The After Breaking Dawn

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The After Breaking Dawn

Messaggio  ♥вєℓℓα ѕωαи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 10, 2009 10:16 pm

Capitolo 1-Bella

Un’altra notte era passata, nella nostra piccola ma graziosa casetta, regalataci da Esme l’amorevole madre di Edward non che mia “suocera”, come mi faceva strano pensare così a Esme… il nome “suocera” lo associavo più a qualcosa di sgradito di fastidioso e questa non era certo la descrizione della madre di Edward.
Ero abbraccia a Edward, la mia testa poggiata sul suo possente petto, morbido e perfetto…
Le sua braccia mi cingevano in una morsa delicata ma ben salda, nessuno dei due avrebbe voluto mai staccarsi, mai abbandonare quella posizione, ma come sempre la notte era troppo breve, non mi bastava mai e avevo il sospetto che sarebbe stato così per sempre…per l’eternità.
Sospirò nei miei capelli ed io aprii gli occhi, ovviamente non dormivo, il sonno non rientrava più nei miei bisogni primari, a dirla tutta non rientrava più in nessun mio bisogno…
Fece scorrere un dito lungo la mia schiena, aprì la mano al centro di essa e mi tirò ancora più verso di se, io alzai il viso e sorrisi, un istante prima che le sue labbra si poggiassero sulle mie.
Sentii il suo sapore in bocca, la socchiusi e ci abbandonammo a un bacio lento ma carico di desiderio, bruciava di passione di amore.
Si stacco troppo preso, mi guardò negli occhi oro nell’oro, mi sorrise scoprendo la fila di denti bianchi e perfetti “Buongiorno amore” sussurrò al mio orecchio io sorrisi, e dall’altra stanza giunse un suono, l’unico in grado di farmi rinunciare a quel momento, la voce della mia piccola Renesmee che mi chiamava, si era svegliata.
Mi alzai e in meno di un secondo fui da lei, mi accolse con uno dei suoi sorrisi irresistibili, che le accentuava le fossette sulle guance.
La presi tra le mie braccia e strofinai il mio naso contro il suo «Buon giorno piccola mia» lei mi sorrise e poggiò la sua soffice mano sul mio viso, ricambiò il saluto e subito mi fece “vedere” che aveva sete, fame.
La sensazione di fuoco che avvertivo in gola quando mi ricordava la sete era diventata sopportabile, stavo imparando a controllarmi bene e questo turbava come sempre Jasper, era all’erta aspettava il mio errore che sapevo non sarebbe mai giunto, non finché Edward sarebbe stato al mio fianco.


Corremmo lungo la strada di casa, mano nella mano in silenzio, saltammo il fiume e trovammo Rosalie sulla porta ad aspettarci, con un gran sorriso per Renesmee, apri le braccia e la piccola ci si buttò ricambiando il sorriso.
«Ciao Rose, dalle la colazione per favore, io.. non credo di…» non mi fece terminare la frase, capii all’istante, mi sorrise «certo, ci penso io» disse e sparì dietro la porta.
Sospirai e Edward mi si avvicino cingendomi i fianchi «Che c’è amore?».
«Riuscirò mai a “nutrire” nostra figlia?» chiesi un po’ scettica, lui sorrise.
«Non è passato nemmeno un anno, abbi pazienza, stai andando benissimo e poi…hai l’eternità davanti a te», mi girò verso di lui per guardarmi negli occhi.
«No Edward, Renesmee non resterà così per sempre, anzi ho così poco tempo… la sua infanzia sarà cortissima, ogni giorno che passa cresce sempre di più, presto non avrà più bisogno di me… non in questo modo almeno…si nutrirà da sola e…».
Edward mi mise un dito sulle labbra «Sssh» mi baciò e mi strinse nel suo abbraccio «Lei avrà sempre bisogno di te…” lo disse in un tono che chiuse la conversazione, ma nonostante tutto io rimasi con i miei pensieri ed entrai in casa.
Come sempre tutto era perfetto, sentivo l’odore del sangue che Rosalie stava dando alla mia piccola provenire dalla cucina, e subito distolsi la mia attenzione, non per la sensazione che mi provocava, che infuocava la mia gola, ma per la fitta di gelosia che provai nei confronti di Rose, invidiavo il suo autocontrollo, i suoi anni di esperienza in più, le permettevano di vivere con mia figlia un momento che avrei voluto vivere io.
Sentii anche un altro odore, che non era nemmeno lontanamente paragonabile a quello percepito poco prima, era fastidioso per un attimo mi bruciò in gola ma subito dopo mi fece arricciare il naso.. Jacob ne ero certa…
Mi girai appena verso sinistra, come pensavo, Jacob, era seduto sul divano bianco e fissava lo schermo del televisore al plasma da trentadue pollici, ma non sembrava attento, sembrava più… imbronciato, aveva le braccia strette al petto le sopracciglia inarcate e il labbro inferiore che sporgeva all’ingiù, lo guardai perplessa prima di udire il ghigno di Edward alle mie spalle, chissà cosa aveva “sentito” provenire dalla mente di Jake.
Mi avvicinai, «Ciao Jake» non si prese nemmeno il disturbo di guardarmi, «Ciao» sputò tra i denti, come m’infastidiva quando faceva così.
«Cos’hai?» chiesi cercando di risultare il più cortese possibile, mi dava proprio sui nervi quando faceva il difficile.
Lui non rispose subito, continuava a fissare lo schermo, quando finalmente distolse lo sguardo era passato un minuto abbondante ed io non mi ero mossa di un centimetro, mi guardò torvo…
«E me lo chiedi pure Bella?» era arrogante, decisamente non lo sopportavo.
«Qual è il tuo problema Jacob?!” non mi preoccupai più d’essere gentile,mi aveva proprio stufata.
«Perché fai dare a quella bionda la colazione a Nessie?!? Non potevi semplicemente dirlo a me?».
Non gli feci finire la frase, ringhiando fra i denti gli dissi «E cosa sarebbe cambiato Jacob? Gliela davi tu?!» chiesi in tono sarcastico,sapevo che di certo, non le avrebbe mai dato un biberon di sangue, la sua reazione non si fece attendere, saltò su in piedi e spalancò gli occhi,nel suo volto c’era disgusto e sorpresa, «No Bells certo che no!! L’avrei portata nel bosco a caccia,con me…».
Rimasi in silenzio,sul mio volto un’espressione illeggibile, attesi qualche secondo prima di rispondere,non aveva tutti i torti ma di certo non le avrei mai dato ragione «Quella bionda si chiama Rosalie ed è SUA zia Jacob ed io sono SUA madre, e TU sei…cosa????» lui mi guardò,a bocca aperta lo sguardo nel vuoto, come se stesse davvero pensando a una risposta alla mia domanda, che evidentemente non trovò.
L’avevo chiaramente punto sul vivo, mi sentii un po’ in colpa,forse avevo esagerato, ma era colpa sua, non doveva reagire così…
Si risedette sul divano e tornò al suo broncio.
Tolsi lo sguardo da lui e mi concentrai sui rumori e sugli odori della casa, non sentivo nessuno oltre a noi, c’eravamo solo io Edward, Rosalie la piccola Renesmee e Jacob, guardai verso Edward era seduto davanti al piano forte, volava con le dita sui tasti d’avorio, componendo una melodia nuova, che non avevo mai sentito, era dolce ma forte, triste ma rasserenante un po’ m’incuriosì ma non gli chiesi nulla al riguardo, mi avvicinai e gli chiesi dov’erano tutti.. «Emmet, Esme e Carlisle a caccia, Alice e Jasper a fare le ultime spese prima della partenza…» mi disse con la sua solita voce gentile e vellutata, ritornò a comporre la sua melodia.
Già la partenza, di lì a pochi giorni sarei partita per Hanove, mi sarei trasferita nello stato del New Hampshire, dove ad aspettarmi c’era il college “Dartmounth” dov’ero stata ammessa grazie all’aiuto di mio marito… Edward.
Non avevo più paura di non esserne all’altezza, sapevo d’aver tutto il tempo che volevo per studiare, certo questo se non mi fossi fatta distrarre dalla perfezione del corpo di Edward, il che mi risultava difficile, ma sicuramente lui sarebbe stato capace di controllarsi,era il più “allenato” dei due, quindi facevo affidamento sul suo autocontrollo e sulla sua straordinaria capacità di insegnante, mi rendeva tutto più semplice.. sì, sicuramente ce l’avrei fatta.
Non ero altrettanto tranquilla nell’affrontare tutti quegli esseri umani, sapevo controllarmi di fronte a Sue, Charlie, Billy, Jake… ma…
Sarei stata altrettanto brava con i miei compagni di corso? E se avessi perso il controllo davanti a loro, desiderando il sangue di qualche ignaro umano che, coraggioso mi si era avvicinato troppo?
Rabbrividii non potevo pensarci, sarei stata all’altezza non potevo deludere la mia nuova famiglia e di certo non potevo essere l’unica Cullen senza una laurea.
In tutto quel pensare non mi ero accorta che Edward aveva smesso di suonare e mi fissava, un sopracciglio appena sollevato, con quella sua espressione curiosa, di quando vorrebbe sapere che cosa mi gira per la testa, lo guardai e gli sorrisi appena.
Come sempre lui mi capì al volo e ricambiando il sorriso mi cinse da dietro, poggiando il mento sulla mia spalla.
«Sei speciale amore, ce la farai…» disse con il suo tono morbido e vellutato.


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Re: The After Breaking Dawn

Messaggio  ♥вєℓℓα ѕωαи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 10, 2009 10:17 pm

Capitolo 2-Bella

Fissavo l’enorme casa bianca, tra le braccia stringevo la mia piccola Renesmee.
C’eravamo già salutati tutti, Carlisle, Esme, Rose ed Emmett ci guardavano da sotto la veranda, sui loro volti c’erano stampati dei sorrisi entusiasti, che nascondevano la tristezza e l’angoscia di quel momento.
La nostra separazione, anche se momentanea, era dura da affrontare, ma non potevamo ancora trasferirci tutti, io, Edward, Alice e Jasper stavamo partendo per Dartmounth e ovviamente Jacob e Renesmee venivano con noi, non avrei mai sopportato la lontananza da mia figlia e Jake non sarebbe stato in grado di starle lontano, poi mi serviva qualcuno che stesse con la mia piccola mentre noi frequentavamo i corsi.
La voce di Edward mi sollevò dai miei pensieri
«E’ ora Bella, sali in macchina» disse sorridendomi.
E così feci, diedi un ultimo sguardo al resto della mia famiglia che era ancora lì, e ci salutammo con un ultimo gesto della mano, Rose mandò un bacio a Renesmee sulla punta delle dita e lei ricambiò con uno dei suoi formidabili sorrisi, partimmo.
Sulle ginocchia tenevo la mia piccola, mentre dietro stavano Alice Jasper e Jake, mi faceva strano vederli così vicini, appiccicati, era chiaro che oramai, ogni tipo di antagonismo si era dissolto, ed ero contenta che fosse così.
Durante il viaggio ripensai allo sguardo di Charlie, gli avevo promesso che sarei tornata per Natale e, in effetti, i piani erano quelli, ma si vedeva che anche lui faceva fatica a lasciarci andare.

«L’hai promesso Bells», mi disse con tono apparentemente incolore, ma la sua espressione tradiva una profonda angoscia. «Certo papà, promesso… a Natale saremmo tutti da te», gli sorrisi e lo abbracciai, lui ricambiò e mi diede un bacio sulla frante, così fece anche con Renesmee e strinse ad Edward la mano.

Alice aveva deciso di comprare un’altra casa, un po' più lontana dal college, appena fuori dalla città di Hanove, volevamo confonderci con gli studenti, ma allo stesso tempo non volevamo dare nell’occhio con le nostre uscite nel cuore della notte per cacciare.
Per questo avevamo deciso di non affittare uno dei tanti locali riservati per gli studenti del college.
Il viaggio come sempre durò meno di quanto mi aspettassi, Edward parcheggiò la Volvo di fronte ad una villetta molto graziosa, bassa con i muri color ciliegio, il tetto era rossastro, in mezzo ad esso si intrecciavano delle piante rampicati che correvano su tutto il muro fino alla porta d’ingresso, anch’essa in legno massiccio.
Tutt’intorno alla casa c’era un giardinetto, con piante di ogni genere ad addobbarlo, si vedeva che c’era lo zampino di Alice.
Entrammo all’interno di esso, l’odore era una combinazione fantastica di rose, fresie e pino fresco.
Vidi aprirsi un sorriso sorpreso sul viso di mia figlia, quella combinazione di odori per lei era nuova, mi posò una mano sul collo, non conosceva le parole giuste per esprimere quanto le piacesse, era contenta, felice.
«Lo so, zia Alice come sempre ha dato il meglio di se, è fantastico», le dissi sorridendo, lei ricambiò il sorriso e posando di nuovo la sua manina sul mio viso mi fece vedere che voleva scendere, le diedi un bacio sulla fronte e la misi giù.
Cominciò a camminare per il giardinetto con Jake che le prese la manina per assicurarsi che non cadesse. Si guardava attorno meravigliata, si avvicinava ai fiori, sfiorandoli con le dita, un sorriso smagliante sul volto.
Edward mi si avvicinò, mi cinse per le spalle.
«Vieni dentro a vedere, sono sicuro che ti piacerà altrettanto».
«Certo, non vedo l’ora di vedere la cabina armadio» dissi sarcastica, Edward alzò gli occhi al cielo e sorrise.
Entrammo in casa, vista da fuori, non sembrava così grande.
Come colori era simile alla quella che avevamo a Forks, molto chiari.
Le pareti erano bianche, con leggere sfumature di giallo che, richiamavano i graziosi bordini attaccati alle pareti.
L’entrata dava sul salone, che conteneva due enormi divani bianchi posizionati a L e un tavolino in vetro con al centro un vaso pieno di rose rosse.
Sulla sinistra c’era un arco cha affacciava su una stanza non molto grande, ma sufficiente per contenere una cucina, un tavolo di vetro e sei sedie.
Di fronte all’entrata, c’era una breve scalinata, che portava al piano superiore, non era proprio un secondo piano, assomigliava più a un soppalco, dove si trovava la stanza di Alice e Jasper, una sala studio e un bagno.
Misurai a grandi passi il salone, mi guardai in torno, alla ricerca di quella che sarebbe stata la camera mia e di Edward, Alice capì subito cosa cercavo e mi mostrò una porta sulla destra di fronte alla scalinata, la stanza era molto ampia, quadrata, era uguale a quella della casetta regalataci per il nostro matrimonio, quella somiglianza, mi fece sentire a casa, ma mi provocò anche un’ondata di nostalgia.
Al fondo della stanza, c’era una seconda porta, una cameretta più piccola, un lettino al centro, di fronte riconobbi, a malincuore, quella che era la cabina armadio, Alice si diresse subito lì, con un sorriso smagliante, prima di avventurarmi in quelli’inferno di seta e pizzi, diedi ancora un’occhiata alla stanza e vidi che affacciava sul giardinetto, quel particolare mi fece sorridere, ero sicura che a Renesmee sarebbe piaciuto molto.
Alice batteva il tempo con il piede, segno che si stava spazientendo, così mi avvicinai a lei.
«Sei pronta?» mi chiese con la sua voce squillante ed eccitata.
«Certo! Dai apri!» cercai di essere il più convincente possibile,ma non sembrava che ci fossi riuscita, con una smorfia aprì l’anta scorrevole, era ancora peggio di come m’ immaginavo, aveva diviso per sezioni i vestiti miei di Edward e di Renesmee, sapevo che mi ci sarebbe voluto un bel po’, prima di imparare ad usarla.
«Fantastica!» dissi, provando a dare alla mia voce un tono d’entusiasmo.
«Certo, ma non manifestare troppo il tuo entusiasmo Bella, rischi di distruggere la casa», girò sui tacchi e fluttuò fuori dalla stanza, speravo di non aver urtato troppo i suoi sentimenti.
La seguii fuori dalla camera e tornai in salone, in quell’istante entrò Jake che teneva in braccio mia figlia, si guardò un attimo attorno, gli occhi sgranati la bocca spalancata «Wow» disse quasi bisbigliando, poi si ricompose e mi guardò sfoderando il sorriso che preferivo.
«Be! Io dove dormo?... sono stanco morto, non mi dispiacerebbe testare ora il mio nuovo letto» disse senza abbandonare l’espressione felice e beata cha aveva.
Già, dove dormiva Jacob? Mi guardai in torno ma non vidi altre porte, fissai Alice con un’espressione di sospetto, no, non era da lei trattare male Jake, forse Rose gli avrebbe fatto una cuccia in giardino, ma Alice no.
Lei ricambiò il mio sguardo sorridendo e alzò gli occhi al cielo «Vieni Jake, ti mostro la tua stanza» disse, e si diresse dietro alla scalinata, non mi ero accorta che lì c’era un’ altra porta, l’aprì e fece cenno a Jacob di entrare, era una bella stanza, ampia, soleggiata, anche in questa c’era un enorme letto al centro, al fondo della stanza c’era anche un bagno tutto per lui e, con mia sorpresa, una cabina armadio piena di vestiti. Certo non era nemmeno un quinto delle dimensioni della mia, ma ero sicura che per Jacob andasse più che bene.
Sia io che Alice lo guardammo in attesa di un giudizio, lui guardava a terra, chiaramente in imbarazzo borbotto un «Grazie Alice… è anche troppo», lei sorrise.
«Non dire stupidaggini Jacob, vivrai con noi, e devi avere tutte le comodità necessarie» sorrise e danzando uscì dalla stanza.
«Renesmee, vieni, lasciamo dormire Jacob… ti mostro la tua stanza sono sicura che ti piacerà» e così dicendo allargai le braccia per prenderla, Jacob posò le sue labbra sulla fronte di Nessie e me la diede.
«Buon riposo Jake».
«Grazie Bells».
Sorrisi e uscii dalla stanza, stavo per dirigermi verso camera nostra, per mostrarla alla mia piccola, ma Edward mi si parò davanti e mi prese la mano.
«Andiamo a perlustrare la zona di caccia?» disse sfoderando il sorriso sghembo che preferivo.
«Si, prima però volevo far vedere a Renesmee la sua camera».
«Ci penserà Alice».
In un attimo anche lei ci fu accanto.
«Certo! Vieni Nessie, voglio sapere che ne pensi!», allargo le braccia e la piccola ci si buttò subito, girandosi a guardare me e Edward ci salutò con la manina accecandoci con uno dei suoi sorrisi formidabili.
Ricambiammo il saluto, ci prendemmo per mano e silenziosamente uscimmo dal retro.
Cominciammo a correre, io sorridevo per quella sensazione a cui non mi sarei mai abituata, il senso di libertà che provavo ogni volta che sfrecciavo in mezzo ai boschi, guardai con la coda dell’occhio verso Edward ma vidi che lui era già concentrato sulla caccia, feci lo stesso.
Dopo un’ora che cacciavamo mi sentivo, piena, sazia.
Il menù non era diverso da quello di Forks alci per lo più.
Mentre tornavamo a casa mi ricordai che, mentre andavamo a caccia, eravamo passati in uno spiazzo senz’alberi né massi, il suolo era ricoperto solo di muschio, dal quale fioriva qualche margherita, mi ricordava vagamente la nostra radura.
Deviai verso est, dove ricordavo di aver visto lo spiazzo, Edward deviò con me, anche se aveva dipinta sul viso un’espressione perplessa.
«Perché questa deviazione? Hai sentito qualcosa?».
«No, solo mi sono ricordata che mentre andavamo a caccia siamo passati in un posto che…» mi fermai a metà frase non ero molto sicura, avremmo dovuto già passarci.
«Che?» m’incalzo Edward, e proprio in quel momento lo vidi, lo spiazzale.
«Guarda lì, davanti a te» e gli indicai la direzione in cui guardavo.
Ero sicura che vedesse quello che vedevo io, eppure non disse nulla, un secondo dopo arrivammo nello spiazzale.
«L’ho visto mentre correvamo, non mi stupisco che ti sia sfuggito eri troppo concentrato sulla caccia» dissi sorridendo e continuai «mi ricorda un po’ la nostra radura, certo questa è più ampia e non c’è praticamente nulla attorno, ma un po’…».
Non riuscì a finire la frase, Edward mi aveva presa per i fianchi e girata vero di lui, abbandonandosi in un bacio impetuoso e pieno di desiderio.
Gli misi le braccia attorno al collo e gli saltai in braccio, facendo cadere entrambi sull’erba, ma non ci staccammo da quel bacio, le sue mani perlustravano il mio corpo, le mie erano intrecciate nei suoi capelli, dal fondo delle nostre gole uscii un rantolo di piacere e di desiderio. Le sue labbra baciavano il mio collo le sue mani accarezzavano la mia schiena, poi, si fermò.
«Forse è meglio tornare a casa amore, è tardi, Nessi…», a quel nome scattai in piedi, anche se un po’ a malincuore, adoravo mia figlia, ma mi piaceva sentire Edward in…quel modo.
Riprendemmo la strada di casa, e all’improvviso un pensiero mi venne alla mente.
«Edward perché hai voluto che andassimo subito a caccia? Un po’ di autonomia l’avevamo ancora», dissi sorridendo.
«Bella, amore, domani sarà il tuo primo giorno di college, sarai in mezzo a tanti umani, e so bene che ti sai controllare alla perfezione, ma un po’ di precauzione non guasta» mi disse sorridendo.
Ma alle sue parole io m’incupii, aveva ragione, avrei dovuto pensarci, dovevo fare più attenzione.
«E poi..» disse interrompendo i miei pensieri, «volevo stare un po’ da solo con te».
Quella frase mi fece dimenticare tutto, arrivammo a casa e incontrammo Alice in salotto, seduta sul divano con Jasper, facevano zapping alla tv.
«Ciao, finalmente! Pensavamo che avevate superato i confini nazionali», disse sorridendo.
«Dov’è Renesmee? E Jacob si è già svegliato?», chiesi non vedendo mia figlia nei paraggi.
«Era distrutta Bella mi si è addormentata in braccio, E Jacob credo che dormirà ancora per parecchio tempo, non senti come russa?». Ora che me lo faceva notare, in effetti sì, sorrisi.
«Grazie Alice», disse Edward sorridendole.
«Figurati, senti io e Jasper pensavamo di andare a caccia, ora che siete tornati».
Io e Edward annuimmo, ma entrambi sapevamo che lo facevano per lasciarci un po’ di privacy.
«A dopo», disse Jasper sbuffando, gli si leggeva in faccia che non aveva voglia di andare a caccia, ma non protestò.
Uscirono nella notte buia e in meno di un secondo sparirono.
Ci dirigemmo verso camera nostra, io aprii piano la porta della camera di Renesmee per assicurarmi che fosse tutto apposto, poi, la richiusi lentamente e mi voltai a guardare Edward.
Il suo corpo bello, marmoreo fremeva per il desiderio del mio, in una frazione di secondo mi spogliai e gli saltai in braccio, riprendemmo da dove avevamo interrotto nella radura.
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Re: The After Breaking Dawn

Messaggio  ♥вєℓℓα ѕωαи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 10, 2009 10:21 pm

Capitolo 3-Bella

I primi raggi di sole entrarono dalla finestra di camera nostra, illuminando la pelle mia e di Edward, riflettendo sul muro bianco le tonalità dell’arcobaleno che la nostra pelle irradiava.
Presi un respiro profondo.
«E’ già ora?», chiesi poco convinta, una piccola parte di me sperava che quell’ora non sarebbe mai arrivata.
Avevo paura che non ce l’avrei fatta, che la tentazione del sangue umano mi avrebbe colto di sorpresa e che non sarei stata in grado di resisterle.
Ero sazia, non avevo sete, la sera prima Edward ed io eravamo andati a caccia, ma nonostante questa sicurezza, sapevo che quell’odore mi avrebbe fatto comunque fluire il veleno in bocca, bruciandomi la gola, tentandomi.
«Abbiamo ancora qualche minuto amore».
Ci pensai un attimo.
«Bene, voglio farmi una doccia prima di andare…magari mi rilassa un po'», dissi quasi sussurrando.
Edward mi scostò appena da lui, per guardarmi negli occhi, uno sguardo intenso, profondo, serio, carico di fiducia.
«Andrà tutto bene Bella, non devi aver paura, Alice ti terrà comunque d’occhio tutto il tempo… Non ti permetterò di fare niente di cui tu possa pentirti...», disse con una convinzione tale che mi convinse.
Era vero, potevo farcela e se qualcosa fosse andato storto Alice sarebbe intervenuta tempestivamente.
Sorrisi.
Lo fissai per un istante prima di poggiare le mia labbra sulle sue, così morbide, calde e setose, che non potevo credere di averle sentite, un tempo, fredde e dure come il marmo.
Mi abbandonai tra le sue braccia facendomi trasportare, come sempre, dall’intensità di quel momento.
Sentivo di avere la piena percezione dei nostri corpi, scossi da fremiti di desiderio e passione, con un abile movimento mi misi a cavalcioni su di lui e premetti ancora di più le mie labbra sulle sue.
Interruppe il bacio per pochi secondi.
«Non volevi farti una doccia prima di andare?» chiese senza staccare le labbra dalle mie.
«Mmmm», fu l’unica mia risposta, non mi preoccupai nemmeno di aprire gli occhi e ripresi a baciarlo.
Dopo poco, troppo poco, arrestò di nuovo il bacio sollevandomi appena dal suo petto.
Fui costretta ad aprire gli occhi, aveva un sopracciglio alzato e mi guardava divertito.
«Non vorrai fare tardi al tuo primo giorno di College, vero?».
Sbuffai «No, certo che no».
E di malavoglia mi staccai da lui.
Prima di andare di sopra a farmi una bella doccia, controllai Renesmee, era ancora profondamente addormentata, richiusi piano la porta e uscii dalla stanza per andare di sopra.
Mentre passavo dal salotto, vidi Alice e Jasper seduti sulla moquette bianca, davanti al tavolino in vetro che giocavano a scacchi.
«Ciao», dissi.
Jasper mi fece un cenno con la testa senza togliere la concentrazione dalla partita, mentre Alice mi sorrise e saettò sulle scale bloccandomi il passaggio.
«Allora, pronta per il primo giorno?” chiese con la sua vocina squillante e allegra.
«Alice, vorrei farmi una doccia prima di andare, possiamo parlarne dopo?», chiesi supplichevole.
Fece una smorfia, «Ti preoccupi troppo Bella, andrà tutto bene, devi pensare di meno e concentrarti di più», si picchietto un dito sulla tempia, «ricordi? Io so sempre tutto», e mi sorrise.
Ricambia il sorriso, poi la superai sulla destra e in un baleno percorsi la scalinata ed entrai nel bagno.
Con la stessa fretta mi liberai dei vestiti ed entrai nella doccia, non vedevo l’ora di sentire il getto d’acqua caldo che da umana tanto amavo per l’effetto di calma che riusciva a infondermi.
Inclinai la testa all’indietro, per far penetrare l’acqua nei miei capelli morbidi e setosi, tirai il capo in avanti per lasciare che fluisse anche sul mio viso, funzionava mi stavo rilassando.
Sentii aprire la porta del bagno nello stesso istante in cui si richiuse, Alice era entrata come un fulmine, aveva depositato dei vestiti sul ripiano del lavandino ed era riuscita.
Sorrisi per quel gesto, mi ero dimenticata di prenderli prima di salire a far la doccia e lei ci aveva pensato per me, era proprio una sorella splendida, che tutti avrebbero voluto.
Chiusi l’acqua e uscii dalla doccia, appena vidi i vestiti, tutti i pensieri gentili che avevo avuto verso Alice sparirono.
Sul ripiano del lavandino c’era una camicetta di seta blu, tanto trasparente da risultare quasi inesistente, ed una gonna beige che arrivava appena al ginocchio, con uno spacco laterale che partiva da metà coscia.
Era impazzita?!? Non credeva davvero che mi sarei vestita così per il mio primo giorno di college vero?
Mi rifiutai nella maniera più assoluta di entrare in quegli abiti che lasciai nel bagno, mi avvolsi un asciugamano attorno al corpo e scesi le scale dirigendomi verso la cabina armadio.
Entrai in camera e vidi Edward che teneva in braccio Renesmee, si era svegliata, corsi subito verso di lei sorridendo e mi si tuffo tra le braccia.
«Buongiorno piccola», dissi continuando a sorridere.
«Ciao mamma», inaspettatamente mi rispose parlando e non “mostrando”.
La guardai sorpresa, ma non dovevo stupirmi stava crescendo, sapevo che sarebbe cambiato anche il suo modo di comunicare.
La rimisi tra le braccia di Edward ed entrai nella cabina armadio.
«Alice non ti ha portato i vestiti in bagno?», mi chiese vedendomi coperta solo dall’asciugamano.
«Non so se hai visto che vestiti mi ha portato, Edward», risposi un po’ infastidita dal ricordo degli indumenti.
«Per vestirmi così, tanto vale che esca nuda», continuai, questa volta sorridendo.
«Non credo che sarei d’accordo».
«Tranquillo, non è nei miei piani, cerco qualcosa da mettermi e arrivo».
Così dicendo mi tuffai alla ricerca di jeans e maglietta.
Uscii dalla stanza e vidi Jacob e Renesmee in salotto che scommettevano su chi dei due avrebbe rintracciato e abbattuto per primo la preda, sorrisi di quel discorso.
«Ehi Bells! Buona fortuna per oggi».
«Ciao Jake, grazie»,ne avrò bisogno, pensai.
«Mi raccomando, non allontanarti da Jacob e comportati bene Renesmee», le dissi sorridendo. Le diedi un bacio sulla fronte e uscii dalla stanza.
«Ciao mamma», mi sentì rispondere.
Alice e Jasper erano già seduti sui sedili posteriori della Volvo, Edward era in piedi davanti alla portiera del passeggero che teneva aperta in attesa che io entrassi in macchina.
Mi sedetti e in un baleno partimmo, sentii Alice digrignare i denti, probabilmente per l’abbigliamento da me modificato, ma non ci badai.
Pensavo a Renesmee, era già stata sola con Jacob, ma mai per così tanto tempo.
Ero sicura che Jake sarebbe stato attento a lei, sapevo che non le sarebbe successo nulla, ma il pensiero che nessuno di noi fosse con lei un po’ mi agitava.
Naturalmente non era l’unica causa della mia agitazione, il momento che temevo si stava avvicinando e non potevo permettere che mi cogliesse impreparata.
Cominciai da subito a concentrarmi, dovevo controllarmi, a tutti i costi.
All’improvviso sentii un’ondata di calma e serenità, tutto a un tratto ero sicurissima di me, Jazz doveva essersi reso conto della mia ansia, ed era intervenuto.
Peccato che una volta arrivati al college ci saremmo tutti divisi per seguire ognuno i propri corsi.
Dopo averci pensato un po' su, ero arrivata alla conclusione che giurisprudenza era il corso che mi interessava di più.

«Un’altra Swan che si occupa di far rispettare le leggi», aveva risposto Charlie gonfiando il petto per l’orgoglio.

Al ricordo di quell’immagine sorrisi, Edward mi guardò incuriosito con la coda dell’occhio, ma non mi chiese nulla.
Lui aveva scelto psicologia, certo una passeggiata per lui, era stanco di fare medicina.

«Magari riuscirò a capirti un po’ di più», mi aveva detto sorridendo.

Jasper aveva scelto scienze sociali e Alice stilismo, erano perfette quelle facoltà per loro, con l’ossessione di Alice per i vestiti e il vissuto di Jasper, calzavano a pennello.
Arrivammo a scuola e mi sorprese vedere quanto fosse grande, certo sapevo che Dartmounth ospitava migliaia di corsi, ma mai avevo immaginato una struttura simile.
Probabilmente la scuola che frequentavo a Forks era grande si e no quanto le loro due palestre.
Parcheggiammo la Volvo e scendemmo, mi preparai all’impatto con quel profumo buonissimo e irresistibile, ma non fu terribile come mi aspettavo, gli altri studenti camminavano nel parcheggio, tutti eccitati per l’inizio dell’anno, alcuni mi passarono vicino, ma non scatenarono il dolore che mi aspettavo.
La gola bruciava un po’ più del solito e il veleno fluiva in quantità maggiore, nulla che non si potesse controllare con un po’ di concentrazione.
Arrivammo all’entrata e ci separammo, Jazz fece un cenno con la mano, guardandomi di sottecchi, era preoccupato che uccidessi qualcuno smascherando la nostra identità? Non ci pensai per più di un millesimo di secondo, NON dovevo distrarmi.
«Buona lezione Bella», mi salutò Alice facendomi l’occhiolino e tamburellando di nuovo con il dito sulla tempia.
Voleva tranquillizzarmi, ricordarmi che mi avrebbe tenuta d’occhio e che sarebbe intervenuta se ne avessi avuto bisogno.
Edward sospirò, mi guardò per un attimo, poi poggiò le sue labbra sulle mie, sfiorandole appena.
Nonostante facessi di tutto per non darlo a vedere, dai miei occhi trapelava tutta la mia ansia.
«Andrà tutto bene amore», mi disse stringendomi forte a lui.
«Si, a dopo», sussurrai.
«Ti amo».
«Anch’io».
Feci un respiro profondo inalando il suo profumo prima di sciogliermi dal suo abbraccio ed entrare nell’istituto.
Era immenso, le pareti erano bianche e piene di armadietti.
Il corridoio era pieno di ragazzi e ragazze che ridevano e parlavano.
Mi sentivo gli occhi addosso, avevo come il sospetto che tutti quelli cui passavo accanto si voltassero a guardarmi.
Ma non mi arrischiai a controllare, temevo che in qualche modo, creando un contatto anche solo visivo, potessi perdere il controllo.
Attraversai il corridoio agilmente, facendo attenzione a non sfiorare nessuno, muovendomi più lentamente che potevo.
L’istinto mi diceva di scappare, non avevo ancora respirato da quando ero entrata, non che ne avessi avuto bisogno, ma era fastidioso.
Finalmente arrivai nell’aula, dove c’erano solo pochi studenti seduti in fondo, tutti ammassati, per farsi coraggio.
Io mi sedetti in prima fila, laterale, sapevo che nessuno avrebbe azzardato tanto il primo giorno.
Una volta sistemata provai, con molta attenzione, a respirare, lasciando che l’odore dei pochi umani presenti, accendesse il fuoco nella mia gola.
L’esperimento riuscì bene, soddisfatta di quella prova presi a respirare regolarmente.
Poco alla volta l’aula si riempì, e come immaginavo nessuno si sedette in prima fila ne vicino a me.
Chiunque entrava nell’aula, prima di dirigersi al proprio posto, dava uno sguardo verso di me, non so se per lo strano fascino da Vampira che avevo acquisito, o se perché mi reputassero molto coraggiosa o pazza, a seconda delle idee, per essermi seduta in prima fila.
Poco dopo entrò in aula un signore di mezz’età, basso e tarchiato, aveva riccioli castani e occhi verdi, al centro del viso sporgeva un naso enorme, sproporzionato rispetto al resto del volto.
«Buon giorno ragazzi, sono il Professor Warner», esordì con un tono di voce molto profondo ma sufficientemente alto perché tutti lo potessero sentire.
Subito dopo iniziò a leggere l’elenco dei nomi che aveva scritto sulla cartellina, non fu difficile memorizzarli tutti, eravamo trentadue studenti, venti maschi e tredici femmine.
Riuscii perfino ad associare ogni nome al giusto volto, riuscivo a capire i posti in cui si trovavano grazie al “presente” che ognuno di loro dava come risposta quando veniva chiamato il proprio nome.
Quando arrivò al mio si soffermò a guardarmi più del dovuto, gli feci un sorriso di incoraggiamento, e scuotendosi dai suoi pensieri riprese a scorrere l’elenco.
La lezione trascorse in un baleno, come tutte le altre che seguirono.
Arrivai all’ora di pranzo senza accorgermene.
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Re: The After Breaking Dawn

Messaggio  ♥вєℓℓα ѕωαи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 10, 2009 10:21 pm

Trovai Edward ad aspettarmi all’entrata della mensa, mi sorrideva, accelerai il passo facendo attenzione a non esagerare, mi fermai davanti a lui con un sorriso smagliante sul volto, mi era mancato tanto, troppo in quelle poche ore, i miei occhi avevano bisogno di riempirsi della sua immagine, dandomi un bacio veloce ma delicato sulle labbra mi prese per mano ed entrammo in mensa.
Non gli toglievo gli occhi di dosso mentre lui prendeva due vassoi e li riempiva di roba da mangiare, dovevamo recitare bene la nostra parte.
Ci dirigemmo al tavolo, Alice e Jasper erano già lì, e ci accolsero con un gran sorriso.
«Allora, come sono andate le prime lezioni», chiese Alice piena di curiosità.
«Non prendermi in giro Alice, sicuramente sai già tutto», risposi un po’ seccata.
Lei mi sorrise e fece l’occhiolino, «non volevo toglierti il gusto di raccontarmelo sorellina».
Sorrisi anch’io.
Incredibile quanto fosse famigliare per me quella scena, i Cullen riuniti a un tavolo, tutti assieme separati dal resto degli studenti, esattamente come a Forks, con la differenza che questa volta tra di loro c’ero pure io.
Trascorremmo così la pausa pranzo, avevamo ancora due lezioni prima della fine della giornata, così ci dirigemmo nelle nostre aule, salutai Edward, che mi aveva accompagnata nella mia, ed andai a posizionarmi nel solito posto.
Questa volta, inaspettatamente, una ragazza si sedette accanto a me, portandosi dietro una zaffata calda e dolce, mi colse alla sprovvista, improvvisamente m’irrigidì, trattenni il respiro, raccolsi la mia roba è uscii di fretta dall’aula, corsi fuori dall’istituto e solo li ripresi a respirare.
In un lampo Edward Alice e Jasper mi furono vicino.
Mi ero fatta prendere dal panico, un attimo prima di perdere il controllo mi ero fiondata fuori dall’aula, c’ero andata vicina, troppo vicina, mi ero fatta prendere alla sprovvista, non ero stata attenta.
Edward mi abbracciò.
«Sei stata bravissima amore, sei riuscita a controllarti, sono fiero di te», ma dalla sua voce avvertivo l’ansia che provava.
«Si Bella, non ho avuto nemmeno il tempo di vedere, che tu eri già fuori sei stata incredibile!». Incalzò Alice sorridendo, lei era davvero tranquilla.
Jasper mi guardò, un’espressione carica di panico e risentimento, lui non ci sarebbe riuscito, ecco a cosa stava pensando.
«Dai andiamo a casa», disse Edward
«No, sono stata colta di sorpresa, non ero concentrata, sto fuori quest’ora, ma alla prossima lezione vado», dissi e mi stupì della verità delle mie parole.
Mi guardarono tutti in modo poco convinto, avevamo rischiato abbastanza per quel giorno, ma io potevo farcela.
«Ok», dissero in fine Alice e Edward, la prima un po’ più convinta.
«Non so Bella, forse sarebbe meglio lasciar stare per oggi, sei molto brava, ma non sfidiamo la sorte». Jasper, non la pensava come gli altri, ma già lo sapevo.
«No, sto bene, rientriamo».
Così facemmo, mi recai all’aula dove si svolgeva la lezione successiva, era ancora vuota, perché la precedente non era ancora finita.
Quando sentii suonare la campana m’irrigidì nuovamente, ero concentrata, pronta ad accogliere la nuova ondata di profumo, sentii dei passi svolti dirigersi verso l’aula presi un ultimo respiro.
La prima a entrare nell’aula fu la stessa ragazza che poco prima mi aveva costretto a fuggire dalla lezione, mi guardò per un istante, le lanciai un’occhiata implorante.
Ti prego non sederti qui, ti prego. Pensai.
Si sedette accanto a me.
«Tutto bene?», si rivolse a me sorridendomi.
Mi limitai a fare cenno di si con la testa, non avevo intenzione di sprecare la mia riserva d’ossigeno.
«Mi chiamo Carol», continuò porgendomi la mano, non la accettai.
«Bella», risposi senza togliere gli occhi dalla lavagna vuota.
Per fortuna in quel momento entrò il professore, che, dopo essersi presentato, cominciò a introdurre la lezione.
Mi sembrò l’ora più lunga della mia vita, quando la campana suono fui la prima ad uscire dall’aula, e la prima ad arrivare davanti alla Volvo, dopo nemmeno un minuto Edward Alice e Jasper apparvero al mio fianco.
Jazz aveva sempre la stessa espressione preoccupata, Alice sorrideva e Edward sembrava in ansia.
«Tutto bene amore», mi chiese, e capii il motivo di tanto timore.
«Si, andiamo a casa, ho bisogno di rivedere nostra figlia», sorrisi per tranquillizzarlo.
Così risalimmo in macchina e ci avviammo verso casa, nel tragitto non volli pensare a nulla, se non a riabbracciare la mia piccola Renesmee.
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Re: The After Breaking Dawn

Messaggio  ♥вєℓℓα ѕωαи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 10, 2009 10:22 pm

Capitolo 4-Bella

Eravamo a pochi isolati da casa, potevo già sentire il battere del cuore di mia figlia, e di quello di Jake.
Aggrottai le sopracciglia, c'era qualcosa che non andava, il rumore dei loro battiti non proveniva dalla stessa stanza, potevo affermare con certezza che Renesmee si trovava in cucina e Jacob in camera sua.
Jake non si allontanava mai da mia figlia nemmeno quando c’eravamo noi, figurarsi quando erano da soli.
Udii il rumore dei passi del mio migliore amico andare nella direzione di Renesmee, sospirai di sollievo, eravamo vicini, ma non abbastanza da intervenire tempestivamente in caso ce ne fosse stato bisogno, ci sarebbero voluti almeno tre o quattro secondi anche con la nostra velocità.
Nel momento in cui sentii chiaramente la voce di Jake, arrestai il respiro, e con me Edward Alice e Jasper.
«Nessie! NO aspetta!», gridò Jacob con tutta la voce che aveva in gola, a quell’urlo ci allarmammo ed Edward pigiò al massimo sull’acceleratore, successe tutto troppo in fretta, un rumore di vetro si infranse sul pavimento della cucina e nello stesso istante Renesmee cominciò a piangere, un millesimo di secondo dopo entrammo tutti in casa.
Quello che vidi mi pietrifico per una frazione di tempo così breve, che agli occhi di un umano non sarebbe nemmeno risultata, la mia piccola era seduta sul pavimento della cucina, in mezzo ai vetri, teneva la sua manina sul braccio destro, sul quale c’era un graffio, era una ferita superflua dalla quale usciva un po’ di sangue, niente di grave, ma mi allarmai ugualmente.
Mi precipitai verso di lei, non sopportavo sentirla piangere, dovevo prenderla fra le mia braccia, cullarla e rassicurarla, ma nello stesso istante in cui mi ritrovai davanti a lei Jacob mi afferrò per un braccio e mi scaravento sulla parete dalle cucina, lontana da Renesmee.
Non feci in tempo a riprendermi che Edward si era acquattato in posizione d’attacco, dalla sua gola uscii un ringhio rabbioso.
«Come hai osato cane!» disse in un sibilo prima di saltargli addosso, con un balzo Jake uscì dalla cucina sfondando la porta che dava sul giardino e si trasformò.
Edward era fuori di se dalla rabbia, Alice aveva preso in braccio Renesmee e guardava la scena attonita, come tutti, Jasper si fiondò fuori assieme ai due e si mise in mezzo per fare da mediatore.
«Resta dentro con lei», dissi ad Alice senza nemmeno guardarla, e corsi fuori.
Jacob ringhiava, Edward era una furia, gli occhi neri come la pece, digrignava i denti scoperti, un ringhio cupo le nasceva in gola per uscire dalle sue labbra.
Nemmeno nella radura, quando combatté contro Victoria era stato così minaccioso.
«Non dovevi osare cane, sai quanto ti costerà questo tuo gesto?!» chiese Edward in tono minaccioso, quasi sadico, Jacob di tutta risposta appiattì le orecchie e scoprì i denti, Jasper era in mezzo, a braccia aperte un palmo rivolto verso il fratello, uno verso Jacob.
«Calma ragazzi, non agitatevi, nessuno dei due vuole uno scontro», disse Jazz e nello stesso istante sentii un’ondata di calma invadermi.
Jasper si era messo all’opera.
Mi avvicinai cauta a Edward.
«Amore? Calmati, sto bene…non mi ha fatto male, non voglio che combattiate», dissi utilizzando tutta la persuasione che potevo.
«Non mi calmo fino a che non lo vedo morto! So che non ti ha ferita, in caso contrario l’avrei già fatto a pezzi” disse queste parole ringhiando.
Mi avvicinai ancora fino a sfiorarle un braccio, nello stesso momento Jake riprese le sue sembianze umane.
«Per farmi a pezzi devi prima uccidermi sanguisuga», disse con un ghigno.
Non mi sembrava una mossa tanto astuta istigare Edward in quelle condizioni, le lanciai uno sguardo ammonitore.
«Scusa Bells, credevo stessi per attaccare Nessie, sanguinava e…».
Cosa? Mi aveva scaraventata contro al muro perché pensava stessi per uccidere mia figlia?
Certo, non avevo capito la motivazione del suo gesto, ma mai avrei pensato che tra tanti motivi assurdi, scegliesse il più improbabile di tutti.
Mi sentii invadere da una rabbia incontenibile, come poteva aver pensato una cosa simile.
«Hai creduto che volessi uccidere mia figlia Jacob? Non che stessi intervenendo per aiutarla dato che TU non sei stato in grado di proteggerla?».
Senza nemmeno accorgermene mi misi sulla difensiva i miei nervi erano tesi, pronti a scattare, il veleno mi fluiva in bocca, la voglia di attaccare aumentava a ogni istante.
Non mi aveva nemmeno sfiorata l’idea del sangue di mia figlia, solo soccorrerla, proteggerla.
Edward si ricompose, senza togliere gli occhi da Jake si rimise in posizione eretta e non più pronto all’attacco.
«Vestiti cane e sparisci, prima che cambi di nuovo idea e decida di ucciderti», disse sprezzante.
Jacob assorbì quelle parole, spalanco gli occhi e scosse la testa.
«Non ci penso nemmeno, io non posso vivere senza Nessie», disse quasi implorando.
Poi guardò me
«E dai Bells, l’ho fatto per proteggerla, non volevo farti del male, lo sai».
Prima che io potessi rispondere, intervenne Alice, che nel mentre aveva messo un cerottino sulla piccola ferita di mia figlia, me la diede in braccio e la strinsi contro il mio petto.
«Stai bene tesoro?», chiesi un po’ in ansia.
«Si mamma, è solo un graffio, scusa se ho fatto spaventare te e papà», disse con voce colpevole e guardò Edward che le sorrise e, dandole una carezza le disse.
«Non ti preoccupare, non è stata di certo colpa tua», guardammo entrambi verso Jacob.
«Ragazzi, Jake era solo andato in bagno, non credeva sarebbe successo nulla di grave a Nessie in trenta secondi», Alice parlò calma, come se nulla fosse successo.
Jasper annuì, Edward ed io ci guardammo, senza dire nulla ci voltammo e rientrammo in casa, senza nemmeno parlare avevamo preso la stessa decisione, ignorarlo.
«Renesmee?».
«Si mamma».
«Perché volevi prendere il vaso sopra la credenza? Non ci arrivavi, non potevi aspettare Jake?», chiesi con una punta di severità nella voce.
Lei non aveva colpa, ma doveva comunque sapere che determinate cose non andavano fatte, soprattutto se in casa con lei c’era solo Jacob.
Certo la poteva proteggere abbastanza bene da eventuali pericoli, ma non aveva i riflessi e la velocità che avevamo noi, se fossimo stati più vicini, saremmo riusciti ad afferrare il vaso in tempo.
«Avevo raccolto dei fiori per te e zia, e volevo metterli a bagno nel vaso, scusa mamma», disse abbassando la testa.
Se avessi avuto ancora un cuore, si sarebbe gonfiato d’emozione.
Scossi la testa.
«Non fa niente, ma non farlo più ok?».
«Ok mamma, promesso», e sfoderò uno dei suoi formidabili sorrisi, ma, subito dopo si rabbuiò.
Edward accanto a me s’irrigidì.
«Doveva fare più attenzione a te, e comunque, non avrebbe dovuto osare di toccare la mamma», le rispose Edward intercettando i suoi pensieri.
Sul volto di mio marito aleggiava ancora la collera, l’ira provata poco prima, e senza l’aiuto di Jasper era più difficile controllarla, volevo rassicurarlo ma non volevo che Renesmee sentisse e capisse tutta la rabbia che suo padre provava nei confronti di quello che lei reputava il suo protettore.
Alice e Jasper erano ancora fuori con Jake, stavano parlando, ma non prestai attenzione alle loro parole, chiusi gli occhi e mi concentrai al massimo.
Allontanai lo scudo dalla mia mente, fino a staccarlo, in modo da poter permettere a Edward di “vedere” la mia calma e il mio desiderio di pace.
Sobbalzò appena percepii i miei pensieri, si girò a guardarmi.
«Bella».
«No Edward, sto bene, voglio che ti calmi». "Fallo per me, fallo per nostra figlia” pensai, lui fece un gesto impercettibile con la testa e annui, all’istante i suoi muscoli si rilassarono ed io lasciai che lo scudo tornasse ad ammutolire la mia mente.
«Ti amo», dissi.
«Più della mia stessa vita», aggiunse lui sorridendo, ci scambiammo un bacio a fior di labbra.
Rientrarono tutti in casa e l’atmosfera si fece più pesante.
«Non c’è tempo per i litigi, c’è una cosa più importante di cui dobbiamo parlare», disse Alice.
Non capii cosa volesse dire, solo Edward la guardò per un attimo con sguardo interrogativo, prima di sbarrare gli occhi e guardare Renesmee accucciata tra le mie braccia, subito mi agitai.
«Che c’è? Cos’è successo? Alice hai visto qualcosa che…» oramai ero in preda al panico.
«No Bella calmati, ma non hai notato nulla di strano?» Mi chiese quasi sorridendo, io rimasi in silenzio, non capivo.
Lei alzò gli occhi al cielo e sbuffò.
«Avanti Bella, si è rotto un vaso sul braccio di Nessie, uno di noi sarebbe uscito illeso, un umano avrebbe dovuto correre al pronto soccorso per farsi mettere i punti, ma lei», e con un dito indico Renesmee. «Ne è uscita con un solo graffio» completò la frase soddisfatta.
E’ vero, in tutto quel casino non mi ero soffermata a pensare al fatto che a quanto pare, la pelle di mia figlia non era fragile come quella di un’umana, ma nemmeno imperforabile come la nostra, poteva ferirsi, in modo meno grave, ma poteva farsi male, poteva sanguinare e… non riuscii nemmeno a pensare a quell’ipotesi, scossi forte la testa per allontanare quel pensiero.
Vedendo che tutti eravamo in silenzio riprese a parlare.
«Sai Nessie, hai appena tolto un enorme punto interrogativo dalle nostre menti», disse Alice sorridendogli, lei ricambiò di buon gusto il sorriso.
Ma io non ero per niente tranquilla a quell’idea, avevamo appena scoperto che Renesmee era vulnerabile, non mi sembrava una notizia da festeggiare.
Si era fatto tardi, a me era sembrato scorrere tutto in pochi minuti, ma erano passate ore, dopo poco mia figlia si addormentò tra le mie braccia mi alzai dal divano e senza rivolgere parola a nessuno mi diressi verso camera nostra, prima di mettere Renesmee nel suo lettino le passai un dito sul cerotto, sapevo che non era niente di grave, ma non potevo fare a meno d’esser preoccupata.
La misi nel letto, era serena.
Tornai in camera, dove Edward mi aspettava, vide la mia espressione e mi fu accanto in un lampo, mi abbraccio e mi portò sul letto.
Ci sdraiammo, poggiai la testa sul suo petto e lui mi abbracciò.
«Lo so amore, sei preoccupata, lo sono anch’io. Ma già sospettavamo che la sua pelle non fosse dura come la nostra», mi disse per consolarmi.
«Sì ma averne la certezza, cambia un po’ di cose Edward», dissi quasi lamentandomi.
Lui mi strinse ancora di più a se.
«Ma sappiamo anche che ci saremo sempre noi a proteggerla, non potrà mai accaderle niente di grave, è stato un incidente».
Non risposi, pensavo a troppe cose.
Edward e Jacob erano andati vicinissimi allo scontro, mia figlia si era ferita e di conseguenza avevamo scoperto della sua vulnerabilità, a scuola ero stata pericolosamente attratta dal sangue di un’umana che ignara, mi si era avvicinata troppo, era stata decisamente una giornata pesante.
Edward cominciò a baciarmi nei capelli, sollevandomi dai miei pensieri, scese sulle guance sul mento, mi tirò a se con una sola mano mentre con l’altra mi accarezzava una guancia.
«Troppo preoccupata per le coccole?», mi sussurrò all’orecchio.
Gli sorrisi e mi faci trascinare, anche quella notte, dalla passione del nostro amore.
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Re: The After Breaking Dawn

Messaggio  ♥вєℓℓα ѕωαи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 10, 2009 10:24 pm

Capitolo 5

Come sempre la notte passò troppo velocemente, il sole fece capolinea tra le nuvole, era passata una settimana dall’inizio del college e non erano cambiate molte cose.
In casa regnava l’apatia più assoluta tra Jacob e Edward, io avevo messo da parte il mio rancore, per facilitare la convivenza.
Vedevo Renesmee che soffriva del distacco che si era creato tra suo padre e il suo protettore, anche per questo avevo cercato di sorvolare sulla faccenda.
I rapporti con Carol, l’umana che mi si era pericolosamente avvicinata il primo giorno di college, non erano evoluti, prendevo le distanze per la sua sicurezza, la mia e quella della mia famiglia.
Aveva smesso di sedersi vicino a me, e per questo le ero immensamente grata, lo sforzo che facevo per mantenere il controllo in sua presenza era enorme, e spesso per concentrarmi, non prestavo molta attenzione alle lezioni.
Ma non volevo rovinarmi la giornata pensando a tutti i problemi che aleggiavano sulla mia testa, oggi era un giorno speciale, il dieci di settembre, giorno in cui, un anno fa, nasceva la mia bambina, la mia piccola Renesmee.
Non avevo sentito parlare di feste di compleanno, ma ero sicura che Alice le avrebbe fatto qualche sorpresa.
Il giorno prima ero andata in giro per il centro della città, cercavo un regalo per mia figlia, anche se non sapevo cosa.
La ricerca non era durata molto, dopo solo mezz’ora che camminavo mi ero fermata di fronte ad una vetrinetta d’antiquariato nella quale era esposto un ferma capelli color oro, dall’aria antica.
Era fatto a pettine, sul dorso aveva cinque pietre colorate, multiforme, mi aveva colpito la sua bellezza e la sua particolarità, lo immaginai in mezzo alla folta chioma di riccioli ramati di Renesmee, era perfetto.
“A cosa pensi?” Edward mi risvegliò dai miei pensieri.
“Ad oggi, al compleanno di nostra figlia” risposi un po’ triste, era già passato un anno, sapevo che sarebbe sopravvissuta, che, come noi era immortale, ma mi dispiaceva non avere più tempo per potermi vivere la sua fanciullezza.
Edward mi strinse di più a se, mi diede un bacio nei capelli e sospirò.
“Aspetta un attimo” disse, e sparì per far ritorno un secondo dopo, in mano stringeva una scatola quadrata di velluto blu, sul viso un sorriso gli illuminava gli occhi, si sedette sul letto.
“Immaginavo che non ci avresti pensato” iniziò “ma oggi, non è solo il giorno in cui la nostra bambina venne al mondo, e anche il giorno in cui io ti trasformai amore”.
Mi guardò in attesa di una mia reazione.
Era vero, non avevo pensato a quel particolare, oltre alla nascita di mia figlia, Edward, per salvarmi mi aveva morsa, iniettando il suo veleno nel mio cuore per trasformarmi in una vampira.
In quel momento il panico mi avvolse, sicuramente questo particolare poteva essere sfuggito a me ma non ad Alice e a tutta la mia famiglia, sperai con tutta me stessa che avesse organizzato una festa solo per Renesmee, e che io, in questo non c’entrassi assolutamente nulla.
Edward sorrise e mi mise in mano la scatoletta blu, non protestai nemmeno, ero rassegnata.
“Aprila” mi esortò lui sorridendo.
Così feci, la scatola conteneva un ciondolo ovale in oro bianco, rappresentava un leone stilizzato fatto ad onde, sopra al leone c’era una mano e sotto due linee che formavano un V, una specie di base sulla quale poggiava il leone, il tutto era appeso ad un sottile filo in caucciù nero.
Era bellissimo, guardai Edward
“E’ bellissimo” fu tutto quello che riuscii a dire mentre con il dito accarezzavo in contorni ondulati del ciondolo.
Lo prese dalle mie mani e me lo allacciò al collo.
“Questo amore, è lo stemma della famiglia Cullen” disse spiazzandomi, ora che ci pensavo, tutti in casa portavano quel disegno addosso, Alice e Rosalie lo portavano al collo, Jasper Emmett e Edward al polso, mentre Carlisle ed Esme al dito, sugli anelli.
“Carlisle crede, che noi non siamo mosti, ma semplicemente una specie evoluta, lo stemma Cullen esalta questa visione del mondo. Come un blasone che racconta l’eternità, il pericolo e il coraggio. Ognuno di noi lo indossa in maniera distinta e personale ” aggiunse sorridendomi.
Ricambiai il sorriso, sapevo già di appartenere a quella famiglia, ma questo simbolo ne marcava il significato.
“Edward, non so che dire, è bellissimo. Grazie” dissi e lo abbracciai, facendoci cadere sul letto, lo fissai per un momento interminabile prima di affondare le mie labbra nelle sue, l’avrei ringraziato a dovere più tardi, ridacchiai di quel mio pensiero malizioso, se ne accorse ma non mi chiese il perché.
“Sono contento che ti piaccia, temevo ti arrabbiassi, ma questo era un regalo speciale”.
“Infatti, per questo l’accetto senza far storie” sorrisi e uscimmo dalla stanza, Renesmee era ancora profondamente addormentata.
Arrivai in salotto e quasi mi venne un colpo, mi ero concentrata talmente tanto sul momento passato con Edward, da non aver prestato attenzione ai rumori e agli odori della casa, al centro della stanza seduta sul divano, c’era la mia famiglia, al completo, Esme, Carlisle, Emmett e Rosalie si alzarono di scatto appena ci videro entrare in sala per abbracciarci e salutarci.
“Ciao Bella! Tesoro, come stai? E Nessi? Dorme ancora?” Esme era stata la prima a venirmi incontro per abbracciarmi.
“Ciao Esme, tutto apposto, non preoccuparti. Renesmee dorme ancora, ieri dopo la caccia era esausta” risposi sorridendo e ricambiando l’abbraccio.
Anche Carlisle mi abbracciò, prima di salutare Edward con una pacca sulla spalla.
“Tutto bene ragazzi? Non ci avete più dato notizie”
“Si Carlisle, tutto apposto” rispose Edward lanciando un’occhiataccia verso Jacob.
A Carlisle non sfuggì quel particolare, guardò il figlio con sguardo interrogativo, sicuramente gli stava domandando qualcosa, ma Edward non sembrava voler rispondere.
Salutammo anche Rosalie ed Emmett.
Mi guardai un attimo attorno, e vidi il tavolo della sala da pranzo pieno di regali e cibo, Cibo? A cosa serviva? Era tutto per Jake? Ma non mi fermai su quel particolare, la casa era addobbata a festa, mi girai verso Alice fulminandola con lo sguardo, lei mi sorrise.
“Auguri Bella! Il tuo primo anno da vampira! Emozionata?” chiese con voce squillante e allegra, digrignai i denti.
“Oh Alice, non sai quanto” risposi sarcastica, “ma, non voglio essere festeggiata, oggi è il compleanno di Renesmee, non c’è altro da festeggiare” terminai la frase in tono deciso, non volevo nemmeno che se ne discutesse.
Lei storse la bocca, “Però quello l’hai accettato come regalo” mi accusò, indicando il ciondolo che Edward mi aveva regalato.
“Questo è diverso Alice” dissi borbottando, quello non era un regalo qualunque, era lo stemma di famiglia, un’altra prova che confermava la mia appartenenza ai Cullen.
Mi fece la linguaccia e danzando si diresse verso il tavolo da cui prese la scatola più grande, e una busta.
Entrambe avevano un enorme fiocco sopra, incrociai le braccia al petto, questa volta non l’avrebbero avuta vinta.
Posò la scatola con la busta davanti ai miei piedi.
“Avanti Bella, non fare la difficile, apri e basta” mi orinò Alice, non cedetti subito, ma alla fine mi arresi e presi in mano la busta, era da parte di Alice, Jasper, Carlisle ed Esme.
Sospirai e la aprì, conteneva due biglietti aereo, la destinazione era l’isola Esme, sgranai gli occhi non potevo crederci, in effetti, quello era stato l’ultimo viaggio mio e di Edward, e ce n’eravamo andati un po’ di fretta, dopo che avevamo scoperto che ero incinta eravamo dovuti tornare a casa di corsa.
“Abbiamo pensato di farvi fare…ecco, una seconda luna di miele, magari un po’ più tranquilla della prima” disse Alice sorridendo.
“Sì, Bella, visto che l’isola ti era piaciuta… Io e Carlisle abbiamo pensato che ti avrebbe fatto piacere tornarci” aggiunse Esme entusiasta.
Era una bellissima idea, era un po’ di tempo che Edward ed io non stavamo da soli, non saremmo stati via molto, al massimo una decina di giorni, non volevo perdermi troppo dei cambiamenti di mia figlia.
Sorrisi.
“Grazie, davvero sono felicissima, lo accetto di buon grado” dissi sincera.
“Bene ora il nostro Bella!” disse Emmett indicando lo scatolone.
Lo guardai incuriosita, non riuscivo a immaginare cosa avessero potuto prendermi di tanto ingombrante Emmet e Rosalie, mentre lo aprivo, vidi Edward lanciare un’occhiataccia ai fratelli e si misero a ridere sottovoce, dovevo aspettarmelo era sicuramente qualcosa che mi avrebbe messa in imbarazzo.
Aprii la scatola e quando ne vidi il contenuto, restai perplessa, non era per niente imbarazzante, anzi, non capii nemmeno perché Edward gli aveva inchiodati con lo sguardo, il pacco conteneva la raccolta completa di tutti i libri della “Austin” la mia scrittrice preferita.
Alzai gli occhi dal regalo.
“Grazie!” esclamai mentre con lo sguardo ero tornata a esaminare i libri.
Rose sorrise Emmett scoppiò rumorosamente a ridere.
“Figurati Bella! Immaginavamo che la notte non avessi più niente da fare e quindi abbiamo pensato, quale miglior modo di impegnare il tempo se non leggendo?” concluse la frase scoppiando nuovamente a ridere.
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Re: The After Breaking Dawn

Messaggio  ♥вєℓℓα ѕωαи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 10, 2009 10:24 pm

Ecco perché Edward gli aveva guardati male, dovevo aspettarmelo che un regalo fatto da Emmett e Rose non poteva essere un “semplice” regalo, digrignai i denti.
“Calma sorellina” disse Emmett fingendo d’essere terrorizzato dalla mia reazione “o vuoi combattere?” mi chiese acquattandosi in posizione d’attacco e mostrandomi i denti.
“Non voglio farti male fratellone” risposi, Edward si mise a ridere, e a lui si aggiunsero tutti gli altri.
Era una bella sensazione, essere tutti assieme a ridere e scherzare, la mia famiglia mi era mancata molto in quei pochi giorni di lontananza.
Con tutto quel chiasso Renesmee si svegliò, feci per andare a prenderla ma Jake mi aveva preceduta, lo lasciai fare.
Tornò in salotto pochi secondi dopo e tutti in un attimo furono addosso alla piccola, se la toglievano di mano l’uno con l’altra, tutti la volevano tenere in braccio, e lei ancora assonnata e un po’ stordita si faceva fare tutto senza lamentarsi.
“Un cerotto?” chiese preoccupato Carlisle quando finalmente riuscì a prenderla in braccio.
Nessuno aveva raccontato l’accaduto.
“Diciamo che Jacob si è distratto nel momento sbagliato e che i suoi riflessi lenti da cane non gli hanno permesso di evitare che Nessi si facesse male” rispose Edward inchiodando con lo sguardo. Jacob non disse nulla, ma ricambiò l’occhiataccia.
Carlisle volle sapere tutto e così Alice le raccontò l’accaduto, finito il racconto rimase un attimo ammutolito, sul volto aveva un’espressione ansiosa ma anche curiosa, era ingordo d’informazioni su tutto ciò che era diverso da noi, e quella vicenda aggiungeva una riga alle annotazioni sulla “specie” di Renesmee.
“Perfetto!” esordì Alice facendoci sobbalzare tutti “Charlie, Sue e Seth stanno arrivando! Finalmente, così possiamo iniziare la festa!” squittì entusiasta.
Ecco il perché di tutto quel cibo.
“Mio padre, Sue e Seth?” chiesi.
“Si è stata un’idea di Jake, Charlie ci sarebbe rimasto male se avessimo fatto la festa di compleanno di Nessi senza di lui” si giustificò Alice.
Io sorrisi, ero contenta di rivedere mio padre, mi era mancato tanto anche lui.
Presi Renesmee dalle braccia di Rose, le diedi un bacio sulla fronte e uno sulla guancia.
“Tanti auguri piccola mia” dissi dolcemente.
Lei mi sorrise
“Anche a te mamma” mi rispose radiosa.
“No Renesmee, questa è la tua festa non la mia”, lei scosse la testa e scalciò per scendere, la misi giù, corse verso camera sua e tornò da me stringendo un mazzo di margherite e un foglio di carta bianco, allungò le braccia nella mia direzione.
“Per te mamma” mi disse sorridendo.
Mi chinai su di lei, e vidi che sul foglio c’eravamo disegnati Edward, io e le in braccio a noi.
La presi in braccio e sentii gli occhi pungermi, succedeva quando volevo piangere, questa volta per l’emozione, e l’unica reazione che il mio corpo aveva a quell’istinto era quella.
La strinsi a me.
“Grazie” dissi, la voce rotta dall’emozione, lei mi abbracciò e mi diede un bacio sulla guancia.
In quel momento Alice s’immobilizzò, lo sguardo perso nel vuoto, tipico di quando vedeva gli eventi del futuro, restammo tutti a fissarla, in attesa, si riprese pochi secondi dopo.
“Wow!” esclamò sorridendo, “Tra un paio di giorni riceveremo un invito per un matrimonio, Kate e Garret si sposano!” esclamò entusiasta.
Tutti sorridemmo di quella notizia, e così Garret si era lasciato alle spalle la vita da nomade ed era diventato anche “vegetariano” non potemmo che essere tutti lieti di quella notizia.
Pochi istanti dopo sentimmo in lontananza il rumore degli pneumatici della macchina di Charlie, stavano arrivando e subito ci ricomponemmo.
Parcheggiarono sulla stradina e bussarono, andai ad aprire con Renesmee in braccio.
“Charlie!” dissi appena lo vidi e lo abbracciai “che bello vederti!” aggiunsi allegra, lui rabbrividì appena al mio tocco.
“Ciao Bells, anche per me è bello rivederti” rispose un po’ imbarazzato, poi guardò mia figlia, e si bloccò, doveva aver notato che in pochi giorni era cresciuta in una maniera impressionante, non sembrava si sarebbe mai abituato a questo, ma per fortuna si riprese.
“Ehi piccola! Tanti auguri!” le disse Charlie porgendole un pacchettino quadrato color oro, lei lo prese e sfoderò uno dei suoi sorrisi migliori, non poteva ancora parlare di fronte a loro, una bambina di un anno non avrebbe dovuto avere la capacità di parlare come un adulto.
Salutai anche Sue e Seth, quest’ultimo mi accolse abbracciandomi.
“Ciao Bella! Come stai?” chiese entusiasta.
“Bene Seth, tu?”
“Mmm non mi lamento, ora che finalmente anche Leah ha avuto l’imprinting e decisamente meno petulante, a proposito, manda i suoi auguri alla piccola, non è venuta perché “non posso andarmene un giorno intero lasciando Samuel” terminò la frase facendo una scarsa imitazione della voce della sorella.
Sorrisi, e così finalmente anche lei aveva avuto l’imprinting, Jake non mi aveva detto niente, ma probabilmente perché non la reputava una notizia importante, ma io ero felice per lei.
Seth si diresse verso Edward con un sorriso stampato sulle labbra.
“Ehi amico! Come te la passi?” chiese salutando Edward con un pugno sulla spalla.
“Non c’è male Seth” sorrise “Tu?”
“Non mi lamento” e fece l’occhiolino prima di lanciarsi sulla tavola imbandita di cibo, l’appetito non gli mancava mai.
La festa cominciò, Alice mise un po’ di musica sottofondo, facemmo spegnere la candelina a Renesmee e aprii i regali, oltre al mio fermacapelli, per il quale aveva dimostrato grande entusiasmo per il modo in cui brillava, ricevette: da Emmett e Rosalie un piccolo televisore al plasma con dvd incorporato da mettere in camera sua, mentre Carlisle ed Esme gli avevano preso la raccolta completa delle fiabe Disney in dvd, le era piaciuto molto ed Emmett era corso subito in camera sua per sistemarglielo.
Alice e Jasper le avevano regalato un paio di pattini con tutte le dovute protezioni, un casco, due ginocchiere, polsiere e gomitiere, a quanto pare si era messa in testa di insegnare a danzare sui pattini a mia figlia, non ero stata entusiasta quanto lei all’idea, ora che sapevo che era vulnerabile, non ero più tanto tranquilla, ma sapevo che Alice avrebbe fatto attenzione.
Charlie le aveva regalato un libro di fiabe nuovo, Jake aveva intagliato a mano una cornice nella quale aveva messo una foto sua e di Renesmee, e Edward per ultimo una collana uguale alla mia, con lo stemma di famiglia, un po’ più piccola e fine.
Sue, Seth, Jacob e Charlie mangiarono la torta, noi la rifiutammo educatamente, ma oramai erano abituati a non vederci mangiare.
Passammo una giornata tranquilla, in allegria.
Charlie Sue e Seth se ne andarono nel tardo pomeriggio, ci raccomandammo di portare i nostri saluti a Billy e Leah.
Charlie mi ricordò l’impegno che avevo preso per Natale con lui.
“Bells, ti aspetto a casa per Natale, non dimenticarlo”.
“No papà tranquillo, non lo dimentico”. Sorrisi.
E così si congedò, il resto della famiglia decise di restare, sarebbero partiti l’indomani, volevano esplorare la zona, e noi accogliemmo la notizia di buon grado, ci faceva piacere passare un po’ di tempo tutti assieme, non eravamo abituati a stare lontani.
Quella notte trascorse in modo diverso dalle altre, una volta messa a dormire Renesmee e lasciata sotto la supervisione di Jake, andammo tutti a caccia.
Solo Edward ed io rientrammo dopo un paio d’ore, non potevamo stare senza la nostra intimità molto a lungo, eravamo in astinenza l’uno dell’altra, così anche quella notte, lasciammo che i nostri corpi si saziassero, con l’amore e la passione di cui avevano bisogno.
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Re: The After Breaking Dawn

Messaggio  ♥вєℓℓα ѕωαи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 10, 2009 10:33 pm

Capitolo 6-Bella

Esattamente come Alice aveva previsto, due giorni dopo la festa, il dodici di settembre, arrivò l’invito che annunciava il matrimonio di Kate e Garrett.
La data era fissata per il dieci di Novembre, il matrimonio si sarebbe celebrato da loro, in Alaska.
Non ero preoccupata del freddo, oramai non potevo più avvertire i cambiamenti atmosferici ma Renesmee sì, era per lei che ero in ansia, non volevo prendesse freddo, non sapevo se si poteva ammalare, ma non volevo correre il rischio.
Mancava solo una settimana all’evento, e Alice aveva già badato a scegliere e creare i nostri vestiti.
Per me aveva fatto un abito lungo blu, di velluto, con una sola spallina fatta di perle bianche, anche il copri spalle, che mi arrivava a metà schiera era bianco, per le scarpe, aveva scelto un semplice decolté, non troppo alto, blu come il vestito.
Per Jasper e Edward stesso abbigliamento, smoking, cambiavano solo i colori.
Renesmee era stata la più difficile da vestire, bisognava preoccuparsi che non fosse troppo leggero, doveva essere pratico ma elegante, per questo scelse un vestitino marrone chiarissimo, che sembrava quasi color oro, a maniche lunghe con sopra un cappottino bianco di cachemire, s’intonava perfettamente con la cascata di riccioli color del rame, in mezzo ai quali avrebbe incastrato il ferma capelli che le avevo regalato per il suo compleanno.
Alice si era confezionata un semplice abito, color argento aderente, lungo fino alle ginocchia che lasciava scoperta gran parte della schiena.
Avevamo già pensato anche al regalo di nozze, era tutto pronto, non ci restava che partire.
I rapporti con Jacob erano tornati quelli di sempre, per fortuna io, Alice, Jasper e anche la piccola Renesmee, eravamo riusciti a convincere Edward che non era il caso di continuare a comportarsi in modo freddo e distaccato, era stato solo un incidente.
Ovviamente Jake non era stato invitato, Kate, Garrett, Tanya, Elazar e Carmen non avevano nulla contro i licantropi o, come li chiama Edward muta forma, ma non avevano certo stretto un rapporto d’amicizia, si rispettavano reciprocamente, quanto bastava per permetterne la convivenza.
“Starete via molto Bells?” Mi aveva chiesto stringendosi mia figlia al petto, quasi in tono sofferente, non le piaceva starle lontano, lo rendeva nervoso.
“No Jake solo qualche giorno”.
“Ma perché dovete partire una settimana prima? Così dovranno passare almeno otto giorni!”
“Jacob, Kate è una nostra cugina” o almeno, così la consideravamo “ha chiesto ad Alice di aiutarla con i preparativi del matrimonio, per questo dobbiamo partire prima” risposi paziente.
Lui sbuffò, ma non aggiunse altro, stinse Renesmee in un abbraccio poggiandole le sue labbra sulla fronte prima di metterla giù.
“Sei bellissima Nessiee” le disse in tono adulatorio, lei risposte con un timido sorriso.
“Grazie Jake”.
Io rimasi impassibile di fronte a quella scena, sapevo che era questione di tempo e che tanto valeva cominciare a farci l’abitudine, ma per Edward non era così semplice, lo vidi stringere i pugni e digrignare i denti per un secondo prima di saettare al mio fianco e prendere nostra figlia in braccio.
“Amore, andiamo si è fatto tardi” disse sorridendomi.
“Si arrivo”
“Bene, vado a sistemare Nessiee in macchina” rispose baciandomi delicatamente le labbra.
“Jacob” aggiunse facendo un cenno con il capo, per salutarlo e sparì dietro la porta.
“Ci vediamo Jake” dissi sorridendogli, lui incrociò le braccia al petto curvando il labbro inferiore all’ingiù, aveva messo il broncio.
“Certo, certo, ciao Bells” disse bofonchiando.
Uscii da casa chiudendomi la porta alle spalle e lo sentii lamentarsi e sfrecciare fuori uscendo dall’ingresso sul retro.
Mi sedetti in macchina, Alice era elettrizzata e non la smetteva un attimo di parlare.
“Non è favoloso che Kate mi abbia chiesto di aiutarla? Sai Bella è rimasta entusiasta nel vedere quello che avevo organizzato per il vostro matrimonio, per questo mi ha chiesto di occuparmi anche del suo!” disse con voce squillante ed eccitata, non mi sforzai di risponderle, presa com’era non mi avrebbe nemmeno sentita.
Il viaggio durò un giorno e mezzo circa, ci fermammo solo per fare il pieno, Alice parlò per quasi tutto il tempo, Edward ed io restammo per lo più in silenzio, tenendoci per mano e scambiando qualche parere ogni tanto, Jasper guardava fuori dal finestrino, assorto come sempre nei suoi pensieri.
Anch’io ero immersa nei miei, mi ripresi quando Edward svoltò in una stradina, ricoperta di neve che incorniciava una splendida casa, era bassa completamente bianca, quasi si confondeva con il candore della neve che lenta depositava i suoi fiocchi sul pavimento già ricoperto.
Parcheggiò la Volvo proprio davanti alla struttura, scendemmo tutti dall’auto, strinsi a me Renesmee chiudendo bene il suo cappottino per proteggerla dal freddo, Kate e Garrett erano sulla soglia, abbracciati, ad aspettarci.
“Ciao!” disse Garrett accogliendoci con un gran sorriso.
“Benvenuti!” aggiunse Kate che ci venne incontro, mi abbraccio e poi rivolse a mia figlia il più bello dei suoi sorrisi.
“Quanto sei cresciuta piccola?!” chiese con un espressione stupita in volto, “posso?” aggiunse allargando le braccia e guardandomi.
Renesmee ricambiò il sorriso e si sporse verso Kate, la lasciai andare.
“Ciao Kate!” salutò la Renesmee.
“Venite entriamo” disse Garrett.
Varcammo la porta di casa, e trovammo Carmen, Elazar e Tanya ad aspettarci, anche loro ci accolsero di buon grado.
Cominciammo a conversare del più e del meno, Alice faceva vedere a Kate le sue idee per addobbare la casa e il giardino, voleva spazzar via tutta la neve per disporci un gazebo ricoperto di ghirlande lilla.
Mi concentrai su Tanya, era l’unica in silenzio seduta sulla poltrona, fissava fuori dalla finestra.
Sul suo volto c’era un’espressione di dolore, ne ero certa, per la morte di sua sorella Irina.
Kate mascherava bene, sapevo che ne soffriva anche lei, ma gestiva meglio di Tanya le sue emozioni.
La settimana passò veloce, andammo a caccia e dovemmo spingerci parecchio in là per trovare qualche alce, il menù che l’Alaska offriva non era dei migliori.
Purtroppo i momenti d’intimità con Edward erano sempre meno, ma dovevamo resistere, sapevamo che per quella settimana sarebbe andata così.
Alice era presissima dai preparativi, non faceva che svolazzare qua e la per la casa, per attaccare fiocchi fiori e addobbi di vario genere.
“Ehi Bella!” mi sentii chiamare un giorno da Alice, si trovava nella stanza di Kate e Garrett, stava facendo le ultime prove prima del matrimonio.
“Vieni e porta anche Nessiee!”
Mi diressi verso la camera da cui provenivano le loro voci con mia figlia che mi trotterellava davanti, aprii lentamente la porta e quello che vidi mi mozzò a dir poco il fiato, anche Renesmee si fermò di colpo.
Tanya era avvolta da un lungo abito color panna, aveva un bustino in pizzo intrecciato sulla schiena, alla’altezza del seno era decorato di piccolissime perline bianche, la gonna era di raso, lunga.
Al collo aveva legato un collarino, con un’enorme rosa attaccata, i capelli sciolti, tanti boccoli biondi che scintillavano grazie all’effetto delle perle che erano incastonate anche nei suoi capelli.
Era davvero bellissima, Renesmee si avvicinò piano, allungando una manina per accarezzare la gonna di raso.
Spalancò gli occhi color cioccolato e guardò Kate in tutta la sua bellezza.
“Allora?” chiese ansiosa.
“Sei bellissima Kate” dissi sinceramente commossa.
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Re: The After Breaking Dawn

Messaggio  ♥вєℓℓα ѕωαи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 10, 2009 10:34 pm

“E tu Nessiee? Che ne pensi? Voglio anche il tuo parere” disse dandole una carezza sulla testa.
Rimase ancora un attimo in silenzio.
“Ha ragione la mamma, bellissima” disse sfoderando il suo solito sorriso.
Alice aveva un’espressione soddisfatta, anche quello era un suo lavoro, ci aveva lavorato parecchio, anche con le sue straordinarie capacità da vampira, le ci erano voluti giorni.
Finalmente il grande giorno era arrivato, il matrimonio si sarebbe svolto nel pomeriggio, ma gli ospiti cominciarono ad arrivare già dal mattino, eravamo già tutti vestiti e sistemati, Alice correva da una parte all’altra della casa in preda all’eccitazione, ogni tanto spostava qualche fiore o qualche vaso.
Era riuscita a togliere tutta la neve dal giardino e a montare il gazebo, l’effetto era davvero bellissimo.
Il resto della mia famiglia, Carlisle, Esme, Rosalie, ed Emmet furono i primi ad arrivare.
Se Alice aveva vestito noi, sicuramente, a giudicare dai modelli, Rose aveva pensato al resto della famiglia, erano tutti molto eleganti e bellissimi…come sempre.
“Ragazzi!” esordì Carlisle, venendoci incontro a braccia aperte.
Era passato un mese dall’ultima volta che c’eravamo visti, e subito notarono i cambiamenti che Renesmee aveva fatto, era più alta di 3 centimetri abbondanti, i suoi morbidissimi ricci arrivavano alla vita, i lineamenti non erano più quelli di una bambina, ma un po’ più marcati.
“E’ cresciuta tantissimo” disse Esme.
“Sei sempre più bella Nessiee!” aggiunse Rosalie che si chinò subito verso di lei per abbracciarla.
Eravamo felicissimi di vederci, era davvero dura stare lontani.
Subito dopo cominciarono ad arrivare gli amici nomadi di Garrett, ne conoscevo solo un paio, Charles e Makenna, gli avevamo incontrati durante il quasi scontro con i Volturi, erano schierati come loro testimoni, ma appresa la verità su Renesmee si erano ritirati.
Ci guardarono con un po’ d’imbarazzo, evidentemente si sentivano comunque in colpa per quell’episodio.
Tutto sommato si avvicinarono per salutarci.
“Renesmee?” chiese Makenna vedendo mia figlia al mio fianco.
Io feci un cenno con la testa, annuendo.
“Ma quanto sei cresciuta?” chiese sbalordita, “e sei anche bellissima” aggiunse sorridendo.
Lei sorrise come sempre e ringraziò per il complimento, prima che Garrett arrivò a salutarli.
Con grande stupore, vedemmo arrivare anche il clan delle amazzoni, Kachiri, Senna e, per la gioia di Renesmee Zafrina.
Non sapevo che avessero stretto tanto in quel periodo, ma dovevo immaginarlo, la causa per la quale avevamo lottato ci aveva uniti tutti.
Quando mia figlia vide Zafrina non poté fare a meno di sorridergli e corrergli in contro, lei ricambiò il sorriso e la abbracciò.
“Nessiee! Ma quanto sei cresciuta? Lo sai che sei bellissima?”
“Ciao Zafrina, sono contenta di rivederti” disse con tono alto e felice.
Ci salutammo tutti, mi chiesero anche di Jacob, volevano sapere se continuava a vivere con noi e quando dissi che si era trasferito nella nostra nuova casa restarono tutti stupiti.
“Un giorno mi spiegherete come fate a sopportare quel tanfo per tutto il giorno” aveva chiesto Zafrina con aria quasi disgustata.
“Jake non puzza” aveva mugugnato di tutta risposta Renesmee, ci mettemmo tutti a ridere di quel suo intervento, era estremamente dolce.
Il resto degli invitati arrivò poco alla volta, riempiendo la casa e il giardino, oltre al clan delle amazzoni e ai due nomadi, Charles e Makenna non conoscevamo nessuno.
Alcuni degli amici di Garrett si stupirono per il cambiamento del colore dei suoi occhi da rosso, ad oro, e quando spiegò loro della variazione che aveva apportato al suo menù, quasi non gli credettero.
Notarono anche in noi la differenza, e si diressero verso il giardino parlando della possibilità di riuscire a vivere con il solo sangue animale.
Stava per iniziare la cerimonia, avevamo preso tutti posto nel giardino, Alice l’avea riempito di sedie bianche sistemate cinque per fila, aveva attaccato grossi fiocchi rosa ad ognuna di esse, sembrava che, anche in questo caso, si fosse fatta prendere un po’ la mano.
Garrett attendeva paziente sotto il gazebo, anche lui in elegante smoking bianco, a spezzare quell’insieme di colore c’erano una cravatta e un fazzolettino posto nel taschino dell’abito, blu.
Partì la marcia nuziale che segui l’ingresso di Kate, steso sull’erba del giardino un lungo tappeto rosso che arrivava fino all’altare.
Tra le mani stringeva un mazzo di bellissime rose rosse, sembravano fatte di seta tanto erano perfette.
La cerimonia fu classica, nel giardino regnò il silenzio assoluto fino a quando il prete non li dichiarò marito e moglie, solo allora scoppiarono gli applausi, si avvicinarono tutti agli sposi per fare le loro congratulazioni, noi aspettammo che tutti finissero prima di avvicinarci, eravamo gli ultimi.
“Congratulazioni ragazzi” dissi sorridendo e abbracciando prima Kate poi Garrett.
“Grazie Bella” disse Kate sinceramente commossa.
Ci avviammo alla festa, Alice aveva allestito in casa una pista da ballo, sul tavolo erano impilati tutti i regali di nozze e a ritmo di liscio gli sposi aprirono le danze.
Subito furono tutti in pista.
“Signora Cullen?” sentii la voce melodiosa di Edward chiamarmi, mi girai verso di lui, era chinato su di me, mi porgeva la sua mano “mi concede questo ballo?” aggiunse sorridendo.
Ricambiai il sorriso e presi la sua mano, era la prima volta che provavo a ballare da quando era diventata una vampira, e mi stupii della facilità con la quale volteggiai sulla pista.
“Noto dei notevoli miglioramenti” disse Edward fingendosi sorpreso.
“Immaginavo che sarebbe stato più facile, ma non credevo così…” lasciai la frase a metà, perché le labbra di mio marito s’infransero contro le mie, per un bacio lento, passionale carico d’amore e desiderio.
“Non vedo l’ora di tornare a casa amore, mi manca quel tipo di contatto con te, è quasi un dolore fisico resisterti, questa sera poi…sei, come dire…particolarmente sexy” disse con voce suadente.
Se non fossimo stati in mezzo ad una sala piena di persone, probabilmente, le sarei saltata addosso seduta stante. Sorrisi.
“Anch’io non vedo l’ora” fu tutto quello che riuscii a dire, prima di ricercare le sue labbra.
Ci staccammo quasi subito, prima che l’istinto prevalesse sulla ragione.
In quel momento vedemmo che Alice stava danzando con Jasper, così come Carlisle con Esme e Emmet con Rosalie, poco distante da noi Renesmee danzava in cerchio con Zafrina, si muovevano a ritmo di walzer, canzone che in questo momento riecheggiava per la sala, sorridemmo di quell’immagine.
“Sta proprio crescendo, ed è stupenda” disse Edward dolcemente.
“Sì, nostra figlia, la nostra piccola Renesmee” dissi sospirando, stava crescendo, troppo velocemente, sapevo che non sarebbe morta, ma il fatto che la crescita in lei fosse così accelerata mi faceva soffrire.
Verso sera i primi invitati cominciarono ad andarsene, salutando e congratulandosi per la bellissima festa, Kate e Garrett sarebbero partiti di lì a poco per il viaggio di nozze, per questo anche noi, decidemmo di andarcene.
“Grazie Alice è stato tutto perfetto, sei un mito” disse Kate salutando Alice.
“Figurati, sai che adoro fare queste cose, nessun disturbo” rispose lei sorridente, si abbracciarono e baciarono e, augurandole buon viaggio si avviò con Jasper verso l’uscita.
“Fatti sentire ogni tanto” incalzò Edward rivolto a Kate “buon viaggio, divertitevi”, aggiunse abbracciando Kate e dando a Garrett una pacca sulla spalla.
“Grazie Edward” disse Garrett, Kate sorrise e annui con la testa, salutai anch’io e mi diressi con Edward e Renesmee verso il resto della famiglia che attendeva fuori per i saluti.
“Allora, ci vediamo per Natale?” chiese Esme entusiasta.
“Veramente ho promesso a Charlie che saremo stati da lui, ma non credo ci fermeremo molto” risposi un po’ imbarazzata, sapevo quanto ci tenesse Esme e non volevo deluderla.
“Non preoccuparti Bella” mi rispose sorridendo.
“Mi raccomando Nessie, fai la brava” si raccomandò Rose sorridendole.
“Certo zia, non preoccuparti” rispose ricambiando il sorriso.
Ci salutammo e a malincuore ci separammo, per fare ritorno alle rispettive case, mentre ci avviavamo verso la Volvo, incrociammo il clan delle amazzoni, Zafrina ci stava aspettando per salutare Renesmee.
“Allora ci vediamo Nessie, mi raccomando di a mamma e papà di portarti da noi, sono sicura che le nostre foreste ti piacerebbero un sacco” disse sorridendo, schiocco un bacio sulla guancia di mia figlia.
“A presto Zafrina” disse Renesmee sorridendo.
Salutarono anche noi e, in silenzio ci avviammo verso la macchina, salimmo e partimmo per far ritorno verso Hanove, dove ad aspettarci c’era la nostra casa e il mio migliore amico non che, futuro genero, Jacob.
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Re: The After Breaking Dawn

Messaggio  ♥вєℓℓα ѕωαи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 10, 2009 10:36 pm

Capitolo 7-Bella

Era stato un sollievo tornare a casa, non perché da Kate ci fossimo trovati male, anzi, ma il contattato fisico con Edward era stato del tutto nullo, ovviamente non potevamo lasciare liberò sfogo ai nostri istinti finché eravamo in Alaska.
Jacob fu contentissimo quando ci vide arrivare.
“Nessi!” grido quando la vide varcare la soglia di casa, in tre falcate fu da lei, la sollevò e la strinse a se.
“Mi sei mancata tanto piccola, com’è andata? Ti sei divertita? Ma quanto sei cresciuta?” la allontanò un attimo dal suo petto per guardarla meglio, prima di riportarla a se e ricominciare a sommergerla di domande “Lo sai che sei ancora più bella?”.
Renesmee alzò gli occhi al cielo, gesto che aveva appreso da suo padre e paziente cominciò a narrarle tutta la sua settimana, Jacob pendeva dalle sue labbra, non si perdeva una parola.
Alla fine mia figlia si addormentò tra le braccia di Jake il quale, a sua volta, si addormentò sul divano, li fissai per un istante, quell’immagine mi faceva una gran tenerezza.
Presi Renesmee tra le braccia e svegliai il mio migliore amico per farlo andare a dormire sul suo letto.
Si trascinò fino alla parta, camminava con gli occhi chiusi, sentii un tonfo, Jake era sprofondato nel letto.
Misi mia figlia nella sua stanza, dandole un bacio sulla frante prima di sdraiarla, chiudendomi la parta alle spalle il mio pensiero era uno solo… Edward.
“Finalmente” sospirai osservando il suo petto nudo.
“Siamo a casa amore” concluse lui la mia frase, sorridendo.
Passammo tutta la notte ad amarci, avrei voluto stare così per una settimana intera,anche di più, ma il sorgere del sole mi ricordò che, ad aspettarmi c’era un’altra giornata di College, avevamo perso un po’ di lezioni nei giorni in cui eravamo stati via, e c’era da recuperare, non che avremmo avuto grosse difficoltà, ma non era il caso di perdere altre lezioni.
Dopo aver salutato nostra figlia, salimmo in macchina, Alice mi ricordò di una commissione che dovevo assolutamente fare, non potevo più rimandare.
“Bella, manca poco più di un mese a Natale e non hai ancora pensato a cosa regalare a Charlie, andrà a finire come l’anno scorso che io o Edward dovremmo rimediare la notte prima della festa!” mi ammonì.
Aveva ragione, ma l’anno prima c’era stato un motivo più che valido per giustificare la mia distrazione, lo scontro con i Volturi era vicino e, non avevo avuto tempo di pensare ad altro.
“Hai ragione Alice, devo cominciare a guardarmi intorno, non ho proprio idee… Aiutino?” chiesi speranzosa, sapevo che lei, se solo avesse voluto, avrebbe potuto dirmi che cosa avrei preso a Charlie, risparmiandomi così un bel po’ di tempo e fatica.
“No Bella, non sfrutterai il mio potere per sottrarti a del sano Shopping, andremo assieme, oggi pomeriggio uscite da scuola”.
Sbuffai, ma era il meglio che potessi ottenere, andando con lei, mi avrebbe sicuramente dato qualche indizio per il regalo giusto.
“Ok Alice, tanto non credo d’aver scelta” risposi incrociando le braccia al petto, Edward sorrise e mi prese la mano.
Ci fissammo per un attimo, oltre alla tortura dello shopping avrei dovuto sopportare il dolore fisico della lontananza di Edward.
Parcheggiammo come sempre davanti al college e scendemmo dall’auto.
Camminammo fino all’ingresso, dove ci fermammo, sospirai e mi girai per salutare Edward, il quale con mia sorpresa, mi diede più che un bacetto “d’addio”.
Quando ci staccammo mi sorrise.
“Sarà dura come ogni giorno starti lontano, anche se per poche ore”.
“Anche per me è dura, quando non mi sei accanto, sento come se un pezzo di me mancasse” risposi bofonchiando, era davvero una seccatura separarmi da lui.
Entrammo nella scuola e come sempre i corridoi brulicavano di studenti, senza guardare nessuno mi avviai all’aula, quando entrai, fui colta di sorpresa, Carol sedeva al mio solito posto, giocherellava nervosamente con una matita, sapevo che voleva parlare con me, così decisi d’avvicinarmi io, per evitare che fosse lei a cogliermi di sorpresa con il suo irresistibile profumo, presi una bella boccata d’aria pulita prima di avvicinarmi e sedermi vicino a lei.
“Ciao” dissi sorridendo, la spiazzai.
“Oh ciao Bella” rispose lei un po’ confusa.
“Stai… bene?” mi chiese un po’ titubante.
“Si grazie, tu?” ecco avevo finito la mia scorta d’aria decisi di provare a riempirmi nuovamente i polmoni, fu più doloroso che mai, mi bruciò in gola e il veleno arrivò a fiotti in bocca, ma resistetti.
“Molto bene grazie” rispose entusiasta, si era completamente rilassata, era a suo agio.
“Sei stata via per un po’” mi fece notare, le sorrisi nuovamente e mi accorsi che il suo sguardo si posò sui miei denti affilati come lame, un brivido le percorse la schiena, dovevo averli scoperti troppo.
“Sì, una mia cugina si è sposata, mi sono persa molto?”
“Oh, congratulazioni! No non ti sei persa tanto, se vuoi ti presto i miei appunti” rispose cortese.
“Mi faresti un grosso favore, grazie” se lei mi avesse dato il suo notes, avrei risparmiato un bel po’ di lavoro, stava per dirmi altro ma il professore irruppe nell’aula per iniziare la sua lezione.
Come sempre la giornata volò, quando uscii nel parcheggio, trovai Edward ad aspettarmi con un gran sorriso sulle labbra, Jasper e Alice non erano ancora usciti, accelerai il passo per dirigermi verso di lui, lo abbracciai e inalai il suo profumo, mi riempì i polmoni di quella favolosa fragranza.
Quando mi staccai, mi accorsi che Carol ci stava passando accanto.
“Ciao” mi disse accompagnando il saluto con un gesto della mano, ricambiai con un cenno.
Edward mi guardò perplesso.
“Avete fatto amicizia?” chiese sorridendo
“Sì, non è male, e ho preferito farmi avanti io prima che lei mi cogliesse di nuovo di sorpresa”.
“Sono contento che tu sia riuscita a superare quest’ostacolo, non che ne dubitassi, ma credevo ci avresti messo più tempo, come sempre mi stupisci amore” sorrise e mi strinse nuovamente a se, prolungammo il bacio fino a che Alice non ci interruppe per portarmi via dalla mia dolce metà.
“Andiamo Bella, avete un’eternità per stare assieme” mi disse mentre mi trascinava via, mi girai a guardarlo.
“A dopo” dissi.
“Ti amo” rispose con tono così basso che nessun umano avrebbe mai potuto udire.
“Anch’io”.
Salite in macchina ero intenzionata a tenere il broncio, ma come sempre Alice mi travolse con il suo entusiasmo.
“Dai ti prometto che non durerà molto, anzi se levi, il broncio può anche darsi che ti dica subito cos’è” disse strizzandomi l’occhio.
“Davvero?” chiesi entusiasta.
“Certo appena vedrai il regalo giusto, te lo dirò” rispose mettendosi a ridere.
“Fantastico!” e incrociai le braccia al petto.
Dopo meno di un’ora arrivammo a destinazione Alice si fermò di fronte ad un negozio d’abbigliamento sportivo, la fissai perplessa, Charlie non era certo il tipo che faceva sport.
Lei alzò gli occhi al cielo “dai Bella, devo proprio dirti tutto? Entriamo e vediamo se almeno ci prendi al primo colpo”. Scoppiò di nuovo a ridere con la sua risata argentina.
“Alice, mi stai prendendo in giro?” chiesi piccata.
“No no, sorellina non oserei mai, solo che anche da vampira, su certe cose sei, come dire…lenta”.
“Grazie tante Alice” dissi prima di aprire la porta del negozio, forse con troppa foga, e cominciare a guardami attorno.

C’erano un sacco di vestiti per la danza, tute per andare a correre, mute da sub, completi per il tennis e per il basket e finalmente, vidi quello per il quale Alice mi aveva trascina fino a lì, un completo professionale per la pesca, maglia, giacca pantaloni e scarponi, c’era perfino un cappellino.
Mi voltai a guardarla, lei mi sorrise incoraggiante.
Bene! Era stato più semplice di quanto pensassi, presi il tutto e mi diressi alla cassa, riuscii anche a ottenere uno sconto, a quanto pare il mio sorriso, e non solo, aveva fatto colpo sul commesso del negozio, ero sicura che a Edward non sarebbe andato a genio, sorrisi di quel pensiero ed uscii dal negozio.
“Hai giocato sporco Bella” disse Alice fingendo di rimproverarmi “non credo che mio fratello sarebbe entusiasta al pensiero che fai gli occhi dolci al commesso del negozio di articoli sportivi” aggiunse mettendosi a ridere.
“Ma dai, non ho fatto gli occhi dolci a nessuno, mi viene naturale” dissi stando al gioco e ridendo a mia volta.
Ci avviammo verso casa, per tutto il viaggio, le mie orecchie avevano subito della devastante musica rock.
Finalmente parcheggiò l’auto, potevo sentire il profumo di Edward e il battere del cuore di mia figlia, mi affrettai a prendere le buste e saettai verso la porta di casa con Alice alle calcagna, ma mi arrestai prima di raggiungere il divano.
Alice si era fermata sulla soglia della porta, dalla sua gola era uscito un grido pieno di orrore e disperazione che m’inchiodò, Edward quasi contemporaneamente spalancò la bocca e si portò le mani al volto, Jacob, Renesmee io e Jasper ci congelammo, sui l’oro volti il terrore allo stato puro.
“Cos’è successo?” chiesi con un filo di voce.
“NO NO NO NO NO NO!” urlò Alice piena di rabbia, se avesse potuto sarebbe scoppiata a piangere.
“Cosa c’è!!?!” gridai con tutto il fiato che avevo in gola.
Alice mi guardò, lo sguardo ancora perso nel vuoto, come quando è immersa nelle sue visioni, ritornò alla realtà.
“Oh Bella” disse singhiozzando, la sua voce era rotta dal dolore, mi venne incontro abbracciandomi.
“COSA E’ SUCCESSO?” stavo per perdere le staffe lo sentivo.
“Charlie….” Disse con un filo di voce appena udibile.
“Charlie?” chiesi, non capivo cos’era successo? Che cosa aveva visto?
“Mi dispiace Bella, lui e… e… morto” quelle parole mi colpirono in viso come pugnali di ghiaccio, le buste mi scivolarono di mano.
Charlie? Morto? No non era possibile avevo capito male.
“Charlie… cosa? Come? Alice?” dissi balbettando, sentivo che l’universo mi stava risucchiando, il mio cuore immobile nel mio petto, freddo come il ghiaccio duro come il marmo, si frantumò sparando le sue schegge contro il mio torace, mozzandomi il fiato perforandomi un’ anima che farse, non avevo più.
Edward mi strinse al suo petto Alice si accasciò a terra, sentii Renesmee scoppiare in lacrime, Jacob la strinse a se, nei suoi occhi il vuoto, nel quale era disperso anche il suo dolore.
Jasper inginocchiato accanto ad Alice, nessuno parlava.
Da quel silenzio mi lasciai cullare, Charlie non c’era più, era morto, non avrei mai più rivisto i suoi occhi illuminarsi alla vista di mia figlia, non l’avrei più sentito ridere, parlare.
Era sparito, non c’era più, in tutto l’universo, lui non esisteva più, ed io, io non avrei mai più potuto rivederlo, intrappolata nella mia immortalità, avrei vissuto ancora e ancora, avrei resistito alla fine del mondo, ma lui no, non c’era più non avrebbe più fatto parte della mia vita.
“NOOOOOO” l’urlo che uscii dalle mie labbra fu inumano, l’ultimo grido di dolore, terrore, mi lasciai cadere sulle ginocchia, sentivo la voce di Edward che mi chiamava, mentre l’oscurità mi tirava con se.
“Bella! Bella amore!” continuava a pronunciare il mio nome in preda all’ansia, all’angoscia.
Chiusi gli occhi e il volto di mio padre mi passò davanti più e più volte, il mio arrivo a Forks la soddisfazione nei suoi occhi il giorno del mio diploma, il dolore della separazione quando mi ero sposata e trasferita, la felicità nel sapere che a Natale sarei stata con lui, la sua voce, che quasi supplichevole mi chiedeva di tornare per le feste.
Tutto quello non esisteva più e non sarebbe mai più esistito, lasciai che il nero del mio dolore mi portasse a picco con sé.
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Re: The After Breaking Dawn

Messaggio  ♥вєℓℓα ѕωαи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 10, 2009 10:39 pm

Capitolo 8-Edward

Eravamo seduti sul sedile posteriore della mia Volvo, assieme a Jacob e Nessie, Jasper guidava con Alice al suo fianco.
Tenevo Bella stretta tra le mie braccia, il giorno prima aveva ricevuto la notizia della morte di Charlie, sembrava fosse caduta in stato catatonico, lo sguardo perso nel vuoto, il corpo abbandonato contro il mio, non lasciava nemmeno più che i suoi polmoni si riempissero d’aria, non che ne avesse realmente bisogno, ma mai, come ora, avevo visto Bella lasciarsi andare in questo modo, per la prima volta da quando era diventata vampira, sembrava aver abbandonato la sua natura umana.
La vedevo persa nel suo dolore che automaticamente si rifletteva su di me, non potevo sopportare di vedere l’amore della mia vita ridotto in quello stato, avevo chiesto ad Alice di “guardare” a un futuro prossimo, ma non vedeva segni di ripresa, l’immagine era sempre la stessa Bella accasciata sul divano o semplicemente in piedi di fronte alla finestra, a guardare fuori.
Non poterle leggere nel pensiero mi frustrava ancora di più del solito, non potevo sapere quando aveva bisogno di qualcosa, o semplicemente, non potevo percepire nessun tipo di ripresa.
Era devastante.
Eravamo in viaggio verso Forks, per i funerali di Charlie.
Sarebbe stata una giornata infernale, non solo Bella avrebbe dovuto subire un ennesimo dolore, un’ennesima pugnalata in una ferita già profonda, ma avrebbe visto Reneè per la prima volta da dopo il matrimonio, non sapeva nulla di Renesmee ne della natura di Bella, ed ero certo che a differenza di Charlie, avrebbe voluto sapere, non le sarebbe sfuggita l’impressionante somiglianza che c’era tra Bella e nostra figlia, avrebbe fatto domande, tante, troppe.
Una parte di me sperava che si sarebbe concentrata a tal punto sul suo dolore da non notare, ma no, conoscevo bene la mente di Reneè.
“Edward sei sicuro che sia una buona idea?” aveva chiesto Alice, distraendomi dai miei pensieri.
“Si Alice, non abbiamo scelta, l’assenza di Bella non passerebbe inosservata”
“Ma Edward, guardala” ed indicò con un cenno della testa il corpo di Bella poggiato al mio.
“Credi che nessuno si accorgerà della differenza? Per di più ci sarà Reneè, la quale non sa nemmeno dell’esistenza di Renesmee” disse quasi in tono supplichevole.
Voleva risparmiare un altro dolore a Bella, anch’io lo volevo, ma la nostra assenza avrebbe dato troppo nell’occhio.
“Cercheremo di fare le cose rapidamente, dopo il funerale andremo a casa di Carlisle”.
Alla parola “funerale” Bella si strinse le braccia al petto e dal fondo della sua gola uscii un lamento, quel suono mi strappò in due il petto, era troppo, troppo doloroso sentirla così, non lo sopportavo.
“Sai, aveva la stessa reazione, quando veniva pronunciato il tuo nome, quando l’hai lasciata” disse Jacob continuando a guardare fuori.
Doveva proprio ricordarmelo? Non soffrivo già abbastanza a quella visione? Non mi sprecai nemmeno di rispondere, spostai il mio sguardo su Bella e la strinsi ancora di più a me.
“Shhh amore, ci sono io, passerà tutto, te lo prometto” le baciai i capelli, probabilmente non avrei dovuto fargli una promessa simile, ma ero sicuro che non avrei mai permesso che il mio sole tramontasse, non avrei mai permesso nemmeno ad una nuvola di porsi davanti ad esso, non sapevo ancora come, ma l’avrei tirata fuori da quell’oblio.
Arrivammo al campo santo e scendemmo dall’auto, stinsi Bella al mio fianco e in silenzio ci avviammo tutti verso il punto di raccolta, c’erano già diverse persone, riconobbi Billy, il padre di Jacob, alcuni degli anziani della riserva, il vecchio branco di Jacob, e anche l’attuale, formato solamente da Seht e Leah i quali ci vennero in contro sorreggendo la madre, sul volto aveva dipinta l’espressione di dolore che tutti, in quel campo provavano, fecero le condoglianze a Bella, ma non prestai molta attenzione a loro, il mio sguardo era puntato sulla madre di Bella, Reneè.
Era molto pallida, aveva gli occhi pesti e i capelli arruffati, si girò verso di noi e per poco non le venne un colpo.
Nessie camminava vicina a noi, si teneva aggrappata al vestito di sua mamma, sapeva che non avrebbe dovuto usare i suoi poteri con la nonna, e che non avrebbe dovuto parlare.
Lo sguardo di Reneè si posò prima su Bella, poi su di me e infine su Renesmee, fece questo gesto tre volte, e nella sua mente vorticarono un sacco di immagini, di domande, ma, come speravo all’ultimo decise di mettere da parte ogni tipo di dubbio e di correre incontro a Bella.
“Oh tesoro” disse singhiozzando e abbracciandola, si ritrasse subito al contatto con la sua pelle ghiacciata.
“Oh ma sei congelata, non hai una giacca? Hai freddo?” chiese in apprensione.
Bella naturalmente non rispose, si limitò ad abbassare lo sguardo e a chiudere gli occhi, avrei dato tutto quello che avevo per sapere cosa, in quel momento le passasse per la testa per la testa.
Non vedendo risposta dall’adorata figlia Reneè si rivolse a me.
“Cosa le è successo?”.
“Da quando ha ricevuto la notizia… è come se fosse entrata in stato catatonico, non parla” risposi con voce tremante, dover esporre ad alta voce quella situazione, era ancora più doloroso che viverlo nel silenzio.
Gli si riempirono gli occhi di lacrime.
“Oh Bella” e pianse sulla spalla della figlia.
Come immaginavo non le sfuggì la vista di Renesmee, anche lei aveva gli occhi gonfi di lacrime, voleva molto bene al nonno.
“E tu piccola? Chi sei?” chiese Reneè asciugandosi gli occhi con un fazzoletto, risposi io.
“Lei è Renesmee, io e Bella l’abbiamo adottata, era la figlia di mio fratello, purtroppo sono mancati in un incidente d’auto ed è stata affidata a noi.”
“Assomiglia incredibilmente a Bella” notò subito Reneè.
Direi che è la loro figlia biologica tanta è la somiglianza, e Bella, la mia dolce Bella, è diversa, cosa sarà successo? Oh piccola mia…
Meglio non fare domande oggi, ci sarà tempo per…
Interruppi i suoi pensieri si stava pericolosamente avvicinando a una conclusione.
“Reneè, la funzione inizierà tra poco”.
“Certo” e si avviò al centro del campo facendosi strada attraverso la folla, tutti al nostro passaggio si girarono per fare le condoglianze a Bella e a sua madre.
“Edward, io vado vicino a mio padre” disse Jacob fermandomi da una spalla “sarà distrutto” aggiunse scuotendo la testa.
“Certo, a dopo” e presi mia figlia per mano.
“Non piangere Nessie” le dissi accarezzandole una guancia.
Lei scuote la testa annuendo.
La funzione non durò molto, fu Billy a dire le ultime parole di elogio per Charlie, era straziante vedere e sentire il dolore che quella perdita aveva provocato, ma ancora di più l’era vedere Bella rannicchiata contro il mio petto, sentire uscire gemiti di dolore dalla sua gola, teneva gli occhi chiusi, cercava di contenere il suo dolore.
Fissavo la bara che, zappata dopo zappata veniva ricoperta di terra, era l’ultimo saluto, il distacco finale, quando d’un tratto.
Mi mancherai Charlie, perdonami, ti voglio bene.
Sentii i pensieri di Bella, la voltai subito verso di me, non capivo, perché si era separata dal suo scudo? Ma il suo sguardo era sempre perso nel vuoto, eppure l’avevo sentita ne ero sicuro, avevo sentito la fitta di dolore che pulsava contro il suo petto, avevo sentito tutto il rimorso, la colpa, che provava per la sua immortalità.
Digrignai i denti, trattenni a stento il ringhio che stava risalendo lungo la mia gola, se solo l’avessi…
“Edward” Alice interruppe i miei pensieri, e mai come in quel momento gliene fui grato.
“E’ finita, andiamo” aggiunse in tono basso, sentivo il dolore che provava mia sorella, anche lei era molto attaccata a Charlie, gli voleva bene.
Annui con la testa e ci dirigemmo verso la Volvo ma Reneè ci fermò.
“Ragazzi? Già andate?” chiese, la voce rotta dal dolore.
“Sì, Reneè, voglio portare Bella a casa di Carlisle, come vedi, non sono venuti, ma ti mandano le loro più sentite condoglianze, si scusano per la loro assenza ma non volevano essere di troppo, in un momento di dolore tanto intimo” dissi per giustificare il resto della mia famiglia, volevo portare la mia dolce Bella da mio padre, speravo che lui in qualche modo, sarebbe riuscito a farla rinsavire.
“Porta i miei ringraziamenti alla tua famiglia Edward” poi posò lo sguardo su Bella “amore, appena te la senti fammi una chiamata”, dovrai spiegarmi un po’ di cose.
Abbracciò Bella, la quale non rispose in alcun modo.
“Ciao piccolina, io sarei, ecco… la nonna, credo” disse accennando un sorriso al quale Renesmee rispose.
“Fammi sapere come sta Bella Edward” disse congelandomi con lo sguardo, anche lei come Charlie, pensava che la causa di tutto quel cambiamento fossi io, e come darle torto? Questo mi afflisse ancora di più.
Ci avviammo verso casa di Carlisle, Jacob rimase con suo padre, eravamo d’accordo che ci saremmo visti l’indomani per il ritorno a casa.
“Ragazzi” disse mio padre sentendoci entrare.
“Bella!” Esme corse subito ad abbracciarla, era in pensiero per lei.
“Cosa le è successo?” chiese Rosalie prendendo in braccio Nessie.
“Non parla più, dopo che ha ricevuto la notizia e come se fosse… caduta in stato di shock” risposi per spiegare, almeno a grandi linee la situazione.
“Mmm, venite di sopra, fammi dare un’occhiata” rispose Carlisle, lo seguimmo nel suo studio dove la visitò.
“Apparentemente sta bene, fisicamente non ha nulla, dalle tempo Edward, deve digerire il triste evento” abbassai la testa, era come se sentissi un enorme peso gravare sopra di noi, avrei voluto sollevare quel macigno e gettarlo via, avrei voluto proteggere la mia amata anche da questo, ma non era possibile.
Mi sentivo incredibilmente impotente, inutile, possibile che non potevo fare nulla per aiutare la persona che più di tutte, amavo al mondo?
“Non essere severo con te stesso Edward, non potevamo sapere, non potevamo farci niente ha agito..”
“No!” dissi per bloccare la sua frase, Bella non doveva sapere, per nessuna ragione al mondo, sarebbe venuta a conoscenza.
“Certo, capisco” rispose Carlisle intuendo i miei pensieri.
“Edward vorrei parlarti di una cosa” aggiunse Carlisle serio.
“Dimmi”
“Pensavamo, che forse è ora che ce ne andiamo da qui, pensavamo di tornare a vivere tutti assieme, che ne dici?”.
Non poteva comunicarmi notizia più bella, mi sollevava l’idea di avere Carlisle vicino, in un momento come questo.
“Certo, Carlisle, mi sembra un’ottima idea”.
“Pensavamo di venire via domani con voi, per la questione casa, beh quando siamo venuti da voi a settembre, abbiamo visto uno spiazzale non lontano da casa vostra, mi sembrava un ottimo posto dove costruire”.
Anche Bella aveva notato quello spiazzale la prima notte che c’eravamo trasferiti, e mi sembrava l’ideale per edificare.
“Sì, l’aveva notato anche Bella, mi sembra l’ideale”.
“Bene diciamolo agli altri” e scendemmo di sotto, Bella aveva assistito a tutta quella conversazione senza batter ciglio, era come se non ci fosse, l’agonia che provavo era tanta che, se fossi stato mortale, mi avrebbe ucciso.
Furono tutti felici, per quanto si poteva essere in quella circostanza, di tornare a stare assieme, soprattutto Esme, tra tutti era quella che soffriva di più il distacco.
Passammo la notte in salotto, Bella non aveva più istinti, non aveva più vita, sembrava una statua, la tenni comunque stretta a me per tutta la notte, mentre discutevamo con gli altri l’ormai imminente trasloco.
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Re: The After Breaking Dawn

Messaggio  ♥вєℓℓα ѕωαи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 10, 2009 10:41 pm

Capitolo 9-Edward

Discutemmo tutta la notte, e alla fine decidemmo che a partire con noi sarebbero stati Emmett e Rosalie, Carlisle ed Esme sarebbero rimasti ancora qualche giorno a Forks per organizzare lo spostamento dei nostri effetti personali e per permettere a noi, di costruire la casa nello spiazzale.
Con le nostre conoscenze e capacità, non ci avremmo messo più di una settimana, non era la prima volta che costruivamo una casa.
Bella non aveva mostrato segni di ripresa, aveva passato la notte in assoluto silenzio, ferma, immobile come una statua.
Era una settimana che non andavamo a caccia, e mi chiedevo se almeno al bisogno fisico avrebbe risposto, ci provai.
“Bella, amore tra un paio d’ore partiamo, saremo molto presi con la costruzione della casa e il college…” lasciai la frase in sospeso aspettando almeno un minimo cenno, lei girò la testa verso di me, non disse nulla, ma mi bastò per capire che mi stava ascoltando, così continuai “è una settimana che non andiamo a caccia… Ti va di andare adesso? Io e te?” lei mi fisso, la morte nei suoi occhi, che oramai si era impossessata di lei da un paio di giorni, non diede segno di rinascita.
Non mi rispose, e dopo qualche secondo riportò la testa in direzione del vuoto che regnava di fronte a lei.
“Carlisle, è grave, non vuole nemmeno nutrirsi” dissi disperato rivolto a mio padre, il dolore mi bruciava, mi consumava.
Vedevo Bella, il mio amore, mia moglie, inerme tra le mie braccia.
Carlisle la fissò per un secondo per poi guardare me.
“Non può digiunare per sempre Edward, è… dolorosa la fame, prima o poi ritroverà la voglia, di cacciare almeno” cercò di dire queste parole in modo calmo, così da tranquillizzare anche me, ma non funzionò, nella sua mente leggevo la gravità della situazione.
“Non voglio che arrivi a provare del dolore fisico” dissi, questa volta in tono quasi supplichevole, guardai Bella che imperterrita fissava il vuoto senza spiccicare parola, presi il suo mento fra le mie mani e la voltai verso di me, staccandola appena dal mio corpo.
“Bella! Tu NON puoi farmi questo! Devi nutrirti! Parlami dimmi di cosa hai bisogno, Bella mi stai facendo impazzire, non ce la faccio a vederti così… è peggio di quando ero costretto ad osservarti, mentre giorno dopo giorno morivi, in attesa che nascesse nostra figlia!”.
Dissi queste parole urlando, volevo una sua reazione la pretendevo!
“Bella! Ti amo! Questo per te non conta niente?” chiesi furioso alzandomi dal divano.
Ero a dir poco disperato, perso nel dolore che stava poco alla volta risucchiando mia moglie, la mia unica ragione di vita!
Fece una cosa inaspettata, si alzò dal divano e venne verso di me, la osservammo tutti in silenzio, era il primo piccolo gesto che faceva in autonomia da quando aveva ricevuto la notizia, una piccola scintilla di speranza si accese nei miei occhi.
Si avvicinò alzando la mano destra, che posò sulla mia guancia, quel contatto mi riempì di gioia, posò la fronte sulla mia e chiuse gli occhi.
Perdonami.
Sobbalzai, di nuovo, come poche ore prima nel campo santo, avevo udito i suoi pensieri, che l’avesse fatto di proposito questa volta?
Dietro a quella semplice parola c’era molto altro, sentii la disperazione per la perdita del padre, ma anche il rimorso nel vedere che stava facendo soffrire me, questo mi fece sperare che non era proprio in stato catatonico, più che altro, non aveva più le forze di condurre la sua vita, non che questo fosse meno grave, ma mi fece sperare.
La abbracciai.
“Ti prego Bella, andiamo a caccia” chiesi implorante.
Lei scosse la testa e tornò a sedersi sul divano.
Quello fu l’unico gesto che fece durante il resto della giornata, e così fu per tutta la settimana.
Eravamo tornati a casa nostra, frequentavamo il college regolarmente, nel pomeriggio ci dedicavamo alla costruzione della casa.
Bella non era migliorata, anche a scuola la sua nuova amica Carol, aveva notato la differenza.
Aveva perso ogni istinto, ogni emozione, non rispendeva più a nessun bisogno.
Nemmeno il contatto fisico con me, sembrava più interessarle, e questo mi fece ancora più male.
In quei giorni mi ritrovai a ringraziare il cielo che Jacob fosse con noi, lui aveva reagito in tutt’altro modo, stava male per la perdita di Charlie, ma reagiva, lo faceva per Renesmee.
Passava intere giornate a disegnare con lei, la distraeva, la consolava quando all’improvviso, sentiva qualcosa che le ricordava il nonno e scoppiava a piangere.
Spesso si avvicinava a sua madre, le poggiava la manina sulla guancia, le faceva vedere quanto le mancasse, cercava di consolarla, erano gli unici momenti, dove vedevo che negli occhi di Bella, si accendeva una qualche scintilla, reagiva solo al tocco di nostra figlia.
Eravamo seduti sul divano, facevo zapping alla tv, ma non la stavo realmente seguendo, era giusto per fare qualcosa, eravamo riusciti a far mangiare Bella, avevo cacciato per lei un alce nella foresta, per fortuna l’aveva accettato di buon grado.
Almeno mi ero tranquillizzato un po’, si era nutrita, ma era solo una magra consolazione.
Sentii un rumore che mi distrasse dai miei pensieri, Bella, aveva sospirato e ora sorrideva.
Sorrideva?
Inarcai un sopracciglio, e la voltai verso di me.
“Amore? Stai sorridendo?” chiesi, felice, quel piccolo gesto mi riempiva di gioia, anche il mio cuore, fatto di dura pietra, ne sorbiva l’effetto.
Naturalmente non rispose, e poco dopo tornò seria, o meglio, tornò a perdesi nel vuoto.
Sospirai, quella situazione era davvero frustrante, era passata più di una settimana ormai.
Giurai a me stesso che avrebbe pagato, aveva distrutto mia moglie, se solo…
“Edward” intervenne Alice, non l’avevo nemmeno sentita entrare tanto ero assorto nei miei pensieri.
“Si?”
“Perché digrignavi i denti?” chiese curiosa sedendosi sulla moquette incrociando le gambe.
“Pensavo”.
A Charlie?
Pensò, io feci un minimo cenno d’assenso.
Edward deve sapere, non potrai tenerla per sempre all’oscuro di tutto, non sappiamo cosa…
La gelai con lo sguardo, non volevo nemmeno sentirne parlare, era già troppo sopportare l’idea che esistesse.
Ok ok.
Pensò rassegnata.
Si alzo da terra.
“Gli altri hanno quasi finito, venite a vedere? Nessie ne è entusiasta”.
Guardai Bella, ma non disse nulla, la cinsi per la vita e ci dirigemmo allo spiazzale dove la casa era quasi terminata.
Ci fermammo a qualche metro da essa, stavano mettendo le ultime porte, mancavano quella dell’ingresso e di alcune stanze.
L’avevano riprodotta esattamente come quella che avevamo a Forks.
“Allora, che ne pensate?” chiese Emmett con il suo vocione.
“Bravi, è praticamente identica alla vecchia casa” risposi sorridendo.
Emmett guardò Bella.
“No sorellina, non esprimere tutto questo entusiasmo, ancora distruggi il lavoro di giorni” la sbeffeggiò Emmett.
Lo gelai con lo sguardo.
Calma fratellino, era solo per sdrammatizzare.
Era calato il silenzio.
“Oh! Dobbiamo avvertire Esme e Carlisle che è tutto pronto, manca solo la nostra roba!” trillo Alice rompendo l’imbarazzo che si era creato.
“Credo si siano accordati con qualche ditta, era troppa la roba da spostare, non potevano far da soli” continuò.
Prese il cellulare e compose il numero di nostro padre.
“Carlisle?”
“Si? Avete finito con la casa?” Chiese stupito.
“Si sì, pronta per essere abitata” rispose lei tutta contenta.
“Bene, al massimo per domani sera dovremmo esserci, complimenti ragazzi siete stati velocissimi” si complimentò Carlisle.
“Grazie Carlisle!” e così dicendo chiuse la telefonata.
La nottata passò come sempre, Bella in silenzio a fissare nostra figlia che dormiva, sorridendo di tanto in tanto.
Chissà a cosa pensava…
I giorni sembravano non trascorrere mai, e la notte il tempo mi pareva fermarsi tanto era lunga.
Saremmo mai usciti da quest’oblio?
Qual era la soluzione migliore? Dire tutto a Bella? O tenerla all’oscuro?
Fissavo colei che era il mio ossigeno, il mio sole, il mio cielo, la mia vita, la vedevo spenta, soffocata dalle sue stesse emozioni, emozioni che comprimevano anche me.
Ero addolorato per Charlie, era una brava persona, ma ancor di più lo ero per Bella, la sua scomparsa aveva provocato in lei un vuoto che mai nessuno sarebbe stato in grado di colmare, e questo, questo più di qualunque altra cosa, mi faceva sentire insignificante.
Ma era niente in confronto a come si sentiva Alice…
Sapevamo che prima o poi sarebbe successo, che prima o poi Charlie sarebbe morto scomparendo per sempre dalle nostre vite, ma non ora, non in quel modo.
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Re: The After Breaking Dawn

Messaggio  ♥вєℓℓα ѕωαи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 10, 2009 10:48 pm

Capitolo 10-Edward

Finalmente eravamo di nuovo tutti assieme, sarebbe stato perfetto, se anche il mio sole avesse brillato.
Esme e Carlisle erano arrivati il giorno dopo la fine della costruzione della casa, si erano subito ambientati, mio padre era stato accettato all’ospedale di Hanove, mia madre continuava a disegnare e progettare case, appartamenti e edifici, noi andavamo al college.
La mia dolce Bella non si era ancora ripresa, passavano i giorni, le settimane, ogni tanto compiva qualche gesto che faceva presupporre un suo miglioramento, ma la scintilla della speranza non faceva nemmeno in tempo a nascere, che subito si affievoliva.
L’unico cambiamento, era che finalmente, aveva ripreso a cacciare da sola, non ero più io a farlo per lei, ma lo faceva più per necessità che per vera voglia.
Lo dimostrava il fatto che stava anche dieci giorni senza nutrirsi, si portava allo stremo delle forze, quasi volesse punirsi.
Ma di cosa? Non era lei la causa di tutto.
La campanella dell’ultima ora suonò, distraendomi, ancora una volta dai miei pensieri, come sempre corsi davanti all’aula di Bella, ma non la trovai, intercettai Carol la sua nuova amica, le corsi in contro.
“Carol!” la chiamai, dalla mia voce trapelava tutta l’ansia che stavo provando.
“Si?” disse prima di voltarsi, quando mi vide, restò un attimo basita.
"Mamma mia è quel figo da paura. NO NO Carol! E’ il marito di una tua amica!"
“Oh, ciao Edward!”.
“Sai dov’è Bella?”.
“Mmm, è uscita dall’aula senza dare spiegazioni”.
Come? Era uscita dall’aula? E dov’era andata? Possibile che Alice non l’avesse vista?
L’ansia e la paura aumentarono vertiginosamente.
“E non sai dove fosse diretta?” chiesi in modo un po’ troppo brusco, ma non mi interessava, dovevo sapere dove si trovava il mio amore.
“No, mi spiace”.
Mi girai dandole le spalle non mi degnai nemmeno di salutarla ero troppo spaventato, presi ad annusare l’aria, avrei seguito il suo odore fino a trovarla.
Uscii nel parcheggio e con grande sollievo la trovai accanto alla mia Volvo, accanto Alice la cingeva per le spalle.
Le corsi in contro, cercando di non esagerare con la velocità, ma era troppo fastidioso dovermi trattenere, volevo arrivare da lei subito, avevo bisogno di stingerla al mio petto.
“Bella!” ansimai circondandola in un abbraccio protettivo.
“Bella amore, mi hai fatto prendere un colpo, che è successo?”, non mi rispose, ma si strinse a me.
Guardai Alice, se era li, sicuramente sapeva.
Non so con esattezza cosa sia successo Edward, l’ho vista uscire dall’aula e incamminarsi verso il parcheggio, così l’ho seguita. Quando le sono arrivata vicina era seduta per terra con le ginocchia tra le braccia, questo è tutto quello che so.
Sospirai, di certo non avrei mai saputo il perché di quel comportamento.
Aprii la macchina facendo accomodare Bella sul sedile anteriore, mi sedetti al suo fianco, e appena Jasper ci raggiunse, ci avviammo verso casa.
Guidavo come sempre senza badare troppo alla strada, ero assorto nei miei pensieri, tanto da sentire appena quelli dei mie fratelli.
Alice era preoccupata per Bella, non faceva che chiedersi quale fosse la cosa più giusta, metterla al corrente?
Ma aveva anche paura, paura che potesse odiarla, per non aver previsto.
Che cosa stupida nemmeno lei avrebbe potuto nulla contro…
Edward!!!
Sentii urlare mentalmente il mio nome, alzai gli occhi dallo specchietto retrovisore per incrociare quelli di Jasper.
Finalmente! Ma a che pensavi? Ho dovuto chiamarti due volte!
Non risposi ma continuai a fissarlo.
Bella, sta provando dei sentimenti strani.
Pensò, guardandola con la coda dell’occhio.
Diversi dal solito, non è triste, o addolorata e come se fosse… Mmmm non so, rassegnata.
Alzai un sopracciglio, rassegnata? Era questo che voleva? Lasciarsi andare, non provare nemmeno a superare il momento?
La rabbia che sentii scaturire in me fu devastante, pigiai il piede sull’acceleratore, dalle mia labbra uscii un ringhio involontario, era come se non controllassi più le mie emozioni.
Calma Edward
Dopo quelle parole, fui invaso da un’ondata di calma assoluta, Jasper mi stava aiutando.
“Grazie” dissi tornando a fissare la strada, lui sorrise, Alice ci guardò incuriosita, Bella, non fece una piega.
Arrivammo a casa e Nessi corse in contro a sua madre, la quale posò una mano sulla sua testa prima di dirigersi in giardino usano l’uscita sul retro.
“Papà?”
“Si tesoro?” risposi a mia figlia ma con lo sguardo continuavo a seguire i movimenti di mia moglie.
“Mamma è più strana del solito”.
“Non so Nessi, come sempre non dice nulla”.
“Oh… Papà?”
“Si?” e questa volta abbassai lo sguardo per guardarla.
“Ho fatto un disegno per la mamma, dici che posso darglielo?” chiese in tono quasi triste, ne soffriva molto, le mancava la mamma. La capivo.
Mi chinai su di lei posandole un bacio sulla fronte.
“Certo che puoi tesoro, sono sicuro che le piacerà molto” dissi sorridendole.
A quelle parole s’illumino e corse in camera sua per recuperare il disegno da mostrare a sua madre.
“Perché la illudi così?!” intervenne Jacob in tono aspro.
Sai benissimo che Bella non reagirà, sono mesi cha va avanti così.
“Non sono affari tuoi cane” risposi trattenendo un ringhio.
“Nessie è anche affar mio sanguisuga” rispose sprezzante.
Decisi semplicemente di ignorarlo, Jacob era l’ultimo dei miei pensieri, raggiunsi Bella in giardino, era seduta sull’erba a gambe incrociate, nostra figlia accanto a lei le mostrava il suo disegno.
Bella sorrideva, fissando il foglio di carta che rappresentava noi tre per mano, felici.
Mi manchi tanto mamma.
Pensò accarezzandole una guancia.
Una lacrima le rigò il volto.
Sentii Jacob alle mie spalle, questa volta aveva passato ogni limite!
Ora basta! Non farà soffrire Nessie ulteriormente.
Pensò dirigendosi a grandi passi verso di lei, mi girai lasciando che dal mio petto uscii un ringhio di minaccia, mi acquattai in posizione di difesa davanti a Bella e a mia figlia, non le avrei permesso di togliere Nessi dalle braccia di sua madre.
“Attento a qual che fai cane! Ti ho risparmiato una volta, non sfidare la tua buona stella” ero in piena collera, se solo si fosse avvicinato ancora di mezzo passo…
“Che cosa farai sanguisuga, mi ucciderai di fronte a Nessie” mi sbeffeggiò.
“Nessie?” chiamai mia figlia
“Papà?” rispose con voce tremante.
“Voltati per favore” dissi ringhiando.
Jacob spalancò gli occhi, non credeva che ne sarei stato realmente capace, ma non gli conveniva continuare a istigarmi.
Voglio vedere fin dove arrivi parassita.
Mosse un altro passo verso la mia famiglia, fu un grosso errore, i miei muscoli già tesi, pronti all’attacco scattarono nella sua direzione, l’impatto fu violento, non gli diedi nemmeno il tempo di trasformarsi.
Mi abbattei su di lui come una furia, rompendogli probabilmente una spalla e un paio di costole, decisamente troppo poco rispetto a quello che avrei voluto realmente fargli.
“Edward NO!” urlarono all’unisono Alice e Jasper.
Troppo tardi, avevo già agito e non me ne pentii minimamente.
Irruppero nel giardino, Alice si buttò addosso a me, spingendomi via, Jasper si mise in mezzo tra me e Jacob.
“Ma che hai fatto?!” mi urlò contro mia sorella.
“L’avevo avvisato, non avrebbe dovuto” ringhiai guardandolo.
“Me la pagherai” gracchiò lui in preda alle fitte di dolore.
“Non mi sembri nelle condizioni di poter minacciare cane! Ti avevo avvertito, gira alla larga dalla mia famiglia!”.
“Papà?”.
Mi voltai a guardare mia figlia, negli occhi leggevo il terrore per quello che aveva appena visto, una fitta mi prese allo stomaco, rimorso? Non per aver colpito Jacob, ma per aver permesso che mia figlia assistesse a quella scena.
Anche Bella era voltata verso di me, lessi stupore nella sua espressione, la prima dopo mesi.
“Mi dispiace Nessie, ho perso le staffe, non avrei dovuto” Non davanti a te, aggiunsi mentalmente.
Ero sinceramente dispiaciuto nel vedere la mia bambina così, ma cosa avrei potuto fare? Di certo non avrei permesso che la togliesse dalle braccia di sua madre.
Alice chiamò Carlisle, il quale fu di ritorno mezz’ora dopo.
“Edward, figlio mio, capisco la tensione, la difficoltà del momento. Ma questa volta hai esagerato” non era arrabbiato ne mi stavo rimproverando, voleva solo farmi ragionare.
Annuì “mi spiace Carlisle”.
“Si rimetterà presto, sai com’è veloce la loro guarigione, ma tu, figlio mio, sta più attento”.
Sospirai, aveva ragione, ora a mente lucida, capivo l’errore.
In casa nessuno reagì particolarmente male alla mia “esibizione” pomeridiana.
Emmett si mise a ridere dicendo a Jacob “Ti rifarai amico, sono sicuro che se non ti avesse colto impreparato gli avresti tenuto testa”.
Tipico, di mio fratello.
Rosalie non si era minimamente interessata, anzi nei suoi pensieri lessi una nota di compiacimento.
Esme come Carlisle era preoccupata per la salute di Jacob, ma anche per la mia reazione, troppo impulsiva, non era da me.
Jasper completamente indifferente, cercava di diffondere armonia per la casa.
Alice, lei era l’unica un po’ imbronciata.
Non avresti dovuto Edward, non davanti a Nessi!
Continuava a ripetermi queste parole, ma non ce n’era bisogno, sapevo bene d’aver sbagliato.
Alla fine della serata mi chiusi in camera con Bella, Nessi era nella sua stanza, giocava con un paio di peluche che le avevamo regalato.
Bussai prima di entrare.
“Nessie, tesoro posso entrare?”
“Si papà” era triste lo sentivo, e questo mi provocava un immenso dolore.
Mi sedetti di fronte a lei, che automaticamente posò i peluche.
“Mi dispiace Nessie davvero, non avrei dovuto attaccare Jacob. E’ una situazione pesante per tutti, lo so questo non mi giustifica, ma vorrei che tu mi perdonassi. Ti prometto che non accadrà mai più”.
Lei sospirò e alzò lo sguardo, gli occhi color cioccolato mi fissarono per qualche istante.
Sentivo che non era arrabbiata con me solo dispiaciuta.
“Potrò ancora stare con Jake papà?”.
Strinsi i pugni, per quanto l’idea non mi piacesse, era inevitabile, dovevo accettarlo, farmene una ragione.
“Sì, potrai ancora stare con Jake”.
Mi sorrise.
“Non ti preoccupare papà, non sono arrabbiata con te, l’hai fatto per proteggere me e la mamma”. La abbracciai, mi stupiva vedere quanto fosse matura alla sua età, in questo mi ricordava parecchio Bella, ma dovevo saperlo, lei era speciale, proprio come sua madre.
Le diedi il bacio della buona notte mettendola nel suo lettino.
Chiusi piano la porta alle mie spalle e mi diressi verso Bella, era sdraiata sul letto, fissava il soffitto, mi misi vicino a lei abbracciandola, consapevole che, anche quella notte sarebbe trascorsa così.
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Re: The After Breaking Dawn

Messaggio  ♥вєℓℓα ѕωαи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 10, 2009 10:52 pm

Capitolo 11-Edward

Era il quindici di dicembre, Natale era alle porte e l’umore della mia Bella sembrava peggiorare.
Non ne conoscevo il motivo esatto, ma potevo immaginarlo, Charlie aveva tanto insistito che lo passassimo da lui, e Bella gli aveva già comprato il regalo, il giorno esatto della sua morte.
Aveva perso di nuovo “l’appetito”, facendosi risucchiare nuovamente dal buco nero.
Non che prima ne fosse fuori, ma sembrava in fase di ripresa, anche se continuava a non parlare, aveva ricominciato a sorridere e a nutrirsi da sola.
Anche il College andava meglio, aveva passato quattro esami senza difficoltà, e tutti con la media del trenta.
Ma mai mi sarei arreso, avrei rivisto la scintilla negli occhi del mio amore, a qualunque costo.
Jacob si era ripreso dall’ “incidente”, ed era una settimana che si teneva in contatto costante con Sam, avevano trovato una traccia e la stavano seguendo.
Da subito nessuno di loro aveva creduto che Charlie fosse morto d’infarto, si erano messi all’opera, ma senza successo.
Almeno, fino a una settimana prima, uno dei lupi aveva intercettato una scia, mi chiedevo come fosse possibile a più di un mese dall’accaduto, ma nessuno di noi osava proferire parola.
Le giornate trascorrevano lente e monotone, era la prima volta che “sentivo” il trascorrere del tempo, di solito non ci badavo troppo, ma da quando la mia Bella si era… spenta, tutto era cambiato anche nel mio mondo.
Eravamo tutti nello spiazzale, dov’era stata costruita la nuova casa, tutti erano impegnati a fare qualcosa, Alice giocava a scacchi con Jasper, il quale esasperato, cercava di rendersi “imprevedibile” in modo che la sua amata compagna non potesse bluffare, Emmet e Rose erano, come sempre impegnati in effusioni amorose, come li invidiavo in quel momento, desideravo riavere la mia Bella, desideravo sentire le sue labbra rispondere ai miei baci, il suo corpo fremere al contatto con il mio… mi mancava.
Carlisle ed Esme erano a lavoro.
Renesmee era seduta vicina a sua madre, intenta a fare costruzioni con le carte, incredibile come un gioco così semplice la divertisse tanto.
Bella fissava “le opere” di nostra figlia senza batter ciglio, era evidente che in quel momento non era lì con la testa.
“Ehi Ed?!” chiamò Emmett
Mi girai per guardarlo.
“Ti va uno scontro?!” chiese beffardo.
“Sai che perdi Em, perché continui a ostinarti?” chiesi sbeffeggiandolo.
“Oh oh oh… è una sfida fratellino?”.
Sapevo avrebbe reagito così il solito, non c’era bisogno dei miei poteri per capire cos’avrebbe risposto, troppo prevedibile.
“Perché no” ghignai acquattandomi in posizione d’attacco.
Alice alzò gli occhi al cielo e si spostò vicino a Bella per lasciarci il campo libero, tutti ci osservavano, anche Nessie, aveva smesso di giocare e, con mio stupore, perfino mia moglie aveva alzato la testa per guardare nella mia direzione.
Anche Emmett era in posizione, lasciai che un ruggito scherzoso uscì dalla mia gola, mio fratello rispose all’istante.
Stava per iniziare la lotta quando percepii i pensieri di Jacob, stava ritornando a grandi passi dalla foresta.
"Questa la pagate parassiti! Come avete potuto?! Nascondere a Bella la verità! Mi devi molte spiegazioni succhiasangue!"
Pochi secondi dopo che percepii questi pensieri Jacob, irruppe nello spiazzale sotto forma di Lupo, con un balzo si posizionò davanti a me scoprendo i denti, io ero impassibile.
Emmett e Jasper mi si fecero subito accanto, ma io li bloccai con un cenno della mano.
“Lo sa” mi limitai a dire lanciando un’occhiata in direzione di Bella che continuava a fissarci come incuriosita.
Devo parlarti! Ora!
“Ok, ma non qui”
Perché?
Guardai in direzione di Bella e lui capii, fece uno sbuffo e si voltò lanciandosi nella foresta, gli lasciai qualche secondo di anticipo, per permetterle di trasformarsi e indossare i pantaloncini.
“Non seguitemi” dissi rivolto ai miei fratelli.
E con un balzo entrai anch’io nella foresta, lo trovai appoggiato a un albero, le braccia incrociate al petto, dalla sua espressione trapelava tutto il disprezzo che provava per la “mia specie”, anche i suoi pensieri parlavano chiaro.
“Allora? Lo sapevate già vero?” sputò quelle parole, indignato, riteneva che avremmo dovuto avvisarlo, dirlo anche a lui e a Sam.
“Sì, Alice ha visto tutto” risposi impassibile.
“Che cosa ha visto?”
“Il momento in cui Charlie veniva ucciso” rimasi sul vago.
“Chi la ucciso?” continuava con le sue domande, voleva delle risposte.
“Non lo sappiamo”, mentii spudoratamente, eccome se lo sapevamo!
Rimase un attimo in silenzio, non sapeva se credermi, ma alla fine decise di sì, e ricominciò con le domande.
“Perché la vostra femmina non l’ha previsto?” nella sua mente vorticavano migliaia di domande, così, per velocizzare i tempi decisi di rispondere a tutte.
“Alice non l’ha previsto perché non teneva sotto controllo il futuro di Charlie, le visioni arrivano all’ improvviso, e non può averne finché la singola persona che le compie non prende la decisione, il vampiro che l’ha ucciso era a caccia, ha incontrato la scia di Charlie sulla sua strada… a deciso pochi secondi prima di attaccare”.
Non stavo dicendo tutta la verità, ma Jacob era troppo ingenuo, se avesse saputo, avrebbe raccontato tutto a Bella.
Restò in silenzio per quasi un minuto, nella sua mente cercava di ricostruire le tessere del puzzle, ovviamente combaciavano tutte, ero un bravo bugiardo.
“E’ il resto della… tua famiglia? Loro erano a Forks, perché non se ne sono accorti?! Perché non sono intervenuti?!”.
“Non potevano sapere, non veniamo sempre a conoscenza dei… nuovi arrivi. Era un nomade, non potevano prevedere…Appena hanno saputo sono corsi sul posto, ma non c’era più traccia di…lui”.
Mi fissò negli occhi, aveva bisogno di qualcuno a cui dare la colpa, ma era evidente che non poteva scaricarla su di me o sulla mia famiglia.
I suoi occhi scintillarono e cominciò ad urlare, pieno di rabbia, dolore e rancore.
“Dovevate dirmelo!” disse sprezzante, io non risposi e lui continuò “Sam doveva sapere che c’era un vampiro assetato di sangue a Forks, aveva, anzi, avevamo il diritto di sapere! Il nostro compito è quello di proteggere gli umani da… da quelli come voi!” era a dir poco infuriato, tremava dalla testa ai piedi, si afferrò le tempie con le mani, ed io aspettai paziente che riprendesse il controllo.
“Forse, ma temevo che la tua… onestà” ingenuità mi corressi mentalmente “ti avrebbe portato a raccontare tutto anche a Bella, e lei NON deve sapere niente” scandii quell’ultima frase lentamente, in modo che ne capisse il significato.
“Perché?! Era suo padre, deve sapere!” ringhio fra i denti.
“Non ci arrivi Jacob? Come pensi che reagirebbe? Si odierebbe a morte, detesterebbe se stessa, la sua natura, si sentirebbe in colpa per un crimine che non ha commesso! Credi che la farebbe sentire meglio, se la mettessimo al corrente?”.
Stavo di nuovo mentendo, ma non del tutto.
Bella non doveva sapere la verità, sapevo cosa sarebbe successo, e non avrei mai permesso, che si ritrovasse sola, faccia a faccia con…
“Come vuoi!” mi colse di sorpresa con la sua risposta.
Sentivo nei suoi pensieri che mi aveva creduto e, anche se a malincuore doveva darmi ragione.
Non avrebbe detto nulla a Bella, ne ero certo.
Ora che, credeva, di sapere tutta la verità si sarebbe limitato a spiegarla a Sam, niente di più.
“Devo avvisare Sam, lui è il branco sono in allerta, non credevano che fosse… solo di passaggio”.
Feci in tempo ad annuire con la testa prima che Jacob si trasformasse sotto i miei occhi e cominciasse a correre nella foresta.
Tornai allo spiazzale, nella mia mente vorticavano un sacco di pensieri.
Avevo mentito, non del tutto, ma l’avevo fatto, non me ne rammaricavo ma mi dispiaceva doverlo fare con Jacob, in fondo lo faceva per il bene del branco, ma sapevo che tutti loro sarebbero stati al sicuro.
Benché conoscessimo perfettamente l’individuo, non ci preoccupava l’idea che potesse riattaccare, il bersaglio era uno solo e, secondo la sua “scaletta di marcia” l’aveva già “abbattuto” senza ottenere i risultati desiderati.
Giurai a me stesso che l’avrebbe pagata, non sarebbe finita così.
Rientrai nello spiazzale e li trovai li ad attendermi, nessuno mi chiese cos’era successo, pur non avendo udito la nostra conversazione – avevo fatto in modo d’essere abbastanza distante così che nulla arrivasse alle orecchie di Bella – potevano immaginarlo.
Si rilassarono tutti e tornarono alle loro attività.
“Ed?” Emmett richiamò la mia attenzione mettendosi in posizione d’attacco.
“Dov’eravamo rimasti?” chiesi fingendo distrazione.
“Alla tua sconfitta fratellino” rispose ghignando.
Sorrisi e mi concentrai per battere, ancora una volta, mio fratello.
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Re: The After Breaking Dawn

Messaggio  ♥вєℓℓα ѕωαи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 10, 2009 10:57 pm

Capitolo 12-Edward

Ci stavamo preparando per andare a scuola, Em era ancora imbronciato per aver perso, ancora una volta, contro di me.
Se ne stava seduto sul divano.
Voglio la rivincita! Hai di nuovo imbrogliato, sai che se quel tuo stupido potere da impiccione non ti aiutasse, ti avrei già battuto da tempo vero fratellino?
Pensò ghignando.
“Non sai perdere Em” lo sbeffeggiai.
Mi tirò dietro un cuscino che presi al volo, glielo rilanciai e, per schivarlo si spostò sulla destra, il cuscino colpì in pieno il vaso di porcella che Esme, la mia dolce madre, amava tanto.
Non feci in tempo a dileguarmi.
“Edward! Emmett!” gridò saettando in salotto dove, si era compiuto il “Misfatto”.
“Chi è stato?” chiese severa.
Io e Emmett ci guardammo per un secondo prima di accusarci a vicenda.
“Lui!”
“Lui!” urlammo all’unisono additandoci.
Esme ci guardò rabbiosa.
“Esme io devo andare o farò tardi” e così dicendo mi catapultai fuori, entrando nella mia Volvo dove trovai Bella, Alice e Jasper già sistemati.
Imbroglione me la pagherai!
Sentii i pensieri di Emmett mentre nostra madre lo sgridava, ghignai e tutti, tranne Bella, risero con me.
Era l’ultimo giorno prima delle vacanze di Natale, l’umore di Bella era più morto che mai.
In casa eravamo tutti attenti, avevamo deciso di non festeggiare in grande stile per non rievocare al mio amore ricordi che le avrebbero fatto troppo male.
Quella mattina in casa c’era solo Esme con Nessie, si sarebbero divertite ad impacchettare i doni.
Carlisle era all’ospedale, Rosalie doveva effettuare gli ultimi acquisti di Natole e Emmett, non molto entusiasta all’idea, dovette seguirla.
Jacob era tornato a Forks un paio di giorni, era stato titubante nel lasciare Nessie, ma voleva passare un po’ di tempo con suo padre, da dopo la morte di Charlie non si era più fatto vivo.
Io ero sempre più preoccupato per Bella, non accennava a riprendersi, e arrivati a quel punto cominciai a temere che fosse lei a non voler più guarire.
La fissavo la notte mentre imbambolata guardava il soffitto o fuori dalla finestra, era assente, lontana anni luce da noi, da me.
Soffrivo nel vederla così, mi faceva male, la guardavo impotente annegare nel suo inferno.
Avevo sentito il dolore della perdita di un caro attraverso la mente umana, ci volevano mesi per riprendersi… Questo voleva dire che per la mente di un vampiro ci sarebbero voluti anni.
Strinsi il volante a quel pensiero, digrignando i denti.
Non dovevo pensarci, dovevo concentrarmi e vivere alla giornata, solo così saremmo sopravvissuti.
Arrivai a scuola e parcheggiai al mio solito posto.
Scendemmo dall’auto e ci dirigemmo verso la struttura, come sempre accompagnai Bella in classe, la salutai con un bacio sulle labbra al quale rispose appena.
Un’altra pesantissima e noiosissima lezione mi aspettava.
I minuti passavano lenti, le ore mi sembravano non passare mai, quel giorno avremmo avuto solo tre ore di lezione.
Ne fui felice, non ero sicuro che sarei riuscito a sopportare una giornata intera, non oggi.
Da dopo l’ultima discussione con Jacob non facevo altro che pensare alle sue parole: Perché?! Era suo padre, deve sapere!
Quella frase rimbombava nella mia testa come un martello pneumatico.
Era vero, probabilmente doveva sapere, conoscere la verità non quella che sapeva Jacob, ma la reale verità.
Avevo paura, temevo che si sarebbe arrabbiata, infuriata, che avrebbe cercato vendetta agendo d’istinto e non per logica, ero combattuto.
La campanella suonò, destandomi dai miei pensieri, decretava la fine della seconda ora, ne restava ancora una che, ero sicuro sarebbe stata la più lunga della mia vita.
Avevo bisogno di rivedere Bella di stringerla tra le mie braccia.
Mi diressi di malavoglia verso la mia prossima lezione, ma Alice mi intercettò, era agitata nei suoi occhi lessi il panico.
Edward corri presto! Verso la Volvo io prendo Bella!
La fissai per un secondo leggendo cos’era che tanto la agitava, fu un attimo, la mia vista si fece rossa, un ringhio risali dalla mia gola. MERDA!
Muoviti!
Gridò mentalmente mia sorella.
Non persi tempo e corsi fuori nel parcheggio, i corridoi erano ancora pieni non potevo permettermi di usare tutta la mia velocità.
Arrivai alla macchina dove trovai Jasper ad aspettarmi impaziente.
“Che succede?” aveva chiesto allarmato.
Metti in moto!
L’urlo di mia sorella che correva nel parcheggio stringendo Bella per un braccio, mi colpì la mente, scartai Jasper ed entrai in macchina avviandola, un secondo dopo ero già fuori dal parcheggio e guidavo come un pazzo in direzione di casa.
Edward! Edward! Nessie! Lo sapevo dovevamo dirglielo! Dovevamo farla agire, le avremmo coperto le spalle!
“NO!” ringhiai facendo sobbalzare anche Bella.
Edward ora le racconterai tutta la verità! Se non lo farai tu lo farò io!
Dal mio petto uscii un ringhio basso e profondo.
Abbiamo messo in pericolo Nessie! Dio solo sa se Bella riuscirà a non staccarci la testa a morsi! Abbiamo sbagliato!
Gridava tutta la sua furia contro di me, ma come biasimarla, la decisione era stata la mia, se c’era qualcuno con cui Bella si sarebbe imbufalita sarei stato io.
“Esme?” chiesi con un filo di voce.
E’ ancora viva ma… è raccapricciante, non ci si presenterà un bello spettacolo davanti agli occhi, ho già chiamato Carlisle, Emmett e Rose.
Stanno correndo a casa.
L’ansia e la paura mi stavano corrodendo, Nessie, la mia bambina, nelle mani di un mostro, ma giuro, se solo le avesse torto un capello…
senza controllo uscì dal mio petto un altro ringhio più minaccioso del primo.
Mi girai per guardare Bella, nei suoi occhi si stava riaccendendo qualcosa, fose cominciava ad avvertire il pericolo.
Arrivati davanti casa e vidi l’auto di mio padre parcheggiata sul vialetto.
Sentivo i gemiti di dolore di Esme, e la voce di Carlisle che cercava di calmarla
“Mi spiace Carlisle, non sono riuscita a proteggerla, mi ha presa di sorpresa io…io” singhiozzava.
“Shh non sforzarti amore, stai calma, sistemeremo tutto” era la voce ansiosa di mio padre.
Mi precipitai dentro casa e con me i miei fratelli e mia moglie.
Proprio come aveva detto Alice, lo spettacolo che ci si parò davanti agli occhi fu agghiacciante, mia madre era a terra, smembrata, l’avevano fatta a pezzi, Carlisle era inginocchiato davanti a lei, cercava di ricomporla.
“Edward” la voce di Bella mi fece sussultare, era più di un mese che non la sentivo, la fissammo tutti impietriti.
Nei suoi occhi il terrore per ciò a cui stava assistendo, si guardò attorno come spaesata, sembrava essersi risvegliata da un lungo letargo.
“Renesmee… dov’è Renesmee?” chiese voltandosi per guardarmi.
Di li a pochi secondi avremmo dovuto dirgli tutta la verità.
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Re: The After Breaking Dawn

Messaggio  ♥вєℓℓα ѕωαи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 10, 2009 11:00 pm

Capitolo 13-Bella

Fu come risvegliarmi da un lungo letargo nel quale la mia mente faceva scorrere pigra, immagini su immagini, ricordi e piccoli spazi di lucidità.
Non ricordavo esattamente come avessi vissuto per… quanto tempo? Che giorno era oggi?
Cosa succedeva? Mi guardai un attimo attorno, fu come se fossi stata cieca per tutto quel tempo.
Il mio sguardo vagò per pochi istanti sulla casa. Erano tutti radunati, non vedo intorno a cosa, sentivo i sussurri di Carlisle preoccupato.
Carlisle? Che ci faceva qui? Giusto! Si erano trasferiti!
Avevo pochissimi ricordi di quel lungo periodo nel quale ero stata come assopita.
Mi avvicinai per vedere meglio cosa succedeva.
Quel che vidi mi pietrificò.
«Edward» mormorai, ero terrorizzata, il corpo di Esme era… sparpagliato per tutta la casa!
Era stata a fatta letteralmente a pezzi!
Si girarono tutti verso di me, nessuno parlava mi fissavano stupiti, ma come potavano credere che davanti ad una simile atrocità non avrei reagito?
Un pensiero improvviso mi colpì la mente… dov’era mia figlia?
«Renesmee… dov’è Renesmee?» chiesi voltandomi per guardare Edward.
Non mi rispose mi fissò in silenzio, era l’immagine del terrore.
Il panico mi assalì, cos’era successo? Dov’era mia figlia?
Cercai di scavare nei miei ricordi, ma ero sicura, avevo visto Renesmee quella mattina, lei era l’unica che ogni tanto mi faceva tornare alla cruda e triste realtà.
Il silenzio continuava a pulsarmi nelle orecchie, stavo letteralmente impazzendo dalla paura.
«Edward!» Urlai avvicinandomi a lui, fino a ritrovarmi a pochi centimetri dal suo viso.
Lui abbassò lo sguardo e disse le parole che più temevo.
«Amore, Nessi, nostra figlia… e… stata rapita», il suo tono era di pura angoscia, tormentato.
Mia figlia? Rapita? Mi sentii precipitare, ma non dovevo perdere il controllo, dovevo scoprire chi era stato, scovarlo, riprendermi mia figlia e ovviamente ucciderlo… chiunque fosse stato, non doveva permettersi di toccare il mio diamante più prezioso.
Dal mio petto usci un ringhio agghiacciante.
«Chi?» chiesi a denti stretti, i pugni serrati e gli occhi chiusi, tremavo sembravo in preda alle convulsioni, ma era troppo difficile controllarmi in quel momento.
«Jane…», disse d’un fiato Edward.
«Jane!?». Gridai sbarrando gli occhi.
Ma perché? Per quale motivo l’aveva fatto? Aro non avrebbe mai commesso un crimine tanto grosso.
«Bella, io… Amore credo di doverti delle spiegazioni» disse Edward fissandomi negli occhi, dire che sembrava chiuso nella prigione dell’inferno era poco.
Non dissi nulla aspettai che proseguisse.
Ma non volevo perdere troppo tempo, ogni secondo che passava era un vantaggio per il rapitore.
«Charlie…»
Quando pronunciò quel nome uno squarcio si aprì nel mio petto, automaticamente mi portai un braccio al cuore, come per sorreggerlo nonostante al suo posto ci fosse solo un macigno di pietra.
Non ce la facevo a sentirlo nominare, ma dovevo stringere i denti resistere, per lui non potevo fare più niente lui…lui…. N-o-n c’-e-r-a- p-i-ù.
Dovevo pensare a mia figlia, dovevo salvarla a tutti i costi.
Le feci cenno con la testa di continuare.
«E’… stata Jane a ucciderlo… lei, aveva in mente un piano e… mi spiace Bella non potevo immaginare che sarebbe arrivata a tanto!» urlò disperato.
«Jane?” chiesi con un filo di voce, «ha… ucciso mio padre? Aveva un piano? E quando esattamente l’avete scoperto?» sentivo la rabbia salire, tacca dopo tacca, centimetro dopo centimetro.
«Da… subito, Alice ha visto il momento in cui…» sospirò «lo uccideva» terminò la frase.
Il mio viso era una maschera indecifrabile, una serie di emozioni sfilarono nella mia mente, confusione, rabbia, rancore ancora rabbia, Edward decise di continuare, sapevo che non era finita li.
Perché l’aveva ucciso? Che piani aveva? E ora perché proprio mia figlia?
«Lei, conosce il potere di Alice, non ha preso nessuna decisione fino a quando non si è ritrovata a pochi metri da Charlie, e lì che… si è concentrata in modo che Alice vedesse, l’ha aggirata.» Si fermò un secondo a guardarmi mentre io ascoltavo quelle parole, convinta ancora che fosse un incubo, sapevo di non poter più sognare poiché non dormivo… Ma in quel momento la mia mente ragionava in modo irrazionale.
Riprese a parlare.
«Voleva te, credeva che… una volta che fossi venuta a conoscenza di quel che aveva fatto, ti saresti arrabbiata a tal punto da andarla a cercare, e per all’ora lei si sarebbe fatta trovare pronta per… uno scontro… ti voleva… ti vuole… morta», disse l’ultima parola ringhiando.
«Non le è mai andata giù, la “clemenza” che Aro a dimostrato per noi nel campo da baseball a dicembre dell’anno scorso… a quanto sappiamo si è staccata dal gruppo, sapendo che Aro non le avrebbe mai permesso di fare una cosa simile, intaccando così per sempre il nome dei Volturi. Sa che su di te il suo potere non funziona, per questo si è allenata con Demetri per tutto questo tempo… per distruggerti» strinse i pugni lungo ai fianchi per controllarsi.
Non sapevo cosa dire, o meglio, ne avevo tante di cose da dire, ma tutte prevedevano lo smembramento di mio marito!
Mi aveva protetta da quella verità mettendo così in pericolo la vita di nostra figlia!
Ma cosa credeva di fare stupido imbecille!!?
Mentre assorbivo tutte quelle informazioni, le parole mi uscirono di getto dalla bocca, smaniose di sciogliersi dalla mia lingua.
«Lo sapevi! Lo sapevate tutti!!?!?! Guarda cos’hai combinato! Non solo Esme ha rischiato di morire, ma hai messo in pericolo la vita di nostra figlia! Che cosa credevi di fare? Credi che vorrei continuare a vivere se Renesmee morisse?!» urlai contro ad Edward prima di voltarmi verso Alice.
«E Tu! Com’è possibile che non hai visto niente!? Mia figlia è stata rapita! Mio padre è stato ucciso! Per mano della stessa persona, e tu non hai visto NULLA!?!», ero in collera stavo per perdere il controllo lo sentivo.
«Bella, io non potevo sapere che pur di arrivare a te sarebbe arrivata a tanto! Ha fatto a pezzi Esme ma non l’ha uccisa in modo che ti recapitasse un messaggio, ma io Nessie non posso vederla! E Jane conosce bene il mio potere, non ha preso decisioni fino all’ultimo, non potevamo intervenire! E lo stesso è successo con tuo padre! Bella ti prego credimi, mi dispiace, non sai per quanto mi sono crogiolata per..»
La interruppi, non potevo ascoltare oltre.
«Non mi interessa Alice! Avete passato il segno! Dove la trovo!? Dove vado a prendere quella piccola sudicia assassina!», gridai rivolta ad Edward.
Lui fece un passo verso di me, il suo volto era una maschera di dolore, ma mai come in quel momento mi era interessato poco.
Dovevo riavere mia figlia, poi mi sarei occupata di lui e tutto il resto.
«Non ti avvicinare!» le gridai contro.
Lo vidi pietrificarsi di fronte a quelle mie parole, l’avevo respinto, rifiutato, per la prima volta da quando ci conoscevamo, gli avevo fatto del male, ma la cosa non mi toccava, ero troppo in collera.
«Ha detto "lei sa dove trovarmi, ditele che l’aspetto, sola, e se non si presenterà, peggio per lei”», recitò Alice a testa bassa.
Lanciai a Edward lo sguardo peggiore che potei, l’unica cosa che dissi prima di fiondarmi fuori fu.
«Guai a voi se mi seguite… soprattutto tu!» conclusi rivolta a mio marito.
Così dicendo mi catapultai verso l’uscita sul retro e cominciai a correre più veloce che potevo, dovevo riavere mia figlia trovarla e uccidere Jane.
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Re: The After Breaking Dawn

Messaggio  ♥вєℓℓα ѕωαи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 10, 2009 11:03 pm

Capitolo 14-Bella

Correvo con tutta la forza che avevo in corpo, spingendo i miei muscoli al massimo, vedevo gli alberi, i sassi, le foglie e gli animali che popolavano la foresta sfilarmi davanti, immagini nitide e perfette nonostante la velocità fosse tale da non permettere, quasi, che i miei piedi toccassero il suolo.
Ripensavo al messaggio che Jane aveva lasciato per me, "Lei sa dove trovarmi, ditele che l’aspetto, sola, e se non si presenterà, peggio per lei".
Ma in realtà io non avevo la benché minima idea di dove si trovasse, lasciai che le mie gambe mi guidassero, stavo cercando di seguire la sua scia, ma i segni e l’odore che il suo passaggio avrebbe dovuto lasciare, erano debolissimi, quasi inesistenti.
Continuavo a correre, ma sentivo che poco alla volta il panico s’impossessava di me, annullando ogni mio senso, se solo non fossi riuscita ad arrivare in tempo, se solo quel piccolo e disgustoso essere avesse pensato che non mi sarei presentata… Non volevo nemmeno pensare a quell’ipotesi, scossi forte la testa per cacciare via quel pensiero che rischiava di prendere il sopravvento.
Fu in quel momento che mi accorsi di non essere sola, alle mie spalle stava arrivando qualcuno di molto veloce, non ci pensai due volte, inchiodai voltandomi, mi acquattai in posizione di difesa e dal mio petto uscii un ringhio furioso, sapevo chi era, Edward.
Pochi istanti dopo irruppe nel bosco, a pochi metri di distanza da me, lo guardai furiosa.
«Mi sembrava d’esser stata chiara», dissi raddrizzandomi.
“Bella, amore, per quanto tu possa avercela con me, non puoi chiedermi di stare a guardarti mentre tu vai a combattere», il suo tono era supplichevole, nei suoi occhi si stava scatenando una guerra, stava male, ed ero sicura non fosse solo causa del rapimento di nostra figlia, ma anche del mio comportamento.
«Vattene, torna in dietro», dissi a denti stretti.
Lui mi guardò, la sua espressione mutò divenne dura, decisa.
«No».
La rabbia s’impadronì di me, le saltai addosso, non per fargli male, per quanto fossi arrabbiata, non avrei mai potuto fare tanto, solo per avvisarlo. Non si mosse e cademmo entrambi per terra, ero a cavalcioni su di lui i pugni stretti conto il suo petto, lo fissai negli occhi scatenando tutta la furia che potevo attraverso quello sguardo. Non sembrava voler tornare sui suoi passi.
«No», ripeté.
Fu allora che decisi, chiusi gli occhi e mi concentrai al massimo, allontanai lo scuso dalla mia mente. La mia mente non può mentirti! Non voglio che tu mi segua, non ti voglio in torno a me!
Torna a casa Edward, non voglio più ripetertelo!
Gli scatenai contro tutta l’ira dei miei pensieri, e senza attendere una risposta ripartii. Sembrava avesse funzionato, non mi stava più seguendo, probabilmente l’avevo ferito, ma in quel momento l’unica cosa che importava era recuperare mia figlia… viva. Erano già tre ore che correvo, non volevo prendere decisioni, temevo che Alice le riferisse a Edward. Non volevo nessuno con me, era stata chiara, mi voleva SOLA.
La paura di perdere in quello scontro non mi aveva nemmeno sfiorata, evidentemente la povera Jane non sapeva la furia che una madre, specie se vampira, poteva provare se solo la sua bambina veniva sfiorata, figurarsi se portata via.
Cercai di non pensare a nulla durante tutto il tragitto, ma non fu facile, la mia mente poteva elaborare più concetti alla volta, e tenerla vuota era pressoché impossibile. Non sapevo cosa avrei fatto una volta trovata Jane, quale sarebbe stata la sua reazione e quale la mia. Avevo pensato all’eventualità che tutta quella scena fosse solo una farsa per attirarmi in una trappola dove, ad aspettarmi avrei trovato il corpo di guardia dei Volturi al completo, ma non mi interessava, avrei fatto di tutto per riavere mia figlia.
Era una strana sensazione, ma più mi guardavo in torno più mi sembra d’essere in un luogo famigliare, nonostante tutti gli alberi fossero uguali, la disposizione di quelli attraverso i quali stavo passando non mi era nuova, sembravano circolari.Mentre mi guardavo attorno, irruppi in uno spiazzale, senz’alberi né massi, tutt’intorno aveva dei fiorellini bellissimi. Mi sbagliavo, non era una spiazzale, era una radura, la nostra radura. Dopo sei ore di corsa ininterrotta ero giunta a Forks, incredibile fin dove le mie gambe mi avevano portata.
Un lampo passò nella mia mente, arrivò come un fulmine a ciel sereno, sapevo bene dove trovare Jane. Non persi tempo in quel luogo tanto famigliare e ripresi a correre. Puntavo diritta verso casa di Charlie.
Pochi minuti dopo cominciai a riconoscere la foresta che circondava la mia vecchia casa, riuscivo già a intravedere il tetto. Mi bloccai all’istante, il dolore che la vista di quella casa mi provocò fu tale da mozzarmi il fiato in gola, mi sentii precipitare, quella strega aveva fatto in modo che il posto dove ci saremmo incontrate fosse abbastanza doloroso da annientare i miei sensi, e avrebbe potuto funzionare se non fosse che ero perfettamente consapevole del fatto che ero lì per salvare la vita di mia figlia. Chiusi gli occhi prendendo un respiro profondo, quel gesto tanto umano aveva ancora la capacità di tranquillizzarmi, mi concentrai sugli odori e i rumori della casa, pochi istanti dopo, lo percepii, il battito del cuore di mia figlia. Era viva! Provai un po’ di sollievo, ma la rabbia e il terrore erano ancora vivi dentro di me, giurai a me stessa che avrei ridotto quell’essere in brandelli così piccoli da non riconoscerne le parti del corpo.
«So che sei lì Bella, cosa aspetti? Non vorrai che la tua bambina muoia vero?», quella voce agghiacciante mi riempi le orecchie, alla frase seguii un ghigno malvagio.
«Mamma!» sentii urlare la mia piccola Renesmee, stava piangendo, era terrorizzata.
Un ringhio fuori uscì dalle mia labbra e con un balzo uscii dal bosco.
«Renesmee!» gridai.
Ora che mi trovavo faccia a faccia con Jane, non avevo più dubbi l’avrei disintegrata.
«Ciao Bella, finalmente».
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Re: The After Breaking Dawn

Messaggio  ♥вєℓℓα ѕωαи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 10, 2009 11:07 pm

Capitolo 15-Bella

«Ciao Bella finalmente» disse queste parole in tonto sensuale, quasi volesse stregarmi.
«Eri tanto ansiosa di morire Jane?».
Rise.
«No Bella, ero tanto ansiosa di farti fuori» e a queste parole si acquattò in posizione di difesa, la imitai non avevo alcuna intenzione di farmi sopraffare da quell’essere.
«Dov’è mia figlia?» dissi queste parole ringhiando.
Lei scoprì i denti, rispondendo alla mia minaccia.
«In casa, ma non farai in tempo a rivederla, prima ucciderò te e poi, passerò a lei».
Quelle parole mi provocarono una scarica elettrica in tutto il corpo, la mia vista si offuscò, divenne tutto rosso.
Il veleno fluiva a fiotti nella mia bocca, sulla lingua sentivo il gusto di metallo, la voglia di attaccare.
Cercavo di mantenere il controllo, l’impulsività non mi avrebbe aiutata in combattimento.
«Vuoi vederla?».
«Non osare avvicinarti a lei», la avvertii, a quanto pare, non sapeva che provocarmi avrebbe solo peggiorato la situazione.
«No no, tranquilla, sarà lei a venire da noi… vero Nessie?».
Sentire il nome di mia figlia pronunciato da quell’ibrido schifoso, mi mandò ancor più fuori di me dalla rabbia, tremavo da capo a piedi, fremevo per il desiderio di attaccare.
Mai in vita mia avevo provato un desiderio così forte di uccidere.
«Mamma!» l’urlo di mia figlia che lentamente avanzava alle spalle di Jane mi distrasse, aveva gli occhi rossi e gonfi di lacrime, la sua morbida chioma era un groviglio di nodi, profonde occhiaie solcavano il suo viso.
L’immagine di Renesmee in quello stato mi fece perdere il lume della ragione, e senza pensarci due volte attaccai.
Mi fiondai addosso a Jane, che presa alla sprovvista, si scansò un millesimo di secondo dopo il mio affondo, la colpì ad una spalla scaraventandola sull’albero alle sue spalle che si piegò sotto il peso della mia forza.
Mi parai davanti a mia bambina per proteggerla, non doveva nemmeno avvicinarsi con lo sguardo.
Jane si rialzò immediatamente, con il solito ghigno sulla faccia.
«Sai, mi sto concentrando al massimo, in modo che la vostra veggente, possa vedere tutta la scena. Il momento in cui ti ucciderò, quello in cui farò fuori anche la loro adorata nipotina.”. Scosse la testa con fare dispiaciuto “povero Edward, il dolore lo ucciderà» aggiunse.
Mi fissava, aspettava una mia reazione, ma ero troppo concentrata su ogni suo movimento, non mi volevo distrarre, rischiavo di farmi cogliere di sorpresa.
«Speravo di non dover arrivare a tanto, uccidere Charlie credevo sarebbe bastato, ma invece no, la tua famiglia ha preferito proteggerti da tutto questo. Non mi avete dato scelta».
Ci aveva preso in pieno, pronunciare il nome di Charlie era stata la chiave per scatenare una mia reazione, ringhiai con tutta la forza che avevo in corpo.
Si compiacque del mio atteggiamento, era quello che stava cercando.
«Vuoi sapere com’è morto Bella?».
Questa conversazione stava durando anche troppo per i miei gusti, ci stavamo studiando a vicenda, senza muoverci dai nostri posti.
«Lo so già schifosa assassina!”.
«Mmmm non credo ti abbiano raccontato proprio tutto».
Quelle parole mi pietrificarono, una parte di me voleva sapere tutto, l’altra, ucciderla farla a pezzi e bruciarne i resti, così da mettere finalmente la parola fine a tutta quella spiacevole storia.
«Gli ho raccontato tutto, era nel bosco, credo passeggiasse, inutile dirti che quando mi ha visto è rimasto subito estasiato dalla mia persona».
Fece una pausa, le labbra sempre piegate in un sorriso malvagio, che poteva esserne certa, avrei per sempre cancellato da quel suo falso visino angelico.
«Gli ho detto chi ero io, e chi eri tu. E’ rimasto piuttosto stupito nel sapere la verità. Ho forse la parola giusta è impaurito. Sai, mi sembrava giusto dirgli il perché stavo per ucciderlo, doveva sapere che lui non mi aveva fatto niente, ma che il mio obbiettivo era la sua dolce bambina».
Fu uno schiaffo in piena faccia, Charlie era morto sapendo che la colpa di tutto ero io, aveva avuto paura, forse invocato anche aiuto, senza sapere che nessuno avrebbe potuto salvarlo da quella situazione.
Mi sentii soffocare, il senso di colpa mi attanagliava, sapevo d’esser la causa di tutto, mi odiavo per questo, odiavo la mia natura, ma l’idea che anche Charlie in punto di morte avesse provato gli stessi sentimenti per me, era ancora più doloroso.
La risata beffarda e maligna di Jane mi riportò alla realtà, l’unica cosa che potevo fare era vendicarlo.
«La pagherai mostro!» stavo per attaccare quando disse.
«Un’ultima cosa Bella… ti trovi nel punto esatto, proprio dove ho ucciso Charlie… Mmmm squisito».
Furono le ultime parole che le permisi di pronunciare.
La rabbia mi aveva accecata, il dolore che le sue parole mi avevano provocato era immenso, mi aveva ferita, in quel momento tutto venne cancellato dalla mia mente, dai miei occhi, i miei sensi percepivano solo lei, il nemico.
La afferrai per un braccio, scaraventandola contro un altro albero, lontana da mia figlia.
Lei lo usò come trampolino lanciandosi addosso a me, mi colpi in pino petto e avvicinò i suoi denti con un gesto fulmineo al mio viso, con altrettanta velocità chiusi le mie dita intorno al suo colo e la spinsi via.
Ci guardammo per un secondo prima di riprendere, il rumore dei nostri corpi che si scontravano era l’equivalente che solo un temporale in pieno inverno poteva provocare.
Era notte ed eravamo nascoste nel bosco, ma dubitavo che gli umani non sentissero il rumore assordante che facevamo.
Mi colse di sorpresa, mi prese alle spalle posando una mano al centro della mia schiena per poi strattonarmi all’indietro.
Si senti come un rumore di rottura e della mia gola usci un urlo disumano, non sapevo cosa mi avesse fatto, ma faceva davvero male!
Sfruttò quel momento di debolezza per continuare, mi colpì in pieno stomaco con un calcio scaraventandomi contro un altro albero, che si spezzo cadendomi addosso.
«Ora basta!» gridai.
Stavo davvero perdendo la pazienza, mi rialzai e fissai i miei occhi nei suoi.
In un lampo le fui addosso, cademmo a terra e le sferrai un pugno in faccia, si portò le mani al viso, sfruttando quel momento di distrazione avvicinai i miei denti al suo corpo, la morsi strappandole via metà collo.
«Ahhhh» il suo urlò squarcio in due la notte, mi scaravento a terra portandosi una mano, a quel che restava, del suo collo.
Quel che vidi non mi piacque, avevo lasciato mia figlia scoperta, Jane era in piedi accanto a lei.
La soddisfazione di quel momento, era subito tramutata in puro panico.
Vidi Jane fissarmi attentamente, non capivo cosa stesse facendo, ma ero contenta che non si fosse ancora accorta della sua posizione.
All’improvviso capii, e scoppiai a ridere.
«Jane, il tuo potere con me non funziona… l’hai dimenticato?» chiesi sbeffeggiandola.
Rilassò la sua espressione e mi sorrise.
«Certo che no, volevo solo accertarmi che fosse ancora così», fece una pausa e senza togliere gli occhi dai miei ricominciò a ridere.
Non capivo, cosa stava facendo?
«Aimè tu continui a esserne immune, ma… lei?» con un cenno della testa indicò mia figlia.
Fu allora che capii.
«NO!» gridai e senza pensarci lanciai il mio scudo verso Renesmee, staccandolo completamente dal mio corpo.
Jane se ne accorse, successe tutto troppo velocemente.
Puntò il suo sguardo assassino su di me, scaricando tutta la forza del suo potere sul mio corpo che ne subì le conseguenze.
Avevo agito impulsivamente lanciando tutto lo scudo verso mia figlia, lasciando così scoperta la mia mente.
Caddi a terra in preda alle convulsioni, fu come se migliaia di coltelli mi stessero perforando ogni parte del corpo, durò pochi secondi, appena mi colpì il mio scudo tornò automaticamente indietro, rendendomi nuovamente immune al suo potere, ma sapevo che i secondi che mi ci sarebbero voluti per riprendermi le sarebbero bastati per farmi a pezzi.
In quel momento la consapevolezza che stavo per morire s’impossessò di me, non avevo paura, ma temevo per la sorte di mia figlia.
«Edward! Salvala!» urlai con tutta la forza che avevo in corpo, sapevo che non era lì, ma ricordavo le parole di Jane, "Sai, mi sto concentrando al massimo in modo che la vostra veggente possa vedere tutta la scena".
Speravo che trovasse un modo per salvare la nostra bambina.
La sentii ridere e con tono pieno di cattiveria e piacere mi disse:
«Addio Bella» sentii il corpo di Jane scattare nella mia direzione, era finita, stavo per morire.
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Re: The After Breaking Dawn

Messaggio  ♥вєℓℓα ѕωαи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 10, 2009 11:10 pm

Capitolo 16-Edward

Correvo nella foresta più veloce che potevo, spingevo i miei muscoli tesi come corde di ferro, cercavo di costringere il mio corpo ad andare più veloce. L’ansia e la paura mi stavano divorando, la mia Bella, il mio amore, stava combattendo da sola, per salvare nostra figlia, se solo non fossi arrivato in tempo… Il cellulare nella mia tasca vibrò, risposi senza arrestare la mia folle corsa verso Forks.
«Alice!»
«Edward! L’ha colpita! Non c’è più tempo rischi di arrivare in ritardo! Chiama Jacob è ancora a Forks! Presto!».
Quelle parole mi pietrificarono, accelerai, se possibile, ancora di più e chiusi la chiamata componendo il numero di Jake, era la nostra ultima speranza.
Rispose al primo squillo.
«Edward?» chiese con tono esitante.
«Jacob presto corri a casa di Charlie, Bella e Nessi sono in pericolo! Io sto arrivando ma tu sei più vicino, muoviti!».
Rimisi il telefono in tasca, ero vicino, potevo già sentire il battere del cuore di mia figlia e la scia di Bella. Quel silenzio opprimente fu squarciato dall’urlo di mia moglie.
«Edward! Salvala!» mi stava chiamando, stava per morire e chiedeva il mio aiuto.
Quella voce che tanto amavo, così piena di dolore e sofferenza mi spezzo in due.
Un ringhio feroce uscì dalle mia labbra.
Sentii una risata crudele provenire nella direzione dove si trovava Bella. «Addio Bella».
Il mondo si fermò sotto i miei piedi, ero così vicino da poter vedere la scena, il mio amore, era rannicchiata per terra, preda ancora degli spasmi di dolore, Jane balzò in aria per fiondarsi addosso a lei, ero lì a pochi metri, ma sapevo che sarei arrivato un millesimo di secondo dopo.
L’irruzione di Jacob sottoforma di licantropo mi spiazzò, ero talmente concentrato sul mio obiettivo che non mi accorsi di lui, balzò verso Jane staccandole la testa dal collo, il suo corpo continuava cmq a muoversi, ma prima che potesse reagire, entrai anch’io nel campo di battaglia e, assieme a Jake smembrai il corpo di quel mostro che era stato tanto vicino dal togliermi tutto quello per cui la mia vita aveva un senso.
Provai gusto nel sentirla urlare di dolore, Jake accese il falò e bruciammo quel che restava di Jane.
Mi voltai per cercare Bella, avevo bisogno di stringerla a me, di sentire che stava bene che era viva, la trovai abbracciata a Nessie, la stringeva forte a se, probabilmente per coprirle la visuale da quel che stava accadendo.
La vidi voltarsi verso di me, e mi bloccai.
Ricordai quello che era successo poche ore prima, mi odiava, ed ero sicuro che non mi avrebbe voluto vicino in questo momento.
Jacob si fiondò verso mia figlia, togliendola dalle braccia di Bella per stringerla a se.
"Nessie! Oh piccola, stai bene? Quel mostro ti ha fatto del male?", pensò solo quelle parole, dato che era ancora trasformato, era preoccupato, come lo ero io, vidi che Bella non reagì a quel comportamento ma si volto per guardarmi.
Nei suoi occhi leggevo il dolore per quello che era venuta a scoprire, ma anche odio, forse per quello che le avevo fatto. Vedere quello sguardo puntato su di me mi ferì spaventosamente. Ma, come sempre Bella mi stupiva, cogliendomi di sorpresa mi saltò addosso abbracciandomi.
«Edward!» gridò stringendomi a lei, poggiò la testa nell’incavo del mio collo e in quel momento capii, le ero mancato.
Risposi subito all’abbraccio. «Bella, amore mi dispiace, non avrei voluto finisse così, ho avuto talmente tanta paura di perderti, e sentirti gridare il mio nome, sentirti invocare il mio aiuto e non essere li con te…»
Arrestò tutto il mio monologo infrangendo le sue labbra sulle mie.
Fu un bacio profondo e passionale, era più di un mese che non avevo quel contatto con la donna che amavo più della mia vita. E risentirlo mi emozionò, la strinsi a me prolungando il nostro bacio. Non volevo saperne di staccarmi da lei, e fui felice di vedere che anche per lei era lo stesso.
«Edward?» allontanò il viso appena dal mio.
«Dimmi amore».
«Mi dispiace, ti ho trattato malissimo, ma la rabbia che ho provato, la paura che ho sentito quando nostra figlia era stata portata via da quel mostro. Hanno risvegliato in me istinti che nemmeno credevo di avere. Potrai mai perdonarmi?».
Rimasi di sasso nell’ascoltare quelle parole, lei chiedeva il mio perdono quando ero io quello che doveva essere scusato? Proprio non la capivo, scossi la testa sconsolato e la sentii irrigidirsi contro il mio corpo. Non avevo bisogno del mio potere per capire che aveva frainteso il mio gesto.
«Amore, non scuoto la testa perché non posso perdonarti, solo perché so, che non riuscirò mai a capirti. Io ho sbagliato, e tu chiedi a me di perdonare te? Non cambierai mai» gli sorrisi, e lei ricambiò.
«Ti amo Edward» lo disse con così tanta serietà e passione che per un attimo mi lasciò senza parole.
«Ti amo anch’io amore mio» cercai di risponderle con lo stesso sentimento, perché era vero, la amavo e adoravo indiscutibilmente.
Mi abbracciò forte e tornò a baciarmi con più passione intrecciando le mani ai miei capelli.
Un brivido mi percorse la schiena, sentivo il desiderio crescere dentro al mio corpo e finalmente, dopo più di un mese, anche nel suo.
«Mi sei mancata» le sussurrai all’orecchio.
A quelle parole s’incupì e abbasso la testa, le presi il mento tra pollice e indice, lo alzai fino a puntare i suoi occhi nei miei.
«Non ti preoccupare amore, l’importante e che ora…stai bene».
Mi guardò negli occhi, neri come la pece, era da troppo che non cacciava.
«Mmmm» dissi osservandola.
«Forse e ora che tu ed io andiamo a caccia» mi sorrise radiosa.
«Non vedo l’ora» rispose senza smettere di sorridere.
«Mamma, Papà!» gridò la nostra bambina, ci girammo ed io la presi in braccio, ci stringemmo tutti in un unico abbraccio.
«Stai bene mamma?»
Bella sorrise e posò una carezza sulla guancia di Nessie.
“Benissimo amore».
“Allora sei tornata?».
«Non me ne sono mai andata bambina mia, tu eri l’unica che mi faceva provare delle emozioni».
A quella frase m’irrigidì appena, l’avevo immaginato che Renesmee fosse l’unica a dargli delle sensazioni, ma sentirglielo dire un po’ mi dispiaceva, io non ero stato in grado di trasmetterle nulla.
“Non vorrei rovinarvi il momento ma, che ne dite se ce ne andiamo prima che l’intero corpo di polizia arrivi per vedere cos’era tutto sto casino che abbiamo fatto?” Jacob ci fissava un po’ imbarazzato, ma felice che tutto fosse andato per il meglio.
«Grazie amico», dissi fissandolo negli occhi.
"A quanto pare sono destinato a risolverle sempre io le situazioni più critiche e Edward?"
Pensò ridendo, ricambiai il sorriso.
«Edward?»
«Si Bella?»
«Voi cominciate ad andare, vi raggiungo tra qualche minuto, prima di andarmene vorrei…» bloccò la frase a metà e rivolse lo sguardo verso la casetta che un tempo, apparteneva a Charlie.
Misi Nessi in groppa a Jacob.
«Cominciate ad andare, io e Bella vi raggiungeremo tra qualche minuto».
Lei si voltò a guardarmi.
«Ma…»
La zitti posandole un dito sulle labbra.
«Niente ma, non ti lascerò mai più allontanare da me amore mio, ho sofferto troppo».
Lei mi sorrise comprensiva, era evidente che anche per lei era stato lo stesso.
Jake cominciò a correre con Nessi in spalla verso la foresta sotto lo sguardo attento di Bella, quando sparirono nella notte, sospirò.
«Ok» disse prima di voltarsi e dirigersi verso la casa.
Ero alle sue spalle, avrei aspettato fuori, per lasciare dare l’ultimo saluto a quella casa.
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Re: The After Breaking Dawn

Messaggio  ♥вєℓℓα ѕωαи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 10, 2009 11:16 pm

Capitolo 17-Bella

Aspettai che Jake e mia figlia sparissero nel buio dalla notte e lentamente mi voltai verso quella che fino a un anno prima, era stata la mia casa. Mi diressi lentamente verso di essa, consapevole che alle mie spalle c’era Edward, il quale mi avrebbe assistito e confortata, questo mi diede un po’ di forza in più. Arrivai davanti alla porta, con una lentezza disarmante portai la mano alla maniglia, presi un respiro profondo ed entrai in casa.
Tutto era come lo ricordavo, il divano al centro della stanza, il camino nel quale c’era ancora la cenere della legna bruciata, il tappeto, sul quale aleggiava appena un leggero strato di polvere. L’attaccapanni sulla destra della porta sul quale era ancora appena la giacca della divisa e la cintura della pistola. La sfiorai con le dita e la mia mente risvegliò una serie di ricordi che, nonostante appartenessero alla mia vita umana, furono molto nitidi. Ogni volta che rientrava in casa e mi chiamava…
«Ciao Bells!».
«Ciao papà sono in cucina!».
Avanzava a grandi passi verso di me.
«Mmmm che profumino? Che hai preparato?».
I suoi occhi s’illuminavano ogni volta che mi vedeva cucinare, le piaceva quello che preparavo, anche se all’inizio aveva il timore che avessi imparato da mia madre.
Riaprii gli occhi, ritornando alla realtà, stavo sorridendo e non me n’ero nemmeno accorta.
Quelli erano ricordi lontani, presi un altro respiro profondo, nonostante non ne avessi, ma mi tranquillizzava.
Sentivo un enorme vuoto dentro, e sapevo che nessuno sarebbe mai stato in grado di colmarlo.
Avanzai lentamente verso la cucina, sul divano c’era ancora il telecomando della tv mi fermai a fissarlo per pochi attimi, e altri ricordi invasero la mia mente.
Charlie era seduto sul divano con Billy, guardavano una partita di Football alla tv, io ero in cucina, stavo finendo di lavare i piatti.
«Bells tesoro ci passi un’altra birra?».
«Certo papà», mi diressi verso il frigo e ne tirai fuori due belle ghiacciate.
«Ecco», gliele porsi sorridendo.
«Grazie tesoro», disse rispondendo al mio sorriso.
Riaprii di nuovo gli occhi, mi ero di nuovo fatta assorbire dai miei ricordi, ne avevo bisogno, era un modo come un altro per sentirlo ancora vicino a me.
Quando arrivai in cucina, notai che era tutto in ordine, sicuramente aveva in programma di prendersi una pizza, non le era mai piaciuto cucinare.
Sorrisi anche di quel ricordo.
Mi fermai davanti alla scalinata che portava alle camere da letto e al bagno, sapevo che li, avrei dovuto rivivere i momenti più duri, ma quello era il mio ultimo saluto, mi feci coraggio e salii al piano superiore.
La casa era ancora impregnata del suo odore, camera sua soprattutto.
Entrai lentamente, non volevo che i ricordi mi assalissero come un uragano, ma fu inutile, appena fui dentro….
«Bells!», mi chiamò mio padre dalla sua stanza.
«Dimmi» risposi dalla mia.
«Vieni qua per favore».
Sbuffai, e di malavoglia mi diressi verso camera sua, quando lo vidi per poco non scoppiai a ridergli in faccia.
«So a cosa stai pensando! Sembro un pinguino!» Charlie era in piedi di fronte allo specchio, Alice gli aveva mandato l’abito per la cerimonia dei diplomi.
«Mmmm no papà sei…».
«Ridicolo?» mi chiese lui terminando la mia frase.
Trattenni le risate.
«No, diciamo che non sei… il solito, ecco», questa volta Alice aveva esagerato, sembrava davvero un pinguino.
Quando tornai in me, scoppiai a ridere, meno male che alla fine ero riuscita a convincere Alice che qualcosa di meno classico e più comodo avrebbe donato di più a mio padre.
«Eh papà…» sospirai prima che un’ondata di dolore e malinconia mi assalisse, mi lasciai cadere sul letto di Charlie, abbracciai il suo cuscino e ispirai il suo profumo, mi sarebbe mancato terribilmente.
Quante notti passate ad ascoltare il russare tranquillo di mio padre…
Cominciai a singhiozzare, volevo piangere disperarmi, ma nel mio nuovo corpo tutto questo non era possibile, ero sicura che Edward mi sentisse, ma non entrò, gliene fui immensamente grata.
Rimasi sul letto per un tempo che mi parve infinito, prima di rialzarmi e fare l’ultimo giro nella mia vecchia stanza.
Era tutto come l’avevo lasciato, il letto con il mio plaid, la scrivania sulla quale giaceva il cadavere del mio vecchio computer, nulla fuori posto.
Anche lì mi abbandonai ai ricordi, la prima volta che Edward era entrato in camera mia, tutte le notti che aveva passato con me ad insaputa di Charlie, le volte in cui, sospettoso, entrava per controllare che ci fossi ancora, che non fossi scappata, per chissà dove poi.
Sorrisi ancora.
All’improvviso la mia mente, mi costrinse a rivivere i fatti accaduti nemmeno un’ora prima, Charlie sapeva, era morto con la consapevolezza che sua figlia non fosse più umana, aveva sicuramente pensato che fossi un mostro, la causa di tutto il dolore cha avrebbe provato di lì a pochi minuti.
Sapeva che gli avevo mentito, e che sarebbe morto a casa dell’essere che sua figlia era diventata.
Il pensiero che mio padre, mi avesse realmente odiato, poco prima di morire, mi tormentava, non avrei mai potuto spiegargli, non ero destinata a rincontrarlo, ero letteralmente incastrata nella mia vita da vampira immortale, costretta a vivere nel dolore per l’eternità.
Ma lo meritavo, forse quella sarebbe stata la giusta punizione per me.
Mi guardai attorno ancora per un minuto abbondante, sentivo che sarei impazzita se fossi rimasta dentro un secondo di più, così mi fiondai fuori dalla casa e cominciai a correre tendendo al massimo i miei muscoli, per avere più spinta, volevo lasciarmi tutto alle spalle, allontanarmi il più possibile da quel luogo pieno di ricordi pronti ad assalirmi e ferirmi, come un branco di squali sulla loro preda, ognuno di loro, ogni singolo ricordo, mi strappava un pezzo di cuore, volevo scappare prima che mi riducessero a brandelli.
Sentivo che Edward era dietro di me, mi afferrò per un polso girandomi verso di lui, mi lasciai fermare prima di buttarmi tra le sue braccia e cominciare a disperare, desideravo piangere, avrei dato tutto per sfogare qual momento, liberarmi di quel peso, ma non mi era possibile.
Sentivo le mani di mio marito accarezzarmi la schiena, le sue labbra baciarmi i capelli.
«Shhh amore, ci sono io» continuava a ripetermi queste cose preda anche lui dell’agonia, sapevo che lo stavo facendo soffrire, e trassi la forza di smettere proprio da questo pensiero, non volevo stesse male per causa mia.
Lo guardai negli occhi poggiandole una mano sulla guancia. «Ti amo».
«Ti amo anch’io», ci abbandonammo a un bacio pieno di dolcezza, chissà da quanto tempo non le dimostravo il mio amore.
«Edward?».
«Si?».
“Da quanto tempo sono… voglio dire, per quanto tempo sono stata…così?» chiesi abbassando lo sguardo, sapevo che nei suoi occhi avrei rivisto il dolore di quei momenti e non potevo sopportarlo, tuttavia, volevo sapere.
«E’ la vigilia di Natale Bella, sei stata così per un mese e tredici giorni» mi rispose.
Cavolo! Così tanto!? Chissà come aveva sofferto.
«Mi dispiace» ribadii.
Lui mi sorrise e riprese a baciarmi.
«Come ti ho detto poco fa, l’importante e che ora stai bene, e che sei di nuovo con noi».
Ricambiai il sorriso, desiderava quanto me lasciarsi tutto alle spalle.
«Andiamo, Nessie e Jake ci stanno aspettando, sai sei mancata tanto a tutti, non vedono l’ora di rivederti», io annuì e cominciai a correre con lui nella foresta, mi stavo lasciando alle spalle Forks, sapevo che era un addio, che mai e poi mai avrei voluto rimettere piede in quella cittadina che tanto mi aveva dato, ma che ora era solo un luogo pieno di ricordi dolorosi e pesanti da mandare giù.
Hannover, era quella la nostra meta, finalmente tornavo a casa e ad attenderci avrei trovato tutta la mia famiglia e finalmente, un po’ di meritata pace.
Sospirai, dovevo lasciare che tutto cadesse alle mie spalle, ma sapevo che una parte di quella vicenda non l’avrei mai scordata, Charlie era morto e niente l’avrebbe più riportato indietro, impossibile dimenticare, impensabile provare a farlo
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Re: The After Breaking Dawn

Messaggio  ♥вєℓℓα ѕωαи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 10, 2009 11:21 pm

Capitolo 18-Bella

Era ormai da cinque ore che correvo nella foresta, mano nella mano con Edward, davanti a noi Jake con mia figlia in spalla, stavamo tornando a casa, ancora un’ora e saremmo arrivati.
La mia mente aveva vagato finalmente libera dall’oblio del dolore, non che non ne provassi più, ma avevo capito come gestirlo, era un sentimento con il quale avrei dovuto convivere per l’eternità non potevo permettere che mi assalisse in ogni momento della mia esistenza.
Il pensiero più forte, che formulai a mente lucida, fu il rischio che avevo corso, stavo per morire lasciando mia figlia sola, in balia di quel mostro.
Non ero stata in grado di difenderla, di proteggere il mio diamante più prezioso, se fosse dipeso solo da me sarebbe morta, tutta colpa della mia impulsività e del mio stupido orgoglio.
Ero grata che Edward avesse deciso comunque di seguirmi, pur lasciandomi un breve margine di vantaggio per far si che non mi accorgessi della sua presenza.
“Che c’è amore?” La voce melodiosa del mio angelo mi ridestò dai miei pensieri.
“Pensavo, che se non foste intervenuti tu e Jacob, probabilmente sarei morta, e nostra figlia con me” risposi cupa.
Lui mi strinse appena la mano, continuava a osservarmi, cercava la risposta più giusta da darmi.
“Bella, hai agito d’istinto non devi rammaricartene, e comunque, sei stata bravissima, era il tuo primo combattimento amore, e per essere una principiante te la sei cavata piuttosto bene” mi rispose sorridendo.
Il mio Edward, sempre pronto a giustificarmi e perdonarmi, nonostante fossi in torto marcio, Dio quanto lo amavo!
“Ti amo” sussurrai.
“Anch’io amore”.
Sapevo che Jacob sentiva la nostra conversazione, ed ero certa che anche mia figlia ci sentisse chiaramente, volevo esporre un pensiero non proprio casto e non mi andava che Jake o Renesmee sentissero, così chiusi gli occhi e allontanai lo scudo dalla mia mente, non avevo paura di andare a sbattere contro qualche albero, anche senza la vista ero in grado di sfrecciare attraverso la foresta in assoluta sicurezza.
Non vedo l’ora di dimostrartelo con i fatti amore mio.
Pensai con tutta l’intensità possibile.
Lo vidi sussultare, un brivido percorse lungo la sua schiena e un ringhio basso e profondò scaturì dal suo petto, lo capivo bene, fremeva per la voglia del mio corpo, voleva assaporare le mie labbra, accarezzarmi, come solo lui era capace di fare, lo desideravo immensamente puro io.
Non so se per le mie parole, o se per la fretta di tornare a casa e rivedere la nostra famiglia, ma accelerò il passo, avevamo lasciato che Jacob ci corresse davanti, per non perdere di vista nostra figlia, ma ora c’eravamo portati sulla stessa linea.
Mancava davvero poco all’arrivo, non vedevo l’ora di riabbracciare Alice, di rivedere il dolce e amorevole viso di Esme… già, Esme.
“Edward?” Chiesi ansiosa, si accorse del mio tono preoccupato per questo, arrestò la corsa e mi prese tra le sue braccia.
“Dimmi amore, tutto bene?” Chiese apprensivo.
Esagerava sempre, mi allontanai un po’ dal suo petto.
“Esme… siete riusciti a ..”.
Sorrise e mi rispose bloccando a metà la mia frase, forse per non far sentire quelle parole spaventose a Renesmee.
“Sì, Carlisle è riuscito a guarirla, ora sta bene…”.
Sospirai.
“Meno male”.
“Anche se si sente molto in colpa per quello che è successo a Nessie” aggiunse.
“Ma no! Non è stata colpa sua, non poteva fare niente contro il potere di Jane”.
“Lo so amore, ma per lei è inevitabile pensare d’essere la causa del dolore che abbiamo provato per la momentanea separazione di nostra figlia”.
Abbassai lo sguardo e scossi la testa, povera Esme, si era fatta fare a pezzi per difendere la sua nipotina, ma non poteva resistere a Jane, chissà com’era stata male per tutto quel tempo.
“Dobbiamo arrivare a casa, devo parlare con Esme” sentenziai decisa.
Edward mi sorrise e riprendemmo la strada di casa, Jacob e Renesmee avevano assistito a tutta la nostra conversazione , senza mai intervenire.
Poco dopo finalmente, cominciai a vedere parte della casa che si trovava, all’interno dello spiazzale, ci avevano sentiti arrivare ed erano tutti fuori ad aspettarci.
Erano in fila, tranne Alice, che era per metà coperta dietro la spalla di Jasper, l’avevo ferita con il mio comportamento, avrei dovuto farmi perdonare.
Irruppi nel piazzale per prima, corsi subito in contro ad Alice ma il suo compagno, non che mio cognato e fratello, fraintese le mie intenzioni e si mise in posizione di difesa per proteggere la sua amata.
“Non fare lo scemo Jasper” dicemmo all’unisono io e Alice.
Ci fu un attimo di silenzio in cui nessuno disse nulla, un secondo dopo scoppiammo a ridere.
Mi buttai tra le braccia della mia più grande amica e sorella.
“Mi dispiace Alice, ero arrabbiata, so che questo non mi giustifica, ma…non volevo ferirti”.
“No Bella, sono io che ti devo delle scuse, immaginavo che la tua reazione sarebbe stata questa, avremmo dovuto dirti tutto subito”.
Mi staccai dall’abbraccio e sorrisi.
“Non fa niente, l’avete fatto per proteggermi”.
Ricambiò il mio sorriso e poi spostò lo sguardo verso il fratello che le sorrise.
“Zia Alice, Zia Rose!” Urlò mia figlia scendendo dalle spalle di Jake, tutti si fiondarono addosso a lei, la riempirono di baci e carezze, se la passavano di mano in mano come fosse un giocattolo, sorrisi nel vedere quella scena, le erano tutti molto affezionati, la amavano quasi quanto l’amavo io.
Notai che Esme non si era unita agli abbracci, era in un angolo mi scrutava cupa, fissava mia figlia come se volesse corrergli incontro e stringerla a se, ma non lo fece, mi voltai verso Edward il quale capì subito cosa volevo sapere.
“Crede che dopo quel che è successo tu non voglia più che lei si avvicini a Nessie”.
Sgranai gli occhi, ma che cosa assurda! Come poteva pensarlo!?
Basta era ora dei chiarimenti.
“Esme?” Chiamai decisa.
Lei alzò lo sguardo verso di me ma non disse nulla, le corsi incontro abbracciandola.
“Esme, non sono arrabbiata con te, hai fatto tutto il possibile per proteggere Renesmee, ti sei fatta fare a pezzi! Non devi neanche provare a pensare che sia colpa tua” dissi prendendole il viso tra le mani.
“Oh Bella, tesoro! Mi dispiace così tanto!” Singhiozzò poggiando la testa sulla mia spalla.
Le sorrisi rincuorante.
“Non preoccuparti Esme, l’importante e che ora sia tutto passato. Sono contenta di vedere che stai meglio anche tu, anche se non l’ho dimostrato, ero molto preoccupata per te”. Sorrisi.
“Ora vai da Nessie, le sei mancata tanto anche tu”.
Sciolsi l’abbraccio posandole un bacio sulla guancia, lei mi sorrise e corse incontro a mia figlia la quale si tuffò anche tra le sue braccia, guardai quella scienza con il cuore gonfio di gioia, finalmente eravamo di nuovo tutti assieme e felici.
“Mi stupisce vederti ancora intero Ed” tuonò Emmett con il suo solito vocione, rompendo la magia di quel momento, tipico di lui.
Mi girai a guardarlo, alzando un sopracciglio, non capivo, credeva che Jane sarebbe stata in grado di sconfiggerlo? Assurdo.
Vidi Edward ghignare.
“Per un attimo l’ho creduto anch’io Em” disse mio marito rispondendo probabilmente a una domanda che Emmett aveva solo pensato.
“Potreste renderci partecipi?” Chiesi un po’ seccata.
“Mi deludi sorellina, credevo che come minimo gli avresti staccato la testa dal collo, e invece me lo ritrovo qua, tutto intero, senza nemmeno un graffio!” Fece una finta espressione delusa prima di scoppiare a ridere.
“Ci ho pensato seriamente Em” dissi rivolgendo lo sguardo verso Edward, il quale, si rabbuiò.
Mi fiondai tra le sue braccia.
“Ma lo amo troppo” aggiunsi poggiando le mie labbra contro le sue, mi lasciai andare a quel momento.
Quando mi staccai, mi accorsi che eravamo rimasti soli, adoravo la mia famiglia anche per quello.
Sapevano quand’era il momento di lasciarci soli.
“Che ne dici, andiamo a caccia?” Mi chiese sorridendo, ci pensai un attimo, desideravo davvero tanto assaporare il corpo di Edward, mi era mancato come non mai, e solo in quel momento me ne resi realmente conto, ma i miei occhi oramai erano diventati neri come la pece, e le occhiaie somigliavano più a ustioni, era da parecchio che non mi nutrivo.
“Ok, ma una cosa veloce, non voglio perdere tempo” dissi avvinghiandomi ancora più stretta a lui e sorridendogli.
Un altro brivido gli percorse la schiena.
“Se continui così, non ti farò cacciare nemmeno uno scoiattolo”.
Mi misi a ridere e sfrecciai nella foresta, mi seguì subito e, senza perder tempo cominciammo a cacciare.
Ero più assetata di quel che credevo, dovetti abbattere tre cervi e un puma prima di dichiararmi sazia.
Edward mi guardava con occhi pieni d’amore, sapevo che vedermi cacciare, ridere e interagire con il mondo, dopo più di un mese di totale assenza, lo riempiva di gioia.
Gli saltai addosso, buttandolo per terra.
“Buon Natale amore mio” dissi accorgendomi che la mezzanotte era già passata.
Lui mi guardò titubante, sapevo a cosa stava pensando, Charlie, avremmo dovuto essere da lui, quel pensiero mi devastò ma lo misi subito da parte, ora era il momento di ridare al mio angelo tutte le attenzioni che ingiustamente gli avevo sottratto.
Lo baciai con foga strappandole via la camicia, un ringhio uscì di risposta dalla sua gola, sorrisi.
“Buon Natale anche a te tesoro” disse prima di trasportarmi con lui nel paradiso del nostro amore.
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Re: The After Breaking Dawn

Messaggio  ♥вєℓℓα ѕωαи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 10, 2009 11:28 pm

Capitolo 19-Bella

Avevamo passato una notte meravigliosa, era più di un mese che non facevamo l’amore, e staccarmi da quel corpo che fremeva sopra al mio, mi costò un grosso sacrificio.
Ma, dovevamo tornare, avevo bisogno di stringere mia figlia, di respirare il suo dolce profumo.
Quando arrivammo nello spiazzale, notai cha Jake era poggiato al muro della casa, le braccia incrociate al petto, lo sguardo basso ma carico di rabbia e rancore, guardai Edward incuriosita, ma lui non mi disse nulla, fissava il mio migliore amico con sguardo duro, chissà che stava pensando, ma qualcosa mi diceva che di lì a poco l’avrei scoperto.
“Ciao Jake, buon Natale!” Dissi sorridendogli, lui alzò lo sguardo da terra e lo puntò su mio marito, sembrava non mi avesse nemmeno sentita.
“Jake?” Chiesi.
“Come hai potuto!? Non solo mi hai tenuto all’oscuro di tutto per un mese, mi hai anche mentito, mettendo in pericolo la vita di Nessie!” Jacob sbottò all’improvviso, tremava dalla testa ai piedi.
“Non pensavamo che la vita di Nessie fosse in pericolo, e comunque ho solo omesso di dirti il nome dell’assassina” rispose calmo Edward.
“Solo?!” Chiese Jake scettico.
“Jacob, mi spiace davvero, ma dovevo proteggere Bella”.
“E Nessie?” Chiese aspro.
“Non potevamo sapere che l’avrebbe rapita”.
“La vostra veggente perde colpi succhiasangue? Possibile che non sia stata in grado di prevedere niente?” Il tonò accusatorio che usò non mi piacque per niente.
“Jake non credi di esagerare?” Chiesi un po’ stizzita.
“Fatti gli affari tuoi Bells!”.
Quella risposta mi spiazzò non era da Jacob comportarsi così con me, prima che potessi avere una qualunque reazione Edward, ringhiò.
“Non osare rivolgerti così a lei!”, Jake rispose al ringhio, fu allora che il resto della mia famiglia uscì dalla casa.
“Che succede ragazzi?” Chiese Carlisle.
“Uno scambio d’idee Carlisle ma credo proprio che la discussione sia terminata” disse Edward neutro.
Jacob non rispose, probabilmente perché Renesmee si era avvicinata poggiando una mano sulla sua gamba.
Quando vide me e suo padre s’illuminò.
“Buon Natale mamma! Buon Natale papà” disse felice buttandosi tra le nostre braccia.
Ricambiammo il saluto e stringendola a noi entrammo in casa.
Quello che vidi fu a dir poco straordinario, un enorme albero che arrivava fino al soffitto occupava un’ala della sala, era ricoperto di fiocchi e palline color oro e bianco, sotto a esso una montagna di regali, quando avevano avuto il tempo di comprarli?
Tutta la casa era addobbata a festa, Esme ci accolse con un sorriso smagliante che le illuminava il volto.
“Bella, Edward! Buon Natale cari” disse abbracciandoci.
“Grazie mamma”.
“Grazie Esme”.
“Ma… scusa quando avete trovato il tempo di comprare i regali?” Chiesi curiosa.
Fu allora che lo vidi e per poco non le scoppiai a ridere in faccia, Emmett era vestito da Babbo Natale!
Era in piedi accanto all’albero, con una busta piena di altri pacchi colorati.
Era vestito di rosso, e una folta barba con grosse sopracciglia bianche copriva gran parte del suo viso, un cappello rosso con un pom pom bianco sulla punta completava l’opera.
Soffocai una risata poggiando la fronte sulla schiena di mia figlia.
“Oh ora capisco dissi” sempre più vicina allo scoppiare a ridere.
Mi voltai verso Edward e vidi che, come me, faceva fatica a non buttarsi per terra per cominciare a ridere a squarcia gola.
Dubitavo che mia figlia avesse creduto a quella farsa, non era una normale bambina di un anno, ma lo lasciò fare, come se lei fosse il genitore paziente che per far divertire il suo bambino finge di credere al suo gioco.
“Oh oh oh “ tuonò Emmett.
“Finalmente mamma e papà sono arrivati, te l’avevo detto che non appena avrebbero finito di leggere i libri che zio Em e zia Rose gli hanno regalato, sarebbero tornati”.
Alzai un sopracciglio, leggere libri? Non era proprio il tipo di attività al quale c’eravamo dedicati io e mio marito nella foresta, ma lasciai correre, l’avrei rimbeccato più tardi.
Tutti si misero nuovamente a ridere.
“Allora il primo regalo è… Per Renesmee!” Continuò tranquillo la sua scenetta, possibile che non si fosse accorto che mia figlia l’aveva riconosciuto?
Tirò fuori un pacco enorme, era grosso quanto lei! Ma cosa gli avevano comprato quei pazzi?
Misi giù Renesmee che corse entusiasta verso il suo regalo, nessuno le toglieva gli occhi di dosso mentre Rose e Alice erano impegnate a fotografarla da ogni angolazione.
Dall’involucro uscì una bicicletta rosa fiammante, appeso al manubrio un piccolo casco bianco, prima che potessi manifestare il mio disappunto, avrebbe potuto farsi male, Jacob urlò.
“Niente rotelle!? Ha solo un anno!”, Mi voltai a fissarlo, credevo scherzasse, anche io avevo paura che si facesse male, ma di certo non perdendo l’equilibrio, possibile che Jake non si ricordasse che fosse anche una mezza vampira?
Inevitabilmente, la mia famiglia ed io le scoppiammo a ridere in faccia, il che gli fece rimettere il broncio.
“Dai Jake, è una mezza vampira non dimenticarlo!”Gli spiegai continuando a ridere, poi mi voltai verso Alice e Rose per aggiungere:
“E comunque nemmeno io sono molto d’accordo, Renesmee è vulnerabile, non dimenticatelo” mi guardarono con finte facce sconvolte.
“E perché guardi noi scusa?” Chiesero in coro.
Mi avvicinai alla bicicletta che mia figlia teneva ancora in mano.
“Rosa sgargiante? Piume attorno al campanello? Cestino posteriore con su scritto “BORSE PER LO SHOPPING?” Chi altri potrebbe essere l’artefice di tutto ciò se non voi?” .
Scoppiammo tutti a ridere fragorosamente, era una bellissima sensazione, di felicità e tranquillità, finalmente un po’ di luce aveva illuminato anche le nostre vite.
Continuammo a scartare i regali, erano quasi tutti per Nessie, si stava divertendo un mondo.
Verso sera, eravamo seduti tutti in salone, chi sui divani chi sulla moquette, quando Alice sussultò, tutti la osservammo in ansia, ultimamente ogni volta che aveva una visione, non era mai positiva.
Quando si riprese sorrise.
“Garret e Kate verranno a trascorrere il capodanno con noi, Carmen ed Elazar sono partiti per l’ennesimo viaggio di nozze, mentre Tanya a quanto pare sarà via con la sua nuova fiamma, tra cinque minuti esatti ti chiameranno Carlisle” sentenziò Alice con un sorriso soddisfatto sulle labbra.
“Bene! Sono contento che anche Tanya finalmente si sia sistemata, e se siete tutti d’accordo, sono più che felice di accogliere Garret e Kate per Capodanno” disse Carlisle.
Annuimmo tutti.
“Bells?” mi chiamò Jacob.
“Si Jake?”.
“Ascolta, probabilmente verranno anche Seth e Leah per Capodanno, ma non ti preoccupare, non vi staremo attorno”.
Non mi diedero nemmeno il tempo di rispondere, Esme e Carlisle furono più veloci di me.
“Ma no Jacob, se volete potete passarlo con noi, non ci sono problemi, vero ragazzi?” Chiese Carlisle.
“Si! Potrei prepararvi qualcosa io! Sai che sono brava in cucina” incalzò Esme la quale sembrava piuttosto eccitata all’idea.
Come sempre, l’unica a non pensarla come noi fu Rose.
“Già sopportare il tanfo di un cane è tanto, figurarsi di tre!” Disse disgustata e storcendo il naso.
“Rose!” La richiamò sua madre severa.
“Non darle retta, per noi siete i benvenuti Jacob” aggiunse tornando radiosa.
“Sentito Psico? La tua mamma è d’accordo, e non si disobbedisce, la mamma e sempre la mamma” disse ridendo, Rose gli lanciò uno sguardo inceneritore ma non disse nulla.
Il tempo sembrò accelerare, i cinque giorni successivi al Natale erano stati meravigliosi, Alice era stata dietro a Renesmee che aveva iniziato a usare la nuova bicicletta, mentre Rose le scattava un sacco di foto, Emmett e Edward, li avevano passati a punzecchiarsi di battutine sul sesso, i soliti.
Esme era molto presa con il cenone di Capodanno, erano solo in tre a mangiare, ma erano tre licantropi, l’equivalente di dieci persone, ed io, la aiutavo.
“Mamma?” mi chiamò Renesmee.
“Si amore?” Risposi continuando a impastare.
“Non ti arrabbiare, ma sono finita nel fago” disse ridendo.
Mi voltai a guardarla, era piena di fango! I capelli erano arruffati e il vestito… da buttar via.
“Mmmm ti ci vuole un bel bagno, Esme, ti dispiace se mi assento qualche minuto?”.
“No no cara, vai pure”.
Presi Renesmee in braccio e mi fiondai in bagno, le riempii la vasca d’acqua e tanta schiuma, come piaceva a lei, e ce la immersi.
Le stavo sciacquando i capelli quando mi chiese:
“Mamma? Facciamo il bagno assieme?”.
Le sorrisi, e in meno di due secondi mi tuffai nella vasca con lei, sollevando piccoli sbuffi di schiuma colorata, ridemmo entrambe.
La mezz’ora successiva la passammo a farci collane e scarpe con la schiuma, ci stavamo divertendo un sacco, sentir ridere mia figlia in modo così spensierato, mi faceva stare davvero bene.
Toc Toc.
Qualcuno bussò alla porta, sapevo chi era, il suo meraviglioso profumo mi aveva travolta come una tempesta in pieno inverno.
“Vieni Edward” dissi sorridendo.
Entrò in bagno e quando ci vide, alzò un sopracciglio.
“E’ più di mezz’ora che siete qui dentro, ma vedo che siete più che giustificate” disse sfiorando con un dito la sciarpa di schiuma rosa di nostra figlia.
“Papà, ne vuoi una anche tu?” Chiese ridendo.
“Perché no, di che colore me la fai?” Chiese stando al gioco.
Renesmee guardò per un attimo i vari bagno schiuma che c’erano appesi sulla vasca.
“Verde!” Sentenziò in fine.
Versò mezza boccetta e appena fece schiuma si mise in piedi per arrivare al collo del padre che era inginocchiato, a petto nudo, davanti alla vasca.
“Ecco” disse soddisfatta del suo lavoro.
“Sei bellissimo” dissi sorridendo.
Anche lei si mise a ridere e a battere le manine.
Giocammo un altro po’ prima di uscire dall’acqua, era stato bellissimo, io Edward e la nostra bambina, avevamo giocato e riso assieme, era da tanto che non accadeva.
Usciti dal bagno Alice e Rose, insisterono per poterla vestire e pettinare, così la lasciai andare con loro, e dopo essermi vestita anch’io, tornai in cucina da Esme.
“Scusa Esme” dissi, le avevo detto pochi minuti, e invece era passata un’ora!
Mi sorrise.
“Figurati tesoro, non era rimasto molto da fare”, ricambiai il sorriso, quella donna era davvero magnifica.
“Sono arrivati” disse Carlisle guardando la porta, mi concentrai e sentii le loro scie, pochi minuti dopo bussarono.
“Ciao!” Salutai abbracciando prima Kate poi Garret.
“Ciao Bella!” Dissero sorridendo.
“Grazie per l’ospitalità Carlisle” disse Garret stringendogli la mano.
“Siete sempre i benvenuti, quando volete, non esitate a farci visita” sorrise rispondendo alla stretta di mano.
In quel momento arrivarono in salone anche Rose e Alice con braccio mia figlia, aveva un vestitino di tulle rosso con le scarpe e il fiocco nei capelli bianco, ma come me l’avevano conciata? Sembrava un pacco regalo!
Non espressi il mio pensiero ad alta voce, ma capirono perfettamente dalla mia espressione, mi fecero la linguaccia.
Poco dopo arrivarono anche Seth e Leah, sembrava le fosse passata la naturale repulsione che provava nei confronti miei e della mia famiglia, non potevo che esserne contenta.
“Edward! Come stai amico?” Chiese Seth dandole una pacca sulla spalla.
“Molto bene Seth, tu?”.
“Benissimo… Mmmm che profumino” disse annusando l’aria.
“Merito di Esme e Bella” rispose cingendomi con un braccio.
“A dir la verità più di Esme” lo corressi imbarazzata.
Poi si allontanarono parlando tra di loro, io mi avvicinai a Leah.
“Ciao Leah! Come stai? Ho saputo che finalmente anche tu hai avuto l’imprinting”.
Mi sorrise, per la prima volta da quando ci conoscevamo!
“Bene grazie, sì anch’io sono stata colpita dalla magia che sembra aver contagiato quasi tutto il branco dei licantropi, tu tutto bene?” Rispose tranquilla.
“Certo, benissimo! Sono contenta che finalmente anche tu abbia trovato la tua metà, a proposito, come mai non sei con lui? Non che non mi faccia piacere vederti, ma Jake ha detto che non ti allontani mai da Samuel”.
Gli occhi si spensero un po’ a quella domanda.
“Oh Bé, è dovuto partire con i suoi, andavano dalla nonna a festeggiare e l’hanno obbligato a partecipare” disse con voce spenta.
“Non ti preoccupare, vedrai che questi giorni passeranno in fretta” cercai di rassicurarla sorridendo.
“Già” rispose.
Non sembrava troppo convinta, ma sapevo cosa provava, stare lontana dalla persona che amavi, era straziante.
La notte trascorse come sempre serena, e ci ritrovammo tutti alle prime luci del mattino per ultimare i preparativi.
Erano le sette del pomeriggio quando iniziammo i festeggiamenti, mancavano cinque ore a Capodanno, Seth, Leah e Jacob stavano divorando tutto quello che Esme ed io avevamo preparato in due giorni, non sembravano saziarsi mai.
Ci intrattenemmo con qualche gioco come il mimo o il monopoli, per far divertire Nessie, ovviamente ad Edward e Alice non era permesso giocare ai mimi, avrebbero trassato.
In tutto quel festeggiare si erano fatte le undici, mancava solo un’ora a mezzanotte!
Mia figlia non mostrava segni di stanchezza, era troppo eccitata all’idea di vedere i fuochi d’artificio che zio Em e zio Jazz avevano comprato.
Ero immersa nei miei pensieri quando una nuova melodia colpì le mie orecchie, era estremamente dolce, ma anche malinconica, Edward era seduto al pianoforte e faceva scivolare le sue abili dita sui tasti d’avorio, stava componendo.
Era tanto che non lo sentivo suonare, e quella novità mi lasciò piacevolmente sorpresa.
Mi sedetti vicino a lui, la sua dolce voce mi avvolse…

https://www.youtube.com/watch?v=EF4XLTXt74w&feature=related

I miss you, I miss your breath, I miss your voice…
The memories of you run through like sore and ruthless steels, painful and ruthless like the ones who carry you far away from us.
But I know, you’ll be back, We’ll find you, I’ll find you and then in our home we’ll return soon.
Your happiness, your laughs, soon returns again to warm ours cold hearts.
Because I know, you’ll be back, we’ll find you, I’ll find you and then in our home we’ll return soon.
Sweet love, sweet honey, don’t have fear in this black night, look at the moon and you feel like you are at home, we’ll find you, soon we’ll hold you tight. Hold on my little baby…
I know, you know, I’m sure that you’ll be back, we’ll find you, I’ll find you and then in our home return soon.
In my harms you’ll be back, and finally I’ll lull you in a dreamy world.
Dreamy world…
Dreamy world…

La melodia terminò, così com’era iniziata, ero senza parole.
“Quando l’hai scritta?” Chiesi poggiandogli dolcemente una mano sulla spalla.
Mi sorrise.
“La melodia ora, le parole… non so di preciso”, disse accarezzandomi la guancia con il dorso della mano.
“E’ bellissima, l’hai fatta sentire a nostra figlia?” Chiesi, sapevo che era per lei, non avevo bisogno di conferme.
Aveva composto la sua ninna nanna, proprio come, tempo a dietro, aveva composto la mia.
Stava per rispondere alla mia domanda quando Alice squarciò quella serenità con un urlo agghiacciante.
Mi voltai verso di lei e vidi il suo sguardo perso nel vuoto, la sua espressione mi ricordò il momento in cui vide morire mio padre e la cosa mi pietrificò.
Tornai con lo sguardo a guardare Edward, aveva la stessa espressione della sorella, se non peggiore.
Che cosa stava succedendo? Che cosa aveva visto Alice?
“Alice!?” La chiamai in preda al panico.
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Re: The After Breaking Dawn

Messaggio  ♥вєℓℓα ѕωαи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 10, 2009 11:32 pm

Capitolo 20-Bella

Non rispondeva era pietrificata dalla paura, sul suo volto, come su quello di Edward una sola espressione impressa, il terrore.
Avevamo smesso di respirare, l’attenzione di tutti era rivolta a loro.
“I Volturi” biascicò Alice.
Sgranai gli occhi, lo sapevo, sapevo che sarebbe successo!
“Jane…” fu tutto quello che riuscii a dire prima di nascondere il volto tra le mani, non vidi la reazione di nessuno, ero troppo concentrata sui miei pensieri.
Volevano vendicarla, non avevo dubbi, ma perché? Non aveva detto lei stessa che si era staccata da loro?
Alice sembrò riprendersi all’improvviso.
“Saranno qui tra un’ora, dobbiamo organizzarci, siamo inferiori numericamente, ma abbiamo Bella, con lei il potere di Alec non potrà accecarci, e già un grosso vantaggio!” Disse sfrecciando da una parte all’altra della stanza, sembrava come impazzita, parlava a una velocità tale che nessun umano avrebbe mai potuto sentire.
Jasper la fermò, afferrandola per le spalle.
“Calma amore, non farti prendere dal panico.”.
A quelle parole una calma innaturale ci avvolse, permettendoci di ragionare a mente lucida.
“Allora, Garret, Kate, Seth e Leah, andate, correte più veloci che potete, allontanatevi da Hannover e…” Carlisle era intervenuto, ma Kate non lo fece finire.
“Che cosa stai dicendo?! Noi non ce ne andiamo restiamo al tuo fianco!” Disse in tono duro, Garret si avvicinò a lei annuendo.
“Nemmeno noi amico!” Intervenne Seth lanciando un’occhiata di sbieco a sua sorella che acconsentì.
“Non se ne parla nemmeno, questa volta non ne usciremo illesi, è troppo pericoloso, siamo inferiori numericamente e Alice non riesce a vedere come andrà a finire…”.
“Ma vedo che loro ci saranno Carlisle” lo interruppe lei.
“Certo che ci saremo!” Dissero in coro.
Carlisle abbassò lo sguardo sconfitto “è un suicidio” mormorò prima di rivolgersi ad Alice.
“Cosa dobbiamo fare? Dove nascondiamo Nessie?”.
Ci pensò un attimo.
“Non abbiamo tempo, dobbiamo organizzarci allontanarci dal centro abitato spostandoci all’interno della foresta, Nessie sarà con noi, Bella, Edward e Jacob la terranno d’occhio a turno, non abbiamo scelta”.
“Quanti sono?” Chiese Emmet.
“Quattordici, ci sono tutti Aro, Caius, Marcus, Sulpicia, Athenodora, Alec, Chelsea, Afton, Corin, Demetri, Felix, Heidi, Renata e Santiago” elencò i nomi di tutto il corpo di guardia dei Volturi, alcuni non li conoscevo, probabilmente li avevo visti l’inverno precedente ma non avevo associato i loro visi ad alcun nome, sentii il panico salire, erano due più di noi!
E non conoscevamo i poteri di alcuni di loro, non potevo nascondere mia figlia, Alice non riusciva a vedere come sarebbe andata a finire e i Volturi sarebbero arrivati tra meno di un’ora!
Poteva forse andar peggio di così? Di una cosa ero certa, nessuno si sarebbe avvicinato a Renesmee.
“Dobbiamo agire, in fretta!” Disse Carlisle.
Ci guardammo tutti e senza dirci nulla, ci catapultammo fuori dalla porta, Jake portava Nessi sulle spalle, i tre licantropi si erano già trasformati.
“Felix è mio” sentii ringhiare Emmett.
“Io mi prendo Demetri” rispose Edward.
“Giusto ragazzi dobbiamo decidere di chi occuparci, sarà dura, ma dobbiamo tentare di difenderci, questa volta non ci ascolteranno e per quanto l’idea della violenza non mi piaccia, non ci sono alternative, dobbiamo dividerceli, Bella?” Mi chiamò Carlisle.
“Lo so dovrò occuparmi di Alec e di Renata, farò attenzione a tenere lo scudo su tutti voi” dissi con una nota di panico nella voce.
Contro Jane mi ero fatta distrarre, avevo spinto via tutto il mio scudo per proteggere mia figlia, permettendole di attaccarmi, ma non avrei commesso lo stesso errore, non mi sarei fatta cogliere nuovamente di sorpresa.
Avevo paura, non ero sicura d’esserne all’altezza, e se non fossi riuscita a proteggere tutti?
No! Non dovevo pensarci, io dovevo riuscire a proteggere tutti.
“Non se ne parla! Non puoi combattere contro due vampiri!” Ringhiò Edward.
“Amore, sono l’unica che può superare lo scudo di Renata e Alec non può rendermi cieca, se… se per sbaglio lo scudo mi scivolasse da qualcuno di voi, il suo potere potrebbe…” non riuscii a finire la frase, strinsi forte i pugni.
“Edward, andrà così!” Mi limitai a dire terminando la frase.
“Ha ragione figliolo, nessuno di noi può affrontarli se non Bella”.
“Mi basterebbero pochi attimi per far fuori quel vile!” Ringhio mio marito tra i denti.
“Tu devi occuparti di Demetri, io mi occuperò di Aro” rispose Carlisle.
“Esatto Carlisle, ed Esme si occuperà di Heidi, Jasper di Marcus, Rose di Sulpicia, Leah di Corin, Jacob di Caius, Seth di Afton, Garret di Santiago, Kate di Athenodora ed io di Chelsea, l’ho visto” disse ammiccando debolmente.
Annuimmo, ma nessuno osò parlare, sfilavamo silenziosi nella foresta, nonostante l’elevata velocità, nessun dettaglio sfuggiva ai nostri occhi, eravamo tutti all’erta, tesi come corde di violino.
Dopo dieci minuti Alice spezzò il silenzio arrestando improvvisamente la corsa.
“E’ qui che ci troveremo, mancano quaranta minuti al loro arrivo” disse prima di chiudere gli occhi e cominciare a concentrarsi.
Ognuno di noi era vicino al proprio compagno, si stringevano le mani, si fissavano intensamente negli occhi, ma non parlavano.
Edward si avvicinò a me stringendomi forte al suo petto.
“Ti proteggerò fino alla morte amore mio, ti amo” mi sussurrò all’orecchio, la sua voce si ruppe in diversi punti per il dolore.
“Ovunque andrai sarò con te, non posso vivere se al mondo non ci sei tu, ricordi?” Chiesi sorridendo, lui s’irrigidì staccandosi da me, mi afferrò per le palle scuotendomi appena.
“Bella, giurami che non farai nulla di stupido, qualunque cosa accada, lotterai per la tua vita, promettimelo!” Il suo sguardo era duro, spaventato, non capivo cosa mi chiedeva, davvero pensava che la mia vita avrebbe avuto un senso senza di lui? Non me la sentii di promettere.
Lo fissai negli occhi e tutto quello che gli risposi fu:
“Ti amo anch’io Edward”, gli posai un bacio delicato sulle labbra.
“Bella NO! Tu devi…” era disperato.
“Arrivano!” Lo interruppe Alice.
Ci voltammo verso nord, da li sarebbero giunti, la battaglia stava per cominciare, non c’era via di fuga.
Guardai mia figlia rannicchiata dietro al corpo di Jake, mi avvicinai per stringerla ancora, un ultima volta al mio petto.
“Mamma…”.
“Shhh” le diedi un bacio sulla fronte “ti voglio bene piccola mia”, anche Edward si aggiunse all’abbraccio.
Fu dura rimetterla a terra e allontanarmi da lei, ma tornai accanto agli altri, dovevo proteggerla a costo della mai vita.
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Re: The After Breaking Dawn

Messaggio  ♥вєℓℓα ѕωαи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 10, 2009 11:36 pm

Capitolo 21-Bella

Non sembrava volessero fermarsi, avanzavano sicuri verso di noi, tutto faceva presupporre che lo scontro sarebbe iniziato di lì a pochi secondi.
Mi concentrai sui miei obiettivi, scrutavo le figure che, minacciose venivano verso di noi, in cerca di quelli che sarebbero stati i miei avversari, sui loro volti c’era solo rabbia e rancore, ancora una volta avevamo ragione noi, Jane era stata uccisa perché lei per prima aveva cercato di uccidere noi, aveva rapito mia figlia, si era nutrita del sangue di mio padre, quel lurido essere aveva fatto la fine che meritava, se non ci avesse provocato mai, saremmo intervenuti.
Finalmente li vidi, Renata, proprio come immaginavo, era accanto ad Aro, la sua mano posata sulla spalla del suo padrone, Alec era alla sua destra, d’istinto scoprii i denti e ringhiai, dovevano sapere che di loro mi sarei occupata io.
Ma un pensiero mi venne alla mente, chi per primo?
Dovevo staccare Renata da Aro per permettere a Carlisle di colpire, ma non potevo lasciare che Alec prendesse alle spalle uno dei miei famigliari.
Che cosa dovevo fare?
Ci separavano pochi metri, la battaglia stava per iniziare e tutti eravamo pronti, concentrati, in attesa dell’attacco.
“Vedo che ancora una volta hai trascinato con te i tuoi adorati amici muta forma Carlisle” disse Aro arrestando improvvisamente la marcia, ci stupì, nessuno di noi si aspettava un comportamento simile, eravamo sicuri che sarebbero passati immediatamente all’azione.
“Non ho trascinato nessuno Aro, eravamo riuniti per festeggiare il capodanno, quando Alice ha visto che stavate venendo a distruggerci, stranamente, con solo un’ora d’anticipo” rispose Carlisle serio, sapevamo tutti il perché della premonizione così ritardata, avevano fatto ben attenzione a non prendere una decisione definitiva, non volevano che, come la volta precedente, avessimo il tempo di organizzarci.
In quel momento sentimmo esplodere in lontananza dei fuochi d’artificio, era scoccata la mezzanotte.
“Caro Carlisle, questa volta non potete dirmi di non aver commesso nessun crimine, avete ucciso la mia povera Jane.” Disse addolorato.
Non sapevo quanto vero fosse il suo dolore, ma un ringhio furioso uscì dalla mia gola, quel mostro aveva ucciso mio padre, rapito mia figlia e tentato di uccidere me, come poteva vederla innocente?“Oh Bella” Aro si voltò verso di me, richiamato dal suono del mio ringhio.
“Ho saputo della tua tragica perdita, sono estremamente addolorato, ma non temere passerà presto il dolore” aggiunse sorridendo.
Il veleno m’inondò la bocca, ero furiosa, non vedevo l’ora di staccargli la testa a morsi, farlo a brandelli per poi bruciarne i resti, si beffava anche del mio dolore!
Prima che potessi reagire Edward mi strinse forte un braccio, era un avvertimento, sapevo che dovevo mantenere il controllo ma Aro stava davvero esagerando, provai a calmarmi e Carlisle riprese a parlare.
“La tua Jane lo ha ucciso Aro, per attirare Bella, ma il suo piano non ha funzionato, così ha rapito Renesmee, facendo a pezzi mia moglie, Bella l’ha raggiunta per salvare la sua bambina, si sono scontrate e stava per uccidere anche lei. Ci siamo solo difesi, ha attaccato senza motivo, per puro divertimento”.
Era serio, il suo tono era molto duro, disprezzava quella persona, glielo si leggeva negli occhi.
“Stava solo cacciano! Quell’umano passava per caso sul suo sentiero di caccia!” Gridò Alec, per lui la faccenda era più dolorosa che per gli altri, era d’avvero legato a Jane, a quanto mi aveva detto Edward, si volevano davvero bene.
“Lo chiami caso il fatto che in seguito, abbia rapito mia figlia e tentato di uccidere mia moglie?” Chiese mio marito stringendo i denti.
“Questo non conta, voi l’avete uccisa!” Tuonò Marcus.
Accadde tutto molto velocemente, Alice gridò:
“NO! Edward!”.
Jasper si precipitò in mezzo bloccando Marcus con un pugno.
“Tu sei mio” disse ringhiando.
La battaglia scoppiò.
Senza pensarci mi fiondai su Renata, la quale non si scostò nemmeno di un centimetro, evidentemente era convinta che non sarei riuscita a penetrare il suo scudo ma con mio grande piacere e con sua grande sorpresa riuscì a colpirla scaraventandola a cinque metri da Aro, bene ora Carlisle e il capo dei Volturi avrebbero combattuto alla pari.
Ero concentrata nel mantenere il mio scudo attivo, vidi la nebbia nera che lo avvolse, Alec stava cercando di accecarci, ma non gliel’avrei permesso, Renata era ancora a terra, stordita dal mio attacco, così ne approfittai per individuare il mio secondo bersaglio, stava fermo al centro esatto della battaglia, concentrato a intensificare il suo attacco, mi avventai su di lui, che si accorse di me scansandosi all’ultimo secondo, ringhi minacciosi uscirono dalle nostre labbra, tutt’intorno sentivo i rumori dello scontro che si stava consumando, volevo vedere se tutti stavano bene se Jake stava ancora proteggendo la mia bambina, ma non mi azzardai a togliere lo sguardo dal mio avversario.
“La vendicherò!” Urlò prima di attaccarmi, finimmo su un albero che si piegò sotto il nostro peso, non riuscivo a combattere e a tenere alto lo scudo nello stesso tempo, se mi fossi distratta, li avrei lasciati tutti scoperti!
Proprio in quell’istante sentii Carlisle gridare, mi voltai e vidi che Renata era tornata al fianco di Aro il quale si accingeva a dare il colpo di grazia al padre di Edward.
“No!” Gridammo io Alice e Edward.
Ero la più vicina e l’unica che poteva intervenire, scattai verso Renata ma Alec mi sbarrò la strada.
“No, prima affronti me” disse ghignando, ero disperata non sapevo cosa fare, nessuno riusciva ad avvicinarsi a Carlisle per aiutarlo ed io avevo la strada sbarrata dal mio avversario.
Mi acquattai, dovevo fare in fretta, stavo per saltargli addosso quando lo vidi accasciarsi al suolo, dietro di lui Kate, aveva ancora la mano sollevata, e un sorriso soddisfatto sulle labbra.
“E con questo sono due” disse in un tono che mai le avevo sentito usare, non persi tempo e affondai un calcio nella pancia di Renata, allontanandola nuovamente da Aro, non potei voltarmi a vedere il resto della scena, la mia avversaria teneva tutta la mia attenzione dei rumori metallici giunsero alle mie orecchie facendomi sobbalzare.
Ci voltammo, entrambe spaventate all’idea che potesse essere qualcuno dei nostri, con mio grande sollievo vidi Kate che faceva a pezzi Athenodora e Garret, Santiago!
Bene, due in meno!
Riportai lo sguardo sulla mia avversaria la quale non si era ancora ripresa dallo shock, un sorriso beffardo apparve sulle mie labbra, approfittai di quel suo momento di distrazione per attaccare, sapevo che ora Kate e Garret avrebbero potuto aiutare gli altri, scattai verso Renata.
Altri rumori metallici e grida giunsero alle mie orecchie, non prestai molta attenzione, ero sicura che non fosse uno dei miei famigliari!
“Bella! Edward!” Gridò Alice, mi bloccai di colpo voltandomi verso mio marito il quale non si accorse del grido di sua sorella, alle sue spalle Sulpicia stava per attaccarlo, dietro di lei Rosalie era riversa a terra, senza la mano destra!
Il rumore e il grido che avevo sentito pochi istanti prima proveniva dalla gola di mia sorella, mi ero sbagliata!
“Merda!” Gridai prima di scontrarmi con Sulpicia, proteggendo con il mio corpo quello di mio marito.
Mi avventai su di lei staccandole un braccio, non mi fermai, fino a quando non la ridussi a brandelli.
Le sue grida riempirono l’aria ma nessuno venne in suo soccorso, erano tutti troppo impegnati a combattere.
Mi guardai un attimo attorno, Edward stava ancora combattendo con Demetri, Carlisle con Aro, Esme con Heidi, Jasper con Marcus, Emmett con Felix, Kate era corsa in aiuto di Leah la quale stava ancora combattendo contro Corin, Jacob era di fronte a Renesmee, combatteva con Caius ma non si spostava di mezzo centimetro per non lasciare scoperta mia figlia, Garret era accanto a Seth, combattevano contro Afton, quando voltai lo sguardo verso Alice, vidi Chelsea che stava per morderle un fianco, mi si bloccò il respiro in gola, mi buttai su di lei, ma la distrazione mi costò cara, Alec mi colse di sorpresa strappandomi via la spalla, un grido disumano uscì dalle mie labbra, mi portai la mano sulla parte mancante del mio corpo, faceva male!
Edward si voltò di scatto, il suo sguardo omicida puntato sul mio aggressore, si buttò su di lui colpendolo più volte in viso, per fortuna Garret si era accorto della scena, correndo a coprire le spalle a Edward per evitare che Demetri approfittasse del momento di distrazione.
Fece a brandelli Alec in meno di un secondo.
“Bella? Amore stai bene?” Mi chiese preoccupato.
Ma che faceva? Si fermava a chiedermi della mia salute con la battaglia in corso?!
“Edward, lasciami corri ad aiutare gli altri!” Gli gridai in faccia, con immenso dolore si staccò da me, barcollai un attimo ma mi rimisi in piedi, vidi che anche Rose aveva fatto lo stesso, ma non era più in condizioni di combattere, al suo fianco Emmett combatteva contro Felix.
Un altro urlo seguito da un rumore di metallo strappato rimbombò nella foresta, Kate aveva steso Corin e Leah si accingeva a smembrarla, tutto sommato lo scontro non stava andando male, solo io e Rose eravamo ferite, mentre il corpo di guardia dei Volturi era stato dimezzato, ma era troppo presto per parlare.
Mi sentivo inutile, tentare di combattere sarebbe stato sciocco, ero solo d’intralcio, guardai negli occhi Rose, senza che ci dicessimo niente, capimmo cosa dovevamo fare.
Corremmo da una parte all’altra del campo, velocissime recuperammo tutti i pezzi dei vampiri fatti a brandelli, dovevamo bruciarli prima che si ricomponessero, con un letto di foglie secche accendemmo il falò, cominciando a buttare i resti all’interno del fuoco, dal quale uscirono lingue di fumo colorate e il forte odore d’incenso inondò la foresta, assieme alle grida di dolore di coloro che stavano bruciando.
“E ora cosa facciamo? Mi sento inutile Bella, voglio combattere!” Urlò Rose, tenendo lo sguardo fisso sulla battaglia in corso, stavo per rispondergli quando l’ennesimo grido squarciò l’aria richiamando la nostra attenzione, Leah e Seth stavano facendo a pezzi Afton, notai che le coppie di combattimento erano cambiate, Garret era corso in aiuto di Edward, Kate era con Esme e Seth con Leah, nello stesso istante Jasper riuscì a strappare le braccia di Marcus, era uno dei membri più forti del corpo dei Volturi, assieme a Felix, Aro e Caius, non potevo combattere, ma i denti potevo benissimo usarli, mi buttai su Marcus assieme a Jasper, e lo finimmo, Rose raccolse i suoi pezzi e io quelli di Afton.
Lo scontro stava giungendo alla fine, e a nostro favore!
Mai avrei sperato osare tanto, Leah e Seth, andarono in aiuto di Jacob, nonostante fossero in tre, Caius sembrava combattere alla pari!
Fece una finta a Seth il quale cadde in inganno e fu colpito violentemente al torace, si accasciò al suolo senza alzarsi.
“Seth!” Gridai ma Rose mi fermò.
“Bella! E’ ancora vivo? Lo senti il battito del suo cuore? Non puoi metterti in mezzo ti farebbe fuori!”.
Aveva ragione, smisi di opporre resistenza ma mi avvicinai a mia figlia, l’avrei protetta a costo della vita.
Mi guardò gli occhi lucidi pieni di paura.
“Shhh amore, c’è qui la mamma” dissi mettendomi davanti a lei.
Fu tutto troppo veloce, un grido, un rumore di strappo, non metallico, e Jacob che abbatteva Chelsea strappandole la testa dal collo.
Alice era a terra, non era morta ma gravemente ferita, Chelsea giaceva riversa sul suolo di fronte a me, aveva steso Alice e tentato di attaccare me e mia figlia, Jacob se n’era accorto ed era intervenuto, ma cos’era stato quel rumore di strappo?
Vagai per pochi istanti con lo sguardo, bloccandomi su un punto non lontano da me, un urlo mi si blocco in gola, non era possibile non credevo ai miei occhi.
Il corpo di Leah era stato separato dalla testa, Jacob per proteggere noi aveva lasciato Leah sola con Caius, il quale era riuscito a colpirla, togliendole la vita.
No no no, non era possibile, non potevo crederci!
In quel momento anche Seth si riprese, alzandosi a fatica, vedendo il corpo di sua sorella scempiato cacciò un ululato che avrebbe rotto i timpani a un essere umano, un brivido, le percorse lungo la schiena, in contemporanea, lui e Jake attaccarono Caius finendolo, gettarono i resti nel falò, nel quale Rose aveva già buttato quelli di Chelsea.
Nessuno sembrava essersi accorto dell’accaduto, erano rimasti solo Demetri, Aro, Heidi e Felix i quali non avevano più scampo, erano circondati da Edward, Carlisle, Garret, Kate, Esme, Emmett e Jasper.
Alice, si avvicinò a noi, appena vide la scena, si portò le mani alla bocca trattenendo a stento un urlo.
Seth e Jacob erano riversi davanti al corpo senza vita di Leah, io stringevo forte la mia bambina al petto per evitare che vedesse la scena, mi voltai, accarezzando il viso di mia figlia, la disperazione dentro di me era straziante, ma non potevo farlo vedere a Renesmee.
“E’ quasi finita amore”, dissi tremando.
“Mamma, cos’è successo a Leah?” Chiese con le lacrime agli occhi.
Non risposi, mi limitai a stringerla di più a me, e scoppiò a piangere.
“E così Carlisle finirà a tuo favore, il nostro mondo saprà cos’è successo, non ci saranno più regole! Li avrete tutti contro!” Gridò Aro, a quanto pare era rimasto l’unico in vita.
“Ti sbagli Aro, il nostro mondo gioirà assieme a noi!” Gridò Edward.
Altri rumori di metallo strappato giunsero alle mie orecchie, gli ultimi di una lunga battaglia, non mi girai a guardare mentre li bruciavano, ne sapevo com’erano andate le cose in quell’ultimo piccolo scontro.
Solo in quel momento lasciai che lo scudo tornasse verso di me, come un elastico testo, scattò riavvolgendo la mia mente, chiusi gli occhi, era finita.
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Re: The After Breaking Dawn

Messaggio  ♥вєℓℓα ѕωαи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 10, 2009 11:40 pm

Capitolo 22-Bella

Era finita, avevamo vinto, ma a quale prezzo?
Leah, aveva combattuto al nostro fianco, nonostante non nutrisse particolare simpatia nei confronti della mia specie, era un naturale nemico dei vampiri, ma questo non l’aveva bloccata dallo schierarsi con noi, era morta nel tentativo di proteggere la mia famiglia, gliene sarei stata eternamente grata, tutti noi avremmo avuto per sempre gratitudine nei suoi confronti.
Ma questo non sarebbe bastato a Sue, non osavo nemmeno immaginare il dolore che avrebbe provato, quando le sarebbe stata comunicata la morte di sua figlia.
Come di riflesso strinsi a me la mia piccola Renesmee, no era un dolore insopportabile anche solo da immaginare.
Jacob e Seth erano chini sul corpo senza vita della loro compagna, aveva ripreso le sembianze umane, il che rese lo spettacolo ancora più raccapricciante.
Due braccia forti e protettive ci avvolsero da dietro.
“Bella, che ti hanno fatto?” Chiese Edward guardando con dolore la parte della mia spalla mancante.
Automaticamente mi portai una mano sulla parte lesa del mio corpo, faceva davvero male, e sapevo che questo era niente paragonato a quello che avrei sentito durante il ricomponimento con la parte mancante.
“Mamma, sei ferita”, disse Renesmee con la voce tremante, era spaventata.
“Non è nulla piccola, ora, però vai in braccio a nonna Esme” dissi porgendogliela.
Mi era saettata accanto in un attimo, accogliendo la mia bambina tra le sue braccia, mi guardai attorno, tutti erano accanto al proprio compagno, Jasper stava aiutando Alice a ricomporsi, così come Emmett stava vicino a Rose mentre Carlisle si occupava della sua mano destra.
Edward mi strinse forte a se.
“Mi dispiace amore, non me ne sono accorto, non sono intervenuto in tempo, io…”.
Mi voltai posandole le dita sulle labbra.
“Shhh, va tutto bene, non è colpa tua, non sentirti responsabile anche di questo” dissi con il tono più dolce che potei usare.
“Ma Bella…”.
“Edward” dissi in modo un po’ più autoritario.
Fissò i suoi occhi nei miei, il suo viso era una maschera di dolore.
“C’è altro di cui dobbiamo preoccuparci” aggiunsi posando il mio sguardo sul corpo senza vita di Leah, accanto al quale erano ancora inginocchiati Seth, il quale piangeva straziato dal dolore, e Jacob, che sembrava impassibile, fissava il vuoto, era completamente assente.
“Jacob, non è stata colpa tua, hai agito d’istinto per proteggere Nessie, non potevi sapere che Caius l’avrebbe sopraffatta” disse Edward, mettendo così tutti al corrente dei pensieri di Jake.
Non rispose, continuò a fissare il nulla, dritto davanti a se.
Mi staccai da mio marito e lentamente mi avvicinai a lui, gli posai una mano sulla spalla, accovacciandomi sulle gambe così da fissare i miei occhi nei suoi.
“Jake ?” Lo chiamai dolcemente.
Alzò appena lo sguardo nella mia direzione, prima di iniziare a piangere, lo abbracciai forte, un gesto che non c’eravamo più permessi da quando ero diventata una vampira, ma non sembrò dispiacergli, anzi ricambiò l’abbraccio poggiando la testa sulla mia spalla.
Ahi, proprio quella ferita! Ma non dissi nulla, strinsi i denti.
Mi allontanai appena da lui.
“Mi dispiace tanto Jake, ma non pensare che sia colpa tua...”.
“Io avevo il compito di proteggere il mio branco Bella, non dirmi che non devo sentirmi in colpa, mi feriresti solo di più” disse interrompendo la mia frase.
“Jake, hai combattuto al loro fianco tutto il tempo, non li hai mai abbandonati, ti sei fiondato a proteggere Nessie e me, e per questo te ne sarò per sempre grata…”.
“Non capisci cazzo!?” Mi urlò in faccia interrompendo di nuovo le mie parole.
“Con che faccia dirò a Sue che non sono stato in grado di proteggere sua figlia!? Che è morta nel tentativo di proteggere una famiglia di succhiasangue!”.
Era inferocito, me lo aspettavo, ma non capivo, perché ci stava insultando?
“Jacob, forse è meglio che ce ne andiamo da qui, torniamo tutti a casa” intervenne Carlisle.
“NO! Io non voglio tornare a casa, fingere che non sia successo nulla!” Rispose ancora più in collera, tremava da testa a piedi, stava prendendo il controllo.
“Non ho detto questo, ma non mi sembra il caso di restare qui, portiamo il corpo di Leah in un posto pulito, purtroppo non c’è più e non sai quanto questo mi rammarichi Jacob, ma dobbiamo…”.
“NOOO non la toccherete, non entrerà in casa vostra!” Urlò con quanto più fiato aveva in gola.
“Jake, amico, facciamo come ha detto Carlisle, è inutile restare qui, ha ragione” intervenne Seth, il quale si era sollevato da terra prendendo in braccio il corpo di sua sorella.
“Tu sei sempre stato loro amico!! Guarda cosa succede ad essere loro amici!” Gridò Jacob e prima che potessi dire o fare qualcosa si trasformò, catapultandomi a cinque metri da lui, sbattei contro un albero, e un gemito di dolore mi usci dalle labbra, la fitta che avevo ricevuto alla spalla , mi aveva mozzato il respiro in gola.
Un ringhio spaventoso uscì dalla gola di Edward il quale si acquattò davanti a me per proteggermi.
“N-no Edward” dissi con un sussurro.
Lui si voltò di scatto, i nostri occhi s’incrociarono, nei suoi c’era ancora rabbia, collera, nei miei dolcezza e compassione, non per lui, ma per Jake.
“Lascialo andare, è distrutto” aggiunsi portandomi una mano alla spalla.
“Edward, torniamo a casa, devo curare Bella” disse Carlisle calmo.
“Seth?” Continuò voltandosi verso di lui che ancora teneva stretto il corpo di sua sorella.
“Si Carlisle?” Rispose, nella sua voce bassa e roca rimbombava il dolore della morte, del vuoto, come lo capivo…
“Sei ferito?”.
“No”.
“Vieni da noi, hai bisogno anche tu di un po’ di…” sospirò.
La parola “tranquillità” non era certo azzeccata, Seth capì la pausa di Carlisle.
“Sì, vengo con voi, Jake è fuori di se, non credo tornerà presto”.
Così dicendo ci avviammo silenziosi verso casa, Edward mi teneva in braccio, aveva insistito dicendo che non ero in grado di correre, manco mi avessero amputato una gamba, ma acconsentii senza far storie, non avevo voglia di far altre discussioni.
Arrivati nello spiazzale mi mise delicatamente a terra.
“Ce la fai Bella?” Mi chiese preoccupato, lo guardai di sottecchi e alzai gli occhi al cielo sbuffando, mi avvicinai a Seth, che nel mentre aveva consegnato il corpo di sua sorella a Carlisle, voleva ricucirle la testa, e darle una pulita, almeno sarebbe stata degnamente sepolta.
Lo vidi accovacciarsi sulle ginocchia, le mani nei capelli dondolava sul posto singhiozzando in silenzio.
“Seth?” Lo chiamai timidamente.
“Bella, non credo di farcela… sono… io… Oh Bella!”, mi buttò le braccia al collo, caddi a terra non mi aspettavo quel gesto tanto impulsivo, vidi Edward alle sue spalle scattare per aiutarmi, ma lo fermai con una mano, mi concentrai lasciando che lo scudo si separasse dalla mia mente.
Edward, va dentro, voglio parlare da sola con Seth, sto bene non ti preoccupare, e poi credo che nostra figlia abbia bisogno di te. Vai.
Mi guardò per un attimo esitante, ma poi cedette, entrando in casa.
“Seth..” cominciai prendendo fiato.
“Credimi quando ti dico che ti capisco, non c’è cosa peggiore al mondo che perdere una persona cara, è un vuoto incolmabile che ti brucia dentro, non ti lascia pace fino a che non ti distrugge.
Ma, pensaci, Leah avrebbe voluto davvero questo? Ti voleva bene Seth, non avrebbe mai voluto vederti soffrire. Pensa a tua mamma, a tutte le persone che ti circondano, devi reagire, devi farlo per tutti loro, per Leah.”.
Presi una pausa, quel discorso per me era molto duro da affrontare, non avevo mai parlato della morte di Charlie, del dolore che avevo provato, e che tuttora provavo.
Ripresi a parlare.
“Sai, è questo che mi ha dato forza, sono rimasta per più di un mese, chiusa nel mio dolore, ma l’unica cosa che ho ottenuto, è stato far soffrire chi avevo accanto, Charlie non c’è più, ho dovuto farmene una ragione, mi sono convinta del fatto, che dovevo continuare a vivere e a combattere, per coloro che mi amano e che sono ancora in vita. Per le persone care cha abbiamo perso non possiamo fare più niente purtroppo”.
La mia voce si ruppe in diversi punti, ma strinsi i denti.
“Bella, è una voragine che mi squarcia in due il petto!” Urlò Seth stringendosi di più a me.
“Lo so Seth, e nessuno potrà mai riempire quel vuoto, ma tu, tu potrai colmarlo, riempiendolo di tutto l’amore e l’affetto che provi per tua sorella, il fatto che tu non possa vederla o sentirla, non vuol dire che lei sia sparita, vivrà per sempre, qua dentro” dissi allontanandolo da me per guardarlo negli occhi e posarle una mano sul petto, all’altezza del cuore.
Annui debolmente con la testa, asciugandosi le lacrime con il dorso della mano.
“Devo chiamare mamma” disse stringendo i pugni lungo i fianchi.
“Non credi sia meglio dirglielo di persona?” Chiesi incerta sulle sue intenzioni.
“No, non posso presentarle davanti il corpo di Leah senza…” si bloccò in preda ai singhiozzi che cercava di trattenere, stava soffrendo terribilmente glielo si leggeva negli occhi.
“Ok” dissi accarezzandogli una guancia.
Ci alzammo e in silenzio ci dirigemmo anche noi dentro casa.
Dovevamo chiamare Sue, comunicarle la spiacevole notizia, sapevo che saremmo dovuti tornare a Forks, per i funerali, glielo dovevamo, certo, sempre se ci avessero voluto, l’idea fece bruciare la ferita che, con tanto sforzo, cercavo di tenere chiusa.
Ed io che credevo d’essermela lasciata alle spalle per sempre, quella cittadina era destinata a restare il centro dei miei peggiori dolori, sospirai e rassegnata entrai in casa.
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