Il sapore delle lacrime

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capitolo 24

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Ven Lug 31, 2009 11:03 pm

Capitolo 24-Senza lacrime
Edward
Eravamo atterrati da poco a Roma insieme al clan di Denali. Usciti da Fiumicino avevamo preso una stanza al primo Hotel che ci era capitato davanti, L'hilton era ben visibile perfino dalle piste. Ma un albergo valeva l'altro: saremmo rimasti lì solo qualche ora. Il tempo di decidere le ultime cose. Quella stessa notte ci saremmo divisi per ritrovare Bella..Avevamo deciso all'unanimità di farlo nonostante le visioni di alice. Avevamo rafforzato il gruppo che conteneva Rose per essere scrupolosi.
Eravamo giunti alla conclusione che dare alle spie due locazioni diverse per il covo era stata sicuramente una mossa tattica. Volevano dividerci per indebolirci e ci stavano riuscendo ma sicuramente non avevano considerato che non saremmo stati solo noi Cullen.
Non avevo letto nella mente della mia famiglia alcun tentennamento. Tutti loro non si sarebbero mai tirati indietro. Ogni tanto Rosalie pensava di farlo solo per me, non avrebbe sopportato un eternità del mio dolore perchè avrebbe anche distrutto il nostro equilibrio familiare, ma nei suoi pensieri era ben chiaro anche un filo di affetto per Bella. Più che altro era rimasta turbata dalla visione di Alice. Per quando riguarda gli altri.. SI.. lo facevano per me, ma lo facevano soprattutto per lei. le volevano un bene immenso. Era diventata parte della famiglia.
In questo momento Esme abbracciata a Carlisle, stava pensando all'ultimo momento in cui l'aveva vista.. Bella l'aveva chiamata mamma. E questo mi riempiva di gioia. Esme l'amava... Bella l'amava.. Presto sarebbe tornata tra le mie braccia.
< Dunque... abbiamo organizzato tutto. penso sia meglio andare. Non abbiamo tempo da perdere > Carlisle voleva arrivare il prima possibile. Stavamo per voltarci verso la porta quando gli sguardi di tutti si posarono su Alice:
Era immobile, lo sguardo vitreo, la bocca appena aperta: stava per avere una visione.
Una serie di immagini mi sfilò davanti agli occhi e crollai sul pavimento.
forse da li, non mi sarei mai più rialzato.
Bella
... eravamo rimasti qui


" Tentavo di divincolarmi ma a ogni strattone aumentava la presa: sibilai tra i denti spostando una ciocca di capelli che mi era finita davanti alle labbra:
< lasciami immediatamente >
< e perchè mai? >
Una voce irruppe nella stanza, e presi a tremare appena la udii
< perchè lei è mia! > "
Laurent si stagliava bianco cadaverico nel riquadro di luce disegnato dalla porta. Se non fosse stato il mio peggiore incubo l'avrei potuto scambiare per un quadro rinascimentale, tanta era la perfezione del suo corpo. Ma lui non era il modello di un famoso pittore: era un mostro, un mostro malvagio che desiderava il mio corpo più del mio stesso sangue. I suoi occhi vermigli lampeggiarono furiosi mentre scrutava Lestat avvinghiato a me. Potei vedere chiaramente i suoi occhi percorrere i nostri corpi indugiando sulla mano che premeva il mio bacino al suo. Un ringhio proruppe dal suo petto facendolo tremare impercettibilmente. Le labbra di Laurent scoprirono i denti brillanti e affilati come rasoi, lo stesso fecero quelle di Lestat che aumentò la stretta tanto che lanciai un gemito: si era sentito distintamente lo scricchiolio di qualcosa nei pressi dello sterno, probabilmente mi aveva incrinato una costola. Ma quello era l'ultimo dei miei problemi: ero attorniata da esseri che volevano violentarmi fino a uccidermi. Chi dei due riuscisse a prendermi non avrebbe cambiato la mia orribile sorte. Desiderai morire. Quale tortura era peggiore di questa? Dagli occhi mi scese una lacrima mentre Laurent si avvicinava pericolosamente sibilando:
< Lestat, lasciala immediatamente, conosci bene gli accordi. lei è MIA > Le parole quasi impercettibili di Laurent portavano con se una rabbia inaudita. Nei pochi attimi in cui i loro sguardi infiammati si dichiararono guerra silenziosa la mia mente fu presa da mille idee: immagini dei due che si uccidevano tra loro selvaggiamente mentre io fuggivo libera mi apparvero tra i pensieri come flash. Ma sapevo che anche se fosse successo, non sarei mai riuscito a scappare da quella maledetta prigione. Probabilmente ora avevo anche una costola rotta, oltre al polso. Era tutto inutile.
< LESTAAAAT > il ruggito di laurent eccheggiò nella piccola stanza premendomi sui timpani. < LASCIALA IMMEDIATAMENTE >
< NO!!! > Lestat era un folle, continuava a stringermi ancora di più. avevo gli occhi rossi per lo sforzo di respirare. < ora la voglio io! la desideri vero? lo sento nei tuoi pensieri > La voce gli divenne untuosa < oh si che la desideri, la immagini urlare il tuo nome mentre la fai tua da mesi vero? > Tremai a quelle parole. Era l'inferno, ero esattamente al centro dell'inferno tra le braccia del peggiore dei demoni! I due presero a ruotare come attorno a un asse invisibile. E io con loro venivo trascinata come una bambola di pezza. Ero l'oggetto del desiderio di due bestie. Respiravo affannosamente, se non mi avesse lasciata andare subito sarei andata in iperventilazione. Chiusi gli occhi per calmarmi ma li riaprii di scatto. Dovevo rimanere vigile. Il cuore frustava furioso nel mio petto. Continuavano a fissarsi malvagiamente. Ma lestat era cosi sicuro, la sua voce era affilata a nauseante. Conosceva tutti i suoi pensieri. Sapeva cosa dire, sapeva come agire
< no... non puoi attaccarmi, ucciderai anche lei > evidentemente gli stava leggendo l'intenzione di agire. Lestat rise vicino al mio orecchio. Fortunatamente aveva allentato la presa, respiravo un pò meglio. La sua risata sguaiata continuava a ruggire tra quelle quattro mura: < no... nemmeno così puoi: la ucciderei prima che tu possa arrivare a prenderla vedi? Basterebbe una piccola stretta così..... > le sua braccia aumentarono la presa a io aprì la bocca per urlare ma non uscì alcun suono, mi stava stritolando, sentivo il sangue alla testa, poi lasciò la presa < vedi? una piccola stretta e il centro dei tuoi perversi desideri morirebbe. > Laurent digrignava. I pugni stretti. < ma, caro laurent, la cosa più importante sarebbe che se mi uccidessi? saresti il primo a morire? Come potresti spiegare la mia assenza agli altri? MM? come faresti? finiresti bruciato all'istante.. e non vuoi questo vero? quindi... ti consiglio di lasciarla a me... >
Chi erano gli altri?! I mandanti del piano? Fissavo atterrita il viso di Laurent su cui appariva chiaramente il suo combattimento interiore: Se mi avesse avuto per se sarebbe morto ucciso da coloro che volevano i cullen morti. Bastardo. Bastardi tutti!!!! Dovevano marcire nelle fiamme dell'inferno. Dovevano morire lentamente e dolorosamente.
Guardai il viso di Laurent e capii che no...non avevo scampo... Era finita. Edward non mi avrebbe trovata. Il suo pensiero mi colpì come un coltello nel cuore... Se fossi morta in quel momento i miei pensieri sarebbero stati tutti per lui.. uno a uno. Avrei guardato il suo sorriso scintillare nei miei ricordi mentre mi accarezzava dolcemente una guancia. Avrei ricordato il leggero tocco delle sue labbra e i nostri visi vicini. Inebriandomi del suo splendido odore mi sarei annegata nel suo allegro sguardo d'oro attendendo la morte. Non mi interessava più per mano di chi.
Sarei rimasta con lui nella morte, o in qualunque cosa mi aspettasse. Qualunque cosa mi avessero fatto mai avrebbero preso il mio cuore e la mia anima. Quella apparteneva a lui. Mi afflosciai tra le braccia di Lestat attendendo il verdetto. La lama del boia era vicino al mio collo...
non c'era scampo.
Edward... edward... Dovunque tu sia, dovunque io sia, Ti amo. Chiusi gli occhi pensando ai suoi e in quel momento sentii un urlo agghiacciante.

Un dolore lancinante mi esplose nella testa. Tentai di guardare cosa succedeva ma una sostanza calda e vischiosa che mi gocciolava sul viso, me lo impediva. Vedevo tutto rosso. Tutto girava. C'era dolore, tanto dolore insieme a uno stridio sinistro, simile a quello provocato dalle lamiere che sfregano tra loro a trapanarmi i timpani. Sanguinavo copiosamente. Ciò era chiaro dall'odore di ferro e sale che impregnava l'aria e tutto intorno a me sentivo dei rumori assurdi seguiti da ringhi spaventosi. Il pavimento tremava. Con un lembo della maglia mi tolsi il sangue dagli occhi e la scena che mi si parò davanti mi lasciò senza fiato, sbigottita:
Ero in un angolo della mia prigione, per terra. Avevo sbattuto violentemente la fronte perchè mi usciva molto sangue e mi faceva malissimo la testa! Evidentemente mi ci avevano lanciata iniziando a combattere tra loro. Quanti altri colpi poteva subire il mio corpo prime di morire? Ero a pezzi.. se anche solo avessi potuto scappare non sarei riuscita a fare un passo. Mi faceva male ovunque! Ma... poter scappare era veramente ridicolo, considerando la scena che avevo davanti a me: nella stanza non c'erano laurent e lestat! Si, c'erano ANCHE loro ma a lottare come belve inferocite c'erano circa una decina di vampiri. Quindi avevo visto bene. Non eravamo soli! I miei occhi non riuscivano a distinguere tutte le sagome perchè si muovevano troppo velocemente per gli occhi umani: spesso diventavano semplici macchie di colore quando scattavano. Mandavano fendenti a destra e a manca. Uno era a terra, o almeno, il suo corpo c'era. La testa era rotolata chissà dove ma in quel groviglio di corpi non si capiva niente! Cercai di guardare meglio e ciò che compresi mi scioccò ancora di più: in realtà.. combattevano tutti contro Lestat!! La cosa più impressionante era come riuscisse a deviare ogni loro colpo, era solo contro dieci vampiri famelici! Anzi nove visto quello a terra che sicuramente era stato lui stesso a decapire. Era anziano, e molto saggio nel combattimento evidentemente: sapeva sfruttare la lettura del pensiero perfettamente in battaglia. Guardandoli atterrita mi chiesi se anche Edward sapesse difendersi allo stesso modo.. in quel caso forse sarebbe riuscito a trovarmi e portarmi via con se.. Non dovevo crearmi false speranze.
Presi a guardare la scena nella speranza di trovare un varco e arrivare alla porta. Ma la massa di vampiri in lotta occupava tutta la stanza. Il mio angolo era immune per miracolo e per di più, l'unica via d'uscita era bloccata da altri tre vampiri che non si univano al combattimento: erano in dodici, lestat non aveva scampo e nemmeno io. Mi guardai intorno. Vicino ai miei piedi c'erano molte scheggie di pietra. Ne afferrai una particolarmente appuntita. Non sarebbe servita a molto ma avevo un'arma. Si... sapevo che era inutile... Più che altro era rassicurante l'idea di non essere teoricamente inerme. Anche se nella pratica.... Rimanevo una piccola umana davanti a un branco di vampiri.
Uno stridio lancinante riempì l'aria e qualcosa rimbalzò sulla parete dietro di me per cadermi davanti. Era un braccio, grondava sangue dall'estremità strappata, e si muoveva appena. Ritrassi le gambe abbracciandole con le braccia provocandomi una fitta alle costole.
Era di Lestat!!!! Il suo braccio!!Mi venne un conato di vomito nonostante la repulsione per quell'essere malvagio. L'avevano preso. lo stavano smembrando. Mi tappai le orecchie cercando di soffocare gli strilli e i rumori. Poi una voce sovrastò tutti quei terribili suoni:
< portate i pezzi fuori!! Bruciatelo!!! >
< si signore > La porta sbattè e fu silenzio.
Alzai lo sguardo lentamente e incontrai gli occhi rossi dell'unico vampiro che temessi realmente. Colui che non voleva semplicemente uccidermi stava dritto davanti a me con un sorriso beffardo sul volto. Non aveva un capello fuori posto nonostante la lotta. Trattenni il fiato.
Era arrivava la mia ora...
Edward... stai con me.. non mi abbandonare.
Una voce nella mia testa parlò... e seppi che era solo immaginazione ma mi imposi di credere che stesse davvero con me
< amore mio.. mia principessa... non ti abbandonerò mai >
Strinsi la pietra tra le mie mani e decisi che non avrei potuto resistere a quella violenza.
no... amore mio... non mi abbandonare...
Alle mie narici giunse un odore acre... dolciastro... Lestat fuori era morto definitivamente. I suoi resti stavano bruciando.
Strinsi ancora di più la pietra. Una goccia di sangue colò dal polso sano. Presi una boccata d'aria e feci per premere di più sulla carne tenera.
Laurent non avrebbe resistito al mio sangue.
Alice
poi... la vidi:
Bella, aveva deciso di uccidersi, aveva una pietra in mano e guardava il vampiro davanti a se.. LUI!! LAURENT!!
mentre ancora scrutavo nella mia mente il volto di quel bastardo udii un urlo di dolore. Mi ridestai
< NOOOOOOOOOOOOOOOOO BELLA NO!! TI PREGO! NO! NOOOOOOOO >
Edward mi aveva letto nella mente! Era in ginocchio per terra,singhiozzava come un bambino, urlando come se non avesse fiato in gola. Si teneva la testa tra le mani
< AIUTATELAAAAA!!! FATE QUALCOSAAAAAA, PER FAVORE! PER FAVOREEEEE! > Tutti si erano chinati per rialzarlo, ma Jasper e Carlisle erano girati verso di me. Jasper mi scuoteva con forza
< alice!!! alice!!! cosa hai visto!!!! >
Lo guardai e lessi nel suo volto la distruzione del mio sguardo:
< e è Firenze, si sta uccidendo >
Nella stanza calò il silenzio.
Si sentivano solo i singhiozzi disperati di Edward.
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capitolo 25

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Sab Ago 01, 2009 7:03 pm

Capitolo 25-Violenza
Bella
" Strinsi ancora di più la pietra. Una goccia di sangue colò dal polso sano. Presi una boccata d'aria e feci per premere di più sulla carne tenera.
Laurent non avrebbe resistito al mio sangue "

Ero immobile, volevo farla finita... volevo perchè quello che si prospettava nella mia vita era un incubo. Ma tentennavo, con la pietra sporca nella mano e le lacrime agli occhi. E la motivazione era racchiusa in una unica piccola fiammella di speranza che brillava nel mio cuore ormai arido. Baluginava debole, eppure la mia volontà la adorava come una farfalla adora la luce. Ci svolazzava intorno, leggera, codendosi il calore delle visioni che la costituivano:
edward... edward con me nel futuro, felici, sorridenti. Io abbracciata a Alice, Mio padre.. mia madre felici. Tutti insieme.. sempre.. per sempre...
Danzavo attorno a queste speranze godendone le gioie. E la mia mente macchinava, velocissima, in quegli attimi che sarebbero stati fatali per la mia vita. Pensavo... sognavo...Se fosse stato possibile? se Edward fosse arrivato in tempo a sgozzare quella bestia? E piano piano.. orribili pensieri, come tarli si insinuarono nella mia mente: se Laurent avesse abusato di me senza uccidermi??? Sarei stata capace di combattere? Sarei riuscita a sopportare il dolore, i ricordi, in un futuro in cui edward sarebbe stato con me?
Le immagini della mia speranza divennero sempre più nitide. La farfalla si stava avvicinando pericolosamente alla luce...
Ma si sa cosa accade quando le leggere ali sfiorano il calore... Si bruciano, in una piccola scintilla.. e la farfalla.. rovina al suolo.. Morta...
La fiammella di speranza si spense quando senti un urlo e un dolore alla guancia:
< SEI UNA STUPIDA!!!! COSA CREDEVI DI FARE!?! NON PUOI MORIRE! NON MORIRAI SE NON PER MANO MIA! QUANDO IO LO DECIDERO'! SEI MIA ISABELLA! MIA! E NELLE MIE MANI E' LA TUA INSULSA VITA!!!! > Le stupende immagini di speranza che affollavamo la mia mente scomparvero in un istante lasciando posto al viso di Laurent contratto dalla rabbia. Nonostante la smorfia era comunque bello... Assurdo. Il vampiro teneva ancora la mano alzata, mi aveva tirato un ceffone sulla guancia che mi bruciava e sbraitava come un ossesso a pochi centimetri dal mio viso, eppure non mi sconvolse. Ero impassibile. Lo guardavo negli occhi, e nel malvagio vermiglio trovai la forza di fare ciò che dovevo. La decisione del mio futuro divenne chiara.
Doveva finire lì! Basta! Non c'era futuro per me. solo morte e dolore.. e la mia vita.. non era nelle sue mani! Mai lo sarebbe stata!!! Io ero la padrona della mia vita!! Trassi un profondo respiro.. uno degli ultimi.
Andai per premere la pietra, con violenza cotro la vena per lacerarla ma... la pietra non era più tra le mie mani.
< noooooooooooooooooooooooo > il mio urlo giunse disperato perfino alle mie orecchie
< VOLEVI UCCIDERTI!? E PENSI CHE TE L'AVREI PERMESSO!? NON TI SEI NEANCHE ACCORTA CHE TI HO TOLTO LA PIETRA DALLA MANO! COME SOLO PUOI PENSARE DI RIUSCIRE A SCAMPARE A ME EH?! COME?! >
Scoppiai in un pianto amaro. Laurent era accovacciato davanti a me, in equilibrio sulle pute dei piedi, le mani sulle ginocchia, il viso leggermente inclinato in una espressione curiosa. No... tutto ma non quello che voleva lui.
< UCCIDIMI!!!! UCCIDIMI ORAAAAAA > glielo urlai afferrandogli le spalle!! gli avrei reso la sua impresa impossibile. Non avrebbe retto nemmeno al poco sangue che avevo addosso!
< bevi da me! lo so che ti tenta! bevi!!! > Parlavo singhiozzando. Le avrei tentate tutte. Avvicinai pericolosamente il collo in parte insanguinato davanti alla sua bocca e lo senti grugnire
< hai un odore.... un odore.... > Tentennava. Avevo smesso di sentire il suo fiato sul collo. Aveva cessato di respirare.. Male...
< è dissetante vero? sa di fresia.. e fiori.. sbaglio? > Mi ricordavo perfettamente le mille volte che edward me l'aveva detto. Al suo pensiero mi venne un conato di vomito che repressi. Non l'avrei più visto. Sarei morta li per sfuggire a un destino mille volte peggiore della morte.. Empasse... chissà cosa accadrà.. ma quel pensiero fu interrotto dalle parole di Laurent
< si.. odori di fiori, incantevole.. il tuo sangue mi tenta bambina > rabbrividii a quell'aggettivo < ma il tuo corpo... oh... > posò le mani sui miei fianchi < il tuo corpo scommetto che è un piacere ineguagliabile >
no no no.. voltai il viso ancora di più mettendo a nudo la vena sul collo al cuo interno il sangue pulsava frenetico. Il mio cuore pareva impazzito, era ironico come negli ultimi momenti della sua vita si impegnasse cosi tanto.. probabilmente voleva sfruttare tutta la forza che ancora aveva...
Mi senti alzare da terra e cadere bruscamente su qualcosa di morbido e cigolante. il letto. NO IL LETTO NO!!!! Sentii il peso del vampiro su di me. Cercai di scostarlo con le mani ma pareva roccia. Tenevo le labbra serrate se no avrei vomitato. Non resistevo più a quell'orrore. Il mio corpo non lo reggeva.. quando sarebbe finito?
Le mani con cui lo spingevo vennero spostate bruscamente.. strette tra le sue. Il polso mi faceva troppo male, la fasciatura si era spostata. Sentii degli urli. ero cosi scioccata che non mi accorsi che in realtà ero io a urlare. Urlavo e mi dimenavo impazzita e lui rideva e mi diceva di stare zitta, perchè sarebbe stato meglio, più facile. COSA!!! COSA SAREBBE STATO PIù FACILE!! ESSERE VIOLATA IN SILENZIO!?! O CHE?! Ero all'inferno. Era tutto troppo terribile per poter appartenere alla realtà. Ero scossa da fremiti. Mi alzò le braccia sopra la testa.
Aprì gli occhi, terrorizzata da ciò che avrei visto.
E lui mi guardava fisso. con uno sguardo famelico. Gli occhi non più rossi ma neri come la pece. Due profondi buchi senza un barlume di luce, leggermente venati da striature rossastre erano immobili su di me. Le palpebre non si chiudevano mai. Erano spaventosi. Voltai il capo. Non sopportavo quella vista e senti qualcosa di gelido e rasposo passare sul collo.
Era umido, era la sua lingua.
< oh... il tuo sangue è... > mi diede dei baci sul collo < il tuo sangue.. sulla tua pelle e un afrodisiaco potente sai piccola > Lo disse con voce roca, mi fece salire brividi di ribrezzo. Gli sputai in viso e lo centrai con soddisfazione.
< BASTARDO SCHIFOSO!!! TU NON SARESTI MAI DOVUTO VENIRE AL MONDO!!! sei l'essere più spregevole che esista sulla faccia della terra, mi fai schifo!!!! > rise sguaiatamente
< dillo a coloro che 320 anni fa mi concepirono, e dillo anche a chi 300 anni fa decise di mordermi e lasciarmi a questa tortura! tu sarai il premio per tutti gli anni che ho passato qui, certo... non basterà... sarà per questo che alla fine di tutto berrò il tuo sangue... oppure... >
mi sfiorò la pancia alzandomi la maglia fino ad arrivare all'orlo del reggiseno, piangevo disperata cercando di liberare la braccia ma erano bloccate come le gambe, ferme sotto le sue pesanti come due macigni. < oppure potrei tenerti con me, legata... a soddisfarmi >
Mi fermai di dibattermi... Quindi era questo che voleva... ma avrei trovato il modo di uccidermi. E se mi avesse tenuta in vita, edward prima o poi mi avrebbe trovata... Ma tra i due destini, forse.. preferivo morire.
< cos'è? non combatti più? oh.. ma non è divertente cosi, forse dovrei andare più avanti... > la sua mano mi strappò via la cinta dei jeans e ruppe il primo bottone
< noooooooo nooooooooo non farlo noooooooo farò tutto quello che vuoi ma non questo! non questo!!! >
Mi ritrovai di nuovo sospesa in aria e poi scaraventata vicino al muro. La testa subì il contraccolpo dell'urto. Altro dolore. Avevo i piedi che penzolavano nel vuoto e oscillavano. I talloni sbattevano continuamente alla parete perchè Laurent mi ci teneva premuta contro. Il suo bacino gelido a contatto con mio era la cosa più vomitevole che potessi concepire.. e il suo odore mi dava la nausea. Cercavo di spostarmi per evitare che le sue labbra venissero a contatto con le mie. Aveva una mano vicino alla cinta dei pantaloni, infilata tra il tessuno e il mio fianco. Mi dava i brividi.
< shh shhh bella.. non fare cosi... cediti a me > NO NO. La sua voce untuosa mi soffiava vicino all'orecchio
< maiiiiiii > piangevo convulsamente. Sentii le sue labbra piene sulle mie. FREDDE FREDDE.. AVEVO FREDDO. lO VOLEVO LONTANO DA ME! LONTANO!! Non reggevo più il senso di repulsione. Cercavo di spostare la testa ma non ci riuscivo, era tutto inutile.. Perchè!! Perchè non finiva tutto!! Sentii un colpo forte alla porta e le sue labbra si allontanarono dalle mie, respirai profondamente, scossa dai singhiozzi che mi provocavano un dolore terribile al busto.
< LAURENT! DEVI VENIRE! > Una nuova voce sconosciuta proruppe nell'ambiente ostile in cui ero rinchisa.
< NON ORA! > Mi teneva ancora sospesa in aria.. una mano era stretta al mio collo a dimezzarmi l'aria. Stavo per andare in iperventilazione. Lo spinsi con la mano dolorante provocandomi solo altra sofferenza
< è UN'EMERGENZA!!! > aprii gli occhi e mi voltai. Un vampiro era fermo sulla porta, gli occhi rossi, mi fissava famelico. Era chiaramente combattuto dalla mia presenza, avido del mio sangue. Forse era un neonato... Le parole di laurent furono un sibilo minaccioso
< forse non è chiaro qui chi dà gli ordini. Non vedi che mi sto intrattenendo con l'umana!? > un ringhio emerse dal petto del vampiro sulla porta.
< non sarei venuto se non me l'avessero ordinato. sai bene che non comandi tu qui! sarò alle tue dipendenze.. ma tu lo sei a quelle di altri, non dimenticare > Lo sguardo malvagio negli occhi del mostro che mi teneva stretto si raggelò:
< cosa vogliono? > In quel momento altri due vampiri arrivarono.
< MUOVETEVI!!! DOBBIAMO ANDARE > Laurent mi lasciò improvvisamente. e caddi rovinosamente sul pavimento, avevo la schiena ancora poggiata al muro, ma stavo in ginocchio. Laurent si abbassò e mi alzò il viso con la mano. Mi rifiutavo di guardarlo negli occhi così strinse forte il mento tra pollice e indice. Gemetti:
< mi dispiace dolcezza.. ma dobbiamo rimandare a dopo >
< TI AUGURO DI MORIRE, BASTARDO!! > glielo sputai in viso con rabbia e mi giunse un ceffone.
< la prossima volta che ti rivedrò sarai all'inferno con me Isabella, è una promessa >
< LAURENT! CHIAMANO! > I tre vampiri sull'uscio erano visibilmente agitati. Anche il tono delle loro voci tradiva l'emozione.
< LO SENTO!! andiamo >
I vampiri si volatilizzarono sbattendo la porta cosi forte che mille granelli di polvere caddero dalla parete su cui si era chiusa. Mi inclinai in avanti poggiando le mani per terra. Nei palmi si conficcarono tante pietroline. I capelli mi ricaddero sul viso. Avevo la fronte imperlata di sudore e quelli vi si attaccarono. La lotta mi aveva lasciata senza forza. Mi sciolsi in un pianto disperato e liberatorio. La costola mi faceva malissimo. Respiravo affannosamente per il panico, l'angoscia e il terrore provocati dalla situazione . Ancora una volta ero riuscita a scampare all'orribile destino che si prospettava. Rimasi appoggiata al muro. Avevo trovato una pietra vicino a me e me la rigiravo tra le mani senza accorgermi della fitta al polso, incerta sul da farsi. La testa mi pulsava dolorosamente come se soffrisse nel riflettere su quelle atrocità. Di certo il futuro non volevo che fosse come Laurent me l'aveva mostrato. Ma non riuscivo a decidermi a farla finita. Avevo il viso dei miei familiari e di Edward davanti agli occhi. E non potevo.. non potevo non abbracciarli più. Questa idea era legata a una sofferenza che non volevo vivere. Gettai la pietra via. Rimbalzò con un tonfo ai piedi del letto. Osservai la spessa porta dalle vernice scrostata.
Perchè Laurent era dovuto fuggire via?! Non mi desiderava più di ogni cosa?! Cosa stava accadendo? e chi erano coloro per cui lavorava!? Per tutto il tempo che rimasi lì ferma sentii delle urla fortissime attorno alla stanza. Le parole erano velocissime e non le riuscii a distinguerle tra loro. Tipico dei vampiri. Ma appartenevano a molte persone. C'erano porte che sbattevano, forti rumori, ringhi spaventosi. Era stranissimo. I vampiri erano delicati in ogni movimento. In casa Cullen c'era il massimo silenzio. Il ricordo fece scendere una lacrima. I vampiri non facevano tutta quella confusione. Perchè allora c'era quel baccano? Erano nervosi.. chiamaramente stava succedendo qualcosa di grave! L'avevo visto negli occhi dei tre vampiri che erano irrotti nella stanza. Sperai vivamente che qualunque cosa stesse arrivando li avesse ben presto trucidati.
Intanto gli equilibri all'interno del "branco" erano diventati tesi. Questo era certo. Lestat era stato brutalmente ucciso. Doveva essere sicuramente un membro importante se era stato incaricato di venirmi a rapire. Era anziano, aveva grandissimi poteri. Rivestiva un ruolo importante nel piano, e anche i mandanti di ciò che stava accadendo dovevano averlo di buon occhio. A quanto aveva detto Lestat stesso, gli era stata promessa una ingente ricompensa! I capi, chiunque fossero, non dovevano essere contenti della sua morte. Forse quella era la causa del trambusto. Avevano scoperto la morte del loro prezioso alleato e si volevano vendicare. Magari li avrebbero uccisi tutti!!!
Persa in questi pensieri non mi accorsi che le urla fuori dalla mia porta erano cessate. C'era un silenzio irreale. A malapena sentivo con i miei occhi umani il battito forsennato del mio cuore. Mi alzai dolorosamente in piedi e accostai l'orecchio alla porta per udire meglio ciò che accadeva fuori. Smisi di respirare cosi da percepire anche il minimo soffio di un respiro che indicava la presenza di una guardia appensa fuori.. Ma.. come mi appoggiai al legno consunto.. quella si spalancò. Fuori, nessuno....
Avevano dimenticato la porta aperta!!!!
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capitolo 26

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Sab Ago 01, 2009 7:11 pm

Capitolo 26-Bella attira disgrazie
Bella
La porta si spalancò con un cigolio sinistro: io mi drizzai, nonostante il dolore alla costola, e rimasi qualche secondo immobile, impalata, a addocchiare dubbiosa un vecchio muro consunto che faceva da sfondo alla mia libertà.
Come era lontanamente possibile che la porta fosse aperta? L'unica motivazione plausibile era che se la fossero dimenticata.
Anche se, i vampiri non dovrebbero mai dimenticare! Sono capaci di pensare contemporaneamente a più cose. Forse..

Forse, pensai, la situazione in cui si erano venuti a trovare e che aveva coinvolto Laurent, era davvero grave da permettergli questa terribile negligenza.
Dopo tutto, io gli servivo, e nel momento in cui non gli fossi più stata utile sarei diventata il giocattolo della bestia che aveva appena lasciato la mia prigione.
Al pensiero allontanai le mani dal mio corpo, mi sentivo sporca. La mia pelle era stata marchiata a fuoco. Come avrei cancellato quelle cicatrici? Per ora non era un mio problema. Dovevo pensare a cosa fare!

Stavo ancora lì ferma, a osservare la parete fuori dalla stanza. Immobile e dolorante.

Sarei scappata! Nonostante il corpo tumefatto e i dolori ovunque sarei fuggita da lì, ma sarei stata lenta,estremamente lenta. C'era un dubbio però che ancorava i miei piedi al suolo quasi portassi delle scarpe piene di piombo: se i vampiri fossero stati ancora li fuori? Attesi qualche minuto in ascolto di un qualsiasi rumore ma quello non venne.
Era tutto muto, irrealmente silenzioso, il che non era assurdo per i vampiri. Magari ce n'era uno appena dietro l'angolo che non respirava per evitare di essere tantato dal mio sangue.

Cosa ne potevo sapere?!

Riflettei cercando la massima lucidità. E scelsi: avevo una possibilità, l'avrei presa al volo, sfruttandola bene, evitando stupidaggini. Dovevo essera cauta. Tanto, se mi avessero catturata ancora, sarei tornata nella stanza. Peggio di così non poteva andare.
Nel momento in cui feci un passo avanti, forte della mia decisione, sentii una voce e mi immobilizzai. MALEDIZIONE!! Erano lì fuori! Smisi di respirare per cercare di capire cosa dicessero. Parlavamo velocemente, le voci erano concitate, agitate.
Ma l'accento era strano, non ci avevo fatto caso fino a quel momento. Dopo tutto, avevo avuto a che fare solo con Laurent e Lestat. Il loro inglese aveva una forte cadenza straniera, forse.. italiana? Colsi qualche sprazzo del loro discorso:

< Lex dobbiamo andare anche noi!! >
< Ma sei folle!? Ti è stato espressamente ordinato? e l'umana! Non possiamo lasciarla qua, se le succedesse qualcosa Laurent ci farebbe fuori!! > AH! Parlavano di me!
< SEI UN IDIOTA! E' una umana! Hai presente la forza degli umani!? Dove credi che possa andare?! Siamo rimasti solo noi due qua dentro! Ci dobbiamo sbrigare > LORO DUE, LORO DUE! SOLO LORO! Iniziai a pregare mentalmente che andassero via senza venire a controllare. Strinsi forte gli occhi, il viso stretto in una smorfia di supplica. Senti un ringhio sommesso.
< Non provare mai più a darmi dell'idiota, chiaro? Altrimenti la paghi cara! E cosa ti avrebbero detto sentiamo!? Chi ti ha chiamato?> Altro ringhio.
< Vedi di stare calmo, qua dentro siamo nella stessa situazione. Comunque non lo so! hanno detto solo di spostarci e creare un fronte più a sud, e di andare TUTTI! > aveva sottolineato l'ultima parola < E NON ME NE FREGA NIENTE CHE LAURENT HA DETTO DI RIMANERE A CONTROLLARLA ok?! Questi ordini sono superiori.. superiori anche a lui, lo sai bene. Se prova a dire qualcosa gliela facciamo pagare. Ma se non ci muoviamo da qui e gli altri vengono a sapere che abbiamo disobbedito agli ordini, finiamo al rogo all'istante! >

ti prego ti prego! fà che vadano via! Non sapevo nemmeno a chi mi stavo appellando, ma lo desiderai con tutta me stessa, come se i miei pensieri potessero influire sulla realtà.

< Umh, vado a controllarla e andiamo anche noi.. > mi irrigidii. smisi di respirare e spalancai gli occhi maledicendo il mio cuore che batteva all'impazzata. NO PERCHE'! ERO A UN PASSO DALLA LIBERTA!! perchè perchè stava andando tutto in fumo! Gli occhi presero a bruciare. Stavo per piangere. Se avessi chiuso la porta mi avrebbero sentita e addio fuga!
< Ma che controlli a fare?!?! Gli altri saranno già arrivati, dobbiamo sbrigarci! >
< Ok ok! VA BENE.. ANDIAMO. poi che me ne frega di quella lì, è un'esca e serve ai giochini di Laurent >
< Infatti..> Giunse fino a me una grassa risata < Ha solo un odore invitante.. peccato non potercela dividere> Rabbrividii. Almeno l'ossessione di Laurent per me non gli permetteva di farmi diventare il loro cibo. Ma non gli fui grata. Udii altre risate allontanarsi e poi...

tacito silenzio.

Rimasi in attesa qualche minuto, ma di presenze non se ne scorgevano. Il loro discorso era chiaro. Ero sola, la porta era aperta, ERO LIBERA! LIBERA! sempre se fossi riuscita a uscire da quel luogo, si intende. E non era da poco visto che a pensarci bene, non avevo alcuna idea su dove mi trovassi.
Presi un grosso respiro, era giunto il momento di farsi forza! dai Bella! ce la puoi fare.
Sgattaiolai fuori lentamente. Cercavo di moderare la respirazione ma il mio battito cardiaco non la voleva sapere di decellerare. Il cuore era come impazzito, strimpellava nella mia cassa toracica come un folle.

Trecento battiti per ogni respiro, mille battiti ogni passo. Tum tum tum.

Percorsi lentamente un lungo corridoio mal illuminato. C'era solo una lampadina nuda che pendeva nel mezzo creando un cono di luce intermittente. A rendere la scena ancora più tetra era lo stridio sinistro della lampadina che si accendeva e spegneva. Sembrava uno di quei vecchi film horror. E io non li sopportavo! Scacciai quel pensiero e passai avanti sperando che la luce non si spegnesse totalmente lasciandomi nel buio. Probabilmente in quel caso mi sarei seduta per terra e messa a piangere.

Intanto i miei passi rimbombavano come colpi di fucile tra le strette pareti sporche. Strinsi i denti evitando di gemere per il dolore che mi provocava ogni singolo movimento.
Giunsi a un angolo e mi fermai. Al rumore dei miei piedi si sostituì quello del mio cuore. Sbirciai lentamente. C'era un'ampia stanza vuota con un solo divano in pelle consunto simile alla poltrona della mia prigione. Un vecchio televisore stava poggiato su un tavolo malconcio insieme a qualche giornale. La camera era vuota.

Girai velocemente l'angolo maledicendomi per aver schiacciato la carcassa di un topo: avevo fatto un balzo non indifferente a causa dello scricchiolio delle fragili ossa che si spezzavano. Osservai meglio la stanza. Nessuna finestra. Eravamo realmente sottoterra allora!

Infondo sulla sinistra c'era una scala a chiocciola di ferro, nera. Mi ci avvicinai cautamente e urtai contro il tavolino con lo stinco. Mi morsi la lingua evitando di urlare per l'ulteriore dolore. Osservai bene le riviste che c'erano sopra e mi accorsi di non riuscire a comprendere cosa ci fosse scritto. Che lingua era? uhm il prezzo era in euro. Ero in Europa quindi! ok. ma in quale stato? Forse era italiano, Italia! Si l'accento dei vampiri aveva quella cadenza. Come avrei fatto a chiedere aiuto una volta scappata?
Cacciai indietro i cattivi pensieri e mi diressi verso la scala. In qualche modo mi sarei arrangiata. Ogni gradino che salivo, faceva tremare vigorosamente l'esile struttura di ferro dando l'idea che sarebbe crollata da un momento all'altro. La salii tutta più in fretta che potei, per quanto il mio corpo martoriato me lo permetteva, sperando che non cadesse giù sotto i miei piedi. Fortunatamente non avvenne. Mi ritrovai in un'ampia stanza piena di calcinacci. L'aria era più leggera. Respirai a pieni polmoni. AHI! La costola mi faceva malissimo!
I muri mettevano a nudo i mattoni giallini. L'intonaco era rimasto in pochi punti. Le finestre erano rotte e da fuori si vedevano chiaramente le impalcature dei muratori, ma di loro nessuna traccia. La casa, o quello che era, pareva abbandonata. Esultai! Evitavo di pensare ai mille dolori che avevo addosso ma ad ogni passo quelli si acuivano. Perfino i respiri mi facevano gemere. Probabilmente la costola era proprio rotta, non incrinata. Guardai la porta, che giaceva sul pavimento pieno di polvere e improvvisamente ebbi paura: ero in un'area aperta.

C'era solo qualche albero in lontananza. Se fossi uscita, qualunque vampiro mi avrebbe vista nell'arco di uno, forse due chilometri! Presi a tremare, ma dovevo fare qualcosa. Il cielo era coperto da uno spesso strato di nuvole dai colori accesi: padroneggiavano il rosa, il lilla e il blu. Quest'ultimo mi preoccupò. Era il crepuscolo. E la notte era più vicina di quanto pensassi. Dovevo sbrigarmi a giungere in un centro abitato prima che non fossi più riuscita a vedere niente. La zona era isolata, niente lampioni. In quelle condizioni sarei stata una preda estremamente facile.
Uscii piano e una brezza mi accarezzò il viso dandomi la forza. Raggiungevo la libertà! Raggiungevo il mio amore e la mia vita!
Ero riuscita a uscire ed ero pressochè indenne! Ora avevo bisogno di un telefono per rintracciare Edward e lui sarebbe venuto da me. Il cuore mi si riempì di gioia e le lacrime debordarono per scendere sulle guance. Respirare finalmente l'aria.

Pensare che avevo una reale possibilità di non morire dentro quella buia prigione era cio che di meglio potevo chiedere. Fermai la mia fantasia. Non dovevo aspirare a qualcosa di più. Se non fossa accaduto ciò che speravo, ero certa ,quella volta ne sarei morta.
Scivolando vicino al muro della casa analizzai bene il paesaggio. C'era una lunga strada che si diramava per la campagna. Era stretta, ci passavano a malapena due macchine. Ma come le facevano le strade in Italia? C'erano un cartello insieme a tanti altri che non avevo idea cosa indicassero che citava:

"Firenze 20 km". Ok, non avevo idea di dove fosse situata quella città nel paese. Ma 20 km erano tanti! Sarebbe diventata notte fonda finchè l'avessi raggiunta. Però avrei trovato delle case di certo nella periferia! Quella cifra indicava il centro no? Mi incamminai in quella direzione raccimolando ogni forza che potevo trovare e era una bella impresa. Mi faceva male tutto. Avevo la gola arsa e addosso solo una camicetta mezza strappata. Con la notte stava scendendo anche il freddo. La strada era tetra, faceva terribilmente paura. Si vedevano solo distese di campi che coloravano le colline, a separarli breve file di alberi.
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continuazione capitolo 26

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Sab Ago 01, 2009 7:12 pm

Camminai forse per un'ora. Il viola era quasi scomparso dal cielo lasciando il posto a un blu brillante, preludio della notte fonda. La strada, già da un pò aveva preso a salire, e di case nessuna traccia. Non era passata nessuna macchina. Il nulla! Ma come era possibile? Ero davvero terrorizzata! Che potevo fare? Era tutto desolato! Solo campi! Campi! Non una fontana, non un telefono, niente di niente! Avevo incontrato qualche costruzione in legno piena di attrezzi, non c'era anima viva, e fortunatamente.. nemmeno morta. Avevo perso molto sangue e le forze stavano venendo meno. Gli occhi erano pesanti. Ma cercai di farmi forza. Pensai a Edward, a quanto l'amavo. Lasciai l'immaginazione a briglia sciolta evitando cio che mi ero ripromessa. Avevo bisogno di energia. Avevo bisogno di dimenticare l'orrore della realtà. Improvvisamente il vento si alzò. O fu solo una mia impressione? Il sudore sul collo si era ghiacciato. I miei pensieri mi abbandonarono insieme alle ultime forse. Mi trascinai sul ciglio della strada dove c'era un albero solitario e vi poggiai la schiena. Avevo il respiro pesante. Il dolore ogni volta che inspiravo era atroce. Avevo una strana sensazione addosso. Come se ci fosse qualcuno che mi osservava. Mi alzai di scatto scrutando l'orizzonte ma la luce era andata quasi tutta via. Era una notte senza luna, senza stelle e non riuscivo a vedere niente. Acuii lo sguardo con scarsi risultati perchè non vidi alcun movimento. La paura mi stava facendo brutti scherzi?.
< tranquilla, tranquilla, non è niente! > lo dissi ad alta voce per convincere me stessa. Poi sentii un soffio vicino all'orecchio:
< oh.. ma io non direi... >
Di scatto mi voltai e il respiro mi si mozzò:
Accadde tutto velocemente. Un paio di fari emersero dal buio illuminando la maestosa figura che avevo davanti.
L'incubo che mi aveva perseguitata per mesi era lì. Ed ero perfettamente sveglia.
Una massa di capelli rosso fuoco le si aggrovigliava attorno allo splendido viso contratto in una smorfia. Gli occhi neri, cerchiati da profonde occhiaie scure, lampeggiavano furiosi. Un ghigno le sconvolgeva le labbra facendo scintillare i denti affilati come rasoi.
Victoria, victoria li. no!! Urlai spingendomi al centro della strada e la macchina inchiodò. Chiunque fosse mi avrebbe aiutata. Non ero sola!
Lei mi raggiunse in un istante perchè sentii qualcosa di freddo e duro stringermi i polsi. Urlai dal dolore. E sarebbe stato cosi per ogni parte del mio corpo che avesse toccato .
< Ti ho trovata finalmente! > Victoria aveva uno sguardo da folle, un misto tra estasiato e assassino.
Non potevo credere che fossi riuscita a scappare da Laurent per trovarmi tra le sue grinfie! Edward aveva ragione! Io attiravo disgrazie!
< Vi..ctoria > lo dissi cercando di non far tremare la voce
< Mi fa piacere che tu ti ricordi di me > Sentii una portiera sbattere e una voce maschile. Parlava una lingua che non conoscevo, sembrava irritato. Non aveva capito cosa stava succedendo
Distolsi lo sguardo da quegli occhi neri per puntarlo sul proprietario della voce. Era un ometto basso, un pò tarchiato. E era anche arrabbiato. Il mio sguardo implorante lo distrasse dal suo monologo nervoso e lo vidi osservare la scena e aprire la bocca a formare una "O" silenziosa come se avesse capito la situazione. Disse qualcos'altro, con più calma, avvicinandosi. Cosi io urlai, lo dissi in inglese, non conoscevo una parola di italiano tranne il mio nome, sperai che conoscesse la lingua:
< CHIAMI LA POLIZIA! POLIZIA! AIUTO! > non pareva aver capito, perchè si avvicinò con le mani alzate, come a volerci dividere e Victoria si voltò verso di lui. Gli parlò in italiano perchè l'uomo sbarrò gli occhi e la sua espressione mutò in una di terrore. Iniziò a arretrare. Tentai il tutto per tutto e urlai di nuovo:
< POLIZIA! VELOCE! > Lui fece uno scatto e rientrò in macchina. Sentii victoria sbuffare quando lo vide chiudere le sicure e prendere il cellulare. No pazzo! doveva andare via! Lo urlai ancora:
< SCAPPA!!! > l'avrebbe ucciso, glielo leggevo negli occhi famelici. Mi trovai sbattuta contro l'albero che tremò. Ma vidi chiaramente Victioria scattare verso la macchina e sdradicare la portiera. Lo sguardo atterrito dell'uomo che lasciava cadere il cellulare mi sarebbe rimasto impresso nella mente per tutta la vita. Lei gli piegò la testa di lato e a quel punto mi alzai dolorosamente lacerandomi la pelle quando usai l'albero come leva: non volevo vedere cosa accadeva, non l'avevo mai visto, e mai avrei voluto.
Cercai di fuggire ma sapevo che sarebbe stato inutile. Un passo dopo l'altro mi allontanai delle urla dell'uomo in agonia:
In pochi secondi Victoria sarebbe venuta da me.
Edward, amore mio dove sei? Presi a piangere e il respiro si fece più pesante. Avevo gli occhi inondati. Vedevo confusamente la strada, l'erba, il buio.

L'uomo non urlava più.

Attesi qualche attimo e caddi al suolo a pancia in giù. Mani fredde mi voltarono. E incontrai il suo sorriso estasiato.
< Pensavi di riuscira a scappare da me? Ma non è cosi semplice, non lo sai? Mi servi. Quell'idiota incapace ha permesso che fuggissi, la pagherà cara per questo. > Rise forte < Lui è solo una semplice pedina, gli avevamo promesso che avrebbe potuto abusare di te come ricompensa. Ci è riuscito? > Voltai il viso e il ricordo delle sue mani su di me rese minore lo shock di comprendere che in realtà c'entrava anche Victoria con il mio rapimento. Mi strinse la mandibola tra le mani constringendomi a guardarla.
< Oooh sii! _Ci è riuscito! Com'è? Stai soffrendo? Piccola umana.. > disse con finta dolcezza < ...O magari, ti è anche piaciuto.. Hai pensato ci fosse Edward al suo posto in quel momento vero? Magari lui si stava sbattendo qualcun'altra... > Un moto di rabbia mi infiammò:
< NON CI E' RIUSCITO E MAI ACCADRA'! E EDWARD MI AMA! HA FATTO A PEZZI IL TUO SCHIFOSO COMPAGNO PER PROTEGGERMI >
Victoria digrignò i denti. Sapevo che sarei morta da lì a poco, ma l'avrei fatta soffrire almeno un centesimo di quanto ero stata male io:
< JAMES TE LO RICORDI? IO HO SENTITO LE SUE URLA MENTRE LO SGOZZAVANO, CHIEDEVA PIETA' E.. > non potei continuare perchè un dolore lancinante mi occupò la mente. Avevo la guancia in fiamme e il collo dolorante. Uno schiaffo? Perchè ero ancora cosciente? Avrei dovuto avere il collo spezzato!
< Ragazzina.. > Victoria mi sibilò a un centimentro dall'orecchio < Tutto questo è per fargliela pagare. A tutti i cullen. Compagna per compagno. Mi pare un'equa vendetta. Ma fortunatamente è stato tutto molto più facile di quanto pensassi. La famiglia del tuo adorato vampiro non va a genio a molte persone. Mi hanno aiutata tanto sai? Mi hanno procurato un pò di aiutanti. Ora io ho te. Loro hanno i Cullen. Siamo tutti contenti! >
Rise e io la guardai scioccata.
< Chi? > Parve pensierosa:
< Non dovrei dirtelo, ma morirai tra poco quindi dubito che l'informazione possa creare problemi. Ma sai, c'è un gruppeto italiano di vampiri a cui i Cullen non piacciono proprio > avvicinò ancora le labbra al mio orecchio e sussurrò:
< Tra poco berrò il tuo sangue e nello stesso istante ogni adorato membro della tua famiglia preferita verrà fatto a pezzi e bruciato > sussultai < tranne edward ovviamente.. lui incatenato vedrà il tuo corpo esanime perdere le ultime gocce di sangue, senza poter fare niente.. così, la mia vendetta, sarà compiuta! >
Guardai quegli occhi neri mentre la sua risata malvagia eccheggiava nell'aria e non potei che crederle.
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capitolo 27

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Sab Ago 01, 2009 7:17 pm

Capitolo 27(non ha titolo)
Bella
" Guardai quegli occhi neri mentre la sua risata malvagia eccheggiava nell'aria e non potei che crederle. "
Avevo resistito fino a quel momento, ero stata forte. Non ero crollata davanti al rapimento, alla solitudine, alla paura folle di non sapere con chi avevo a che fare, al terrore nell'attesa di Laurent che sarebbe venuto a violentarmi, alla fuga, alla notte, al buio. Avevo attraversato tutte queste cose coraggiosamente. Avevo dimostrato di essere forte. Avevo stretto i denti e mi ero aggrappata prepotentemente ai miei sogni: ogni volta che la paura diventava troppa e ogni volta che il cuore impazziva nel mio petto, chiudevo la mia mente a tutto e sognavo che sarei tornata fra le sue braccia.
Solo così ero riuscita a sopravvivere all'orrore, alla sofferenza, e al dolore che insieme a tutte le sue cause mi attanagliava mente e corpo. Ogni schiaffo, ogni colpo, ogni ferita che mi era stata inflitta nei giorni di prigionia era il prezzo che pagavo per il mio futuro con lui. Ne ero cosciente. Ma quest'ultima notizia, era peggiore di ogni terribile tortura subita. Avrei voluto urlare: "strappami gli occhi e risparmia loro! " Ma ero certa che non sarebbe servito a nulla. Glielo leggevo nella perversa gioia che brillava nell'oscurità del suo sguardo.
A chè continuare a vivere se vivere significava sacrificare ciò che amavo?
A chè continuare a resistere a quell'inferno se non c'erano gioie future a cui aggrapparsi?
Dove avrei trovato la forza di resistere a un'altra ferita inferta? Perchè avrei dovuto soffocare le urle mentre Victoria mi stava incidendo il fianco già martoriato con un'unghia?
E se pure avessi resistito, avrei incontrato la morte davanti agli occhi di Edward, cosciente che Alice, Jasper, Rose, Emmett, Esme e Carlisle non esistevano più.
Niente più sorrisi, abbracci, giornate felici. Niente. Ciò che mi attendeva era dolore eterno.
< Uccidimi victoria. uccidimi ora > Aprii gli occhi per incontrare i suoi quando glielo sussurrai con un filo di voce. Mi era rimasta solo quella.
Un barlume di dubbio le attraversò il volto.
< e perchè mai dovrei tesoro? > la sua mano mi accarezzò falsamente il volto. < Risparmiarti il dolore non è tra i miei piani, ma soprattutto desidero ardentemente vedere la morte negli occhi del tuo Edward mentre ti ucciderò! > Rise sguaiatamente davanti alla morte nei miei di occhi.
< non mi fare quello sguardo! > poi la stupida dolcezza della sua voce si tramutò in un sibilo < non mi pare che i Cullen si siano fatti scrupoli mentre facevano a pezzi il mio James. Hai idea di quanto l'amassi? Hai una lontana idea di cosa significhi vivere la propria esistenza senza colui che si ama sapendo che chi l'ha ucciso è in vita, eh? > Lo sapevo.. certo che lo sapevo. E non c'era dolore peggiore. Lei sarebbe vissuta in eterno. Cercai di immaginare come sarebbe stato vivere in eterno senza Edward. Solo il pensiero mi dilaniava. Sillabai un lento < lo so > lei parve udirno.
< NON SAI NIENTEEE! > fu un urlo che lacerò il silenzio della campagna addormentata < quel bastardo del tuo ragazzo ti ha lasciata per qualche mese e non ti sei disturbata a capire perchè! James invece non c'è più! Non c'è! E niente lo potrà riportare indietro perchè dei bastardi l'hanno ucciso!! e moriranno! Moriranno nel modo più doloroso possibile! E dopo forse.. chiederò io stessa di essere uccisa. Perchè niente avrebbe più senso.. >
La guardai negli occhi e per un misero attimo provai pena per lei. Ma il ricordo del viso di quell'animale, che mi torturava raccontandomi l'orrore della vita di Alice, fece fuggire via ogni tentennamento. E glielo dissi:
< ERI INNAMORATA DI UN ANIMAL.. > Nemmeno finì di pronunciare l'ultima parola che mi si mozzò il respiro per un colpo imprecisato all'addome. Un gemito squarciò l'aria. Non avevo forza neanche per tirare un respiro. Mi gettò noncurante a terra e sentii distintamente il bip di alcuni tasti premuti. Alzai dolorosamente lo sguardo e la vidi intenta al telefono, ma non parlava. Evidentemente stava chiamando.
< Maledizione come fa un vampiro a non sentire il telefono! > Nonostante la situazione assurda, notai che rimaneva immobile. Qualunque umano nervoso avrebbe battuto il piede,fatto scricchiolare le dita. Invece lei era una statua splendida e malvagia. Abbassò il telefono guardandomi sprezzante. Cliccò quanche altro tasto e lo riavvicinò all'orecchio. Chi stava chiamando? Più di tanto non mi importava. Mi sentivo vuota, vuota.
La vita era difficile, e me ne ero resa conto troppo tardi. Non pensavo che tante sofferenze potessero essere concentrate nell'arco di una vita, figurarsi qualche mese. Era come se mi avessero estratto il cuore dopo averlo maciullato. Avevo il petto vuoto e dolorante. I respiri faticavano a uscire. Era rimasta solo la mia mente a governare il mio corpo. E essa era padrona della realtà. Padrona di un corpo martoriato e violato da un animale, padrona di un'anima dannata insieme al suo dolore, di un cuore lecerato, di una vita distrutta. Con quale forza poteva sorreggermi quando davanti agli occhi avevo la mia morte e quella dei miei cari. Sentii un brusio maschile. E voltai lentamente il viso per guardare quello della vampira.
< LAURENT! L'hai fatta scappare. INCAPACE! Fortuna che l'ho recuperata. Devi venirci a prendere con qualche guardia. Dobbiamo tornare a.. > Improvvisamente la sua espressione divenne una maschera di rabbia.
< come a Volterra! Avevi il compito di... > La sua bocca si aprì in una smorfia. Che succedeva?
< DOVE!? > e quello fu un urlo. < Li hanno fatti fuori tutti? > il cuore mi si bloccò! NO
NO NO!!!! NON POTEVA ESSERE!
Perchè non era contenta? perchè invece che impregnato di malvagia gioia, il suo viso era puro terrore e i suoi occhi lampeggiavano furibondi?
Un motivo c'era. Se era arrabbiata voleva dire solo una cosa: che non avrebbe più potuto avere la sua vendetta perchè Edward era...era...
Tutti erano...
< NON HO UNA SCORTA! DEVI VENIRE IMMEDIATAMENTE, ME NE INFISCHIO DEGLI ORDINI!! > Sentii distrattamente delle parole ma erano lontane come ero lontana io da quell'orrore. Sentii vagamente lo scricchiolio del mio braccio che si rompeva quando venni strattonata da Victoria. Mi accasciai al suolo, le ginocchia premettero sull'erba rinsecchita e umida dalla notte. Il dolore era forte, molto, ma non riuscii nemmeno a urlare. O lo feci e non me ne accorsi. Ciò che vedevo era buio. Perchè erano morti. morti. Tutti morti.
morti
morti
Ero io a pronunciare quella parola? Chi la stava ripetendo?
m o r t i
la mia mente lo sillabò
Che significava? Non poteva essere. Non poteva succedere, no, non a loro, non a loro,
NON A LORO!!!
Gli occhi mi si riempirono di lacrime, le orecchie pulsavano e sentii una ormai dimenticata voragine squarciarmi il petto mentre il dolore mi inondava l'anima in modo devastante.
Con forza sovrumana spazzava via ogni parlume di speranza arenato negli anfratti del mio cuore. Indomabile, Assassina. Era un dolore crescente, che si gonfiava impetuoso come le onde del mare in tempesta e mi soffocava. Premeva alla base della gola impedendo il sopraggiungere di ogni sorsata di vita. Gliene fui inconsciamente grata. Il corpo si autotifendeva da un dolore che l'avrebbe condotto lentamente alla morte peggiore. Non passava aria, non c'era più vita, non c'era più alcun senso di sopravvivere.
Mi stavo squarciando in mille brandelli. Niente mi teneva più insieme. Le braccia che un tempo usavo per costringermi a ricompormi, non le sentivo neanche più. Forse non c'erano. Mi erano state strappate via dalla rabbia dell'animale che aveva distrutto la mia vita? Forse.
I pezzi della mia anima erano sparsi in luoghi a me sconosciuti, forse vicini, forse lontani: ognuno di loro bruciava in una pira esalante dolce incenso. Una pira per ogni parte della mia vita, una pira per ogni membro della mia famiglia.
Scendevo giu, sempre più giu nel baratro di quella che sapevo, sarebbe stata la mia morte fisica e mentale.
Come flash, sorrisi e attimi mi passarono davanti agli occhi e la mia mente indugiò su colui che aveva reso gli ultimi anni della mia esistenza una favola al di là d'ogni umana immaginazione. I suoi sorrisi brillarono intorno a me. Il nodo che avevo alla gola era cosi stretto che parve squarciarmi la pelle. Mi sembrò quasi di udire la sua voce urlare parole di speranza nella mia testa. Ma era lontana, come uscita da una radio mal sintonizzata.
Non l'avrei rivisto mai più.
Non l'avrei sentito sussussare mai più.
L'angoscia era impossibile di sostenere, bruciavo nel fuoco dell'inferno. Non avrei sopportato altri secondi cosi. Perchè non morivo, PERCHE'?!
Dio perchè permetti tutto ciò? Ferma il mondo, e getta la tua ira su di me. Uccidimi perchè ho desiderato il peccato, uccidi e poni fine al questo dolore, ma fai cessare questa tortura, non posso sostenerla!
Urlai al cielo, o fu solo la mia mente a farlo, non lo seppi.
Le sue mani che avevano gelidamente sfiorato la mia pelle, in quel momento stavano ardendo su una pira di legno. Lo sapevo.
Amore mio, mi stai pensando? Sono io il tuo pensiero mentre esali gli ultimi inutili sospiri? O il dolore del fuoco è troppo forte?
Io penso a te mentre muoio. Forse stiamo morendo insieme, legati dal filo dell'amore. Per l'ultima volta vicini anche se lontani.
Ero accasciata al suolo mentre lui moriva, impotente. PERCHE' PERCHE'. Ero all'inferno!
La mia vita era l'inferno! Non servivano universi paralleli demoniaci e città di pace eterna per me. Il mio inferno lo stavo vivendo perchè lui non avrebbe più sfiorato la mia pelle.
Mi maledissi per non avergli detto più volte quanto l'amassi. Avrei dovuto passare i miei giorni con lui dicendogli solo quello:
TI AMO, TI AMO EDWARD, SEI TUTTO PER ME, Ma non era stato cosi.
Lui era andato via per la caccia quell'ultima maledetta notte, mentre dormivo, e ora nell'oscurità scivolava via dalla mia vita.
Silenzioso, come silenzioso era entrato una notte nella mia camera e non era andato più via,
Aprii gli occhi e sentii il vuoto sotto di me. Qualcuno mi teneva in braccio. Tentai di alzare lo sguardo e una massa di capelli rossi mi offuscò la vista.
Era finita, finita. Perchè non mi lasciava li a morire? Non sapeva che la morte sarebbe stata solo un dono ora che tutto aveva perso ogni senso?
Mi sballonzolava qua e là come un sacco di patate marce. Non che avesse importanza, il dolore non lo sentivo più. Pregavo Dio che la morte sopraggiungesse velocemente ma soprattutto che al di là del sottile confine della vita, ci fosse per me il luogo dove viveva l'anima di Edward. Perchè inferno e paradiso sarebbero divenuti la stessa cosa senza di lui: un tormento eterno che io non potevo sostenere.
sussurrai:
< uccidimi victoria, è finita, non avrai la tua vendetta, tanto vale farmi fuori.. >
Mi ritrovai sdraiata a terra.
< VUOI MORIRE!? è CIO' CHE VUOI INSULSA UMANA!? BENE.. TI ACCONTENTO SUBITO >
Guardai con una strana gioia i suoi occhi vermigli sotto i quali brillavano le armi che avrebbero posto fine alla mia vita. Pochi attimi e l'avrei raggiunto. Edward amore mio sto venendo da te.
Un ringhio terribile squarciò l'aria, quasi familiare in quello strano torpore di irrealtà che aveva pervaso la mia mente. I ringhi non finivano e la morte non arrivava. Perchè? Perchè la vita anche in punto di morte doveva farmi attendere? Aprii gli occhi leggermente e vidi il cielo sopra di me. Le sfumature rosate e le striature d'arancio lo rendevano splendido. Era l'alba. Forse la vita mi stava facendo un ultimo dono. Lacrime scesero mentre in sottofondo i ringhi erano diventati un brusio ovattato. Sentii sussurrare dolcemente il mio nome:
< Bella... >
Non capivo niente, forse avevo perso troppo sangue, oppure in me non c'era più forza di combattere.
< Bella... > ancora il mio nome nella nebbia. Chi era? Quella voce la conoscevo. Forse ero morta, ecco.. ero morta e stavo andando da lui. Mi chiamavano dal cielo. Stranamente trovai le labbra per parlare. C'era tanto dolore ma non era cosi male essere morti. Mi sentivo leggera e quella voce era rassicurante.
< sono morta, e ora tornerò da lui > Lo sussurrai con un filo di voce, ero debole, cosi debole.
Che strano qualcosa mi sfiorava le guance, stavo piangendo. Poteva un'anima piangere? Sentii nuovamente quella voce:
< Bella amore mio resta con me, ti prego resisti > Perchè era cosi triste? Quella voce che mi chiamava..
amore mio... amore mio.
Sentivo la voce gemere, udivo ringhi lontani. Che succedeva? La morte era strana:
< principessa, non mi lasciare, non posso vivere senza di te! TI PREGO non farmi questo, resta Bella, resta con me.. >
...
principessa?
I gemiti non cessavano
principessa?
Dovevo aprire gli occhi, dovevo. Non capivo ma dovevo.
Li cercai nel mio corpo e li trovai quando vidi uno spiraglio di cielo infrangersi in due gemme dorate.
I suoi occhi.
Erano i suoi. Inconfondibili. Ciocchè ramate svolazzavano nella brezza leggera scintillanti sotto il bagliore dell'alba, accarezzando i lineamente del mio angelo. Quello era il dono più bello che la morte poteva concedermi. Perdermi ancora in quell'oro fuso era più di ciò che potevo desiderare. Per sempre, per sempre persa in quegli occhi.
Per sempre
Erano tristi, perchè? Cercai di parlare. Forse le parole uscirono dalle mie labbra, o magari, erano solo nella mia testa:
< Edward amore. st..sto venendo da te. n..non piangere.. ti. a.. >
ma lui completò per me
< shhh, ti amo Bella >
e divenne tutto buio.
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capitolo 28

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Sab Ago 01, 2009 7:25 pm

Capitolo 28-Ritrovarsi
Bella
Sentivo tanto freddo. Era come se nella mia pelle fossero infilati infiniti e finissimi cristalli di ghiaccio. Avvertivo un freddo pungente, come quello del mattino presto quando si esce di casa mentre albeggia, ma molto più intenso. Cosa stava succedendo? Provai a cercare nella mia mente informazioni utili. Nessun risultano. Più cercavo e più le immagini svanivano. I ricordi erano nebulosi, confusi. Macchie di colore e sensazioni forti si alternavano a grandi sprazzi di oscurità. Ero intorpidita. Stavo sognando? Mi pareva come di dondolare nel vuoto. Eppure la forte sensazione di freddo stava a testimoniare che, ancorato alla mia mente, c'era ancora un corpo.

Poi, come in risposta alle mie domande, una cascata di suoni mi invase la testa. Primo fra tutti quello del vento impetuoso. Lo sentivo fischiare nelle orecchie. I capelli si muovevano furiosamente sul mio viso ma giunti in prossimità della fronte vi rimanevano incollati. C'era uno strano odore metallico nell'aria. Sangue? Perchè c'era odore di sangue? Ero così poco lucida che la nausea non sopraggiunse come al solito ma potevo sentire distintamente una sostanza vischiosa colare lentamente dalla fronte fino a sfiorare le labbra. Sanguinavo, e non poco. Provai a concentrarmi sul brusio che faceva da sottofondo al vento: di certo erano voci, e avevano un chè di familiare. Non riuscivo a distinguerle, anche se lentamente diventavano come più nitide per poi sfumare di nuovo.

Pulsavano.

Sembrava che una avesse detto < "quindici secondi" > ma non ne ero proprio sicura quindi tentai di aprire gli occhi: quel semplice movimento mi provocò una fitta lancinante alla testa. Fu proprio il dolore a darmi quel pizzico di lucidità necessaria per ricordare. Come con una valanga, la mia mente fu invasa da mille immagini dai colori vividi: rividi il bosco dove fui rapita; provai il terrore come fossi ancora prigioniera nella stanza buia; mi parve di sentire le mani di quella bestia su di me. Eppoi la fuga, la notte nella campagna e l'incontro con Victoria. Tutti quei terribili ricordi sfilarono veloci nella mia testa in pochi attimi. Il respiro mi si mozzò quando ripensai alle parole di Victoria. Edward era morto, erano tutti morti eppure, prima di perdere i sensi l'avevo visto sopra di me, mentre il sole sorgeva.

Ero forse morta e il suo viso era stato l'ultimo dono della mia mente prima che la vita mi abbandonasse?

Aprii gli occhi incurante del profondo dolore che il movimento mi provocava. Il paesaggio fuggiva via veloce attorno a me in una massa di colori indefiniti. Era tutto sfocato se non per l'unica certezza della mia esistenza: quei contorni non avrei mai potuto scambiarli con nient'altro al mondo se non lui, fossero stati anche celati da una nebbia profonda come quella che mi appannava lo sguardo.

Ero tra le braccia di un angelo, il mio angelo, la sua figura mi sovrastava protettiva.

Cercai di convincermi che quella fosse la realtà. Non avrei resistito a un'altra illusione. Bella... credici, credici...

Mi abbandonai all'idea che non fossi più sola, che mi avesse trovata davvero, mi ci aggrappai con tutta la forza che la mia mente poteva trovare dopo le torture subite. Se anche fosse stata un'illusione, sarei affondata nel nulla con lei, quando fosse scomparsa. Ora avevo bisogno di crederci, avevo un vitale bisogno di ancorarmi al mio amore ancora.. e ancora.. e ancora... per sempre.

I capelli scomposti sfolazzavano nel vento, il mento fiero e pallido sorreggeva le labbra perfette e sopra di loro due occhi d'oro fuso si immersero nei miei.

Edward. Era lui, era davvero lui, non stavo sognando, mi aveva trovata, mi aveva salvata!

Iniziai a singhiozzare forte, ogni respiro era un dolore lacerante al petto. Le lacrime sgorgarono copiose dai miei occhi.

Tentai di parlare. Volevo, incurante che le mie parole avrebbero potuto cancellare il sogno. Aprii la bocca ma la voce non usciva, piangevo solamente. L'aria non si incanalava in parole. Piangevo come una folle, ridendo per quando mi era possibile. Piangevo, ma non di sofferenza, no. Quella era niente in confronto alla mia gioia. Ero felice finalmente. Sicuramente se non ci fosse stato quell'angelo, avrei creduto di essere all'inferno, sentivo troppo dolore. Edward chinò il viso lentamente verso il mio, continuava a guardarmi, aveva le labbra schiuse, come a tentare di dire qualcosa, ma le parole forse non servivano, mi bastava sentire le sue braccia sotto di me. Continuavo a piangere incurante degli spasmi che ogni singhiozzo mi provocava. Non potevo smettere, non potevo! Quella lacrime avevano il sublime sapore della gioia. Avevano il dolce sapore della felicità. Volevo dirgli quanto lo amassi, quanto era tutto per me, volevo farglielo capire ma lui, come se avesse letto le mie intenzioni nella mia mente, parlò e potei udire ancora una volta la perfezione della sua voce. La più potente delle sinfonie.
< Amore mio, non parlare, ti stiamo portando da Carlisle, andrà tutto bene > Allungai una mano verso il suo viso per accarezzarlo, lui la prese delicatamente e vi pose un bacio.
< Non sforzarti ti prego > Aveva la voce completamente rotta da lacrime che non poteva versare < si sistemerà tutto, ci sono io con te hai capito? Non ti lascerò mai più >
Avrei voluto confortarlo, ma non ne avevo la forza, ero cosi felice di essere tra le sue braccia che sarei anche potuta morire in quel momento. Ero con lui e non era morto. Era con me. Sorrisi, il viso mi fece un male cane. Strinsi gli occhi. Maledizione, faceva male!
< Shhh, bella per favore non sforzarti.. stai perdendo molto sangue > No. Dovevo porlare. Dovevo dirglielo ancora una volta.
< Edwa.. > La sua mano mi accarezzò una guancia facendomi malissimo, e nei suoi occhi lessi il dolore dei miei:
< dimmi >
< Edward.. io.. ti amo > Un singhiozzo proruppe dal suo petto.
< Amore, Dio solo sa quanto ti amo, pensavo che tu fossi... che.. > Non riuscì a completare la sua frase. Essa era impregnata di una sofferenza inaudita. Chiuse gli occhi e mi avvicinò ancora di più a se lasciandomi immergere il volto nel suo petto, e inspirai il suo dolcissimo profumo. Il mio cuore sussultò: quanto mi era mancato! Quell'odore mi infondeva sicurezza, mi ricordava pace, protezione e momenti felici. Lacrime continuavano a sgorgare copiose dai miei occhi per poi bagnarmi il viso e venivano spinte dal vento tra i miei capelli insanguinati. Probabilmente Edward stava correndo velocissimo con me tra le braccia, non avevo una chiara percezione della realtà. Stava diventando tutto sfocato, non riuscivo a pensare lucidamente.
Ecco, stavo per perdere conoscenza. Prima che il buio mi inghiottisse nuovamente sussurrai
< Ti.. ti prego... non m...mi lasciare più > Non potevo vivere ancora una attimo senza di lui. Non avrei potuto mai.
Qualcosa di morbido mi sfiorò la fronte, forse le sue labbra.
< Principessa starò sempre con te, non ti abbandonerò mai più, non piangere! Ora sei al sicuro, mi capisci? Andrà tutto bene >

Cullata dalle sue forti braccia. la mia coscienza volò via nel vento. Udì solo un'altra voce cristallina li vicino.
< Edward. si sta per addormentare, tranquillo, andrà tutto bene > Era Alice? Non riuscivo a tenere gli occhi aperti. non riuscivo a essere vigile, Edward mi cullava dolcemente, il vento fischiava e persi i sensi.



< ... è meglio che noi andiamo di là, vorrà vedere solo te appena si sveglierà, noi passeremo dopo >
< Tra quanto Alice? >
< Uhm.. probabilmente ci sente già quindi circa un minuto >
< Mi raccomando figliolo, non farla agitare, ha il torace fasciato... >
< Si. Tranquilli, potete andare, vi chiamo appena se la sente >
< Vado a prepararle da mangiare, avrà fame, povera piccola >
< Grazie mamma >
< Ok, allora andiamo, a dopo Edward >
< Amore mio... mi senti? > Uhm, cos'erano quelle voci? Era un sogno? Mi sentivo così stanca... < Amore? Bella? > Sbaglio o qualcosa mi stava accarezzando la guancia. < Piccola, apri gli occhi >

Un momento. Quella voce, era QUELLA voce?? Aprii gli occhi per poi richiuderli velocemente accecata dalla luce intensa; quando tentai di riaprirli eravamo in penombra. Ma come...? Oh, non importa. L'immagine che avevo davanti stava andando a fuoco lentamente, e ciò che vidi mi occupò totalmente la mente.
< I ricordi non potranno mai rendere giustizia alla bellezza dei tuoi occhi >
Edward era a qualche centimetro dal mio viso, bello come il sole, con un sorriso che avrebbe fatto incendiare il mondo. Era li davanti a me.
Cercai di allungare una mano tremante per accarezzarlo e assicurarmi che non era solo uno splendido sogno, ma non ci riuscii. Era pesante e dolorante. Lui la prese delicatamente, avvertendo ciò che volessi, e pose un bacio su ogni dito per poi inspirare profondamento il mio profumo appoggiandovi la fronte. La mano era ingessata. Un dolore intenso mi squarciò il petto quando mi resi conto della realtà dei fatti: gli occhi mi pizzicavano di lacrime respresse che velocemente ruppero gli argini e sgorgarono sulle guance. La voce mi uscì rotta:
< E.. Edward > Lui alzò lo sguardo e baciò le mie lacrime. Le palpebre, la fronte,e fu delicato come se fossi stata fragilissimo cristallo.
Continuavo a ripetere il suo nome come una cantilena. EDWARD EDWARD EDWARD
< No.. non piangere, sono qui con te amore mio > I suoi occhi non abbandonarono mai i miei.
< Edward, abbracciami, ti prego > Avevo un bisogno tremendo di sentirlo attaccato a me. Le sue braccia mi strinsero delicatamente, e con quel tocco tornarono anche tanti dolori ma non me ne curai. Sentivo un'emozione cosi'intensa da non poter non singhiozzare. Ero salva, era finita, ero tra le sue braccia.
Viva!
Lui era vivo, e le voci di prima dimostravano che la mia famiglia stava bene.

Il pianto liberatorio a cui mi lasciai andare era come una doccia calda che lava via tutta l'ansia, l'angoscia e la sofferenza per lasciarmi in una pace celestiale. Mentre io continuavo a piangere e singhiozzare sulla sua spalla lui mi accarezza la schiena lentamente, leggero come le ali di una farfalla, su e giù, e lo scalino che c'era a metà schiena mi fece capire che ero fasciata. Intanto mi sussurrava all'orecchio dolcissime parole di conforto.
< Shhh piccola mia va tutto bene, è finita, sei con me, è finita > Mi sentivo come una bambina piccola che piange disperata dopo essere caduta, ma tutta la tensione accumulata nella prigionia, il terrore, la paura e il senso di morte che mi avevano accompagnata nell'esperienza infernale vissuta, erano troppi per poter essere ancora contenuti. Mi strinsi ancora di più a lui, come a voler diventare parte di quella pelle gelida che tanto amavo.
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continuazione capitolo 28

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Sab Ago 01, 2009 7:26 pm

Edward mi accarezzava i capelli. Mi riempiva le guance di baci. La pelle fresca accompagnata dal suo dolcissimo odore mi era mancata in modo indescrivibile, più dell'aria, più di... non lo so! Più di qualunque cosa. Mi era mancata come l'acqua quando si è nel deserto da giorni senza bere. Ero certa che non avrei potuto fare più a meno di lui nemmeno per un misero istante. Mai e poi mai. Prolungai quell'abbraccio per minuti, ore, forse giorni e avrei voluto che continuasse in eterno. Non che lui avesse problemi a riguardo,ovviamente: continuava a stringermi delicatamente a se mentre io lo costringevo, con la mia poca forza, in una morsa da cui facilmente si sarebbe potuto liberare. Ma non lo fece, nemmeno quando le lacrime finirono e i singhiozzi cessarono. Rimanemmo abbracciati così, nella penombra, a riscoprire l'estasi del ritrovarsi.
Posai un bacio sul suo collo fresco.
< Edward... non posso vivere senza di te, non mi lasciare mai, nemmeno un momento >
< Perdonami Bella, ti prego perdonami, non avrei dovuto lasciarti da sola, per favore perdonami > sentii distintamente le sue mascelle contrarsi sulla mia guancia < Mi rendo conto di non essere nella posizione di pretendere perdono, ma questo peso mi distrugge, potrai ancora una volta perdonarmi per averti fatto così male? > Spostai il viso, scostandomi dopo ore da quell'abbraccio per affondare i miei occhi nell'oro fuso dei suoi.

Alzai l'altra mano, pareva ridotta meglio della prima. La usai per percorrere lentamente il profilo del suo viso e la forma delle labbra dove poi posai un bacio leggero, stavo per allontanarmi quando lui improvvisamente, poggiandomi una mano sulla nuca, avvicinò il mio viso al suo e prese possesso delle mie labbra in un bacio struggente che di casto non aveva proprio nulla. Era un bacio avido, bisognoso, doloroso per la grande carica emotiva che recava. Mi abbandonai a quella dolcezza, bevendo la gioia che mi infondeva. Per una volta fui io a staccarmi con il respiro ansante.
Mi guardò intensamente prendendo il mio viso tra le sue mani.
< Perdonami, per favore, non posso vivere senza di te >
< Edward.. > sorrisi, questa cosa era ridicola. Scoppiai a ridere di gioia respressa. Dopo tutto quel pianto e il bacio, ero cosi felice che non potevo fare altro, ridevo! Con le lacrime agli occhi osservavo la sua espressione perplessa sui cui stava nascendo anche un'ombra del sorrisetto sghembo che tanto adoravo, influenzato dalla mia ilarità.
< Perchè ridi? > Aveva uno sguardo interrogativo che provocò in me un'altra scarica di risate, erano convulse e mi facevano anche un gran male al petto. Forse parevo una pazza in preda a una crisi isterica. Tentai quindi di calmarmi e gli posai un'altro bacio sulle labbra
< Rido perchè sono felice! Perchè sono di nuovo con te, perchè è tutto... finito > il termine tutto fu accompagnato da un brivido < Rido perchè sono tra le tue braccia, perchè sei vivo e pensavo fossi morto e io con te, e rido perchè tu mi fai ridere! >
Ok, l'avevo spiazzato, mi guardò ancora più perplesso
< E perchè ti faccio ridere? Non che mi dispiaccia eh, ma almeno vorrei sapere perchè sono diventato l'Emmett della situazione > e si abbandonò al sorriso sghembo che adoravo anche se il fremito della sua voce nascondeva l'ansia per la sua precedente richiesta di perdono.
< Perchè sei uno sciocco! Non puoi vivere in simbiosi con me, anche se vorrei, e non è colpa tua se sono una calamita per le disgrazie, direi che dopo questa storia avete proprio ragione a dirlo. E non ti perdono Edward!! > Il dolore si fece strada sul suo viso raggelandolo in una smorfia irreale. Tentai di squoterlo ma era come smuovere una statua, quindi gli diedi un'altro bacio, lo sentii sciogliersi sotto le mie labbra. Mi allontanai di qualche millimetro e sussurrai <Non ti perdono perchè non c'è niente da perdonare! In questo momento voglio te, e solo te, per sempre! Non mi serve nient'altro. Sono l'incarnazione della pace! E TU NON DEVI INCOLPARTI DI NIENTE! TI AMO EDWARD! Mi sei mancato in modo indescrivibile io non riesco a.. a farti capire quanto io... > e le risate si tramutarono di nuovo in pianto. Ogni volta che pensavo al senso di mancanza che mi aveva distrutta nei giorni passati, alla tortura, la gola mi si stringeva in un nodo e non riuscivo a fermare le lacrime. Edward mi strinse forte a se, forse un pò troppo perchè lo sterno mi fece un male cane, ma non mi lamentai! la passione dei suoi gesti era ciò che più desideravo.
< Bella lo capisco, io.. Alice ha avuto una visione di te che ti uccidevi e io ti ho vista per terra.. e c'era sangue.. e.. > Edward non riusciva a parlare e nelle sue poche parole vidi l'immagine di me, a terra nella prigione con la pietra in mano, pronta a morire. Singhiozzai nuovamente e lui mi accarezzò consolandomi.
< E' stato atroce Bella, non solo pensare di perderti ma vederti... > esitò < ... morire... davanti ai miei occhi mentrE eri a migliaia di chilometri da me e io non potevo fare proprio nulla, è stato orribile, e ora che sei qui, tra le mie braccia posso darmi solo dello stupido per > ringhiò < aver permesso a quelle bestie > a quel punto nascose il volto nel mio collo sicuramente per celarmi il suo sguardo < per avergli permesso di avvicinarsi a te, ma moriranno tutti, dolorosamente >
Mi gelai, bloccandomi, e lui avvertì sicuramente il mio respiro accellerare paurosamente insieme al battito del cuore.
Erano vivi? Mi avrebbero ancora cercata? Edward mi guardò il volto, e lesse sicuramente terrore nei miei occhi.
< Bella, tesoro, non avere paura, ci sono io qui con te capito? Ci sono io, nessuno mai più si avvicinerà a te ok? Calmati ti prego >
Calmarmi? Non riuscivo, il respiro aumentava, il petto mi faceva malissimo, i singhiozzi erano un rumore sordo nel silenzio della stanza, la vista mi si appannava. Strinsi spasmodicamente la maglia di Edward. Lo senti urlare qualcosa e mi trovai sdraiata sul letto,
< Che è successo edward? > era la voce di Carlisle
< Si è agitata, è una crisi di panico, non riesce a respirare > la voce di Edward era agitatissima, Sentivo mani fredde che mi sfioravano il viso, poi il mio campo visivo venne occupato da Carlisle.
< Bella cerca di respirare tranquillamente, segui il mio respiro ok? Non succederà nulla stai buona. > NO! NO! EDWARD DOVE SEI?
Cercai di dire il suo nome ma uscì un suono strano;
< edwea.. > però parvero capire lo stesso perchè al posto di Carlisle sbucò Edward che mi prese il viso tra le mani guardandomi fisso negli occhi.
< Bella scoltami, respira con me, devi calmarti, perchè hai una costola rotta, e una incrinata. Non devi agitarti! Siamo lontanissimi da loro capito? Non verranno, siamo in tanti, siamo al sicuro ok? Respira >
Il suo sguardo deciso mi fece dimenticare ogni preoccupazione. La respirazione rallentò insieme al battito del mio cuore mentre mi persi nel suo sguardo dolce. Mi abbandonai alle coperte mentre respiravo lentamente per far andare via il dolore al torace e sussurrai:
< Non mi lasciare da sola ti prego >
< Non lo farò > mi accarezzò la guancia < staremo tutti con te >
Annuii piano con il viso e lui parve rilassarsi. Ancora con la mano poggiata sul mio viso mi disse.
< So che sei stanca, ma sono tutti impazienti di salutarti, te la senti? > La mia espressione dovette illuminarsi perchè lui sorrise con me e prima che potessi dire di sì, si udì un grand trambusto, una porta venne spalancata velocemente e fui inondata di capelli corvini
< Bella Bella Bella! lo sapevo che avresti detto di si! >
< Alice! mi soffochi! >
< Scusa! > la sua voce trillò festosa < E' che mi sei mancata tantissimo sorellina! >
Una voce tuonò forte e giocosa alle sue spalle.
< Già, Bellina sempre nei guai! Ci sei mancata un casino! >
< Emmett! > Si chinò a abbracciarmi delicatamente, uhm.. probabilmente Edward l'aveva messo in guardia, dovevo essere conciata davvero male!
Uno a uno vennero Rosalie, Jasper e Carlisle. Infine vidi Esme tentennare sulla porta, la fissai e gli sguardi di tutti si voltarono verso di lei. Non accennava a smuoversi dalla sua posizione quindi la chiamai:
< Mamma... > Alzò lo sguardo di colpo, con una strana luce negli occhi e a velocità vampiresca si avvicinò a me per poi abbracciarmi dolcemente
< Piccola mia mi dispiace tanto di averti lasciata sola > le accarezzai i capelli incontrando lo sguardo commosso di Edward, evidentemente leggeva nella sua mente quanto fosse dispiaciuta
< Ma qui tutti si sentono in colpa? > sorrisi e Edward con me < la prossima volta che qualcuno mi dice che gli dispiace per questa storia lo mordo! > Un coro di risate si diffuse per la stanza e anche Esme si unì a noi!
Si sedettero tutti sul mio letto, e questo mi fece pensare a guardarmi in torno.
Ok. Stavano tutti bene, ma, dove eravamo?
< Ehm... ma > guardai Edward < dove siamo? >.
Rispose Carlisle.
< Siamo in Alaska, a Denali, a casa del Clan che vive qui, loro ci hanno aiutati a ritrovarti. >
< Ah.. > Li guardai uno a uno. Alaska. Uhm...
< Raccontatemi... >
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x ora...

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Sab Ago 01, 2009 7:27 pm

per ora arriva qui poi quando continua ve la posto...
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capitolo 29

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Mar Ago 04, 2009 6:31 pm

Capitolo 29
Bella
Si guardarono tutti negli occhi, per lo più le occhiate si incentravano su Carlisle. Così mi trovai anche io a fissarlo. Lui sospirò, senza scomporsi ma si voltò verso Edward soffermando intensamente il suo sguardo su di lui. Stavano comunicando mentalmente.
< si, penso di si Carlisle > Edward rispose ai suoi pensieri. Annuirono insieme e Carlisle invitò tutti a uscire fuori dalla stanza. Alice mi scoccò un'altro bacio sulla guancia, Emmett mi fece una carezza sulla spalla invece del solito pugno scherzoso, e con l'ultimo abbraccio di Esme ci trovammo nuovamente soli.
Edward si voltò verso di me distanziando di poco i nostri corpi ma annullò ogni distacco prendendomi le mani calde tra le sue gelide.
< cosa ti ha detto Carlisle? > Sorrise.
< ha pensato che era meglio che a raccontare ci fossi solo io visto che ho un buon influsso su di te > Arrossii, era vero, mi bastava guardarlo negli occhi per calmarmi. Era la mia medicina naturale! Il suo sguardò si addolcì compiaciuto della mia reazione di assenso.
Guardai le nostre mani intrecciate per quanto gesso e fasciature potessero permetterlo e sussussari.
< Edward raccontami > Prese un profondo respiro e iniziò a parlare con la sua splendida voce.
< Come sai, ero andato a caccia con Jasper, Emmett e Rosalie. Ma.. > Immerse lo sguardo nel mio < mi mancavi terribilmente e avevo deciso di tornare. Non ne potevo più di quei tre! > sorrise e io con lui < Ma proprio in quel momento Carlisle mi ha chiamato dicendo che Alice era scomparsa, e che di lei si era ritrovata solo la macchina >
Ricordavo perfettamente quando Carlisle me l'aveva detto e io ero impazzita pensando che lei e Edward erano fuggiti ancora una volta senza dire niente, lasciandomi sola.
< qualcuno l'ha strappata dalla macchina e le ha fatto perdere i sensi. Non sappiamo come, i vampiri non svengono! Doveva trattarsi di un vampiro con qualche dote particolare. >
Sapevo benissimo di chi si trattava, era Lestat,ma non lo interruppì, non avevo assolutamente voglia di parlarne
< Comunque, l'ha portata nel bosco e lasciata lì. Dopo un pò l'abbiamo trovata. La cosa strana è che lei non riusciva a avere visioni, io non sentivo i suoi pensieri, nè Jasper le emozioni. Niente di niente! Perfino i cellulare non avevano campo. C'era una sorta di strana interferenza. E' durata un bel pò! Ma qualche minuto dopo che l'abbiamo trovata, questa sorta di bolla è scomparsa e ho visto nei suoi pensieri te... > strinse forte i denti digrignando appena le labbra e io gli accarezzai le mani, si rilassò leggermente < te.. sola nel bosco in pericolo. Ti ho chiamata al cellulare, eppoi... > fece un grosso respiro chiudendo gli occhi, sentivo che cercava in ogni modo di non esplodere a quei dolorosi ricordi. Riviverli dai suoi occhi era ugualmente terribile.
< ...eppoi ti hanno presa. Non riuscivo a vedere niente Bella, le visioni di Alice erano completamente scomparse e non avevamo idea di dove fossi. Siamo tornati a casa con Alice che era in stato di shock, lei non ricordava nulla dell'accaduto. Nemmeno ora. > si fermò a guardarmi < tu sai qualcosa di questo? >
Sospirai < si.. so chi è > Edward si raggelò, ero certa che tutti stessero ascoltando la nostra conversazione anche non volendo, il loro super udito era infallibile. Ero pronta a raccontare cosa mi fosse accaduto? Ripensai alla cella buia e il battito del mio cuore accellerò di colpo. Sentì Edward abbracciarmi. Mi sussurrò all'orecchio.
< piccola non piangere, non devi raccontarmi niente se non vuoi ok? Quando sarai pronta lo farai > Piangere? non mi ero nemmeno accorta che le lacrime avessero debordato. Annuii debolmente cercando di ristabilire una normale respirazione. L'avrei affrontato quando sarei stata pronta. sarebbe arrivato mai quel giorno? Ma quello non era il momento di rifletterci. Appena mi calmai lo pregai di continuare il racconto. Riprese le mie mani tra le sue e la sua dolcissima voce invase ancora la stanza.
< I giorni successivi sono passati in modo... > inspirò ancora una volta < terribile. Eravamo totalmente ciechi. Pensavo di impazzire. Non sapevamo dove fossi, Alice non aveva visioni. Abbiamo setacciato il bosco per giorni cercando il tuo odore, ma spariva nel nulla nel punto in cui sei stata rapita. C'era solo il tuo cellulare e tracce di... sangue > Ripensai a Lestat che mi afferrava, al polso rotto, al dolore delle sue stretta al petto. Istintivamente ritrassi il polso avvicinandolo a me. Edward notò il mio movimento e mi sfiorò la mano:
< è successo lì? Il polso intendo.. > lo disse con una voce dolcissima ma piena di dolore, guardandomi triste. Sospirai senza guardarlo negli occhi.
< in parte > Non sarei mai stata capace di raccontargli come Laurent avesse continuato a martoriarmi la mano stringendola fino a darmi la nausea mentre tentava di farmi obbedire. Edward prese delicatamente la mia mano tra le sue e pose un leggero bacio sul gesso candido. Poi tornò ai miei occhi. Non disse altro, continuò solo a raccontare.
< Poi il quarto giorno dalla tua scomparsa Alice ha avuto una visione >
< cosa ha visto? > Edward tentennava.
< Ha visto una battaglia. Era in campagna vicino a un casolare > subito le immagini della casa in ristrutturazione da dove era fuggita mi tornarono alla mente, rabbrividii < cosi abbiamo capito che eri in Italia, perchè c'era un cartello con scritto Via Bologna. Però non sapevano dove fosse questo posto > Edward non mi aveva raccontato tutto. Perchè titubava?
< Dimmi della battaglia > Abbassò lo sguardo. Uhm cattivo segno.
< Non è avvenuta in quel modo, quindi non è importante > cattivissimo segno!
< Edward... > volevo saperlo! Lui sospirò e con un mezzo sorriso tornò a guardarmi.
< Sempre cocciuta tu eh!? Nella visione si vedevano Emmett e Rosalie combattere, e... > tentennava ancora < la battaglia non andava molto bene, c'erano molti vampiri, e Rosalie in particolare non ce la stava facendo. >
Trattenni il fiato. Se non avessi visto pochi minuti prima la splendida Rosalie vicino a me pensavo che mi sarei sentita male. Ma potevo ben capire cosa era significato per loro sapere che lei sarebbe stata ferita. Ma poi pensai:
< Edward e voi siete venuti in Italia lo stesso nonostante la visione? > Ero sconvolta. Sapevano che lei poteva morire!!
Edward mormorò qualcosa che non capii e mi afferrò il viso cosi velocemente che non pensai a soffocare il gemito di dolore per il contatto, mi faceva un gran male la testa, cosi lui spaventato allontanò le mani. Gli sorrisi. Si preoccupava troppo.
< allora?! perchè avete fatto questa follia? > Scosse la testa
< Sciocca! Prima di tutto tu eri li, e dovevamo trovarti, secondo, fammi raccontare! > Feci finta di chiudermi le labbra con una cerniera e lui rise. Mi incantai a guardarlo. Era splendente come il sole!
< ehi Bella! vuoi sentire la storia o no? > Annuii vigorosamente e mi venne la nausea. La testa mi pulsava. Ahi! Lui me l'accarezzò.
< sei stanca, dai ne parliamo domani, ora dormi! >
< No! sto bene > mentii.
< Bella lo sai che non sai mentire! > gli feci la linguaccia. Mi guardava fisso negli occhi e io non riuscivo a staccare i miei dai suoi.
< mi sei mancata infinitamente amore mio > Si avvicinò lentamente fino a che guardai i suoi occhi aperti a un centimentro dai miei. Li chiuse e le nostre labbra si incontrarono. Mi sentì immergere in acqua calda. La calma scendeva in me come balsamo. Troppo presto si staccò, accompagnato dal mio mugugnare lamentoso e continuò come niente fosse sorridendo.
< comunque.. Dopo la visione Carlisle ebbe l'idea di chiamare il Clan di Denali. Sono come una famiglia per noi, te ne avevo parlato. Ora siamo nella loro depandance. Ci sono stati di grande aiuto. Hanno accettato subito la nostra richiesta. Mentre li attendevamo Alice ha avuto un'altra visione, ora solo ricollego lo scintillio rosso che avevo visto nel bosco! > parve illuminarsi di comprensione < erano i loro occhi!! I tuoi rapitori avevano inviato due spie per controllarci ma si appostavamo troppo lontano perchè io potessi sentirli. Alice li ha visti arrivare. Per farla breve li abbiamo presi e sfruttati come informatori. Ma... > La sua espressione si indurì di colpo < avevano fatto le cose per bene. Uno veniva da Firenze, l'altro da Perugia e in realtà non ti avevano mai vista. > A meno che non fossero tra quelli che avevano ucciso Lestat dubitavo fortemente che mi avessero vista. Erano solo due quelli che entravano nella mia cella. E li conoscevo bene. Cercai di non pensarci.
< Che ne è stato delle due spie? > Edward voltò lo sguardo verso la finestra.
< sono morti > Li avevano uccisi. Per Carlisle doveva essere stato difficile porre fine all'esistenza dei suoi simili. Già lo era stato con James che aveva tentato di uccidermi. Non volli approfondire il discorso.
< continua > lo incitai.
< Avuta l'informazione di dove fossi, partimmo per l'Italia con il clan di Denali. Eravamo un buon numero, ero certo che sarebbe andato tutto bene. E... stavo impazzendo senza di te. > mentre parlava mi disegnava cerchi immaginari sulle mani non distogliendo quasi mai lo sguardo dai miei occhi.
< edward.. > mi sfiorò la guancia
< dimmi >
< quanto tempo sono stata... via? > Non ne avevo idea, il tempo non aveva senso in quella prigione. Edward strinse un pò la presa sulla mia guancia e appoggiò la fronte alla mia. Sentivo il sapore del suo respiro vicino alle mie labbra.
< dieci giorni, dieci interminabili e terribili giorni senza di te > Mi irrigidii immediatamente sussultando. Mi staccai da lui che mi guardò allarmato.
< tesoro che c'è! >
< edward! > gli afferrai la maglia provocandomi un dolore atroce alla mano. < Charlie cosa sa?! > Cosa si erano inventati? O pensava fossi scomparsa?
< tranquilla, Carlisle ha risolto la situazione, io non ero in grado di riflettere, perdonami, ero sconvolto. Gli ha detto che io e te eravamo andati a fare un viaggio a sorpresa, che tu non sapevi niente ma che era tutto apposto. E' un pò arrabbiato perchè non ti sei fatta sentire. Più che altro ce l'ha con me... > corrucciò la fronte < come sempre, perchè ti impegno troppo e non hai tempo di chiamarlo. Ma penso di meritare la sua rabbia, anche se per altri motivi > Lo guardai imbronciata.
< Ma per favore, mi hai salvata! Non ti meriti nessuna rabbia! >
< si.. ma se non mi fossi stupidamente allontanato tutto sarebbe... > Prima che finisse la frase mi gonfiai di rabbia pronta a allungargli un destro dritto in faccia: certo, sarebbe stato doloroso solo per me. Notando il mio sguardo omicida alzò le mani in segno di resa.
< ok!! CALMA calma!! NON LO DICO! > Con aria altezzosa e compiaciuta risposi:
< buon per te, non vuoi assaggiare il sapore di un mio destro eh? > Mise sù uno sguardo malizioso e afferrò una ciocca dei miei capelli. Annusandola si avvicinò pericolosamente al mio viso per mettermela dietro l'orecchio e sussurrò:
< in realtà il tuo sapore non mi dispiace sai? Che sia il tuo destro o le tue labbra.. nessun problema > Un brivido mi corse lungo la schiena, dal collo in giù, e avvampai chinando il viso.
< dai Edward... > Esplose in una grossa risata che fece tremare il letto e mi abbracciò delicatamente
< mi sei mancata principessa > Ancora stretto a me disse:
< che ne dici, appena te la senti chiami Charlie ok? > Annuii, altro dolore alla testa. AHI! Cercai di ignorare il cerchio alla testa.
< Continua a raccontare >
< Ok! > prima di allontanarsi da me mi posò un bacino sul collo soffiandoci appena, per i brividi dovetti chinare la testa sulla spalla. Avevo la pelle d'oca alla guancia. Mi riprese le mani sorridendo appena e tornò nella sua posizione da narratore. Fino a ora ero stata calma, Carlisle aveva avuto ragione. Come sempre d'altronde.
< ok, dicevo. Siamo arrivati a Roma e lì... > i suoi tratti si indurirono di colpo e il viso si rabbuiò. < Alice ha avuto un'altra visione e.. > Edward non riusciva a raccontarlo. Era rimasto con la bocca leggermente aperta e gli occhi persi in brutti ricordi. Strinse un pò di più le mie mani tra le sue come a accertarsi che fossi lì. Avevo capito di cosa si trattava: era la visione del mio tentato suicidio. Sentii il mio stomaco contrarsi quando ci ripensai. Gli accarezzai le braccia rassicuramente.
< ho capito cosa hai visto Edward, non devi raccontarmelo > Lui inspirò un pò d'aria guardandomi fisso negli occhi. Cercai di dargli forza con il mio sguardo e forse ci riuscii perchè parve tranquillizzarsi.
< Dopo quella visione credo di essere impazzito. > lo guardai scioccata. Impazzito come?
< Si > rispose alla mia espressione interrogativa < Carlisle non se lo spiega, in realtà non sappiamo bene cosa sia accaduto ma sono entrato in uno stato catatonico > Di colpo fu a un centimetro da me e io sussultai < Bella non posso perderti, solo l'idea per me è... inconcepibile. Niente, niente avrebbe più senso per me, lo capisci? Preferirei la morte, e forse sarebbe anche quella una tortura perchè starei lontano da te, ma vivere ancora su questa terra > scosse il viso e poi immerse ancora lo sguardo nel mio < sei tutta la mia vita, ti amo di un amore che non si può descrivere a parole, non credo che nessuno abbia mai amato qualcuno quanto io amo te* > E fu il fervore di quelle parole, e l'estrema verità che ci lessi a farmi sciogliere. Era esattamente quello che sentivo io per lui, Non sarei stata capace di esprimerlo diversamente. Edward era tutta tutta la mia vita. Non potevo farne a meno. Era aria, cibo, sole, terra. Era tutto. Lo abbracciai solamente. E rimanemmo così per qualche minuto senza dire niente assoporando l'uno il profumo dell'altro. Solo io potevo capire cosa significava sapere che colui che ami più di te stesso sta morendo. L'avevo vissuto. E quella sensazione non volevo neanche ricordarla. Ancora abbracciata a lui gli chiesi.
< come hai fatto a risvegliarti dallo.. stato in cui eri caduto? > Inspirò forte, udì l'aria spostarsi all'altezza dell'orecchio...
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capitolo 30

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Mer Ago 05, 2009 7:54 pm

Capitolo 30
Bella
< è stato solo grazie alla speranza > Continuavo a accarezzargli lentamente la schiena ma a quelle parole la mia mano si fermò.

< in che senso speranza? > sussurrai piano all'altezza del suo orecchio. Avevo il viso poggiato sul suo collo. Ma Edward non mi rispondeva. Sentii solo la stretta farsi più forte, bisognosa, avida, cosa era successo?

< Edward, sono qui con te ora. > Sentivo il suo bisogno di me in quel momento come forse non l'avevo mai sentito. Ma non riuscivo a capire cosa avesse scatenato una reazione simile in lui. Era sempre stato forte, invincibile, capace di affrontare ogni cosa e ora si aggrappava a me come un bambino.

< Non lasciarmi andare più Edward, voglio rimanere per sempre così tra le tue braccia. Ti amo lo sai? > La stretta aumentò impercettibilmente ancora un pò, non mi faceva male ma di colpo lo sentii irrigidirsi e si staccò da me guardandomi con il viso sconvolto:

< Bella ti ho stretta troppo!!? > sorrisi accoccolandomi ancora tra le sue braccia.

< no amore, non stringevi troppo > presi le sue braccia, le avvolsi ancora intorno a me e mi lasciò fare. Mi beai del suo profumo. Dopo un pò iniziò a giocherellare con i miei capelli e ritenni si fosse rilassato abbastanza per continuare a parlare.

< Amore >

< Mmm > Era cosi rilassato che rispondeva mugugnando? Bene.

< Dimmi cosa è successo > Ancora una volta si irrigidii ma senza staccarsi da me parlò.

< Alice non sapeva collocare bene nel tempo quella visione, era stata la prima che aveva avuto su di te da giorni, inspiegabilmente, e era abbastanza confusa > Mi schiarii appena la voce.

< Avevano ucciso chi la bloccava > lui mi scostò appena dal suo petto e con la voce volutamente calma e dolce chiese:

< chi? > Incapace di guardarlo negli occhi spostai lo sguardo verso la finestra aperta e parlai:

< era un mio... > come definirlo? < ... carceriere >

Sentii le mani di Edward sul mio viso a asciugare qualcosa di umido. Stavo piangendo ma il dolore dei ricordi aveva cancellato anche quelle semplici sensazioni.

< perchè l'hanno ucciso? > Ripensai a quando Lestat si era ribellato perchè voleva anche lui me, alla botta contro il muro quando ero stata scaraventata via dalla lotta tra i vampiri, all'odore di incenso e allo sguardo famelico di Laurent. Mi scoprii a singhiozzare quando le immagini finirono. Ancora una volta ero tra le braccia del mio amore. Ma ero io ora a stringerlo spasmodicamente a me mentre lui sussurrava dolcemente:

< shh, non devi raccontarmi niente che tu non voglia. Scusa se ti ho chiesto. > Costrinse il mio viso davanti al suo. Mi baciò le lacrime ad una ad una. < vuoi che continui a parlare di quello che è successo? >

Annuii e lui sorrise stordendomi. Come si poteva essere tristi davanti a tanto splendore?

< Alice non sapeva quando sarebbe accaduto ciò che aveva visto e io non riuscivo a reagire, ricordo vagamente di essere crollato a terra. Ma non riuscivo a riflettere, vedevo solo il tuo viso, e sentivo la tua voce come se fossi accanto a me > mi accarezzava il viso, e tracciava con le sue dita affusolate e gelide la forma delle mie labbra < ma la visione di Alice parlava di morte. > sospirò < Eppure, non saprei come spiegarti, dentro di me c'era una sensazione forte. Una piccola scintilla luminosa nell'oscurità che aveva irretito la mia mente. C'era speranza. Ancora. Il futuro può sempre cambiare no? Cosi sei stata solo tu... > rapita dal dolore di quelle parole mi accorsi appena del bacio a fior di labbra che mi diede < ...sei stata solo tu a darmi la forza di risvegliarmi da quello stato. Siamo partiti immediatamente appena ho riacquistato un pizzico di lucidità. Alice aveva continue visioni lungo il viaggio da Roma, vedeva il futuro mutare ma quando ti ha vista ancora viva uscire da una casa deserta non so descriverti la gioia che abbiamo provato! >

Il suo viso si illuminò in modo spropositato. Parve irradiare luce in tutta la stanza.E le sue labbra si incurvarono in un sorriso sconvolgente.

< Eri viva! Viva! > Vidi nei suoi occhi la gioia di quel ricordo < Ti vogliono tutti bene angelo mio sai? Esme particolarmente > Perchè il suo sguardo si era rabbuiato. Accarezzai le piccola ruga di tristezza che si era formata tra le sopracciglia tentando di distenderla, facile a dirsi.

< Perchè sei triste? > La sua espressione era mutata in un lampo.

< Mi sono comportato malissimo con Esme. Ero cosi sconvolto per la tua scomparsa che non capivo più nulla. Senza di te io non ragiono, impazzisco! Mi sentivo in colpa per averti lasciata sola, ancora una volta. E la mia rabbia si era anche incentrata su Esme.Non volevo eppure non riuscivo a allontanare dalla mente il pensiero che ti avevo lasciata sotto la sua supervisione e invece tu eri da sola nel bosco > Aprii la bocca per dibattere. Ma non era colpa sua! Ero io che ero voluta uscire:

< So cosa vuoi dirmi Bella, che non era colpa sua >

< ma che fai mi leggi nella mente ora? > mugugnai e si lasciò andare a una risala liberatoria.

< ma no, sei prevedibile, sempre pronta a difendere gli altri, a perdonare, a giustificare. > Prese un respiro. < mi rendo conto però che questa volta hai ragione. Non è stata colpa di Esme ma mia e.. >

Edward non riuscì a bloccare in tempo le mie parole infatti gli puntai un dito al petto:

< Edward Cullen la finisci di incolparti di ogni cosa che accade sulla faccia della terra? Non vedo un mantello rosso quindi non mi pare tu sia superman! E se anche il mio criceto, che non ho ma potrei volerlo!, muore, non è colpa tua! Al massimo di Emmett che se l'è mangiato! Il tuo bisogno di mangiare penso che sia anche normale, cosa dici?! Vuoi morire di fame per non abbandonarmi un secondo? > Edward mi guardò con gli occhi spalancati; udimmo una risata cristallina e una tonante all'unisolo dal piano di sotto: Alice e Emmett. Sentii le guance avvampare. Era ovvio che l'udito vampiro fosse capace di percepire il nostro discorso anche a distanza. Edward affinò lo sguardo, stringendo le labbra in una finta espressione riflessiva.

< Quindi vuoi un criceto? > Spalancai la bocca e gli diedi uno schiaffetto sul petto, mi feci un male cane,

< aaaaaaaaaaah che male!!! > Si poteva essere cosi scemi!?

< Bella! Ma sei pazza! Hai il polso rotto! > Una lacrima mi scese dagli occhi mentre lui mi prendeva la mano per guardarla con occhio medico.

< è tutto apposto > Vi posò sopra un bacio leggero e poi scosse il viso.

< tu dici stupidaggini! Che c'entra il criceto! > Misi il broncio e lui sorrise.

< ma sei tu che ne hai parlato! > Beh in effetti...

< Ho capito quello che volevi dirmi Bella, ma è difficile per me non incolparmi comunque, lo sai. Non posso sopportare la tua sofferenza. Quando ti ho ritrovata stavi per essere uccisa da quella bestia, stavo per non arrivare in tempo > Il suo viso si contrasse ancora. Probabilmente se avesse potuto avrebbe pianto.

< ma sei arrivato, e mi hai salvata. Ora sono qui con te. > Sorrise

< Si, ho salvato la principessa. Sono un buon cavaliere non trovi? > Si si, e bello come un dio! Non glielo dissi ma evidentemente lo lesse nei miei occhi.

< sisi, e sono anche bello lo so! > Spalancai la bocca sconvolta e mi ricomposi.

< Spaccone > La sua risata tonante era perfetta ma come faceva?

< tanto lo so che lo hai pensato, ecco, infatti le tue guance sono diventate rosso fuoco >

< uhm.. eddai Edward > Mi nascosi nella sua spalla stemperando i bollori del viso sulla sua pelle fresca a profumata. Lui mi accarezzava delicatamente la testa, percorrendo i capelli lungo tutta la loro lunghezza. Era rilassantissimo.

< edward >

< dimmi >

< io non ricordo quasi niente di quei momenti, solo vagamente la tua voce > avevo bisogno di sapere < che fine ha fatto Victoria? >

< è morta > Sussultai. Era morta! Non c'era più! Non mi avrebbe mai più cercata! Inspiegabilmente iniziai a piangere. Non sapevo perchè lo facevo, era un misto tra tranquillità e gioia: come risvegliarsi da un terribile incubo e vedere che la realtà è totalmente diversa. Edward mi stringeva a se mentre avevo ancora davanti agli occhi il viso crudele di Victoria, le sue unghie sulla mia pelle. Gli occhi rossi, il dolore, il sangue.

< non ho potuto farlo io, dovevo prendermi cura di te, con me c'erano Jasper e Alice, l'hanno... uccisa loro > Come un lontano sogno risentii dei ringhi forti intorno a me.Quindi erano stati loro due!

< Edward, io ti sentivo sai, eri triste, all'inizio non riuscivo a capire chi fossi. Sentivo tanto.. dolore, mi ero arresa, perchè > tentennai < pensavo foste tutti morti > L'ultima parola la dissi in un singhiozzo. Era straziante.

< mi sentivi davvero? Ogni tanto riacquistavi un pò di lucidità, aprivi gli occhi ma parevi non vedere davvero, poi però > lo vidi sorridere appena nell'incubo di quel ricordo < hai detto che non dovevo piangere e che mi amavi > Sorrisi anchio piangendo e sentii il sapore salato delle lacrime sulle mie labbra.

< si, ti sentivo Edward, e ho visto i tuoi occhi. erano stupendi. La cosa più bella che c'è al mondo > lo guardavo adorante rivedendo il suo sguardo d'oro tra i ricordi

< non se al confronto ci sei tu > Arrossii. Pensavo che non lo avrei più rivisto. Invece era lì con me. Fui riempita da una gioia e una pace sconfinati.

< Edward, quanto... mi sono fatta male? > Lui inspirò

< non credo sia stata tu a farti male > abbassai lo sguard e lui prontamente mi rialzò il viso. < non nascondermi i tuoi occhi per favore,mi sono mancati troppo > Ressi quindi il suo sguardo.

< hai una costola rotta, una incrinata, il polso e un dito rotti,un trauma celebrale perchè hai preso un colpo molto forte alla testa, un grosso ematoma sulla schiena e lividi e graffi ovunque >

Ogni sua parole era un ricordo doloroso, una violenza, una piccola parte di tortura. Quelle fasciature coprivano le cicatrici dell'abominio in cui ero vissuta. La voce di Edward mi riscosse dai pensieri.

< Amore, che ne dici di mangiare qualcosa? Esme sotto dice che è pronto, poi ti continuerò a raccontare eh? > Alle sue parole udii lo stomaco brontolare e lui sorrise con me.

< Aspetta, vado a prenderti qualcosa da mettere >

Edward uscii velocemente dalla stanza e io mi guardai attorno. Ero in una camera dai colori rosati.Molto luminosa per il grande lampadario sul soffitto. C'erano mobili in legno scuro a dargli un tono antico. Un gigantesco armadio faceva bella mostra di sè sulla parete davanti al letto e ero certa fosse colmo di vestiti. Quanto a me ero sdraiata su un ampio letto a baldacchino dalle coperte rosa. Mi voltai verso la finestra: fuori aveva preso a nevicare. Mi vennero i brividi. L'Alaska era anche più fredda di Forks.
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continuazione capitolo 30

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Mer Ago 05, 2009 7:55 pm

< Allora che ne pensi della nostra camera? > Sussultai voltandomi verso la porta. Edward sorrideva sornione. Si avvicinò al letto con una vestaglia blu tra le mani.

< da quanto sei lì? >

< uhm beh da due secondi dopo che sono andata via > Ovviamente, era veloce.

< non ti avevo sentito > in un lampo fu a un centrimetro da me.

< quando voglio so essere molto veloce mia Bella >

Il suo odore mi stordiva, il suo sguardo era magnetico. Non riuscivo a non guardarlo estasiata. Colmai lo spazio che ci separava con un bacio. All'inizio fu lento. Erano piccoli bacini dolci, dati a fior di labbra. Ma diventavano sempre più veloci e bisognosi. Le sue mani percorrevano delicatamente i miei fianchi. Sentivo il cuore rimbombare nel petto e sperai che Edward non se ne accorgesse. Il bacio si appronfondì e io vi annegai aggrappandomi febbrilmente alle sue spalle forti. Ma poi una sua mano finì lentamente sotto il pigiama, a toccarmi il fianco nudo. Quello che accadde dopo non lo avrei mai immaginato. Un tempo mi sarei infiammata e l'avrei stretto ancora più a me, invece fui scossa da un brivido, ma non di piacere.

Era paura. Fastidio. Non volevo le sue mani su di me, nè le sue labbra sulle mie. Come potevo avere paura di lui? In un attimo mi allontanai e abbassai lo sguardo cercando di riprendere fiato. Lui rimase in silenzio. Ero certa che non stava staccando gli occhi dal mio viso. Non volevo che vi leggesse quello che stavo provando. Non capivo nemmeno io cosa stava accadendo. Mi strinsi con le mie stesse braccia e mormorai.

< Andiamo sotto? Esme ci starà aspettando >

La sua mano dolcemente mi alzò il viso appoggiandosi sotto il mio mento. Mi guardò negli occhi per svariati secondo. Non avevo idea di cosa vi lesse ma annuii e mi aiutò a infilare la vestaglia. Era bellissima. Morbida e blu con una trama a fiocchetti e i bordi arricciati. C'era di certo lo zampino di Alice. In silenzio mi prese tra le braccia e uscì dalle camera.

Perchè quel distacco? Cosa c'era di sbagliato? Ero sbagliata io. Non dovevo comportarmi cosi. Lo strinsi forte e me mentre scendevamo le scale sperando che dimenticasse la mia reazione e mi appoggiai al suo petto inspirando il suo dolce profumo. Lui parve traquillizzarsi e lasciò la posa rigida in cui si era gelato. Intanto giocherellavo con la T-shirt nera che portava osservando la casa. Era molto colorata, diversa dallo stile di Esme ma comunque gradevole. L'odore di cibo mi avvolse e mi venne l'acquolina in bocca.

Si! Avevo davvero fame!

I gridolini di Alice mi investirono in pieno,

< Bella Bella! Lo sapevo che questa vestaglia ti sarebbe piaciuta! >

Guardai il piccolo folletto esultante

< si grazie Alice è molto Bella >

< Sisi lo penso anche io, vero Edward? > Lui mi guardò con occhi dolci ma ci vidi un piccolo sprazzo di sconforto

< lei è bella con tutto > Alice sbuffò

< sisi certo, dai Edward mettila qui, ci ho messo i cuscini cosi starà più comoda >

Edward mi adagiò dolcemente su una sedia sedia imbottita in cucina.

< Ti fa male la costola? > mentii:

< No, non fa male > invece faceva un male cane, quello stare piegata sul letto a parlare mi aveva spossata.

< uhm, va bene, ma dopo mangiato ti porto a letto, hai bisogno di riposo ok? > Gli accarezzai il viso

< va bene >

Intanto arrivò Esme e mi mise sul tavolo ogni genere di cibo immaginabile: rimasi a bocca aperta

< Esme! ma non ce la farò mai a mangiarlo tutto! >

< tesoro mangia quello che ti va, non preoccuparti! > Osservai le pietanze colorate davanti a me e dopo una breve scansione mi fiondai direttamente sui dolci, ne avevo veramente voglia, dopo aver mangiato per giorni solo panini, avevo una fame indicibile.

< ehi ehi calma! non vorrai sentirti male amore! >

< è umpfpò che non mmanggfio > Lo vidi rattristarsi. Inghiottii l'enorme boccone di torta al cioccolato e gli sorrisi.

< Bella che ne dici più tardi di conoscere il clan di Denali? > trillò Alice. Emmett proruppe in cucina.

< sisi cosi le presentiamo Tanya! > Udii un ringhio salire dal petto di Edward. Perchè si era innervosito? Mi voltai verso di lui.

< chi è Tanya? > Emmett rise

< E' solo la più accanita pretendente del caro Eddino! >

La forchetta con la torta mi cadde nel piatto sparando cioccolato addosso a Alice che imprecò:

< no! la camicia di Gucci!!! >

Guardai Edward a bocca aperta.

< in che senso? >

< ma no niente, Emmett scherza > Mugugnò ma parve in imbarazzo. Perchè? Udì una sedia grattare al mio fianco e Emmett vi ci si appollaiò sopra con grazia nonostante la stazza considerevole. Il suo sorriso divertito mi fece agitare ancora di più

< ma che scherzo! non lo stare a sentire Bellina! Dovevi vederlo quando Tanya è entrata in camera sua in camicia da notte > La sua risata tonante rimbombò in cucina. < davvero impagabile! >

Ok, avevo smesso di respirare, dovevo avere uno sguardo sconvolto

< Emmett sei veramente un cretino! Ma ti pare che proprio questa storia dovevi dirle! > Alice era contrariata < magari descrivile anche che il baby-doll era completamente trasparente e sotto non portava niente e stiamo apposto! >

Alice si voltò verso di me con la mano sulla bocca.

Ero completamente scioccata. Una vampira sicuramente stupenda era entrata nella stanza di Edward in baby-doll e nient'altro e Edward non me ne aveva mai parlato?! Perchè! Mi sentii sprofondare. Perchè la terra non mi inghiottiva? Io goffa e brutta a breve avrei dovuto incontrare un essere perfetto che voleva il mio Edward. Continuavo a spostare lo sguardo da Edward sbigottito e Alice finchè non fissai il piatto e la cioccolata mi diede la nausea.

< Penso di essere stanca > Mi tentai di alzare ma Edward non me lo permise. Mi prese tra le braccia e ringhiò

< questa me la pagate davvero >

Alice scoppio a ridere.

< Emmett dì addio al tuo fuoristrada! L'ho visto a pezzi e bruciato! > ma poi la sua risata si bloccò e lo sgurdo divenne vaquo: il viso si trasformò in una maschera di terrore:

< Edward non puoi farlo! >

< oh si che posso > La sua bocca si curvò in un ghigno.

< no dai per favore, le scarpe no!!! ci ho messo mesi a trovare quel paio di cavalli! >

Edward iniziò a camminare e io tra le sue braccia rimanevo immobile, toccandolo il meno possibile. La gelosia mi stava divorando e sentivo gli occhi pizzicare. Sapevo che di certo qualche vampira gli aveva fatto la corte, era bello e perfetto, ovvio che fosse accaduto! Ma avere le prove cosi, davanti agli occhi era diverso! Cosa c'era stato tra loro! Perchè non me ne aveva parlato?I miei pensieri erano accompagnati dagli strilli di Alice...

< edward no! ti prego mi dispiace! Edward! >

< troppo tardi Alice! >
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capitolo 31

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Dom Ago 16, 2009 1:31 pm

Capitolo 31-Mani
Bella
Ero tra le braccia di Edward che camminava a passo umano verso la nostra camera. Ogni tanto mi lanciava sguardi proccupati e speravo vivamente che ciò che provavo in quel momento non fosse visibile dalla mia espressione. Nemmeno un minuto e fummo nella stanza dove mi ero svegliata: ovviamente non ero un peso per Edward che, anche se lentamente, non aveva impiegato molto a arrivare. L'atmosfera però era totalmente cambiata. Le pareti avevano una tonalità più scura, perfino la luce era drasticamente diminuita. Era una mia impressione ovviamente ma di certo la gioia che avevamo provato poche ore prima nel ritrovarci dopo tanto dolore, aveva abbandonato la scena per far spazio e tutt'altro: dentro di me sentivo un doloroso groviglio di sentimenti ostili: confusione, ansia, sconforto, delusione e rabbia. Come aveva potuto Edward, la persona precisa e perfetta per antonomasia, omettere una informazione cosi importante? L'unica motivazione che mi veniva in mente per giustificare tale negligenza mi spaventava terribilmente: la storia con Tanya in realtà doveva essere più di un volgare spogliarello, perchè cosi avrei definito ciò che mi avevano appena raccontato Alice e Emmett. Chissà poi quant'altro c'era da dire! Questi pensieri bui mi terrorizzavano.

Mille pensieri mi annebbiarono la mente nei pochi attimi che Edward impiegò a adagiarmi delicatamente sul letto. Non gli rivolsi uno sguardo nonostante mi mancasse da morire ogni cosa di lui, ma ero cosi arrabbiata! Come aveva potuto! Ma chi era questa qui poi! Aveva avuto occasione di parlarmene quando mi aveva raccontato del Clan di Denali, allora perchè? Perchè non dirmi che una di loro gli faceva una corte spietata?

Per di più avevo un terribile senso di angoscia per ciò che era accaduto prima di mangiare: il rifiuto e la paura provata mentre il nostro bacio si approfondiva mi turbavano. Non avrei mai pensato che i giorni di prigionia e le violenze subite avessero potuto scatenare in me sensazioni simili anche con Edward. Possibile che non esisteva un momento di pace per noi due!? Ora doveva sbucare anche questa maledetta vampira stupenda a stressare la mia vita già di per se non proprio facile? Sbuffai.

Nella stanza c'era un pesante silenzio. Io guardavo il muro, il muro guardava me e ero certa che Edward stesse guardando le mie spalle. Che situazione! Lui era completamente in silenzio, e ciò stava a significare che c'era qualcosa a cui non voleva far avvicinare un eventuale discorso.

Gli occhi iniziarono a pizzicarmi. Il battito aumentava insieme alla respirazione. Stavo per scoppiare. Mi avrebbe sentita, ne ero certa. Ma non riuscivo a contenere l'angoscia. Potevo sostenere tutto, l'avevo dimostrato, ma anche questo no! Edward tra le braccia di un'altra era un incubo. Sentii le guance rigate da qualcosa di umido. Perfetto, ora avevo iniziato anche a piangere. Cercai di mantenere i singhiozzi nel petto ma questo mi procurò un lancinante dolore alla costola. Involontariamente portai la mano a toccare il punto dolorante. Ovviamente in un battito di palpebre Edward fu su di me.
< Bella! Ti fa male! Che hai? > Idiota, ma secondo lui che avevo! Continuai a guardare il muro.
< Bella per favore rispondimi > Avevo cosi voglia di abbracciarlo. Ero combattuta perchè mi aveva mentito ma allo stesso tempo avevo un urgente bisogno di lui. Mi sentii voltare il viso dalle sue mani fredde e i miei occhi non proprio obbligati, si trovarono a fissare i suoi. Erano tristi, e splendidi come sempre.
< Amore, ti prego non piangere, non riesco a vederti soffrire senza fare nulla, per favore > Mi toglieva nervosamente le lacrime dale guance ma quelle impertinenti, continuavano a debordare. Di slancio lo abbracciai maledicendo quella vampira.
< Edward perchè mi nascondi le cose... > Singhiozzai sul suo collo. Lui sbuffò.
< Quei due sono degli idioti Bella, non li stare a sentire, lei non è mai stata niente per me! > Si certo, a chi la vuoi raccontare..
< E che ci faceva in camera tua mezza nuda? > La frase mi venne fuori stridula e alterata. Lui mi allontanò da se e scrutandomi sbuffò ancora una volta, tanto che il ciuffo di lucidi capelli ramati che gli scendeva sul volto, si spostò leggermente.
< Ma sul serio, io non sapevo che sarebbe venuta quel giorno... E poi è stato trent'anni fa o giu di lì! > Quindi erano più di trent'anni chi gli faceva la corte, mica una sciocchezza!
< Non inventare storie Edward,TU leggi nella mente! > Rimase in silenzio. Ecco, colpito e affondato. Ma a quel punto la verità fece prepotentemente capolino tra i miei pensieri gelandomi.
< Edward.... spero vivamente che tu non mi stia mentendo > Sul suo viso apparve un'espressione nervosa.
< Non ti sto mentendo! Tanya, è vero, ha sempre avuto un debole per me, ma io non sono mai stato interessato! Te lo giuro! Cercava in tutti i modi di farmi... > mise sù una smorfia ansiosa < cedere.. E uno di questi metodi l'ha attuato nell'occasione che ti hanno raccontato Alice e Emmett > questa volta l'espressione divenne furiosa e la voce si assottigliò fino a diventare un sibilo < che la pagheranno molto cara... >
< Uhm, non direi che devono pagarla cara, visto che tu non me ne avevi mai parlato e loro sì! Al massimo dovrei essergli grata! > La mia voce era tagliente, ma non volevo che lo fosse. Non avrei voluto discutere con lui per nessun motivo al mondo. figurarsi per una vampira sicuramente con poco cervello. Cercavo di convincermi di essere superiore ma sapevo che quando l'avrei vista ogni mia barriera sarebbe crollata rovinosamente davanti a tanta bellezza.
< Non te ne ho parlato perchè non c'è stata occasione e io non ci penso proprio a lei! L'ho ritenuta un'informazione superflua, Principessa, esisti solo tu lo sai! Sei tutto per me: la mia luce, la mia vita, come potrei guardare un'altra che non sia tu? >
Edward aveva un'espressione esasperata e mi guardava supplichevole.
< Ti amo più di ogni cosa al mondo, come puoi dubitarne? >
Di tutta risposta continuai a avere il battito accellerato anche se mi ero leggermente calmata. Altre lacrime scesero sulle mie guance
< Piccola... piccola dai! non piangere >
< Edward! > tirai su col naso, sembravo una bambina < ho paura >
Mi strinse teneramente a se. Lo afferrai cosi forte da farmi male ma non mi importava, non l'avrei diviso con nessuna!
< Di cosa?! Non permetterò che nessuno ti faccia del male, te lo giuro! > ringhiò < nessuno si avvicinerà a te, MAI > Sapeva di imperativo categorico. Non aveva capito però la fonte delle mie paure:
< Non ho paura di questo >.
Era sbigottito.
< E allora di cosa? >.
Avvampai di vergogna, non potevo dirglielo!
< Amore perchè sei arrossita? >

Silenzio

< Uhm, c'è qualcuno qui che ha da dirmi qualcosa o sbaglio? > La voce di Edward divenne melliflua e carezzevole. Mi vennero mille brividi sul collo. No no no! Mi opponevo categoricamente all'esposizione dei pensieri che mi vorticavano per la mente.
< Non vuoi dirmelo? > continuava a soffiarmi sul collo. Piccoli baci presero il posto degli sbuffi d'aria. Andai in tilt in pochi attimi e il mio cervello disse addio alla razionalità. Mi percorreva la clavicola di una scia bollente di baci, avanti e dietro, dall'orecchio alla spalla, sfiorandomi con il naso freddo la pelle calda. Stavo impazzendo. Il criceto nella mia testa aveva ormai abbandonato la ruota esausto.
< Di cosa hai paura? > Sussurrò l'ultima domanda a un millimetro dalla mia bocca tanto che le labbra muovendosi sfiorarono le mie.
Non ragionavo più.
< Dimmelo Bella > La voce era cosi roca e profonda che ogni mia difesa crollò in un vortice di brividi.
< Lei è più bella di me > La magia finì nel momento in cui pronunciai le fatidiche parole e mi resi conto di aver espresso le mie paure più recondite davanti a lui. Ora avrebbe riso, me lo sentivo! E sarebbe andato da lei che lo aspettava in baby-doll con nient'altro sotto! No no no no! Non volevo vedere la scena! Chiusi gli occhi più che potevo attendendo lo scroscio di risate, ma quello non avvenne.
< Piccola, apri gli occhi > Ne aprii prima uno e poi l'altro, mezza impaurita per la reazione che avrei scatenato in lui. Ma quello che vidi non fu assolutamente ciò che avevo immaginato. Edward mi guardava con un'espressione dolcissima, come quando si osserva qualcosa di tenero e indifeso. Era cosi che mi vedeva? Le sue dita affusolate furono sul mio viso.
< Tu sei l'essere perfetto, la ragazza più dolce e pura che esista al mondo! Ti ho aspettata per un secolo e ti amo più di ogni cosa. Come puoi anche solo pensare che io possa essere attratto da una vampira come lei? Aggressiva e volgare. Bada bene, non è mio uso parlare in questi termini delle ragazze, ma visto che vuoi spiegazioni, te le darò >
Lo guardavo a bocca aperta incapace di fare realmente mie quelle informazioni. Mi vorticava solo in mente l'immagine di una ragazza bellissima mezza nuda davanti a lui.
< Nessuna può reggere il tuo confronto, nessun corpo, che sia fasciato con i pizzi più pregiati, o nudo, può essere paragonato alla sensazione che mi da il solo sfiorare con le dita le tue labbra > Assieme alle ultime parole appena sussurrate mi percorse con un dito freddo il labbro inferiore. Tremai.
< ...o sfiorare la tua guancia... > le sue labbra furono accanto alla mia bocca
< ...o sussurrare sulle tue labbra... > A quel punto non ci vidi più e lo baciai con passione. Aria! Respiravo ancora. Non letteralmente, ma l'energia che proveniva dalle sue labbra mi riempiva il cuore come le sorsate d'aria davano vita ai polmoni. La mano fasciata fu tra i suoi capelli morbidissimi. Dopo un tempo troppo breve si staccò da me per lasciarmi respirare. Ci osservanno per qualche secondo, ognuno perso negli occhi dell'altro. Lentamente però il suo viso lasciò l'espressione estasiata e si tramutò in un ghigno divertito per poi dare spazio al sorriso sghembo che tanto amavo.
< Devo ammetterlo, riesci a essere ancora più bella del solito quando sei gelosa > Avvampai guardando il copriletto rosa con estrema attenzione.
< E dai Edward > Rise ancora.
< Ti amo piccola adorabile e estremamente sensibile principessa >
Sorrisi continuando a guardare la coperta.
< Edward com'è Tanya > Dovevo saperlo prima di incontrarla faccia a faccia e morire di gelosia, ma non ce la facevo a guardarlo negli occhi mentre me ne parlava. Ero terrorizzata dal vederci un qualche sprizzo di attrazione per lei:
< Uhm, mi pare di avertela descritta con un paio di aggettivi calzanti >
< Ma io dicevo realmente, com'è? E non mi dire brutta, perchè mi fai arrabbiare! > A quel punto lo fissai e fece la finta faccia spaventata facendomi ridere.
< No no per carità! Arrabbiata no! >
< Dai sul serio > mi accoccolai sul suo petto in cerca del suo contatto, gli afferrai una ciocca ramata giocandoci e beandomi della sua morbidezza in attesa del verdetto.
< Capelli biondo rossicci, pelle chiara, fredda .... le solite cose > certo certo
< Hai omesso: fisico perfetto, bella da far impazzire chiunque >.
Rise, no non ci trovavo niente di divertente! Ero serissima!
< Sinceramente non sono stato a guardarla, ti ho detto che non mi interessa! >
< Edward! >
< Si? >
< L'hai vista con praticamente niente addosso e vuoi dirmi che non sai bene com'è? > Ecco, ora cosa mi avrebbe risposto? Aprì la bocca titubante come a voler dire qualcosa e la richiuse. Poi si illuminò in volto.
< E' ora di riposarsi! A LETTO SU! SU! > Mi trovai tra le sue braccia mentre scopriva il letto!
< Edward no! Rispondimi!!! > Combattevo una battaglia persa contro le lenzuola.
< Uhm, si si, siamo proprio stanche! una bella dormita ci farà bene! > lo sentii sghignazzare.
< NO! non ho sonno!! Edward! rispondimi!! > Ormai ridevo anche io aggrovigliata tra le coperte con le sue braccia che delicatamente tantavano di tenermi ferma. Mi ritrovai al caldo nel letto, con lui accanto sdraiato fuori per non raffreddarmi. Mi dava piccoli bacini sulla guancia.
< Sleale! >
< Splendida... >
< Perfido! >
< Stupenda.... >
< Uffa Edward!! >
< Si amore? >
< Ti amo, non lasciarmi mai, ne morirei > Ero stanca di discutere, non mi importava niente di quella vampira. Lui era mio, e di nessun'altra. Chiusi gli occhi sonnacchiosa, in realtà ero davvero stanca. Mi faceva male tutto come se mi fosse passato sopra un autotreno in corsa.
< Mai principessa, sei tutta la mia vita, dove me ne andrei lontano da te? >
Sorrisi, e lui baciò il mio sorriso.
Stavo per addormentarmi, ma avevo ancora una cosa da dirgli.
< Edward > biascicai
< Dimmi piccola >
< Se ti si avvicina le butto addosso una tanica di benzina e le dò fuoco > Sentii la sua risata tonante rimbombare per la stanza.
< Va bene, farò in modo che non si trovi nel raggio di dieci metri da me! >
< Ma perchè tieni alla sua incolumità?! >.
Ora sghignazzava.
< Dormi Bella >.
I suoni diventavano indistinti, mi parve di sentire un:
< Alice vedi di non fare in modo che ci siano liquidi infiammabili in giro >
ma non ebbi tempo di rifletterci che caddi tra le braccia di morfeo. Quella divinità aveva tanto le sembianze di Edward, chissà perchè....
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continuazione capitolo 31

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Dom Ago 16, 2009 1:32 pm

< Edward forse dovremmo svegliarla >
< Lo so Carlisle ma è molto stanca, si è addormentata da nemmeno sei ore... >
< Pensi che se la medicassimo mentre dorme si sveglierebbe? > Come se non li potessi sentire...Ormai mi avevano svegliata, non avevo cosi tanto sonno.
< Penso che mi innervosirei e mi sveglierei comunque! > Aprii gli occhi e vidi davanti a me Edward e Carlisle che portava con se una valigetta.
< Amore! scusaci non volevamo svegliarti > il viso dell'essero più bello che possa esistere al mondo si illuminò. Tesi le braccia verso di lui come una bimba e mi ritrovai un attimo stretta al suo petto fresco, che bello! Era un piacere per la testa dolorante. Due colpi di tosse interruppero le nostre coccole del buongiorno. Arrossendo mi staccai prontamente dalle braccia del mio angelo personale che posandomi un bacio sulla fronte e ridacchiando, mi aiutò a stare seduta sul letto, con le spalle poggiate alla testiera.
< Ben svegliata Bella! >
< Grazie Carlisle! > Gli sorrisi.
< Scusami se ti ho svegliata, mi ha detto Edward che hai dormito poco > Sempre a preoccuparsi quello lì.
< No no, non ero cosi stanca.. davvero >
< Va bene, comunque ero passato per controllare le ferite. A medicarle ci pensa Edward se vuoi, ma io vorrei dare un'occhiata alle costole > Voleva visitarmi quindi mi sarei dovuta spogliare davanti a lui. Che vergogna! Avvampai, ovviamente se ne accorsero ma non dissero nulla
< V..va bene > Edward mi accarezzò la guancia per tranquillizzarmi.
< Mettiti sdraiata > Feci come mi disse guardando Edward che mi sorrise rassicurante. Cercai la sua mano e la strinsi con la mia sana. Carlisle mi tolse delicatamente la maglia. Avevo quasi tutto il busto fasciato.
< Ora slego la fasciatura per controllare ok? Edward aiutami >
Mi misero seduta delicatamente e cominciarono a slegarmi. Li lasciai fare nonostante, allentando la fasciatura il dolore aumentava.
< Bella senti male? >.
Non volevo lamentarmi. Mentii
< No no... tutto bene >.
Vidi Edward sbuffare.
< Amore non devi minimizzare, dobbiamo capire come stai.. >
< Ok, senza fasciatura mi fa un pò più male... >
< E' perchè il peso grava sulle costole > spiegò Carlisle con fare medico < ma tranquilla, non ci vorrà tanto a guarire. La frattura non è composta, e la costola incrinata lo è solo leggermente, tra una settimana, due, sarai come nuova > Poi Carlisle si rivolse a Edward. < Rifalla sdraiare > Mi ritrovai nuovamente a guardare il soffitto del baldacchino
L'ultimo strato di fasciature andò via e vidi Edward trattenere il fiato e girarsi verso Carlisle che scosse la testa impercettibilmente. Lo notai comunque. Il battito accellerò quando Edward di scatto lasciò la mia mano e si voltò verso il muro con i pugni stretti. Probabilmente se avesse avuto qualcosa tra le mani si sarebbe polverizzato istantaneamente.
< Bella... > Era stato Carlisle a parlare, abbandonai le spalle del mio amore per guardare altri occhi d'oro.
< Bella chi ha fatto questo? > Edward si voltò verso di noi attento alle mie parole. Ma di cosa parlavano?
< C..cosa? Fatto co..sa? >
Lui indicò la mia pancia cosi allungai il collo per capire di cosa parlassero. Era piena di graffi, ma di certo non solo a quello si riferivano: sui miei fianchi bianchi, indelebili, facevano bella mostra due grosse e precise impronte fatte di lividi: erano mani. Sapevo bene chi era stato a imprimerle mentre mi stringeva tantando di violentarmi. Abbassai lo sguardo verso le coperte e le strinsi tra le mani mentre gli occhi mi si inondavano di lacrime.

Non volevo ricordare.
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capitolo 32

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Lun Ago 24, 2009 2:08 pm

Capitolo 32-Non voglio
Bella
Mi sdraiai sul letto e tentai di accucciarmi su me stessa a creare un rifugio sicuro che mi avrebbe protetta dalla situazione che si era instaurata. Il dolore alle costole però, era troppo forte da sostenere senza fasciatura, così voltai solamente il viso immergendolo per quanto potevo nel cuscino.

Udii la porta della stanza chiudersi lentamente, con un leggero cigolio, ma non mi voltai per capire chi fosse andato via. Speravo entrambi. Non volevo parlare: solo il ricordo bastava a condurmi nel buio di quel sotterraneo. Sentii l'aria mancarmi. Volevo dimenticare e mai più rivivere quei momenti. Volevo andare avanti come se non fosse successo niente fingendo che quel maledetto giorno in cui Edward aveva deciso di andare a caccia, io fossi rimasta in casa a attenderlo.

Sapevo perfettamente che tutto ciò era impossibile. Non c'era nessun modo per cancellare il terrore di quei momenti. Ero sicura che la mia famiglia, soprattutto Edward, avrebbe preteso spiegazioni che io non volevo assolutamente dare. Non ero pronta. Non sapevo quasi niente di cosa fosse accaduto prima che giungessero a salvarmi mentre ero in fin di vita nelle grinfie di Victoria. Sapevo che quest'ultima era morta, e ciò mi consolava enormemente. Ma che fine avevano fatto tutti gli altri e soprattutto Laurent? Mi chiedevo se i Cullen erano a conoscenza del fatto che dietro coloro che mi tenevano prigioniera, si celava un folto clan di vampiri che voleva crudelmente la loro morte. Ero conscia che per poterli rendere partecipi di queste informazioni avrei dovuto parlare dell'accaduto ma ero certa di non averne la forza. Non volevo leggere il disgusto negli occhi di colui che amavo. Ero terrorizzata dalla possibile reazione di Edward. Il mio essere sciocca desiderava enormemente annegare nel pesante silenzio che si era creato nella camera.

I miei pensieri erano scanditi dal ticchettio fastidioso di un orologio sul comodino. Pareva ricordarmi che il tempo passava, e urgeva una scelta. Nonostante ciò me ne stavo immobile sul letto, cercando lo forza di sollevarmi.

Non sapevo se Edward era li con me, e non avevo il coraggio di aprire gli occhi per incontrare i suoi. Mi sentivo sporca, violata, indegna. La mia pelle era macchiata, le mie labbra erano state profanate da quelle di un assassino. Come avevo potuto baciare Edward dopo ciò che era accaduto? Eppure nonostante il disprezzo per me stessa, continuavo egoisticamente a avere un bisogno vitale di lui. Avrei desiderato infinitamente tacere la storia di quei giorni per sempre, e tornare alla normalità, ma probabilmente non era possibile. A occhi chiusi sul letto dove giacevo, mi parve per qualche secondo, di ritornare al gelo della mia prigionia, quando attendevo un destino peggiore della morte. Non potevo sopportare quei ricordi. Strinsi i denti per soffocare gli urli che mi laceravano il petto sgomitando per venir fuori. Volevo urlare al mondo e stare totalmente in silenzio; volevo piangere, e sfogarmi, ma allo stesso tempo agognavo rimanere zitta per sempre. Sotto la mia guancia sentivo distintamente il cuscino bagnarsi sempre di più. Piangevo senza singhiozzare, in grossi lacrimoni che rotolavano giù per le guance a causa di un dolore più profondo di qualunque lamento.

Come potevano dieci giorni avermi segnata cosi tanto? Mi sentivo sporca. Mi sentivo nuda alla mercè della cruda realtà. Ma improvvisamente mi resi conto che non lo ero solo mentalmente:

Carlisle mi stava visitando e io portavo solo il reggiseno, che lasciava in bella mostra i grossi lividi sui fianchi, prove inconfutabili delle violenze subite.

Probabilmente ne avevo molti altri sparsi per tutto il corpo perchè mi sentivo indolenzita ovunque. Speravo vivamente che Edward non li avesse visti, anche se la sua reazione poteva solo significare che non ne era a conoscenza. Forse potevo coprirmi finchè i lividi non si fossero assorbiti celando così, almeno agli altri, i miei sporchi ricordi.

Però Edward, ne ero certa, non avrebbe dimenticato quelle mani incise a fuoco sulla mia pelle. Potevo inventare menzogne su menzogne. Dire di essere stata semplicemente afferrata per i fianchi da mani indelicate, troppo forti per il mio corpo fragile. Ma la mia reazione sconsiderata non avrebbe retto a tali bugie e soprattutto, non sarei riuscita a mentire a lungo, almeno non a lui.

Edward.

In quel momento il suo nome rimbombava nella mia mente alternandosi con il ticchettico della sveglia in una cantilena ipnotica. Avevo bisogno delle sue braccia a stringermi, bramavo il suo corpo gelido sul mio bollente e martoriato, per coprirlo con il nostro amore. Aprii gli occhi lentamente. Come avevo potuto pensare che lui fosse andato via dalla stanza? Non mi aveva forse promesso di restare per sempre accanto a me?

Edward era seduto per terra, accanto al letto, precisamente davanti a me. Guardava il pavimento con le mani aperte poggiate sulla bocca, giunte come in una preghiera silenziosa, con i pollici a sorreggere il mento. Lo sguardo era perso. Stava pensando, ma era visibilmente tormentato. Lo chiamai in un sussurro che lui avverti immediatamente:

< Edward... > La voce venne fuori molto più fine di quanto immaginassi. Alzò gli occhi a incrociare i miei. Erano doloranti, di un colore splendido che sfumava dall'oro al nero. Era arrabbiato o forse affamato. Ma avevo tanto bisogno di lui. Strinsi le labbra per non esplodere in singhiozzi e, desiderando che lui capisse il mio tormento, mormorai :

< Edward ti p.. prego > non avevo resistito, fui scossa dagli spasmi del pianto che mi fecero balbettare < abbracciarmi per favore.. > avvertii le ultime parole a una tonalità alta, quasi stridula, rotta dal pianto. Ma non ebbi tempo di ascoltare ciò che dissi che le sua braccia si chiusero attorno a me in un rifugio tranquillo. Edward baciava ogni parte di me che poteva raggiungere con le sue labbra, smasmodicamente mentre io singhiozzavo senza remore.

< piccola piccola, perdonami > scossi il volto, non riuscivo a parlare, di cosa doveva scusarsi poi?

< perdonami per aver reagito così, ma sapere che ti hanno picchiata tanto da lasciare le impronte delle mani su di te... io... la pagheranno cara per questo > le ultime parole le disse in un ringhio spaventoso. < ed è ancora peggio non sapere chi è stato a ridurti in questo stato, su di te non c'era solo l'odore di Victoria, ma tanti altri >

Cercai di prendere aria ma quella arrivava a scatti a causa degli spasmi che il pianto mi provocava, così non parlai e continuai a piangere sempre più forte, cercando di affogare il dolore nelle sue braccia. Edward pensava mi avessero semplicemente picchiata. Oh, se fossero stati solo i calci e i pugni a farmi male. No, le mie non erano ferite superficiali. Erano marchi indelebili.

Presi a tremare e non solo per il suo respiro freddo sulla mia pelle. Lo sentii allontanarsi per un frazione di secondo, ma fu cosi veloce a tornare che non mi sbilanciai nemmeno dalla mia posizione. Aveva con se la mia maglia. Mi aiutò a infilarla, e a ogni movimeno mi posava un piccolo bacio sulle mani, sulle braccia. tra i capelli. Quando fui al caldo sentii le sue labbra sulla fronte e chiusi gli occhi, esausta dal pianto. La mia respirazione era quasi tornata alla normalità. Rimanevo leggermente affannata ma il suo odore mi stava calmando. Gli tenevo la testa sul collo. Completamente abbandonata tra le sue braccia, mi appoggiavo a lui, in ogni modo. Le costole mi facevano male, e Edward, premuroso come sempre, evidentemente lo suppose.

< Bella devo rifarti la fasciatura e medicare le ferite... Ho paura che si infettino > Dal canto mio sentivo il bisogno di lavarmi. Quanto tempo era passato dall'ultima volta che mi ero immersa nell'acqua calda?

< Edward, voglio farmi una doccia prima > Non era solo lo sporco fisico che volevo eliminare dalla mia pelle,ma ero convinta che nemmeno mille doccie avrebbero mandato via ciò che era entrato a far parte di me, indelebile.

< Sì, hai ragione, cosi poi è anche più facile medicarti > La voce di Edward era diventata pacata. Che volesse dimenticare tutto anche lui? O aveva deciso che non me ne avrebbe più parlato finchè fossi stata pronta per farlo? Non ero certa che lo sarei mai stata.

Mi allontanò leggermente da sè per alzarsi.

< vado a chiamare qualcuno per farti aiutare.. > Il terrore mi travolse. Non volevo andasse via, non volevo stare da sola nemmeno un momento. Scattai involontariamente verso di lui.

< NO TI PREGO NO! NON ANDARE VIA! > Afferrai spasmodicamente la sua camicia con la mano, non potevo permettere si allontanasse da me. Mi prese il viso tra le mani gelide scrutando l'agonia del mio sguardo e lo vidi sospirare.

< non vado via ok? Rimango qui con te, ma a meno che tu non voglia che io entri con te nella vasca... > avvampai furiosamente all'idea. Sorrise della mia espressione < quindi che ne dici, chiamo Alice cosi ti aiuta? Io rimango qui in camera. Il bagno è lì > mi indicò una porta a pochi metri da noi sulla parete alla destra del letto. Come un flash mi venne in mente la conformazione della mia prigione. Il bagno era nello stesso punto. Iniziai a tremare:

< ehi hai freddo? > Scossi la testa in segno di diniego.

< perchè tremi? > Mi ripoggiai nuovamente a lui per riacquisire lucidità.

< Edward mi potresti prima accompagnare a vedere il bagno e poi far venire Alice? > Aggrottò le sopracciglia non capendo la mia domanda assurda. Ma era importante entrarci con lui, avevo come l'impressione che aperta quella porta, mi sarei trovata davanti un lavandino logoro da cui usciva acqua gialla e pezzi di terra.

< Certo tesoro > La sua voce era perplessa, ma non titubante. Mi prese tra le braccia e io gli cinsi il collo con le mie. Spalancò la porta del bagno mentre il mio cuore accellerava i battiti paurosamente ma quello che vidi, ovviamente, non aveva nulla a che fare con la latrina buia dei miei ricordi. Era un bagno ampio dalle tonalità rosate. Al centro faceva bella mostra di se una vasca gigante. Aleggiava un vago profumo, probabilmente di lavanda. Sorrisi e allentai la stretta al collo di Edward,tranquillizzata.

< Bella? > Risposi con un gorgoglìo.

< Perchè volevi che ti accompagnassi? > Mi bloccai e decisi che non potevo mentirgli su ogni cosa che riguardasse il rapimento, per quanto fossero stupide le mie paure. Presi un respiro.
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continuazione capitolo 32

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Lun Ago 24, 2009 2:09 pm

< il... sotterraneo dove ero tenuta aveva il bagno nello stesso preciso punto e > mi bloccai incerta se continuare e lui mi diede un bacino sui capelli invogliandomi < non sono impazzita.. davvero > ci mancava solo che mi prendessero per pazza < ma avevo paura che entrandoci senza di te avrei ricordato cose che non volevo... e... > Non dissi altro e lui nemmeno. Ma mi strinse ancora più a se avvicinandosi alla grande vasca.

Mi accorsi che mi reggeva con un braccio solo quando lo vidi armeggiare per far uscire acqua calda. Si sedette con me sulle gambe, a terra, accanto alla parete in ceramica dove scrosciava acqua calda. La stanza si stava lentamente annebbiando. Prese un flacone, anch'esso rosa, poggiato sul bordo, e svuotò metà del suo contenuto nell'acqua che si riempii di bolle. Come una bimba sorrisi alla scena ricordando quando Reneè ogni volta che ero agitata, mi riempiva la vasca di casa, che però era un decimo di quella lì, con acqua calda e bolle: estremamente rilassante.

Mi accucciai ancora di più al petto di Edward, senza pensare al dolore delle costole mentre lui mi coccolava. Non parlavamo, ma quel silenzio era terapeutico. Il mio cuore era tornato a ritmi umani e anche la respirazione. Edward, dolcissimo mi accarezzava i capelli: scoprii a breve che il contenuto del flacone era di essenza di rose. Il grande bagno ne era pervaso.

< Bella > alzai il viso per incontrare i suoi occhi < Alice, Esme e Rose sono uscite a caccia, e non mi va che tu rimanga da sola a fare la doccia, sarei più tranquillo... > pareva titubante < se ti aiutassi io > Gli occhi magnetici di Edward mi intrappolarono e io rimasi tre secondi con la bocca spalancata, poi arrossi furiosamente. Io e Edward nella vasca?! Nudi? Il cuore da calmo che era mi prese a martellare come un pazzo nel petto. Lo vidi scoppiare a ridere ma ero cosi sconvolta che non registrai il magnifico suono della sua risata.

< amore, non ho idea di quali pensieri stia formulando la tua testa folle, visto che il tuo viso è di un bel rosso brillante, non che ti stia male, penso che saresti splendida anche in verde sai? Ma Alice prima di andare via mi ha lasciato un costume da bagno per te, non avevo idea a cosa potesse servire perchè nella sua mente ho visto solo l'immagine di lei e Jasper e... ehm ho evitato di sbirciare, quindi evidentemente aveva previsto una situazione come questa ma non voleva farmelo sapere > Edward sorrise sardonico:

< a ehm... in costume, o..ok > Balbettai. Cercavo di mantenere la calma ma ero completamente in preda all'imbarazzo. Il sorriso scomparve dalle labbra di Edward. Mi afferrò da sotto le braccia come una bimba per alzarmi a livello del suo viso. Mi scrutava ansioso:

< amore, se ti da fastidio, tu.. sai che non sei obbligata vero? Magari aspettiamo che torni Alice >

< nono.. > non volevo che pensasse mi desse fastidio, soprattutto dopo il mio atteggiamento di qualche ora prima, quando l'avevo letteralmente rifiutato. Edward continuava a guardarmi negli occhi ma quando probabilmente vi lesse solo un pò di imbarazzo sorrise.

< vado a prenderti il costume > e in un lampo fu di ritorno, non aveva nemmeno finito a dire la frase, impressionante. Quando vidi la bustina che lo conteneva tra le mani il terrore si impadronì di me. Speravo vivamente che non fosse "alla Alice", perchè non potevo più tirarmi indietro. Se era succinto giurai a me stessa che avrei acceso un bel falò in giardino con i vestiti di quell'arpia!

Fortunatamente scoprii, rigirandomelo tra le mani, che era bell'accollato, di un verde speraldo acceso. Carino. Misi in promemoria di ringraziare la mia sorellina.

Alzai lo sguardo in imbarazzo. Edward era davanti a me.

< oh, ehm... io mi giro, o preferisci vada di là? >

< nono.. girati solo > Tanto mi avrebbe vista a breve in costume. Tolsi dolorosamente i pochi vestiti che avevo addosso e mi infilai il costume, taglia perfetta. Osservai per qualche attimo il mio corpo e una fitta di paura mi percorse la spina dorsale. Ero piena di lividi e graffi. Come avrebbe reagito Edward? Speravo avrei avuto tempo per farli guarire prima che lui vedesse la mia pelle. Ma ormai era tardi. Nel momento in cui ero pronta Edward si voltò, evidentemente aveva sentito la stoffa frusciare, i loro sensi erano perfetti.

Quando si volse lo vidi sgranare gli occhi per qualche attimo e ricomporsi immediatamente. Chinai il capo e arrossii. Era la prima volta che mi vedeva in costume, con il freddo di Forks era normale. Mi tormentai le dita imbarazzata e udii il suo respiro accanto all'orecchio

< Bellissima > Disse solo questo ma con la voce roca e secca, leggermente tormentata. Non disse niente della pelle macchiata. Mi poggiò le mani precisamente sulle impronte dei lividi che avevo sui fianchi, combaciavano. Mi avvicinò a se. Rabbrividii al contatto con la pelle fredda delle sue braccia e gli baciai il petto poggiandovi poi la fronte. Non volevo pensare al freddo sentito nella prigionia e il fatto che le sue mani me lo ricordassero mi dava la nausea, non doveva accadere.

Edward senza dire niente mi prese tra le braccie e mi immerse delicatamente nella vasca. Le bolle nascondevano completamente il mio corpo. Di colpo un getto d'acqua calda mi tolse l'aria. Lo sentivo ridere come un pazzo

< ed..war..d > Cercavo di parlare ma l'acqua mi entrava in bocca impertinente, venne fuori un gorgoglio irritato. Quando aprii gli occhi lui era davanti a me.

< Bella sei stupenda > lo disse ridendo ancora e io strinsi le braccia al petto facendo finta di essere imbronciata.

< sleale > tossicchiai altra acqua che mi era finita in bocca.

< Trattieni il respiro > lo feci, meglio seguire le sue direttive pensai. Infatti mi trovai sprofondata in acqua. Venni fuori in nemmeno due secondi. Era tutto pieno di bolle e Edward in quel paradiso dai colori rosa era l'angelo più bello. Con il getto d'acqua calda mi lavò i capelli delicatamente. Il suo gesti ero così casti e tranquilli che mi sentii in pace. Non ero turbata da quel contatto. Le sue mani erano diventate calde e ancora più profumate. Non toccò mai il mio corpo. Si limitò a passare una spugna sul viso, sul collo e sulle braccia. Mi massaggiò la cute dei capelli e nient'altro. Dal canto mio mi rilassavo sempre di più. Era tutto stupendo, perchè lui era stupendo. Ero cosi rilassata che sentii appena quando mi tirò fuori dall'acqua per avvolgermi con un telo caldo. Il suo respiro freddo sulla pelle accaldata del viso mi dava i brividi ma non me ne curavo. Volevo vivere e dimenticare tutte le torture che avevo subito. Edward mi teneva tra le braccia quasi fossi una bambina, cullandomi con il suo amore.

< ti amo Edward > Lo sentii avvicinarmi al suo viso.

< sei tutta la mia vita Bella > e ci scambiammo un bacio delicato, pieno di mille promesse.

Lo sentii adagiarmi sul letto.

< Bella, ora devo rifarti la fasciatura e medicare le ferite. Ci sono i vestiti puliti, Alice ha lasciato anche quelli, mentre svuoto la vasca tu vestiti ok? >

Annuii prendendo gli abiti che mi porgeva. Era un pigiama carino, con gli orsetti. Aveva i pantaloncini corti e la maglia a mezze maniche. Evidentemente serviva per dar modo a Edward di medicarmi. Mi misi l'intimo asciutto, poi il pigiama e mi sdraiai sul letto. Dopo qualche secondo Edward fu accanto a me. Aveva con se una piccola valigetta con disegnata su una croce rossa: perfetto! Quella conteneva gli strumenti di tortura.

< cos'è quella faccia? > Edward aveva notato la mia espressione.

< mmmm quella valigetta del pronto soccorso mi fa paura! > Arriccio le sopracciglia.

< e perchè mai? >

< Perchè il disinfettante mi brucerà tantissimo! > Rise forte.

< ne hai passate di peggio, ne sono certo, non avere paura.. sono qui con te > Mi accarezzò delicamente il viso. Con lui accanto a me potevo sopportare ogni cosa.

< Prima devo disinfettare, ti prometto che sarò delicato, ti fidi di me? > Come se ci fosse qualcuno di cui mi fidassi di più? Annuii e lui sorrise. Prese dell'ovatta sterile e la imbevve di un liquido chiaro: sentii distintamente l'odore pungente di disinfettante.

Come se stesse toccando un oggetto di cristallo Edward mi spostò un ciuffo di capelli dal viso. Il movimento sulla cute mi provocò un dolore bruciate: strinsi gli occhi gemendo.

< shhh, faccio subito > Poggiò il cotone sulla ferita delicatamente. Mi stava disinfettando il taglio che mi ero procurata sulla testa quando Lestat e Laurent mi avevano lanciata contro il muro.

< fatto > sospirai.

< allora fatto male? > mi chiese gentile. Misi il broncio:

< si tanto! > La sua espressione si fece subito seria.

< uhm, avrei qualche idea per far passare il dolore > Edward si avvicinò lentamente a me. Guardavo alternativamente gli occhi caramellati e le labbra carnose sempre più vicine. Il cuore accellerò vertiginosamente i suoi battiti. Edward splendeva più del sole, era di una bellezza disarmante e io ne ero completamente soggiogata. Dimenticai il dolore, i ricordi; avrei dimenticato perfino il mio nome se lui non me l'avesse sussurrato continuamente con voce roca. Rabbrividii a quel suono che mi pizzicava un punto indefinito del cervello lasciandomi senza fiato. Si avvicinò a me lentamente fino a poggiare con la delicatezza di un soffio, le sue labbra sulle mie. Era fuoco e ghiaccio in una danza primordiale dei sensi. Le mie mani furono tra i suoi capelli meccanicamente, era quello il loro posto. Edward mi sosteneva i fianchi per non far gravare il mio peso sulle costole ferite. Mi sdraiò sul letto tenendomi con una grande mano la schiena: i miei capelli si sparsero sulla coperta rosa inondando la stanza di essenza di rose.

Con grazia si chinò su di me, senza mai staccare le labbra dalle mie. Il suo petto era a contatto con il mio ma non pesava. Si allontanò di qualche centrimetro osservandomi mentre percorreva con un dito gelido il profilo della mia guancia. Aveva uno sguardo estasiato:

< sei così bella > Arrossi e non mi impegnai a contraddirlo, l'aveva detto in modo disarmante, con una dolcezza e un ardore ineguagliabili:

< sei così calda... > poggiò la sua guancia fredda sulla mia inspirando l'odore della mia pelle.

< così morbida > sentii la sua mano scivolare sui miei fianchi. Ogni suo tocco mi incendiava la pelle. La mano saliva sempre più su arrampicandosi per i miei fianchi con una leggera pressione, finchè non mi raggiunse le labbra, erano leggermente dischiuse. Vidi le sue dita tramanti accarezzarmi il labbro inferiore quasi terrorizzate di poterlo ferire. Quando lo percorsero tutto al loro posto giunsero le labbra marmoree. Assaporava prima i labbro inferiore, poi il superiore, poi di nuovo l'inferiore in piccoli baci che mi stavano portando via tutte le forze. Una mano mi racchiudeva la guancia quasi a non volermi far andare via. Chiusi gli occhi. Quel bacio era cosi diverso dal solito. Cosi travolgente e passionale da annullare ogni mia remora, ogni mia minima difesa. Sospiravo nell'assoluto silenzio della casa e lui con me. Stretta tra il suo corpo e il letto desiderai di poter rimanere cosi per sempre. Le labbra si spostarono lente verso il collo, trascinando con loro una scia di baci infuocati fin dietro l'orecchio. Edward nascose il viso nel mio collo. Lo sentii respirare in modo irregolare. Non ero l'unica a essere rimasta senza parole per quel bacio quindi. Era stato sconvolgente, travolgente. Lo abbracciai stringendolo a me e cullandolo come potevo tra le mie braccia. Era ancora appoggiato su di me ma il suo peso era tutto ciò che desideravo. In quel momento non era un vampiro di oltre un secolo, era solo un ragazzo, il mio ragazzo. Nient'altro.

Lo sentii tranquillizzarsi piano piano e io con lui.

< Bella > Gli accarezzai leggermente la guancia che non era nascosta tra i miei capelli per fargli capire che lo ascoltavo.

< non rifiutarmi più te ne prego ne morirei... > lo strinsi ancora più forte a me < ho bisogno di te, di ogni piccola parte di te, lo so, sono egoista ma non posso farne a meno > La sua voce era rotta dalla forte emozione che recavano le sue parole. Cercai di alzargli il viso e lui mi lasciò fare, avvertendo il mio tocco caldo. Lo guardai fisso negli occhi cercando di non farmi distrarre dalla loro disarmante bellezza.

< non volevo rifiutarti, non accadrà più... > Come potevo farglielo capire? < non sei tu il problema. >

< ti prego Bella, dimmi cosa ti è successo > Inspirai. Avevo deciso.
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capitolo 33

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Lun Ago 24, 2009 2:14 pm

Capitolo 33-Confessione
Bella
< E..edward io non so se ce la faccio > Chinai il capo. Ero combattuta: da una parte avrei voluto rivelargli ogni cosa per liberarmi definitivamente da quel peso che mi opprimeva il cuore impedendomi di vivere; dall'altra ero terrorizzata, e non sapevo precisamente da cosa: probabilmente avevo paura che Edward non mi avrebbe più accettata. L'idea di poter cambiare davanti ai suoi occhi trasformandomi in qualcosa di sporco e violato era terribile. Non avrei più potuto reggere il confronto con la sua perfezione. Non mi avrebbe più amata allo stesso modo. Quel pensiero mi tolse il respiro:

< piccola stai tremando > Le braccia di Edward mi accolsero dolcemente, inspirai il suo odore inebriandomene. Le sue mani gentili scorrevano sulla mia schiena delicate cercando di tranquillizzarmi, e in parte riuscivano nell'intento. Adoravo quando lo faceva, mi scioglievo come morbida creta.

< Amore mio ascolta, qualunque cosa sia accaduta in quei giorni devi capire, anzi no... devi credere che non accadrà mai più. Non ti succederà mai più niente, sarò vicino a te ogni momento. Non ti lascierò mai. MAI, HAI CAPITO! > annuii lievemente cercando di fissare le sue parole nella mia anima per non dimenticarle. < Ma non puoi, non devi permettere che dei fantasmi ti continuino a terrorizzare. In casa non c'è nessuno, siamo soli io e te, non ci ascolta nessuno. Ciò che mi dirai rimarrà chiuso qui dentro,tra noi > Le mie difese stavano lentamente crollando sotto la dolcezza della sua voce e il suo sguardo mi diede il colpo di grazia.
Quando mi prese il viso tra le mani per incatenarmi all'oro liquido dei suoi occhi, sentii come un velo scivolare via dal mio corpo. Volevo parlargliene, volevo buttare via tutto il marcio che quei giorni mi avevano lasciato addosso. Poggiai la fronte sulla sua chiudendo gli occhi. Inspirai ancora una volta il suo odore magnifico.

< Edward,non ho paura che quello che è successo riaccadrà, perchè non ho intenzione di allontanarmi mai più da te > Edward non mi interruppe, cosi ripresi < ma mi terrorizza... > mi strinse di più a se.

< cosa piccola.. > Una lacrima mi scese giù per la guancia, la sentii infrangersi sulla mia gamba nuda

< ho paura che per te non sarò più la stessa > Ok, l'avevo detto e ora? Avrei avuto la forza di raccontargli cosa era successo?

< Bella guardami > Scossi il volto. Non ce la facevo, no. non potevo!

< Bella guardami... > Il tono questa volta fu supplicante, non sopportavo tanto dolore misto alla sua voce, mi trafiggeva il cuore, così aprii gli occhi e incontrai i suoi a un centimetro dai miei, ero ancora con la fronte poggiata alla sua. Si distaccò di pochissimo.

< Niente, amore mio... NULLA DI CIO' CHE MI DIRAI potrà cambiare mai quello che sento per te. Noi ci apparteniamo, siamo una cosa sola io e te, NIENTE > mi scosse leggermente il capo facendomi sbattere i denti < potrà mai scalfire in alcun modo i miei sentimenti per te, capito? > Tirai su con il naso annuendo e mi gettai su di lui abbracciandolo più forte che potevo. Lo udii sorridere

< ti amo >

Rise ancora < lo so >

< Edward, però promettimi lo stesso > Ne avevo bisogno:

< tutto quello che vuoi principessa >

< promettimi che non te ne andrai da me dopo quello che ti dirò > La sua voce divenne esasperata.

< ma come devo farti capire che non è possibile che io vada via da te? > ruggì < Sei il centro della mia esistenza! >

< perchè non sai cos'è successo > borbottai a bassissima voce,più a me stessa che a lui. Ovviamente udì distintamente le mie parole e sbuffò.

< raccontami > Lo allontanai da me. Chiusi gli occhi e respirai a pieni polmoni. Ero pronta.

< Edward, voi sapete chi mi ha rapita e perchè? >

< Victoria per vendicarsi no? E l'abbiamo uccisa. Aveva fatto le cose per bene. Si era creata una piccola armata di neonati. C'è stato un grosso scontro con una quindicina di loro,ma abbiamo idea che ce ne fossero degli altri > aprii la bocca scioccata, mi aveva parlato di una battaglia ma non di quelle dimensioni! < tranquilla, come ti ho detto stiamo tutti bene, il clan di Denali ci ha dato man forte e con l'esperienza di Jasper è andato tutto bene. Un giorno ti racconterà la sua storia. Mentre combattevano Alice ha visto in una visione, te sola, più a nord e siamo corsi, siamo arrivati appena in tempo... > Vidi il segno della sua mandibola che si stringeva pronunciandosi sulle guance. Quindi non sapevano nulla. Gliene dovevo assolutamente parlare.

< Victoria era una pedina Edward, l'armata non era la sua, e lei non mi teneva prigioniera. > Presi aria osservando la sua espressione allibita < il progetto in realtà era molto più grande. Volevano tutti voi, Edward! Hanno preso me come esca per attirarvi. Hanno sfruttato vari elementi come Victoria e... > non dissi i loro nomi, non riuscivo davvero. Il suo vio sbiancava sempre più < ..altri, per deviare la vostra attenzione, ma in realtà i mandanti erano tutt'altri > Edward era immobile.

< Bella, sai chi? >

< ... Victoria lei, me l'ha detto perchè pensava che mi avrebbe uccisa > la voce si ruppe nelle ultime parole. Il viso di Edward era imperscrutabile, non si aspettava questo, figurarsi quando avrebbe saputo tutto!

< non mi ha fatto nomi, ma ha parlato di un clan Italiano, e in precedenza mi era stato detto che volevano punirvi perchè avevate permesso a.. a.. una umana di entrare nel vostro mondo e... > Venne fuori un singhiozzo < è tutta colpa mia, mi dispiace Edward, mi dispiace cosi tanto >

Al suono della mia voce rotta Edward si risvegliò dallo stato di shock in cui era caduto e mi avvicinò al suo petto delicatamente.

< non devi incolparti di nulla > mi sussurrò con voce dolce < Ho capito a chi si riferiva Victoria ma di questo ci occuperemo a tempo debito. >

Cercai di respirare normalmente e quando riacquisii un pizzico di tranquillità mi allontanai dal suo petto, dovevo essere lucida per parlare e il suo odore mi stordiva.

< Bella, dimmi cosa è successo quando eri rinchiusa. > Sussultai e il cuore riprese a battermi forte per la paura ma dovevo necessariamente superarla, qualunque cosa sarebbe accaduta. Così poggiai le mani sulle gambe di Edward e strinsi tra i pungni la stoffa dei suoi jeans. Mi lasciò fare.

< Come ti ho detto, le pedine che erano state scelte avevano tutte forti interessi e motivazioni valide per far parte del piano > inspirai < Victoria si voleva vendicare, ma gli era stato ordinato di non uccidermi, cosi come a tutti gli altri. Non sapevo della sua presenza prima dell'incontro la mattina in cui mi avete salvata, perchè a tenermi prigioniera erano altre persone. Erano obbligate a mantenermi in vita ma... > a quel punto tentennai incapace di parlare o semplicemente guardarlo negli occhi; cosi osservai il paesaggio fuori dall'ampia finestra. Era il crepuscolo.

< Ma? > Edward mi incitò:

< Ma le condizioni in cui dovevo sopravvivere non erano importanti. > Ricordai tutti gli schiaffi e i colpi che mi erano stati inferti, la stretta ai polsi, la schiena dolorante, il buio e soprattutto ciò che volevano farmi. Per qualche attimo trattenni il fiato terrorizzata

< amore respira > cosi feci. < Cosa ti hanno fatto? > La sua voce ora era intrisa di antico dolore, voltai nuovamente il viso per incontrare i suoi occhi. L'oro che solitamente vorticava nelle sue iridi s'era raggelato, pietrificato. Io cercavo le parole adatte ma non ero sicura ce ne fossero.

< Edward... > pronunciai il suo nome per darmi forza < chi mi teneva prigioniera lo faceva a una condizione. >

< Bella dimmi quale, il tuo non parlarmi mi fa impazzire, te ne prego! > Sentii gli occhi che mi si riempivano di lacrime, la voce mi sarebbe uscita rotta. Così fu:

< la condizione era che potevano... abusare di me. >
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continuazione capitolo 33

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Lun Ago 24, 2009 2:15 pm

Edward raggelò. Il suo viso rimase immutato ma vidi i pugni serrarsi, i tendini divennero visibili a fior di pelle e i muscoli sulle braccia si contrassero insieme alla sua mascella. Ciò che disse fu un soffio ma lo compresi ugualmente.

< Erano umani? > Strinsi forte gli occhi, non volevo vedere ancora la sua reazione.

< no > sussurrai con un filo di voce che mi era rimasta e nascosi il volto nelle mani. Non ce la facevo. Ero al limite. I miei nervi non ressero più e scoppiai in un pianto devastante. Quello che non mi sarei mai aspettata fu ciò che accadde dopo. Pochi attimi dalla mia ultima parola e udii un rumore assordante come di legno che si spacca. Sentii aria sotto di me e capi di non essere più sul letto: ero tra le sue braccia fredde che mi stringevano spasmodicamente senza farmi male, forti e delicate. Ero pressata contro il suo petto su cui poggiavo la guancia rigata di lacrime. Aprii gli occhi e vidi il letto completamente spaccato in due giacere a terra al centro della stanza. Edward tremava, sentivo i suoi pugni serrati sulla mia schiena. Nonostante la scena assurda non riuscivo a smettere di piangere, ero terrorizzata da quello che mi avrebbe detto, e il fatto che mi tenesse tra le braccia voleva solo dire che almeno non desiderava vedermi spezzata insieme al letto e non provava tanto ribrezzo per me da non farcela a abbracciarmi.

Lentamente Edward si sedette a terra, mi depositò in ginocchio davanti a lui, delicatamente. Tremavo anche io e ero scossa da mille brividi. Nel petto, proruppero singhiozzi silenziosi che cercai di nascondere. Volevo fuggire da lì, ma dove potevo andare? Il mio posto era quello, accanto a Edward, accanto alla ragione della mia esistenza, se lui mi avesse rifiutata la mia vita sarebbe finita, per me l'universo sarebbe divenuto qualcosa di informe e vuoto, senza alcun senso.

Alzai lo sguardo dal pavimento incontrando per la prima volta dalla mia rivelazione, i suoi occhi.

Erano neri come la pece, e bruciavano come carboni ardenti dalle striature d'oro. Vidi le sue mani alzarsi come a rallentatore e giungere sul mio viso. Spostò le ciocche di capelli che mi ricadevano sugli occhi poggiandomele dietro l'orecchio. Con i pollici asciugò le lacrime e lasciò le mani percorrere le guance, il collo, le spalle e le braccia fino a giungere alle mie mani che strinse tra le sue portandosele al viso. Inspirò forte il mio odore e poggiò la fronte sui nostri pugni chiusi intrecciati. Io continuavo a tremare ma non piangevo più, la sua vicinanza in ogni caso era il più potente dei calmanti.

Edward mi baciò le mani, la fasciatura al polso,e le nocche ad una ad una, fino a far schiudere i pugni per baciare i palmi che poggiò sul suo pettò facendomi chinare verso di lui.

Mi baciò la fronte e le guance con dolcezza estenuante per poi guardarmi negli occhi. I suoi ora erano tristi e mostravano un'angoscia che forse era umanamente insostenibile.

< Ti amo Bella > chiusi gli occhi respirando a scatti. Mi aveva detto che mi amava, non mi avrebbe gettata via < ma quelle bestie, moriranno lentamente tra le peggiori torture > Ringhio e io sussultai.

< no! tu devi rimanere con me! Non puoi andartene! l'hai promesso Edward non puoi! > Strinsi le sua camicia tra le mani che erano ancora sul suo petto marmoreo. Ero terrorizzata, la mia voce tremava. Non poteva andare via.

< ti prego Edward non andare... > mi accasciai su di lui senza forze sussurrando < ti prego.. ti prego.. >

Come una bimba piccola mi sentii issare sulle sue ginocchia e cullare tra forti braccia.

< no mia principessa, non ti lascerò mai più sola > Edward mi accarezzava i capelli ma lo sentivo rigido e teso come una corda di violino. Era necessario che sapesse tutto. Con un filo di voce glielo dissi.

< Edward > Mi strinse ancora di più a se:

< shhh, piccola non devi dirmi altro se non te la senti .>

< no... io devo > Le sue labbra fredde incontrarono i miei capelli donandomi forza.

< loro non ci sono riusciti > balbettai < non completamente > Lo sentii sospirare sollevato.

< Sono... lieto di questo e non perchè sia importante il fatto di per se, a me andresti bene comunque Bella, in ogni modo, saresti sempre la stessa davanti ai miei occhi, perchè tu sei Bella, e sei tutto il mio mondo. Era questo che ti terrorizzava? > Ora aveva capito. La sua voce si era addolcita forse anche grazie al fatto che avessero solo tentato senza riuscire nel loro basso e volgare intento. Annuii sfregando la guancia sul suo petto gelido. Sentii una fine risata nervosa.

< Tu sottovaluti il mio amore per te Bella, non c'è niente che abbia la forza di allontanarmi da te, non accadrà più > Sospirò < Prima le mie mani fredde ti hanno ricordato le loro vero? >

Non risposi, Edward aveva capito la fonte del mio rifiuto. Se non ci fosse giunto da solo probabilmente non gliel'avrei spiegato. Vedevo come una grossa bestemmia il paragonare le sue mani a quelle di due bestie come Lestat e Laurent, anche se le mie reazioni erano involontarie. I loro nomi sarebbero rimasti celati ancora per un pò. A tempo debito ne avrei parlato, tutte quelle confessioni mi avevano scombussolata, mi sentivo esausta tanto che rilassai i muscoli adagiandomi tra le sue braccia. Udii il suo respiro vicino all'orecchio.

< ti farò dimenticare amore mio, fosse l'ultima cosa che faccio. > Un'altra lacrima scese impertinente sulla mia guancia. Gliel'avevo detto e lui era rimasto li con me.

< E.. edward > dissi con il respiro ancora ansante per il pianto.

< dimmi piccola >

< non voglio che gli altri lo sappiano > Non ce la facevo a guardare i loro occhi. Edward mi amava ma loro come avrebbero reagito?

< TI prometto che non dirò niente, se vorrai sarai tu a farlo. Probabilmente però Alice ha visto questa conversazione, infatti ha portato tutti via da casa a caccia prima. > Sospirai < Ma Bella, lei ti vuole bene, sai che non farebbe mai niente che tu non voglia. > Si era vero, Alice era la mia sorellina, lei mi avrebbe capita. Annuii.

Inspirai un soffio d'aria.

< ora va meglio > Dissi.

< ne sono felice >

< Edward avevo cosi paura che ti saresti allontanato da me, lo so che sembra assurdo, non potrei mai dubitare del tuo amore, davvero, ma io mi sento... sporca > Mi trovai a guardarlo negli occhi. Lui scandì le parole:

< n o n d e v i > mi accarezzò il viso con dolcezza e sguardo sofferente < sei l'essere più puro e dolce che possa esistere,sei il mio angelo, il mio tutto > scoppiai a piangere.

< Edward! Le loro labbra era sporche! > la voce divenne stridula, iniziai a urlare < sporche del sangue di persone innocenti! e quel sangue ha toccato le mie labbra, e il mio corpo, mi fa schifo, non posso toccarmi, non posso pensarci! Io.. > gemetti chinandomi sul suo petto < ...non lo sopporto > Ormai singhiozzavo senza controllo.

< Bella, il nostro amore lenirà ogni ferita e con le mie labbra... > Avvicinò delicatamente il mio viso al suo dandomi un leggero bacio < ...laverò via ogni brutto ricordo, te lo prometto > Udii il suo soffio leggero schiudere la mia bocca tremante. Lacrime salate colavano giù per le guance rotolando sulle nostre mani intrecciate,come perle scintillanti.

< Edward, come puoi baciarmi?! Sono stata... violata da essere immondi! > Tenendo gli occhi chiusi gemetti queste parole.

< Posso perchè sei pura come il nostro amore, non c'è macchia in te, non c'è ferita, e ti Amo di un amore incommensurabile > Altri baci a fior di labbra < Quando sei tra le mie braccia non posso che tremare, il mio corpo inumano non riesce a contenere tutta questa passione, questo ardore, Bella ti amo, ti amo così tanto! Vorrei piangere perchè tutto questo amore mi distrugge, mi sconvolge, preme e fa male, mi confonde e mi... mi fa impazzire, mi ridà vita! Bella io sono vivo ancora una volta grazie a te.. > le sue mani mi accarezzavano il viso tentennanti, sfiorandolo appena come se da un momento all'altro potessi rompermi. Dentro di me le emozioni vorticavano impetuose: ciò che sentivo era troppo perchè imperfetti vocaboli umani potessero narrarlo. Tutto quella passione mi toglieva il fiato ma sarei rimasta per sempre lì, poggiata con la fronte sulla sua a ispirare il suo dolce profumo di sole e lillà ascoltando, come solo lui riusciva a descrivere, la misura del nostro amore, che era senza misura alcuna.

< ti amo Edward > lo dissi in un soffio, piangendo, e perfino alle mie orecchie parve un suono dolcissimo. Forse tre semplici parole potevano essere l'alfa e l'omega del nostro sentimento. Erano gli estremi di un insieme al cui interno era racchiuso il mondo, il nostro mondo.
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capitolo 34

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Gio Ago 27, 2009 5:54 pm

Capitolo 34-Un nome
Bella
< Basta piangere Bella .> Non mi ero accorta che le lacrime nonostante la grande gioia, continuassero a gocciolare via dai miei occhi. Ma forse era proprio quella magnifica sensazione di pace a far si che non smettessi di piangere: il mio cuore non riusciva a contenerla. La voce di Edward era dolce e pecata, con le dita gelide mi tolse le ultime gocce scintillanti dalle guance sorridendo. Sembrava tranquillo nonostante le terribili rivelazioni delle ultime ore. Mi accarezzava guardandomi rapito, come se fossi qualcosa di prezioso e magnifico, un dono, era cosi che mi vedeva. Eppure non sentivo di esserlo, nonostante il nostro amore, ero io a dovergli essere grata perchè si accontentava di una fragile e imperfetta umana quel'ero.

< Piccola, mi ascolti? > Mi riscossi dai miei pensieri arrossendo.

< scusa ero.. distratta > affogando tra i tuoi occhi d'ambra, ma non lo dissi. Lui sorrise dolcissimo, aveva capito perfettamente cosa, o meglio, chi mi aveva distratta mandando in tilt il mio sistema nervoso già di per sè provato.

< Ti avevo chiesto se eri stanca, forse vuoi dormire un pò.. > mi accarezzò le occhiaie lievemente < gli ultimi giorni ti hanno provata molto, hai bisogno di pace > Scossi il volto.

< Edward, non voglio dormire > non ero stanca, o almeno mi imponevo di non esserlo. Mi diede un gentile bacio sulla guancia.

< ma Bella, ne hai bisogno > Sbuffai e un senso di angoscia mi pervase il cuore.

< Edward voglio stare con te, non voglio dormire, mi sei mancato troppo, non voglio sprecare tempo.. tu.. tu vuoi andare via? > Ecco perchè sentivo ansia, avevo come la sensazione che si volesse allontanare da me dopo ciò che gli avevo detto. Probabilmente il mio viso era uno specchio aperto su cui apparivano chiaramente le mie emozioni perchè lui si affrettò a parlare nervoso.

< Bella, amore, se fosse per me starei ogni momento della mia vita con te! I miei unici bisogni sono, beh.. > si soffermò a riflettere < il bisogno è uno, sei tu... > Poggiai le mani sul suo petto per sentirlo più vicino a me ispirando tranquillità. Non dovevo agitarmi cosi per niente. Non mi avrebbe più lasciata, me ne dovevo fare una gioiosa ragione!

< ok, Edward... >

< dimmi >

< ti devo chiedere un favore > La sua espressione si fece attenta.

< che succede? Puoi chiedermi tutto ciò che vuoi > Chinai il capo, non volevo sembrare debole ma non ce la facevo più.

< Edward puoi farmi la fasciatura, m..mi fanno male le costole > Più che semplice male, era un dolore lancinante che mi toglieva quasi il fiato, però non volevo che lui si preoccupasse, apprensivo com'era. Ovviamente lo fece. Le sue mani scattarono repentine verso la cassetta medica e mi ritrovai in un attimo a osservare il soffitto della stanza. Ero sdraiata a terra su una pila di morbide coperte, d'altrondo il letto era distrutto. Ma come aveva fatto a fare cosi veloce? Ero scioccata, non mi ero resa conto di nulla!

< Bella perdonami, mi era sfuggito, sono un idiota, come ho fatto a non pensarci? > Armeggiava con delle fasce bianche mugugnando a raffica. Sghignazzai.

< Edward non fa niente davvero... > Lui sbuffò squotendo il capo.

< tu stai male e io non ci penso... > Si era rabbuiato. Scoppiai a ridere e lui alzò il capo fino a guardarmi interdetto. Poi si illuminò.

< stai ridendo? > Aveva lo sguardo a metà tra lo scioccato e l'estasiato, io cercavo di smettere di ridere ma il suo modo di fare mescolato alla gioia provocata dal fatto che mi aveva accettata nonostante tutto, erano esplosi in me così, impetuosi come una valanga, in una fragorosa risata le cui ripercussioni sul mio viso ancora non cessavano.

< s.. si rido, sei buffo quando ti preoccupi così tanto per me! > Sul suo viso si spalancò un grosso sorriso, e Edward divenne abbagliante come il sole, pareva splendere di luce propria in quella stanza praticamente sconosciuta.

< Edward > tentennai < che succede? sei felice? > La mia voce uscì perplessa.

< si amore mio lo sono > esclamò afferrandomi repentino le mani tra le sue < perchè tu lo sei! E non ti vedevo sorridere da così tanto! >

< oh beh.. > dissi imbarazzata cercando di evitare il suo sguardo < è che sono felice ora. > Era vero, avevo avuto un grosso peso dentro di me: un macigno impressionante mi gravava sul cuore, ma ora che avevo confessato quasi tutto a Edward mi sentivo leggera come un palloncino lanciato nel cielo in un tramonto rosa e lilla.

Sentii le sue mai fredde voltarmi il viso e le nostre labbra si incontrarono in un bacio impetuoso tanto che quando lui si allontanò da me avevamo entrambi il fiatone. A fior di labbra bisbigliò:

< se sei felice tu la mia vita ha un senso >

Come potevo non sorridere a parole del genere? Il mio cuore era gonfio di gioia, ero immersa in un mare di pace che vorticava attorno a me rilassandomi. Edward baciò ancora il mio sorriso e si distaccò velocemente.

< signorina! Lei è fonte di distrazioni, mi fa dimenticare i miei doveri > Reclinando la testa all'indietro sulla pila di coperte su cui giacevo, scoppiai a ridere ancora una volta alla sua espressione falsamente indignata e il suo sguardo si illuminò ancora più di quanto credevo fosse possibile.

Edward era in ginocchio accanto a me con la cassetta per le medicazioni sulle gambe.

< Bella, posso? > Disse occhieggiando la mia maglia sui cui lembi inferiori stavano le sue mani. Ovviamente dovevo toglierla per la fasciatura. Avvampai inspirando leggermente. Lui era Edward, l'amore della mia esistenza perchè mia auguravo di amarlo per più di una semplice vita, non potevo avere paura del suo tocco. Annuii senza dire nulla e lui che come avvertendo i miei pensieri si chinò su di me sussurrandomi.

< sono io, e ti amo, lo sai questo? > Sorrisi in modo nervoso. Edward capiva ogni mio gesto, ogni mia reazione. Lentamente mi tolse la maglia, attento a non farmi male al polso ferito. Non volevo dovesse ancora vedere quelle orme sui miei fianchi e desiderai che la doccia che mi aveva fatto le avesse cancellate via come orme di sporcizia, ma una vocina malevola nella mia mente mi suggeriva che non era cosi.

Sussultai quando inavvertitamente senti qualcosa di freddo sfiorarmi la pancia che a confronto con quella bassa temperatura, risultava rovente.

Erano le sue labbra che baciavano i miei lividi. Sentendomi irrigidire udii il respiro gelido di Edward sulla pelle accaldata:

< Amore, dimenticherai > Non disse più niente. Mi pose un ultimo bacio sull'ombellico solleticandolo tanto che mi scappò un risolino. Quando potei osservare il suo viso, lontano dai miei fianchi, l'ansia e il dolore immenso che avevo udito nelle sue ultime parole, erano scomparsi per lasciar posto al mio adorato sorriso sghembo. Mi chiesi se c'era qualcosa di più bello di Edward che ride con la camicia bianca appena sbottonata. Forse no, era la cosa più bella al mondo, da mozzare il fiato. Mentre mi perdevo nella sua immagine serafica Edward delicatamente mi fasciava, scusandosi ogni tanto quando doveva stringere un pò di più, ma mi spiegò che era meglio, mi aiutava a stare ferma. Non mi lamentai mai nonostante il dolore sporadico, il suo tocco dolce placava ogni mia reazione, lasciandomi in una anormale e paradisiaca pace .

< fatto! > Esclamò posandomi un'altro bacio sulla fasciatura e mi ritrovai tra le sue braccia gelide, il mio rifugio sicuro. Lo strinsi più che potevo.

< ti aaaaaaaamoooo > Urlai fortissimo ridendo come una completa pazza < sono cosi contenta in questo momento Edward! Sono di nuovo con te! >

Edward sorrideva con me. Era bellissimo. Gli diedi un gioioso bacio di prepotenza, non che lui volesse opporsi, ma la mia prepotenza era solamente teorica. Ero felice! Tanto che mi venne fame e il mio stomaco brontolò.

< Ehi! qualcuno qui ha fame! > Arrossii guardandomi le gambe.

< ehm.. io veramente... > Una fragorosa risata rimbombò nella stanza.

< Andiamo subito a mangiare qualcosa, tranquilla, penso che Esme abbia lasciato pronto sai? Ma prima devo fare una cosa importantissima.. >

< cosa? > Mi incuriosii. E vidi i suoi occhi guizzare verso un punto alla mia destra. Seguii il suo sguardo ancora stretta tra le sue braccia e vidi a cosa si riferiva:

< oh.. quello... >

< già! Quello! > Il letto giaceva distrutto in mezzo alla stanza. Il materasso curvato in una posizione innaturale e privato delle sue coperte che erano ai miei piedi.

< è morto! L'hai ucciso Edward! > feci finta di asciugarmi lacrime invisibili e lui sbuffò.

< Penso che bisogni comprare un nuovo telaio > disse arricciando le labbra in segno di disappunto. Mi depositò delicatamente a terra, lasciando che continuassi a abbracciarlo in piedi mentre lui afferrava il piccolo cellulare. Compose velocemente il numero.

< Alice... > Sentii trillare la voce della mia migliore amica dall'altra parte del telefono ma non capivo cosa stesse dicendo, udivo solo un brusio dalle tonalità molto alte, forse stava parlando troppo veloce per le mie orecchie. Edward intanto rispondeva ai suoi sproloqui.

< si, ma tanto l'hai visto no? > < si, grazie Alice > < ok, te la passo > Edward mi tese il telefono e io staccai di malavoglia la guancia dal suo petto fresco per poggiarmelo all'orecchio.

< Alice... >

< Bella! > trillò lei cosi forte che sobbalzai, avrebbe potuto rompermi un timpano! Edward sghignazzò. < Sono così contenta che stai meglio! Tra qualche ora torniamo, fate i bravi, non penso che Esme vi perdonerà un'altro letto! >

Mi gonfiai di rabbia:

< Alice sai benissimo che.. > ma la mia voce si sovrappose a quella tonante di Emmett

< hai capito i fratellini! li lasci qualche ora soli e... aiah Rose. ma che ho fatto! >

< sisi Bella, certo che lo so, beh ora devo andare se no si fa tardi! Ciao sorellina! > non mi diede nemmeno modo di ribattere, il tempo di udire Emmett urlare qualcosa del tipo "ti prego Rose, dai! ti amo!" che la chiamata finì.

Rimasi interdetta a guardare torva il cellulare che avevo in mano. Sbuffai.

< incredibile! Cosi piccola e cosi fastidiosa! > Edward rise e mi attirò ancora a sè. Mi accoccolai tra le sue braccia sospirando mentre mi baciava dolcemente la ferita che avevo sulla fronte.

< Bella, questa come te la sei fatta? > Ora erano le sue dita fresche a accarezzarla dandomi sollievo. Sussultai. Perchè me lo chiedeva? Voleva gli raccontassi l'episodio. Non sapevo se sentivo di raccontare i particolari, ma non volevo che esistessero segreti tra noi. Inspirai:

< mi hanno... > cambiai idea < ho sbattuto contro il muro > Ma ovviamente lui capì che stavo mentendo.

< Bella, sai che a me puoi dirlo.. >
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contiunuazione capitolo 34

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Gio Ago 27, 2009 5:56 pm

< Ok.. mi hanno scaraventata contro il muro dopo un bel volo, saranno stati tre, quattro metri > Ricordai la stanza fredda dove mi trovavo, la lotta tra i vampiri ma stranamente non ebbi paura, l'odore di Edward mi confortava, cosi continuai a parlare anche se lo sentivo rigido tra le mie braccia.

< non ho visto chi è stato, erano in... molti >

La sua posa gelida si frantumò: < molti? Vampiri? Dalla ferita deve essere uscito molto sangue Bella, è profonda sai. Per quello te lo chiedevo. Come hanno fatto a resistere? > Il tono di Edward era sorpreso. Sicuramente dentro di lui c'era un tumulto irrefrenabile di rabbia e odio per quelle bestie che volevano abusare di me, ma quei brutti sentimenti non facevano breccia sulla sua espressione:era imperscrutabile come sempre. Comunque ricordavo bene perchè fossero stati distratti.

< C'era una... lotta tra loro nella stanza in cui mi trovavo, è successo appena prima che Alice mi abbia vista... > tentennai incerta se parlare in modo palese, ovviai < ...uccidermi tagliandomi le vene > Sentii Edward stringermi più forte accarezzandomi la schiena ma quei ricordi continuavano a non farmi male. Era strano. Ogni parola fluiva via da me e sentivo meno dolore. Mi allontanai da lui, volevo parlarne. Volevo, mi sentivo bene. Posai le mani sul suo petto marmoreo fasciato della sola stretta camicia e mi scostai, mi lasciò fare ma lo vidi turbato cosi gli feci un mezzo sorriso. Forse parve una smorfia ma volevo essere rassicurante.

< Edward voglio parlarne. C'è una cosa importante che non ti ho detto > Lui seguiva con lo sguardo ogni mio minimo movimento.

< va bene... ma se non te la senti, non sei obbligata in questo momento Bella, lo sai.. >

scossi il capo in segno di diniego.

< No! > esclamai categorica con una voce sicura che non mi apparteneva, da dove veniva quella forza? < è davvero importante Edward. > Presi a camminare piano per la stanza, riabituando le gambe intorpidite al movimento. Avevo bisogno di stare lontana dal suo odore e dal suo corpo per avere un minimo di lucidità e ripensare ai fatti che si erano susseguiti.

< Edward io conoscevo le persone che mi hanno rapita, e le conosci anche tu, o almeno, una di loro > Sbarrò gli occhi, non me ne curai. Guardai fuori dalla finestra e continuai a parlare.

< Nel bosco mi ha raggiunta un vampiro che si chiama Lestat, anzi, chiamava > Fortunatamente era morto < non l'avevo mai visto prima. Era lui la causa per cui Alice non aveva visioni, lui la causa per cui non riuscivate a trovarla nel bosco. Lui bloccava i poteri quando voleva, leggeva nelle menti come te.. > A quel punto strinsi i pugni per la rabbia. Sentii Edward cercare di parlare:

< che fine ha fa... >

< per favore.. preferisco parlare.. poi puoi chiedermi tutto ciò che vuoi > Non mi rispose, e lo presi come un assenso.

< il suo unico scopo nella missione, se vogliamo definirla cosi, era il potere. Gliene era stato promesso molto e a lui non interessava altro. Me l'ha confessato lui stesso. E' stato lui in parte a spezzarmi il polso, non so, forse me l'ha spezzato del tutto e poi c'è stato il colpo di grazia durante la.. prigionia, non saprei. > Ricordai la fuga sull'erba nel busco vicino casa Cullen, la caduta sul polso,il dolore lancinante, lui che mi afferrava e me lo stringeva, ma le immagini erano permeate da una rabbia insana, perfetta e non da dolore

< sono svenuta e mi sono risvegliata in una stanza buia. E ci sono rimasta per molto, al buio intendo. >

Chiusi gli occhi e inspirai una grossa quantità d'aria poi li riaprii,mi morsi le labbra e guardai il soffitto. Mi voltai a fissare Edward incerta su quali informazioni omettere. Era immobile, in piedi, il viso forzatamente calmo, disteso. Mi obbligai a fissare il cielo ormai scuro.

< non vedevo chi fosse, non vedevo niente. E' durato per molto tempo, non saprei dirti quanto. Ma se fossi stata da sola sarebbe stato molto più semplice. Invece nel buio un vampiro veniva da me e tentava di.. di... > Nonostante le mie raccomandazioni Edward si avvicinò in un attimo a me cingendomi le spalle. Potei afferrare una sua mano e stringerla spasmodicamente nella mia per scaricare la rabbia, cosciente che almeno a lui non avrei potuto fare male. Poi posai un bacio dove l'avevo stretto a lui si allontanò da me. Era incredibile come mi capisse. Inspirai ancora una volta.

< Lui lo conosci molto bene Edward, come lo conosco bene anche io. Ed è questa l'informazione importante. >

< Bella chi? > Lo guardai negli occhi che ormai non nascondevano l'ansia.

< Laurent > Edward si irrigidì e sibilò.

< Laurent? Bella... ne sei certa > Dalle mie labbra uscì una risata amara.

< Pensi che potrei dimenticare la persona che mi ha baciata quasi spezzandomi i polsi per allontanare le mie mani dal viso, e ha inciso le SUE mani sui MIEI fianchi? > enfatizzai le parole < Dimenticare chi mi ha sbattuta contro un muro per violentarmi? Non credo.. > Le parole vennero fuori dure, taglienti, crude come le mie labbra non ne avevano mai conosciute. Avevo la voce agra, aspra, non sembravo nemmeno io a parlare, sentivo rabbia nei loro confronti. Respiravo affannosamente in preda a sentimenti di cui non ero a conscenza: la rabbia era qualcosa di nuovo, che raramente provavo con tale intensità. L'immensa gioia che Edward mi aveva donato accettandomi mi aveva dato la forza di reagire. Ora le lacrime erano finite, e il dolore si era nascosto per lasciare spazio all'ira. Probabilmente però, dopo questa confessione non ne avrei più voluto parlare.

Mi abbracciai in cerca di altra forza ma sentii delle braccia fredde cingermi i fianchi e alzarmi da terra. Sorrisi, e lo feci perchè ne avevo voglia. Il mio umore era totalmente fuori controllo! Stavo impazzendo.

< Edward sei certo che siamo sicuri qui? Lestat è morto, l'ha fatto uccidere Laurent, ed è per questo che Alice ha avuto la visione, ma Laurent è ancora vivo, e tu stesso mi hai detto che ha vissuto qui, dai Denali >

< Si Bella, Laurent è vissuto qui, ed è anche stato il compagno di Irina. > Sussultai.

< Lei chi è? > Non ne avevo mai sentito parlare.

< E' la sorella di... Tanya > Ah ecco, ci mancava solo questa. < Ma possiamo stare tranquilli, conosco i loro pensieri dal primo all'ultimo. Sono apposto, Laurent è vissuto qui ma non è riuscito a diventare vegetariano e per questo è fuggito. Da allora nessuno ha avuto più sue notizie. > Edward era calmo pacato. Come faceva?

< Edward, come fai a essere cosi calmo dopo ciò che ti ho detto? > Le emozioni intorno a noi erano folli, inspiegabili incontrollate. La totale gioia, la totale rabbia, la calma perfetta di Edward: tutte mescolate e confuse in una matassa che nemmeno un empatico probabilmente avrebbe saputo districare.

< Perchè ho te tra le braccia, sei viva, e mi hai detto di essere felice. Questo non è il momento di pensare a... > ringhiò lasciando trapelare per un attimo i suoi veri sentimenti < quelle bestie. > ma si ricompose subito. < Ci serve come informazione, ma arrabbiarsi non serve a nulla. E' passato, il futuro ciberà se stesso, per ora, voglio solo te accanto a me. Bella, devo saperlo, come stai? > La sua spiegazione non faceva una piega, sicuramente aveva omesso da gentiluomo qual'era, il fatto che non volesse turbarmi. Il suo volto tormentato mentre mi chiedeva come stavo mi fece riflettere: cercai di capire cosa sentivo, frugai tra le mie emozioni e vi trovai solo caos eppure...

< E' strano Edward, ma io sto bene, non capisco, sono così... > cercai il termine adatto < ...arrabbiata con loro! Eppure dall'altra parte sono felice, felice che tutto sia tornato apposto. Sono felice di poter ripensare a quei momenti senza piangere e senza sentirmi male! Con te accanto è tutto perfetto Edward! >

Alle mie ultime parole il suo viso si rilassò visibilmente aprendosi in un dolce sorriso.

< ti amo > Gli sorrisi di rimando.

< Ti amo! > Mai parole furono più vere.

< quindi sei sicuro che... siano affidabili > Mi prese le mani guardandomi negli occhi.

< sicurissimo! Se non lo fossi al cento per cento non staresti ancora in questa camera. Bella, devi fidarti di me, non permetterò mai più a nessuna di toccarti, capito? >

Annuii.

< Amore, so che hai fame, ma forse prima di mangiare dovresti fare una telefonata... >

< Chi devo chia... CHARLIE!!! > Spalancai gli occhi. Ora ero davvero terrorizzata!
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capitolo 35

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Gio Ago 27, 2009 6:00 pm

Capitolo 35-Chiamate e specchi
Bella
Erano passati ben quindici minuti da quando Edward mi aveva inoltrato la chiamata a Charlie e io terrorizzata l’avevo annullata.

Ora avevo il cellulare in bilico tra le mani, quasi fosse un oggetto molto pericoloso: in realtà lo era data la situazione!
< Edward dai! Non so cosa dirgli! > Mi lamentai con tono infantile, lui rise.
< Dai amore mio, devi semplicemente dire che stai… bene > lo guardai torva e sbuffai.
< La metti facile tu che sei antiproiettile! >.
Alzò le sopracciglia divertito.
< Bella, non credo che Charlie ti sparerà mai! E in tal caso lo sai che ti proteggerei a ogni costo! >
Ammiccò e mise sù il suo sguardo tentatore che… stava lentamente cambiando in divertito, e.. ok.. perché Edward stava ridendo?
< Amore chiudi la bocca > Avvampai. Ovviamente ero rimasta incantata, come al solito, davanti alla sua incredibile bellezza. Chiusi la bocca di scatto. Fortuna che non avevo sbavato!
< Uffa > Incrociai le braccia lasciando con finta distrazione il cellulare sul piumone del letto:
< guarda che è solo colpa tua! I tuoi sguardi dovrebbero essere dichiarati fuorilegge Edward!! >
< Ah si? > finse di essere pensieroso accigliandosi. Le sopracciglia si arcuavano in modo perfetto sul suo viso splendente, e le labbra, erano sublimi, rosate, appena schiuse e... Controllo Bella! Dovevo concentrarmi altrimenti avrei rischiato di incantarmi nuovamente davanti all’eterea bellezza del suo viso. Spostai lo sguardo lontano dalle sue labbra e la trans fu interrotta dalle sue parole:
< E come sarebbero questi sguardi? > Ovviamente lo disse inclinando appena il viso e fissandomi senza sbattere le ciglia, quasi volesse ammaliarmi e ci riuscì pienamente. Presi di nuovo coscienza di me stessa solo quando lo vidi storcere la bocca in un sorrisetto divertito.
< EDWARD FINISCILA!!! > il suo sorriso divampò in una fragorosa risata.
< Perdonami!!! > Disse fingendo di asciugarsi le lacrime dal ridere. A volte sembrava proprio Emmett!
Misi su il broncio e incrociai le braccia al petto fingendo di non guardarlo, ma con la coda dell’occhio ero attenta ad ogni suo movimento. Non ero però preparata alla sua straordinaria velocità: senza che avvertissi il minimo spostamento d’aria me lo trovai accanto a me. Con il viso a un centimetro dalla mia guancia. Avvertivo il suo respiro gelido dietro l’orecchio… lungo le pulsanti vene del collo… sulla clavicola…
< uhm… > rabbrividii quando le sue corde vocali vibrarono in un profondo sospiro
< Sai amore > parlava lentamente prendendo a sfiorarmi il collo con le labbra fresche, ogni sua parola era un sussulto < il tuo profumo irretisce i miei sensi > altri brividi, le sue labbra si fecero più insistenti dietro il lobo dell’orecchio mandandomi in estasi. Mi posava piccoli baci sulla pelle liscia dietro l’orecchio accarezzandomi i capelli teneramente con la punta del naso. Ma ciò che è bello, si sa, non dura a lungo: la magia finì in un attimo, frantumandosi come una bolla di sapone con un sonoro pluf: mi ritrovai il viso ghignante di Edward davanti e il cellulare in mano.
< MA LO SAI AMORE CHE NON E’ FACILE FARMI DISTRARRE! >
Restai qualche secondo scioccata alternando lo sguardo da lui al cellulare finchè mi resi conto di cosa fosse accaduto
< Edward! > Lo minacciai brandendo il cellulare < SEI MESCHINO!!! >
A sua volta si puntò il dito contro: < chi io!! >
< si tu! > riflettei e poi mugugnai < UFFAAAA! >
< Adoro questo tuo piccolo broncio > Alzai lo sguardo e mi immersi nell’oro vorticoso del suo sguardo < sei bellissima > Disse dolce e meccanicamente io arrossii. Poi sentii la sua voce farsi seria.
< Amore, chiama Charlie, era molto preoccupato. Carlisle l’ha sempre tranquillizzato quando chiamava dicendogli che stavamo bene, che aveva nostre notizie di tanto in tanto > Era molto serio. Inspirai cercando coraggio. Lui mi accarezzò il viso delicatamente.
< Sono qui con te… sempre. > Sorrisi, ma forse parve una smorfia. Inspirai ancora una volta. Stringendogli la mano e afferrando il cellulare.
< ok, lo chiamo > Il suo sguardo tranquillizzante non mi abbandonò nemmeno un attimo mentre componevo il numero. Appoggiai il cellulare all’orecchio: uno squillo… due squilli.

< Pronto? > Aveva la voce strascicata, in effetti era sera, forse si era appisolato sul divano. Mi venne nostalgia per un attimo del salone con la tv, della partita, della pizza da asporto, dei nostri piccoli gesti, ma lo strano peso sul cuore che avvertivo scomparve per lasciare spazio alla determinazione.
Risposi con voce debole.
< Papà… > uno, due, tre secondi di silenzio:
< Bells!! Sei tu! >
Sorrisi della sua gioia.
< si papà… sono io. tutto ok? >

Mi sarei aspettata tutto, urla, rabbia minacce ma non quella voce: Charlie rispose triste, e affranto, quasi volesse piangere.
< ti sei dimenticata di me > Sussultai e fissai Edward che ovviamente aveva sentito e mi strinse leggermente la mano disegnandoci cerchi immaginari con il pollice.
< scusami papà >
Dall’altro capo, solo silenzio.
< Papà… >
Ripetei, dall’altro capo udii solo un sospiro. Provai ancora:
< Papà davvero mi dispiace è che… > guardai Edward in cerca di una scusa ma lui finalmente rispose:
< Tranquilla Bella, è ok! Capisco che il ritorno di Edward ti abbia scombussolata, e che volevi stare con lui… ma > un’altra nota di dolore incrinava ulteriormente la sua voce < sparire così! Senza dirmi niente! Se non fosse stato per Carlisle che di tanto in tanto aveva tue notizie mediante Edward, ti avrei dato per dispersa >
Rimasi muta, aveva pienamente ragione! Ma come potevo spiegarglielo? Non potevo assolutamente! Non sapevo cosa fare. Stringevo convulsamente la mano di Edward.
< Io… Io… mi >
< Bells! È ok! > Di colpo il dolore scomparve dalla sua voce < sono contento di risentirti, non fa niente, però la prossima volta pensaci ok? Non far spaventare il tuo vecchio >
Edward mi sorrise e io sorrisi di rimando a lui e alle parole Charlie.
< Grazie Ch.. papà! > Dall’altro ricevitore arrivò tonante una risata.
< Non ti abituerai mai a chiamarmi papà eh?.. va bene tesoro, ci sono abituato ormai. Ora dove sei? >
Edward mi afferrò il viso costringendomi a guardarlo e grave mimò con le labbra di dire che eravamo in giro per l’Europa
< ehm.. A…Al momento siamo in… in > Perché non ero capace di inventare bugie!?
< Dove siete Bella? >
< siamo in….. Islanda! Sì. Siamo in Islanda! > Vidi Edward arcuare le sopracciglia e poi poggiarsi una mano sulla pancia mimando una grassa risata, di rimando lo guardai torva. Era un posto stupendo!
< In Islanda?! E… come… PERCHE’?? >
Era incredulo! Ma cosa avevano tutti contro l’Islanda!?
< E’ un posto bellissimo e ci sarei sempre voluta andare, allora abbiamo allungato il viaggio per qui. E’ tutto così calmo papà! Davvero.. si sta benissimo > Ok, il mio tono di voce parve quasi convincente, mi stavo riscoprendo abile nelle bugie, ecco cosa succedeva a frequentare i vampiri! Charlie imputò il mio precedente tentennamento alla precedente conversazione dai toni tristi.
< Ma tu non amavi i luoghi caldi una volta? > Colpita,
< Ehm… >
< Bells mi nascondi qualcosa? > Affondata.
Mi ripresi giusto in tempo, prima che la modalità sceriffo si attivasse.
< Ma no papà! Che dici, io amo il freddo > Lanciai uno sguardo a Edward che aveva una mano sul viso. Non ero brava a mentire, cosa potevo farci uffa. Continuai la falsa < Lo sai! Forks è fredda eppure mi piace! >
< No Bells, ti piace Edward non Forks > Ricolpita!
Ma cosa aveva Charlie? La vena della perspicacia?
< Ma no papà che dici?? Non è assolutamente vero cosa vai a pensa… C… cioè, si mi piace Edward…ma….ma a..anche Forks > Stavo balbettando.
Niente da fare, la copertura era saltata.
< Uhm > Charlie mugugnava, cattivo segno < Fammi ricapitolare, sei in Islanda > sottolineò la parola e io tremai, non ci aveva creduto < da sola suppongo, con un ragazzo, non mi hai fatto sapere niente per tutti questi giorni, e io sono tue padre >
Oh oh.. altro cattivo segno, detto in questo modo sembrava uno dei peccati capitali.
< Bells > Tremavo. Edward era serio, il non poter leggere i pensieri di Charlie evidentemente lo metteva a disagio, sicuramente si sarebbe sentito in colpa anche per questo: storsi la bocca in attesa del verdetto.
< s…si papà >
< Bells, nonostante tutto io mi fido di te, so che sei una persona responsabile e si… > sospirò < mi fido anche di lui, nonostante tutto quello che ti ha fatto. > Sussultai.
Ok, cos’era il mio compleanno?
Dove era finiro Charlie infuriato?
Anche Edward era allibito.

< Quindi sono certo > continuò < che ti comporterai bene, e pretendo che tu torni in tempo per la scuola e che mi chiami! Almeno una volta ogni due giorni intesi? E chiama anche tua madre ogni tanto! Il fatto che ci sia Phil non vuol dire che non le manchi! > ….. < Bells? >
< Si papà > Avevo la bocca spalancata e Edward me la chiuse con un dito sotto il mento soffocando una risata.
< Non te l’aspettavi eh? So essere un padre ragionevole, e tu sei grande abbastanza da saper badare a te stessa, e Edward mi ha anche promesso che non ti farà più soffrire >
Di colpo mi venne in mente il giorno in cui quei due parlarono dopo che Edward tornò da me. Sembrava appartenere a un passato lontano eppure non era che un paio di mesi prima. I miei ricordi furono spezzati dalla risata di Charlie soffocata dai baffi
< tanto lo sa che in tal caso gli sparo prima che sia capace di dire A >
Non sussultai nemmeno, il tempo di dire “A” probabilmente sarebbe bastato a Edward per percorrere un chilometro.
Risi nervosa.
< Eh già >
< Va bene piccola, aspetto tue notizie e mandami una cartolina….. dall’Islanda >
< ok, ma papà sul serio guarda che sto qui! >
< Certo tesoro, certo… saluta Edward >
< vabbè.. ok. Ciao papà, buonanotte >
< Notte >
Clic. Chiuse la chiamata. Allontanai il cellulare dall’orecchio lentamente, e guardai Edward allibita.
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continuazione capitolo 35

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Gio Ago 27, 2009 6:01 pm

< Bella te lo devo dire non sei proprio capace di mentire >.
Sbuffai
< La fai facile tu! Che sono cento anni che menti! Io sono una novellina > Mi ritrovai improvvisamente tra le sue braccia fredde.
< Una novellina dolcissima direi > Arrossii.
Edward mi accarezzava gentilmente i capelli lasciandomi calmare.
< E’ andata bene comunque, hai sentito no? Non si è arrabbiato! >
< Si si.. > Edward annuì ma in modo strano e io capii istantaneamente.
Scattai: < Edward finiscila! > Urlai e la sua mano si bloccò di colpo sui miei capelli allontanandosi.
< ho fatto qualcosa che non va? > Sembrava un cucciolo spaesato. Che bello. Era stupendo con ogni espressione, in ogni modo. Ma senza lasciarmi distrarre mi fiondai sul suo collo mordendolo.
< Aiaaaa > Perché dimenticavo sempre quanto fosse duro? Mi massaggiai la mandibola.
< Bella ma sei pazza! Mi hai morso! >
< Sisi! > Annuii decisa
< E perché? > Scossi il capo.
< Tu non ascolti ciò che dico! Io l’avevo detto che se qualcuno si fosse sentito ancora in colpa per me, io l’avrei morso con questi denti > mi picchiettai con l’indice un canino. Edward spalancò lo sguardo. E poi la sorpresa andò via lasciando posto all’amarezza.
< Io, avrei potuto fare di più. Avrei dovuto… > Mi misi le mani sulle orecchie. Non volevo sentire una parola di più.
< Edward puoi fare una cosa per me? >
Alzò lo sguardo
< Tutto quello che vuoi amore mio. > Era ancora affranto io respirai a fondo per rispondergli:
< Edward, ho bisogno di dimenticare, ho bisogno di allontanarmi da questa angoscia, e per farlo ho bisogno che tu sia felice, ho bisogno del riflesso della tua gioia >
Chinai il capo e lui dolcemente mi strinse al suo petto. Mi poggiò le labbra sulla fronte.
< Ok, non leggerai più angoscia sul mio viso >
Alzai lo sguardo.
< non voglio che ce ne sia dentro di te > Lo dissi guardando nell’ambra scintillante del suo sguardo. Lui non rispose, mi avvicinò ancora una volta a se e capii che dentro di lui sarebbe albergato sempre quel sentimento.
Sospirai affranta. Cosa potevo fare? Il mio monologo interiore fu interrotto dal suo sussulto.
< Bella, gli altri stanno tornando > Gli sorrisi, Alice mi mancava, ma il mio sorriso morì davanti alla titubanza del suo sguardo.
< Edward che c’è? >
< mmm > stringeva le labbra < con loro c’è il clan dei Denali. Farebbe loro molto piacere conoscerti >.
Mi raggelai terrorizzata
< No! Piccola, davvero non avere paura, loro sono come noi, sono vegetariani, e poi, ok… non fa niente, dirò loro che non è il momento >.
Gli strinsi la camicia prima che potesse alzarsi e scendere di sotto.
< Non ho paura di loro >.
Si volse verso di me.
< E di cosa? >.
Cincischiai con qualche mugugno, non volevo dirglielo.
< Bella sei arrossita, che c’è? >.
Con un filo di voce risposi.
< C’è anche Tanya con loro? >
In un batter di ciglia mi ritrovai a svolazzare per la stanza tra le braccia del mia amore che mi cullava per non farmi male alle costole doloranti.
< Piccola… > Bacio sulla fronte
< Adorabile… > Bacio sul naso
< Sciocca! > tesi le labbra e lui me le baciò per poi accarezzarmi dolcemente il viso ponendomi i capelli dietro l’orecchio.
< come se potessi vedere qualcun altra che non sia tu! > Sorrisi intimidita e trionfante.
< Non devi sentirti in soggezione, io sono tuo, tu sei mia, per sempre, e tra l’altro lei proprio non mi piace > Il mio sorriso si allargò.
< Davvero? >.
Mi diede un altro bacio.
< Si gelosona, davvero > Lo strinsi fortissimo quasi a volerlo chiudere nella prigione del mio cuore, ma lui c’era già. Non sarebbe mai potuto uscire da lì, nemmeno con la sua forza titanica, nemmeno con qualche strana strategia di abbandono. Era mio. Due semplici parole mi gonfiarono letteralmente il cuore: che strana sensazione quella di possedere qualcosa solo per se stessi: aveva un sapore dolcissimo. Lo sentii sbuffare tra i miei capelli.

< Prima che Alice irrompa con un uragano nella stanza, ha deciso di venirti a aiutare a vestirti, perché a quanto dice ha già previsto che tu avresti risposto di si alla sua richiesta. > Sorrisi scotendo il capo, Alice, la mia sorellina folle.
< Tra quanto arriva? >
< Tre, due, uno… >
< Bellaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa > Eccola, appunto. Era appollaiata sulle spalle di Edward, in bilico sulle ginocchia come se fosse una gesto normalissimo. Io la guardavo dal basso.
< Si Alice mi ha già avvertita Edward, va bene! > trillò una delle sue risate coinvolgenti. L’entusiasmo di Alice era impagabile.
< Si lo so! L’avevo visto! Ora sciò! Noi dobbiamo farci belle! > Edward mi poggiò sul letto che fece un rumore sinistro.
< Si lo so, lo metto apposto io il letto… tranquillo >
< Grazie sorellina! >
< Si si si, certo > disse impaziente con un leggero movimento della mano per indicargli la porta < ora vai dagli ospiti su… >
Ospiti? I Denali? Tanya? Sbiancai.
< Bella ma che..? > Prima che Alice potesse finire la frase mi ritrovai le labbra di Edward incollate alle mie: mi abbandonarono solo quando fui senza fiato.
Scostandosi mi prese il viso tra le mani incatenando gli occhi ai miei: < ci sei solo tu >.
Annuii pienamente convinta. Forse per via del suo sguardo magnetico. Ero completamente imbambolata
< Siiii Certo, li fate dopo i piccioncini! Esci Edward! > La sua mano scivolò via dalla mia.
Ma prima di uscire le disse guardandola in cagnesco:
< Alice, guai a te! Sai che sente dolore, niente cose strette, niente cose scomode! >
< Uffa! Quanto sei pesante! Lo so bene! > La porta si chiuse mentre Alice si voltava raggiante verso di me fiondandosi tra le mie braccia. Mugugnai di dolore: dritta sulla costola dolorante.
Una voce tuonò da fuori la porta
< ALICE TI AVEVO AVVERTITA! >
< Che noiosooooo. Edward! Sta bene, vero Bella? > Il suo sguardo mi incenerii, così risposi con voce alterata e stridula.
< Si si! >
< visto? > Trillò lei. Da fuori la porta nessun suono, avevo però la netta impressione che lui fosse ancora lì a controllare! Alice tornò a concentrarsi su di me, ma la anticipai.
< Alice che dici di un bel jeans e un maglioncino caldo? > Lei aprii la bocca indignata ma la precedetti ancora una volta:
< PuoiInserireAccessoriConStrass!! > Dissi tutto di un fiato e lei si illuminò!
< Siiii vedi? Questo è il mio influsso! Jeans e strass! Che accoppiata! > E si fiondò cosi velocemente sull’armadio che nemmeno la vidi. Un secondo dopo avevo sulle gambe un jeans chiaro e un maglioncino bianco.
< e per gli strass? >
< post trucco! > Rabbrividii, mi pareva strano che Alice non dovesse trattarmi come la Barbie di turno.
< Su,su! Vestiti! > Afferrai i lembi della maglia del pigiama, titubante, e lei si bloccò di colpo, gli occhi vitrei. Poi si ridestò e mi guardò all’altezza della pancia:
< Mentre ti cambi vado in bagno a prendere i trucchi >.
Feci appena in tempo a sentire un bacio sulla guancia che la porta della camera sbattè e mi ritrovai sola: che dolce. Aveva sicuramente visto che avrei preferito non spogliarmi e mostrare i segni delle.. violenze davanti a lei quindi era andata via.
Alice, la mia sorellina.
Lei sapeva.
E mi stava bene, non avrei dovuto avere segreti con lei. Ma non volevo che altre persone sapessero. Ero certa di poter stare tranquilla però. Alice era capace di celare segreti a Edward che leggeva nella sua mente, figurarsi al resto del mondo!
Mi infilai velocemente i vestiti, e mi girai verso la porta ma quello che non avevo considerato era lo specchio che c’era accanto.
Rifletteva una immagine terribile: me, con il viso gonfio, e la fronte ancor più delle guance, su cui si allungava una lunga linea rossa fin quasi al sopracciglio.
Alzai la mano per toccarmi la fronte e quella era fasciata: ruppi in un singhiozzo silenzioso, ma non abbastanza tale da non scatenare la reazione a catena che ci fu dopo: un colpo alla porta, un chiavistello che gira e Alice mi stringeva tra le sue braccia.
Poi un pugno fragoroso alla porta mi fece sussultare:
< Bella? Tutto ok? > La voce di Edward era ansiosa e tesa, quasi spaventata. Le lacrime scendevano sul mio viso.
Ero orrenda, come faceva Edward a guardarmi ancora?
Alice mi accarezzava.
< Edward tranquillo ci sono io, va tutto bene >
< Alice, fammi entrare! > Altri colpi sulla porta. La sua voce divenne autoritaria.
Scossi la testa impaurita facendole capire che non volevo, e i colpi cessarono immediatamente. No! Mi maledissi per la mia negligenza. Edward le aveva letto nella mente e ci aveva visto il mio non volerlo con me. Trovai la forza per sussurrare, conscia che lui poteva sentirmi:
< Edward, è tutto ok… voglio stare un po’ con Alice ora >
< va bene, io sono qui, chiamami per qualunque cosa > Mi costò dirlo ma lo feci:
< scendi sotto dagli altri… a dopo >
< va bene. A dopo >

Mi accucciai tra le piccole braccia di Alice, le lacrime erano finite, ma sentivo un grosso peso sul cuore. Ero mostruosa, non potevo scendere giù dove c’era quella vampira bellissima che faceva la corte al mio Edward!
Sarei rimasta chiusa lì dentro fino a perfetta guarigione.
< Bella, puoi parlare con me tranquillamente, Edward è sceso giù e gli ho chiesto di non leggere i miei pensieri. Non lo farà, ne sono certa, quindi stai tranquilla… e non c’è motivo perché tu rimanga segregata in questa stanza >.
Sbuffai.
< che succede eh sorellina? > Mi chiese dolce.
< Alice, guardami! > bisbigliai, non volevo farmi sentire < hai visto la mia faccia? Sembro un, un… un pallone gonfio e ricucito >.
Lei rise, e mi innervosii ancora di più.
< Alice non è divertente! >
< Rido perché non è vero, e poi non hai considerato la mia valigetta miracolosa! > E mi mise davanti al naso il suo kit di trucchi.
Inspirai.
< una possibilità, ma ti avverto. Se non sono presentabile, non metterò piede fuori da questa stanza prima che il mio viso non abbia raggiunto una dimensione decente e umana >
< Fidati di me! >



Circa un’ora e mezza dopo ero davanti allo specchio con un bel ciuffo di capelli a coprire la cicatrice orrenda sulla fronte, e il viso era tornato a dimensioni quasi decenti grazie all’effetto miracoloso degli impacchi di Alice. Non sembravo più un pallone! Mi voltai per ringraziarla ma lei già aveva sul viso un sorriso vittorioso.
< Sisi! Lo so! Prego! Sono una maga in queste cose! >
< Si Alice > Aveva pienamente ragione < Ci sai fare! >
< L’hai detto! Ora però dobbiamo andare giù, devi conoscerli, ti saranno simpatici!>
< Certo… > Dissi sarcastica, soprattutto Tanya.

Alice mi guidò fuori, prima di voltare l’angolo e scendere le scale presi un grosso respiro e strinsi la mano della mia sorellina… Su bella, su! Che sarà mai! E’ una vampira come tutte le altre! Che sarà mai….

Ma non potei finire di formulare quei pensieri, perché quando giunsi in salone mi resi conto che era vero, era una vampira come tutte le altre. Appunto, bella come una divinità greca!

Improvvisamente ebbi il feroce impulso di tornare di corsa in camera mia.
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capitolo 36

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Lun Set 28, 2009 4:31 pm

Capitolo 36
Bella
Ma il mio piano d’evasione venne troncato ancora una volta sul nascere dalla stretta di una fredda mano attorno al polso. Non mi serviva guardare il viso di Alice per vedere che grazie al suo dono, mi aveva vista fuggire da quel salone a gambe levate per mai più tornarci.

Presi un altro grosso respiro e girai completamente l’angolo, conscia che tutti i vampiri presenti, grazie all’udito particolarmente sviluppato, avevano di certo sentito l’incedere affannato del mio cuore e i miei passi incerti e zoppicanti da umana.

Tanya, la venere bionda dei miei incubi-ero certa fosse lei- se ne stava abbarbicata su un bracciolo del divano di casa, accanto ovviamente al mio Edward che era l’unico a non aver finto di non avermi udita arrivare. Quanto a me, dovevo avere uno sguardo alquanto deluso per via della loro vicinanza, perché vidi nei suoi occhi una scintilla di tristezza, eco della mia.

Ciò però non smorzò il suo entusiasmo. Edward si alzò fulmineo dal divano con un grosso sorriso luminoso stampato sul volto: era così radioso che parve illuminare tutta la stanza. Mi tese dolcemente e con fare galante, una mano che io, nonostante la gelosia che mi infiammava la gola, afferrai come niente fosse.

Si schiarì la voce e con mio rammarico anche quel semplice suono apparve dolce e sensuale: tremai. Bruciante di gelosia. Non poteva darmi fastidio perfino questo! Ero da curare.

< Vi presento la mia fidanzata, Isabella > Disse Edward orgogliosamente, e la cosa non potè che riempirmi di una malcelata gioia. Tutti quanti si voltarono, smettendo di conversare tra loro.

< Piacere… di conoscervi > Sussurrai sommessamente alzando lo sguardo dal pavimento, e quando vidi che avevo l’attenzione di tutti addosso, sentii le guance avvampare: perfetto! Avevo fatto la figura della bambina timida, per di più umana, davanti a un gruppo di vampiri centenari.

< Oh che dolce! E’ arrossita > Edward ridacchiò avvicinandomi ancora di più a sé con fare protettivo.

Ad aver parlato era una donna che stava abbracciata a un grosso vampiro dagli occhi d’oro. Mi accorsi che non solo Tanya, ma tutti loro irradiavano una bellezza inaudita, paragonabile a quella dei Cullen. La vampira si avvicinò a me lentamente, ed era chiaro che lo faceva in modo cauto, senza perdere l’innata eleganza che contraddistingueva quelli della sua specie: probabilmente era stata messa in guardia, sapeva che ero rimasta molto scossa dai recenti incontri con vampiri sconosciuti. Rabbrividii al solo pensiero. Mi tese la sua mano pallida ed io l’afferrai, ovviamente era gelida, ma liscissima.

< Piacere io sono Carmen, e lui.. > fece per indicare l’uomo da cui si era allontanata < è Eleazar > Aveva un viso rassicurante che scintillò di gioia quando mi vide sorriderle. Per un momento mi parve Alice, allegra e spensiera.

< e loro invece sono.. > Inizio a dire indicando con un ampio gesto della mano le altre due componenti della famiglia, ma non potè finire. di parlare che sopraggiunsero le dirette interessate: Tanya e un’altra vampira bellissima, dai folti capelli mori

< Io sono Tanya piacere > dunque avevo maledettamente ragione < …e lei è Kate >

La vampira era più bella di quanto pensassi. Sentii un grosso peso gravarmi sul cuore all’idea che quell’essere perfetto fosse stato nudo davanti ad Edward con solo una trasparente camicia da notte a fingere di celare il suo corpo statuario. Come aveva potuto Edward, scegliere una umana goffa come me davanti a cotanta perfezione? Quasi non feci caso alla presentazione dell’altra vampira, Kate, a cui strinsi anche la mano. Continuavo a fissare Tanya, scioccata, assorbendo la perfezione del suo volto. Il suo viso era alla mia altezza, ma lo splendore che irradiava era folgorante.

Sentii la mano di Edward stringere la mia con delicatezza mentre rassicurante, ne sfiorava con il pollice il dorso. Al suo gesto mi accorsi di tremare:

< Pia.. piacere mio > Sussurrai cercando di trattenere i fremiti.

In me sentivo aggrovigliarsi un mucchio di sentimenti: gelosia, tristezza e angoscia principalmente bruciavano all’altezza del cuore come tizzoni ardenti tanto che non riuscivo più a mantenere un filo di razionalità.

Perché un angelo come Edward stava ancora con me? Avrebbe dovuto abbandonarmi per stare con una al suo livello. Con una vampira bella e forte, come Tanya. Cosa potevo donargli io che non fossero problemi su problemi? Era palese, non ero abbastanza, non ero degna di quell’angelo la cui mano marmorea stringeva la mia. Mi si mozzò il respiro e a quel punto, sopraggiunse ancora una volta il terrore dell’abbandono. I ricordi della mancanza di Edward nella mia vita erano ancora vividi:

i mesi dopo il mio compleanno e le notti di prigionia mi passarono davanti agli occhi come terribili fotogrammi: il dolore lancinante nel petto ogni volta che pensavo a lui, l’aria che entrava nei polmoni ma che non mi dava vita, e le lacrime, fiumi di lacrime che non avevo neanche la forza di asciugare brillarono vivide davanti ai miei occhi, nei ricordi. Strinsi i denti, erano passati pochi attimi dal mio saluto a Tanya, eppure erano bastati a prendermi ed a gettarmi in un baratro buio. Sarei morta, se lui mi avesse abbandonata ancora una volta, la mia vita avrebbe perso ogni valore, per me l’universo sarebbe divenuto qualcosa di informe e vuoto, buio. Senza luce, senza gioia, Senza vita. Mi voltai verso Jasper, certa che stesse sondando il mio animo. Infatti lo vidi in un angolo, mano per mano con Alice che l’aveva raggiunto. Mi guardava con uno sguardo preoccupato, stringendo i denti per non farsi coinvolgere dai miei sentimenti, mentre Alice alternava lo sguardo tra me e lui, preoccupata anch’essa. Di certo Edward sentiva ciò che io provavo mediante Jasper e questo fece crescere in modo esponenziale la mia angoscia. Quando pensai di dover fuggire da quel luogo per evitare di scoppiare in lacrime davanti a tutti, vidi Alice scattare, insieme a Edward che, con finta naturalezza, abbandonò la mia mano per cingermi con un braccio le spalle,. In realtà, ne ero convinta, cercava di non farmi fuggire. Alice aveva visto, Alice vedeva sempre.

A quel punto, avvertii chiaramente come una nuvola di pace avvolgermi calmandomi: riconobbi il potere di Jasper su di me. Chiusi per un attimo gli occhi. Pochi altri attimi e non tremavo più. La vampira di nome Carmen parlò ancora facendo distogliere la mia attenzione della due splendide vampire che avevo davanti.

< Spero che la stanza sia di tuo gradimento > Le annuii convinta, cercando di non scoppiare a ridere per la sorte del povero letto. Il mio umore era cambiato radicalmente. Mai prima d’ora avevo avvertito il potere di Jasper così intensamente su di me.

< grazie, è veramente splendida! > Le risposi sorridendo.

< Carmen dovresti vedere come hanno apprezzato quei due! > Tuonò Emmet. Ma prima che il mio sguardo potesse incenerirlo e il ringhio di Edward avvertirlo, continuò < Il letto è già andato! Si sono dati da fare i piccioncini! >

< EMMETT! > Un coro non proprio soave di voci lo ammonì rimbombando nel salone: io Esme Alice e Rosalie al suo fianco che gli aveva anche assestato un bel pugno sulla spalla, lo guardavamo in cagnesco mentre lui se ne stava immobile e accigliato: sembrava un cagnolino spaesato in formato armadio.

< Aia amore!! > Emmett, grande e grosso com’era si massaggiava il braccio. La cosa mi avrebbe fatta ridere se non avesse fatto, CIO’ CHE AVEVA APPENA FATTO.

< te lo sei meritato Emm! > gli rispose irosa Rosalie < Non puoi dire certe cose.. lasciagli la loro privacy no? Se gli piace essere “vivaci” in quel frangente chi siamo noi per… > La guardavo scioccata! Cosa diceva! Sentivo il mio viso avvampare ogni momento di più:

< Rosalie! Insomma! > Questa volta Edward esplose mentre lei lo guardava scioccata!

< Dai Ed, capisci cosa intendo, noi ne abbiamo demolite di case! > Edward si coprì gli occhi con una mano squotendo il capo.

< Si Rosalie, va bene… > Assentì arreso.

Nel mio piccolo però, tentai di difendermi. Non avevamo certo distrutto il letto per… insomma… atti impropri!

< Carmen.. i…io cioè. Noi non.. > chinai lo sguardo osservandomi i piedi < … non è che, ehm.. stavamo… non è stato per… > Balbettavo senza requie, e la mia arringa di scuse venne interrotta da una fragorosa risata: alzai il viso. Ridevano tutti quanti, perfino Carlisle, l’uomo, beh.. vampiro, più pacato del mondo si reggeva la pancia con una mano.

Mi voltai verso Edward stizzita, aspettandomi da lui un po’ di serietà e invece era lì, a cercare di tenersi una risata tra le labbra, che proruppe ugualmente quando lo guardai supplicante.

< Tesoro tranquilla > Mi disse dolce, ancora con residui di ilarità del tono, stringendomi a se. Incrociai le braccia.

< Scusami Carmen > La sua voce angelica vibrò in prossimità della mia testa < è stata colpa mia, l’ho rotto in uno scatto di rabbia, ma Alice ha già provveduto a prenderne un altro, arriverà domani.

< Ma tranquillo Edward, nessun problema >

< TUTTE SCUSE! > Ruggì Emmett ancora una volta. Oh! Ma era troppo! Questa volta fui io a scattare.

< Emmet! Finiscila > Silenzio generale. Mi guardarono tutti a bocca spalancata, evidentemente non si aspettavano una mia reazione dato che fino a quel momento avevo solo balbettato monosillabi incomprensibili. < non vorrei essere costretta a raccontare a Rosalie di certi siti salvati tra i tuoi preferiti sul pc > Risi orgogliosa mentre tutti scoppiarono ancora una volta a ridere e il sibilo di Rosalie vibrò nella stanza.

< Emmett. Quali siti? >

< no Rosie… è che > Ma ancor più bello fu vedere Rosalie che si congedava stringendo per il gomito Emmett, che grande e grosso la seguiva docile cercando di dare spiegazioni, mentre lei lo guidava fuori dal salone.

Una risata trillò per la stanza, era di Tanya, sussultai, quando rideva era ancora più bella. Maledizione. MALEDIZIONE! “aiuto Jasper” Pensai tra me gettando uno sguardo fugace verso di lui:

< ti stimo Isabella! > Mi disse Tanya raggiante:

< Bella > Risposi automaticamente ancora scioccata perché mi rivolgeva la parola. Mi sorrise. Perché era cosi stupenda!! Perché!

< Bella. > Ammiccò < Nessuna aveva mai messo in riga il caro Emmett in quel modo! Bravissima >

< oh beh > risposi intimidita < Grazie.. >

Sentii le labbra di Edward posarsi sui miei capelli:

< E’ anche per questo che la amo immensamente >

Ok, i criceti nella mia testa erano svenuti. Mi sentivo le guance in fiamme.

< Edward, cosi la imbarazzi! > Esme,era sempre amorevole, proprio una mamma. Le sorrisi e lei mi restituì il gesto, dolce come sempre.

< Allora tesoro, come ti senti oggi? > Ci interruppe Carlisle, chiaramente per stemperare la tensione.

< Mi sento meglio, grazie Carlisle, sono solo beh.. solo un po’ stanca > In effetti stare in piedi non giovava per niente alla mia constola malconcia.

< Vieni > Edward mi condusse sul grande divano facendomi accomodare sulle sue gambe, mi appoggiai automaticamente al suo petto.

< E’ normale, se senti qualche dolore più forte dillo a me o ad Edward, ci sono gli antidolorifici, li ho presi per te >

< ok, grazie Carlisle > Ero certa non ne avrei usufruito. Probabilmente Edward sarebbe impazzito d’ansia se gli avessi detto: sento dolore! Non faceva che chiedermi continuamente della costola, del polso, della testa. Se non l’avesse fatto con tanto amore avrei sicuramente sbottato ad ogni sua richiesta! Ma era Edward, e l’amavo con tutta me stessa.

< Tesoro la vuoi una fetta di torta? > Annuii vigorosamente a Esme che sorrise radiosa. Come rifiutare un suo dolce?

Dopo pochi secondi avevo tra le mani un piattino con una fetta gigante di torta al cioccolato ricoperta da una montagna di panna. Di certo i vampiri non avevano beh chiaro il concetto di porzione di cibo, ma in quel frangente non mi dispiacque.Senza far caso a ciò che avevo intorno immersi il cucchiaino in quel capolavoro e lo indirizzai verso la bocca, ma lo strano silenzio che avevo intorno mi fece alzare lo sguardo.

Con il cucchiaino a mezz’aria guardai i vampiri che avevo intorno: mi fissavano tutti quanti. Alternai lo sguardo sui loro visi imbarazzata.

< Ehm… vi da fastidio che mangio io.. posso andare… di là > Probabilmente veniva fame anche a loro, e non mi andava di essere appetibile ai loro occhi, erano pur sempre vampiri!

< No amore… > Edward mi accarezzò dolcemente una guancia. Eleazar interruppe la sua spiegazione.

< Ci dispiace di averti messa in imbarazzo, vedi, nonostante siamo vegetariani, lo siamo da meno tempo e per noi risulta ancora complesso vivere a stretto contatto con gli umani, ed era molto che non vedevano qualcuno mangiare cibo, perdona la nostra invadenza >

< oh… > sussultai < Ok, no, voglio dire, non c’è problema, pensavo che la cosa vi facesse… insomma.. venir fame, per questo io… ecco… > Tutti quanti risero e sentii Edward baciarmi la spalla e sussurrarmi un dolce “ti amo” che fece andare in corto il mio sistema nervoso. Quando finirono di ridere Tanya parlò con la sua voce sensuale che mi irritò non poco, infatti vidi Jasper sussultare e di conseguenza Edward prese a accarezzarmi un fianco. Dolce, protettivo.

< No cara, non sei appetibile per noi, non che tu abbia un cattivo odore.. >

< Tanya! > Vidi sussurrare Carmen.

< No tranquilli, intendevo che, probabilmente se un pensiero del genere venisse in mente a qualcuno di noi Edward ci farebbe fuori in un istante > Lui sghignazzò.

< Quanto meno, la porterei molto lontano da voi. > Sorrisi.

< Comunque.. Bella > Mi voltai verso Tanya che mi indicava < La tua torta sta…> Ossrvai il cucchiaino che grondava panne e lo portai al volo alle labbra. Wow. Chiusi gli occhi assaporandone il gusto.

< Buonissima Esme >

Mentre tutti discorrevano tranquillamente delle novità, della vita a Denali, di pettegolezzi sui vari clan di vampiri in giro per il mondo,io finii di gustarmi la torta di Esme, eppoi rimasi abbracciata ad Edward, a godere delle sue carezze, e dei sui baci, rubandogliene di tanto in tanto uno sulle labbra perfette, sulle quali le mie si modellavano. Dopo un po’ mi ritrovai a guardare fuori dalla grande vetrata. Si affacciava sul giardino. Il cielo era completamente bianco. Nevicava abbondantemente e ciò rendeva il paesaggio simile ad un mondo fatato. Tutti intorno alla casa, gli alberi erano ricoperti da una spessa coltre di neve argentea e brillante e perfino i piccolissimi rami, grazie probabilmente all’assenza di vento, ne ospitavano su di loro vari centimetri. Tutta quella neve era caduta in poche ore. Non per caso, ci trovavamo in Alaska. Osservavo il paesaggio incantata, rapita da tanta bellezza. I discorsi dei vampiri erano diventati un brusio di sottofondo, basso e ovattato. Edward mi fece riscuotere dall’atmosfera idilliaca in cui mi trovano, parlandomi all’orecchio:

< Amore vuoi uscire fuori? > Gli sorrisi raggiante.

< Lo sapevo > Disse contento Edward per poi rivolgersi agli altri. < Scusate, noi usciamo un po’ fuori, faccio vedere a Bella quanto è stupendo qui intorno >

< Certo caro! Andate! > Ci disse Carmen. Prima che però potessi alzarmi dalle sue gambe Edward mi prese in braccio.

< Edward mettimi giù > Sussurrai arrossendo.

< Che fai amore, ora ti vergogni di me, uh? > Sillabò lentamente vicino al mio orecchio facendomi salire i brividi.

< uhm, io.. io… > Pigolai e lo vidi sorridere. Mi accucciai sul suo petto. Mi sentivo protetta, mi sentivo felice, era quello il mio posto.

< Edward, ci sono cappotto, sciarpa e cappello poggiati sul letto di bella >

< QUALE? IL LETTO CHE AVETE SFONDATO? > la voce di Emmett sopraggiunse dall’altra stanza e Edward scosse il viso senza badarci. L’esclamazione venne seguita da un “Aia! Rosy cavolo!!! Hai colpito sul punto di prima!” “ sta zitto Emmett” Ridemmo tutti. L’angoscia di prima pareva un ricordo stando tra le braccia del mio angelo protettore.

< Grazie Alice > Fece Edward scotendo la testa.





E tra le sue braccia ci incamminammo su per le scale, verso la camera… dal letto sfondato.

Edward mi depositò delicatamente sulla poltroncina, accucciandosi ai miei piedi, con i gomiti poggiati sulle ginocchia, mi osservava e io deviavo puntualmente il suo sguardo.

< uhm uhm… dobbiamo fare un discorsetto io e la piccola qui presente > Mi canzonò. Non potei fare a meno di sorridere. Quando mi chiamava piccola le mie labbra si tendevano automaticamente in un sorriso. Gettai uno sguardo al suo viso: gli occhi d’oro stillavano una dolcezza disarmante. E le labbra rosate erano… no! Ferma. Non guardare le labbra! Distolsi lo sguardo e mi morsi il labbro per nascondere l’atroce desiderio di lui. Sentivo il cuore in gola, così, di colpo, come raramente era successo.

< ah! Ti ho vista sorridere > Il mio sorriso si allargò completamente, fui incapace di trattenerlo. Fortuna che non aveva letto il desiderio nei miei occhi. Il bruciante bisogno che avevo di sentire la sua pelle gelida sulla mia calda mi lacerava. Mi strinsi le ginocchia al petto.

< piccola? > Lo guardai, e questa volta, inevitabilmente, mi persi.

Annegai nei suoi occhi con un groppo alla gola che mi tolse il fiato. Era così, perfetto che avrei voluto piangere, e ridere, e gridare. I capelli erano splendenti, ogni piccolo frammento della sua pelle mi emozionava, mi chiamava, mi invitava a accarezzarlo, a baciarlo. Avrei voluto parlare, ma cosa c’era da dire? Era davanti a me, in tutto il suo splendore eterno. Di colpo la brama di lui divenne veramente troppo forte. Era così intensa che faceva male. Mi tesi, verso di lui, con le mani tremanti.

< Bella… Amore > Edward mi guardava con uno sguardo sorpreso, gli occhi spalancati, lo sopracciglia arcuate, le labbra appena aperte. I miei occhi ne registravano la bellezza ma non riuscivano a comprenderla completamente

< Amore… > Soffocai le sue parole accarezzandogli le labbra: e una scossa di pura elettricità mi fece tremare. Lo sfioravo e non riuscivo a parlare. Lasciavo solo scorrere le mani lungo il suo viso. Estasiata, perché c’era così tanto che, le parole divenivano solo suoni superflui.

< piccola… stai tremando.. > Ero incantata dalla sua voce, dalla sinuosità delle sue labbra. Tutto quello era troppo, troppo per poter essere assorbito.

< Ehi… > le sue mani mi strinsero dolcemente i polsi e il mio cuore si fermò, singhiozzando un battito dopo l’altro mentre, occhi negli occhi, sentii una lacrima scendermi sulla guancia.

< Edward io… > volevo spiegargli cosa sentissi, quanta confusione avvertivo. Volevo, dare un senso a ogni sensazione, ma non riuscivo a trovare le parole per descriverle

< ti amo così tanto che… guardarti mi toglie il respiro. > Sussurrai. < Non riesco a ragionare, non riesco a pensare, è semplicemente, Troppo. Non riesco.. non riesco a… >

Ma lui, senza dire una parola, mi circondò con le sue braccia, forse aveva capito, forse in minima parte sentiva ciò che sentivo io. In piccola parte. Edward mi cullava, dolcemente, senza dire una parola. Quanto a me respiravo rapita il suo profumo. E nel profondo, sentivo la brama crescere. Il bisogno di lui mi strappava via ogni forza. Mai! Mai come quel momento l’avevo desiderato così tanto. Sentivo il cuore battermi nel petto. Rimbombare. E l’udiva chiaramente anche lui.

Dopo un tempo che parve infinito lo sentii sussurrarmi all’orecchio

< Amore, ho bisogno di parlare con te, da solo. Vuoi ancora uscire? Ti terrò in braccio, non ti stancherai > Sorrisi posandogli un bacio sul collo, dove il mio capo si era rifugiato.

< Usciamo > Assentii.
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capitolo 37

Messaggio  ♥єsмє ¢υℓℓєи 1sτ τωιи♥ il Sab Ott 10, 2009 12:42 pm

Capitolo 37-La richiesta di Bella
Bella
Infagottata peggio di un omino della Michelin, me ne stavo rannicchiata tra le braccia protettive di Edward, mentre lui, scendeva con leggerezza le scale. Ero così tranquilla e rilassata che non provai alcuna vergogna a presentarmi davanti a tutti con un osceno cappello rosa in testa – scelto ovviamente da Alice: la mia folle, sorellina vampira. Salutammo i vampiri che ancora conversavano nel salone e in un batter d’occhio mi trovai fuori. La prima cosa che avvertii, insieme alla leggera brezza gelida, furono i fiocchi bianchi di neve che mi si poggiavano sul viso. Edward si era immobilizzato al centro di un ampio letto di neve a un centinaio di metri dalla casa. Tutto scintillava alla fioca luce proveniente dalle finestre illuminate. Lui osservava me, io mi beavo del magnifico paesaggio. Mi sfilai un guanto, anch’esso rosa, e allungai la mano verso il cielo terso cercando di afferrare i fiocchi , come una bambina che vede la neve per la prima volta. Sorrisi entusiasta della sensazione della soffice neve sul viso.

< Non eri tu quella che odiava le cose fredde e bagnate? > La voce di Edward giunse come un soffio gelido vicino al mio capo, ma ebbe il potere di infiammarmi le guance come solo lui era capace.

< oh, beh, penso di aver cambiato idea da quel giorno sai? > Risposi ironica ricordando la nostra prima lezione di biologia, quel ricordo pareva appartenere a un’altra vita ormai.

< E sentiamo, come mai ha cambiato idea, mia principessa? > Sorrisi.

< Perché per esempio… la neve è bella. E’… bianca, fredda e scintillante > osservai i piccoli e leggeri cristalli che si scioglievano sulla mia mano, conscia che a Edward non sarebbe sfuggita l’analogia legata alle mie parole < poi li vedi meglio di me. Questi cristalli sono perfetti! > Sospirai voltandomi verso di lui, ancora più incantata dal suo viso che dai piccoli fiocchi.

< sono… > deglutii < …bellissimi come …come te > Dissi in un sussurro.

Mi parve di vedere l’oro dei suoi occhi scintillare e vorticare alle mie parole, come se perfino quelle magnifiche iridi si fossero emozionate di riflesso al suo animo.

< tu sei molto più bella di me > Sussurrò. Lo osservai, abbagliata da quella dolorosa perfezione e deviai lo sguardo, incapace di sostenere l’intensità del suo. No. Io non ero come lui. Niente in me era perfetto, o scintillante, o degno di qualsiasi nota. Io, Bella Swan, ero solo una semplice ragazza. Niente più. E il fatto che lui continuasse a mentire sul mio aspetto mi irritava non poco. Non mi sentivo felice, o rincuorata ascoltando i suoi complimenti. E mi rendevo conto che non doveva essere quella la mia reazione. Ma lui era così bello, ed io così imperfetta, che accettare le sue parole per me era impossibile.

< Sei triste. > Mi disse improvvisamente. Non era una domanda ma una semplice constatazione, Edward mi conosceva, ma allora, perché non capiva la fonte del mio tormento?

Improvvisamente iniziò a correre e io, presa alla sprovvista dal suo gesto, lanciai uno strillò strozzato, che si perse soffocato nella neve. Mi strinsi automaticamente a lui.

Il vento, impetuoso, fischiava nelle orecchie. Sembrava adirato, pareva urlare rabbioso contro di noi mentre Edward lo fendeva senza problemi. Quanto a me, ero protetta nel mio rifugio felice: le sue braccia marmoree mi cullavano, mi proteggevano, mi amavano.

Edward non faceva alcun rumore, correva leggiadro tra gli alberi, mancandoli per un soffio. Non avevo paura, ero abituata ormai alle folli corse sulle sue spalle. La neve neanche scricchiolava sotto i suoi piedi. Era tutto indistinto, tutto silenzioso, tutto bianco, gelido e incantato. Chiusi gli occhi nascondendo il naso sotto il suo braccio, per evitare di finire ibernata e per nascondere la mia inadeguatezza davanti a una tal esaltazione di forza e perfezione. Mi strinsi ancora di più a lui facendomi piccola piccola tra le sue braccia. Il suo corpo non donava calore.

Ed in quel momento desiderai ardentemente d’essere come lui. Per non sentire freddo, per poterlo amare in modo totalizzante, per non costituire un peso nella sua esistenza, per non essere inferiore, per potermi considerare almeno.. degna, si questa era la parola esatta, degna di un angelo come lui. Lentamente il vento smise di fischiare e il mondo prese di nuovo forma.

Edward si sedette ai piedi di un grosso albero, dalle fronde alte e verdi. Sotto di esso la neve non cadeva. Me ne stavo aggrappata a lui, accoccolata tra le sue braccia, con uno stretto nodo in gola e una immensa tristezza nel cuore.

< Perché? > La voce di Edward era angosciata, il cuore mi si strinse. Mi allontanai dal suo petto accarezzandogli il viso. Non volevo fosse triste, non perché io lo ero! La mia mano libera dal guanto era fasciata. Le dite erano rossastre a causa del freddo. Cercai di essere confortante con quel gesto, ma come sempre, fu lui a confortare me. Prese quella mia mano gelida tra le sue sfregandomela per provare a creare un po’ di calore. Sospirò, capendo che non ci sarebbe riuscito e chiuse gli occhi. Ancor più avvilito a causa della sua natura. Si poggiò la mano sulle labbra e baciò ogni dito con una calma disarmante. Lo guardavo, incantata e estremamente triste. Perché non mi rendeva come lui? Dovevamo essere uguali. Dovevamo. Era ovvio che ci dovesse essere una certa parità in una coppia! Soprattutto nel nostro caso, in cui le divergenze erano così considerevoli. Quando le palpebre si riaprirono, i suoi occhi d’oro mi apparvero terribilmente afflitti.

< Dimmi cosa posso fare per te > Chiese implorante. Sospirai

< Perché me lo chiedi? > La richiesta che volevo porgli mi rimbombava per la testa ormai da qualche ora, insistente, ma sapevo che non l’avrebbe accettata, ne ero certa.

< Perché sei triste amore mio! Ed io non so cosa fare per aiutarti. Farei qualunque cosa pur di renderti felice. Qualunque. Puoi chiedermi tutto ciò che vuoi > Chinai il capo.

< Mi.. Mi dispiace Edward io… >

< Spiegami, ti prego. > Continuò abbattuto < Ho sentito prima, attraverso Jasper cosa stavi provando in salone. Cosa ti è successo? Lo sai che non ti abbandonerò mai, io sono solo tuo! Perché ti senti così sola? >

Oh. Jasper quindi aveva interpretato in modo corretto le mie sensazioni.

< io… io ho paura Edward > Confessai. Le sue mani gelide mi afferrarono il viso, dandomi i brividi. Lo vidi stringere i denti perché aveva compreso che era lui a farmi quell’effetto, eppure non lasciò la presa. Pose il mio viso all’altezza dei suoi occhi.

< di cosa? > Chiese con enfasi. Potevo dirglielo? Decisi che dovevo essere sincera. Avevo imparato negli ultimi giorni che la sincerità era solo di aiuto, alleviava il dolore e a volte, riusciva perfino a guarire.

< Ho paura che un giorno ti allontanerai da me, sento che scomparirai > Vidi una scintilla di dolore attraversare il suo viso.

< Amore mio, ti ho promesso che non accadrà mai più. Rimarrò con te fino a quando vorrai, quello di abbandonarti, è stato un… > scosse il viso chiudendo gli occhi amareggiato < …un terribile errore che non commetterò più. Ho sbagliato e non c’è giorno che io non mi incolpi per questo. Ma mai, mai ti abbandonerò ancora. Non dubitare di me amore mio, te ne prego >

Lo ascoltavo parlare rapita, cercando di convincere me stessa, ma il viso di Tanya mi danzava ancora davanti agli occhi. Non era più solo semplice gelosia. No. La perfezione della vampira mi aveva mostrato la grande differenza che viveva tra me ed Edward. C’era solo un modo per scavalcare quel baratro di perfezione che ci separava. Ma lui non avrebbe mai acconsentito. Mai.

< Accadrà un giorno, che ti stancherai di me > Confessai abbattuta.

< IO TI AMO! > Ruggì Edward scotendomi appena. < COME PUOI! SOLO LONTANAMENTE CREDERE CHE POTREI VIVERE SENZA DI TE! COME POTREI STANCARMI DI TE?! TU SEI LA MIA VITA! > sospirò < Solo tu… solo tu sei la mia vita. Bella, ti amo.. ti prego credimi > Le ultime parole si erano trasformate in un dolce soffio che portò con se dolci baci, uno dopo l’altro, come a imprimere a fuoco la sua dichiarazione d’amore. < ti amo, ti amo Bella, ti amo > ancora sussurri. Brividi mi attraversavano il corpo, e non era il freddo a provocarmi.

< Edward > sussurrai. Parlando le mie labbra sfioravano le sue, l’emozione mi mozzava il respiro, e gli confessai ciò che volevo. Il mio più grande desiderio

< Trasformami Edward, è questo ciò che voglio. Rendimi come te, voglio essere come te, sempre… per sempre >

E a quelle parole, come una voluta di fumo, l’idillio che stavo vivendo si infranse. Edward raggelò, e io mi maledissi per la mia negligenza. Perché glielo avevo detto in quel modo? Perché non avevo ben riflettuto? Eppure era la pura verità.

Sentii le sue braccia cercare di allontanarmi ma mi strinsi più forte a lui, aggrappandomi alle sue spalle con quanta più forza avevo. Volevo renderlo mio, legarlo a me con corde indistruttibili, per impedirgli di fuggire. Non ancora una volta. Con un ultimo respiro gli dissi tremante.

< non allontanarmi da te, ti prego… > E la sua spinta si arrestò, cambiando direzione. Edward mi avvolgeva con le sue forti braccia stringendomi a se, mentre le sue mani mi accarezzavano i capelli

< no che non ti allontano da me piccola, volevo solo guardarti negli occhi >

< Perché? > chiesi titubante

< Per leggere le motivazioni della tua richiesta > La sua voce era calma, tranquilla. Troppo tranquilla.

< Non sei arrabbiato? >

< no > Disse semplicemente < Perché dovrei? >

< beh…. > tentennai < per la mia richiesta, mi aspettavo che saresti scappato da me a velocità supersonica > sorrisi < per quello io non.. te l’avevo detto >

Continuava a accarezzarmi gentilmente i capelli, in silenzio.

< Era da un po’ che ci pensavi? >

< Si io… ci pensavo da un po’ >

< Lo sai che puoi dirmi ogni cosa, non voglio che tu abbia paura di me > Me ne stavo ancora stretta tra le sue braccia, con la testa nascosta nel suo collo. L’odore di Edward era magnifico, perfetto per lui. Mi rilassava.

< non ho mai avuto paura di te Edward, lo sai. Al massimo ho paura che scapperai > Sbuffò

< Perché dovrei??! >

< Non è ovvio? >

< Certo che no! Ti amo! Non posso vivere senza di te. Perché pensi questo? >

< Perché… > Avevo preso a tremare. Possibile che era così difficile dirgli cosa sentissi? Mi strinsi più a lui. Avevo paura di conoscere i suoi pensieri a riguardo, paura di udire solo bugie. Infilai il naso gelato dietro il suo orecchio.

< Perché sono diversa > Conclusi. E lui di rimando scoppiò apertamente a ridere.

< che c’è!! > Risposi infastidita.

< scusami ma qui, quello diverso sono io, non certo tu! E non perché nella casa in cui viviamo siamo tutti vampiri, significa che tu sei quella diversa. Sono io quello diverso nel mondo, non certo tu. Tu sei normale Bella > Ecco, l’ultima parola era stata una lama nel cuore.

< APPUNTO! > proruppi < SONO > pugno sulla sua schiena < MALEDETTAMENTE > altro pugno < NORMALE! > Conclusi. < tu invece sei perfetto! > aggiunsi.

< non sono perfetto Bella > Nella sua voce c’era una nota di malinconia. < Sono un mostro. E’ questo che vuoi? Diventare un mostro come me? >

< Tu non sei un mostro!!! Come puoi dirlo!? > Presi a accarezzare i suoi capelli con le mani tastandone la morbidezza. Parlare senza guardarlo negli occhi era molto più semplice. Lì, stretta tra le sue forti braccia ero pronta a affrontare qualsiasi cosa.

< il mio desiderio è stare per sempre con te Edward, non chiedo altro. > Lui sospirava

< Hai idea delle conseguenze di questa decisione? Hai idea del dolore? Dovrai lasciare tutto e tutti, abbandonare la semplice vita di tutti i giorni. Dire addio a tutto ciò che ti è familiare per vivere una vita di oscurità e sangue. > Enfatizzò l’ultima parola, tristemente.

< Edward, io non guardo questo, perché non è niente in confronto al premio che riceverò. > inspirai aria estasiata al solo pensiero < Te, per sempre. Insieme. Non dovrai essere costretto a trattenerti mai più con me, diventerò uguale a te, non sarò più brutta e goffa, ma potrò vivere accanto a te come una tua pari. Cosi come sono, goffa, brutta e umana, io invecchierò, sto già morendo in questo corpo! Ogni giorno mi avvicino alla morte! >

< Tu non sai cosa mi stai chiedendo Bella > Il dolore nella sua risposta era tangibile.

< Ti sto chiedendo di voler vivere per sempre con me. Non vuoi? > Questa volta la mia forza non servì a nulla. Edward mi scollò, senza il minimo sforzo dal suo petto per guardarmi negli occhi.

< E’ il mio più grande desiderio Bella. Ma non posso assecondare il mio volere, se ciò significa toglierti egoisticamente la vita! Io ti amo! Te ne rendi conto? Tu potresti mai uccidermi anche se solo te lo chiedessi? > Mi domandò ed io gli sorrisi teneramente. I suoi occhi abbattuti erano i più belli del mondo. Scintillavano tenerezza, dolore, forza, amore, in una intensità disarmante.

< Non morirò. Mi toglierai questa vita imperfetta, per donarmene un’altra Edward, una con te, per sempre, è una rinascita. Non è morte. >

La passione che viveva nelle mie parole infiammò la mia mente e il mio cuore, mentre una serie di immagini prendevano vita e iniziavano a scorrermi davanti agli occhi: immagini di un futuro insieme, io e lui, sempre uguali, sempre perfetti, innamorati. Mai più un addio, niente più pericoli, sempre. Per sempre. Sentivo il cuore scoppiarmi nel petto. Perché? Perché Edward non voleva accettarlo?

< Amore ascoltami > mi inginocchiai tra le sue gambe ignorando una leggera fitta alla costola. Mi avvicinai al suo viso, guardandolo intensamente negli occhi, prima uno, poi l’altro, e inspirai il suo profumo.

< Edward, immagina per un solo attimo come sarebbe. Fai questo per me, immagina. Io e te, uguali, liberi di amarci come vogliamo! Sarebbe perfetto! > Ma mentre parlavo vidi la sua espressione mutare e un lampo di sofferenza attraversargli il volto angelico. Perché non lo accettava. Perché! Lo colpii sul petto con uno schiocco, ma non mi curai del dolore alla mano, no. C’era ben altro da dire:

< Edward dimmi perché! PERCHE’ NON VUOI? Non sei pronto a tenermi con te per sempre tu… tu… non… > quella nuova verità si fece strada come veleno nel mio cuore. Lui non voleva vivere per sempre con me! Questo era il problema.. Ma prima che quell’idea malsana potesse togliermi la vita Edward mi venne in soccorso.

< Ho paura Bella! Ho terribilmente paura di immaginare quanto sarebbe perfetta con te l’eternità. Sono terrorizzato all’idea di non poter più fare a meno di quel pensiero. E ne morirei se tu, ti pentissi di quella scelta! Io… non saprei come perdonare me stesso per averti inflitto un dolore così grande! Io lo so amore mio, l’eternità con te, sarebbe tutto ciò che ho sempre desiderato… >

< Ma?! > Non rispose eppure. < Edward… immaginaci, immagina come sarebbe! > Gli accarezzai il viso marmoreo e di colpo qualcosa nella sua espressione cambiò.

Era la prima volta. Mai, mai era successo che Edward non avesse parole. Mi guardava, intensamente ma era come se non mi vedesse realmente.

Allora capì, che non erano le parole a mancargli, capì che quello non era silenzio: lui finalmente vedeva! Vedeva ciò che vedevo io.

Vedeva un nuovo noi, un noi eterno, indissolubile, perfetto, lessi nel suo sguardo la meraviglia e un amore così intenso da lacerarmi. Vedevo in lui la rivelazione di un sogno, lo sentii trattenere il fiato e stringermi le mani sui fianchi, e come a rallentatore, la mia schiena si trovò schiacciata sulla neve bianca e soffice su cui i miei capelli si sparsero. Ero sovrastata dal dolce peso di lui, ed era tutto perfettamente giusto. I suoi baci impetuosi erano ovunque. Edward mi baciava l’anima, baciava la me dei nostri sogni. Ed era fuoco. Fuoco che bruciava e non faceva male, fuoco che toglieva il respiro e dava la vita. La sua passione prorompente mi avvolse. Le sue mani erano ovunque, lui era ovunque. Le sue labbra disegnavano scie incendiate sul mio corpo acerbo mentre parole sconnesse e promesse d’amore aleggiavano attorno a noi senza riuscire a essere assorbite dalle nostre menti. Pura frenesia. Bisogno, di sentirsi vicini, di sentirsi amati dallo stesso amore che si provava per l’altro.

Avvertivo i suoi capelli tra le mie dita, sentivo il suo soffio gelido sulle mie labbra tra un bacio e l’altro.

< Bella, ti amo così… > un singhiozzo proruppe dalle sue labbra mentre quelle mi sfioravano le guance, accarezzandole. Una due, mille volte e si spostavano giù per il collo. < Ti amo, da… morire… vorrei che tu potessi comprendere, la complessità… di ciò che sento > Sospirava e piangeva senza lacrime, tremando tra le mie braccia, incapace di esprimere i suoi sentimenti se non con i propri gesti. Ed io non riuscivo a parlare, soffocata dall’intensità del suo bisogno, puro riflesso del mio.

Lui aveva visto, finalmente aveva visto il nostro futuro e aveva creduto nella sua possibilità, ed ora non mi avrebbe più abbandonata, mai più.

Sentii la cerniera della mia giacca lentamente scendere e le sue labbra cercare la mia scapola. La baciava lentamente, con tenerezza. Sospirai a quel tocco e mi aggrappai al suo collo immergendo una mano nei suoi soffici capelli ramati.

< Edward > Il suo nome rimbombò nel silenzio del bosco addormentato. Sulla neve, tra le foglie degli alberi, su di noi, mentre le sue labbra giungevano alle mie, già arrosse di lui.

< Edward > Ancora e ancora, non riuscivo a dire altro. Lo amavo, lo amavo alla follia.

Ma poi i suoi baci rallentarono, diventando semplicemente tanto tanto dolci e casti. La cerniera della mia giacca tornò sù, delicatamente.

I nostri respiri rallentarono pian piano. Mi ritrovai abbracciata stretta a lui, sotto il grande albero, le gambe a circondargli la vita, abbandonata sul suo petto con il capo poggiato sulla sua spalla.

< Shhh amore…. > mi disse con dolcezza, e io mi accorsi di piangere. Edward mi accarezzava i capelli e la schiena attraverso la pesante giacca, con le sue grandi mani perfette: era leggero come le ali di una farfalla. Tutta quella passione che ci aveva coinvolti, mi aveva destabilizzata completamente, tutto il nostro amore era esploso così intensamente da non permettermi di contenerlo ed era fuoriuscito sotto forma di lacrime. I momenti di prigionia e la sofferenza apparivano un lontano e non più così doloroso ricordo.

< shhh, piccola…. Ehi > lo sentii sorridere e lo guardai negli occhi, certa che se avesse potuto li avrebbe avuti lucidi anche lui. Chinai il capo di lato, accennando appena un sorriso.

< Ti amo Edward > Tesi le labbra, come una bambina e lui sorridendo me le baciò.

< ti amo anche io piccola > altro bacio < più di qualunque altra cosa al mondo, sei l’unica ragione delle mia esistenza. E… > sospirò < Perdona la mia irruenza, ti ho fatta raffreddare vero? >

Scossi il capo, ma quale raffreddare, avrei voluto dirgli che semmai aveva sortito l’effetto contrario! Ma di colpo mi resi conto della posizione in cui ci trovavamo e avvampai. Fino a quel momento non c’era mai stato un contatto del genere tra noi. Edward non si lasciava mai andare in modo cosi… audace.

< Ehm, Edward io… > mi morsi un labbro nervosamente. Lui sorrise e come se niente fosse, afferrandomi per un polpaccio mi portò semplicemente seduta sulle sue gambe. Risi sommessamente. Lui comprendeva sempre ogni mio bisogno.

< Comunque la mia risposta è si > Alzai il capo a guardarlo.

< si cosa? >

< ehi, di cosa siamo stati a discutere fino ad ora?! >

Proprio discussione quella non mi pareva, più che altro era stata una chiacchierata molto molto interessante e approfondita!

< Isabella cosa pensi!?! > Fece, indignato. Cos’è ora sapeva leggermi nella mente?!

< No.. no.. cioè, che credi, io non… > gesticolavo e lui scoppiò a ridere stringendomi a se di slancio.

< Quanto ti amo! QUANTO TI AMO! Sei troppo! Troppo bella! E quando ti imbarazzi sei magnifica lo sai? > Accompagnò le ultime parole con una carezza sulla mia guancia arrossata.

< Si vabbè > sussurrai chinando il capo.

< Appunto… più che magnifica > e mi baciò la guancia dove prima poggiava la sua mano. < Quindi hai capito Sì a che cosa? >

< Ehm… A cosa? > Non volevo cantare vittoria, mai darsi false speranze.

< ti trasformerò Bella, ti renderò come me >

Oh oh…Avevo sentito bene? Mi voltai di scatto verso di lui incapace di credere in ciò sentivo. Era serio. Serissimo! Non potei contenere la gioia. Esplosi in un urlo di giubilo che si perse tra gli alberi. Soffocato dalla neve:

< SI!! Edward ti amo!! Ti amo troppo troppissimo troppissimissimo! > E lui sbuffò divertito ma anche leggermente indispettito.

< Stai saltellando di gioia perché devi morire? Se non lo vedessi non ci crederei > C’era una nota di irritazione nelle sue parole.

< Dai sciocco! Devo ripetertelo? Non morirò, sarà una nuova vita con te, non sei felice? >

< Amore mio… con te sarei felice anche di morire per sempre >

< Cosa!?!? > risposi fintamente indignata < vuoi lasciarmi da sola?! >



E Suggellammo la nostra promessa con un altro intenso bacio, che Edward, a mio malincuore, interruppe perché secondo lui mi stavo raffreddando troppo. In effetti quando mi prese nuovamente in braccio e iniziò a camminare verso casa notai che la mano che non era coperta dal guanto tendeva a una certa tonalità bluastra. Come se niente fosse tentai di nasconderla nella tasca ma ovviamente, lui se ne accorse, e partì con la solita arringa di scuse. Eppure, amavo anche questa parte di lui: il suo essere protettivo, il suo amarmi tanto da riuscire a promettermi ciò che mi aveva promesso nel bosco, mi rendevano felice. Probabilmente non potevo lontanamente immaginare la sofferenza celata dietro una decisione del genere: il dovermi uccidere andava contro quello che era stato il senso della sua vita dell’ultimo anno e mezzo: salvare Bella Swan da ogni piccolo infortunio. Figurarsi dalla morte! Probabilmente non era neanche in programma!

Sospirai accoccolandomi meglio tra le sue braccia. Sarei diventata una vampira, saremmo stati per sempre insieme. E delle conseguenze negative non volevo curarmi, almeno per ora. Volevo vivere felice. C’erano già tanti problemi intorno a noi! Le ultime ore passate erano state una oasi di pace dopo il caos degli ultimi tempi. Avevamo bisogno di tempo per noi, di pace. Ma c’erano altre situazioni incresciose a incombere nella nostra bolla di tranquillità: primi tra tutti i Volturi.

Edward era rilassato a riguardo, diceva che il fatto che non volessero me in prima persona era positivo, ma io non ero dell’avviso.

Non volevano me, VOLEVANO TUTTI LORO! Cosa c’era da stare tranquilli? Lui mi tranquillizzava come sempre, dicendo che erano forti, e non temevano un gruppo di vampiri millenari, ma erano pur sempre una sorta di casata Reale! O qualcosa del genere.

E Laurent, colui che viveva nei miei incubi, era ancora in vita. E lui, lui… voleva me. Probabilmente a Edward questo non era ancora ben chiaro, e non era il momento di farlo allarmare, protettivo com’era. Non temevo particolarmente per la mia incolumità, io ero ben protetta nascosta in un folto clan di vampiri. Più che altro ero preoccupata per la sua reazione. La distruzione del letto doveva essere stata una minimo accenno dei sentimenti che vigevano nel suo cuore: davanti a me non perdeva mai compostezza, ormai avevo imparato a capirlo: era pur sempre un uomo d’altri tempi! Ma se avesse saputo che Laurent aveva partecipato al piano solo per poter avere me, non credo avrebbe atteso molto per andarlo a fare a pezzi. Ed io avevo bisogno di lui lì, accanto a me, per rimettere apposto i cocci della mia esistenza.

Ero egoista? Forse si. L’avevo già detto, non sono perfetta!

Eravamo ormai giunti davanti alla casa del clan di Denali, i miei pensieri mi avevano accompagnata lungo tutto il lento ritorno. Era chiaro che Edward voleva godersi gli ultimi minuti solo con me perché aveva camminato lentamente: se non avessi avvertito la leggerezza con cui mi sosteneva, e la bellezza impossibile del suo viso avrei di certo detto di essere tra le braccia di un umano.

Ad accoglierci ci fu Esme, che rimproverò Edward per avermi fatta gelare. Cercai di difenderlo, ma come potevo visto che lui continuava a ripetere a Esme che aveva pienamente ragione, che era un incosciente e via di seguito.

< Basta Edward! > Sbuffai quando raggiungemmo la camera. Mi guardò con sguardo dubbioso.

< non costringermi a morderti un’altra volta! Mi fanno ancora male i denti > Dissi indignata e infastidita.

Lui scoppiò a ridere, ed era magnifico, stupendo, perfetto, indescrivibile,

< Ok ok! La smetto, però hai ugualmente bisogno di una doccia calda! Ti faccio raggiungere da Alice, ho alcune questioni di discutere con Carlisle nel frattempo >

< Va bene, allora a dopo. >

< Ti amo principessa > Sorrisi e gli soffiai un bacio che lui prontamente afferrò. Sembravamo due bambini a volte e il fatto che lui avesse più di cento anni rendeva ciò davvero ironico!

Edward uscì dalla stanza e io cercai di ricompormi. Fortuna che non se ne era accorto! Quando aveva citato la doccia il cuore mi era saltato in gola. Il ricordo dell’assolutamente casta doccia che mi aveva fatto all’arrivo in questa casa era ancora vivido, e nella mia fervida immaginazione perdeva i suoi tratti casti acquisendone altri ben più arditi. Immaginavo tutt’altro! Ah! Ma che mi succedeva? Ero completamente scombussolata. E il nostro ultimo bacio era stato… WOW! Non trovavo altra descrizione. Mi strofinai gli occhi per cancellare via quelle immagini a dir poco irreali e quanto li riaprii, il viso di Alice sorrideva a pochi centimetri dal mio.

< Alice! > strillai con una mano sul cuore < mi hai fatto prendere un colpo! >

< Perché? A cosa pensavi sorellina uh? > Mi disse ammiccante. Sentii chiaramente il viso andare a fuoco ma cercai di mantenere un certo tono.

< Niente in particolare, è che ancora non sono abituata a quanto siete silenziosi. >

< Uhm certo > Rispose dubbiosa. Mi illustrò i capi di abbigliamento per il dopo doccia e poi mi condusse nel bagno portando con se una infinità di flaconi, perché a detta sua, i miei capelli erano proprio un “orrore” e continuò con “ chissà chi te li ha strapazzati in questo modo” .

Cercai di non far caso alle sue allusioni. Maledizione! Alice vedeva sempre! E la cosa iniziava a essere irritante!

Entrai nell’acqua calda e profumata da strane essenze a dir poco rilassanti e mi sdraiai. Se non fosse stato per le successive parole di Alice sarebbe stata una doccia perfetta.

< Comunque Bella, dì a Edward di finirla di farti i succhiotti sul collo, perché si vedono! E ti stanno meglio le maglie senza collo alto! > Tossì bevendo un po’ d’acqua. Edward mi aveva….COSA?!

< ah! E un’altra cosa… se vuoi farla con lui la doccia basta dirlo! >

Alice uscì indispettita lasciandomi a bocca aperta.

Ma come?!? Poi un pensiero mi mise KO

E se Edward l’avesse sentita? Sprofondai completamente nell’acqua calda sperando come non avevo mai fatto, che il mio bel vampiro fosse MOLTO lontano da casa.
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Re: Il sapore delle lacrime

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