Nothing.............

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Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Sab Mag 30, 2009 6:45 pm

questa è l'unica fanfict conclusa.....molto bella...parla di Alice.....prima e poco dopo la sua trasformazione!!!
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prologo+capitolo

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Sab Mag 30, 2009 6:45 pm

Nothing
Nulla. Questo era ciò che ricordavo della mia vita prima che nascessi, che diventassi una vampira.
Alcuni scherzano e dicono:”Io sono un veggente:leggo il passato, conosco il presente, ma ho molti problemi con il futuro”.
Non sanno quanto sono fortunati.
Io sono realmente una veggente, conosco il presente e il futuro di vampiri e umani. Vorrei, però, che i miei occhi potessero vedere quei giorni passati, ormai molto lontani, giorni di una vita mai vissuta: la mia vita di umana.
Alice Cullen
By Awakuroi

La Partita ha inizio!
Anno 1901. La Norvegia era il primo stato a dare il voto alle donne, a Stoccolma veniva consegnato il primo premio Nobel, ma nello stato americano del Mississippi, in un piccolo paese sulle rive di un fiume, in una modesta casetta, nasceva una delle più belle bambine che il mondo avesse mai visto.
La piccola, inoltre, aveva un dono. Prima di nascere conosceva già il volto di sua madre e il nome che le sarebbe stato dato:Mary Alice Brandon.
Poteva leggere il futuro!
Grazie a questa sua capacità, Mary aveva imparato a camminare e a parlare molto velocemente, non aveva neppure mai sbattuto la testa contro uno spigolo ne aveva mai combinato dei pasticci.
Voi penserete che tutti le volessero bene, ma Mary era un bocciolo di rosa nato tra le ortiche, era un pedone bianco solitario che fronteggiava molti pezzi neri su una grande scacchiera.
Il padre non l’aveva mai degnata di uno sguardo, egli aveva solo fratelli e questi avevano solo figli maschi, solo a lui era capitata la sventura di una figlia femmina.
La madre la considerava inutile, perché ancora piccola non le avrebbe potuto dare nessun aiuto nei lavori di casa.
Figuriamoci i bambini del paese che detestavano la piccola e la aggredivano considerandola sleale perchè era sempre lei a vincere dato che sapeva già prima cosa gli altri avrebbero fatto!
Ma solo una persona c’era a volerla veramente bene: questa persona era la sua nonna.


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2 capitolo

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Gio Giu 18, 2009 9:16 am

La Torre
Angela Emma Bugster era nata in una nobile famiglia irlandese.
Il padre era un uomo molto acculturato e voleva che lo fossero anche i propri figli, così Angela imparò a leggere a scrivere e a fare di calcolo.
Ma innamoratasi di un uomo non nobile dovette scappare con lui negli Stati Uniti.
Angela era contentissima di avere una nipotina e visto che nella sua famiglia nessuno le voleva bene sarebbe stata lei a darle una buona educazione.
Era finalmente arrivata una torre ad ergersi in protezione del piccolo pedone.
Un giorno andò a trovare la nipotina e portò con sé un libro.
“Ciao!”-fece la bambina vedendo arrivare la nonna.
“Ciao! Alice attraverso lo specchio. Il mio libro preferito”-disse prontamente la nonna.
“Nonna-iniziò a dire la piccola Mary-sapevo già che tu mi avresti dato questa risposta, ma come facevi tu a sapere che io ti avrei chiesto cosa avevi portato con te?”
“Piccola cara sappi che non sei l’unica ad avere alcune capacità! Anche io conosco i fatti prima che avvengano!”
La gioia di Mary era immensa, aveva finalmente qualcuno con cui non temere il suo potere, anzi poteva utilizzarlo con tranquillità.
Anche per lei “Alice attraverso lo Specchio” divenne il libro preferito e con quello imparò a leggere.


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litigio

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Sab Giu 20, 2009 3:37 pm

Litigio
I giorni finalmente scorrevano felici.
Le due avevano delle simpatiche discussioni fatte di sole risposte, tanto le domande le sapevano già prima di farle!
Ma una semplice torre non può fronteggiare una regina nera che le sbarra la strada.
La madre di Mary era invidiosa dell’affetto che le due avevano l’un l’altra.
Per questo, un giorno, mandò via con una scusa la piccola e iniziò a discutere con la suocera. Ma la piccola Mary sentì tutto.
“Devi smetterla!!”-iniziò ad urlare la mamma.
“Di fare cosa? Dare affetto a tua figlia, cosa che tu non fai?”-rispose la nonna.
“Precisamente, quella è una pazza! Sostiene di sapere il futuro! E tu sei come lei! Pensi che non senta quelle stupide conversazioni senza capo nè coda!”
“E’ la verità! La tua vista è annebbiata dall’invidia. Sei invidiosa delle sue capacità, e lo sei anche perché non riesci a volerle bene come io gliene voglio!”
“Non ti permetto di dire certe assurdità! Da questo momento ti vieto di parlarle e di venirla a trovare tutti i giorni!”
“Tu non osare rivolgerti più così con me! Io verrò ancora da lei! E’ poco il tempo che mi resta e la bambina soffrirà molto. Dalle la gioia di avere qualcuno accanto!”
“Ancora queste assurde sciocchezze, tu non sai qual è il tuo e il suo futuro!”
Così le due conclusero di parlare, ma Mary credeva alle parole della nonna e scappò verso il fiume versando molte lacrime


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un gelido Gennaio

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Dom Giu 28, 2009 12:23 pm

Un gelido Gennaio
Il tempo passò e purtroppo le parole di Angela si avverarono.
Fu colpita da una malattia che la costrinse a letto.
Mary andava ogni giorno a trovare la sua dolce nonnina, e insieme leggevano sempre le avventura di Alice, in quel mondo tutto alla rovescia, e sognava anche lei di poter passare attraverso lo Specchio insieme alla nonna e vivere lì per sempre!
Ma la regina nera aveva fatto la sua mossa e la torre cadde.
Era l’ultimo giorno in cui Angela avrebbe potuto parlare alla sua piccola Mary, e in quello stesso giorno lei vide tutto quello che sarebbe successo alla sua cara nipote.
“Piccola Mary avvicinati”-disse Angela con un filo di voce.
“Dimmi cara nonnina”-Mary si era avvicinata già con le lacrime agli occhi.
“Non temere piccola, io me ne sto per andare. Tu nella tua vita avrai molta sofferenza, qualche momento sarà per te felice, ma la tua felicità non sarà destinata a durare. Ma poi ad un tratto tutto cambierà, piccola mia, e sarai felice per l’eternità! Addio bambina mia addio! Tranquilla, sarò sempre con te, nel tuo cuore…”
La nonna disse queste parole e chiuse gli occhi per sempre. Era passata attraverso uno Specchio da cui non si faceva ritorno. Anche se il Re Rosso si sarebbe svegliato lei non sarebbe più tornata.
Mary diede un bacio alla nonna e tra le lacrime andò dal padre ad annunciare la morte della nonna e per la prima volta lui la abbracciò e pianse con lei.
La madre non le si avvicinò nemmeno in quel momento, ma apparve profondamente turbata.


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Ferro e Fuoco

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Ven Lug 10, 2009 10:29 am

Ferro e Fuoco
Le sorti di Mary cambiarono, e con lei quello del mondo che entrò in una profonda crisi.
La I Guerra Mondiale era lontana ma già nell’aria c’era una forte tensione.
Era il periodo del settimo compleanno di Mary quando per la prima volta ebbe la visione che l’avrebbe tormentata a lungo:
Vedeva un posto disastrato. C’erano alcune buche a terra, coperte da delle specie di muri(più tardi seppe che quelle cose venivano chiamate trincee). Attorno a queste buche c’era molte persone piene di ferite, alcune erano morte. Dei rumori assordanti la circondavano, ma la cosa spaventosa erano degli oggetti che volavano nel cielo, li chiamò aquile di ferro(poi scoprì che erano aeroplani). Da questi cadevano grossi oggetti metallici che arrivando a terra creavano grossi fuochi.
In mezzo a quella moltitudine di persone non c’era lei, ma suo padre e uno dei suoi fratelli, anche loro indossavano dei completi verdi e stringevano gli oggetti che facevano quel brutto rumore.
Poi ad un tratto uno di quei grossi fuochi colpì i suoi familiari che caddero a terra morti.
La prima cosa che fece fu quella di recarsi dai suoi genitori e dire quello che aveva visto.
Fu un grosso sbaglio.
La regina nera chiamò i suoi alfieri e per il piccolo pedone non ci fu scampo.
Quella era stata la goccia che aveva fatto traboccare il vaso.
La madre non ci pensò due volte: fece portare la figlia in manicomio. Era inutile e pazza, questa era la fine che avrebbe dovuto fare!
Così la piccola Mary lasciò la sua famiglia, venne caricata su un carrozza, con degli uomini cattivi che la controllavano. Passarono per altri paesi prima di arrivare a destinazione e capì che sua madre non sapeva come era fatto un vero pazzo.
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La Cattedrale della follia

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Mer Lug 15, 2009 8:39 am

La Cattedrale della follia
Mary fu portata al Riverside State Hospital.
Il ricovero era posto non lontano dal Minnehaha Creek, un affluente del Mississippi, e precisamente dove il fiume giunge all’omonima cascata alta 16 metri. La bimba la riconobbe subito, perché tempo prima aveva letto “The Song of Hiawatha” insieme alla nonna, poema ambientato in quella zona.
La struttura si basava sul “Kirkebride design”. Era interamente costruita sullo stile del Gothic-revival. Ospitava pazienti sia maschili sia femminili, divisi però in due ali differenti. Prima di entrare c’era un grande giardino dove Mary sperava di poter giocare, ma allo stesso tempo era profondamente intimorita dalle alte guglie che da sopra il ricovero proiettavano la loro ombra sul verde prato.
All’interno la struttura era ulteriormente suddivisa in una zona principale dove c’era la sala delle visite(casomai qualcuno volesse ritornare a vedere i propri parenti lì rinchiusi), la mensa e le stanze dei pazienti con problemi meno gravi.
Ma lei venne fatta proseguire e fu portata nella zona mediana che ospitava pazienti con problemi un po’ più gravi.
Oltre c’era una zona molto buia dove venivano tenuti gli ospiti con problemi veramente seri, Mary poteva sentire alcune urla o risate isteriche provenire dal quel nero profondo e si augurò di non dover mai capitare per qualche motivo in quella zona.
Era già sera quando arrivò al manicomio. Così fu subito chiusa nella sua stanza, sdraiatasi nel letto riebbe la triste visione e si addormentò stanca e ancora una volta piangendo.
La forma della scacchiera era mutata ma il piccolo pedone era ancora solo.
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Gemelle

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Mer Lug 15, 2009 10:39 pm

Gemelle
Il mattino seguente le fu concesso di uscire dalla stanza.
Appena fuori notò le altre pazienti.
Ce ne fu una che la incuriosì maggiormente.
Era una bella ragazza, non doveva avere più di 25-30 anni, i suoi abiti erano molto graziosi, cosa le suscitava curiosità era il piccolo specchio che stringeva tra le mani, e a volte sembrava che ci parlasse.
“Salve”-disse avvicinandosi alla donna.
“Salve”-rispose quella con gentilezza.
“Piacere, mi chiamo Mary, e tu?”
“Tu? Vorrai dire noi!-disse la donna bionda indicando lo specchio-Io sono Barbara e lei è Jessica siamo sorelle gemelle!-poi si avvicinò a Mary e disse sussurrando-Sai Jessica è molto timida ma pure un po’ dispettosa, pensa non parla mai e lo fa solo quando parlo io… Ma come mai una così bella bambina è finita in questo posto? Zitta Jessica non vedi che sto facendo una domanda?!?”
“Beh, io riesco a vedere il futuro, ma la mia mamma pensa che io non dica la verità e così per non avermi più tra i piedi mi ha fatto portare qui!”-non ebbe paura di dire la verità, sapeva che nel posto dov’era la sua situazione era ritenuta normale dagli altri pazienti.
“Povera piccola, ti capisco. Pensa che io sono stata ricoverata qui perché mi dicevano che vedevo persone che non esistevano. Ero triste da sola ma per fortuna un giorno ho scoperto che anche mia sorella era qui e così ora non ci separiamo mai…Jessica stai un po’ zitta!”
Mary era un po’ spaventata da quella donna ma sapeva che a lei non sarebbe successo niente.
Ad un tratto gli occhi di Barbara si posarono su un oggetto vicino alla sedia dove era seduta.
“Lo vedi quello?”-chiese un po’ irata a Mary.
“Sì, sembra un sonaglio, ma è rotto.”-rispose educatamente Mary, a cui sembrò di assistere al litigio tra Tale e Quale in “Attraverso lo Specchio”.
“Hai ragione è proprio il mio sonaglio preferito! E come al solito quando mia sorella prende una mia cosa la distrugge!!” -il tono della sua voce era sempre più alto-“bimba è meglio se ti allontani perché non so cosa potrò fare a questa discola di mia sorella”
E così iniziò ad schiaffeggiare lo specchio e a sgridare la sua immagine riflessa, ma poi ad un tratto si fermò, sembrava spaventata, nascose immediatamente lo specchio, accanto a lei passarono due infermieri, e sembrò che non si fossero accorti di nulla.
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Pecora e Uovo

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Mer Lug 15, 2009 10:40 pm

Pecora e Uovo
Sedute non molto lontano stavano altre due donne.
La prima delle due era vestita in modo bizzarro: aveva su una camicetta e una giacchettina di lana, entrambe alla rovescia, e alcuni bottoni della camicetta sembravano essere infilati nelle asole della giacchettina. Aveva addosso anche due gonne, una più corta e una più lunga, ma si potevano vedere le calze, ne aveva due per piede ed erano tutte diverse, per non parlare delle ciabatte anche quelle differenti. Le sue mani si muovevano sul bordo della giacchettina come a voler sistemare qualcosa di impossibile da sistemare o forse a provare a scucire l’intreccio di lana.
L’altra donna era insolitamente grassa, ma la cosa strana era che sedeva sul ciglio della seggiola e stava molto attenta, oltre a non cadere, anche a non toccare con la schiena lo schienale.
Mary si avvicinò alle due. La prima sussurrava senza sosta due parole “pane e burro”
“Pane e burro?” chiese Mary.
“Sì, pane e burro!”-rispose quella con gioia-“ne vorresti un pochino?”
“Mi farebbe piacere!”
“Allora ne avrai ogni domani! Oggi è impossibile, forse ieri, ma domani è certo!”
“Ma domani sarà un nuovo oggi, perché non posso averne ora?”
“Niente da fare allora… Il mio nome comunque è Bianca, qual è il tuo?”
“Mi chiamo Mary”-la piccola rispose assecondando Bianca non aveva voglia di far arrabbiare qualcuno-“lei che siede qui accanto a te come si chiama?”
“Hai fatto bene a chiedermelo. Il suo nome è Eggness. Sai poverina, una volta anche lei parlava, ma forse l’ha fatto troppo, l’hanno portata nella zona buia è quando è tornata la sua schiena era sanguinante e non ha più osato dire una parola, ora mangia e basta!”
Eggness annuì con la testa ma tenne lo sguardo basso e non emise nessun suono. Decisamente Mary non sarebbe mai voluta finire in quella parte del manicomio.
Il pedone aveva trovato dei compagni, ma questi pedoni erano sulla scacchiera dei pezzi neri da molto più tempo di lei e ormai avevano perso la loro meta.


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L’ora della mensa

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Mer Lug 15, 2009 10:40 pm

L’ora della mensa
Un trillo di campana chiamo tutte le pazienti verso la mensa.
Era un padiglione molto grande con dei lunghi tavoli. Mary si sedette tra Bianca e Barbara, che nascondeva lo specchio ma ci parlava ancora, di fronte a loro stava Eggness.
Gli infermieri portarono il cibo ai tavoli.
Era un qualcosa di informe, di certo molto diverso dal “pane e burro” che Bianca aveva fatto finta di offrirle poco prima.
Purtroppo per lei le due donne non erano la migliore scelta come commensali, infatti , iniziarono,senza volerlo certo, a tormentarla.
“Ah, come vorrei del pane e burro”-disse Bianca portandosi alla bocca quella roba.
“Jessica mangia anche tu qualcosa”-diceva Barbara avvicinando il cucchiaio al vetro dello specchio”
Eggness invece mangiava senza dire assolutamente.
Mary aveva deciso di mangiare ma solo perché aveva moltissima fame, ma dopo qualche cucchiaiata si fermò era immangiabile quella roba!
Bianca finito il piatto poggiò la testa sulla spalla di Mary e le chiese di cantarle una ninna nanna, ma allo stesso tempo Barbara le chiese di aiutarla con la sorella che non voleva mangiare.
Mary non sapeva assolutamente cosa avrebbe dovuto fare, Eggness non le dava nessun aiuto, continuava a mangiare e senza preoccuparsene aveva preso il piatto della piccola per mangiare anche la sua porzione.
Le due vicine erano sempre più insistenti, parlavano ormai contemporaneamente, erano tutte e due appoggiate alla piccola che si sentiva soffocare.
I pedoni si era rivoltati contro un loro compagno.
A Mary vennero in mente i giorni con la nonna, l’ingiustizia fattale dai suoi genitori che l’aveva chiusa in quel posto dove anche gli alleati erano avversi.
Ebbe una visione che ritenne terrificante: solo buio e silenzio!
Chi non urlerebbe per la paura?
Così Mary fece! Non riuscì a resistere con le lacrime agli occhi iniziò ad urlare salì sul tavolo, per un attimo incrociò lo sguardo di Eggness, non parlava ma i suoi occhi dicevano più di mille parole. Si avvicinarono alla bambina gli infermieri per bloccarla. Mary vedeva ancora il buio e non riusciva a smettere di urlare. Tentando di divincolarsi dalle mani di quegli uomini troppo forzuti per assistere persone con problemi picchiò la testa contro il tavolo e svenne.
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Buio

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Mer Lug 15, 2009 10:41 pm

Buio
La piccola Mary si svegliò e le sembrò di essere ancora nella visione. Più che dire cosa vedeva intorno a sé è più corretto dire cosa non vedeva. Era avvolta dalle tenebre, ed era circondata dal un silenzio tombale, ogni tanto sembrava di sentire delle urla oltre alla porta ma erano molto flebili.
Provò ad alzarsi ma sentì che degli anelli metallici legati a delle catene le erano state chiusi attorno ai polsi, l’altro capo delle catene sembrava essere legato ai quattro angoli della stanza. Non poteva fare nessun movimento.
Voleva gridare ancora, scacciare la paura che la stava possedendo ma la colpirono le visioni della reazione degli infermieri a quel suo gesto: l’avrebbero picchiata, non con le mani ma con delle fruste, quelle che erano state usate per Eggness tempo prima.
Così Mary si sdraiò sul freddo pavimento nero. Nero come le pareti. Nero come la porta. Nero come il colore della Regina che chissà quanto lontano, o quanto vicino, rideva per essersi tolta il peso di quell’inutile bianco pedone…
Di nuovo la visione della guerra, la stanza si tinse di rosso del sangue e del fuoco.
Pianse ancora, e le sue lacrime erano anch’esse nere, perché nessuna luce e nessun colore potevano entrare in quella piccola cella dove la notte aveva scacciato il sole e divorato la luna e le stelle.
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Riflesso di luna

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Riflesso di luna
Mary non seppe quanto era rimasta in quella cella ma un giorno venne portata fuori. Era nella parte più lontana della costruzione, le stanze avevano un porta di metallo spessa e delle grate erano poste in alto ad esse, da queste spuntavano mani seccate dalla sofferenza, o occhi diventati rossi per l’insonnia e le lacrime.
Gli anni passarono e arrivò il 1915, la guerra era iniziata realmente e la visione della morte dei suoi famigliari si faceva ogni giorno più limpida.
Mary era rimasta piccola, e ormai a causa del Litio e della paura stava diventando sempre più simile ad Eggness.
Gli infermieri aveva trovato lo specchio di Barbara e l’avevano separata dalla sua amata sorella, Bianca continuando a sfregare le dita lungo la giacca stava riuscendo a sfilare tutta la lana. L’avvenimento più significativo però in quell’anno ebbe come protagonista proprio Eggness: la donna ormai consumata dal dolore si era incamminata verso la zona buia da cui non aveva fatto più ritorno, Mary nel suo stato di apatia non si rese conto ma la vide mentre gli infermieri portavano via il suo corpo carbonizzato dalle troppe scariche elettriche…
Così la ragazzina considerata ormai inoffensibile fu spostata nella stanza di Eggness, e una sera particolarmente calda il personale lasciò la grande finestra aperta.
Era mezzanotte, la luna piena brillava in un cielo limpido e ricco di stelle, l’acqua della cascata, come il suono dello strumento del pifferaio magico, la chiamava. Mary non esitò un attimo e si gettò oltre la finestra.
Camminava come trasportata da una forza invisibile.
Il pedone giunse alla fine della scacchiera, ma non dalla parte dove sarebbe diventato Regina, quello da cui sarebbe caduta per finire la partita.
Mary osservava il riflesso della luna nell’acqua del fiume che aveva ormai compiuto tutti i 16 metri del salto, se non poteva toccare la luna che brillava in cielo, avrebbe raggiunto quella che l’osservava dalle acque limpide.
Un piede e poi l’altro, anche lei aveva spiccato il salto.
Ma il pedone dovrebbe accorgersi che un alfiere era corso a salvarlo.
Mary fu afferrata da qualcosa o qualcuno. Non voleva aprire gli occhi ma sentiva solo che era freddo, molto freddo.
La ragazza riaprì gli occhi, era nella sua stanza, sul suo letto, sena un graffio, davanti al letto c’era un ragazzo, la più bella persona che avesse mai visto, i suoi occhi erano neri, sembravano affamati, la sua pelle bianca come la luna.
“Non mi dirai niente stasera vero? Quando ritornerai con i tuoi occhi sazi io ti spiegherò come faccio a sapere ciò,solo se tu mi dirai il tuo segreto, so che lo farai! Ihih”-non appena Mary disse queste parole, il ragazzo si spaventò un attimo ma poi con un balzo volò fuori dalla finestra e scomparve lontano, Mary pensò che stesse tornando alla sua dimora:la luna.
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Occhi di miele

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Occhi di miele
Tre giorni, solo tre giorni avrebbe dovuto aspettare e l’abitante della luna sarebbe tornato dal lei, non ci aveva badato ma nelle sue visioni aveva già visto che qualcuno l’osservava stando appollaiato su uno dei grandi alberi che circondavano il ricovero, ma non si decideva ad avvicinarsi, come se avesse paura, ma non di lei… paura per lei.
Arrivò il fatidico giorno. Il giovane era riuscito a farsi assumere all’interno del ricovero. Detto tra noi c’è un solo tipo di “persone” che riescono a far fare ad altri quello che vogliono, e Mary presto avrebbe saputo che tipo di “persona” era quel ragazzo.
La ragazzina lo aspettò davanti alla finestra da cui era saltata fuori qualche giorno prima. A mezzanotte il giovane era lì, e proprio come aveva visto Mary, i suoi occhi erano sazi, avevano un altro colore anche, era d’oro e di miele, e come questi ricchi (di ricordi) e dolci.
“Io sono Edmund e…”-iniziò a dire il ragazzo.
“Lo so, abitante della luna, ma ti ho già detto che non parlerò finchè tu non mi dirai il tuo segreto!”- ribattè repentina Mary.
“Già è molto pericoloso che io sia qui, se ti dicessi la verità sarebbe ancora peggio, ascolta me, perchè…”-fece Edmund
“Se tu non mi dici la verità non ti dirò neppure perché piango tutte le notti! Tanto tra un po’ me lo diresti comunque, quindi approfittane e dimmelo subito! Tranquillo anche io sarò sincera con te… non ti dimenticare di dirmi come mi hai salvata l’altra sera”-Mary parlò sicura di sé come non lo era mai stata.
“Non capisco perché tu abbia tutta questa curiosità, visto che sembra che tu sappia già tutto perché vuoi sentire da me la verità?”
“Perché adoro la tua voce!”
Edmund fu spiazzato dalla risposta della ragazza ma decise che non c’era niente da fare avrebbe placato la sete della fanciulla:”Sono un vampiro! Ecco perché ho la pelle così chiara e fredda, sei spaventata?”
“Ti sembro spaventata? Se lo fossi stata non ti starei parlando né avrei aspettato il tuo arrivo in questi tre giorni, e poi non mi sembri pericoloso, in un libro che ho letto tempo fa con la nonna c’era scritto che i vampiri si nutrono di sangue umano…”
“Quella è la nostra natura, ma io sono come un vegetariano, mi nutro solo di sangue animale, per questo ho gli occhi dorati, ma non tutti hanno fatto la mia scelta, quelli attenta a quelli normali che invece hanno gli occhi rossi!”
“Beh qui dentro non potrebbe succedermi niente. Ma non mi hai detto come hai fatto a salvarmi!”
“Alcuni di noi hanno dei doni, io riesco a volare, e così, quando ho visto che ti stavi buttando, mi sono lanciato a salvarti!”
“Ma perché mi spii da tanto tempo?”
“Sai anche questo? Lo faccio perché hai il profumo più buono che abbia mai sentito, e in tutto questo tempo ti sarei quasi saltata addosso per bere il tuo sangue, ma non potevo fare del male ad una così bella ragazzina, oltretutto così triste, è arrivato il momento che tu mi parli di te!”
“Hai ragione!”- E così Mary raccontò ad Edmund del suo dono, della nonna e degli altri avvenimenti della sua vita prima che si incontrassero, e della terribile visione che ogni notte appariva ai suoi occhi.
Il pedone si era salvato dal baratro e con il suo alfiere sarebbe giunta all’ultimo scacco e avrebbe vinto la partita!
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Scuse vane

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Mer Lug 15, 2009 10:44 pm

Scuse vane
Un anno era trascorso. Edmund da quella notte era sempre andato da Mary. Giorno dopo giorno era riuscito ad avvicinarsi a lei senza rischiare di assalirla. Le si era seduto accanto, poi le aveva stretto la mano, le aveva asciugato le lacrime, l’aveva abbracciata e l’aveva baciata.
Mary finalmente non aveva più la visione del padre e del fratello, pensava che fosse la vicinanza di Edmund e del suo amore ad avere placato le sue sofferenze.
Ma la verità era vicina e presto le sarebbe stata svelata.
Un giorno accadde qualcosa di inatteso: a Mary era stata annunciata una visita.
Il pedone non credette ai suoi occhi, la Regina nera era giunta da lui!
La madre di Mary sedeva con lo sguardo triste nella sala, controllata dagli infermieri, dove i parenti venivano a trovare gli ospiti della struttura.
La donna era molto invecchiata, non solo dagli anni, ma da una sofferenza che in quei giorni aveva raggiunto l’apice.
“Scusa”-questa fu la prima parola che disse la donna a Mary, il marito e il figlio erano andati a fare la Grande Guerra e, come aveva detto la piccola tanti anni prima, erano entrambi morti-“ho sbagliato, tanti anni fa non ho creduto alle tue parole, ti ho fatta chiudere in questo posto, e ora ho perso mio marito e mio figlio, sono venuta prenderti per darti tutto quello di cui ti ho privata in tutto questo tempo.”
“E’ troppo tardi!”-disse Mary, mentre la collera la assaliva-“come ti permetti dopo tutto il male che mi hai fatto a dirmi che mi riporterai con te! Io non ti conosco non so chi tu sia! Ora hai perso un marito un figlio ma 8 anni fa tu hai perso una figlia e non per caso ma per il tuo volere! Vattene e non farti mai più rivedere! Ti odio con tutta me stessa!”
Piangendo la ragazzina lasciò la stanza e la donna resto lì ferma con lo sguardo perso nel vuoto, senza più avere idea di ciò che avrebbe dovuto fare.
Mentre correva verso la sua stanza Mary ebbe l’ultima visione riguardante la sua famiglia: la madre faceva un nodo ad una corda e qualche minuto dopo il suo corpo senza vita dondolava appeso ad una trave della casetta di pietra in cui aveva dato la vita alla figlia che aveva odiato senza motivo.
Il pedone aveva colpito la Regina e questa non sarebbe più tornata in gioco.
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Fuga

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Mer Lug 15, 2009 10:44 pm

Fuga
“Edmund, Edmund!”-sussurrò Mary, sapeva che l’amato l’avrebbe sentita.
Un attimo dopo un angelo bianco era nella stanza e la stringeva tra le sue braccia.
“Era mia madre! Quella donna ha avuto il coraggio di chiedermi di tornare con lei!
Non posso più stare qui! Mi hai detto che sei un nomade, hai rinunciato alla tua natura per stare con me in questo anno! Scappiamo, portami con te!”
“Cosa ti è preso?”
“Ora so di cosa ho bisogno non lasciarmi qui. Mi sembrava di aver dormito mille anni. Devo aprire i miei occhi di fronte a tutto. Senza un pensiero, senza una voce, senza un’anima. Non lasciarmi morire qui. Riportami in vita. Non voglio più chiudermi in me stessa! Se rimanessi qui anche con te accanto, l’immagine di mia madre tornerebbe nella mia mente e tornerei quella di prima!”
“Certo piccola mia, non potrei vederti soffrire, ora che finalmente avevi trovato un po’ di serenità!”
E così Edmund prese Mary.
Saltarono fuori dalla finestra.
E volarono lontano, verso la luna pensò Mary.
Alla luce del sole il volte si Edmund brillava riflettendo la luce in mille arcobaleni, era la cosa più bella che avesse mai visto.
La terra, gli alberi e i fiumi scorrevano veloci sotto i loro corpi che si libravano nel cielo verso la felicità
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Richiesta errata

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Mer Lug 15, 2009 10:45 pm

Richiesta errata
I due amanti insieme volarono per più di un anno lungo la costa atlantica degli Stati uniti.
Mary aveva visto città bellissime, la sua preferita era New York.
Edmund aveva assaggiato un bel po’ di animaletti, mentre lei mangiava nei più bei ristoranti.
Ma il suo diciassettesimo hanno era vicino e Mary quell’anno sarebbe voluta andare in Kansas a vedere i mulini a vento.
“Per favore Edmund!”
“Ma sei sicura? Per arrivare in Kansas bisogna assolutamente passare dal Mississippi! Non voglio che tu soffra!”
“Se facciamo rifornimento prima non ci sarà bisogno di fermarci! L’ho già visto!”
“Va bene, ma poi mi spiegherai cosa c’è di bello nel vedere delle pale che girano spinte dal vento…”
“Quando li vedrò te lo dirò!”- e Mary scoppiò in una risata cristallina, di quelle che aveva fatto solo con la nonna.
Così i due arrivarono finalmente in Kansas.
Il vento soffiava forte nella campagna in cui avevano deciso di fermarsi.
Il pedone avrebbe dovuto ricordarsi che la partita non finisce se anche il Re viene abbattuto, e purtroppo il Re stava muovendo i suoi passi proprio nella stessa zona dell’alfiere e della sua protetta!
Il profumo di Mary, che tempo prima aveva attratto Edmund, fu spinto dal vento fino alle narici di un altro vampiro nomade che si dirigeva in quella direzione.
Mary fu colta dall’ennesima visione: un vampiro biondo e dagli occhi scarlatti sarebbe apparso nel campo di grano in cui lei e Edmund giacevano osservando i mulini!
Lo riferì immediatamente ad Edmund, ma era troppo tardi, il vampiro era già arrivato!
“Piacere sono James!”- disse il biondo
“Noi siamo Edmund e Mary, cosa stai cercando qui?”-Edmund stava tentando di soffocare un ringhio per non far scatenare James, il vento era dalla loro parte era calato, e la distanza tra loro impediva in qualche modo al vampiro di sentire l’odore della sua compagna.
“Non avete sentito questo odore meraviglioso, sapete io sono un segugio e quando divento affamato niente può placarmi, se non il sangue!”
Il vento ricominciò a soffiare, e in una frazione di secondo James, sentita l’origine dell’aroma, si era lanciato contro Mary, ma lei ed Edmund avevano già spiccato il volo.
James rimase un attimo stupito da quell’azione ma si lanciò all’inseguimento della debole scia che veniva dall’alto.
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L’ultima visione

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Mer Lug 15, 2009 10:45 pm

L’ultima visione
Erano un po’ di giorni che Mary ed Edmund erano in volo.
La velocità raggiunta da Edmund era tale da aver distanziato, l’altro vampiro che correva veloce seguendo una debole scia.
Si sa, il re si muove di uno scacco e la alfiere finchè non trova un ostacolo.
Ma Mary aveva bisogno di mangiare e di bere. Questo faceva guadagnare terreno a all’inseguitore, ma i due lasciavano anche tracce false per depistarlo, ma un segugio è un segugio, e il suo naso trova sempre la strada giusta.
In volo i due arrivarono alle Cascate del Niagara.
Lì Mary ebbe l’ultima visione:
Un bosco fitto. Era notte. Intorno ad un albero era stato accesso un fuoco. Appoggiato all’albero era Edmund che non poteva muoversi, era senza un braccio, e i resti di questo bruciavano tra le fiamme. James era davanti a lui e senza togliergli gli occhi di dosso si nutriva del sangue di Mary. Ridendo del loro sciocco tentativo di fuga. Era proprio divertito dal gioco che i due gli avevano fatto fare.
Mary riferì tutto ad Edmund.
“Le cose stanno cosi? Allora c’è solo una cosa che possiamo fare!”-disse Edmund con un filo di voce.
“Cosa…?!?”
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Addio!

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Mer Lug 15, 2009 10:46 pm

Addio!
Mary ed Edmund erano uno di fronte all’altra.
Il suono della cascata dietro di loro.
“So che sai già quello che sto per dirti ma voglio che tu ascolti lo stesso le mie parole”-esordì Edmund.
Mary annuì con il capo.
“Siamo al capolinea. Sapevo che James prima o poi ci avrebbe raggiunti. Ti ho portata in questo luogo perché ricorda il posto in cui ci siamo incontrati. L’unica cosa che posso fare per salvarti è farti diventare come me. Ora ti darò il morso che hai sempre desiderato. Quando ti sveglierai corri verso ovest, saprai dov’è l’ovest tranquilla, raggiungi la città di Denali, lì c’è una famiglia di vampiri che mi ha aiutato nella scelta di nutrirmi solo di sangue animale. Io ti raggiungerò lì appena avrò finito con James.”
Dette queste parole i due si scambiarono il bacio più intenso che si fossero mai dati in quei due anni. E poi la bocca di Edmund scese fino al collo di Mary e la morse.
La stese a terra le diede un altro bacio. “Addio” le sussurrò e volò via.
L’alfiere se ne era andato, era alla ricerca del Re per poter vincere la partita. Al pedone era all’ultimo scacco, non gli restava che fare un passo e diventare Regina. Ce l’avrebbe fatta?
Non avrebbe sentito più il desiderio di nutrirsi
Gli occhi di Mary non avrebbero visto più alcun colore, né le sue orecchie avrebbero udito alcun suono, né il suo naso avrebbe sentito più nessun odore.
Le sue gambe non avrebbero più corso.
Nei tre giorni successivi il veleno di Edmund riempì il corpo di Mary, bruciando tutte le sue membra.
L’ultimo giorno si concentrò tutto nel suo cuore, e questo cessò di battere.
Una ragazza era morta.
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Scacco matto!-Epilogo

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Mer Lug 15, 2009 10:46 pm

Scacco matto!-Epilogo
Alice diventa Regina
Una vampira era nata. Erano stati tre giorni tremendi avevo sentito il mio corpo come avvolto da un fuoco caldissimo, era come se fossi stata messa al rogo. Poi l’ultimo giorno il fuoco si concentrò sul mio cuore che accelerò per un attimo ma poi smise per sempre di battere. Quando la tortura finì non ricordavo più nulla nemmeno il mio nome. Solo un nome ricordavo della mia vita passata:Alice. la protagonista della mia storia preferita, e decisi che quello sarebbe stato il mio nome. Infatti, quando aprì gli occhi mi sembrò di essere passata attraverso lo Specchio. Appena mi mossi mi accorsi di aver corso velocissima e di aver fatto più strada di quella che pensassi. Tutto intorno a me aveva colori che si possono immaginare, e sentivo suoni lontanissimi, tanto che la cascata vicina emetteva un suono quasi spaventoso. Oltretutto anche gli odori intorno a me erano tantissimi, ma ce ne fu uno che mi fece bruciare la gola, era il sangue! Ma avvicinai alla fonte di questo inebriante profumo, un giovane puma aveva puntato una lepre, ma non sapeva che io avevo puntato lui! Così con la mia nuova velocità mi lanciai su di lui. Dopo essermi nutrita e aver appagato la mia sete mi ricordai nel mio dono perché fui presa da una visione: un giovane ragazzo(scoprì solo quando Bella sarebbe stata attaccata che chi avevo visto era James) che rideva fragorosamente osservando i resti di un altro giovane che ardevano in un alto falò. Mi sentii strana come se dovessi essere triste per la persona che ardeva nelle fiamme, ma non sapevo chi fosse, non ricordavo nulla. Poi ci fu un’altra visione e diventai la persona più felice del mondo(almeno in quel momento) perché mi rese certa di tre cose: la prima era che avrei trovato un uomo che avrei amato e che mi avrebbe amato per l’eternità, la seconda era che con lui avrei trovato una famiglia, la terza che a causa di un membro di essa avrei trovato la mia migliore amica.
Ma questa è un’altra storia.
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Finito

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Questa fanfict sta sera lo voluta mettere tutta....così vedete come va a finire la bellissima storia di Alice...spero che vi è piaciuta! Smile
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Re: Nothing.............

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