE NE è MAI IMPORTATO NIENTE DEI MIEI SENTIMENTI IN QUESTI DUE MALEDETTI MESI IN CUI HO DESIDERATO OGNI ATTIMO DI MORIRE! OGNI MATTINA, SPERAVO DI NON RISVEGLIARMI E INVECE DOVEVO ODIARE I MIEI OCCHI PERCHè S'APRIVANO E MI MOSTRAVANO L'ORRORE DELLA MIA VITA!

E TU! TU! SEI TORNATO PER ABBRACCIARMI E POI SCOMPARIRE!?! SOLO PER DARMI UN PRETESTO PER NON MORIRE IN QUESTO PRECISO ISTANTE! VUOI UCCIDERMI? FALLO ORA! DISSANGUAMI! MORIRò LENTAMENTE DALLE TUE LABBRA ! NON CHIEDO ALTRO!>

lasciai che quella valanga mi travolgesse pienamente ma alle ultime parole, non potei resistere. la scossi e sovrastai i suoi strilli con il mio.

< TI AMO BELLA! TI AMO! SONO ANDATO VIA SOLO PERCHè LE MIE LABBRA NON TI UCCIDESSERO>

avevamo i respiri affannati, e ci guardavamo, scioccati, io la tenevo ancora stretta tra le braccia.

< prenditi la mia vita con le tue labbra edward > fu un soffio tra bocche troppo vicine < la mia vita da sola è morte. senza di te non vivo >

E ci baciammo.

sentire le sue labbra bollenti sulle mie mi incendiò la testa.il cuore, le membra, ero vivo. vivo ancora una volta. Lei non fu delicata, mi teneva le mani tra i capelli, e quel tocco, per me leggero, era manna.

Io ero preso da una frenesia incontrollata, la strinsi a me convulsamente, non ero mai sazio della sua vicinanza, la volevo più vicina a me, non mi bastava, e lei non si lamentò. Le scendevano lacrime copiose sulle guance ma io stesso ne sentivo la dolcezza! Il sapore delle sue lacrime era dolce come il cioccolato dei suoi occhi. Se avessi potuto avrei pianto insieme a lei.

Ogni notte... avevo desiderato le sue labbra schiudersi insieme alle mie, avevo assaporato il suo respiro caldo diffondersi e intrecciarsi nel mio freddo.

La sentivo intorno a me, ogni senso in quel momento era preso da Bella

Bella bella bella, lei era ovunque, era fuoco che divampava, era sorsate di vita, che si diffondevano tra le mie membra.

avevo bisogno dei suoi occhi.

La scostai da me. E mi persi in quell'oceano senza fondo, lei nei miei, ma non riuscivo a essere tanto lucido da accorgermene.

< edward, ti prego, non mi lasciare ancora, per favore >

La tristezza che venne sprigionata dai suoi occhi mi tolse ogni dubbio. AVEVO SCELTO.

< no amore mio.. mai più ti lascerò da sola >

Sorrise. OH CHE GIOIA, IL SUO SORRISO POTEVA DARMI LA VITA E TOGLIERMELA, POTEVA UCCIDERMI E RISVEGLIARMI, AVEVA IL POTERE DI FAR CROLLARE IL MIO MONDO E RICOSTRUIRLO

< ti amo edward > e mi strinse a se.

La cullai..ero consapevole che non avrei mai potuto fare a meno di quel calore. mai più. avevo scelto di essere egoista.

< perchè sei tornato? > mi chiese tra le mie braccia... sentivo il soffio della sua vita vicino al mio polso

< non sono mai andato via > le baciai i capelli.

< perchè? > Sbuffai...< perchè ti amo più di qualunque cosa al mondo >

Rimase in silenzio.

< amore mio.. chiedimi tutto ciò che vuoi > sapevo che aveva bisogno di risposte.. gliele avrei date.. ero stato un folle...
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capitolo 11

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 9:59 pm

Capitolo 11-Risposte
Bella
Sentire le sue forti braccia stringermi...

Era come se non fosse mai andato via.. era la cosa più semplice del mondo. Più che respirare.. anche i soffi d'aria mi parevano poter guastare quel momento perfetto.

Avevo tante domande che mi vorticavano in testa, ma nessuna di loro era importante quanto lo stare in sieme a lui. Avrei voluto non parlare ma sapevo che dovevo capire..

Un abbraccio non significava che fosse tornato da me per sempre no?

Stupida Bella! non è il momento di fidarsi delle speranze!

sospirai

<< perchè.... >>

<< cosa amore mio? >> mi prese il mento tra due dita toccandomi come se fossi fatta di cristallo, cosi leggero... così dolce

<< perchè sei andato via?>> in parte lo sapevo, in parte no. ma volevo che fossero le sue labbra a spiegarmi, ne avevo bisogno. Edward si rabbuiò. mi guardava ancora negli occhi e ora il suo sguardo era dolorante, sofferente

<< Amore mio.. potrai mai perdonarmi per averti amata così tanto da non aver saputo gestire tutto l'amore per te? >> parlava velocissimo.. dovetti impegnarmi per distinguere le parole tra loro << ho avuto paura, una paura FOLLE di poter essere io la causa della tua morte, e lo so! lo so che tu stessa vuoi che io ti trasformi, ma ho avuto il terrore di renderti come me, ti costringerti a forza a una vita di dannazzione, e seppure tu non diventassi come me, saresti reclusa in una vita anormale e... >>

Di colpo non volli sentire più niente... non mi importava

<< non mi importa >>

<< Io.. >>

<<no Edward basta >>. Mi guardò spaventato..<< è un'altra la domanda che voglio porti >>

lui annuì silenzioso. fissandomi.

<< Hai intenzioni di andare via, hai intenzione di rimuginare ancora sul giusto e sbagliato della mia vita e scegliere per me? ha intenzione ancora di scusarti perchè mi ami? HO bisogno che tu sia sicuro di questo. >>

<< Io no ho intenzione di abbandonarti nemmeno per un momento, non ho tutta la forza che mi attribuisci Bella. non ce l'ho mai avuta, in questi due mesi è morto tutto di me, vorrei che tu potessi sentire ciò che sento in questo momento, quanto io TI AMO e.... >>

Sorrisi, non mi importava dell'inferno in cui ero crollata, nè del paradiso forse illusorio che mi stava abbracciando, mi interessava solo vivere per sempre con lui. Scoppiai a piangere.

Piangevo e ridevo insieme, e erano lacrime calde, dolcissime, che avevano il sapore della rinascita mentre mi stringevo forte a lui e sentivo la vita scorrere ancora una volta nelle mie vene.

Mi scostò piano piano e mi posò un bacio dolcissimo. Le nostre labbra si muovevano lente, in sincrono. Ci lasciammo andare.

Lui mi accarezzava i capelli, dal collo fino alle punte e poi da lì lasciò scivolare la mano sulla base della schiena avvicinandomi ancora di più a se. Il contatto si approfondiva e io respiravo il suo odore come aria... Prese a baciarmi il profilo del viso, poi il collo, rabbrividivo ai suoi sospiri freddi. Quando giunse all'orecchio sussussò <<non avrò mai più la forza di lasciarti amore mio, non sono capace di spiegarti quanto tu mi sia mancata, non trovo le parole >>

Le mie guance si tinsero di rosso come non accadeva da tanto tempo. MI posò un dolce bacio sul naso e me le accarezzò asciugandomi i rivoli di lascrime semplicemente salate.

<<queste mi mancheranno davvero quando diventerai come me... >> guardava il rossore... mentre io lo stavo guardando scioccata. lui si riprese << beh sempre se tu ancora vuoi diventare come me... perchè se vuoi rimanere come sei per me.. cioè.. mi interessa solo che tu sia felice e.. >> lo interruppi poggiandogli una mano sul petto

<< Lo faresti davvero per me?! >>

<< Qualunque cosa per te >>

Poteve essere la vita cosi perfetta? poteva l'inferno tramutare in paradiso e i demoni divenire dolci come angeli? stava accadendo sotto i miei occhi. Non volevo pensare che era un sogno e sorrisi! sorrisi gettando via i cattivi pensieri e ancorandomi a quello splendido momento

<< Io voglio rimanere con te, per sempre Edward, non mi basta una sola vita >>

I nostri corpi ripresero subito confidenza. Mantenendomi dolcemente la schiena con le sue mani mi poggiò sull'erba fresca ma io non riuscivo a riflettere nemmeno sulla sua consistenza , avvertivo solo la gioia del suo dolce peso su di me. era come riprendere a respirare, come bere dopo un'estenuante corsa. Passarono ore finchè fummo sazi di carezze, baci, sussurri, promesse eterne. Ma l'amore non sazia mai. Io ero completamente persa nei suoi occhi, non sarei mai voluta uscire da quel mare, ma iniziava a fare davvero freddo... e lui di certo non contribuiva a migliorare la temperatura...

<< bella stai tremando >>

<< non fa niente... >> sorrisi trasognata ma di tutta risposta mi rialzò mantenendomi stretta a se come una bambola e accompagnando il movimento con tanti piccoli baci.

<< Torniamo a casa? >>

<< no! no! no! non voglio! voglio rimanere qua! >> faceva molto capriccio da bambina piccola ma avevo paura di perderlo.paura che il sogno finisse..Quinfi probabilmente avevo lo sguardo terrorizzato dall'idea di tornare in quella stanza dove ero rimasta senza vita per due mesi, e lui l'avverti. Mi strinse ancora di più a se.

<< vieni da me ok? Troviamo un telefono e chiami Charlie...>>

L'idea mi parve ragionevole e annuì. Lui sorrise sgembo, come amavo tanto. Ero in paradiso.

Edward
Sfrecciavo con lei sulle spalle come desideravo da mesi. Dentro di me sentivo un fuoco crescere, la speranza rinascere. Avrei pagato per quell'errore, ma sarebbe tornata come un tempo. Era debole, molto più leggera di un tempo, Sentivo le ossa che sporgevano e digrignai i denti al pensiero che fossi io la causa ma non diedi tempo all'angoscia di raffiorare perchè tutta la mia mente fu presa da lei.

<< Ti amo > mi sussurrò all'orecchio dandomi un leggero bacio sulla clavicola

Dolce.. dolce bella non merito tanto amore.

<< Invece si che lo meriti! >> sobbalzai...

<< cosa fai leggi nella mente ora?! >>

<< No! >> avvertivo che rideva << ma i tuoi muscoli si sono contratti... ti conosco bene sai... >>

Si.. lei mi conosceva perfettamente, e mi perdonava per il dolore che le avevo portato.. perchè sentiva quanto l'amavo...

Forse anche per me esisteva il paradiso... Il mio paradiso era lei!

<< Bella dobbiamo avvicinarci a Forks per prendere un telefono.. perchè la linea a casa mia è bloccata e io... non ne ho uno con me >>

Intanto lei era scesa dalle mie spalle e mi guardava...

<< Edward.... ma che hai? >>

<<Perchè?? > perchè mi fissava?>>

<< sei... mmm... non ti ho mai visto cosi! > continuava a guardarmi accigliata. E il mio sguardo setacciò i miei vestiti. Erano logori..strappati.. Al tatto i capelli erano arruffati, e pieni di foglie e pezzettini di legno..

<< ehm... non mi sono dedicato molto a me stesso...>>

<< noto >> e sorrise.. quanto era bella...era come il sole, stupenda

<< Sei bellissima, sei... sei... incantevole >> Era arrossita, come sempre.. come Bella... QUANTO L'AMAVO!!!! l'abbracciai ancora, per non abbandonarla mai più

<< e si Edward... odori proprio di bosco! >>

scoppiammo a ridere, lei era cristallina. Mai suono rese il mio cuore tanto leggero.

<< Dai.. troviamo un telefono, anzi.... >> pensava di farmi una sorpresa.. illusa! << ora qualcuno ce lo porterà >> e in pochi secondi Alice sbucò da dietro l'angolo.

<< Vi serve un telefono? l'ho appena visto nella mia visione! >


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> Bella era sbigottita.. io sorridevo... si abbracciarono forte.

- se le fai ancora del male giuro che ti faccio a pezzi e brucio i tuoi resti edward-

<<Non servirà Alice > risposi ai suoi pensieri e lei si rilassò. - ci conto.. se no la promessa vale-

<< Ehi voi due! rendetemi partecipe! >> Bella imbronciata

E la nostra risata riempì l'aria

<< tranquilla Bella.. stavo semplicemente mettendo in guardia il mio folle fratellino >> poi si avvicinò al suo orecchio sussurrandole piano < ti avevo detto che ti amava >> ma ovviamente io la sentivo con facilità

<< Alice, ma tu non eri quella che non aveva detto niente di niente a bella >> sottolineai il "niente di niente".

<< TU! INGRATO! >> mi puntò il piccolo indice contro con fare minaccioso, chiunque avrebbe arretrato a quel gesto. << MI DEVI... NON SO... MI DEVI, UN REGALO MOLTO GRANDE!!! >>

<< Si amore.. glielo devi! >>

<< BElla che fai ti allei con lei!!!! >>

rise.. e io mi persi nel suo viso.

<< ehi voi due.. non vi serviva un telefono!? > alice lo porse a bella, che in imbarazzo per il mio sguardo dolce su di lei, compose il numero di Charlie.

uno squillo...

<< PRONTO!!!! >>

<< papà.... >>

<< Bella!!! stai bene?!?> >

<< si papà sono con. >> ci guardò. indugiò su di me e con sguardo affranto disse < Alice > . Aveva fatto bene... avrei dovuto parlare con Charlie ma ora non mi andava di riflettere su cosa gli avrei detto...

<< Alice?! Cullen?! >>

<< si... >>

<<e c'è anche LUI!? >> ecco... e ora? bella non sapeva mentire... mi guardò supplichevole e la incoraggiai a parlare.

<< si... >> .Dall'altro capo del telefono ci fu silenzio

<< isabella marie swan! ti ordino di tornare immediatamente a casa e di farti accompagnare da ALICE! ALICE ! >>

<< Papà ora non torno >> oh oh oh.... forse questa non la doveva dire.

<< TI VENGO A PRENDERE! DOVE SEI!! FACCIO RINTRACCIARE LA POSIZIONE DEL TELEFONO, E LO AMMAZZO! >> potevo distintamente sentire che afferrava il fucile e lo caricava... beh...almeno non provava a mani nude.. in quel caso si sarebbe fatto male!

<< PAPA' NO! IO E EDWARD... NOI... NOI >>

<< VOI!?! ORA C'è UN VOI!?! ANCHE! MA TI RENDI CONTO BELLA TU... >>

< PAPà SMETTILA! decido per la mia vita io! > no.. la situazione stava degenerando.. le chiesi di passarmi il telefono e lei mi guardò smarrita... rincalzai la richiesta e mi passò il telefono.

< signor swan... sono edward cullen >

<< TU!!!! CON CHE CORAGGIO TORNI A PARLARE CON LEI!!!! DOPO COME L'HAI RIDOTTA!? >> wow.. che carattere.. charlie ululava dall'altro lato del ricevitore, sbattendo un oggetto non determinato.. forse il fucile.. ma aveva ragione.

<< signor swan.. ha pienamente ragione.. no.. mi faccia parlare! > continuava a strepitare epiteti... sovrastai la sua voce con la mia.

< NON LASCERO' PIU' SUA FIGLIA E QUESTA è UNA PROMESSA, PENSAVO DI FARE LA COSA GIUSTA E HO SBAGLIATO, MA NON LA LASCERO' PIU' E CREDO NEMMENO LEI LO VOGLIA, LA PORTERò A CASA SE è QUESTO CHE VUOLE MA NON LA FARò PIù SOFFRIRE >>

rimase in silenzio. beh almeno l'avevo zittito.

<< mmm... >> mugugnava << alice è davvero con voi? >>

<< si è qui >>

<<ok... Bella può rimanere ma ti avverto edward... al prossimo passo falso, non importa che io sono un ispettore di polizia, la prossima volta TI SPARO! >

Alice tentò di soffocare una risata... e venne da ridere anche a me a immaginare charlie che mi imbracciava contro un fucile. Bella chiedeva informazioni su cosa accadesse.

<< non sarà necessario... mi prederò cura di lei >>

<< Questa solfa l'ho già sentita edward. Prima possibile faremo un discorsetto io e te >> Voleva essere minaccioso ma ovviamente.. non mi spaventai...

<< Le riporterò sua figlia appena vorrà >>

<< Va bene, ripassamela > Diedi il cellulare a bella che lo prese tremante.>>

<< pa..pà.. >>

<< Bella, se ti fa soffrire me lo dirai ok? io voglio che tu sia felice. e non m'importa sinceramente come.. ma me lo dirai? >> Bella era accigliata...

<< si papà... >>

<< ok torna presto >> e si salutarono.

Bella si voltò verso di me e mi chiese:

<< perchè vuole sapere se mi fai soffrire?? >>

<<perchè ha promesso di spararmi in quel caso! >>

bella aveva uno sguardo inorridito! io e alice ridevamo di gusto...

la scossi...

<< bella.. come se un proiettile possa farmi qualcosa! >>

<<mmm... già... >> disse pensierosa...

<<allora andiamo a casa? >>

<< passiamo prima al supermercato però.. >> disse Alice

<< perchè? > dicemmo all'unisono io e Bella..

<< perchè vedo Bella che propone di venire a caccia con noi per la fame che ha! >>

A quel punto sentimmo distintamente il suo stomaco gorgogliare e lei arrossì.

Scoppiammo ancora una volta in una grossa risata.
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capitolo 12

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 10:02 pm

Capitolo 12-Caramelle gommose
Bella
Alice era venuta con una fiammante macchina rossa, ne ignoravo il modello ma per come la elogiava Edward, doveva essere qualcosa di molto potente...e costoso! Alice guidava come una freccia per le stradine costeggiate dal bosco. Io e edward eravamo sul sedile posteriore. Lui non si staccava un attimo da me e io non riuscivo a smettere di guardarlo. Mi stringeva la mano disegnando cerchi sul dorso con il pollice, era estremamente rilassante. Sarei potuta rimanere lì a guardarlo per ore. Ero persa tra i riflessi dei suoi capelli, nella curva delle labbra mentre parlava, nel modo in cui gli occhi si accigliavano alle battutine irritanti della sorella.

Si girava continuamente verso di me mentre discuteva con Alice, e accompagnava quel gesto con un bacio sui capelli, o un sorriso di quelli che adoravo. Era splendente come il sole.

Ma di colpo mi venne un morso allo stomaco: Edward sarebbe andato via, sarebbe riaccaduto. Fu un pensiero che mi scosse dal sogno che stavo vivendo. fu una fiammata divampante di dolore. Gli strinsi convulsamente la mano. il battito del mio cuore era impazzito e lui doveva averlo avvertito. Si volse di botto verso di me guardandomi:

< Bella.. che hai? >

< nie...nte > ma le lacrime affiorarono. Quanto potevo essere stupida!! non mi bastava averlo lì?

La causa del mio dolore doveva trasparire palesemente dai miei occhi perchè Edward mi strinse forte a se e mi sussurrò:

< stai tranquilla non me andrò.. te lo giuro >

< non fare promesse che non puoi mantenere > dissi piano tra i singhiozzi..il pensiero mi uscì incontrollato, non avrei dovuto dirlo..ERO VERAMENTE UNA STUPIDA, come facevo a non credere in quello sguardo?? Però aveva già promesso di non lasciarmi, mi aveva detto che mi amava e era scomparso nel nulla. altre promesse implicavano necessariamente altra sofferenza?dovevo credergli? Lo riguardai negli occhi e mi bloccai. Aveva uno sguardo distrutto, era un dolore che mi spezzò il cuore. Stupida bella! non ti lascerà,credici...

E lo feci.. credetti nel suo sguardo. gli posai una mano sulla guancia sorridendo. il peso al cuore era andato via quando lui mi accennò un sorriso.

< ti credo >

< e fai bene bella! > Alice era ancora lì, dimenticavo la realtà quando ero con lui < lo vedo! starete sempre insieme! è quello che volete no? > e ci mostrò un grosso sorriso furbetto nello specchietto retrovisore che non potemmo rifiutare: ci unimmo a lei.

Mi aggrappai ancora di più a Edward.Saremmo stati sempre insieme! nessuno avrebbe mai potuto separarci!

< e ora spesa! dicci bella.. cosa vuoi? >

< uhm non lo so... qualcosa di dolce! > al diavolo la dieta!!! ora che era di nuovo con me il digiuno involontario di due mesi si fece sentire

< uhm per quello non ti basto io? > mi sussurrò edward accarezzandomi la gola con la punta del naso. Divenni di fuoco.

< eddai bella!!! > uffa ridevano della mia reazione!misi un finto broncio < okok!! prendiamo dei dolci! >

Girare per il supermercato con un vampiro piccolo e malefico dalla parlantina inarrestabile, e uno alto e statuario che mi fissava, non era il massimo della normalità!!

Alice mi confondeva... Edward mi abbagliava e alla fine uscimmo con una busta colma di schifezze, e qualche trancio di pizza. Ma ci divertimmo. Sembrava di essere tornati alla normalità, e l'inferno che avevo vissuto fino alla mattina apparteneva a secoli prima. era solo un brutto ricordo. Mi ero svegliata dall'incubo tra le braccia del mio amore.

Risi tra me e me mentre passeggiavamo, come una perfetta idiota

< dai.. rendici partecipe. ti è venuta in mente una battuta divertente? >

Di tutta risposta li abbracciai forte facendo urtare le loro teste tra loro, si sentì un sonoro tonfo. NO! gli avevo fatto male!?! mi portai le mani alla bocca

< scusate!!! vi siete fatti male? >

< bella > dissero in coro guardandomi come se fossi scema < vampiri ricordi? >

< ah.. già > sisi bella.. sei proprio stupida è confermato!

Risero... < è tornata la nostra Bella!! > Edward si finse arrabbiato e ringhiò contro Alice

< ok! ok! la tua! > e mi fece l'occhiolino.

< ecco.. ora va meglio! >

Era impossibile non ridere! continuammo a scherzare fino alla dimora Cullen.

Quando arrivammo, alice e edward sorridevano. Edward mi aiutò a scendere:

< ma perchè sorrid... > e mi bloccai.

La porta dell'ingresso si aprì e ne uscirono tutti i Cullen. Esme ci si fiondò incontro abbracciando prima edward, poi me, poi di nuovo edward, poi me.. e infine si ricordò anche di Alice inbronciata! Jasper le fu vicino e dopo averle dato un leggero bacio, si avvicinò a Edward e l'abbracciò.

Tutti si bloccarono.. non era da Jasper fare una cosa simile! e quando si staccarono edward disse solo:

< lo so > e sorrise. Mi avrebbe spiegato in seguito. Doveva esserci stata una conversazione silenziosa.

Per ora ero occupata a rimanere sospesa tra le braccia di Emmett che rideva tonante. Perfino Rosalie si avvicinò a me sussurrandomi uno stiracchiato < grazie per aver riportato mio fratello > ma lo apprezzaì.

Edward mi fece l'occhiolino mentre salutava Carlisle.

Eravamo tutti insieme! era perfetto.. tutto perfetto.. tutto TROPPO perfetto.

Entrammo in casa che era stata miracolosamente tirata a lucido. Esme era stata velocissima. Sembrava che non fossero mai usciti da lì.

MI accoccolai tra le braccia di Edward mentre tutti parlavano tranquillamente sul divano, sembravano comuni mortali. Stavo per addentare una caramella gommosa quando l'avvicinai alla bocca di edward

< vuoi assaggiare? >

< ehm.... Bella.... ti devo ricordare della mie particolare dieta? > era accigliato

< eddai! ma possibile che ti fanno schifo anche le cose dolci! le caramelle dai! piacciono a tutti! >

con aria ributtante la prese tra le dita.. Tutti guardavano la scena. Edward gettò uno sguardo riluttante e avvilito alla piccola platea, e se la mise in bocca. Probabilmente se fosse stato umano sarebbe diventato verde dalla nausea.

< BELLA QUESTA COSA è ORRIBILE!!! >

< EDWARD CULLEN NON INSULTARE GLI ORSETTI GOMMOSI!!! > mi guardò implorante.

< mi rimarrà un saporaccio terribile in bocca finchè non andrò a caccia!! >

< aaaa quanto ti lamenti.. per un orsetto! a emmett piacciono vero? >

< sisi.. dai edward.. gli orsetti su! >

e ridemmo. Era assurdo... era una conversazione banale.. sugli orsetti gommosi in una casa che era sporca e disabitata fino a qualche ora prima, con un gruppo di vampiri che si reputava famiglia, tra la braccia del mio ragazzo, vampiro anch'esso dopo che per due mesi ero stata come morta. e ridevo.. come se niente fosse.. con un pacco sacchetto di caramelle colorate tra le mani.

La vita era perfetta. Si voltò verso di me sussurrandomi.

< avrei qualche idea per mandare via il cattivo sapore.. > avvampai.. ma ormai vedevo solo lui. il dio greco forte e luminoso che mi stringeva a se per non lasciarmi mai più. gli poggiai la testa sulla spalla e rimanemmo così, per ore...



NO! stavo dormendo! maledizione!! era un sogno, no... non voglio alzarmi. voglio morire in questo letto. Sentivo molto caldo. Era asfisiante. Le lacrime mi riempirono gli occhi ancora chiusi.

Devo staccarmi da quel sogno.. devo fare per Charlie. eppoi stavo bollendo dal caldo. Morire di dolore ok.. ma di caldo no. Mi permisi di guardare alla realtà, riluttante.

Sbattei un pò gli occhi, che strano. Vedevo solo coperte. Ero sotto un piccolo cumulo di plaid e piumoni tanto che feci fatica a districarmene. l'aria frizzante della mattina mi svegliò completamente quando il viso fu libero dal groviglio. Guardai in preda allo shock davanti a me.

< quanto mi mancava poterti parlare appena sveglia, ogni mattina era l'inizio di una tortura >

< edward!!!!!! > non stavo sognando era lì con me!!

< maledette coperte!! > non riuscivo a uscire! e edward in un balzo fu accanto a me.. e mi estrasse dall'intreccio

< ehi! avevi caldo? sei fradicia! >

< mi ero abituata alla tua temperatura ormai! >

< addirittura > sorrideva.. quanto era bello!!!

< sisi > e lo baciai. Rimanemmo a abbracciarci e soffocarci di coccole per.. non so.. tanto tempo, non riuscivo a rimanere attaccata alla realtà quando mi baciava cosi. avrei potuto fare tutto ciò che voleva.. pendevo, letteralmente dalle sue labbra...Era troppo dolce.. troppo.. e io stavo lentamente avvampando.

< ehi ehi! stai andando a fuoco!! > mi scostò da lui per guardarmi in viso, risposi con un mugolio di dissenso per il distacco improvviso e lui rise

< e io che mi ero preoccupato che prendevi freddo, sono stato alla ricerca di coperte per un'ora! la casa era fredda... >

< mi hai lasciata sola per un'ora eh?! > dissi puntandogli il dito contro. lui lo prese delicatamente e vi pose sopra un bacio. Chiusi gli occhi assaporando i brividi che quel contatto mi portava.

< che cos'è un'ora in confronto all'eternità? > Non riuscii a meravigliarmi per quella frase, perchè non aveva nemmeno finito di pronunciarla che prese a baciarmi in un modo che dovrebbe essere definito illegale.

La mia mente, la mia ragione, andarono via lasciando il posto alla beatitudine e a un'emozione tanto forte che sarebbe stata capace di risvegliare un cuore morto..

Il bacio si approfondì. Le sue labbra si schiusero accompagnando le mie allo stesso gesto. Soffi gelidi e bollenti si unirono a formare un tepore perfetto. Brividi mi percorrevano come scosse lungo la schiena e fu inaspettato, completamente inaspettato ciò che fece. Non si era mai spinto così, aveva sempre avuto paura delle conseguenze. Non so cosa lo convinse. Non riuscivo a pensare coerentemente: sentii la sua lingua fredda accarezzarmi il labbro inferiore mentre mi adagiava lentamente, come aveva fatto nella radura,con la schiena sul divano, e si poggiava su di me. Mi disegnava con una mano il profilo del fianco mentre con l'altra si teneva sospeso... aveva paura di pesare su di me. Le lingue presero a muoversi insieme. giocando. fu dolcissimo. lo strinsi forte e me. Con qualche piccolo bacio rese sopportabile la distanza tra le nostre labbra quando si scostò per sussurrarmi

< ti amo >

Non riuscii a parlare... mi venne fuori una sorta di tenue gorgoglio estasiato. Dovette capire che gli avrei detto la stessa cosa che aveva detto lui se fossi stata capace di collegare il cervello alla bocca

< ma come tesoro.. non riesci a parlare? mmm strano... dovrebbe riuscirti bene > e sorrise ammiccante

Gorgogliai ancora indignata e lui chinò in dietro il capo abbandonandosi a una grassa risata. Colsi l'occasione per stampargli uno schioccante bacio sul collo e gli sussurrai

< vendetta!! >

< mmm lo sai? mi piacciono le tue vendette >

E rimanemmo così per lungo tempo come non avevamo mai fatto per la sua paura di perdere il controllo e di farmi male. Ma era palese che la mancanza che sentivamo l'uno dell'altra era estenuante, molto più forte di qualsiasi timore, molto più forte di lui: il che è tutto dire!



Qualche bacio dopo mi scostai di colpo lasciandolo interdetto

< che c'è! >

feci uno sguardo dolorante

< Bella!!! ti ho fatto male!!? > e scostò le mani dai miei fianchi.

< no... > mostrai una smorfia < CHARLIE!!! >

< aaa mi hai fatto preoccupare! dai che sarà mai.. male che va ci aspetta con il fucile >

< EDWARD!!! NON C'è VERAMENTE NIENTE DA RIDERE! >

Con il broncio mi ricomposi e mi alzai dal divano. rideva ancora mentre mi prendeva per mano conducendomi alla porta. Prima di uscire però mi guardò bene e disse..

< Bella. se tuo padre ti vede con quei capelli mi uccide davvero! >

mi portai le mani alla testa mi uscì un lamento... sembrava avessi in testa una balla di fieno!

< dieci minuti umani! aspettami fuori >

mi scoccò un bacino e mi incamminai a districare la matassa informe che avevo in testa. Se m'avesse vista charlie avrebbe imbracciato il fucile di certo!
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capitolo 13

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 10:11 pm

Capitolo 13-La mia principessa
Bella
Non feci in tempo nemmeno ad aprire la porta che un turbine dai capelli corvini mi travolse trillando qualcosa che somigliava a DARTI UN'AGGIUSTATA -MIO BAGNO. Inutile dire che l'uragano in questione era Alice. Fu così veloce che mi sentìì volare lungo il corridoio.

Una porta sbattè fragorosamente, seguita da una serie di tonfi

< Alice fammi entrare! >

Edward!! siiiii! il mio salvatore bussava insistentemente!!! Ma lei fece come se niente fosse. Saltellava qua e la per il bagno, che era grande quanto la cucina di charlie a dire il vero, raccimolando flaconi e asciugamani, UN Incubo!

All'ennesimo richiamo giunse un ringhio, e alice si bloccò

< Dai fratellino, ha veramente bisogno di un pò di relax! >

< provato a chiederlo a lei? eppoi non direi che "tu" e "effetto relax" siate compatibili... > ecco infatti! aprii la bocca per dire la mia

< in effetti penso che... > Ma un asciugamano mi raggiunse in pieno viso soffocandomi

< Vedi ed? Bella è pienamente consenziente! >

< sorellina non direi... visto che l'hai appena soffocata con un asciugamano o quello che è > io tentavo ancora di districarmi e finì rumorosamente per terra. Fuori dalla porta scoppiò a ridere. rossa come un peperone sbucai dalla trama a nido d'ape.

< edward! guarda che non fa proprio ridere! >

< scusa amore... > se fosse stato umano ero certa avrebbe avuto le lacrime agli occhi < è che vederlo daglio occhi di Alice è stato.. > e riprese a ridere, incrociai le braccia. era impossibile.

< su su fratellino lasciaci lavorare >

< SI SI EDWARD FACCI LAVORARE > mi uscì... ero proprio arrabbiata ma uno sguardo estasiato di Alice mi fece morire in gola la voce:

< ROSALIE!! BELLA HA ACCETTATO! VIENI A DARCI UNA MANO! > istantaneamente la porta si aprì e s'affacciò Rose.. bella come sempre.. incorniciata dalla sua nuvola di capelli d'oro, a fare capolino sulla sua spalla c'era lui, con il suo sorriso sghembo che mi fece sfumare via la rabbia in un secondo.. rabbia? chi era arrabbiata e perchè?

< tesoro... ora te la sei proprio cercata! > ecco il motivo della rabbia...Detto questo non ebbi il tempo di vederlo andare via che era già scomparso.. vampiri!.. approposito di vampiri... Mi voltai lentamente e lo sguardo dorato di due vampire famelice colse i miei occhi..

< oh no.... > gemetti sconfitta!

< OH SIIIIIIIIIIIII > e in un attimo fui nella vasca colma d'acqua calda.. mmm mica male però....

Quando uscii da quel bagno, mi sentivo un'altra persona.

Scesi le scale lentamente, avevo pregato Alice di farmi indossare qualcosa di comodo, dovevo andare a parlare con Charlie, non a un ricevimento! Un ringhio di Edward dalla sua stanza l'aveva convinta a accettare la proposta jeans e maglioncino. Però era da dire.. sapevano cosa fare con tutti quei, pennelli, ombretti e matite che gli trafficavano tra le mani... Rosalie si era occupata dei capelli.. Li aveva fatti di un mosso naturale. erano proprio belli! non c'era che dire.. e per di più si era anche lasciata scappare che le ero mancata.. Iniziavo a sentirla come una sorella... una sorella molto molto pericolosa, ma una sorella!

All'ultimo gradino mi fermai, Edward mi attendeva davanti alle scale... Perfetto come un Dio greco.. mi persi nei suoi occhi...I riflessi sui capelli erano...E la sua pelle.. il suo naso.. le sue labbra.. erano.. erano...

< chiudete le bocche a quei due... non vorrete che Esme debba pulire la loro bava dal pavimento! >

< EMMETT! > Lo urlammo all'unisono..Ma ormai il salone si era unito alle risate! Dopo aver chiuso le bocche. no.. non avrei proprio voluto costringere Esme a.. ma cosa andavo a pensare Mi guardai intorno. Erano tutti lì, Carlisle guardava esme disegnare poggiandole una mano sulla spalla, Alice trafficava con un vaso colmo di rose bianche, Rosalie raggiungeva Emmett sul divano dove era spaparanzato insieme a Jasper a guardare il baseball. Mi erano mancati!

< Bella? > Edward mi attendeva alla porta.

< arrivo! > dissi immediatamente... Dovevo velocizzare i pensieri! ero poco reattiva!

La sua volvo ci attendeva fuori

< Rose l'ha rimessa in riga > mi informò Edward e mi aprì lo sportello

< Prego signorina.. può salire > Accompagnò la frase con un pomposo gesto del braccio

< pff vecchio > sorrisi...

< vecchio? non le garbano i miei modi? vorrebbe che le parlassi come il caro Newton? >

scoppiai a ridere al suo sguardo serio

< amore le galanterie vecchio stampo ti si addicono e mi piacciono anche! >

< mmm.. lo dici per chiudere il discorso.. > assottigliò lo sguardo

< lo dico perchè ti amo... > Aveva già aperto la bocca per controbattere ma la richiuse.

< pericolosa.. ecco cosa sai! >

sogghignai e mi appoggiai sulla sua spalla assaporando il suo profumo dolce, non me ne sarei mai stancata!

Ma ogni accellerata significava: più vicini alla vendetta di charlie. il cuore prese a battere veloce.

< ehi.. che succede? se vuoi decellero... > ovviamente se ne era accorto...

< no è che... Charlie..... > ero terrorizzata,altrochè!!!

< Non devi avere paura... me ne occupo io... risolvo io ok? > mi alzò il viso con un dito guardandomi fisso negli occhi. E ovviamente io annuii. Non sapevo più nemmeno quale mozione stessi approvando in quel momento.. e non mi interessava minimamente! Soprattutto quando appoggiò le labbra sulle mie delicatamente, le mie difese crollarono inesorabilmente. Sussurrò:

< non che mi dispiaccia rimanere cosi.. ma siamo arrivati.. se Charlie ci vedesse penso che dovrei solo chiamare Jasper per calmarlo! >

Sbuffai e un ciuffo di capelli s'alzò, Edward scosse la testa, Nemmeno era uscito, già mi aveva aperto la portiera...

< Prego... non ho a disposizione tappeti rossi per lei >

< smettila Edward! > la sua risata riempì l'aria, evidentemente qualcuno, uno in particolare l'aveva sentita...

< SIGNORINELLA, VIENI SUBITO DENTRO! > mi voltai di scatto, charlie percorreva il vialetto come un bufalo inferocito. Strano che non gli uscissero nuvolette di fumo dalle narici. Vista la scena dall'esterno l'avrei immaginato con un anello al naso e lo zoccolo che raspa il terreno, ma era con me che ce l'aveva, e non riuscii propriò a ironizzare, anzi uscì fuori una sorta di pigolio spaventato che voleva essere un < IO... IO.. >

< ehm papà veramente... > Ma Edward mi sussurrò all'orecchio.

< fidati di me, entra dentro.. > < ma....! > non potevo lasciarlo solo... Vampiro o meno, Charlie aveva la sua pistola lì a pochi centimetri dalla mano e era arrabbiato nero!

< fidati Bella! > pareva insistente..La furia negli occhi di Charlie mi convinse del tutto.

M'incamminai come una condannata al rogo verso il bufalo.

< FILA DENTRO! >

< ok! > e corsi dentro. Ovviamente la mia goffaggine ebbe la meglio.I piedi si intrecciarono nel tappetino all'ingresso, e sbattei fragorosamente la testa contro la porta in un tonfo sordo

< au! > Mi voltai verso di loro.. erano a nemmeno di un metro l'uno dall'altro, a guardarmi con una strana espressione sul viso. Edward aveva il sorriso rassegnato di uno che oramai sa di stare con una ragazza che cade sempre e ci ha fatto l'abitudine! Charlie era combattuto tra il ridere e il continuare a essere arrabbiato, il tutto coronato da una strana smorfia, direi buffa! Buon segno... significava che c'era speranza!

mi infilai nell'ingresso, lasciando uno spiraglio di porta aperta. Questo era di certo uno di quei momenti in cui sarei voluta essere un vampiro. Non sentivo una parola. Li vedevo solo intenti in un'animata conversazione. La pistola era ancora li, altro buon segno, Lo sguardo di Edward afferrò il mio nello spiraglio della porta e un angolo della bocca si incurvò.. decisi che, visto che il labbiale non sapevo leggerlo e non individuavo nemmeno una parola del loro discorso, avrei assecondato il mio stomaco gorgogliante. Mi diressi in cucina,

Mi versai un bel bicchiere di latte, e mi feci un panino con qualcosa di verde dentro. Doveva sempre esserci diceva mia madre Reneè.

Ero a metà del panino, mi era venuto gigante, quando Charlie entrò in cucina, ma con lui nessuno, mi venne spontaneo chiedere:

< Edward? > sbuffò..

< è andato, ha detto che tra un po ti viene a prendere >

< e dov'è andato >

< mah.. ha detto qualcosa a proposito di un tappeto rosso > mi scappò un sorriso, e il panino mi andò di traverso. Charlie mi allungò un bicchiere d'acqua.. salva. Mentre respiravo libera dalle foglie di insalata Charlie mi osservava pensieroso:

< ti vedo bene... >

< si Alice e Rosalie si sono dedicate a me oggi e.. >

< no non parlo di quello, hai sorriso prima... >

< ah > feci un debole sorriso... Ero al settimo cielo! certo che ridevo, ma mi limitai..

< ora sto meglio >

< ti sei anche fatta un panino da sola.. >

< beh si.. bisogna mangiare sai.. per vivere >

< ti aveva uccisa. lui... > ecco a cosa voleva parare

< no Charlie.. era un'incompresione, ora l'abbiamo risolta >

< Bella, io voglio che tu sia felice, non mi interessa se sia un mostro oppure un umano > Sbarrai gli occhi, COSA GLI AVEVA DETTO EDWARD?!

< in che... senso? >

< Nel senso che non è la bellezza che guardo! > aaaaaaahhhhh ecco! < può essere la persona più bella del mondo ma se ti fa stare male, se non ti tratta da principessa, è un mostro e gliel'ho detto sai! > <no!!! che gli hai detto!!> Colse il mio sguardo scioccato

< sisi.. gliel'ho detto eccome! > Smise di parlare e corse ad abbracciarmi, Dopo un attimo di panico ricambiai affettuosamente la stretta e gli dissi sulla spalla;

< papà... io lo amo >

< e lui ama te.. me l'ha detto > anche questo aveva detto.. bene! < ma non ti sopporterei ancora in quello stato.la mia bambina deve essere felice >

< lui mi rende felice > ero commossa

< allora hai la mia benedizione > Mi staccai inorridita!

< per cosa?!!? > prese a balbettare qualcosa..

< per voi, per beh.. il futuro.. per.. questo! per te e lui! >

sorrisi.. era proprio tenero charlie quando si agitava.. figurarsi.. benedizione mi aveva fatto pensare che in quel discorso avessero accennato al ma... no! non volevo nemmeno pensarlo! non poteva essere vero...

< ti voglio bene papà! >

< anche io Bells! >

Poi bussarono al campanello e mi illuminai.. IL MIO PRINCIPE!! DOVEVA ESSERE LUI DI CERTO! scoccai un'ultimo bacio sulla guancia a charlie e corsi ad aprire la porta. Forse avevo esagerato con i sogni: dalla porta fino alla volvo c'era un lungo tappeto rosso e edward mi attendeva a metà strada, con una rosa rossa in mano, e un sorriso serafico sul volto. Rimasi a bocca spalancata... era già la seconda volta oggi! Dietro di me udìì Charlie ghignare.

< fa le cose per bene il ragazzo.. >

< mantengo la promessa signor Swan! >

< vedo vedo... non fate tardi! > non lo sentii nemmeno, avevo occhi solo per lui

quando mi sedetti in macchina mi voltai... guardava la strada attento...

< che gli hai promesso? >

il suo sorriso si ampliò...

< Edward!! >

< cosa? > perchè faceva il finto tonto < la promessa! >

inchiodò di colpo e mi mantenne per non farmi fare male. Il cuore non prese a battermi furiosamente per la frenata.. no.. tutt'altro, a un centimetro dal mio viso Edward contemplava i miei occhi e mi allontanava i capelli dal profilo

< ho promesso... > scandìì tornando ai miei occhi < che saresti diventata la mia principessa.. > come non sorridere... < ti amo Bella >

Lo abbracciai stretto a me

< ma io sono già la tua principessa! > Improvvisamente si fece pensieroso...

< Allora dovrò far arrivare la carrozza bianca con i cavalli in tempi più brevi. non si addice a una principessa andare in giro su una macchina qualsiasi >

scoppiai a ridere...

< figurati! > ma lui mi guardava serio.. troppo serio.. FIN TROPPO SERIO

< Ed... scherzavi.... > Il suo sorriso sardonico si riaprì

< arriva dopodomani! >

terrore!!!!!!
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capitolo 14

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 10:17 pm

Capitolo 14-Fuoco e oscurità
Bella
Mi ero svegliata da un incubo terribile,questa era l'unica spiegazione. Ogni mattina, aprendo gli occhi, osservavo attraverso la finestra della mia stanza i brutti nuvoloni neri che facevano da cielo alla buia Forks, e non mi rattristavano. Cosa avrebbe potuto farlo se giorno dopo giorno c'erano a risvegliarmi le sue fresche braccia? Ancora intorpidita e con la voce impastata dal sogno, biascicavo uno sconnesso < Buongiorno > e lui rispondeva, etereo, con il sorriso scintillante e mille bacini accompagnati da altrettanti "ti amo".

Mi amava, l'avevo riportato da me. Io piccola umana ero riuscita a combattere contro un vampiro complessato.. il MIO vampiro complessato! Edward mi amava, io amavo lui... e non sarebbe mai più andato via da me. Almeno questo era ciò che prometteva costantemente, ma era difficile credergli.

Avevo cacciato gli artigli, avevo mostrato una forza che non credevo di possedere, ero riuscita a correre da lui con un pugnale conficcato nel cuore, senza aria,ma con un chiodo fisso.

Eppure la ferita sanguinava ancora, ed io non potevo farci niente. Ogni volta che si allontanava da me, ero presa da crisi di panico inaudite e immotivate. Non riuscivo a smettere di piangere. Cercavo di convincermi che no! lui non era andato via, erano solo questioni familiari, o piccoli impegni a tenerlo distante qualche ora da me ma la mia coscienza ferita mi remava contro e continuava a farmi girare un coltello nel petto a ricordarmi che avrebbe potuto andare via da me appena gli fossero balenate in testa le motivazioni che l'avevano spinto a farlo mesi prima.

E non servivano le sue promesse..come le sue mille parole di convincimento... Semplicemente ero terrorizzata e non riuscivo a fidarmi dei suoi discorsi. Dopotutto.. era stato l'amore a allontanarlo da me. E l'amore stava crescendo sempre di più. Perchè questa volta sarebbe dovuto essere diverso?

Queste domande mi lasciavano sempre con l'amaro in bocca.. e non volevo porgliele nonostante me le leggesse negli occhi, sapevo che era dispiaciuto per come stavo.. mi aveva detto che "solo il tempo mi avrebbe potuto far comprendere che sarebbe rimasto con me " e l'idea del tempo non mi dispiaceva affatto!

Le mie crisi di panico l'avevano costretto a rimanere costantemente accanto a me in ogni momento del giorno e della notte: se non l'avevo vicino mi sentivo morire. Questo l'aveva obbligato a tralasciare la caccia tanto che i suoi occhi erano diventati neri come la pece. Aveva cosi fame evidentemente che un giorno me lo chiese lui stesso. Eravamo sul letto a baldacchino che aveva fatto mettere nella sua stanza apposta per me. Stavamo ascoltando della musica classica. Io ero appoggiata al suo petto e distrattamente giocano con i suoi capelli quando mi chiamò:

< Bella >

< mmm >

< guardami > mi voltai verso di lui e lo guardai attentamente, sfiorandogli le occhiaie profonde e scrutando i suoi occhi, neri.. neri.

< ma... hai fame! > erano proprio NERI! non li avevo mai visti cosi. Lui sorrise.. esitante..

< si...Bella.. avrei bisogno di andare via nel fine settimana > no.. no.. fuori no! tutto ma non andare via!

< Non sopporto questo sguardo, non ce la faccio, non riesco a vederti soffrire > disse lui con un chiaro tono di sofferenza nella voce. Caspita.. si doveva essere vista la mia espressione dolorante..< ma è un mese che non mangio.. Bella, anche starti vicino sta diventando difficile e non voglio che lo sia.. lo capisci questo? >

< si... e.. > scoppiai a piangere, potevo essere cosi insensibile?! Lui ovviamente mi prese teneramente fra le braccia, accarezzandomi i capelli

< shh.. ti giuro che torno, te lo giuro, porto il cellulare con me, ti chiamo ogni quanto vuoi tu, ti prometto che torno! > possibile che non capisse, poteva andare, non mi importava di stare male senza di lui, ma ero stata una egoista, lui stava male e non me ne ero resa conto, come avevo fatto! ero una stupida, STUPIDA! e questi pensieri mi fecero piangere ancora più forte tanto che lui si spaventò..

< Bella... cosa devo fare dimmelo tu... ti prego > no angelo mio tu non devi essere triste.. sono io il problema, riuscii a prendere aria e a parlare tra un singhiozzo e l'altro:

< no.. non... è que..quello il proble.. ema, ma sono iooo > niente da fare.. piangevo troppo per riuscire a parlare, lui mi strinse più a se.

< perchè sei tu il problema? non capisco > mi allontanò piano da se, baciandomi le lacrime e alzandomi il mento con un dito. Mi scrutava attentamente triste, non sopportava le mie lacrime, il mio dolore.. soprattutto se era lui a causarlo.

< pe.. perchè io dovevo a..accorgermene, che tu stavi ma..ale, e invece pensavo s..solo a me e a quanto avessi bisogno di te, perdonarmi edward, sono stata una stupida! > sorrise, e io abbassai la testa.

< piccola folle! > mi baciò la punta del naso < amore mio se non ti ho detto niente fino ad ora era perchè non potevo farne a meno, e non mi pesava assolutamente rimanere con te, anzi... era ciò che volevo.. ma ora che non posso più te lo dico... non sei insensibile..! > mi rialzò il viso < capito mia bella principessa!? > sorrisi facendo segno di si con il viso. Se avessi detto qualcosa sarei di nuovo scoppiata in lacrime per la gioia forse.

Rimanemmo stretti, a ascoltare l'uno il respiro dell'altro.. o meglio.. lui ascoltava il mio respiro regolarizzarsi insieme al cuore, e io.. pesavo i miei respiri sui suoi, tranquilli, dolci e freschi. Mi cullò tra le sue braccia finchè non mi rilassai. Il cd ripartì più volte ma non ce ne curammo. Il resto della famiglia probabilmente aveva sentito le nostre parole, e nessuno ci venne a disturbare.

< quando? > gli chiesi. Aveva capito a cosa mi riferivo, senza smettere di solleticarmi il collo con le labbra fresche mi rispose

< Emmett pensava di partire questa sera, a qualche ora da qui hanno problemi con gli orsi, e lui vorrebbe dare una mano.. > Immaginavo la mano di Emmett stritolare i colli dei poveri orsi..

< ho capito... > rimasi in silenzio

< con te rimarrà Alice, poi ci saranno Esme e Carlisle, per qualsiasi evenienza. Porto il cellulare con me, cosi quando hai bisogno di sentirmi mi chiami, anche sempre, ne porto due ok? cosi evito la questione batteria... >

sorrisi e interruppi la sua scia di precauzioni con un bacio...

< posso rimanere a dormire qui almeno? non voglio stare in camera mia senza di te.... >

< Alice ti aveva già vista mettere in borsa il cuscino e il pigiama infatti Esme è andata a fare la spesa, cosi se vi va, preparate una torta al cioccolato insieme, che ne dici? > storse il naso.. ovviamente il cioccolato non era di suo gradimento ma la cosa mi rialzò il morale e mi inginocchiai sul letto facendo traballare tutto

< si si! ci sto! > Mi abbracciò ristendendomi sul letto con il suo peso

< golosa che non sei altro! > mi teneva il polsi leggermente con le sue mani, era con il viso a qualche centimetro dal mio

< mmm si in realtà mi andrebbe di assaggiare qualcosa di dolce > dissi con fare finto provocante, non ero capace..... tanto che lui si mise a ridere e si avvicinò ancora di più. Le nostre labbra appena si sfioravano:

< tipo? > I suoi occhi neri erano profondi e misteriosi, attiravamo inesorabilmente i miei come calamite. Ero incapace di articolare frasi sensate..

< ehm... ehm.. > distolsi lo sguardo, sicuramente ero rossa come il fuoco, e lui mi baciò.

Ci perdemmo tra fuoco e oscurità. Ci unimmo in una danza maledetta intrisa d'amore e passione. Spire di calore ci avvolgevamo, mentre il ghiaccio si scioglieva in lacrime e il fuoco divampava sempre più forte incendiando le guance. Le sue mani ormai tiepide si insinuavano tra lembi di pelle come soffi leggeri, leggeri e non mi opponevo, non solo perchè non mi era rimasta un filo di forza di volontà ma perchè ogni piccola parte di me gli apparteneva, ero sua, incondizionatamente. Il vento del desiderio ci governava. Non desideravo che lui e lui non desiderava altro che me. Le dita percorrevano lente i profili dei nostri corpi indugiando sui particolari. E le labbra giocavano lente, fin troppo lente, eccessivamente lente. Era di un estenuante sublime, non avrei retto ancora per molto. I respiri erano rotti, corti, non bastavano mai.. Il cuore parve uscirmi dal petto quando con un gesto fluido mi sfilò la camicia. Fuoco e ghiaccio ci imperlavano le mente. Brividi di freddo correvano lungo la schiena. I baci sapprofondirono, voloce, voraci, insaziabili ma tutta la magia si spense di colpo quando lui si staccò da me.

Fu come rimanere senza ossigeno, boccheggiavo in cerca della sua presenza

< scusa... > Mi mise seduta tenendomi abbracciata.

< pe..per cosa edward? > avevo ancora il respiro ansante ma quando mi accorsi di essere in reggiseno davanti a lui avvampai e mi coprì alla bell'emmeglio con le braccia. Lui sorrise voltandosi, e mi allungò la camicia.

< per questo... non avrei dovuto.. e ehm.... sono un pò fuori controllo quando non mangio... >

< mmm.... che ne dici se andassi a caccia tra un'altro mese o due? > si voltò sconcertato e la sua espressione mutò:

< beh se proprio insisti... >

< vai a mangiare edward > scoppiò a ridere fragorosamente e mi abbracciò stretta.Poi mi prese il viso tra le mani cosi velocemente che sussultai, con gli occhi nei miei disse:

< ti amo più di ogni altra cosa, non andrò mai via da te, sei tutto ciò che da senso alla mia esistenza lo capisci!? > Lo disse con occhi così sinceri che non potei che credergli. Di risposta gli diedi un bacino

< Sai... quando sei... andato via e... insomma quello che mi dissi > preferivo non ricordare le parole con cui mi aveva abbandonata < mi era parso cosi assurdo che non potevo crederci.La mia mente si bloccò, non riuscivo a pensare, perchè la principale verità della mia vita era crollata. Eri, e sei, l'unica certezza della mia esistenza, e non mi avevi mai mentito. Quindi sapevo, ero certa, ci dovesse essere una spiegazione. E ogni giorno lontano da te l'ho vissuto a chiedermi il perchè, perchè fossi cambiato cosi di colpo. Quando trovai la tua lettera fu come se in un attimo il mondo si fosse ricostruito, niente era crollato definitivamente, c'era ancora una possibilità,perchè mi amavi davvero e la tua folle testa voleva proteggermi > gli diedi qualche colpetto sui capelli < ho combatutto per quella certezza > mi abbracciò stretta a sè... senza dire niente, era senza parole il mio Edward...

< e questa è la motivazione del mio terrore... io sono certa del tuo amore, morirei per questa certezza... ma anche prima lo ero eppure sei andato via...cosa è cambiato ora edward? > Senza pensarci rispose

< è cambiato che io vivo per te... per la tua felicità, e mi sono reso conto che posso distruggermi quanto voglio allontanandomi da te, ma tu non sarai mai felice >

< quindi stai con me solo per la mia felicità? > no.. questo non mi piaceva..

< no.. sto accanto a te perchè non posso fare a meno di te, e tu non puoi fare a meno di me.. siamo una cosa sola io e te.. inscindibile >

< è cosi? >

< si... veramente principessa >

Come non credergli.. non dovevo avere paura... non dovevo.

La sera stessa Edward partì...
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capitolo 15

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 10:25 pm

Capitolo 15-Occhi rossi
Bella
Ero in cucina con Esme a preparare la torta al cioccolato come premeditato. Edward non aveva voluto che lo seguissi allontanarsi con lo sguardo, diceva che mi avrebbe turbata ma aveva provocato l'effetto contrario. La scomparsa improvvisa mi ricordava maledettamente quel terribile giorno nel bosco quando lui si volatilizzò dopo avermi spezzato il cuore. Scossi la testa come a scacciare questi brutti ricordi. NON ACCADRA' DI NUOVO BELLA! Rimuginavo con le mani impastate nel cioccolato avvolta in una nuvola di cacao in polvere. Apprezzavo che Esme non parlasse, evidentemente aveva compreso che volevo stare sola con i miei pensieri e non mi assillava. Finita la torta la informai che andavo a fare una doccia, almeno sfruttavo l'attesa della cottura per eliminare l'odore di cioccolato dai capelli, non che mi dispiacesse la fragranza.. ma li sentivo sporchi.

Mi asciugai con cura, mi rivestii e tornai in cucina dove Esme m'accolse con un dolcissimo sorriso, sembrava proprio una mamma:

< tesoro l'ho appena sfornata, si sta raffreddando, appena è tiepida la guarniamo. Che cosa ci vuoi? Panna e cioccolato con le nocciole? > wow!!! Esme sei mitica! gli occhi dovevano avermi scintillato perchè lei sorrise

< deduco che l'idea ti piaccia! >

< oh Esme non sai quanto! >

< mi fa piacere > sorrise, dolce come il cioccolato con il suo delicato viso a cuoricino.. Ma.. dov'era la sua metà?

< Esme.. dove sono Carlisle e Alice? > si voltò con un grosso barattolo di cioccolata in mano

< Carlisle ha avuto un'emergenza in ospedale, hanno trovato alcuni corpi nelle vicinanze,umani.. deceduti.. >

< ah... e come sono morti? >

< la polizia parla di un branco di animali... ma ovviamente.. è probabile che ci sia qualche neonato nei paraggi, bisogna tenere gli occhi aperti > rabbrividii impercettibilmente.. Qualche giorno prima Jasper in uno sbalzo di confidenza mi aveva narrato di quanto potessero essere temibili i vampiri appena creati

< e Alice? >

< Alice è uscita poco fa, ha detto che aveva da comprare delle cose giu in città, non impiegava molto! >

< ah.. ok.. > Lo dissi tristemente.. mi mancava Alice, Esme era tanto cara, ma era un po la mia mamma, Alice invece era la mia migliore amica. Esme mi posò delicatamente una mano sulla spalla.

< che ne dici di metterti il pigiama? io intanto guarnisco la torta e ti faccio un tè caldo.. cosi vai a dormire rilassata.. > l'idea mi allettava. Acconsentii e mi andai a vestire. Poco dopo ero a gambe incrociate sul baldacchino a ingozzarmi di torta al cioccolato. Era paradisiaco, ed era stata un'idea fantastica, non mi faceva pensare, o forse era il sonno perchè avevo ancora il piatto in mano che gli occhi mi si chiusero. pesanti. Riuscì solo a biascicare < Esme non riesco a stare sveglia... > e udì la sua voce lontana e consolante < tranquilla Bella, è solo un pò di sonnifero.. cosi dormirai tranquilla. > Non ebbi il tempo di controbattere.. ma nella mente formulai il pensiero "Edward la pagherai". Nemmeno finì a pensarlo che già dormivo.



"passeggiavo leggiadra nel bosco, ammirando i grandi alberi e il sole che filtrava tra le foglie, ma il mio sguardo colse uno strano bagliore sull'erba, mi voltai immediatamente, forse edward era tornato da me. Ma non era lui a attendermi, era un bambino, immobile, con lo sguardo serio, e gli occhi chiusi. Piccolo... emanava mille cristalli di luce, mi avvicinai, sapevo che si era perso.. era solo.. dovevo aiutarlo, ma quando tesi la mano, lui di scatto aprì gli occhi, e il cielo si oscurò: erano rossi malvagi, e mi fissavamo famelici. Aprì la bocca in un ghigno e io arretrai per poi prendere a correre più che potevo, inciampavo continuamente tra le radici e le felci. Lui rideva, aveva una risata terribile, non era quella di un bambino, Udivo solo questo.. sapevo che mi seguiva.. che mi avrebbe presa... e quegli occhi rossi mi terrorizzavano..."



Quando aprì gli occhi il sole doveva essere già alto perchè filtrava dalle tende della camera di Edward. Era una bella giornata, almeno meteorologicamente parlando, e significava anche "l'ultimo giorno senza il mio amore", nella notte sarebbe tornato, l'aveva promesso. Ma avevo il battito accellerato, come anche il respiro. Perchè mai? Forse avevo fatto un brutto sogno. Cercai di ricordare, e mi vennero in mente solo due terribili occhi rossi. Balzai giù dal letto, non volevo stare da sola, misi la vestaglia e chiamai a voce normale alice, certa che m'avrebbe sentita e si sarebbe fiondata sul mio letto in pochi istanti, ma alice non venne. Scesi le scale, all'ultimo gradino mi bloccai.

Carlisle e Esme erano fermi davanti a me. Lei non sorrideva, e lo sguardo serio non le donava affatto. che succedeva?

< cosa è successo? >

< Bella, ora ti spieghiamo, vieni, sediamoci sul divano > presi a respirare velocemente e bloccai carlisle stringendogli il braccio statuario con la debole mano

< Carlisle che succede? >

< Alice non è tornata a casa questa notte, non abbiamo idea di dove sia > Alice sapeva badare a se stessa, forse aveva trovato molti negozi aperti e aveva fatto una full-immersion.

< sicuri che non stia facendo shopping? al cellulare avete provato? >

< non risponde.. e.. > si scambiarono uno sguardo veloce ma lo notai

< cosa mi nascondete? > avevo un orrendo presentimento

< La polizia ha ritrovato la sua macchina, nei pressi di Forks con una portiera sdradicata e per terra c'era la sua giacca strappata e il cellulare distrutto >

Il mondo mi sprofondò sotto i piedi. Alice non avrebbe mai rotto la SUA COSTOSISSIMA MACCHINA, LA SUA COSTOSISSIMA GIACCA E IL SUO COSTOSISSIMO CELLULARE. Afferrai Carisle per il colletto della giacca:

< Carlisle CHIAMA EDWARD! fallo tornare!!! fallo tornare >

< Bella.... > Bella cosa.. Bella che cosa?! perchè mi guardava in quel modo... perchè non mi rispondeva

< Carlisle... dov'è Edward? > tremavo

< l'abbiamo sentiti prima e... >

< Carlisle > ripetei < dov'è Edward? > mi stavo spazientendo, allora lo urlai < CARLISLE FAMMI PARLARE CON EDWARD! >

< Bella... non ci rispondono al cellulare da quando li abbiamo avvertiti di Alice, non sono raggiungibili >

no... no.. no.. Edward l'avevi promesso, l'avevi promesso che non saresti andato via..

Presi a respirare difficilmente, e mi accorsi di aver smesso di farlo solo quando mi sentii volare per la stanza tra le braccia fredde di uno di loro due, mi dicevano qualcosa. < RESPIRA, RESPIRA > urlavano ma io non ne trovavo il motivo. L'incubo stava tornando: Edward che andava via senza veri motivi, Alice che non mi salutava, flash mi balzarono davanti agli occhi in pochi istanti, e un'orribile verità si fece strada nella mia mente. stavano architettando di nuovo di scappare! Esme e Carlisle sarebbero ripartiti di certo con qualche scusa tipo cercare Alice e io sarei rimasta sola per sempre... sola.

sola.. Edward no! no! perchè mi fai questo no! affondai nell'oscurità.



< Carlisle, perchè non si sveglia? >

< l'avvenimento deve aver riportato a galla lo shock di Edward che andava via, non è stato facile per lei.. ricordi quando è venuta in ospedale a cercarci ?>

< si.. ma è molto che è in questo stato, deve capire che Edward non vuole assolutamente lasciarla, deve essere successo qualcosa.. >

quelle ultime parole fecevo risvegliare la mia mente assopita

< quando si sentirà pronta si sveglierà, non possiamo fare molto, non so nemmeno se ci ascolta in questo momento. Bella, se ci senti, Edward tornerà, dobbiamo sapere cosa è accaduto, forse hanno perso i cellulari, sono fuori campo... >

aprii lentamente gli occhi.

< quindi non state cercando scuse per andarvene via un'altra volta? > Esme mi abbracciò con amore

< no tesoro no. non potremmo mai.. e Edward meno di tutti, vedrai tornerà >

Mi rialzai velocemente, tanto che la testa mi girò. Ok.. non erano scuse, ma allora dov'era Alice? dov'era Edward? dov'erano tutti quanti? Carlisle era attaccato al telefono a parlare fitto fitto con chissà chi, e Esme mi teneva ancora stretta a se.

< Esme ho bisogno di uscire fuori, di prendere un pò d'aria > Ne avevo davvero bisogno, ero troppo scossa.

< ok tesoro > sciolse l'abbraccio < ma tieni questo cellulare con te... cosi se Edward o Alice riescono a contattarci, oppure c'è qualsiasi novità,sarai la prima a saperlo. >

< grazie.... mamma > Esme spalancò gli occhi e mi strinse al suo petto, sapevo che se fosse stata umana avrebbe pianto. La gioia della maternità di cui era stata privata, la faceva ancora soffrire molto, e sentirsi chiamare mamma da me doveva averla fatta felice, ma era vero.. per me lei era una mamma. Non l'avevo detto solo per un suo sorriso. Uscii piano dalla casa e mi incamminai verso il bosco. Presa dai pensieri mi ritrovai circondata da grandi alberi. Mi ero inoltrata nel fitto del bosco, lontano dal sentiero. Il sole alto filtrava tra le foglie..Ma... un momento.. questa scena l'avevo già vissuta..

l'erba scintillante... il bambino.. gli occhi rossi...

prima che potessero venirmi i brividi per quell'immagine orribile il cellulare squillò, risposi:

< Bella dove sei?! >

< Edward!!! come stai?! dove sei!? >

< rispondimi, BELLA DOVE TI TROVI!? >

< nel bosco stavo passeggiando ma... > in quel momento udì distintamente la voce di Jasper che urlava vicino ad edward < DILLE DI SCAPPARE! >

< BELLA BELLA SCAPPA! VELOCE CORRI! TORNA DA CARLISLE! CORRI! > ma mentre diceva queste parole.. vicino ai miei piedi apparvero mille riflessi. Il cellulare mi scivolò dalle mani e caddè con un tonfo nell'erba insieme alla voce di edward. Mi voltai lentamente...

occhi rossi...

una lunga maligna risata pervase l'aria.
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capitolo 16

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 10:28 pm

Capitolo 16-Interferenze
Edward
un'ora prima:
< edward se continui a cacciare un questo modo sarà il puma a uccidere te! >
Gettai distrattamente la carcassa dell'animale alla base di un grosso albero dopo averlo prosciugato. Lo guardai giacere con la testa inclinata in una curva innaturale:se non fosse stato per quella sarebbe parso come un grosso gatto addormentato. Ero così distratto dai miei pensieri che avevo permesso a una deliziosa goccia di sangue di scivolare via dalle mie labbra, la presi con il dito e l'assaggiai, svogliatamente. Emmett non capiva proprio. Ero in pena per Bella. La caccia era l'ultimo dei miei problemi al momento. Non riuscivo a divertirmi, nemmeno un pizzico di quanto stava facendo lui con quel grizzly enorme. Con un balzo gli era saltato al collo, si era cibato di lui mentre quello tentava di disarcionarlo con poderose zampate che ebbero effetto solo sulla sua maglietta:
< cavolo, la maglietta che mi aveva regalato rose! mi ucciderà di certo! >
< si.. emmett, sai quanto mi piaceva vedertela addosso! > Rose era sbucata da dietro un albero con le mani sui fianchi, e su emmett balenò un'espressione di terrore... Sua moglie era l'unico essere capace di incutergli terrore.sorrisi.
< no tesoro... ehm.. la ricompro ok? >
< ERA UN PEZZO UNICO!! DOVREMMO CHIAMARE LO STILISTA IN PERSONA E FARCELA CONFEZIONARE! >
MI allontanai e li lasciai a battibeccare, non mi importava della caccia, figurarsi di una stupida maglietta. Non avevo più fame, ma avevo promesso agli altri che sarei rimasto con loro fino alla sera... ancora qualche ora e avrei abbracciato la mia Bella. Tutti i miei pensieri si concentrarono su di lei: chissà quanto era triste in questo momento. La immaginavo accucciata nel mio letto. Quel letto..sorrisi. Mi balerarono alla mente le immagini della sera precedente e rabbrividì: io abbracciato a lei, io su di lei, le nostre labbra che si muovevano, la sua pancia scoperta a contatto con la mia, il fuoco e il ghiaccio mescolati in una danza sensoriale da togliere il fiato.. Ero andato vicinisso a farla mia. Mi ero fermato per miracolo. Fortuna che con lei ultimamente era la mia umanità a vincere. Sorrisi tra me e me. Era una vittoria. Ieri sera non era stato il suo collo caldo a tentarmi...ma tutt'altro...mi vennero in mente i morbidi profili delle sue forme. Chiusi gli occhi e li riaprii, CONTEGNO EDWARD, hai più di cento anni, non sei un ragazzino in piena crisi ormonale! Sarebbe stato assolutamente perfetto se una mia carezza incontrollata non avesse potuto spezzarla. Bella era grandiosa, stava mettendo a tacere il mio mostro e a pensarci bene, forse aveva ragione... forse la mia anima era ancora qui, con me, nascosta in qualche anfratto di questo corpo innaturale dai caratteri umani. Tutti gli istinti che pensavo fossero ormai morti e seppelliti riaffioravamo con maggior veemenza ogni qual volta i miei occhi incontravano i suoi magnifici color del cioccolato. Era sempre diverso, sempre emozionante, sempre perfetto. Come può esistere un'amore così forte, un bisogno cosi incondizionato, un.. un.. un.. un... un quello che eravamo io e lei ! Era inspiegabile, unico, perfetto e lei doveva saperlo.. doveva sentirlo, doveva vederlo nei miei occhi. Non ero riuscito a convincerla ieri sera. Ero stato uno stupido a lasciarla, ovvio che fosse terrorizzata da un ulteriore abbandono... ma con il tempo avrebbe compreso che non l'avrei più lasciata, mai più. Come avrei potuto? Ero troppo egoista da una parte, il mostro dentro di me urlava fame di possesso, ma anche sete di lei... e lei, la mia piccola principessa era felice solo guardandomi, come potevo negare la luce nei suoi occhi.. ma tanto lo sapevo, che in fondo ero un egoista! Inutile continuare con questi complessi...Come lei mi ricordava ogni volta che avvertiva angoscia in me: "io ti amo, tu mi ami, cosa c'è di più semplice?" La sua voce dolce risuonò nella mia testa. Dovevo velocizzare i tempi, avevo bisogno che si fidasse ciecamente di me, ma soprattutto avevo bisogno di lei.
Mi alzai dal prato su cui ero disteso per raggiungere gli altri. Sentivo i loro pensieri: jasper era intento a seguire un gruppo di cervi immaginando fossero umani, scoppiai a ridere.. era sempre il solito. Analizzai i pensieri di Emmett ma dovetti subito distogliere l'attenzione. A quanto pare lui e rose avevano più che fatto pace.. stavano "stipulando" un bell'armistizio.
Appena "messe le firme" li avrei richiamati... volevo tornare a casa.. al diavolo le ore in più di caccia, avevamo mangiato a dovere.
Il cellulare prese a squillare, Bella si doveva essere svegliata, risposi al secondo squillo:
< pronto >
< Edward >
< Carlisle dimmi > mi era parso teso < tutto ok? Bella? >
< Bella sta bene, dorme, senti volevo chiedervi, ma Alice è li con voi? >
< no.. non c'è perchè? >
< perchè è scomparsa, la polizia ha ritrovato la sua macchina con una portiera sdradicata e nelle vicinanze il cellulare a pezzi >
< COME ALICE è SCOMPARSA! QUANDO!? > in un attimo jasper mi fu accanto, aveva uno sguardo preoccupato, gli tesi il cellulare, tanto potevo udire quello che dicevano
< CARLISLE? SONO JASPER! CHE SUCCEDE? DOV'è ALICE? >
< jazz, l'ho detto ora a edward, alice è uscita ieri sera per andare a forks a comprare delle cose per bella e non è tornata. Abbiamo provato a chiamarla sul cellulare ma era spento, allora sono uscito per cercarla e charlie mi ha chiamato dicendo che avevano ritrovato la sua macchina vicino Forks, a nord, con la portiera staccata.> Jasper aveva smesso di respirare < per terra c'era la sua giacca e il cellulare,distrutto, La sua borsa era in macchina, non l'ha portata con se ovunque sia. Sono andato di persona a controllare, per sentire il suo odore, e quando la polizia è andata via ho iniziato la ricerca ma era come se fosse scomparsa, nella macchina si sentiva forte la sua presenza ma fuori niente. in nessuna direzione, non so cosa pensare, è come se fosse stata.... risucchiata, jasper, non so cosa pensare! > Jasper mi tese il cellulare e prese a correre
< Carlisle sono edward, stiamo tornando a casa, tienici informati >
Emmett e rose ci furono subito accanto. Correvamo velocissimo, e in un'ora eravamo alla macchina di Alice, Jasper aveva gli occhi neri di rabbia, ma eravamo tutti fuori di noi dalla preoccupazione, non sapevamo cosa pensare. Rose era assolutamente distrutta e se ne stava in silenzio, a odorare e riflettere su cosa fosse potuto accadere, Emmett fletteva i muscoli e pensava a come avrebbe potuto torturare più dolorosamente l'autore di quella follia. Ci separammo in due gruppi di ricerca, io e jasper, edward e rosalie, promettendoci di stare in contatto. Inoltrandoci nel bosco presi a avere una strana sensazione, e così pure jasper, lo sentivo teso, lo sentivo agitato, un momento dopo non lo sentivo più. Ci voltammo l'uno verso l'altro con gli occhi spalancati:
< non avverti le mie sensazioni vero? >
< e tu non avverti i miei pensieri? > come era possibile? afferrai il cellulare per chiamare Carlisle, magari si poteva collegare alla scomparsa di Alice, ma non c'era campo, niente. Poi contemporaneamente lo sentimmo forte, e scattammo in avanti, in un istante, era il suo odore.. ALICE, ALICE, era lei, era vicina. dopo nemmeno un chilometro scorsi da lontano una figurina piccola, ai piedi di un albero, abbracciata a se stessa, con le mani sulla testa e una smorfia di dolore sul viso, non avvertivo nessun suo pensiero, solo i suoi lamenti. Qualche balzo e le fummo accanto. Jasper l'abbracciò stretta:
< alice alice, che hai?! che succede?! >
< Jazz.. sei tu.. mi.. mi fa male troppo la testa, non vedo, non vedo niente >
< cosa? cosa non vedi? > mi inginocchiai anche io accanto a lei
< niente, non vedo, non vedo che succederà. io ero in macchina e di colpo non ho visto più niente e.. jazz jazz sento che la testa mi esploderà.. >
Ma con un niente tutto fece silenzio e come se qualcuno avesse girato la manopola dell'audio i loro pensieri mi scrosciarono in mente, la preoccupazione di jasper, l'incredulità di alice, e vidi un flash, nella sua mente... "bella che camminava lentamente nel bosco" presi il cellulare e composi il suo numero:
Uno squillo, bella rispondi! due squilli
< pronto? >
< Bella dove sei?! >
< Edward!! come stai?! dove sei? > non importava questo!!
< rispondimi, BELLA DOVE TI TROVI >
< nel bosco, stavo passeggiando ma... > mentre diceva quelle parole accadde tutto in un attimo: vidi nella mente di Alice Bella distesa per terra, morta in un lago di sangue, jasper avvertì il suo terrore e urlò:
< DILLE DI SCAPPARE!! >
< BELLA BELLA SCAPPA! VELOCE CORRI! TORNA DA CARLISLE! CORRI! >
Udì distintamente il suo respiro spezzarsi e un tonfo netto,il cellulare le era caduto dalle mani. Poi una risata gelida mi impietrii. Solo una cosa avrebbe potuto squotermi. Un urlo...agghiacciante, un urlo di Bella.. Bella che gemeva il mio nome:
< EEEEDWAAAAARDDDD NOOOOOO!!!!!! >
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capitolo 17

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 10:30 pm

Capitolo 17-Sogni
Bella
...mi voltai lentamente. Avevo la mano ancora aperta come a mantenere il cellulare stretto, ma quello era affondato tra i fili d'erba.
Vidi la scena a rallentatore: alberi, foglie, alberi, il cuore batteva veloce, poi vidi in sequenza un piede nudo e sporco, una gamba fasciata da pantaloni macchiati d'erba e terra e addominali scolpiti: una lama di luce gli trafiggeva il petto infrangendosi in mille riflessi. Salii a scrutare il viso dell'essere, non di certo umano, che mi stava davanti:aveva le labbra tese in un sorriso,i denti bianchi scintillanti, la carnagione pallida e candida, i capelli lunghi, neri. Infine mi soffermai sugli occhi: quelli mi provocaro un brivido lungo tutto il corpo, quasi uno spasmo, tanto che sussultai e presi a tremare come una foglia. Erano rossi, di un rosso forte, vermiglio.. erano del colore del sangue che scorre dalle ferite, dello stesso colore del sangue che aveva incrostato ai lati della bocca.
Aveva mangiato da poco, e non di certo animali, tremai più forte: mi scrutò con la testa leggermente inclinata e gli occhi spalancati, folli, assetati. Muoveva impercettibilmente il volto mantendendo il collo teso. Era di una bellezza non descrivibile, ma gli occhi, non mostravano alcuna parvenza di anima, erano letteralmente iniettati di sangue. Avevo davanti una bestia. Un flash mi colpì in pieno:
un bimbo mi guardava con gli occhi rossi
il sogno! maledizione.. ma questo non era un bambino, o meglio, era un neonato,ne ero certa e in quel caso, la mia morte era molto vicina. Lui inspirò forte e poi rise. Era una risata maledetta che non aveva niente di gioioso, era gelida e terribile come i suoi occhi, ma allo stesso tempo limpida come un canto d'uccelli. Mi raggelai. Senza nemmeno pensarci mi chinai repentina per prendere il cellulare ma con un balzo mi fu addosso: mi trovai schiacciata dal suo peso e urlai con quanto fiato avevo in gola tastanto l'erba in cerca della mia unica ancora di salvezza. Un artiglio gelido mi bloccò il polso e sentì uno scricchiolio sinistro accompagnato da un dolore inaudito: mi aveva spezzato qualcosa, urlai ancora di più e le lacrime presero a scendermi. Ma lui rise ancora e mi strinse la mano al collo premendo leggermente: non potevo respirare.. rantolai
< edward nooooo > ma ne uscì un sibilo leggero. Lui mi avrebbe trovata, sarebbe tornato a prendermi e mi avrebbe portata via. Cercai di pensare a questo quando il suo viso fu a pochi centimetri da me, il sangue negli occhi rossi vorticava, rise ancora e mi strinse il polso, gemetti ancora, avevo come mille lame conficcate nella mano, non avevo aria, lui allentò la presa dal collo e scoppiai in un pianto disperato, con la bocca aperta in cerca d'aria, scossa dai singhiozzi. In un istante si spostò da me. Mi guardava dall'alto soffrire con il sorriso sul volto. Ero ancora a terra incapace di muovermi, mi diede un piccolo calcio al polso e urlai di dolore e disperazione.
Ma inclinando il viso di lato lo vedi: il cellulare era a nemmeno un metro dalla mia mano. Mi lanciai su di lui, sentì la mano pendere a peso morto ma non vi badai, afferrai il cellulare e urlai < EDWARD SONO NEL BOSCO OLTRE IL FIUMEEE > ma il cellulare rimase muto.
Lo guardai: non c'era campo. no... non era possibile... no
Mi voltai. Era accanto a me, non l'avevo sentito. Mi strinse il viso con una mano: le sue unghie sporche affondarono nelle mie guance incidendole leggermente:
< Non penserai davvero che ti faccia chiamare il tuo amichetto carina! > Era la prima volta che lo sentivo parlare, aveva una voce profonda e limpida ma poi fece una smorfia, staccando la mano dal mio viso e osservando le sue unghie, c'era sangue, il mio sangue. NO NO! ora mi uccide. Perso per perso dovevo reagire, se fossi morta l'avrei fatto almeno tentando di salvarmi. Cosi mi alzai di colpo e presi a correre, ignorando il tremore. Non lo sentivo dietro di me, ma sapevo che i loro movimenti erano impercettibili, cosi continuai la mia fuga: inciampai dopo pochi passi e caddi sul polso rotto. Il silenzio venne squarciato da un mio urlo. Strinsi i denti più forti e annaspando tra l'erba mi rialzai e corsi. Poi riudìì quella risata:
< pensi davvero che ti lascerei andare via carina? > Continuavo a correre, voltai solo poco il viso per vederlo...Era una decina di metri dietro di me, camminava tranquillo mani in tasca. NO NO! urlai:
< AIUTOOO AIUTATEMIII EDWAAAAARD EDWAAAARD TI PREGOOOO NOOOOOO > correvo correvo, e la sua risata mi inseguiva. Mi stavo addentrando sempre più nel bosco: la luce del sole non filtrava più. ritentai
< aiutoooooo AIUTOOOOOOOO > e una mano mi tappò la bocca: sentii il suo corpo aderire alla mia schiena. Poi un soffio vicino all'orecchio mi fece venire i brividi: subilò:
< shhhh, niente di personale, fosse per me saresti già dissanguata, sai di buono sai? direi di fiori... ma non posso ucciderti > mi bloccai, tentavo di respirare ma ero in totale iperventilazione: il terrore, la corsa, la sua mano che mi impediva di prendere grossi respiri: non avevo più scorte d'aria. Qualcosa di freddo mi sfiorò la gola: gemetti e le lacrime scesero copiose: < si.. hai proprio un buon odore di fiori senti? > e mi premette le dita intrise del mio sangue sotto le narici. NO NO avevo bisogno di aria, annaspavo in cerca di ossigeno ma l'odore ferroso del sangue mi invase la gola: repressi la nausea crescente ma dopo pochi attimi, crollai, nell'oblio, divenne tutto buio.
< Bella amore mio... >
Edward mi accarezzava il viso, ero sdraiata sull'erba.. sentivo i fili scrocchiare sotto le mani. Lui era chino sopra di me, il suo morbido peso era un piacere. E dietro la sua schiena si stagliava immenso il cielo azzurro. Quale visione celestiale!
< principessa, perchè mi guardi così? mi stai mangiando con gli occhi! > sorrideva.. "perchè sei incantevole" avrei voluto dirgli, ma il momento era troppo perfetto per rovinarlo con inutili parole. S'accigliò in attesa di una mia risposta, l'espressione tranquilla e serena; io invece ero angosciata: non sapevo perchè eppure quel sorriso, quel sorriso sghembo aveva il potere di cancellare ogni dolore.
Il bagliore dei suoi denti candidi mi accecava. Desiderai le sue labbra per suggellare la realtà con un tocco. Tesi la mano ma lo trapassai come fosse fatto di vapore... Il cielo s'oscurò e dai suoi occhi scese una lacrima che s'infranse su una mia guancia... Prese a scomparire lentamente..
< no edward no! ti prego non mi lasciare! non ancora! > lo dissi gemendo, mi mancava l'aria, non poteva lasciarmi, non poteva sarei morta. La famosa voragine parve riaprirsi nel mio petto alla sola idea
< resisti principessa... resisti per me > ma a cosa dovevo resiste!!! niente aveva senso se lui non era con me. preferivo morire!
< NOOOO EDWARD NO PER FAVORE NO! NON MI FARE QUESTO > non potevo crederci, non ancora, NO, non avrei retto!
< non posso rimanere qui... > era affranto.. la sua voce scemava nel silenzio
< perchè!?? ti prego non farlo... amore mio no!! no!!! > tendevo le mani spasmodicamente per stringerlo ma era come afferrare il fumo...
< principessa.... > era un sussurro lontano...
< nooooooooooooo noooooooooooooooo EDWARD RIMANIIII NOOOOOOOOOO > URLAVO MI DIMENAVO
Sbattei le mani sull'erba e un atroce dolore mi mozzò il respiro..
il polso, era il polso, faceva male.. tanto male ma perchè? perchè? Poi... capi
gli occhi rossi, la sua risata, lo scricchiolio del polso, la corsa per il bosco, la sua mano che mi stringeva il collo..
no
no
non è vero, avevo gli occhi chiusi, un dolore cieco alla mano ma non volevo guardare la realtà.. no... non volevo davvero. ma dovevo. Contai fino a tre.. UNO edward...so che sei qua con me DUE edward.. ti amo edward TRE
aprì gli occhi ma...era tutto nero, tutto completamente buio
< ben svegliata... > da un punto indistinto dell'oscurità venne la voce di un uomo... gelida, tagliente, spaventosa...
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capitolo 18

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 10:34 pm

Capitolo 18-Camera buia
Bella
Presi a tremare... quella voce aveva un che di familiare, ma non riuscivo a ricordare a chi appartenesse. Era come chiusa in un cassetto che non aprivo mai. Celata dalla mia stessa mente.Ero certa di averla sentita ma non sapevo a che volto attribuirla e di certo l'oscurità non aiutava. Era completamente buio. Non si distinguevano profili o ombre. Era un muro impenetrabile. Silenzioso. Nero. La voce di colui che mi aveva portata li aveva eccheggiato. Quindi dovevo trovarmi in una stanza ampia e vuota. Lui probabilmente era ancora li dentro. Non avevo sentito nessuna porta aprirsi o chiudersi ma se era un vampiro, come probabile, questo non significava nulla. Probabilmente stava passeggiando ma non potevo ne udirlo, ne vederlo. E il gelo della sua voce non era l'unica cosa ad avermi fatto venire i brividi. Faceva molto molto freddo. Avevo la pelle gelata e la testa mi girava.

Ma soprattutto avevo un'insana, folle, maledetta paura che non mi faceva ragionare.
Tremavo, avevo la fronte imperlata di sudore ghiacciato. Non riuscivo a riflettere consciamente e quel buio era terribile perchè ero certa che celasse un mostro, o più di uno: per quanto potevo saperne potevo essere attorniata di mille vampiri assetati del mio sangue. Per quanto potevo saperne la mia ora sarebbe potuta scattare da li a qualche secondo, e non potevo farci niente.
Ero cieca, sorda, incapace di pensare, privata del mio amore, sola.
Avrei desiderato che quello fosse il buio della mia cameretta, quando da piccola ero terrorizzata che la mamma spegnesse la luce, ma non lo era. Non ero nella mia stanza a Phoenix, non c'era Renee a darmi il solo bacio della buonanotte, ne Esme. No. se ci fosse stata Renee mi avrebbe detto di avere paura. Mi avrebbe avvertita del pericolo come ogni madre. Perchè questa volta era diverso. Quel buio doveva far paura.. e per quello era ancora più spaventoso.
Dopo il < ben svegliata > non aveva pronunciato più niente e quella frase continuava a rimbombare nella mia mente: vuota senza un vero significato. Me ne giacevo immobile, con un dolore atroce al polso, sdraiata su qualcosa che doveva essere vagamente un letto. Non avevo il coraggio di dire nulla per dare voce alle mille domande che avevo in testa: dove ero? chi era lui? perchè ero li? ma soprattutto dov'era Edward!?! Al solo pensiero di lui ebbi una fitta lancinante al petto: il sogno.. edward che scompariva via, edward al telefono che mi chiedeva dove fossi. Sicuramente mi stava cercando..Dovevo fidarmi di lui.. Ma se non fosse riuscito a trovarmi? Magari in pochi attimi sarei morta dissanguata, o peggio.. torturata e non l'avrei mai più rivisto. Non avrei più potuto guardare quegli occhi dorati dentersi un sorriso solo per me, non avrei assaporato il suo dolce odore di sole e lillà, non avrei più udito la sua voce rassicurante sussurrare di amarmi, Non avrei visto la mia nuova mamma Esme, Carlisle, non avrei più sentito la trillante risata della mia migliore amica. Sarebbe potuto scomparire tutto in un attimo. Una lacrima muta mi scese giu per la guancia.
Una mano gelida la spostò:
< sento l'odore della tua paura > sussultai, e smisi di respirare. Spalancai gli occhi per captare almeno la sua ombra ma niente, non vedevo nulla. Di certo era un vampiro, aveva le mani troppo fredde. Fui scossa da un'altro fremito.. Mi avrebbe uccisa. Altre lacrime scesero. E la sua voce mi colpì terribile come una lama sul collo, ma debole come un soffio:
< ma che begli occhioni! è un peccato che tu li rovini con queste lacrime.. ti diventano rossi sai, non ti donano.. anche se > rise appena < se ti trasformassi dovresti abituarti a quel colore >
trasformarmi? lui?
< NO! > lo urlai con quanto fiato avevo in corpo, e fu la prima parola che dissi.
< oh oh oh... la piccola si agita! > mi afferrò lievemente il polso < non devi mai contraddirmi, hai capito? > no.. non avrei ceduto < RISPONDI! HAI CAPITO? > questo lo urlò e io trasalii, mi morsi il labbro forte, non avrei ceduto. mai! ma lui... mi strinse il polso. No.faceva troppo male, la pressione aumentava, e sentìì un grido provenire da me < RISPONDI! NON MI CONTRADDIRAI MAI > aumentò la stretta tanto che mi venne un canato di vomito < NOOOOOOOOO >
Staccò la mano dal mio polso.
< ah no? Bene, sarà tutto molto più divertente... io lo dicevo per te BELLA > Il mio nome pronunciato da lui mi portò un moto di rabbia. < io per te sono isabella > Sibilai a denti stretti
< Pizzica la bambina eh? > rise sprezzante < e sentiamo, perchè mai tutti possono chiamarti Bella e io no? eppure ci conosciamo.. da tempo direi > tutte le mie risposte malvagie sfumarono via a quell'affermazione. Quindi avevo ragione.. ci conoscevamo.
< n..noi ci conosciamo? > glielo chiesi tremante
< ma certo "cherie" > Aveva un accento francese e questo pizzicò ancora più i miei ricordi.. ma niente, non ricordavo.
< non so chi sei. dimmelo. fatti vedere >
< lo saprai a tempo debito ISABELLA > accentuò l'ultima parola con una risata.
Poi mi strinse la testa tra le mani, quel gelo mi provocava una repulsione inaudita, non ricordava quello della mia famiglia. Sentivo il suo respiro sferzarmi le labbra. Cercai di voltarmi ma non mi era possibile. ero bloccata nella sua stretta ferrea, Gli strinsi un braccio con la mano buona per spingerlo via. L'altra giaceva sul materasso: evitavo di spostarla. Spinsi più che potei ma non lo mossi di un millimetro. Non parve nemmeno accorgersene.
< Hai davvero un'odore incantevole piccola, i miei ricordi non ti fanno giustizia > inspirò < davvero buono, Ma non desidero ucciderti, non ora almeno > sogghignò. tremavo come una foglia. Non volevo, non dovevo dargliela vinta, non dovevo mostrare la mia paura ma non riuscivo a trattenermi < sai... la tua paura rende l'odore ancora più buono, l'adrenalina è estremamente eccitante sai > qualcosa di freddo mi sfiorò il collo, era il naso, perchè sentivo l'aria spostarsi < si.. davvero sublime >
< non mi toccare > lo dissi prima piano, e lui non cesso di sfiorarmi, cosi lo urlai:
< NON MI TOCCAREEEE > l'urlo rimbombò forte nella stanza. Lui rise, estremamente divertito:
< saranno dei giorni molto belli con te, mi piaci, cosi ribelle, cosi coraggiosa, renderai tutto molto divertente sai? Ma questo carattere non ti manterrà tanto in vita sai? > Poi qualcosa di gelido mi premette sulle labbra, NO, NON LO STAVA FACENDO.
Provai a sforzarmi, serravo le labbra, lui cercava di schiuderle. Strinsi i denti cosi forte che le mandibole mi facevano male. Non, non gliel'avrei permesso mai. Mai! Si staccò, ridendo:
< hai anche un buon sapore sai ISABELLA? il tuo sangue deve essere sublime, peccato non lo possa assaggiare >
< sei una bestia > Gli sputai in faccia, o almeno, dal rumore dovevo averlo centrato. Mi assestò uno schiaffo sulla guancia che mi fece voltare
< imparerai le buone maniere piccola umana impertinente > con una manata mi spinse sul letto che cigolò furiosamente. Avevo il cuore impazzito, ero impietrita, La guancia scottava tremendamente e il polso era un dolore sordo.
< Se non mi servissi per separare i cullen ti terrei qualche giorno per appagare i miei desideri e poi ti dissanguerei, ma sei necessaria: si separeranno per cercarti, e saranno deboli, cosi deboli che farli a pezzi e bruciarne i resti sarà solo un gioco divertente > Rise.. con quella sua risata gelida che sapevo, avrebbe abitato fino alla mia notte i miei peggiori incubi. Poi una porta si aprì e una lama di luce e lo investii. Fu solo un attimo: voltai il viso per vederlo, ma la luce ne disegnava solo i contorni: era di spalle; alto, aveva i capelli scuri, lunghi, legati con una coda bassa, ma non avevo idea di chi fosse. Chiuse la porta e fui nuovamente immersa nell'oscurità.

Rimasi con gli occhi spalancati probabilmente per ore. Ero atterrita, terrorizzata. Ancora di più ora che sapevo le motivazioni del rapimento. Il loro amore per me li avrebbe portati alla morte. Stavo desiderando di non aver mai ricondotto Edward a me. In quel caso loro sarebbero stati lontani, in salvo, non si sarebbero separati e soprattutto non l'avrebbero fatto per me. Li stavo lentamente conducendo alla distruzione.
Rosalie aveva ragione dall'inizio, non avrei creato che guai. E cos'ero io per loro? Non ero altro che una semplice umana, niente a confronto della loro magnificenza, brutta rispetto alla loro divina bellezza, incapace rispetto alla loro forza, cieca per la loro vista, e infine ero inutile. Una stupida inutile umana avrebbe distrutto la famiglia più bella che esisteva. No.. non me lo sarei potuto mai perdonare. Ma come avrei fatto? I loro sforzi non sarebbero valsi a niente, tempo qualche giorno la bestia mi avrebbe uccisa, e mi ero comportata troppo male perchè lui lo facesse velocemente. l'aveva detto, me l'avrebbe fatta pagare. Non avevo bisogno di essere una veggente, o di leggere nel pensiero per sapere che m'avrebbe torturata finchè il dolore non m'avesse tramortita; mi era bastato sapere che per ottenere un semplice "si" mi aveva stretta il polso fino alla nausea. Rabbrividì e i singhiozzi si tramutarono in un pianto convulso. Mi accucciai su me stessa cercando di rendere silenziosi i miei fremiti con poco successo. Anche perchè il movimento aveva fatto spostare la mano e quindi il polso: non potrei contenere uno strillo di dolore. Edward di certo mi stava cercando... Non avevo dubbi, mi amava.. e per questo avrebbe distrutto la sua esistenza. Il dolore al petto divenne insostenibile. Le lacrime non bastavano, Era tutto inutile, ero inerme. Dovevo solo attendere la loro morte, la mia tortura e infine l'agognata fine della mia esistenza che m'avrebbe ricondotta dal mio amore, questa volta per sempre. Non mi accorsi di gemere il suo nome, nel buio, per ore..


Edward
Sferrai un pugno alla porta che saltò via dai cardini per schiantarsi contro il tavolo di cristallo di Esme che si frantumò, ma parve che nessuno ci badò.
I loro pensieri mi innervosivano
Calma fratello cosi non risolvi niente
. MA COSA NE SAPEVA EMMETT! AVREI VOLUTO VEDERE COSA AVREBBE COMBINATO SE QUALCUNO AVESSE PRESO ROSALIE E LUI NON AVESSE IDEA DI DOVE FOSSE! E SE POI ROSALIE FOSSE STATA UNA FRAGILISSIMA UMANA? Mi tremavano le mani, ma prenderlo a pugni non avrebbe risolto nulla, dopotutto anche lui era preoccupato, le voleva bene.
L'ansia mi stava distruggendo lentamente. Non potevo perderla ancora, non l'avrei permesso.
Jasper mi guardava fisso, lo sentivo, tentava di calmarmi ma non ne era capace. Tutta la mia famiglia era raccolta in salone. Alice appollaiata sul divano con le mani sulla testa tentava di vedere qualcosa ma non faceva che lamentarsi per il forte mal di testa. Ogni qual volta tentasse di focalizzare Bella, non vedeva altro che buio. La supposizione era che colui che l'aveva rapita doveva avere qualche particolare potere, perchè Alice non vedeva, io non leggevo i pensieri, e gli odori scomparivano come chiusi in una bolla: solo se vi si entrava si riusciva a sentire qualcosa, motivo per cui carlisle non era riuscito a trovare alice e io e jasper si perchè ci eravamo avvicinati. Evidentemente lui era lì vicino. Un ringhio mi proruppe in petto: se solo l'avessi notato l'avrei lacerato lentamente e dolorosamente in mille pezzi, gli avrei strappato gli occhi solo per aver guardato Bella e pensato di rapirla, ma ero stato un'incapace e ora lei chissà dov'era, chissà come stava, perchè.... era viva, ne ero certo, e la speranza sarebbe morta solo quando avrei visto il suo corpo esanime. Ma questo, ovviamente. non sarebbe mai accaduto:
< .... evidentemente deve avere il potere di generare una sorta di campo magnetico, o qualcosa di simile, infatti mi avete detto che i cellulari non prendevano > era carlisle a parlare
< si.. niente campo, Hanno riiniziato a prendere nel momento in cui edward ha sentito i pensieri di Alice e io ho avvertito i loro sentimenti, infatti Ed ha chiamato subito Bella e lei ci ha risposto >
< non avrei mai dovuto permetterle di andare a fare una passeggiata > esme era pienamente distrutta, ma non riuscivo a consolarla, e mi sentivo uno schifo per questo, eppure ce l'avevo con lei, era vero, non avrebbe dovuto. Ma il mio silenzio la stava dilaniando.
Singhiozzava incapace di piangere, Carlisle la stringeva a se
Edward, dovresti dire qualcosa a tua madre
, Carlisle lo pensò ma io non potevo, non ce la facevo a andare da lei. Una parte di me la riteneva responsabile, ma dall'altra sapevo che era solo colpa mia e della mia natura animale: non avrei dovuto abbandonarla, gliel'avevo promesso, eppure l'avevo fatto. Ora lei era in pericolo, e io non potevo fare niente. Rimasi immobile, stringendo i pugni. Lessi una grande delusione mista a dolore nella mente di mio padre ma rimasi impassibile.
< quali sono le ultime cose che avete sentito al telefono con Bella? > l'avevamo ripetute mille volte. Rimasi in silenzio, Jasper parlò per me:
< Bella ha detto che si trovava nel bosco, poi è rimasta in silenzio e abbiamo sentito un tonfo, quindi probabilmente il cellulare le era caduto per terra >
< non poteva essere altro quel rumore? > chiese emmett
< no... perchè non si sentiva più il respiro di Bella vicino al microfono quindi non lo aveva più appoggiato all'orecchio >
< mmm... poi? >
< poi abbiamo sentito che tratteneva il respiro, lo scricchiolio dell'erba, quindi dei passi, e una risata di un uomo, la voce limpida pareva quella di una vampiro, ma non era una risata gioiosa... > no.. infatti era la risata di una bestia, mi maledissi ancora più per la mia negligenza.
< poi abbiamo sentito un'altro tonfo, e l'urlo di Bella... era... > questa volta finii io per lui
< era terrorizzata > Esme alzò gli occhi incrociando i miei e io abbassai lo sguardo, ruppe in un'altro singhiozzo < poi si è sentito lo scricchiolio di un osso che si rompeva > strinsi i denti ringhiando, non ero capace di continuare, l'ultima cosa che avevo sentita non l'avevo detta, annuii quando jasper mi chiese mentalmente se poteva dirlo lui, quindi parlò:
< ehm.. alla fine s'è sentita la voce debolissima di bella che, mmm... diceva il nome di edward, pianissimo, probabilmente era schiacciata, o aveva una mano sulla bocca, poi... ha preso a singhiozzare e li la chiamata si è interrotta > non potevo stare ancora li senza far niente. Esplosi. presi i resti della porta e li scaraventai contro il muro, si fecero mille schegge. Mi inginocchiai a terra, le mani sulla testa. Maledizione!!!!! che dovevo fare!!! non sapevo dove cercarla, avevamo setacciato il bosco per ore ma del suo odore nessuna traccia.. Tutti erano rimasti in silenzio dopo il racconto di jasper, in rispetto al dolore. Si udivano solo i singhiozzi di mia madre. Un'altro dolore la cui fonte ero io. Poi carlisle parlò:
< il vampiro controlla questo potere, visto che all'inizio era accanto a bella ma il cellulare prendeva ancora e voi potevate sentirlo. E ora, dato che alice non la vede,lui deve essere ancora accanto a lei e sta sfruttando il suo potere.l'unico modo per trovarla è individuare questi buchi tra le tue visioni alice... >
< vi giuro che ci sto provando... > aveva ancora le mani sulla testa, e avvertivo il suo dolore atroce per lo sforzo. Andai alla finestra e strinsi il davanzale fino a sbriciolarlo.
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capitolo 19

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 10:36 pm

Capitolo 19-Identità
Bella
Sbattei piano piano le palpebre per mettere a fuoco il luogo in cui mi trovavo ma l'oscurità assoluta aveva fatto dilatare totalmente le mie pupille. La luce mi feriva gli occhi dolorosamente. Impiegai qualche minuto per poter distinguere gli oggetti attorno a me.

A illuminare la stanza era una lampadina nuda che pendeva dal soffitto. Mi trovavo in una stanza sotterranea. Le pareti erano di pietra, come avevo immaginato e il pavimento lo era anch'esso anche se ricoperto in molti punti da terra. Non c'era nulla nella stanza se non un vecchio tavolo senza sedie e una poltrona sfondata nel punto da cui proveniva la voce di Laurent la sera prima: al suo pensiero fui percorsa da un brivido ma non ci badai. Inoltre dal lato opposto della porta da dove era uscito il vampiro, ce ne era un'altra aperta che lasciava intravedere un bagno. C'era solamente un lavello con un pezzo di specchio appoggiato sopra e il water. La stanza era disseminata di detriti, pezzi di legno, botti rotte, spazzatura. Un'asta di legno attirò la mia attenzione e mi venne un'idea. Mi alzai, attenta al polso offeso. Le gambe mi tremavano violentamente. Traballante andai verso un mucchio di spazzatura e presi quel pezzo di legno, era piatto, spesso vari centimetri. perfetto! Mi strappai un bel lembo della maglia. Con un gemito appoggiai la mano sul pezzo di legno. Era curvata con un angolo innaturale e pendeva inerme. Presi un respiro aspettandomi il dolore, e misi dritta la mano. Urlai con quanto fiato avevo in gola. Cavolo!!! faceva un male tremendo. Ma l'urlo fu breve, cercai di stare zitta per evitare che laurent tornasse, ma le lacrime scendevano copiose. Con la stoffa strappata iniziai a creare una fasciatura come meglio potevo. Imitai i movimenti che avevo visto fare mille volte da carlisle e da molti altri dottori ad ogni mia caduta. Lo legai stretto. Orgogliosa di me stessa guardai il lavoro, Faceva meno male. Almeno una cosa buona ero riuscita a farla. Respirai a fondo cercando di calmare il battito del cuore. E mi guardai intorno. Andai verso il bagno. Era lercio. Sussurrai: < speriamo almeno che ci sia acqua > . Cosi ruotai la manopola del rubinetto. Era cosparsa di una sostanza viscida, repellente, mi venne in mente il bagno della scuola ma questo era "leggermente" più sporco. I tubi fecero un rumore sinistro, batterono qualche colpo e dal rubinetto fuoriuscì qualche pezzo di terra, poi della melma e infine acqua gialla ricca di pezzettini di qualcosa di indefinito. Ogni tanto sbucava il cadavere di un ragno o di un'altro insetto. Mi allontanai e lasciai scorrere l'acqua. Lentamente divenne sempre più chiara fino a che, quando la toccai, risultò pura. Avevo una gran sete, cosi misi la mano a coppa, e presi un goccio d'acqua ma fortunatamente prima di avvicinarla alle labbra l'annusai. Storsi il viso in una smorfia: sapeva terribilmente di ferro! Promemoria... evitare di bere quell'acqua. Ci mancava solo che mi sentissi male e prendessi la dissenteria.

Mi sciacquai le mani, il viso. Evitai di bagnare i vestiti. Li dentro faceva freddissimo tanto che ogni respiro si condensava in piccole nuvolette davanti al mio viso. Alzai lo sguardo e incontrai i miei occhi nel frammento di specchio.

Ero più bianca del solito, avevo profonde occhiaie e i capelli sconvolti. Me li tirai indietro e li legai con un elestico che avevo sempre in tasca. Mi pulii meglio che potei e tornai sul letto. Presi la coperta e mi ci avvolsi come un bozzolo: un ricordo mi strappò il cuore a metà:

< rimani con me? >

< certo principessa, sarò sempre qui con te >

< non mi lascerai mai!? >

< te lo prometto > edward mi sfiora le labbra con un bacio.


una lacrima mi percorse il viso, prepotente. Mi aveva lasciata sola...

mi stringo forte a lui. Adoro il freddo della sua pelle, adoro il caldo della sua voce, adoro il suo profumo, adoro il suo tocco. Edward mi allontana da sè, lo guardo imbronciata. Che sarà successo ora! Lui mi osserva divertito:

< piccola.. ti gelerai se mi stai cosi vicina! >

< no non mi stacco, se no poi tu scappi via da me > lo so, ho l'espressione triste dei bambini. Lui si fa nero in volto, non sa come convincermi che non mi lascerà. Mi stringe forte.

< no che non scappo.. dove potrei andare? il mio posto è qui.. con te.. fino a quando vorrai > sorrido

< cioè sempre! > sorride anche lui. Forse riuscirò a convincerlo a trasformarmi. Il pensiero addolcisce la mia espressione, e lui lo vede. Mi dà un dolce bacio sulla fronte.

< su su.. ora a dormire > prende una pesante coperta e mi ci avvolge come un bozzolo. Non posso muovermi!

< edward non cosi stretto, NON RESPIRO!! > allenta la coperta e io mi accoccolo così infagottata sul suo petto.

< buonanotte principessa, fai bei sogni... >

< sognerò te... >

Mi strinsi forte alla coperta infeltrita piangendo lacrime amare. Mi sentivo cosi sola, ma dovevo essere forte, dovevo essere forte per lui. Per tutti loro: per carlisle, esme, Alice, Jasper, Emmett, Rosalie. Dovevo esserlo per Charlie e Renee. Chissà quanto erano preoccupati. Ma dovevo avere fiducia in loro. Una scintilla di speranza mi animò il cuore: non si sarebbero separati, Alice avrebbe sicuramente previsto qualcosa, magari erano già sulle mie tracce e tra qualche ora edward sarebbe sbucato da quella porta e sarebbe corso ad abbracciarmi. Fissai intensamente la porta per lunghi minuti ma quella rimase immobile. Nessuno apparve sulla soglia. Niente di niente. Poi una vocina maligna si insinuò tra i miei pensieri: e se Laurent avesse avuto qualche jolly nascosto? se le sue risate malvagie erano date da qualche strana certezza di vittoria? e se Alice non avesse avuto una visione e tutti brancolassero alla cieca, separandosi per venire facilmente attaccati e distrutti?.......... tutto ciò per colpa mia. Una lama mi trafisse il petto.. un unico ricordo mi gelò l'espressione in un urlo angosciato e silenzioso:

il vampiro che mi aveva rapito... lui non era Laurent, era un'altro.Quindi Laurent aveva degli alleati, non era solo! Lui mi aveva detto: < non posso ucciderti! > E questo gli era stato ordinato. Chi era a capo di tutto? Laurent!? che stava succedendo e perchè?! Mille domande mi ferivano come pugnali e la vocina malvagia nella mia testa diventata sempre più insistente. Cosa diavolo potevo fare?! Li avrei portati tutti alla morte! Mi maledissi per questo. Ma una cosa era certa, non sarei rimasta li inerme a piangermi addosso, avrei fatto qualcosa, avrei agito, e l'avrei fatto per tutti loro. Non restava che capire cosa fare.
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capitolo 20

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 10:44 pm

Capitolo 20-Verità
Bella
Erano più di tre ore che ero ferma in quella posizione, l'orologio segnava quasi le nove. Ero immobile, avvolta nella pesante coperta umida che aveva un forte odore di muffa. Mi vennero in mente le mie parole durante l'ora di Biologia più di un anno prima quando Edward mi chiese cosa pensassi della pioggia < le cose fredde e umide proprio non mi vanno giu > gli dissi . Risi tra me e me tremando. Meglio non pensarci. Quei giorni erano troppo lontani e sereni anche solo per ricordarli. Stringevo le ginocchia al petto con le braccia e ci poggiavo sopra la testa. La guancia premeva contro l'osso.

Mi sfiorai con un polso le labbra: bruciavano. E di certo non perchè ero ferita nè perchè le avevo strofinate e strofinate con litri d'acqua per ore. Lo erano perchè il contatto con Laurent era ancora vivido. Le avevo lavate insistentemente per togliermi di dosso la sensazione di lui che mi baciava ma non ci ero riuscita. Ero nauseata da quel ricordo. Mi bastava chiudere gli occhi per ricordare il buio pesante, il mio terrore nell'incoscienza di cosa avessi intorno, l'angoscia assoluta che non mi faceva ragionare, lui che mi teneva bloccata, il suo peso gelido che mi schiacciava, le sue labbra che premevano insistenti sulle mie tentando di schiuderle. Mi ero sentita violata, ancora più inerme di quando mi stringeva il polso per farmi obbedire e io strillavo di dolore. In quel momento non mi era stato possibile urlare ne muoverli, il mio scansarlo non gli era giunto che sotto forma di carazze. Era stato orribile. Le mie labbra erano state contaminate dal sangue di chissà quanti innocenti. Le labbra che avevano succhiato via la vita da infiniti corpi per secoli avevano toccato le mie. Un brivido di ribrezzo mi scosse e storsi la bocca in una smorfia: sarebbe stato un'altro ricordo che non avrei facilmente rimosso.

Il polso fortunatamente andava molto meglio con quella fasciatura improvvisata. Non faceva cosi tanto male. Avevo il viso voltato contro l'unica via d'uscita dalla mia prigione. Fissando per tutto il tempo la porta da cui Laurent era uscito mi ero ingegnata a escogitare mille strategie di fuga, una più folle e improbabile dell'altra: non avevo con me mezzi di comunicazione, il cellulare era rimasto lì tra l'erba nel bosco; urlare era inutile, avrebbe attirato i vampiri ed ero certa che ce ne fosse più di uno li fuori a sorvegliare la porta: ragione per cui era inutile cercare di fuggire quando qualcuno di loro l'avesse aperta per entrare: cosa poteva fare una misera umana contro un branco di vampiri famelici? Laurent e il vampiro che mi aveva rapita nel bosco, di cui il nome mi era ignoto, avevano entrambi degli spaventosi occhi rossi. Ciò voleva dire che di certo non seguivano la particolare dieta Cullen. Tra l'altro sapevo che Laurent doveva essere a Denali dalla famiglia di Tanya. Il fatto che fosse lì in quelle condizioni voleva dire che il sangue animale non gli era andato a genio. Ma perchè poi aveva deciso di vendicare i suoi compagni? Ero certa che tra loro ci fosse stato solo un legame di utilità, certo non d'affetto. Questa domanda rimaneva irrisolta. La prossima volta che fosse entrato non avrei avuto timore. Non mi sarei prostrata ai piedi del mio carceriere. Avrei tenuto la testa alta e questo mi avrebbe permesso di capire meglio cosa stava succedendo. La stanza non aveva nessuna finestra, il bagno si collegava all'esterno con una piccola ventola: inutilizzabile: a malapena ci entrava il mio braccio. Niente da fare: ero in uno schifo di prigione a prova di evasione. Avevano fatto le cose per bene.

Una voce conosciuta mi riscosse dai miei pensieri:

< sto entrando > Non risposi ovviamente. La porta si aprì lo stesso. Sapevo chi stesse entrando ma ebbi ugualmente un moto di timore e un brivido mi percorse tutta la schiena. Gli occhi e il sorriso malvagio che lo caratterizzavano non li avrei dimenticati facilmente se fossi uscita viva da li dentro.

Il vampiro che mi aveva rapita era in piedi, davanti alla porta che era giù chiusa alle spalle. Probabilmente l'aveva spinta con il piede perchè le sue mani erano occupate. Una teneva una bottiglietta d'acqua e l'altra un fagotto: dalla forma doveva essere un panino. Il mio stomaco alla vista di quell'immagine mormorò sonoramente. Ma la mie mente non fu d'accordo. Non avrei ceduto... Avrei barattato la mia vita con delle risposte:

< non ho fame > dissi freddamente fissandolo negli occhi, Ero rimasta immobile.

< non dire idiozie > non c'era nessuna traccia di sorriso, la sua espressione era una maschera fredda < sono un vampiro, il tuo corpo non la pensa in quel modo > ovvio.. aveva sentito il mio stomaco gorgogliare!

< non importa, non mangerò > i suoi occhi lampeggiarono fuoriosamente. Si avvicinò a un centimetro dal mio viso ringhiando

< tu adesso prendi questo cibo nauseante e lo mangi fino all'ultima briciola, se no te lo caccio io in gola, hai capito > rimasi ferma e impassibile continuando a fissarlo.

< no. non lo farò > Lanciò il panino in un angolo furiosamente e mi prese la gola.

< forse non hai ben capito chi comanda qua dentro, tu ora mangi quel panino. Di certo sarà un piacere staccarti la testa e dissetarmi del tuo sangue, ne avrei proprio bisogno > Io deglutii rumorosamente, non poteva ammazzarmi, le minacce non mi avrebbero corrotta:

< non puoi uccidermi me l'hai detto tu stesso nel bosco, o sbaglio? > Mi alzai in piedi sul letto, in quella posizione ero alta solo qualche centimetro più di lui, ma mi diede un certo tono, e una sensazione di superiorità anche fisica. Mi venne voglia di indicarlo con un dito, ma mai tentare eccessivamente la sorte: forse non mi avrebbe uccisa, ma non avrebbe esitato a staccarmi un dito o una mano se l'avessi avvicinati a quella tagliola di denti affilati come rasoi..Mi aveva già dimostrato di non curarsi affatto del mio dolore.

< no... vorrei tremendamente > inspirò forte il mio odore deliziato < ma non posso ucciderti, hai ragione. Però posso forzarti a mangiare > I suoi occhi scintillarono maligni, In un attimo strappò il rivestimento del panino e ne prese un pezzo: con una mano mi stringeva la mandibola per aprirmi la bocca ma io la tenevo serrata, l'avrebbe dovuta spezzare per ficcarci il cibo che mi premeva sulle labbra. Provò per quache secondo ma poi tolse il pezzo, ormai maciullato. Si ritrasse guardandomi nauseato.

< Fai come vuoi,sei solo una pazza.Deperirai lentamente, ma di certo non morirai per mancanza di cibo, ho sentito dire che gli umani possono rimanere senza mangiare per settimane senza spirare > sghignazzò quando un brivido mi percorse. Cercai di nascondere i miei fremiti. < e quando finalmente di te resterà solo un cadavere, ce ne sazieremo davanti al tuo caro Edward > BASTARDI BASTARDI! voleva provocarmi, era chiaro. Ma non avrei ceduto, mi servivano risposte:

< mangerò se risponderai alle mie domande >

< sciocca... quanto vuoi che me ne importi se tu mangi o meno > ma pareva vacillare. Dovevo battere il ferro ora che era caldo:

< ti importa.. perchè ti è stato ordinato no? tu non comandi niente.. sei solo una pedina, uno schiavo.. come me > Dalla sua espressione dovevo aver centrato il segno. bene bene..continuai < e ti è stato ordinato che io mangi a ogni costo suppongo... > Non lasciava un attimo i miei occhi: mi fissava silenzioso. Bene.. avevo centrato anche questa ipotesi.. Bella:2 ,vampiro cattivo:0 < quindi. rispondi alle mie domande! > Il suo silenzio urlava la mia vittoria:

< sentiamo > disse in un sussurro.

< come ti chiami? > Glielo chiesi, l'odiavo ma dovevo in qualche modo organizzare il campo di battaglia. Sbuffò

< e tu.. con tutte le domande che potevi farmi, mi chiedi il mio nome? > sembrava allibito

< certo.. voglio sapere il nome del bastardo che mi fa da carceriere > Rimase in silenzio qualche secondo

< Lestat >


< dunque Lestat.. perchè lavori per Laurent > lui s'incupì.

< non lavoro per quella feccia > ah!!!!! centro pieno! MILLE PUNTI!!! Laurent era una pedina. Il vampiro capì di aver detto troppo perchè tornò sui suoi passi.

< hai avuto le tue risposte, ora mangia >

< no! ho altre domande!! > Si avvicinò pericolosamente < hai ottenuto anche troppo, tu non sei niente, non camandi niente ti è chiaro? Qui gli ordini li dò io, ora mangia! Non devo ucciderti... ma non è detto che la morte sia l'unica pratica dolorosa che io possa applicare con te. > ghignò malvaggiamente < vivo da molto tempi su questa terra, ho visto generi di torture che nemmeno riesci a immaginare > Mi guardò famelico, decisi che era meglio mangiare e stare zitta, almeno per ora. Quelle torture non volevo nemmeno sentirle nominare. Tesi la mano visibilmente tremante. Era difficile mantenere la calma mentre quegli occhi rossi mi fissavano. Lui si voltò e mi lanciò il cibo che cadde ai piedi del letto. Camminò verso la porta. Poi mi tornò in mente il sogno che avevo fatto: Lestat doveva essere un neonato! E i neonati non resistevano al sangue degli umani.

< Lestat > lo chiamai debolmente. Si fermò continuando a rivolgermi la schiena.

< ma tu non sei un neonato? > si voltò lentamente leggermente scioccato.

< se lo fossi stato tu saresti solo un corpo dissanguato. Come ti vengono in mente queste idiozie > Aveva ragione.. Evidentemente il mio era solo un sogno.

< dì a chi mi tiene qui, chiunque sia, che voglio parlargli> ghignò.

< Penso che a breve sarà lui a venire da te > uscì ridendo sguaiatamente. Nemmeno la porta riuscì a coprire quel suono atroce. Mi dava i brividi. Guardai il panino per qualche attimo e il mio stomaco protestò: lo afferrai e diedi un morso. uhm... non era secco, e non sapeva di veleno. Tanto.. non volevano uccidermi. Almeno quello.

Mi alzai dal letto per schiarirmi un pò le idee e i legamenti mentre mangiavo il panino. Le dita delle mani e dei piedi erano così gelide e bianche che se non avessi sentito il cuore battere, guardandole avrei detto che ero diventata una di loro. Il che, non sarebbe stato poi così male. Pensai tra me e me osservando un pezzo di prosciutto penzolare dal panino. Non avrei rischiato più di morire.. a meno che non avessero acceso un falò e ci avessero gettato il mio corpo ridotto a pezzetti. Che pensieri macabri. Ma con la forza da neonata mi sarei potuta libellare. Avrei sfondato con un calcio la porta, e in qualche modo sarei tornata da lui. E oltre alla fuga avrei realizzato il mio sogno: vivere per sempre con il mio amore.. edward.. la mia luce, la mia aria, il senso della mia esistenza. Non avrei dovuto tentare di convincerlo a mordermi. Non avrei dovuto combattere contro tutti i suoi sensi di colpa.

Magari avrei potuto in qualche modo tentare Laurent a mordermi. E se non avesse retto? Se la frenesia, come la chiamava edward, fosse stata più forte della sua forza di rispettare i piani? Potevo rischiare così tanto? La risposta veniva da se.. No non potevo.. Inoltre.. solo l'idea di attraversare tre giorni di trasformazione senza Edward con me mi terrorizzava. Alice.. la mia sorellina, mi aveva raccontato dell'atroce dolore che si provava, o meglio.. lei l'avevo sentito dire perchè non ricordava davvero nulla, tutta colpa della reclusione nel manicomio e di James. Quel bastardo era morto, ora c'era Laurent a volere la mia vita. Ma perchè tutte le disgrazie venivano a ossessionarmi? La mia vita doveva finire in qualche modo evidentemente. Il mio destino non era sopravvivere. Forse il fato mi riservava una nuova vita in cui il mio cuore era immobile e lei mie mani fredde. Una vita in cui avrei dovuto uccidere animali con la stessa facilità con cui stavo mangiando quel panino.

Improvvisamente mi diede la nausea e lo gettai a terra, nella polvere.
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continuazione capitolo 20

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 10:45 pm

Un dolore mi trafisse il cuore, potente tanto da levarmi il respiro. Edward, edward, dove sei? Il senso di mancanza era giunto come una pugnalata. Improvviso, inaspettato. Se fosse stato qui con me a stringermi avrei sopportato qualsiasi sofferenza e anche la morte. Avevo così paura di non rivederlo più. Provavo terrore per la loro sorte che dipendeva dalla mia stupida vita. Il dolore m'indebolì e caddi a terra, in ginocchio. Le mani strinsero spasmodicamente la terra. Non mi ero accorta di singhiozzare. Vedevo tutto sfocato. L'immagine della stanza sporca era inondata dalle mie lacrime. Come potevo vivere lontano da lui? Una lama aveva tranciato il mio cuore di netto. Mi sentivo come quando mi aveva abbandonata. L'impossibilità di ricongiungermi volontariamente a lui era una condanna troppo grande per essere sopportata. In piena crisi di nervi presi a urlare disperata. Mi alzai, spinta solo dalla forza del dolore e mi scagliai sulla porta che tremò. La presi a calci e pugni: il polso ferito faceva un male spropositato, ma non me ne importava: DOVEVO USCIRE DA LI DENTRO! NON POTEVO STARE CHIUSA! NO!!

< FATEMI USCIRE BASTARDIIIII FATEMI USCIREEEE > sbattevo infuriata come un toro contro il legno massiccio della porta. Non vedevo più niente, volevo solo risposte, volevo solo rivedere edward

< edwaaaardddd edwarddddd torna da me ti pregooo >

In un attimo mi ritrovai scagliata sul pavimento della stanza. La porta si era spalancata di scatto rivelando Laurent

< stupida sgualdrina, stai zitta! non voglio sentire una parola uscire da quelle labbra! >

< SEI UN BASTARDO LAURENT! TU E QUELLI CHE MI TENGONO QUI! NON POTETE FARLO! VI TROVERANNO E VE LA FARANNO PAGARE! > Ero arrabbiata, non ragionavo.

< BEN VENGA MIA CARA, quando saranno qui troveranno una bella sorpresa a attenderli. Non vogliamo altro, stiamo solo aspettando che vengano qui. Prima arrivano, prima muoiono, prima la tua prigionia finisce >

< mi lascerete libera? >

< ma certo mia cara... > si avvicinò al mio viso. Non potevo far altro che fissare quegli occhi cremisi che mi terrorizzavano < .... ma non credo che potrai vivere la tua liberazione visto che sarai morta > ovvio... non mi avrebbero lasciata vivere.. Ma senza edward che senso avrebbe avuto la mia esistenza? Meglio morire, e ricongiungermi a lui che vivere un solo momento con la consapevolezza che lui aveva cessato d'esistere. Con questi pensieri in mente non feci una piega. Rimasi impassibile davanti alla dichiarazione della mia futura morte per mano sua. Mi sfiorò la guancia con una mano, e mi voltai per non permetterglielo, mi faceva ribrezzo.

< vedi.. è questo che mi piace di te, non dimostri la paura, anche se io la sento, il suo odore rende il tuo piacevolmente dissetante... > odorò la mia guancia e io rabbrividii:

< ho sentito Lestat parlarti, e non sei stupida > sussurrava vicino alla mia clavicola < so bene che hai capito che non sono il mandante di tutto.. Quella feccia pagherà cara l'informazione che ti ha dato, anche se, non cambia molto. Saresti presto venuta a conoscenza che in realtà, io non sono interessato a loro. Come puoi pensare che degli insulsi vampiri mi attirino > rise sguaiatamente... ma allora? cosa voleva?

< no.. di certo. Non faccio tutto questo trambusto per una famiglia di vampirelli che rinnega la propria natura per cibarsi di sangue animale. Cosa nauseante davvero, non so cosa facciano > respirò ancora l'odore del mio collo < peccato che tu non possa capire quanto il caldo sangue umano sia eccitante: non c'è niente di più bello che sentirlo scorrere nella gola arsa e scendere lentamente, viscoso, mentre il corpo dell'insulso essere che hai riverso tra le braccia muore lentamente, perdendo le forze e afflosciandosi come una foglia secca e inutile. Perchè precludersi questo piacere. Non c'è piacere più forte. Anzi.. forze uno c'è, ed è il motivo per cui tu sei qui >

Che voleva dire? Non ero l'esca per la mia famiglia? Aveva detto che non gli interessavano loro.. ma allora cosa..? Rimasi immobile... lui era poggiato al mio collo e dovevo evitare di fare movimenti bruschi, a meno che non avessi voluto la testa staccata dal corpo. Rimasi in silenzio.

< starai pensando dunque, qual'è la motivazione per cui sei qui. Molto semplice, sei qui da esca, ma questo è solo il motivo per cui LORO ti hanno presa. Io sono qui, semplicemente per te. E' te che voglio > Le ultime parole le sussurrò appena.

Me? Che voleva dire? Risposi lentamente...

< che significa? >

< Significa che mi attiri a te. > sgranai gli occhi < Quando ti ho vista la prima volta con James e Victoria con la tua stupida famigliola niente è stato più come prima. Sei diventata un'ossessione. Sono grato al tuo vampiro per aver ucciso James. Mi ha solo facilitato il compito. Se non l'avesse fatto lui sarei stato costretto a farlo a pezzi di persona così da scatenare l'odio della sua insulsa compagna. Invece ora la tua famiglia pagherò per aver permesso a un'umana di entrare nei suoi ranghi. Lo capisci vero, che non posso resisterti? sei una droga per me. La migliore preda che esista. Sono stato abile a nascondere i miei pensieri a Edward a casa sua quando sono venuto a avvertirlo di James.Bella mossa non trovi? James era cieco. Voleva ucciderti e dissanguarti solo per ripicca contro i Cullen. Aveva un buon fiuto ma calcolava male la sua posizione. Io sono astuto. Ho aspettato un anno e mezzo ma ho avuto la giusta ricompensa: Victoria ammazzerà presto il tuo ragazzo e la sua famiglia. E tu sei qua con me. E sono libero di usarti a mio piacimento. Ho ottenuto ciò che voglio. Sei una preda succulenta ISABELLA, il tuo sangue ha un odore che fa venire voglia di berti. Ma il richiamo più forte viene dal tuo corpo... >impietrita, avevo ancora il suo fiato sul collo.

< non dirmi che non lo senti anche tu il richiamo. E' cosi forte.. C'è un solo unico piacere più forte del sangue umano.. > qualcosa di umido e freddo mi toccò la giugulare, Era la sua sporca lingua, intrisa del sangue di innocenti. Reagii:

< toglimi le mani di dosso, essere immondo, sei spregevole, tu non avrai mai niente da me! >

< ah davvero? > strinse più forte la presa e mi spinse sul pavimento facendomi sbattere la schiena contro la pietra, ero sdraiata sotto di lui, tentavo di spingerlo via ma era troppo forte, troppo pesante.

< no no no ti prego no non lo fare > Mi sentivo debole, incapace di reagire, avrei voluto urlare ma non trovavo la forza di farlo. Mi mancava l'aria. Edward edward! liberami, ti prego, arriva ora, torna da me, ammazza questo animale.

< ah! mi preghi? questo non fa che aumentare la mia voglia di te piccola > no no.. non potevo reggere questo. Le mie mani erano deboli. Il suo petto duro. Spingevo con le gambe contro le sue per spostarlo ma era come fare pressione su un muro

< vatteneeeeeee > gemetti e presi a piangere e singhiozzare ma lui non la smetteva. Sentivo le sue mani scorrere sulla mia pelle, alzarmi la maglia e insinuarsi sui miei fianchi scoperti. tenevo la testa voltata, scuotendola per levarmi di dosso la sensazione della sua presenza. Tentava di baciarmi ma le sue mani sul mio corpo non gli permettevano di fermare il mio volto. Mi strappò la maglia di netto e sentì la sua pelle gelida premere sulla mia. Era finita, non potevo oppormi. Piangevo solo, in silenzio. avevo anche smesso di singhiozzare. Non sapevo che fare. Alla fine le sue labbra premetterò fredde sulle mie e io non riuscii a oppormi. Poi suo peso scomparve da sopra di me.

Quella risata maledetta esplose fragorosa rimbombando in tutta la stanza.

< peccato non possa finire ora ciò che vorrei, ma avverrà presto. la prossima volta tieniti pronta ai miei servigi >

La portà sbattè e fu il silenzio.

Dunque... non ero solo un'esca che al momento propizio sarebbe stata gettata via. Sarei stata l'oggetto dei piaceri di quella bestia.

In testa mi rimbombarono le parole di Lestat: <Penso che a breve sarà lui a venire da te >

Rimasi sdraiata sul pavimento gelido per ore.inerme, immobile, mezza nuda, con la mente a pezzi e il cuore distrutto.
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capitolo 21

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 10:49 pm

Capitolo 21-Visione
Bella
Erano passati due giorni ora più ora meno. Ero in un angolo della mia prigione, avvolta dalla coperta di lana lurida. Me ne stavo con la testa appoggiata al muro, senza toccarmi. Il mio corpo mi nauseava come le mani che l'avevano toccato. Ero solo in attesa che il mio carnefice tornasse per finire il peggiore dei lavori. Volevo morire, volevo finirla lì. Non potevo reggere quella condizione. Edward non arrivava, trambusto non ce n'era. C'era sempre e solo silenzio. I miei singhiozzi non facevano più rumore ormai. Mi scuotevano, mi facevano vibrare le ossa ma niente più. Da me non proveniva che il soffio del mio respiro. Debole. In un angolo c'era il cibo che Lestat mi aveva portato e era rimasto lì. Sulla guancia avevo ancora il segno della mia disobbedienza.
Lestat era venuto varie ore dopo che che Laurent aveva lasciato la stanza, per portarmi del cibo; gli era stato ordinato. Sinceramente non avevo visto nemmeno cosa fosse. Quando era arrivato io ero ancora sul pavimento. Le lacrime erano già finite. Me ne stavo lì, in silenzio, sconvolta. Mi aveva guardata dall'alto verso il basso stando in piedi mentre io rimanevo accucciata su me stessa. Aveva ripetuto varie volte di mangiare ma non avevo risposto: non solo perchè l'idea di aprire la bocca per ingurgitare qualcosa mi nauseava, ma soprattutto perchè pensavo che la voce non sarebbe mai più uscita dalle mie labbra se non per pronunciare il nome del mio salvatore che non arrivava mai. Laurent mi aveva intimato varie volte di mangiare. Quando si era accorto di parlare contro un muro era andato su tutte le furie. Mi aveva alzata per il braccio ma le gambe non mi sorreggevano così mi ero accasciata. Avevo gli occhi bassi e non potevo vedere che i suoi piedi. Quelli dopo un pò scomparvero. La porta sbattè due volte. Non avevo ben capito come avevo fatto, forse mi aveva nuovamente sollevata, ma mi ero ritrovata appoggiata in un angolo della stanza con una felpa in grembo. Ero in reggiseno. La mia camicia giaceva strappata nella terra, ma ero talmente sconvolta che non riuscivo a vergognarmi della mia nudità. Pensavo solo a due cose: ai desideri di Laurent che non sapevo quando si sarebbero avverati e a edward, alla sua reazione se fossimo sopravvissuti, alle mie condizioni, alle sue. Avevo questi due concetti che mi turbinavano in testa e non pensavo ad altro. I miei pensieri si erano bloccati quando un grosso ceffone mi era arrivato in pieno viso. Non mi lamentai. Alzai solo gli occhi e incontrai i suoi, neri come la pece. Ebbi un pò paura. ma nemmeno tanta... Se mi avesse uccisa avrei smesso di soffrire... Non sapevo perchè mi avesse picchiata. Forse mi aveva parlato e io non l'avevo sentito. Ero in una bolla, proteggevo la mia mente con il silenzio. Non udivo nulla.
E cosi avevo continuato a sopravvivere per due giorni. Mi alzavo solo di tanto in tanto per andare in bagno e tornavo poi lì a sedermi. Non sentivo niente, non dicevo niente, non facevo niente. Pensavo alla mia famiglia e a Edward. Ogni tanto alzavo lo sguardo verso la porta con la pace e il terrore nel cuore: Quella porta di legno logora aveva due significati: salvezza e dolore.
Chinque l'avesse aperta avrebbe segnato la mia vita per sempre.
Fortunatamente di Laurent non c'era traccia. Per un giorno intero Lestat non era entrato, o almeno non me ne ero accorta, e i fagotti di cibo sul pavimento erano sempre gli stessi: il loro numero non era aumentato. Si era aggiunta solo una coperta. Era appoggiata sul letto. Evidentemente era entrato, forse lui, forse qualcun'altro mentre dormivo. Decisi di andare a prenderla. Faceva sempre freddo lì dentro. Troppo per un'umana. Non mi sentivo bene...Ogni tanto tossivo. Mancava solo che mi ammalassi. Con due coperte addosso mi sentivo meglio. Presi un fagotto di cibo dall'angolo e lo aprii. Non pareva marcio, anche perchè il freddo della stanza l'aveva mantenuto intatto. Diedi qualche morso, giusto per sopravvivere e lo rilanciai per terra. Non avevo voglia di mangiare. Non avevo voglia di vivere. Speravo.. attendevo che edward venisse. Ma lui non arrivava.
La porta si aprì e io pensavo ancora a lui. Edward.. edward.. edward... Era un chiodo fisso. Lentamente alzai lo sguardo. Era Lestat. Trassi un respiro di sollievo. in un balzo mi fu a pochi centrimetri dal viso.

< NON SOPPORTO PIU' DI SENTIRE QUEL NOME, LA DEVI SMETTERE! > lo guardai appena allibita. Che nome? io non avevo proprio parlato.. almeno.. non me ne ero accorta.
< SI CHE PARLI! TU PARLI CONTINUAMENTE,LO DICI CONTINUAMENTE! EDWARD, EDWARD, EDWARD. BASTA! EDWARD NON ARRIVERA' FATTENE UNA RAGIONE! > sgranai gli occhi... non era possibile... non era davvero possibile. come faceva?
< come faccio? semplice.. riesco a leggere nella mente.. dovresti essere a conoscenza di questi poteri o sbaglio? >
La mia bocca pendeva aperta, scioccata come la mia mente:
< t... tu riesci a.. a leggere i miei pensieri? >
< direi di si... > ero allibita. Come faceva a leggere i miei!?
< perchè non potrei leggere i tuoi? >
< perchè edw... lui non ci riesce, la mia mente gli è preclusa > non potevo pronunciare il suo nome, faceva troppo male.
< il mio potere è superiore sciocca umana > il suo potere?
< si.. il mio potere, perchè pensi che nessuno riesca a venire a prenderti. oh! si stanno ingegnando.. dovresti vederli tutti disperati > rise forte < cercano bella, dov'è bella? come sta bella? che ingenui.. come se quella sciocca della loro vampira possa riuscire a vedere dove sei > rise ancora.. non capivo! che significava? loro sapevano cosa stavano facendo i cullen? li controllavano!? e perchè alice non aveva visioni? era lui che...
< esatto.. sono proprio io. Mi basta volerlo e i loro poteri diventano inutili. Alice non potrà mai sapere dove sei, edward pure avvicinandosi non sentirà mai i nostri pensieri, i nostri odori, niente di niente.. non ti troveranno mai!! > rideva ancora. Ora era tutto chiaro. Era lui! ecco perchè lo usavano, per il suo potere. Di colpo sentii una stretta sul collo:
< no... non mi usano, io non vengo usato da nessuno. Questo per me è lavoro. Non mi importa niente nè di te, ne dei cullen, ne dei loro scopi, finito il lavoro avrò la mia ricompensa e me ne andrò. ma non IO servo nessuno! > mi guardò fisso, gli occhi erano di nuovo rossi < CAPITO? > aumentò leggermente la stretta e io annuii < bene > mollò la presa e tornai a respirare. Si allontanò da me.
< presto Laurent sarà da te... > ghignò di fronte alla mia espressione terrorizzata < spero ti divertirai con lui > detto questo uscì lasciandomi a pezzi.
Alice non mi avrebbe mai vista, nemmeno se si fossero avvicinati edward avrebbe avvertito la mia presenza. Ero spacciata e per di più a momenti Laurent sarebbe tornato. Mi guardai intorno. Doveva esserci un modo per farla finita.

Edward
< Alice maledizione! Come fai a non vedere niente! > Sbattei la mano sul muro. Dal punto del contatto si diramarono una serie di crepe. Erano passati tre giorni e Bella pareva essere stata inghiottita dalla realtà. Alice non vedeva assolutamente nulla e non serviva saper leggere nella mente per comprendere quanto fosse sconvolta. Non riusciva a collocare quei buchi neri nel tempo e nello spazio.
< scusa edward, scusami ma... > Jasper le strinse le spalle in un abbraccio guardandomi in cagnesco e mi rivolse i suoi pensieri
Lo guardai in viso, aveva ragione. Ero completamente inutile. Ma non sapevo dove cercare, non sapevo che fare, stavo solo distruggendo l'unità della famiglia. Andai nella mia stanza e mentre salivo le scale udii i pensieri di Alice.

Lo spero davvero Alice.. lo spero davvero. Ma i loro pensieri di consolazione non facevano altro che innervosirmi di più. Ero totalmente inerme. Bella era come un piccolo ago nell'universo. Non potevo avvertirla, non sapevo dov'era, non sapevo se stesse bene, Niente! Non sapevo niente! Mi sentivo soffocare per l'assenza dell'aria di cui non avevo bisogno perchè in realtà.. era bella la mia aria. E nella nullità della mia esistenza l'unica cosa che riuscivo a fare era criticare gli altri che si stavano impegnando nelle ricerche. Facevo a pezzi casa, mi lamentavo e basta. Senza Bella mi pareva di vagare nell'etere: i fili che ancoravano la mia essenza alla realtà erano stati recisi dalla mano di un uomo senza volto. Non potevo trovarlo, non sapevo chi era. E Bella stava soffrendo, era sola, pensava a me quanto io pensavo a lei e stava vivendo un incubo terribile da cui, ero certo, l'avrei svegliata presto. L'avrei stretta a me e cullata dolcemente tra le mie braccia. Avrebbe dimenticato tutta la sofferenza che stava vivendo. Lo promisi a me stesso. Pensai alla condizione in cui si trovava: l'immagine della mia piccola, fragile principessa con il volto disperato, accasciata al suolo mi lacerava. La mia mente non poteva contenere tutto quel dolore. Il mio cuore morto era stato strappato via dal mio petto. Al suo posto c'era un vuoto incolmabile, grande quanto la mancanza che avevo di lei. Sospirai per calmarmi. Jasper non avrebbe retto ancora tutto il mio dolore.
In quei tre lunghissimi giorni non avevo ancora trovato il coraggio di rivolgermi a Esme. Lei era a pezzi per Bella e aveva preso a odiarsi. Era chiusa nella sua stanza da due giorni senza uscire. Non sopportava di dover incrociare il mio sguardo e sentirsi addosso
il dolore di tutta la famiglia. Cosi si era rintanata lì ma i suoi pensieri mi ferivano. Carlisle d'altro canto era profondamente deluso da me. Non si aspettava questo mio comportamento. Dopo tutto.. loro erano la mia famiglia. Ma Bella.. lei era la mia vita. Il mio cuore morto era spezzato in mille frammenti: i sensi di colpa, il dolore, la delusione dei miei familiari. Decisi in un attimo. Esme era la mia mamma.. esme si era presa cura di me. Dovevo andare da lei: era passato anche troppo tempo. Mi fiondai fuori dalla mia stanza e incontrai Carlisle


Edward...

tentava di nascondere la tristezza. Non ci pensai due volte, gli poggiai le mani sulle spalle e lo guardai fisso negli occhi:

< mi dispiace papà, scusa, mi dispiace per il mio comportamento. Ma senza Bella mi sembra di bruciare vivo >
< lo so figliolo lo so >
sono contento che sei tornato in te,
Mi diede un bacio sulla fronte e una pacca sulla spalla
< lo sono anche io.. ora devo andare a parlare con lei > Mi sorrise
< vai... non desidera altro > annuii e mi avviai verso la camera di Esme udendo ancora i pensieri di mio padre:
finalmente è tornato in se, ora dobbiamo concentrarci a ritrovare Bella
Bussai. Una voce dolce e sconsolata giunse dall'interno.
< avanti > Entrai e chiusi la porta. Era in piedi, davanti alla grande vetrata, e guardava il cielo. Pioveva ininterrottamente da ore, e il cielo era terso, nero e minaccioso. Lei fissava le nuvole vorticose, stava pensando al mio sguardo arrabbiato, mi sentìì ancora più in colpa:
< carlisle non ho voglia di parlare ora... >
< mamma... > Esme si voltò, con gli occhi spaventati, brillavano.. se avesse potuto avrebbe pianto:
< edward > fece un passetto avanti ma si bloccò.. tentennava tormentandosi le mani.
< mamma mi dispiace tanto, non è colpa tua, non ti ritengo responsabile davvero! > annullai lo spazio che ci divideva con pochi passi e l'abbracciai forte, la tenevo stretta a me accarezzandole i capelli, lei si aggrappava alle mie spalle
< edward OH EDWARD perdonami > un singhiozzo le uscì soffocato < io non sapevo, mi dispiace immensamente, non so cosa fare e.. >
< shhh mamma, non hai nulla per cui chiedere perdono, anzi sono io quello che si deve scusare, quello che è successo mi sta facendo impazzire! Ma voi insieme a Bella siete le persone più importanti della mia vita, non potrei mai arrabbiarmi > Esme mi stringeva forte a se.. I suoi pensieri mi laceravano. Non avevo fatto niente per lei, ma mi amava di un amore puro, incommensurabile, come se fossi davvero suoi figlio.. Ma per me.. lei era davvero la mia mamma. La porta sbattè di colpo e ci trovammo soffocati da tante braccia
< edward edward! finalmente sei tornato in te > era Alice, Avevano ascoltato tutta la conversazione e si erano precipitati nella stanza. Carlisle stava in un angolo con gli occhi che gli brillavano per la commozione e un grande sorriso. Emmett mi diede una pacca sulla spalla, seguito da Jasper, Alice saltellava contenta. Rosalie si avvicinò prendendomi una mano:
< Ed, Bella starà bene.. quella ragazza è forte, la sua mente è invalicabile, ce la farà. Ci starà aspettando,però dobbiamo sbrigarci! > stavo per risponderle ma la concentrazione di tutti si spostò su Alice. Aveva gli occhi appannati, guardava il vuoto, stava per avere una visione. Sussultai quando le immagini nella sua testa si riversavano nelle mie:
Alice combatteva inisieme a jasper emmett e rosalie contro un numero indefinito di vampiri dagli occhi rossi. Erano nelle vicinanze di un casolare lungo una strada di campagna: il cartello indicava VIA BOLOGNA, era piena notte. Rosalie era a terra con i capelli biondi sparsi nell'erba. Due vampiri erano intenti a staccarle la testa. Emmett non riusciva a togliersene di dosso una decina: urlava il nome della sua amata

< NOOOOOOOOOOOOOO > Alice urlò inginocchiandosi e la visione finì: Io ero totalmente scioccato. Tutti le furono subito vicini chiedendole che avesse visto ma lei non riusciva a parlare. Come me.. non voleva rievocare quella visione, non voleva che accadesse. Carlisle si rivolse a me:
< edward.. cosa ha visto Alice > Deglutii
< una battaglia con un gruppo di vampiri, c'erano alice jasper emmett e rosalie.. > non volevo raccontare i dettagli. Papà li lesse nei miei occhi.
< non riuscivano a resistergli vero? >
< no... > tutti abbassarono lo sguardo... Jasper era inginocchiato accanto a Alice e l'abbracciava sostenendola. Carlisle cingeva le spalle di Esme. Rosalie e Emmett si stringevano le mani convulsamente. Poi Alice parlò:
< è in italia.. via bologna. C'era un casolare in campagna. Forse Bella è nascosta lì >
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capitolo 22

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 10:57 pm

Capitolo 22-Buona idea Alice
Bella
In quella stanza mi sembrava di impazzire e a pensarci bene, forse stavo impazzendo sul serio. Passavo le ore camminando avanti e dietro,e misurando a piccoli passi il perimetro della mia cella sotterranea: andavo in bagno, osservavo dettaglio per dettaglio ogni angolo ma non trovavo niente che potesse fungermi utile nella fuga. Le assi di legno stipate in un angolo si sarebbero ridotte in mille pezzi se solo avessi avuto la forza di scagliarle addosso a uno di loro. Mi persi anche in particolareggiate descrizioni della mia fuga se i vampiri fossero stati come nei film: mi sarei costruita una croce gigante e un pò di panetti di legno e li avrei bruciacchiati o impalettati tutti quanti per poi scappare via dal mio Edward. Invece la realtà era ben diversa:quelli con cui avevo a che fare erano essere malvagi, invincibili, niente poteva oltrepassare la loro pelle se non i loro stessi denti. La luce del sole li rendeva solo più belli e l'aglio, puzzava per loro come per me. Figurarsi.. con l'acqua santa potevano anche farsi il bagno. Per non parlare del fatto che erano terribilmente assetati del mio sangue. Unico punto a favore di tutta la faccenda? per il momento mi volevano viva. Anzi, fino a che non avessero ucciso i Cullen sarei rimasta cosi. E quando sarebbero entrati nella mia cella, annunciando la mia morte, l'avrei accettata come il più bel dono. Vivere non avrebbe più avuto alcun senso. Questo in parte mi consolava. Non avrei dovuto combattere contro il mio istinto di sopravvivenza.
Questi macabri pensieri non mi avevano abbandonata una attimo, nelle lunghe ore di solitaria prigionia. C'era sempre silenzio. E questo mi faceva pensare che in realtà i vampiri lì fuori non fossero tanti: forse era tutta una messa in scena e c'erano solo quei due bastardi: Laurent e Lestat. La scoperta che quest'ultimo sapesse leggermi nella mente mi aveva ben scioccata. Ma non cercavo di controllare i miei pensieri. Alla fin fine.. io non sapevo assolutamente niente di importante.
Sognavo Edward, pensavo alla mia futura morte.. e questo a lui non poteva importare. Lo irritava.. come mi aveva mostrato, ma niente più. Me l'aveva detto: lui era lì per la ricompensa, non per me. Era lavoro. Forse sarei morta per mano sua... Sicuramente lo preferito rispetto alle sudicie mani di Laurent.
Al solo pensiero presi a tremare. I ricordi del nostro ultimo incontro erano ancora vividi nella mia mente, e non sarebbero andati mai più via. Ne ero certa. Non volevo pensare alle sue parole < torno presto.. > cosi aveva detto: NO.. non potevo pensarci. Iniziai a ricordare i momenti più belli con Edward per calmarmi: la radura.. il nostro primo bacio, le sue carezze dolcissime, i suoi Ti amo appena accennati mentre nell'oscurità avvertivo il suo profumo, le lunghe notti passate insieme stando abbracciati, e l'ultima.. incredibile notte prima che andasse a caccia e iniziasse l'incubo.
Le lacrime iniziarono a sgorgare e scendere copiose giù per le guancie infrangendosi nella coperta in cui ero ancora avvolta. Questi ricordi, cosi dolorosi, erano l'unica cosa a cui la mia mente potesse aggrapparsi per mantenersi integra e non frantumarsi nel dolore. Rimanevo vigile e lucida grazie ai suoi occhi d'oro che vorticavano tra i miei ricordi. Altrimenti la follia m'avrebbe consumata in un attimo. Come il fuoco con un fiammifero. Sarei bruciata per pochi attimi nelle fiamme dell'inferno se lui non fosse stato con me eppoi sarei crollata, in una voluta di cenere.
Del mio corpo sarebbe rimasto il torso di un fiammifero immerso nelle ceneri del mio cuore e della mia mente.
Ma avevo mille vividi ricordi di lui, che mi proteggevano dal fuoco. I flash dei momenti più belli della mia esistenza non mi avrebbero mai abbandonata. Edward stesso non mi stava abbandonando. Avrebbe trovato il modo di giungere a me anche se Alice non poteve vedermi, anche senza riuscire a sentire i miei pensieri, senza il mio odore. Mi avrebbe trovata perchè noi ci appartenevano. La certezza del suo amore era balsamo per i miei occhi arsi dal sale delle lacrime, acqua per la mia gola infiammata dalle urla, pace per il mio cuore tormentato.
Qualcosa improvvisamente mi urtò il petto, guardai a terra: era del cibo. Sapevo chi fosse entrato. ero preparata:
< che patetica ragazzina, i tuoi ricordi hanno una dolcezza nauseante.. > mi voltai infastidita da quella voce, la odiavo. Con il viso di edward in mente respirai a fondo e lo guardai fisso negli occhi rossi. Non avevo paura
< oh, non hai paura? Dovresti averne perchè non sono come il tuo caro edward. Io voglio ucciderti >
< anche edward lo voleva, ma l'amore è più forte degli istinti >
< ah! l'amore! Che sciocchezza, L'amore non esiste.. è solo una parola per giustificare la necessità di avere qualcuno accanto! Serve per sopravvivere in compagnia e giustificare le paure > rispose arrogante.
< no... invece. L'amore non non è legato alla sopravvivenza. Io morirei per lui, e lui per me > MI guardò fisso per qualche attimo.
< ah davvero? E se il tuo caro edward fosse costretto a scegliere tra te a la sua famiglia cosa pensi farebbe? Quello che tu chiami amore non salverà nessuno di loro, MORIRANNO TUTTI PER IL LORO AMORE, cercando di salvare gli altri invece che se stessi in nome di in valore che non esiste! > Lo guardai allibita.
< e sentiamo, quali sono i valori che esistono? Cosa ti porta a sopravvivere? > mi avvicinai a lui. I suoi occhi lampeggiarono pericolosi. Quel vampiro non mi faceva più paura, mi dava i nervi, era cosi irritante!!
< il potere, il denaro. Cosa dona più felicità dell'innalzamento di se stessi, dell'essere superiore agli altri! vivere l'immortalità in nome del potere! > Che persona riprovevole..
< e quando sarai arrivato in cima, e potrai comprare tutto ciò che vorrai, cosa ti rimarrà altre te stesso, con chi condividerai tutto quello che hai. La gioia nei tuoi occhi non potrai vederla. Non troverai pace in quest'eternità.. non ti basterà mai! >
< brava umana! hai centrato il segno! non mi basterà mai e non mi stancherò mai di vivere.. non giungerò mai alla fine. questo è il senso della mia esistenza > Rimasi in silenzio. Il senso logico delle sue parole era disarmante eppure mi faceva ribrezzo: mille volte meglio morire che vivere un'eternità inseguendo la solitudine del potere
Stavamo uno davanti all'altro a fissarci. Dovevo avere uno sguardo disgustato perchè lui rise e mi prese il mento. Cercai di divincolarmi ma ovviamente fu inutile:
< sai.. se fossi una vampira potrebbe anche piacermi una notte con te > NO NON ANCHE LUI DIAMINE! < certo, anche ora non sei male, come ti ho già detto il tuo sangue ha un odore estremamente dissetante, ma una notte con te, nel senso che intendo io non sarebbe possibile, finiresti dissanguata in un battito di ciglia >
< preferirei morire che stare una sola notte con te > Sputai questo parole con quanto più disgusto potessi mostrare
< non lo capisci che questo tuo essere coraggiosa e fragile allo stesso tempo ci attira ancora di più? Mi immagino quanto edward si possa divertire con te >
< NON AZZARDARTI A PARLARE DI EDWARD IN MIA PRESENZA! TU NON SAI NIENTE DI NOI! NON SAI COS'è L'AMORE! VIVI PER I TUOI SOLDI, E IL TUO POTERE. SEI RIPROVEVOLE! NON PUOI PERMETTERTI DI PARLARE DI CIO' CHE NON CONOSCI! >
< ma io vi conosco bene, piccola Bella > prese a imitare la voce di edward < Bella ti amo, sei la mia principessa > Lo guardai schifata mentre rideva sguaiatamente.
< i tuoi ricordi sono interessanti. Peccato che la tua prima volta debba essere con Laurent, edward avrebbe dovuto agire prima, forse non era abbastanza uomo per.. > Non riuscii a finire la frase perchè non ne potei più e gli tirai uno schiaffo. O meglio tentai. Avevo le lacrime agli occhi per la rabbia. Caricai tutta la forza che avevo sulla mano e gliela fiondai in pieno viso. Lui con naturalezza la bloccò nella sua e mi rigirò il polso così forte da farmi cacciare un urlo. Mi trovavo appoggiata di schiena a lui. Il mio braccio era stretto tra i nostri corpi mentre lui mi manteneva il polso. Con l'altra mano spostò i capelli dal mio collo e annusò. Ero totalmente esposta. Mi avvicinò ancora di più a se. Tentavo di divincolarmi ma a ogni strattone aumentava la presa: sibilai tra i denti spostando una ciocca di capelli che mi era finita davanti alle labbra:
< lasciami immediatamente >
< e perchè mai? >
Una voce irruppe nella stanza, e presi a tremare appena la udii
< perchè lei è mia! >
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continuazione capitolo 22

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 10:57 pm

Edward
Eravamo tutti in salone. Jasper aiutava Alice a mantenere la calma mentre lei tentava di invadere la bolla che nascondeva Bella alle sue visioni. Io emmett e rosalie invece eravamo immersi nella ricerca su internet di Via bologna. Avevamo scoperto che in Italia ne esistevano tantissime, quasi una per ogni città italiana. E il mio morale crollava rovinosamente nonostante gli aiuti non richiesti di Jasper. Rimasi ugualmente in silenzio, non volevo farli agitare. La tensione era l'ultima cosa che ci serviva. Dovevamo rimanere calmi, e uniti. Il cerchio delle ricerche si era ristretto ma rimaneva comunque molto ampio. Cercavamo le strade di campagna. Ma alcune vie erano molto lunghe e attraversavano sia ambienti cittadini che aree coltivate. Brancolavamo ancora nel buio ma non ci saremmo arresi. Continuavamo le nostre ricerche. Eravamo vampiri, non avevamo bisogno di dormire. Carlisle era al telefono da un'ora buona. Tentava di contattare il Clan di Denali. Non si trovavano, probabilmente erano a caccia. Il gruppo di vampiri faceva parte della nostra famiglia, forse ci avrebbero potuto aiutare. Carlisle inizialmente era stato restio. Non voleva chiamarli perchè diceva che si sarebbero sentiti in dovere di aiutarci anche se non avessero voluto. Esme era riuscita a convincerlo premendo sul fatto che noi per loro l'avremmo fatto senza indecisioni. E era vero. se fossero stati nei guai non avremmo esitato. Cosi lui aveva accettato di chiamarli. Udì una voce rispondere dall'altro lato del ricevitore.
< pronto? > Ci voltammo tutti verso Carlisle
< Eleazar? >
< carlisle sei tu? >
< si, sono io > La voce di Eleazar suonò poderosa e allegra:
< E' un piacere per me risentirti amico mio, era molto che non avevamo vostre notizie, da quando siete dovuti..ehm andare via da Forks > si riferiva a quando avevo dovuto lasciare Bella, che idiota che ero stato. Chiusi gli occhi cercando di non pensarci e continuai a ascoltare
< si.. infatti.. > Carlisle non riusciva a chiedergli aiuto, tentennava. Era un peso per lui coinvolgere altre persone in quella faccenda. Fui tentato di afferrare la cornetta e parlare io stesso.
< Amico mio.. ti sento esitante, qualcosa non va? >
< si.. in effetti > dai Carlisle! lo invitai con uno sguardo < ok..in realtà ho una questione di cui parlare con te > oh! meno male.. si era sbloccato
< dimmi tutto >
< però prima di parlartene voglio dirti che non siete assolutamente obbligati a aiutarci, non dovete sentirvi in dovere.. >
< carlisle.. ci conosciamo da secoli... dimmi! >
< ok... Bella, è stata rapita, non sappiamo da chi nè perchè. Ma colui che l'ha presa ha un potere particolare che blocca i nostri. Alice non ha visioni su di lei, Edward non legge nel pensiero, Jasper non avverte le sensazioni di chi gli sta intorno. Crea una sorta di bolla: finchè non ci si è dentro scompaiono anche gli odori. >
< questo quando è accaduto? >
< sono passati tre giorni... ma di lei nessuna traccia. Abbiamo setacciato tutta l'area qui intorno ma la scia di Bella si blocca in un punto dove abbiamo rinvenuto il cellulare che aveva con se e nient'altro. E' stato il luogo dell'aggressione probabilmente. Ma circa un'ora fa Alice ha avuto una visione! Ha visto alcuni di noi combattere contro un gruppo di vampiri in una strada di campagna dal nome italiano.. >
< mmm e l'odore del vampiro nel punto dell'aggressione? >
< ovviamente non si sente niente Eleazar... Si sono volatilizzati nel nulla. Ora stiamo facendo delle ricerche per localizzare la strada della visione... >
< Carlisle, non temere la tua richiesta, anzi è inutile che tu me la faccia. Abbiamo udito tutti quanti la chiamata, e siamo d'accordo nel venire a darvi una mano > Tirai un sospiro di sollievo.. non eravamo soli...
< Eleazar, non dovete sentirvi in obbligo >
< Non è un obbligo e lo sai, siamo una famiglia, e ci sosteniamo l'uno con l'altro.. Bella, anche se non la conosciamo è una di casa.. Edward l'ama? l'amiamo anche noi.. quindi, non ti fare problemi. Entro qualche ora saremo lì.. >
< non so come sdebitarmi per quello che state facendo per noi... >
< Carlisle... se continui a farti tutti questi problemi rischi che i capelli ti diventino bianchi sul serio > Nonostante l'atmosfera tesa tutti quanti ridemmo della faccia sbalordita di Carlisle.
< Qualche capello bianco ci vorrebbe amico mio... Allora a più tardi > Si salutarono e carlisle chiuse il telefono voltandosi verso di noi.
< Non dobbiamo separarci per nessun motivo al mondo, la visione di Alice non deve avverarsi. La raggireremo. Intanto i numeri saranno dalla nostra parte. Saremmo noi sette più Eleazar Carmen Irina Kate e tanya. Mi ha detto Eleazar che hanno accettato tutti. Quindi in totale dodici membri. >
Tutti parevano sollevati. In dodici saremmo stati abbastanza forti da fronteggiare un gruppo ben tornito di vampiri.Io alice Eleazar Kate e Jasper avevamo poteri extra. Emmett era molto forte, Carlisle e Eleazar essendo i più grandi avevano da parte loro l'esperienza. Jasper, dal canto suo aveva combattuto per secoli contro vampiri adulti e neonati, e le cicatrci che gli deturpavano il corpo ne erano la prova. Ce l'avremmo fatta. Avrei ritrovato la mia principessa, e tutto sarebbe tornato alla normalità.
Guardai fuori dalla finestra pensando a lei. Forse guardava il cielo insieme a me. Forse stava piangendo. Piccola mia.. mi manchi da impazzire. Se le fosse successo qualcosa di grave, come me lo sarei potuto perdonare? Come avrei fatto a sopravvivere con il rimorso? Avrei reciso la vita di coloro che le avevano fatto del male nel più doloroso dei modi. Avrebbero pagato amaramente i loro atti. Nel mio cuore non c'era spazio per il perdono, ma solo per una cieca vendetta.
Era proprio in questo momenti che un essere come me dimostrava di non avere l'anima. Non potevo credere che un mostro tale, capace di odiare, capace di uccidere, e desideroso cosi tanto del sangue dei rapitori della Bella, potesse avere un'anima. Era inconcepibile. Ero destinato a bruciare nel fuoco dell'inferno per l'eternità. Ed ero pronto se questo significava salvarla. Mi presi la testa tra le mani. Ero disperato. Gli occhi mi pungevano ma non ne usciva una lacrima.Perchè? Perchè! non era mai abbastanza! La mia dannazione continuava a punirmi. Non ero libero di soffrire. Non ero libero di amare. Non ero più libero di scegliere il bene o il male per la mia anima. Potevo solo cercare di migliorare le atroci condizioni in cui vivevo rendendo migliore la vita di chi mi circondava. Nient'altro. E l'avrei continuato a fare per lei, per il mio Amore, le avrei dato tutto ciò che voleva. E se voleva un mostro.. Per la mia splendida principessa tutto. Sorrisi tra me. Voleva concedermi ciò che il mio essere egoista desiderava. Qual dono più dolce? Mi ero arreso alla sua volontà, perchè era anche la mia. Tesoro.. presto sarai tra lei miei braccia e mai più nessuno ci dividerà. Rialzai lo sguardo alla vetrata. Emmett e rosalie continuavano con la ricerca.. Alice era sempre intenta a scrutare il futuro
Il cielo nero venne squarciato in due parti da un fulmine che illuminò tutto il bosco come un faro gigante accendendone i colori per me già vividissimi. La mia attenzione però si concentrò su un punto molto lontano dalla casa. L'occhio umano non l'avrebbe mai scorto nemmeno con un bicolo ma io per un attimo avevo visto qualcosa di rosso scintillare dietro una selce. Acuì lo sguardo, ma non vidi nient'altro.
Probabilmente si trattava di qualche animale. Era troppo lontano perchè il mio olfatto potesse avvertirlo. In effetti era troppo lontano anche per la mia vista. Era un chilometro o più. Evitai di pensarci. Voltai lo sguardo verso il mio pianoforte nero, lucido, che faceva bella mostra di se al centro del salone. Guardai i riflessi delle luci sui tasti.
Sembrava passata qualche ora da quando era seduta lì sul seggiolino, accantro a me con la testa poggiata alla mia spalla e i capelli sparsi fino ai miei fianchi. Le suonavo la sua ninna nanna e lei incantata sorrideva, e mi dava di tanto in tanto un tenero bacio sulla spalla. Erano baci innocenti, ma lasciavano una scia bollente. Era incredibile come giungessero fino al mio cuore morto e parevano risvegliarlo dal torpore. La mia Bella... La Mia principessa.... Giocherellava con il tappo della sua bottiglia. Quello era un oggetto insulso agli occhi di chiunque ma per noi significava un mondo: l'inizio della nostra storia e il simbolo del ricongiungimento. Andai al piano e alzai la coda. Era lì. Lo afferrai e avvicinai al naso. Forse era la mia immaginazione a galoppare ma il tappò pareva conservare ancora il suo dolcissimo odore. Lo inalai lieve. E mi parve di averla accanto. Abbracciata stretta me.
edward...
Mi voltai verso Jasper che si era rivolto a me con i pensieri.
fratello..il tuo dolore è immenso, e sai che posso avvertirlo, ma se continui a pensare a lei è peggio. Impegnati nelle ricerche.. Distogli i pensieri
Annuii debolmente.. aveva ragione. Continuavo a deprimermi e diventavo inutile. Mi stavo dirigendo verso il computer per aiutare Emmett e Rosalie quando Alice sobbalzò:
Due figure sfilavano veloci nel bosco. Avevano passato da poco il cartello "benvenuti a Forks". In lontananza era chiaramente visibile tra gli alberi secolari la nostra casa. Avevano l'ordine di spiare i nostri movimenti. Ma non potevano avvicinarsi molto, Gli era stato detto che un vampiro dai capelli rossi del clan sapeva leggere i pensieri.

Gli occhi di Alice diventarono di nuovo lucidi specchiandosi in quelli di Jasper.
Mi fiondai vicino a lei.
< alice! quando! > Mi guardò con una luce furba negli occhi.
< tra due ore massimo >
ok.. saremmo stati solo noi. I denali avrebbero impiegato più tempo a raggiungerci. Ma tanto erano solo in due. Che potevano farci.
Alice stava raccontando la visione e infine disse:
< HO UN'IDEA GRANDIOSA! > Gliela lessi in mente e sorrisi. Buona idea Alice!
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capitolo 23

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 10:59 pm

Capitolo 23-Due confronti
Edward
Avevo una sorellina geniale!
La mente diabolica di Alice aveva escogitato un piano perfetto! Aveva pensato di sfruttare le due spie inviateci dai rapitori di Bella, come guide per condurci al covo dove era tenuta prigioniera. Sotto tortura avrebbero confessato l'ubicazione del loro "covo". Ripeto, GENIALE! Perchè non ci avevo pensato subito? L'idea era stata accolta da un'ovazione generale, aveva lasciato solo Carlisle un pò perplesso. lui preferiva non considerare la violenza come mezzo. Ma a mali estremi...Dal canto mio,il piano lo trovavo perfetto . Quale aiuto poteva esserci più proficuo se non quello di coloro che cercavamo? Avremmo fatto a pezzi lentamente le due spie fino a che le loro sudicie labbra non avessero sputato la verità. Ero imbambolato nel mezzo del salone a immaginare il sangue di tutti gli innocenti che quei due avevano barbaramente trucidato, scorrere dalle loro vene morte lento sulle mie mani. E questo calmava la mia rabbia. Ero una bestia senza dubbio. Ma quel gesto mi pareva corretto. Era come vendicare mille anime, e significava anche vendicare il dolore inflitto a Bella e a tutti noi.
Emmett, seduto sulle scale con rosalie tra le gambe sullo scalino più basso, si scrocchiava le nocche delle mani preparandosi allo scontro sotto gli occhi scocciati di sua moglie. Gli leggevo in mente il compiacimento della prossima vittoria: adorava mostrare la sua prestanza fisica dimostrando di essere incredibilmente forte:
< Emmett, niente violenza > carlisle lo guardava torvo
< eddai papà, ma ti rendi conto che hanno preso Bella? come puoi parlare di "niente violenza"!! > Un ringhio mi salì in gola solo al pensiero.. se non ci fossero serviti come informatori sarebbero morti istantaneamente, non avrebbero avuto nemmeno tempo di riflettere su cosa stava accadendo.
- calma edward -
Jasper aveva avvertito il mio scatto d'ira e aveva agito prontamente. Non riuscivo a arrabbiarmi nemmeno per il suo intervento. Ero come sedato quando usava il suo potere.
< non servirà violenza per avere informazioni, edward leggerà nelle loro menti tutto ciò di cui abbiamo bisogno > Carlisle era categorico ma non potei fare a meno di leggere tra i pensieri di Emmett il fatto che avrebbe disubbidito a fine confessione. Era vero, sarebbe stato istantaneo trafugare le informazioni dalle loro menti malvagie. Ma l'idea di non poterli fare a pezzi e sentire le loro urla di dolore mentre richiedevano gemendo una grazia che non gli era dovuta.. ah! Digrignai i denti, MI DOLEVA ALQUANTO!
Emmett la pensava allo stesso modo perchè grugnì deluso dall'impossibilità di far soffrire coloro che avevano rapito Bella. Mio fratello la vedeva come una sorella, e questo mi colmava il cuore di gioia.
Da quando Alice aveva avuto la visione delle due spie, l'atmosfera si era alleggerita anche grazie ai poteri di Jasper che riusciva a tenere meglio sotto controllo i nostri animi. Pensare che a breve avremmo saputo dove si trovava e saremmo corsi da lei, rendeva gioiosi tutti quanti. In più sarebbero presto arrivati gli altri da Denali, e saremmo diventati un bel numero. Il futuro si prospettava roseo anche se Alice continuava a non riuscire a vedere nulla riguardo Bella. Evitavo di pensarci per non cadere nell'ansia più nera e perdere lucidità. Non era davvero il momento, ma ogni tanto, il pensiero della condizione della mia principessa mi trafiggeva il petto come una spada.
Era avvolta in una bolla di oscurità a cui tutti cercavano di non pensare, per mantenere la calma; ma ogni tanto Rosalie si lasciava predere da pensieri orrendi che mi distruggevano: immaginava come sarebbe stato se Bella fosse morta. Erano pensieri involontari, non poteva contenerli e non potevo arrabbiarmi per questo. La vedeva riversa al suolo in una pozza di sangue; vedeva me, chino su di lei disperato, vedeva la distruzione della famiglia che amava. Ogni singola immagine mi lacerava le membra quasi fossero vive. Dal mio canto, mi opponevo mentalmente e fisicamente alla loro eventualità. Bella non era morta, era viva, stava bene o almeno lo speravo e presto sarebbe stata con me. Questo mi bastava. Se le fosse successo qualcosa l'avrebbero detto: non conoscevamo le loro intenzioni, ma se eravamo noi quelli che volevano, come ipotizzava Carlisle, annunciandoci la sua morte ci avrebbero solo attirati di più spingendoci alla vendetta. Quindi.. Bella doveva essere viva.. doveva.
Scandagliavo con la mente tutto il perimetro circostante alla nostra casa, per sondare l'eventuale presenza delle due spie se Alice non avesse avuto una pronta visione del loro arrivo, anche se, almeno a quanto aveva visto la prima volta, avevamo un limite temporale, che sarebbe scattato di lì a un quarto d'ora circa. Le visioni di alice però erano soggettive, variavano con le scelte dei diretti interessati. I due vampiri sarebbero potuti giungere prima, dopo, o non giungere affatto ritirati da un cambio dei piani. Dovevano stare all'erta. Alice in primis.
Eravamo tutti usciti fuori dalla villa e guardavamo verso il bosco, posti in posizioni strategiche in modo da osservare bene ogni angolatura.
Nella mente di Alice si crearono nuove immagini. Stava avendo una visione:
I due avevano deciso di separarsi, sarebbero giunti uno da est e uno da ovest.
La voce squillante di alice avvertì tutti: < tra 2 minuti. Dobbiamo dividerci si sono separati. > Formammo velocemente due gruppi. Uno conteneva Alice con Jasper, Carlisle e Esme, e l'altro me con Emmett e Rosalie in modo che avremmo potuto avvertire bene l'arrivo dei vampiri su entrambi i fronti grazie ai nostri particolari poteri.
Al cenno di carlisle ci dividemmo posizionandoci bene in zone strategiche. Era un assalto in piena regola: li avremmo dovuti catturare prima che avessero potuto avvertire i nostri odori.
Il cielo stava schiarendo. Era l'inizio di un nuovo giorno, un giorno di vittoria, un giorno nuovo. Tra qualche ora sarebbero arrivati quelli di denali e con le nuove informazioni avremmo raggiunto Bella. Il mio cuore morte pareva scoppiare per la gioia. Bella amore mio.. arriviamo presto.
I pensieri di Alice mi giunsero nitidi: < UN MINUTO >
Guardai emmett e rosalie mimando con le labbra ciò che alice mi aveva fatto sapere. Loro annuirono mettendosi in posizione di attacco. Erano tesi. Non potevamo sbagliare. Ma erano due miseri vampiri contro sette. Non c'era nulla da temere.
Scrutavamo tra gli alberi bagnati appena dalla luce del giorno. Sarebbe stato uno spettacolo incantevole guardare i raggi infrangersi nelle gocce d'acqua lasciate sulle foglie dalla pioggia se fossi stato con lei..a accarezzarla.. a amarla...Bella bella bella. il suo nome rimbombava nella mia testa
< 10 secondi, arriva prima dalla vostra parte edward >
Aguzzai gli occhi, ma prima che potessimo scorgerlo ne udii i pensieri. Correva velocissimo zigzagando tra gli alberi. Lessi nella sua mente:
- Mandarci in due è un suicidio, spero vivamente che quella massa di vampiri degenerati non ci scopra, saranno pure deboli perchè non bevono sangue umano, ma sono pure sette! Maledetti loro e i loro piani >
Ah! bene.. erano preoccupati! Un punto a nostro favore. Continuai a ascoltare i suoi pensieri mentre in lontananza avvertivo Alice.
< edward, dovresti vederlo ora. Tra 20 secondi lo potremo scorgere anche noi, ti voglio bene fratello! si inizia! e andrà tutto bene. l'ho visto! > Sorrisi e annuii tra me e me.
Con un cenno a emmett e rosalie, iniziammo a muoverci silenziosamente per accerchiarlo. Non sarebbe potuto fuggire. Ci spostavamo scivolando morbidi sul letto d'erba e foglie. Assolutamente silenziosi. Ci fermammo simultaneamente ognugno sulla fronda di un albero a circa 100 metri da lui. Con un balzo gli saremmo stati addosso. Decisi che era il momento giusto quando udìì i suoi pensieri:
< cos'è questo odore? non possono essere le loro scie! sono troppo forti! > Scattai e con me lo fecero anche i miei fratelli. Lo vedevo avvicinarsi come a rallentatore nonostante la velocità. Con uno spintone fu a terra, ero troppo veloce anche per lui ma non mi aspettavo la sua forza. Non l'avevo preso alla sprovvista infatti ebbe la prontezza di riflessi di spingermi via. Con un calcio in piena pancia fui sbalzato a vari metri di distanza atterrando sul tronco di un albero che si staccò di netto ma a quel punto Emmett lo aveva bloccato. Gli teneva le braccia strette al petto in una presa ferrea mentre quello si dimenava ormai inutilmente cercando di azzannargli le braccia. Gli balzai di nuovo addosso bloccandogli le gambe
rosalie esultò: < PRESO! > sorrisi:
< oh! ma chi siete! cosa volete! lasciatemi andare immediatamente! > Il vampiro tentava di staccarsi dalla nostra presa invano. Rosaliie gli tiro un ceffone in pieno viso, non abbastanza forte da stordirlo. Gli leggevo tra i pensieri il disprezzo.
< Animale, sai benissimo chi siamo! > Il vampiro ringhiava e Emmett lo minacciava.
< se non stai zitto e calmo questa splendida fanciulla qui ti strappa via un braccio. Non lo faccio io giusto perchè ho le mani occupate >
Non badavo più a loro. Sondavo la scena a ovest dagli occhi dei miei familiari. Carlisle lo spingeva avanti tenendogli le mani dietro la schiena. Jasper lo minacciava per non farlo fuggire
- edward, se mi stai ascoltando, qui tutto ok, l'abbiamo preso. Ora lo portiamo a casa. Siamo vicini alla soluzione di questo mistero-
Si, eravamo molto vicini. Ma qualcosa non mi quadrava. Chiunque l'avesse presa era stato cosi stupido da aver mandato due vampiri sapendo che noi eravamo sette? Avevo già iniziato a sondare la mente nel nostro prigioniero quando irrompemmo nell'ampio salone dove Carlisle e gli altri tenevano il loro vampiro fermo sul divano.
Quando tutti fummo dentro lui prese a parlare. Le due spie dovevano pensare al nascondiglio perchè io potessi vederlo nelle loro menti. Carlisle prima ci guardò tutti:
< state bene? >
< perfettamente > < sisi > < tutto ok > Era più calmo sapendoci al sicuro.
Poi si voltò. Aveva sul viso una maschera di determinazione e potere. In questi momenti era palese la sua grande maturità. La saggezza racchiusa in un corpo da ventottenne si sprigionava dai suoi occhi come bianca luce. Vidi per un attimo l'antico compagno dei volturi, il grande vampiro trecentenario che era mio padre. Osservai la scena con orgoglio. Si pose davanti ai due vampiri, ognuno era retto da tre di noi. Io mi affiancai a Carlisle.
< Sappiamo perchè siete qui, sappiamo chi vi manda > no.. questo non lo sapevamo, ma faceva parte del piano, dovevano credere che noi fossimo a conoscenza di tutto < Non vogliamo applicare violenza su di noi. Ma lo faremo se sarà necessario. Quindi il mio consiglio è che rispondiate alle nostre domande senza tentare la fuga. Come vedete siete in minoranza e non ce la fareste. Spero vivamente che seguirete i nostri consigli > ok.. li aveva messi in guardia. Iniziava l'interrogatorio.
< Noi non sappiamo chi siete! > Sputò il vampiro sulla destra. Aveva i capelli nero corvino e gli occhi scarlatti. Emmett che lo teneva gli torse un braccio e sibilò al suo orecchio
< NON HAI SENTITO COSA HA DETTO?? evita bugie a meno che tu non voglia perdere il tuo braccio > e aumentò la torsione. Carlisle non era contento della piega che aveva preso la discussione ma sapeva che era necessario. Carlisle continuò a parlare:
< Dovete dirci dove si trova bella > No! maledizione! Lessi nelle loro menti che non l'avevano mai vista, avevano solo associato il nome visto che sapevano che era stata rapita una ragazza.
< carlisle, non l'hanno vista > I volti di tutti si rabbuiarono delusi.
< Forse no.. ma vengono da dove è tenuta rinchiusa, Dove sono coloro che vi hanno dato gli ordini? > Questa volta fu il secondo vampiro a parlare, quello dai capelli rossi.
< Non vi diremo niente! razza di vampiri degenerati, non meritate di esistere, e la vostra debole umana morirà presto!!!! > Rosalie reagì prontamente colpendolo con un ceffone ma ormai le loro menti avevano già pensato al luogo dove si trovava.
Ma.. Maledizione! venivano da due luoghi diversi!!!! si erano incontrati per strada! E ora?! ci saremmo dovuti dividere! Ricacciai indetro un fiotto di veleno dalla rabbia.
< Firenze, e perugia > tutti si voltarono a guardarmi. La mia famiglia scioccata. I due vampiri con il panico negli occhi. I loro pensieri mi inondarono la mente:
-come da due posti!- -e ora? come si fa!- -cavolo! ma legge nel pensiero- -ci ammazzeranno tutti!-
< Si, si sono incontrati per strada. Sanno chi è Bella solo per sentito dire. Erano incaricati di osservare i nostri movimenti. >
< e ora cosa ne facciamo di loro? > Esme si chiedeva dove li avremmo tenuti.. ci avrebbero intralciato. Oramai sapevamo ciò che ci serviva. Loro erano diventati semplicemente pesi inutili.
alice ebbe una visione sul futuro dei due nel momento in cui io e emmet avemmo la stessa idea. Era l'unica soluzione. Non potevamo portarli con noi < oh... beh... penso sia inevitabile... > Disse cercando di trattenere la gioia per la loro morte.
< cosa alice...? > Carlisle la guardava e io parlai.
< Dobbiamo farli a pezzi Papà > Lessi nella sua mente la mia stessa conclusione, ma nel suo caso venne accompagnata da un grosso senso di colpa. Non voleva ucciderli. Carlisle era buono. Era incredibile pensare che uno come lui non avesse l'anima. Varò eventuali piani ma nessuno di loro era compatibile con il restare in vita delle due sporche spie quindi... sospirò:
< e sia >
I due vampiri presero a contorcersi e imprecare contro di noi ma erano tenuti stretti. Non potevano fuggire. Il loro destino era segnato. Vennerò trascinati in giardino. Vidi Rosalie accendere un fuoco. Io e carlisle, rimasti dentro in salone udimmo le urla di terrore dei due vampiri e i suoni metallici del loro smembramento. Poi il crepitare del fuoco silenzioso riempì l'aria insieme al dolciastro odore di incenso che proveniva dalla pira. Erano morti. E la loro malvagità con loro. Sarebbero continuati a bruciare per l'eternità tra le fiamme dell'inferno.
Lessi il disappunto in Emmet e sorrisi: era terribilmente affranto perchè la loro morte era stata istantanea. Continuava a pensare che avrebbero dovuto soffrire amaramente a causa delle loro azioni. Ma ora non mi importava più. Tempo un'ora e quelli di denali sarebbero arrivati a Forks. Saremmo partiti velocemente. Ma dovevamo dividerci. I luoghi erano due. Se fossimo arrivati per primi nel luogo sbagliato, l'altro covo sarebbe stato avvertito e Bella sarebbe stata uccisa istantaneamente. Ciò significava che dovevamo agire contemporaneamente su due fronti. Ma non sapevamo quanti vampiri c'erano da affrontare. Divisi saremmo stati più deboli.
La visione che aveva avuto Alice mi tornò in mente:
Rosalie riversa al suolo, i suoi capelli biondi tinti di sangue. Emmett che urlava il suo nome
cavolo... Come facevamo a dividerci se questo significava assecondare la visione?
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Re: Il sapore delle lacrime

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