se Jacob non avrebbe infranto il patto(new moon)

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se Jacob non avrebbe infranto il patto(new moon)

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Gio Mag 28, 2009 11:01 pm

La più grande differenza (ed è una differenza ENORME) tra la prima bozza di New Moon e la copia finale è questa: originariamente, Bella non viene mai a sapere cosa c’è che non va in Jacob. Allora era un libro molto più corto, senza le 70 pagine cruciali in cui Jacob e Bella condividono tutti i loro segreti e cementano la loro relazione in qualcosa che trascende l’amicizia.

(Prima che leggiate, non lasciate che questa versione vi confonda. Questo non è come è “succeso realmente”. Mentre la mia conoscenza del personaggio di Jacob cresceva, questa versione originale sembrava sempre più improbabile. (Ovviamente Jacob stava per infrangere le regole – è Jacob!) Questo brano è come uno scheletro – solo ossa, niente carne.)

Provate a immaginare: Bella va a casa di Jacob a chiedere la verità riguardo il “culto”. Jacob si presenta con Sam e gli altri, e poi acconsente a parlare con lei in privato. Lui la scarica (in mancanza di una parola descrittiva più adatta) e a lei si spezza il cuore per la seconda volta nel libro. Okay, tutto questo suona familiare. Ma poi quella notte…non accade nulla. Jacob non infrange le regole e non si arrampica fino alla finestra di Bella per parlarle. Jacob non le da indizi, non cerca di aiutarla a scoprire ciò che lei sa già. Bella è ancora isolata, sola. Non ha idea che Victoria è lì fuori, che la cerca, o che i lupi mannari sono lì fuori, per proteggerla.

Però Bella è troppo persistente per accettare un no come risposta da Jacob. Non ha la stessa stima di sé stessa che interferiva nella relazione con Edward all’inizio di New Moon a fermarla qui. No, Jacob le DEVE molto più di questo, accidenti, e lei va a prendersi quello che merita.

Non riesce a trovarlo, però, e alla fine la sua ricerca la porta in cima alla scogliera. Si ricorda di aver visto “la gang” tuffarsi nell’oblio – e sapete quanto lei sia dipendente dalle sue allucinazioni. Buttarsi dallo scoglio è la sua ispirazione in questa versione. Quando Jacob le salva la vita questa volta, l’interazione tra i due è a 180 gradi dalla versione finale…
Stephenie Meyer.

“Come riusciremo a uscire da qui?” tossii e sputai le parole. Sentivo così freddo adesso che non riuscivo a sentire molto oltre al calore del suo corpo mentre mi teneva con cautela sopra le onde, e il dolore alla schiena. Sembrava come se la corrente si stava trascinando contro le mie gambe, disposta a non andarsene, ma le gambe erano intorpidite e potrei averlo immaginato.
“Ti sto rimorchiando fino alla spiaggia. Tu dovresti afflosciarti come se fossi priva di sensi e non reagire. Sarebbe più semplice.”
“Jake,” dissi ansiosamente. “La corrente è troppo forte. Probabilmente non ce la faresti da solo, figuriamoci mentre mi trascini.”
“Ti ho pescata, no?” Mi teneva troppo forte per poter vedere la sua faccia, ma la sua voce suonava leggermente compiaciuta.
“Si.” Convenni dubbiosa. “Ma come hai fatto? La corrente…”
“Sono più forte di te.”
Avrei voluto ribattere, ma l’acqua decise di uscir fuori dal mio stomaco proprio in quel momento.
“Okay,” disse quando ebbi finito di vomitare. “Devo portarti fuori di qui. Ricordati di restare immobile.”
Ero troppo debole per ribattere, ma ero terrorizzata di lasciare la sicurezza della roccia e lasciare che le onde mi prendessero di nuovo. Mentre due minuti prima ero ravvicinata con l’idea di affogare, adesso ero spaventata. Non volevo tornare nell’oscurità. Non volevo che l’acqua coprisse nuovamente la mia faccia.
Potevo sentirla mentre Jacob si allontanava dalla roccia. Io ero sdraiata sulla schiena e lui mi stava ancora tenendo da sotto le braccia mentre si spingeva verso la spiaggia. L’acqua agitata ci raggiunse, e io entrai nel panico e iniziai a scalciare.
“Smettila,” disse seccamente.
Combattevo per rimanere immobile, ed era più difficile di quanto pensassi, anche se i miei arti esausti e doloranti per i crampi non volevano altro che fluttuare immobili.
E’ stato incredibile – sfrecciavano nell’acqua come se una linea ci stesse rimorchiando verso la spiaggia. Jacob era il più forte nuotatore che avessi mai visto. La spinta e la stretta della corrente sembrava impotente anche solo per sconvolgere la strada diritta che lui tagliava attraverso le onde. Ed era veloce. Passo da record mondiale.
Allora sentii la sabbia graffiarmi i talloni.
“Okay, ora puoi alzarti, Bella.”
Non appena mi lasciò, caddi faccia in giu nelle onde alte fino al ginocchio.
Mi tirò fuori prima che potessi buttar giu altra acqua, gettandomi facilmente sulla sua spalla e camminando sulla sabbia.
“Laggiù,” mormorò tra sé, e cambiò direzione. Potevo solo vedere, mentre penzolavo dalla sua spalla, i suoi piedi nudi lasciare enormi orme sulla sabbia bagnata.
Mi depose su un pezzo di sabbia che sembrava in realtà asciutto. Era scuro qui – realizzai che ci trovavamo in una caverna poco profonda che la marea aveva scavato nella roccia. La pioggia non poteva raggiungermi direttamente, ma dei piccoli schizzi di nebbiolina rimbalzavano sulla sabbia che si trovava fuori e mi colpivano.
Stavo tremando così forte che i miei denti scattavano insieme – il suono sembrava quello di nacchere eccitate.
“Vieni qui,” disse Jacob, ma non dovetti muovermi. Mi avvolse con le sue calde braccia e mi teneva stretta al suo petto nudo. Ebbi un fremito, ma lui rimase immobile. La sua pelle era troppo calda – come se gli fosse tornata la febbre.
“Non stai congelando?” balbettai.
“No.”
Mi vergognavo. Non solo aveva era stato esponenzialmente meglio di me in acqua, ma ora doveva anche farmi sentire ancora più debole.
“Sono così debole,” borbottai.
“No, sei normale.” C’era amarezza nella sua voce. Continuò velocemente, senza darmi il tempo di chiedere cosa intendesse. “Ti spiacerebbe dirmi cosa cavolo credevi di fare?” mi domandò.
“Un tuffo dalla scogliera. Per divertirmi.” Incredibile, ma c’era ancora dell’acqua nel mio stomaco. Aveva scelto proprio questo momento per uscire.
Attese finchè potei respirare di nuovo. “Sembra tu ti sia divertita.”
“Si, finchè non ho toccato l’acqua. Non dovremmo andare a cercare aiuto?” I miei denti stavano ancora battendo, ma lui capì cosa volevo dire.
“Stanno arrivando.”
“Chi sta arrivando?” chiesi, sospettosa e curiosa.
“Sam e gli altri.”
Feci una smorfia. “Come faranno a sapere che abbiamo bisogno di aiuto?”
Lui sbuffò. “Perché mi hanno visto correre e gettarmi dallo scoglio dopo di te.”
“Mi stavi guardando?” lo accusai con debole indignazione.
“No, ti ho sentita urlare. Se ti avessi vista, ti avrei fermata. E’ stato davvero stupido, sai.”
“I tuoi amici lo fanno.”
“Loro sono più forti di te.”
“Sono una brava nuotatrice,” protestai, malgrado l’evidenza del contrario.
“In una piscina,” ribattè. “Bella, sta arrivando un uragano la fuori. Non ci hai pensato?”
“No,” ammisi.
“Stupida,” ripetè.
“Già,” concordai con un sospiro. Era così freddo ed io ero così stanca.
“Resta sveglia,” Jacob mi scrollò bruscamente.
“Dacci un taglio,” mi lagnai. “Non mi addormenterò.”
“Allora apri gli occhi.”
Sinceramente, non mi ero accorta che erano chiusi. Non glielo dissi. Li aprii e dissi “Bene.”
“Jacob?” il richiamo arrivò chiaramente, malgrado il rumore del vento e della schiuma. La voce era molto profonda.
Jacob si spostò in modo da non urlarmi nell’orecchio. “Nella caverna, Sam!”
Non li sentii avvicinarsi. All’improvviso, la piccola caverna era gremita di gambe marrone scuro. Guardai in su, sapendo che i miei occhi erano pieni di diffidenza e rabbia, conscia della vicinanza di Jacob. Le sue braccia mi riparavano, ma improvvisamente mi sentivo come se fossi io la protettrice.
La prima cosa che vidi fu la faccia calma di Sam. Mi travolse un confuso senso di dejà vu. La caverna scura non era molto diversa dalla foresta di notte, e, di nuovo, giacevo debole e indifesa ai suoi piedi. Mi stava salvando di nuovo. Gli lanciai un’occhiataccia, irritata.
“Sta bene?” Chiese a Jacob con la voce sicura dell’unico adulto tra dei bambini.
“Sto bene.” Brontolai.
Nessuno mi ascoltava.
“Dobbiamo scaldarla – sta per addormentarsi.” Gli rispose Jacob.
“Embry?” chiese Sam, e uno dei ragazzi fece un passo avanti per dare a Jacob delle coperte. Il tono di comando nella voce di Sam mi irritava a morte. Era come se nessuno di loro potesse fare una mossa prima che lui glielo consentisse. Lo guardai ferocemente in cagnesco mentre Jacob mi avvolgeva con le ruvide coperte.
“Portiamola fuori di qui,” ordinò Sam freddamente. Si chinò su di me con le braccia tese, ma si fermò quando mi ritirai da lui.
“L’ho presa Sam,” disse Jacob, mettendo le sue mani sotto di me e sollevandomi fluidamente mentre si alzava in piedi.
“Posso camminare,” protestai.
“Okay,” Jacob mi mise a terra e aspettò.
Le mie ginocchia si piegarono, Sam mi prese mentre cadevo; istintivamente, lottai contro le sue mani.
Jacob mi afferrò di nuovo, allontanandomi da Sam e dondolandomi tra le sue braccia. Era ridicolmente forte per la sua età. Aggrottai furiosamente le sopracciglia mentre Sam mi rimboccava le coperte.
“Paul, hai quel poncho?”
Un altro dei ragazzi fece un passo avanti senza parlare e aggiunse uno strato di plastica per coprire le coperte.
Fu a questo punto, avvolta in strati di protezione, che notai che Sam e gli altri non erano vestiti più di quanto lo fosse Jacob. Presupposi che Jacob si fosse tolto quasi tutti i vestiti prima di saltare per raggiungermi, ma gli altri erano tutti a piedi e petto nudi, ognuno indossava solo un paio di pantaloncini o jeans tagliati, fradici per la pioggia. La pioggia colava lungo i loro capelli e scorreva in rigagnoli lungo la pelle marrone levigata dei loro petti; sembravano non accorgersene. Sotto la pila di coperte, tremavo in maniera incontrollabile e mi sentivo come una bambina ridicola.
“Andiamo,” ordinò Sam, e si incamminarono fuori dalla caverna.
C’era un sentiero che conduceva alla spiaggia. Si arrampicarono agilmente sul percorso ripido, Jacob tanto veloce quanto gli altri. Nessuno si offrì di aiutarlo, né lui lo chiese. Non sembrava che a Jacob importasse di non avere le mani libere. Non inciampò mai.
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2 parte

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Gio Mag 28, 2009 11:02 pm

Sam e gli altri tre erano davanti a noi, e, mentre li guardavo arrampicarsi con la facilità di capre di montagna, fui colpita da quanto bene si adattassero al paesaggio. Si amalgamavano armoniosamente con i colori delle rocce e degli alberi, con il movimento del vento; appartenevano a quel luogo.
Sbirciai verso Jacob, e anche lui si adattava. Le nuvole, la tempesta e la foresta incorniciavano perfettamente la sua nuova faccia. Sembrava anche più naturale, più a casa, di quanto sia mai sembrato il mio Jacob felice mentre gironzolava nel suo garage casalingo, il suo piccolo regno. Era inquietante.
Raggiungemmo la punta più lontana lungo la strada in cui mi ero avventurata. Potevo vedere una massa vaga color ruggine a sud, e immaginai fosse il mio pick-up.
Volevo di nuovo provare a camminare, ma Jacob ignorò le mie richieste borbottate. Si bloccarono ai margini della foresta, come se potessero muoversi più velocemente tra gli alberi che lungo la strada. E si stavano muovendo più velocemente; il mio pick-up si stava avvicinando più di quanto avrebbe dovuto.
“Dove sono le tue chiavi?” chiese Jacob mentre ci avvicinavamo. Il suo respiro era ancora piatto e regolare.
“Nella mia tasca,” risposi automaticamente prima ancora di aver capito cosa mi stava chiedendo.
“Dammele.”
Gli lancia un’occhiataccia, ma il suo viso era calmo e determinato. Svogliatamente, infilai a forza la mano nei jeans bagnati e tirai fuori la chiave. Trascinai la mano tra le coperte finchè non fu libera. La tenevo stretta.
“Per te o per Sam?” chiesi aspramente.
Alzò gli occhi. “Guiderò io.”
All’improvviso, con un movimento rapido, inclinò la sua testa verso di me e strappò le chiavi dalla mia mano con i denti.
“Hey!” obbiettai, sorpresa, mentre sobbalzavo tra le sue braccia.
Sorrise ironicamente intorno alle chiavi.
Eravamo arrivati al pick-up adesso; Sam aprì la portiera dalla parte del passeggero e Jacob mi spinse dentro. Jacob fece il giro fino alla portiera del guidatore mentre il resto di loro si ammucchiò sul retro del pick-up. Jacob avviò il motore, e accese il riscaldamento, girando la sua bocchetta in modo che il getto d’aria colpisse me. Lanciai un’occhiata colpevole fuori dal finestrino posteriore, verso i suoi amici seduti stoicamente, mezzi nudi sotto la pioggia martellante.
“Cosa stavate facendo lì fuori, comunque?” chiesi a Jacob. “Volevate nuotare anche nell’uragano?”
“Stavamo correndo,” disse brevemente.
“Sotto la pioggia?”
“Si…per tua fortuna.”
Chiusi la bocca e guardai fuori dal finestrino.
Non stavamo andando verso la 110 come mi sarei aspettata, stavamo dirigendo verso casa dei Black.
“Perché mi stai portando a casa tua?”
“Prendo la mia moto e la carico sul retro del pick-up per il viaggio di ritorno – a meno che tu non voglia che io mi tenga il tuo pick-up.”
“Oh.”
“Inoltre, voglio che Billy ti dia un’occhiata. Non voglio che Charlie lo scopra prima che mi sia accertato che stai bene. Probabilmente mi arresterebbe per tentato omicidio o roba del genere,” aggiunse amaramente.
“Non essere stupido,” replicai.
“Okay,” concordò. “Ci sono già abbastanza stupidi qui…tuffi dalla scogliera!”
Arrossii e guardai dritto davanti a me.
Jacob mi portò dentro casa. Il resto di loro ci seguì silenziosamente. Il viso di Billy era inespressivo.
“Cosa è successo?” chiese, dirigendo la sua domanda verso di Sam invece che verso suo figlio o me. Lo guardai.
“Mi sono tuffata dalla scogliera,” dissi velocemente, prima che Sam potesse rispondere.
Billy sollevò un sopracciglio e mantenne lo sguardo su Sam.
“E’infreddolita, ma credo che starà bene con dei vestiti asciutti,” disse Sam.
Jacob mi pose sul piccolo divano, e velocemente lo spinse vicino al termosifone. Le gambe del divano graffiarono rumorosamente contro il pavimento di legno. Poi sparì nel piccolo ripostiglio che era la sua stanza.
Billy non disse nulla riguardo al fatto che suo figlio fosse fradicio, e neanche che lo fossero gli altri. Nessuno sembrava preoccuparsi di essere in ipotermia tranne che nel mio caso.
Mi sentivo male riguardo l’umidità che penetrava nel divano a causa mia, ma non riuscivo a tenere sollevata la testa per poter almeno tenere lontani i miei capelli dal tessuto. Ero troppo esausta. Nemmeno le figure alte e minacciose ammucchiate nella piccola stanza, allineate lungo le pareti immobili, riuscivano a farmi tenere gli occhi aperti. Ero finalmente al caldo vicino al termosifone, e i miei polmoni dolevano così tanto da spingermi verso l’incoscienza piuttosto che tenermi sveglia.
“Dovrei svegliarla per farla cambiare?” sentii Jacob sussurrare. Senza dubbio si stava indirizzando a Sam.
“Com’è la sua pelle?” rispose la voce profonda di Sam. Avrei voluto rivolgergli un’altra occhiataccia, ma i miei occhi non si aprivano.
Le dita di Jacob sfiorarono leggermente le mie guance.
“Calda.”
“Allora immagino che dovremmo lasciarla dormire.”
Ero felice che avessero deciso di lasciarmi stare.
“Charlie?” chiese Jacob.
Stavolta rispose Billy. “Correrebbe dritto qui come prima cosa. Aspettiamo fino a quando la tempesta non sarà passata prima di chiamarlo.”
Bella risposta, pensai. Ero qui, circondata da strani uomini di cui avrei dovuto aver paura, ma mi sentivo stranamente calda e al sicuro.
Qualcuno parlò, una voce che non riconoscevo. “Vuoi che noi tre andiamo fuori?”
Ci fu una pausa. “Credo di si,” disse alla fine Sam. “La tempesta sarà una buona copertura, non dovremmo farci cogliere di sorpresa.”
“Basteranno tre?” chiese Billy, sembrava teso.
Qualcuno rise con un suono gutturale. “Non c’è problema.”
“Se ce n’è solo uno,” precisò severamente Sam. Nessuno rispose, ma sentii la porta che si apriva.
“Controllo, fratelli miei,” Sam parlò di nuovo, con il tono di qualcuno che sta salutando dei familiari. “Velocità e sicurezza a voi.”
Mi ero leggermente svegliata con questo scambio di battute, ma tenni il respiro regolare.
“Fratelli,” ripeterono gli altri all’unisono. Sentii la voce di Jacob unirsi alle altre.
La porta si chiuse silenziosamente. Non ci fu alcun suono per molto tempo, e il calore mi trascinò nuovamente nell’incoscienza. Stavo per soccombere quando Sam parlò nuovamente.
“Non volevi lasciarla.”
“Se si sveglia, si spaventerà di te.” Jacob suonava sulla difensiva.
“Non puoi farlo, Jacob. Ovviamente, è stato giusto salvarle la vita oggi. Ma non puoi tenerla vicino a te.”
Dovetti mordermi la lingua per trattenere la risposta acida che volevo dargli. Adesso era più importante restare in ascolto.
“Sam…io…io credo di poterlo fare. Penso che sarebbe sicuro.”
“Un momento di rabbia, basterebbe solo questo. Quanto ci sei andato vicino ieri pomeriggio?”
Jacob non rispose.
“So quanto sia difficile.”
“So che lo sai,” disse Jacob in tono arrendevole. No, volevo urlargli. Non sottometterti così!
“Sii paziente,” consigliò Sam. “Tra un anno o poco più…”
“Se ne andrà,” concluse Jacob amaramente.
“Non è quella giusta per te,” disse Sam gentilmente.
Jacob non rispose, ed io ero a pezzi. Odiavo essere d’accordo con Sam su qualunque cosa. E non riuscivo a capire perché questo avrebbe dovuto ostacolare la nostra amicizia.
Faceva troppo caldo per potermi concentrare, e nel silenzio che seguì questo scambio di battute persi la battaglia contro la mia mente stanca. Vicino a me, sentii una voce squisita intonare una ninnananna familiare, e seppi che mi ero addormentata.
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3 parte

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Gio Mag 28, 2009 11:03 pm

La sezione precedente sembrava una buona introduzione all’epilogo originale di New Moon. Mentre continuiamo con questo universo alternativo, ricordate che, mentre Bella che c’è qualcosa che non va in Jacob, ancora non sa che lui è un lupo mannaro. Nell’epilogo, lei ed Edward sono di nuovo a Forks, e le cose sono tornate alla normalità…
Stephenie Meyer.

Epilogo – Umano

Era una di quelle rare giornate di sole, la giornata che meno preferivo. Ma Edward non poteva mantenere la sua promessa ogni minuto. Anche lui aveva delle necessità.
“Alice potrebbe restare ancora,” propose venerdì notte. Potevo vedere l’ansia nei suoi occhi – la paura che potessi diventare una furia quando mi lasciava sola e facessi qualche pazzia. Come recuperare la mia moto da La Push, o giocare alla roulette russa con la pistola di Charlie.
“Starò bene,” dissi con finta sicurezza. Così tanti mesi di finzione avevano affinato le mie capacità di mentire. “Dovete mangiare anche voi. Potremmo anche tornare alla routine.”
Quasi tutto era tornato alla normalità, in meno tempo di quanto lo avrei creduto possibile. All’ospedale tutti riaccolsero Carlisle a braccia aperte, senza neanche preoccuparsi di nascondere la loro gioia per il fatto che Esme aveva trovato la vita a Los Angeles così poco attraente. Grazie al compito di trigonometria che avevo saltato mentre ero in Italia, Alice ed Edward erano più vicini al diploma di quanto lo fossi io in quel momento. Charlie non era contento di me – né parlava con Edward – ma almeno Edward poteva di nuovo entrare in casa. Solo che io non potevo uscirne.
“Comunque devo compilare tutti questi moduli,” sospirai, facendo un cenno verso la montagna di domande di ammissione ai college – Edward ne aveva raccolta una per ogni college adatto i cui termini non erano ancora scaduti – sulla mia scrivania. “Non ho bisogno di distrazioni.”
“Questo è vero,” disse con finta gravità. “Hai tante cose da fare per tenerti occupata. E io sarò di ritorno quando sarà nuovamente buio.”
“Fa con calma,” gli dissi leggermente, e chiusi gli occhi come se fossi stanca.
Stavo cercando di convincerlo che mi fidavo di lui, che poi era vero. Non aveva bisogno di sapere qualcosa riguardo gli incubi da zombie. Non erano per la mancanza di fiducia in lui – era su di me che non potevo ancora contare.
Charlie rimase a casa, cosa non normale di sabato. Io lavoravo alle domande di ammissione sul tavolo in cucina in modo che potesse tenermi d’occhio più facilmente. Ma guardarmi era noioso, e lui raramente lasciava la TV per controllare che fossi ancora qui.
Cercai di concentrarmi sui moduli e sulle domande, ma era difficile. Ogni tanto mi sarei sentita sola; il respiro avrebbe iniziato a pungere e avrei dovuto combattere per calmarmi. Mi sentivo come il piccolo motore che poteva – dovevo dire a me stessa in continuazione puoi farcela, puoi farcela, puoi farcela.
Perciò, quando suonò il campanello, la distrazione era più che bene accetta. Non sapevo chi potesse essere, ma in realtà non mi importava granchè.
“Vado io!” urlai, alzandomi dal tavolo in un attimo.
“Okay,” disse Charlie distrattamente. Mentre correvo in salotto, era chiaro che non si era mosso di un millimetro.
Avevo già un sorriso di sollievo e benvenuto sul viso, pronta ad abbagliare il venditore porta a porta o i Testimoni di Geova.
“Hey, Bella,” Jacob Black sorrideva sardonicamente quando aprii la porta.
“Oh, Jacob, hey,” borbottai, sorpresa. Non si era più fatto vivo da quando ero riuscita a tornare dall’Italia sana e salva. Avevo accettato il suo ultimo addio come quello definitivo. Faceva male quando ci pensavo, ma ad essere davvero onesti, la mia mente era stata occupata con tante altre cose che non mi mancava tanto spesso quanto avrebbe dovuto.
“Sei libera?” mi chiese. La punta di amarezza non era sparita dalla sua voce, e pronunciò queste parole con molto più rancore.
“Dipende.” Il mio tono era acido, per adeguarsi al suo. “Non sono così tanto impegnata, ma sono agli arresti domiciliari. Perciò non sono precisamente libera, no”
“Ma sei sola, giusto?” chiarì sarcasticamente.
“Charlie è qui.”
Increspò le labbra. “Vorrei parlarti da sola…se ti è concesso.”
Alzai le mani imponentemente. “Puoi chiederlo a Charlie,” dissi con un trionfo celato. Charlie non mi avrebbe mai fatta uscire di casa.
“Non è quello che intendevo.” I suoi occhi scuri si fecero improvvisamente più seri. “Non era del permesso di Charlie che ti stavo chiedendo.”
Lo guardai cupamente. “Mio padre è l’unico che mi dice cosa posso o non posso fare.”
“Se lo dici tu,” scrollò le spalle. “Hey, Charlie!” Urlò oltre le mie spalle.
“Sei tu Jake?”
“SI. Bella può venire a fare due passi con me?”
“Certo,” disse Charlie con nonchalance, e il mio sorriso speranzoso, in attesa del rifiuto, si ritorse verso il basso in un cipiglio.
Jacob sollevò le sopracciglia in segno di sfida.
Lo sguardo insolente nei suoi occhi mi fece muovere più velocemente di quanto avrei fatto altrimenti. Ero fuori dalla porta in un secondo, facendola sbattere dietro di me.
“Dove vuoi andare?” chiesi, allegra in modo poco sincero.
Per la prima volta, sembrò insicuro di se. “Davvero?” chiese. “Starai davvero da sola con me?”
“Certo,” aggrottai le sopracciglia. “Perché no?”
Non rispose. Mi fissò per un lungo minuto con uno sguardo sospettoso e perplesso.
“Cosa?” domandai.
“Niente,” borbottò. Si avviò verso la foresta.
“Andiamo da questa parte,” suggerii, facendo un gesto verso la strada a ovest. Ne avevo avuto abbastanza di quel particolare pezzo di foresta per tutta la vita.
Mi lanciò rapidamente un’occhiata, di nuovo sospettoso. Poi si scrollò e camminò lentamente lungo il marciapiede verso la strada.
Questo era il suo momento, perciò chiusi la bocca, anche se diventavo sempre più curiosa.
“Devo dirlo, sono sorpreso,” alla fine parlò di nuovo quando eravamo a metà strada dall’angolo della strada. “La piccola succhiasangue non ti ha detto nulla?”
Mi voltai e mi avviai verso casa.
“Cosa?” chiese, confuso, adattandosi facilmente al mio passo infuriato.
Mi fermai e gli rivolsi un’occhiataccia. “Non parlo con te se non smetti di essere offensivo.”
“Offensivo?” sbattè le palpebre per la sorpresa.
“Potresti riferirti ai miei amici con i loro nomi.”
“Oh,” sembrava ancora un po’ sorpreso che trovassi offensive le sue parole. “Allora Alice, giusto? Non riesco a credere che abbia tenuto la bocca chiusa.” Ricominciò a camminare lungo la strada e lo seguii riluttante.
“Non so di cosa stai parlando.”
“Non ti stanchi mai di giocare a fare la stupida?”
“Non sto giocando,” dissi acidamente. “A quanto pare sono solo stupida.”
Mi guardò attentamente. “Humph,” borbottò.
“Cosa?” domandai.
“Non ti ha davvero detto nulla di me?”
“Di te? Cosa avrebbe dovuto dirmi?”
Strinse gli occhi mentre scrutinava di nuovo il mio viso. Poi scosse la testa per la rassegnazione e cambiò argomento.
“Ti hanno già fatto scegliere?”
Immediatamente capii di cosa parlava.
“Ti ho detto che loro non lo farebbero. Tu sei l’unico ossessionato con il fatto di scegliere.”
Mi rivolse un sorriso teso, e i suoi occhi si strinsero. “Lo vedremo.”
Bruscamente, si sporse in avanti e mi afferrò in un entusiastico abbraccio da orso che mi fece staccare i piedi dal suolo.
“Lasciami andare!” combattevo futilmente. Era troppo forte.
“Perché?” rideva.
“Perché non riesco a respirare!”
Mi fece scendere, facendo un passo indietro con un sorriso furtivo sul viso.
“Tu sei drogato,” lo accusai, abbassando lo sguardo imbarazzata, facendo finta di stirare la maglietta.
“Ricordati solo che io ti ho avvertita,” sogghignava, sporgendosi di nuovo – non abbastanza lontano – per prendere il mio viso tra le sue grandi mani.
“Um, Jacob…” protestai, la mia voce salì di colpo di un’ottava, una mano salì puerilmente a coprire la mia bocca.
Lui mi ignorò, inclinando la sua testa per premere le sue labbra fermamente sulla mia fronte per un secondo prolungato. Il bacio sembrava fosse iniziato come uno scherzo, ma il suo volto era arrabbiato quando si rialzò.
“Dovresti lasciare che io ti baci, Bella,” disse mentre si allontanava, lasciando cadere le sue mani. “Potrebbe piacerti. Qualcosa di caldo tanto per cambiare.”
“Te l’ho detto dall’inizio, Jacob.”
“Lo so, lo so,” sospirò. “Colpa mia. Sono io quello che ha lasciato andare la bomba.”
Abbassai lo sguardo, mordendomi le labbra.
“Mi manchi, Bella,” disse. “Molto. E poi, proprio quando potevamo riuscire ad essere ancora amici, lui è tornato.”
Gli lanciai un’occhiata. “Se non fosse stato per Sam, saremmo comunque stati amici.”
“Tu credi?” Jacob improvvisamente sorrise, e il sorriso era arrogante. “Okay, allora lascerò la cosa nelle sue mani.” Era ovvio che il pronome che aveva pronunciato con disprezzo non fosse riferito a Sam.
“Cosa intendi?”
Sarò tuo amico – se lui non avrà problemi con questo fatto,” si offrì Jacob, e poi iniziò a ridere con quello che sembrava vero divertimento.
Aggrottai le sopracciglia, ma non avrei lasciato scappare questa opportunità. “Bene,” tesi la mano di fronte a me. “Amici.”
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4 parte

Messaggio  ♥αℓι¢є ¢υℓℓєи 2и∂ тωιи♥ il Gio Mag 28, 2009 11:03 pm

Strinse la mia mano con un sogghigno. “La parte ironica di questo è che – se lui ti lasciasse essere mia amica,” sbuffò con disprezzo,” probabilmente funzionerebbe. In questo io sono meglio degli altri. Sam dice che mi viene naturale.” Fece una faccia disgustata.
“Cosa ti viene naturale?” chiese confusa.
“Lascerò che sia il succiasangue a dirtelo - quando ti spiegherà perché non ti è permesso essere mia amica.” Jacob rise di nuovo.
Mi voltai automaticamente, ma lui mi afferrò per le spalle.
“Scusa. Mi è scappato. Volevo dire…Edward, ovviamente.”
“Ovviamente. Ricordati che hai fatto un patto,” gli ricordai cupamente.
“Manterrò la mia parte del patto. Non preoccuparti di questo.” Ridacchiò.
“Non capisco la battuta,” Mi lamentai.
“Capirai.” Continuò a ridere. “Anche se non posso garantirti che lo troverai divertente.”
Cominciò ad incamminarsi verso casa, perciò immaginai che avesse detto tutto quello che aveva da dirmi.
“Come sta Sam?” chiesi con tono piatto.
“Non è contento, come probabilmente puoi immaginare,” disse, in effetti. “Non puoi aspettarti che noi siamo eccitati dal ritorno dei vampiri.”
Lo fissai, il viso congelato dallo shock.
“Oh, andiamo Bella,” si lamentò, alzando gli occhi.
Aggrottai le sopracciglia e distolsi lo sguardo, mentre lui ridacchiava. La mia rabbia aumentava.
“Come sta Quil?” lo provocai.
La sua espressione cambiò immediatamente e mi guardava in cagnesco. “Non lo vedo molto,” grugnì.
“Bene.”
“E’ solo questione di tempo,” disse con voce arrabbiata e nauseata. “Ora.”
“Ora cosa?”
“Ora che i tuoi amici sono tornati.”
Ci lanciammo un’occhiataccia per un momento.
“Non riesco a parlare con te quando ti comporti così,” decisi alla fine.
Non mi aspettavo che battesse in ritirata, ma lo fece.
“Hai ragione. Non mi sto comportando in modo molto amichevole, vero? Non dovrei sprecare il momento – probabilmente questa sarà l’ultima conversazione che avremo.”
“Mi divertirò davvero molto a provarti che ti sbagli,” borbottai.
“Questo è divertente. Non credo che io mi divertirò affatto a provarti che ti sbagli.”
Eravamo tornati a casa. Jacob camminò con me fino al portico, ma si fermò lì.
“Pensi che tornerà presto?” chiese Jacob distrattamente.
“Edward, intendi?”
“Si…Edward.” Sembrava difficile per lui pronunciare quel nome. Avrebbe avuto meno problemi con “Alice”.
“Verrà più tardi,” dissi con tono vago.
Jacob strizzò gli occhi guardando verso il sole, raggiante da dietro le nuvole inusualmente inconsistenti.
“Ah,” disse, ovviamente aveva capito benissimo. “Digli che ho detto ‘ciao’.” (digli che lo saluto)
Si sciolse in un'altra fragorosa risata.
“Certo,” brontolai.
“Non sai quanto vorrei che fossi tu a vincere stavolta,” disse quando finì di ridere, mentre il sorriso sfumava. “La Push non è divertente senza di te.”
Jacob mi cinse di nuovo con le braccia, così veloce da togliermi il fiato per lo shock.
“Ciao, Bella,” borbottò, espirando calorosamente nei miei capelli.
Prima che potessi riprendermi e rispondere, Jacob si voltò e si diresse verso la strada, le mani ficcate nelle tasche dei jeans. Solo allora mi chiesi come fosse arrivato qui. Non c’erano veicoli in vista. Ma le sue gambe lunghe lo portarono via così velocemente, che avrei dovuto urlare per chiederglielo. Ed ero sicura che stava per incontrare Sam da qualche parte lì intorno.
Sembrava che tutto ciò che avevo fatto con Jacob fu niente di più che dirci addio. Sospirai.
Charlie non alzò lo sguardo mentre gli passavo vicina.
“E’ stato breve,” notò.
“Jacob si è comportato da moccioso,” gli dissi.
Rise brevemente, lo sguardo ancora sulla TV.
Presi i miei moduli dal tavolo e salii in camera mia, determinata a concentrarmi meglio. Sapevo che se fossi rimasta in cucina, non avrei tolto gli occhi dall’orologio sopra la stufa neanche per un secondo. In camera mia, potevo semplicemente togliere la spina della sveglia per risolvere il problema. Avevo cinque domande di ammissione pronte per la spedizione quando il rumore della pioggia attirò la mia attenzione. Lanciai un’occhiata fuori dalla finestra. Apparentemente, il bel tempo se ne era andato. Sorrisi brevemente, e tornai alle mie domande. Avevo ancora molto tempo davanti a me.
Qualcosa di duro mi afferrò bruscamente intorno alla vita e mi fece balzare giu dal letto. Prima che potesse inspirare per poter cacciare un urlo, mi ritrovai con la schiena contro il muro. Ero bloccata lì da qualcosa di duro e freddo – e familiare. Un ringhio basso di avvertimento scivolò tra i suoi denti.
“Edward, che succede? Chi c’è?” bisbigliai terrorizzata. C’erano così tante risposte sbagliate a questa domanda. Era troppo tardi. Non avrei mai dovuto dar loro ascolto, avrei dovuto costringere Alice a cambiarmi all’istante. Iniziai ad andare in iperventilazione per la paura.
E poi Edward disse “ Hmmm,” con un tono che non sembrava nemmeno vagamente preoccupato. “Falso allarme.”
Feci un respiro lungo e profondo. “Okay.”
Si voltò, indietreggiando da me leggermente per darmi un po’ di spazio. Mise le sue mani sulle mie spalle, ma non si avvicinò. I suoi occhi scrutinavano il mio viso, e il suo naso perfetto si arricciò leggermente.
“Scusami per prima,” sorrise dolorosamente. “Ho avuto una reazione eccessiva.”
“A cosa?” chiesi.
“Tra un minuto,” promise. Fece un passo indietro e mi guardò con una strana espressione che non riuscii a decifrare. “Prima perché non mi dici cos’hai fatto oggi?”
“Sono stata brava,” dissi senza fiato. “Sono a metà del lavoro.”
“Solo a metà?” mi prese in giro, mentre i suoi occhi continuavano a scrutarmi con quella strana espressione.
“Sei tornato prima. Non che mi stia lamentando.” Ora che stavo iniziando a riprendermi dal momento di panico, potevo sentire l’ondata di felicità che stava crescendo in me. Era tornato.
“Hai fatto qualcos’altro?” chiese, in attesa.
Scrollai le spalle. “Jacob Black è passato a trovarmi.”
Annuì, non era sorpreso. “Ha scelto bene il suo momento. Suppongo che abbia aspettato che io me ne andassi.”
“Probabilmente,” ammisi, e subitò mi sentii ansiosa. “Perché, Edward, lui…beh, lui sembra sapere tutto. Non so perché ha iniziato a credere a Billy ora…”
“Lo so io,” borbottò.
“Cosa?” chiesi, presa in contropiede.
Ma Edward si era allontanato, il suo viso era distante e pensieroso.
Iniziai a sentirmi irritata. “Questo è così fastidioso. Mi vuoi dire cosa sta succedendo?”
“Forse,” ma esitava. “Posso prima chiederti un favore?”
Emisi un gemito. “Bene.” Andai a sedermi sul letto, cercando di mettere in ordine i documenti sparsi. “Cosa vuoi?” Doveva sapere che non c’era molto che non avrei fatto per lui. Chiederlo era quasi superfluo.
“Apprezzerei moltissimo se mi promettessi di stare lontana da Jacob Black. Solo per il bene della mia pace mentale.”
Spalancai la bocca. Lo guardavo con incredulo orrore. “Stai scherzando,” dissi con incredulità.
“No, sono serio.” Mi guardava con occhi cupi. “Mi hai quasi provocato un infarto oggi – e non è una cosa facile da fare.”
Non capivo cosa volesse dire con questo, solo che stava facendo esattamente ciò che ero sicura non avrebbe mai fatto. “Non puoi essere serio. Non può essere vero che tu stia onestamente dicendomi di scegliere.”
“Scegliere?” chiese, aggrottando le sopracciglia.
“Jacob mi ha detto che avrei dovuto scegliere, che tu non mi avresti permesso di essergli amica – e io gli ho detto che era ridicolo.” Lo guardavo con occhi imploranti – lo imploravo di convalidare la mia verità.
I suoi occhi si strinsero leggermente. “Per quanto odi davvero dare ragione a Jacob Black…”iniziò.
“No,” piagnucolai. “Non ci credo.” Sbattei il piede in modo petulante e la montagna di domande ordinate svolazzarono a terra.
I suoi occhi divennero freddi. “Puoi sempre scegliere l’altra parte,” mi ricordò.
“Non essere idiota!” grugnì.
“Non avevo capito che per te è così importante,” disse Edward con voce torva. I suoi occhi si strinsero di nuovo.
“Non puoi essere geloso,” borbottai incredula.
Annusò una volta, e arricciò di nuovo il naso. “Beh, sembra che oggi pomeriggio si sia avvicinato abbastanza.”
“Non è stata una mia idea.” Ma arrossii.
Lo notò. Alzò un sopracciglio.
“Non hai assolutamente alcuna ragione per essere geloso di qualcuno o di qualcosa. Come puoi non saperlo? Ma Jacob è importante per me. E’ il miglior amico umano che abbia. E’ uno di famiglia. Se non fosse stato per Jacob…” Mi fermai, scuotendo la testa. Essere morta non era la cosa peggiore che poteva accadermi senza Jacob.
“Migliore amico umano,” ripetè Edward a bassa voce, guardando distrattamente fuori dalla finestra per un secondo prima di tornare a rivolgere il suo sguardo su di me. Venne a sedersi sul letto vicino a me, anche se lasciò un piccolo spazio tra di noi, cosa che mi sorprese. “Devo ammetterlo, gli devo qualcosa – almeno una cosa – per averti salvata dalla tomba d’acqua. Senza badare a questo, io…preferirei che tu tenessi le distanze da lui. Perché il problema non è che io sia geloso o meno. Devi capire adesso che l’unica cosa che mi preoccupa davvero è la tua sicurezza.”
Sbattei le palpebre sorpresa. “Sicurezza? Cosa intendi?”
Sospirò, aggrottando le sopracciglia. “Non è un segreto che tocca a me dirti. Perché non hai chiesto a Jacob cosa sta succedendo?”
“L’ho fatto.”
Mi mise un dito sulle labbra, per ricordarmi di tenere la voce bassa.
“L’ho fatto di nuovo,” continuai arrabbiata, ma più a bassa voce. “E Jacob ha detto ‘lascerò che sia il succhiasangue a dirtelo, quando ti spiegherà perché non ti è permesso essermi amica’.”
Alzò gli occhi al cielo e basta, così andai avanti.
“Mi ha anche detto di dirti ‘ciao,’” dissi usando lo stesso tono canzonatorio che aveva usato Jacob.
Scosse la testa, e poi sorrise dolorosamente. Mise le sue mani sulle mie spalle, tenendomi a poca distanza, come per avere una visuale migliore delle mie espressioni. “Bene, allora,” disse. “Ti dirò tutto. In verità ti spiegherò tutti i più piccoli dettagli e risponderò a qualsiasi tua domanda. Solo, potresti fare una cosa per me prima?” Alzò le sopracciglia, quasi per scusarsi, e arricciò di nuovo il naso. “Ti spiacerebbe lavarti i capelli? Puzzi davvero di lupo mannaro.”

Devo ammetterlo, ho davvero un debole per quest’ultima frase.(Stephenie Meyer)
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Re: se Jacob non avrebbe infranto il patto(new moon)

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